Flabbergasted
1     2     3     4     5(epilogo)
Genere: Commedia/Romanzo
Categoria: Non classificata

Valutazione: Sconsigliata ai minori di 13 anni per argomenti (violenza) e linguaggio
Restrizioni: Ogni personaggio noto nella fiction appartiene solo a sè stesso. Le citazioni di: testi, brani, artisti e/o nomi e cose di pubblico dominio, appartengono al rispettivo autore o autori.

***Capitolo 1***

Un giorno qualunque, in un paesino della Russia…
3:00 p.m.

Mrs.Volkova: Perché piange la mia bambina? Tieni, ecco il tuo coniglietto - raccogliendo un pupazzetto -  è qui, non è scappato… su tesoro non piangere più… lo fai un bel sorriso alla mamma?

La bimba sorrise con tutta la sua dolcezza e la madre non poté fare a meno di prenderla in braccio e darle un bacino sulla guancia.

Mrs.Volkova: Brava piccola mia, è ora di fare un bel riposino.

Così dicendo portò la bambina nella sua stanzetta, piccola ma accogliente ed armoniosa per un bambino. Erano chiaramente visibili peluche di ogni taglia e genere sparsi un po’ ovunque, fiocchi e altri ninnoli, dettagli che solo l’amore dei genitori poteva concepire.

Squillò il telefono…

Mrs.Volkova: Pronto?
Mr.Volkov: Cara? Sono io, volevo avvisare che farò tardi… mi mancate tu e la piccola… cosa ha fatto oggi?
Mrs.Volkova: La nostra Julia ha costruito una piramide con i cubi tutta da sola, è un tipetto sveglio… da grande ci darà di che sospirare…

Rispose sorridendo mentre guardava la culla con la bimba che dormiva.

Mr.Volkov: L’angioletto del suo papà… già così costruttiva, diventerà un architetto – shhshshshshs – scusa cara devo andare, mi stanno chiamando, ti amo.
Mrs.Volkova: Anch’io, a presto caro.

7:00 p.m.
Qualcuno suonò il campanello

La signora Volkova si avvicinò allo spioncino della porta e riconobbe immediatamente il profilo del marito. Aprì.

Mr.Volkov: Sera cara – le dà un bacio ed entra – ho una fame, è pronta la cena?
Mrs.Volkova: Ehh…si ti aspettavamo.

Una bimba bionda e con gli occhioni azzurri correva, come meglio le riusciva, verso il suo papà e gli saltò in braccio.

Mr.Volkov: Eccoti qua… sei pesante, la batuffolina del suo papà sta crescendo in fretta.
Julia: Ciao dadi! – salutandolo con un abbraccio
Mr.Volkov: Come dadi… io sono papà… p a p à… dai dillo al tuo paparino.
Julia: Daaadi – sorridendo – daaadiiii, dadi!
Mr.Volkov: La mia piccolina… ma che birboncella
Julia: Hehehehe
Mr.Volkov: Ah ridi eh, così prendi in giro il babbo, adesso ti faccio il solletico.

La bimba continuò a giocare col papà fintanto che la mamma apparecchiava la tavola, la serata si preannunciava piacevole…

9:00 p.m.

Dopo cena i signori Volkova, portata la bimba a nanna, si accomodarono in salotto davanti la TV e discutevano del loro futuro durante la pubblicità…

Mr.Volkov: La bambina ha quasi 3 anni, il mio lavoro è a tempo determinato, tu tuo malgrado sei in casa tutto il giorno perché non possiamo permetterci una babysitter; non ci sono buone prospettive in avvenire in questa città, per nessuno di noi due. E poi tra un po’ Julietta dovrà andare a scuola, e ho sentito solo parlar male di quelle nel nostro quartiere.
Mrs.Volkova: Caro…io non la vedo così male. Stando a casa posso occuparmi io della bimba senza dovermi preoccupare degli estranei e delle babysitter, e poi possiamo scegliere una scuola anche in un altro distretto, la distanza non è fondamentale… c’è ancora tempo. Non preoccuparti per il tuo lavoro, anche se non è quello che vorresti, lo so che non è gratificante lavorare otto ore al giorno e-
Mr.Volkov: Forse hai ragione, ma non è questo il punto! Questa città non potrà essere un buon posto per nostra figlia, non ci sono buone aspettative né per la scuola né per il lavoro. Sto pensando di tornare a Mosca. Chissà che non riesca a trovare una casa migliore e una buona scuola per la bimba.
Mrs.Volkova: Perché sconvolgere così le nostre vite! Adesso hai un lavoro, va bene non sarà eccezionale, però hai uno stipendio; perché mandare tutto all’aria per ricominciare da zero nella città da dove siamo partiti. Avevi detto che in un paesino di provincia c’era più speranza di trovare una casa modesta, è per questo che siamo andati via da Mosca, e adesso vuoi tornarci, non capisco… che diranno i nostri genitori vedendoci ritornare. Che abbiamo fallito?
Mr.Volkov: Non essere così drastica. Io voglio solo un futuro migliore per la nostra Julietta… la sua felicità… niente di più…
                                                                           
***

L’indomani…
8:00 a.m.

La signora Volkova prese il telefono e compose un numero dalla rubrica…

Ricevente: Pronto?
Mrs.Volkova: Pronto mamma, sono io… hai un po’ di tempo per quattro chiacchiere con me?
Madre di Mr.Volkov: Ma certo cara, aspetta che vado in salotto… - un paio di minuti dopo – eccomi, parla figliola, qualcosa non và?
Mrs.Volkova (mentre intreccia il filo del telefono): Stiamo attraversando un brutto periodo mamma, tuo figlio ha deciso di tornare a Mosca e cocciuto com’è nessuno gli farà cambiare idea, speravo che almeno tu… - pausa - no non credo sia stata una buona idea chiamarti… scusami-
Madre di Mr.Volkov: Invece hai fatto bene! Chiedere un consiglio non è mai sbagliato, io e suo padre non siamo stati d’accordo quando vi siete trasferiti. Sta a sentire cara, non preoccuparti, a noi ci fa piacere se tornate a Mosca saremmo di nuovo tutti insieme e poi muoio dalla voglia di rivedere la piccola, a proposito, come sta? E’ cresciuta?
Mrs.Volkova: Sì, sta crescendo… è una bimba dolcissima, le farà piacere rivedere i nonni. Grazie per il sostegno mamma… ah… per favore, non dire a tuo figlio che ti ho telefonato non so come la prenderebbe.
Madre di Mr.Volkov: Ma sì, sì, non ti preoccupare rimarrà solo tra di noi, non lo dirò neppure a quel brontolone del nonno – ridendo sotto i baffi – tranquilla, salutami Julietta, a presto.

Mrs.Volkova salutò e riagganciò, leggermente sollevata adesso che sentiva la suocera dalla sua parte.

***

8:00 p.m.

Julia: Mama, dov’è dadi?
Mrs.Volkova: Papà arriva presto tesoro. Senti, ti piacerebbe andare dai nonni?
Julia: Sì
Mrs.Volkova: Bene, vieni qua piccolina – prendendola in braccio – ohh… sei pesante, è proprio vero stai crescendo veramente in fretta.
Julia: No
Mrs.Volkova: No? Non vuoi crescere?

Suonò il campanello...

Mrs.Volkova: Ecco papà, andiamo ad aprire.

Così dicendo la signora con la bimba si avvicinò alla porta, e aprì.

Mr.Volkov: Come stanno i miei due tesori?
Mrs.Volkova: Bene caro.
Julia: Dadiiiiiii
Mr.Volkov: Julietta! Vieni da  P-a-p-à

Dopo cena…

Mr.Volkov: Oggi mi sono licenziato.

La signora Volkova lasciò cadere un piatto che si frantumò sul pavimento.

Mrs.Volkova: Come ti sei licenziato?!?
Mr.Volkov: Non ce la facevo più a sopportare quel lavoro industrialmente arretrato. Sgobbare dalla mattina alla sera senza alcun riconoscimento, che vita è? Aprirsi una pescheria al porto andrebbe sicuramente meglio come attività! Domani si parte per Mosca.
Mrs.Volkova: La mia opinione non conta, vero? Ormai tu prendi tutte le decisioni senza interpellarmi. Cosa credi, anche io voglio il meglio per la nostra famiglia! Ma tu non ti sforzi neanche di capirli, gli altri.

Detto questo uscì dalla cucina lanciando il grembiule sul viso del marito.

Mr.Volkov (pensando): Inizieremo una nuova vita. Le cose andranno meglio

***

Il giorno seguente l’intera famiglia partì per Mosca. Dopo un giorno di viaggio in treno lungo la transiberiana, finalmente arrivarono a destinazione. I nonni li accolsero amorevolmente nonostante l’improvvisata. Anche perché erano felicissimi di rivedere la nipotina.
Dopo il primo impatto nella città natia, la famiglia Volkova si organizzava economicamente per la ricerca di un appartamento non troppo dispendioso. Dopo qualche mese di convivenza forzata con i nonni riuscirono a trovare una casetta adatta a loro e non molto lontana da quella dei nonni (per la loro gioia).
Passò del tempo, Julia era cresciuta felice e contenta, il papà riuscì a trovare un buon lavoro (anche grazie alle referenze del padre) e una buona scuola per la figlia… le cose andavano decisamente meglio.

***

Circa 11 anni dopo…

Una ragazzina con i capelli biondi lunghi sino alle spalle e gli occhi azzurri si stava alzando pigramente dal letto. Non era molto alta ma aveva un fisico asciutto e atletico. Si stava strofinando gli occhi con le mani quando, non vedendo la sveglia, guardò l’orologio da polso sul comodino accanto al letto…

Julia (dalla sua stanza): Mammaaaa!!! Perché non mi hai svegliata??? Sono le 8 passate!!! Noooooooo! Farò sicuramente tardi anche oggi!
Mrs.Volkova (con tutta la pazienza di cui è disponibile): Scusa tesoro, ma la sveglia in camera tua non è un soprammobile perché non la usi come fanno tutti?

In cucina…

Julia: La sveglia è ferma dalle 11 di ieri sera, credo di averla colpita durante la notte perché stamattina stava per terra vicino al letto.
Mrs.Volkova: Stai più attenta, ma che fai quando dormi?
Julia: Io vado è tardi, ciao!
Mrs.Volkova: La colazione!

Julia uscì tirandosi la porta, la madre la guardò correre dalla finestra dell’ingresso e sospirò. Julia era cresciuta, ma si comportava ancora come una bambina, senza responsabilità né preoccupazioni. Ciò rallegrava, da un lato, i suoi genitori che cercavano di preservare in tutti i modi la sua felicità adolescenziale ma dall’altro non sapevano cosa le avrebbe riservato la vita e se lei era preparata ad affrontarla…

8:40 a.m.
Scuola

Insegnante: Volkova, a quest’ora ci si presenta in classe! Fuori!
Julia: Chiedo scusa, ho incontrato un bambino che si era perso e non me la sono sentita di abbandonarlo così l’ho accompagnato a casa sua e-
Insegnante: Non accetto scuse per l’ennesima volta, FUORI!
Julia: Ok vado – bisbigliando – brutta bisbetica.

L’insegnante inarcò un sopracciglio e la guardò minacciosamente mentre lei usciva dalla classe. Intanto i suoi compagni si stavano sbellicando dalle risate.

Insegnante: SILENZIO! Dove credete di essere!

10:30 a.m.
Cortile della scuola, intervallo per il pranzo

Anna: Julia ma che combini?!? Non puoi arrivare tardi un giorno si e uno no, datti una regolata, continuando così ti rovinerai la media scolastica con un votaccio in condotta.
Julia: Per favore non farmi la predica anche tu! Non è certo colpa mia stavolta, ho fracassato la sveglia durante il sonno e poi stamattina ho saltato la colazione.
Mikhail: AHAHAHAHAHAHA!!!
Julia: E tu cos’ai da ridere a quel modo?!?
Mikhail (ridendo): … chissà che stavi sognando…
Julia: Probabilmente di prenderti a pugni!
Anna: Finitela voi due! Sempre a litigare come due mocciosi!
Julia & Mikhail: Mocciosa/o a chi?
Julia: Ok… finiamola, piuttosto che materia abbiamo dopo? Spero non sia inglese…
Anna: Storia dell’arte
Mikhail: Ma non è letteratura?
Julia (con ironia): …ma come siamo informati.

***

Pomeriggio, casa Volkova

Mr.Volkov: Julia, ha telefonato la tua insegnante di storia, ha detto che anche questa mattina sei arrivata tardi! Che vogliamo fare?!?
Julia: Ma non è stata colpa mia, la sveglia non ha suonato…
Mrs.Volkova: Da domani ci penserò io a chiamarti la mattina, però tu fai in modo che cose del genere non accadano più, chiaro?
Julia: Cristallino, posso fare uno spuntino adesso?
Mr.Volkov: Spiritosa la ragazza… comunque prometti che farai più attenzione.
Julia: Siiii dadi.
Mr.Volkov: Mmmhhh…

Detto questo, il padre si avviò verso il divano mentre si accendeva la pipa. La moglie lo guardava con disapprovazione dalla cucina, intanto, Julia stava scavando nel frigo alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare.

Mr.Volkov: Julia non esci questa sera?
Julia: No, perché?
Mr.Volkov: Niente, tanto per saperlo. Se stiamo tutti a casa vado a noleggiare un bel film.
Julia: Sì, ma solo se posso sceglierlo io. I tuoi gusti lasciano un po’ a desiderare.
Mr.Volkov: Ma davvero? Se a me piacciono i western che posso farci? E poi tu e i tuoi horror, non te li sogni la notte?
Julia: Come no! E’ per questo che ho distrutto la sveglia, cosa credi? C’era un mostro con un occhio solo che mi inseguiva con un ascia, tipo la tua che tieni in giardino, io ero sola e avevo paura non smettevo di correre fino a quando ha cominciato a mancarmi il fiato, a quel punto sono caduta, il mostro si avvicinava sempre più io ho raccolto la prima cosa che ho visto e gliel’ho tirata addosso e poi-
Mr.Volkov: Sogni spesso cose del genere?!? E’ spaventoso!
Mrs.Volkova: Caro lascia perdere, la nostra Julietta ha una fantasia spropositata.
Julia: Ma mamma guarda che è vero! L’ho sognato davvero!
Mr.Volkov: Va bene Julia, va a prepararti, vieni con me alla videoteca ma niente film horror, ok?
Julia: ……

Julia andò al piano di sopra mentre suo padre si infilava le scarpe all’ingresso.

5:00 p.m.
Passeggiando per la strada...

Julia: Papà non prendermi per mano non sono più una bambina!
Mr.Volkov: Io non ci vedo nulla di male anche se sei cresciuta, guardati intorno, molte persone si tengono per mano.
Julia: Si ma quelle sono coppie, fidanzati, capisci cosa intendo?
Mr.Volkov: Credo di capire, vorresti un fidanzato forse?
Julia: Uffaaaa…

Considerata la stagione primaverile c’era molta più gente per le strade di Mosca, sebbene ancora innevate. Come Julia aveva notato, la maggior parte delle persone erano coppie ma anche anziani e bambini con i genitori che passeggiavano in riva al fiume.
Arrivati in videoteca, notarono subito un’insolita folla. Dopo un primo momento di disorientamento, vennero a sapere che un produttore di discreta fama era lì per promuovere il suo ultimo cortometraggio.

Julia: Proprio oggi doveva arrivare questo… che strazio, così non riusciremo neanche ad entrare!
Mr.Volkov: Non importa, conosco un altro posto, andiamocene prima che la confusione si trasferisca anche in strada.

Il signor Volkova non si era accorto che Julia non era più al suo fianco e non vedendola cominciò a chiamarla a gran voce, ma nessuna risposta. Cominciò a cercarla tra la folla, purtroppo c’erano troppe persone. Ormai sapeva che si erano persi di vista. Ciononostante Mr.Volkov aveva la consapevolezza che sua figlia sapeva tornare a casa senza troppi problemi quindi cercò di non allarmarsi.

Julia: Cazzo! Dove sarà finito papà… devo uscire da questo casino di gente.

Cominciò a farsi largo verso uno sbocco tra la folla. Non si accorse di una persona che camminava nel senso opposto a finì con lo sbatterci contro. In un attimo si ritrovò per terra insieme all’altra persona.

Julia: Aaaaaahhh!...  che botta…
Ragazza: Cavolo… - strofinandosi il didietro – stai più attenta quando cammini…

Le due ragazze si guardarono in faccia per qualche secondo e poi Julia scoppiò a ridere senza controllo.

Ragazza: Cosa cavolo ti ridi?
Julia: … il tuo gelato – continuando a ridere – è finito nella tasca della mia giacca…
Ragazza: Cosa? – ridendo anche lei – …non ci avevo fatto caso… - guardando il cono semivuoto nella sua mano.
Julia: Io… io si invece…

E continuarono a ridere sedute per terra ancora per qualche secondo fino a quando Julia si alzò, si tolse la giacca che stava sgocciolando da un lato e tese la mano per aiutare l’altra ragazza a sollevarsi.

Julia: Scusami, non ti avevo vista, mi dispiace per il tuo gelato
Ragazza: Ma no che dici, dispiace a me per la tua giacca, spero la macchia vada via lavandola.
Julia: Oh, non c’è problema mia madre è una maga contro le macchie; io mi chiamo Julia.
Ragazza: Lena, tanto piacere.
Julia: Posso offrirti un gelato, Lena?
Lena: Ed io posso offrirlo a te?
Julia: Ok, facciamo 50 e 50, va bene?
Lena: Ci sto.

Dopo aver sgomitato tra la folla le due ragazze riuscirono ad uscire dal tumulto che si era creato.  E si incamminarono verso il bar più vicino. Tutto d’un tratto Julia si ricordò del padre.

Julia: Accidenti, mio padre mi starà cercando!
Lena: Ti sei persa per caso?
Julia: E ti credo con tutta questa gente dopo un po’ non l’ho visto più. Non è che per caso hai il cellulare con te, potresti prestarmelo?
Lena: Certo... sarà in pensiero tuo padre.
Julia: Scusami un attimo.

Detto questo, digitò il numero del cellulare del padre…

Mr.Volkov: Pronto?
Julia: Papà sono io, dove sei?
Mr.Volkov: Julia! Sei sparita, stai bene? Io mi trovo in piazza, sei ancora davanti al negozio? Aspettami lì che vengo a prenderti.
Julia: No papà non ti preoccupare ho incontrato una ragazza e devo andare in un posto con lei... tu va pure a casa, ok?
Mr.Volkov: Come hai incontrato una ragazza e devi andare con lei?!? Che stai combinando??
Julia: Ma niente papà, poi ti spiego tu non ti preoccupare, ci vediamo a casa, ciao.
Mr.Volkov: Va bene, non fare tardi.

Fine conversazione

Julia: Tieni – porgendo il telefono a Lena – grazie.
Lena: Prego figurati, mi spiace che hai cambiato programma a causa mia, se vuoi-
Julia: No! No, nessun problema, tanto io e mio padre stavamo solo facendo un giro.
Lena (sorridendo): Va bene

***

5:45 p.m.
Bar

Si erano sedute in un angolo isolato ed avevano ordinato due gelati. Nel frattempo chiacchieravano conoscendosi meglio. Lena era letteralmente incantata dall’azzurro degli occhi di Julia, tanto da non smettere di fissarla un solo istante. D’altro canto, Julia squadrava l’altra ragazza dalla testa ai piedi. Era alta all’incirca quanto lei, capelli rossastri, ricci e lunghi, occhi chiari sul verde, fisico snello e sguardo gentile. Si erano appena incontrate ma Julia la considerava già una cara amica.

Lena: …così sono venuta in centro per fare una passeggiata, proprio come te e tuo padre, ho avuto una pessima giornata a scuola, credimi, nonostante mi fossi preparata ho preso appena la sufficienza al compito di matematica
Julia: A me starebbe più che bene prendere la sufficienza a matematica, tu devi essere una secchiona – ridendo – però sei anche molto carina, direi che non ti manca nulla.
Lena: Invece mi manca la cosa più importante.
Julia: Che cosa?
Lena: ...
Julia: Aspetta… non dirmi che una tipa belloccia come te non ha il ragazzo? Cavolo… - fingendosi imbronciata - che speranze ho io allora…
Lena: Tu? Beh, tu hai molto charme… per non parlare della bellezza
Julia: Si ok ok, vogliamo continuare a parlare del tuo problemino? Dunque, se ho capito bene stai cercando l’anima gemella, nella tua scuola nessuno ti ha colpito particolarmente?
Lena: La scuola… lasciamo perdere, i ragazzi della mia classe sono bulletti senza cervello, quel poco che hanno se lo fumano con le canne.
Julia: Capisco – atteggiandosi a psicologa – allora signorina come dovrebbe essere il suo tipo ideale?
Lena: Ma che fai sfotti?
Julia: Assolutamente no! Sono serissima, coraggio com’è il tuo principe azzurro?
Lena: A dire il vero, non saprei. Sai io credo che quando incontri l’anima gemella è il tuo cuore a riconoscerla, non i tuoi occhi.
Julia: Quindi potrebbe essere anche un cane o un gatto oppure un passero o-
Lena: Guarda che parlavo seriamente!

Julia smise di parlare e guardò Lena negli occhi. Inconsciamente anche l’altra fece lo stesso.

Cameriere: Ragazze, ecco i vostri gelati e scusate il ritardo.
Julia (sorridendo al ragazzo): Oh, grazie
Lena (fissando ancora Julia): Grazie
Cameriere: Prego, e scusate ancora – sussurrando – vi farò fare lo sconto dal padrone.

Così dicendo, il cameriere andò via.

Julia: Allora?
Lena: Allora che?
Julia: Me lo descrivi o no questo principe?
Lena: Se proprio insisti, vediamo… vorrei che avesse un carattere gentile e anticonformista allo stesso tempo, vorrei che mi capisse, che avesse gli occhi azzurri proprio come… come i tuoi

Julia a questo punto arrossì, cercò di nascondere l’imbarazzo come meglio poteva ma non le veniva in mente nessun espediente valido. Pensò di bere un sorso d’acqua ma distrattamente colpì il bicchiere e questo si rovesciò sul tavolo. Fortunatamente era mezzo vuoto. Lena e Julia nel tentativo di raccoglierlo si sfiorarono le mani, entrambe avvertirono una strana sensazione. La mente cominciava ad affollarsi di emozioni mai conosciute prima.
Intanto l’acqua scolava dal tavolino sul pavimento.

Julia: Scusa sono un’imbranata – tenendo ancora la mano su quella di Lena – non ti sei bagnata, vero?
Lena: …no - girando la mano in modo da stringere quella di Julia – ehm… io… dicevo…

Diventò più rossa dei suoi capelli.

Julia: Stai bene? Sei tutta rossa
Lena: Anche tu sei arrossita
Julia: Ehm, sarà che qui dentro fa caldo, usciamo a fare un giro.

Dopo aver pagato i gelati, che solo Julia aveva finito di mangiare (come promesso gli fecero un piccolo sconto per negligenza dei servizi), uscirono dal bar. Il sole era ormai tramontato.

***

6:30 p.m.
Per le strade di Mosca

Julia: Ammazza, ma che ore sono? Non c’è più un’anima per strada. Posso sapere dove abiti?
Lena: La mia casa non è molto distante, tu piuttosto hai bisogno di un taxi?
Julia: Nooo macché taxi anche io abito vicino, anzi ti accompagno, ok?
Lena: Va bene. Sembri molto sicura di te, non hai paura di incontrare un maniaco?
Julia: Beh, se dovesse capitare so come difendermi, mio padre mi ha fatto prendere lezioni di arti marziali, sperimentarle su qualche farabutto non mi dispiacerebbe affatto.
Lena: Allora con te sono al sicuro.
Julia: Certo.

Arrivate a casa di Lena...

Lena: Io abito qui, grazie per oggi pomeriggio, mi sono divertita molto.
Julia: Altrettanto. Sono molto felice di essermi scontrata con te – ridendo – ci rivediamo, questo è il mio numero di casa – porgendogli un biglietto – chiamami quando vuoi.
Lena: Sicuro, peccato che frequentiamo scuole diverse – con aria rattristata – lo sai? Tu sei la prima persona con cui sto bene in compagnia, anche se ci siamo appena conosciute.
Julia: Mi fa piacere, anche io mi trovo bene con te. Allora vado… buona notte.
Lena: A presto.

Lena la guardava dissolversi nel buio, poi entrò in casa. Qualche minuto dopo, improvvisamente si ricordò:

Lena: NOOOOO! Non le ho dato il mio numero, noooooooo!

***

7:30
Casa Volkova

Mr.Volkov: Dove sei stata fino ad ora?
Julia: Con una ragazza che ho conosciuto davanti la videoteca.
Mrs.Volkova: Julia, quante volte ti abbiamo detto di non dare confidenza agli sconosciuti
Julia: Ma lei non è più un’estranea – pensando – non lo è mai stata.
Mr.Volkov: Raccontaci un po’ che avete fatto fino ad ora
Julia: Va bene…

Così raccontò, a grandi linee, quello che avevano fatto nel pomeriggio. A tratti arrossendo, mentre pensava alla scena del bar e alle forti emozioni che aveva provato.

In camera di Julia
11:30 p.m.

Julia (pensando): Quella ragazza mi piace. Come mi piace? Mi piace come amica. Ah beh, se così. Come se è così? Come dovrebbe essere altrimenti? Ma come mi viene da pensare a quest’ora… andiamo a dormire che è meglio, sto pensando solo… scemenze.

Si mise sotto le lenzuola e cercò di addormentarsi. Tutto inutile. Quella sera era stranamente più agitata del solito. Si rigirava continuamente nel letto. Non riusciva a smettere di pensare a quel pomeriggio con Lena.

Julia: Ahhhhh!!! Ma che mi prende? Ho bisogno di una camomilla… spero ci sia in cucina.

      ***                                                                        

Si alzò, uscì dalla sua camera e scese le scale. Entrò in cucina e sentì dei strani rumori… Accese la luce…

Mr.Volkov: Julia! Che ci fai ancora in piedi
Julia: AAAHHHHH!!! – ansimando – mi… mi hai fatto prendere un colpo!
Mr.Volkov: Shhhhh!… la mamma sta dormendo. Pensavo mi avessi visto. Che c’è, come mai non dormi?
Julia: Ho…mhmm… ho fatto un brutto sogno e allora dalla paura mi sono svegliata…
Mr.Volkov: Ancora, sta diventando un problema serio, forse è il caso di parlarne con uno specialista-
Julia: Ma no! Che dici! Ero scesa per farmi una camomilla, va tutto ok!
Mr.Volkov: Sarà…
Julia: Invece tu perché non dormi, che ci stai a fare in cucina al buio per giunta?
Mr.Volkov: Io stavo guardando un film alla TV, ero appena entrato per bere un po’ d’acqua e poi i grandi possono restare alzati fino a tardi – ridacchiando – tu invece domani hai la scuola, perciò ora ti preparo la tisana e poi fili a nanna.
Julia: Guarda che sono grande anch’io
Mr.Volkov (mentre cercava nella mensola la tisana): Ma che grande, hai solo 14 anni, devi ancora crescere
Julia: Che palle
Mr.Volkov: Ehi! Signorina modera il linguaggio!
Julia: Scusa – sussurrando – che avrò mai detto, si sente di peggio a scuola

Dopo cinque minuti, il padre le porge l’infuso e poi ritorna in salotto dicendo: Mi raccomando, vai a letto quando hai finito di berla.

0:00 a.m.
Casa di Lena

Toc Toc…

Voce: Sorellina? Posso venire a dormire in camera tua? Nella mia stanza è entrato un insetto enorme
Lena (sbadigliando): Mmhh… quale insetto… te lo sarai sognato lasciami riposare
Sorella: Ma che sognato! Dai fammi dormire con te stanotte – supplicando – per favore, mi fanno schifo gli insetti
Lena: Va bene, tanto neanche dormivo, peggio di così…

Così la sorella entrò in camera e si infilò sotto le coperte.

Sorella: Ti va di parlare un po’ è da tanto che non lo facciamo noi due. Lo sai? Il mio fidanzato mi ha promesso una serata speciale questo weekend, secondo te devo invitare qualche amica come supporto? Non vorrei che avesse in mente… io non mi sento pronta…
Lena: Perché non ne parli con lui a scanso di equivoci, sarebbe meglio ti pare?
Sorella: ………ci provo a spiegargli, ma è un po’ zuccone chissà se afferra il concetto, immagina se capisce il contrario… brrr…
Lena: Chiarisci bene il “concetto” e se ti vuole bene veramente, non ci saranno problemi.
Sorella: E tu che mi racconti?
Lena: Io… io ho sonno ma non riesco a dormire, ho preso appena la sufficienza in mat e sono nera dopo tutto il tempo passato sui libri, non ho il ragazzo e in classe mi considerano una sfigata, vuoi che continui?
Sorella: Mamma mia come sei avvilente! Hai appena 15 anni, hai tutto il tempo che vuoi per trovarti il fidanzato e poi datti una calmata a scuola, non devi essere mica la prima in tutto per forza!
Lena: ……..
Sorella: Dimmi, invece, sei uscita con qualcuno oggi?
Lena: No, sono uscita da sola… e poi ho incontrato qualcuno per strada, una persona eccezionale, credo.
Sorella: Wow, racconta chi è?
Lena: E’ una ragazza, ha più o meno la mia età, è simpatica e molto carina.

Lena si chiedeva come mai aveva evidenziato quel “molto carina”…

Sorella: Una lei? Io pensavo fosse un ragazzo. Ma se ti sei divertita, sono felice per te.
Lena: Altroché. Mi ha lasciato il suo numero, domani la chiamo.
Sorella: Così adesso hai una nuova amica, meglio che niente no? Magari ti presenta qualche bel tipo… mi piacerebbe conoscerla.
Lena: Sono sicura che ti piacerebbe.
Mamma di Lena: Ragazze! Basta parlare è tardi, dormite! Un momento… Lena che ci fa Katya in camera tua?
Lena: Mi fa compagnia, non riuscivo a dormire

Katya le strizzò l’occhio, era buio ma l’altra lo vide lo stesso.

Mamma di Lena: Va bene, ma dormite adesso, basta chiacchierare è tardi!
Sorella: Notte e grazie per la copertura, sono un po’ grande per aver paura degli insetti
Lena: Prego, a buon rendere, notte.
Katya (sottovoce): Ti va di venire ad una festa con me e le mie amiche domani sera? Puoi portare anche la tua nuova amica… piuttosto come si chiama?
Lena: Julia, si chiama Julia

indice    avanti