***Capitolo 2***

La mattina seguente
10:40 a.m.
Scuola di Julia

Mikhail: Juliaaa! Julia!
Julia: Che c’è?
Mikhail: Mio padre mi ha regalato 3 biglietti per il cinema, volevo invitare te ed Anna, sei libera stasera?
Julia: Sì sono liberissima, che si va a vedere?
Mikhail: Un film d’azione.
Julia: Grande!
Mikhail: Lo di ci tu ad Anna?
Julia: Corro!

Mikhail, Julia e Anna erano amici sin dall’infanzia. Anna era una ragazza tranquilla e disciplinata, con i capelli biondi corti e ricci, occhi castani e altezza media; Mikhail invece, detto Miki, era bruno con occhi scuri, alto e magro ma con un carattere simile a quello di Julia: irrequieto e ribelle. Avevano frequentato la stessa scuola sin dall’asilo e tra loro c’era un legame quasi fraterno. Spesso capitava che si riunissero per dare una festa oppure per uscire tutti e tre insieme; insomma, si volevano un gran bene.

Julia correva nel cortile della scuola alla ricerca di Anna. Un insegnate le urlò contro che la scuola non era un parco giochi, ma lei lo ignorò completamente. Cominciò a chiedere in giro se qualcuno l’aveva vista, finché una ragazza le disse che Anna era andata insieme ad un tizio verso la palestra. Durante la ricreazione era il posto più isolato della scuola, Julia accelerò ancora di più. Man mano che si avvicinava si sentivano delle grida sempre più forti. Da lontano si vedeva un ragazzo robusto che prendeva a schiaffi la sua amica. Una rabbia incontrollata le ribolliva il sangue, Julia si scagliò con violenza contro l’aggressore. Finirono tutti e tre a terra. Dopo aver guardato in viso Anna, Julia si accertò che non avesse nulla di serio a parte qualche livido. Il ragazzo, ancora stordito, si rialzò e cercò di colpire l’intrusa con un pugno che, prontamente schivato, andò a vuoto.

Ragazzo: Tu chi cazzo sei? Hai fatto male a metterti in mezzo!
Anna (tra le lacrime): Lasciala stare… brutto BASTARDO!
Ragazzo: STA ZITTA! Sgualdrinella!
Julia: NON TI PERMETTERE DI PARLARLE COSI’! – tirandogli un calcio giusto sul mento.

Il ragazzo venne scaraventato a terra; era svenuto.

Anna: Julia! Non è morto, vero?!?

L’amica si accertò che avesse solo perso conoscenza e con un cenno tranquillizzò l’altra.

Julia: Tutto a posto? Non ti ha fatto niente vero?
Anna (piangendo si gettò tra le braccia di Julia): Si…sto bene grazie a te.
Julia: Andiamo via, prima che lo stronzo si sveglia.

11:00 circa
Scuola – infermeria

Dott.sa: Solo qualche contusione, un paio di giorni e tornerai come nuova… ma che ti è successo?
Anna: Sono caduta.

Julia le fece una strana smorfia. Anna senza farsi vedere dalla dottoressa, gesticolò all’amica di non dire nulla a riguardo. Julia annuì, suo malgrado.

***

Julia e Anna si avviavano verso la loro classe quando videro Mikhail corrergli incontro.

Mikhail (senza fiato): Ragazze vi ho cercato per tutta la scuola… anf… anf… dove eravate finite?
Julia: Attento rischi un infarto! Prendi fiato… inspira… espira… inspira… espira… insp-
Mikhail: Piantala Julia!!! Anna ho sentito delle voci, dicevano che ti hanno aggredita è vero?
Anna: Chi te lo ha detto? – pausa - E’ vero. Se non fosse stato per la nostra Julia, è davvero forte lo sai?
Julia: Sì, sì, non esagerare adesso. L’importante è che tu stai bene.
Mikhail: Avrei voluto dargli un bel pugno anche io a quel coglione, se lo incontro… chi è?
Julia: Lascia perdere, è uno dell’ultimo anno. Tipi del genere è meglio tenerli a distanza. Mi spieghi come mai stava con te, Anna?
Anna: Mi ha trascinato lì contro la mia volontà, dicendo che doveva parlarmi in privato, poi ha cominciato a mettermi le mani addosso… - piangendo – io gli ho tirato uno schiaffo… ma non è servito a nulla, tranne a farlo incazzare e ha cominciato a colpirmi…
Mikhail: Bastardo.
Julia: Su non piangere – abbracciandola - d’ora in poi io e Miki ti faremo da scorta…
Mikhail: ???
Julia: Che c’è non sei d’accordo Miki?
Mikhail: Certo! Con noi sarà al sicuro, spero…

***

15:00 p.m.
Casa di Lena

Lena (pensando): Chissà se Julia è in casa… forse non dovrei invitarla ad una festa, in fondo ci siamo appena conosciute. Non vorrei sembrare troppo invadente. Mah… non vorrei mi fraintendesse... e se pensasse che sono una tipa appiccicosa che si prende troppa confidenza? ... Arrrgghhh! Basta, ora le telefono.

Prese il cellulare e compose il numero…

Mrs.Volkova: Pronto?
Lena: Salve… ehm… so-sono Lena Katina un’amica di Julia, è in casa?
Mrs.Volkova: Sì, un attimo vado a chiamarla.

Qualche istante dopo

Julia: Ciao Lena! Come va?
Lena: Bene, tu?
Julia: Tutto ok, grazie. Posso fare qualcosa per te?
Lena: Veramente io volevo invitarti ad una festa, se ti fa piacere
Julia: Certo che mi fa piacere! Quando?
Lena: Questa sera alle 9 e mezza, va bene?
Julia: Stasera…… ci sarebbe un problemino, devo vedermi con alcuni amici, ma posso raggiungerti dopo se ti sta bene
Lena: Sì, vieni quando vuoi, questo è l’indirizzo…

***

Davanti al cinema
8:10 p.m.

Mikhail: Julia… sempre in ritardo!
Anna: Dai... oggi non dirle niente, è stata una giornataccia.
Julia (correndo): Ragaaaaaaaa!... scusate il ritardo, ma-
Mikhail: Sì, lascia perdere, entriamo prima che finisca il primo tempo

Ed entrarono nel cinema, più affollato che mai. Il titolo del film era “Croce di Fuoco”, vale a dire, il nome in codice di un’organizzazione criminale sovversiva… Julia non faceva che agitarsi durante il film, pensava alla festa dove l’attendeva Lena. Gli altri credevano che era la tensione dovuta al film ma lei aveva ben altre proiezioni nella sua mente…

Pizzeria
10:00 p.m.

Julia, seduta al tavolo, guardava l’ora continuamente.

Anna: …a me non è piaciuto per niente, era mille volte meglio un film romantico, e poi alla fine perché è morto il protagonista? Baaa.. potrei scriverle sicuramente meglio io le trame…
Julia (pensando): E’ tardi maledizione, come faccio a sbrogliarmi... mmhhhmmm… è tardi… non è educato presentarmi troppo tardi… che penserà di me… - alta voce – Arrrgggghhh!
Anna: Che c’è Julia? Hai mal di pancia?
Julia: No… è … che io devo andare! Scusate si è fatto tardi e devo fare una cosa importante. A domani!
Anna: Julia! Aspet-

Julia era già uscita di corsa, quando Mikhail arrivò con le pizze e le bibite.

Mikhail: E Julia? E’ in bagno?
Anna: E’ corsa via dicendo che aveva una cosa importante da fare. A volte è troppo strana… Io ho fame, mangiamo và.
Mikhail: Domani mi sente! Poteva dirmelo.

***

Discoteca
10:45 p.m.

Julia scese dal taxi e si precipitò in fretta nel locale. A prima vista non vide la sua amica; guardandosi intorno notò molti ragazzi, alcuni suoi coetanei. Fermò un ragazzo chiedendogli di Lena il quale le indicò sua sorella Katya. Avvicinandosi al tavolo riconobbe subito Lena seduta vicino altre ragazze. Strano, ma apparentemente non dava l’impressione di divertirsi. Era vestita in modo elegante, un abito lungo color verde, piuttosto singolare in una discoteca. Julia pensò: Che ci fa col vestito da sera??? Aiuto… forse ho capito male non è una festa come le altre.
Lei invece era vestita in abbigliamento casual: jeans, camicia e stivaletti; per completare il tutto le venne in mente di indossare la giacca che portava al loro primo incontro.

Julia (pensando): Ma solo lei ha un vestito da sera. Gli altri invece sono vestiti all’incirca come me. Booo… Però… è davvero bella, sembra… sembra una molto più grande non avevo notato il suo seno… - arrossì furiosamente – Nooooo!!! Si sta girando da questa parte…
Lena (sorridendo): Julia! – si alza e le va incontro abbracciandola – finalmente, credevo non arrivassi più!
Julia: Scusa… avevo un impegno. Sei uno schianto stasera!
Lena (arrossendo come al solito): Di-di-dici sul serio, non mi prendere in giro!
Julia: Ma che scherzi! E’ verissimo, sicuramente te lo avrà detto qualcun’altro prima di me.
Lena: Anche tu stai benone vestita così, fatti un po’ ved-

Black-out

Scese il buio sulla pista della discoteca e nell’intero locale. Dopo qualche secondo di panico dei clienti, una voce al microfono rassicurò che la luce sarebbe tornata nel giro di pochi minuti. Qualcuno si faceva luce con l’accendino, altri inciampavano nel tentativo di spostarsi alla cieca. Julia e Lena che combinavano?
Nell’istante in cui la luce era andata via, Lena si era gettata tra le braccia di Julia tenendosi stretta a lei. Forse la paura del buio improvviso o forse no, restava il fatto che non riusciva più ad allontanarsi dall’altra ragazza. Era talmente rossa in viso da sentirsi le guance infiammate, ciononostante, per nulla al mondo avrebbe interrotto quella sensazione così piacevole che il contatto con Julia le faceva nascere. Dall’altra parte, Julia era razionalmente “non-presente”, tutto quello che sapeva era che: la ragazza che indubbiamente le piaceva fisicamente le stava attaccata addosso e non accennava ad allontanarsi. Così portò automaticamente le braccia dietro la schiena di Lena stringendola a sé ancora di più. Nessuno poteva vederle, o meglio, tutti erano impegnati a non sbattere da qualche parte nella sala al buio. Trascorsero circa quattro interminabili minuti e loro ancora strette in un abbraccio senza fine dopodichè ritornò la luce e anche la realtà. Lena si rese conto solo allora di quello che era successo, con i battiti a mille si tirò indietro ancora col viso color rosso vermiglio e fissò Julia la quale era in uno stato semicosciente.

Lena: Oddio… io… non so che mi sia…… scusami!
Julia (ridestandosi dal sogno): … … … … …
Lena: Penserai che sono una bambina che ha paura del buio, invece non è quella la causa… di… di… di…
Julia: Lena… usciamo da qui dentro? Fa un caldo tremendo
Lena: Eh? Ah si certo, aspetta che cerco mia sorella e le dico che andiamo via
Julia: Io intanto vado un attimo al bagno
Lena: …ok…

***

Intanto, in casa Volkova
Camera da letto

Mr.Volkov (accendendo la lampada sul comodino): Cara? Quanto durano oggi i film al cinema?
Mrs:Volkova: Che vuoi che ne sappia, dipende dal film
Mr.Volkov: No perché nostra figlia ha detto che iniziava alle 8 circa, adesso sono 11, non è mica Ben Hur?!?
Mrs.Volkova: Che faccio, le telefono?
Mr.Volkov: Direi di sì, sarebbe il caso

La signora prese il telefono e compose il numero, ma la segreteria del cellulare avvisava che era inattivo

Mrs.Volkova: C’è l’ha spento, dove sarà finita?
Mr.Volkov: Deve sempre farci preoccupare questa benedetta figliuola, dobbiamo cominciare ad essere più severi con lei, niente più uscite per una settimana…

***

Discoteca
bagno delle signore

Julia si sciacquava ripetutamente il viso davanti allo specchio.

Julia: Ma che mi è preso?!? Sono impazzita di colpo??? Che cazzo mi è preso!

Cominciò a colpire con la testa il muro del bagno; una giovane donna, uscita da uno dei servizi, la guardò infastidita ed uscì dalla toilette. Julia non la notò neppure, era troppo indaffarata a ripetersi: “che cazzo mi è preso”.

Julia: Ahio!... Sono impazzita, sono diventata maniaca e demente, altri due minuti e le sarei saltata addosso. Ma perché??? Perché ho perso il controllo??? ARGGGGR!!! – testata sul muro – AHIAAA!!! – altra testata sul muro- Caz-

Improvvisamente
si aprì la porta del bagno ed entrò Lena.

Lena: Julia! Cosa è stato quel rumore? Sei caduta?
Julia: No – strofinandosi la fronte screpolata – ho starnutito e involontariamente ho picchiato la testa sul lavabo, tutto qui
Lena: Come tutto qui? Ti sei fatta male? Fammi vedere
Julia (allontanandosi di scatto): No sto benone, usciamo da qui per favore?

***

Camminando…
11:25 p.m.

Le strade di Mosca erano deserte, passava un’auto saltuariamente e il freddo cominciava a farsi sentire… Nessuna delle due aveva aperto bocca da quando erano uscite dalla discoteca. Julia non riusciva neanche a guardare in viso la sua amica.

Lena (visibilmente rattristata): Julia, ho fatto qualcosa che non va? C’è l’hai con me per quanto è successo in discoteca?
Julia: Perché che è successo?!?
Lena (sempre più triste): … niente, appunto…

Il freddo le faceva accapponare la pelle, lo scialle sulle spalle scoperte non era sufficiente a riscaldarla. Julia se ne accorse, si avvicinò a lei lentamente e le mise la sua giacca sulle spalle, dopo ciò si scostò all’istante.

Lena: Grazie… guarda che se ti ho fatto qualcosa che ti ha infastidito non ne avevo alcuna intenzione.
Julia: Non hai fatto nulla, sono io che non vado stasera. Chiamo un taxi.

Accese il cellulare e telefonò…

L’attesa era tesissima, Lena si sentiva a disagio, sapeva che tra di loro qualcosa era cambiato. Forse aveva distrutto un’amicizia sul nascere. Era addolorata e non sapeva come rimediare. Julia non le rivolse la parola neanche una volta fino all’arrivo del taxi.
L’autista le condusse prima a casa di Lena.

Lena (con le lacrime agli occhi): Buona notte, e scusami… anche se non so… perché… perché…

Scappò in casa. Il taxi ripartì con Julia più angosciata che mai per la sua amica.

Julia: Perdonami…

***

0:00 a.m.
Casa Volkova

La brunetta entrò in casa più silenziosamente che poteva. Suo padre la aspettava sveglio in poltrona. Sentendola entrare si alzò di scatto e le andò incontro.

Mr.Volkov: Julia
Julia (guardando per terra): Scusami… non volevo fare così tardi
Mr.Volkov: Vai in camera tua, ne riparliamo domani.

Dopo un tale ordine, Julia obbedì.

***

Casa Katina
1:00 a.m.

Lena si era accorta troppo tardi di avere ancora indosso la giacca di Julia quando aveva lasciato il taxi. In camera sua c’era la fioca luce di una lampada che illuminava la stanza. Lena stringeva la giacca fra le mani, la riconobbe, era quella macchiata dal suo gelato. Fortunatamente non c’era traccia di alcun alone sulla tasca. Non riusciva più a trattenere le lacrime. Scoppiò in un pianto logorante, senza neanche comprendere a fondo il vero motivo di quel malessere psico-fisico.
Quella ragazza, era appena entrata nella sua vita ma qualcosa in lei l’aveva colpita talmente in profondità nel suo animo, da non poter sopportare il ricordo di quello sguardo gelido nei suoi occhi quando si erano separate.

Lena (piangendo): Che è successo???... perché mi ha trattata così?? Non dovevo abbracciarla così, ho rovinato tutto!!! Sono un’idiota! Come posso rimediare…… non posso perderla…. eppure in quel momento mi era sembrato che anche lei...
Improvvisamente tutto le fu chiaro.

Qualcuno stava bussando alla porta…

Katya: Lena? Sono io, sei ancora sveglia? Posso entrare?
Lena (asciugandosi il viso): Sì.. entra pure
Katya: Stai bene sorellina? Ma… tu hai pianto. Che è successo?
Lena: Niente, non mi va di parlarne
Katya: Invece dovresti, ti farebbe bene, io sono sempre tua sorella raccontami cos’è accaduto nel locale, perché siete andate via così presto tu e la tua amica?
Lena: Per favore… è stata una pessima idea invitarla, lei… io… io non volevo! Ma perché l’ho abbracciata?!?
Katya: Cosa? L’hai abbracciata??? Non capisco dov’è il problema??
Lena: Il problema è che lei mi piace.
Katya: In che senso??????
Lena: Nel senso che mi sono… innamorata.
Katya (impallidita): E’ uno scherzo?!! – ridendo – volevi farmi uno scherzo, vero? E io che ci sono caduta in pieno

Lena esplose nuovamente in lacrime. A questo punto Katya si rese conto della superficialità del suo comportamento. No, non era uno scherzo, la piccola Lena era sentimentalmente coinvolta verso un’altra ragazza e lei aveva reagito sconsideratamente alla notizia. Si avvicinò al letto per confortarla, abbracciandola e dondolandola come una mamma con la sua bambina.
Il tempo si era fermato in quella stanza, trascorsero diverse ore, nessuna delle due riusciva a rompere il silenzio che le circondava. Lena si addormentò all’alba, sua sorella uscì dalla stanza poco dopo.

***

7:30 a.m.
Casa Volkova

Mr.Volkov: …dopo ieri sera sei in punizione per una settimana, niente più cinema né uscite. Tua madre ha telefonato a casa di Anna, era preoccupatissima quando lei le ha detto che tu, dopo il film, te ne sei andata chissà dove e a fare chissà che cosa… mi hai deluso… non è certo così che ci si comporta! Adesso và a prepararti per la scuola, prima di arrivare un'altra volta in ritardo.
Julia: Sì signore. Il cellulare… non l’ho spento apposta credimi, me ne sono completamente dimenticata, perdonatemi.

Julia andò di sopra a vestirsi, i suoi genitori la guardavano salire le scale dispiaciuti…

Mrs.Volkova: Forse sei stato troppo duro con lei in fondo…
Mr.Volkov: Meglio essere duri adesso, che rimpiangerlo poi… pensa se le accadeva qualcosa…

Nella stanza di Julia

Julia: Lena… io non capisco che mi sia preso… perché è tutto così assurdo.

***

9:30 a.m.
Scuola di Lena

Insegnante: …il mondo si presentava diviso in due blocchi: da un lato i Paesi occidentali e dall’altro i Paesi comunisti. Nel 1947 il presidente Truman decretò l’inizio della “guerra fredda”, il confronto tra i due giganti ebbe origine in primo luogo nell'inconciliabilità delle ideologie poste alla base del sistema statunitense e di quello sovietico, capitalista l'uno e comunista l'altro. Tale conflitto si risolse in uno stato di continua tensione politico-economica e diplomatica…
Katina, sei presente o assente?

Lena: Presente, signore
Insegnante: Bene, allora cerca di seguire la lezione.

Sicuramente era quello che lei avrebbe voluto fare, se non fosse stato a causa di una persona che continuava ad assillare i suoi pensieri. Non era capace di celare quello che provava, anche gli altri potevano leggerglielo in faccia... compagni inclusi…

Pausa pranzo

Ragazza: Ehilà Lena! Aleksandr mi ha detto che gli interessi, non è che per caso tu già lo sapevi?
Lena: No, a me non interessa lui.
Ragazza: Davvero? Ho capito, c’è un altro… posso sapere chi è? Te ne stai sempre per conto tuo, non fare la misteriosa!
Lena: Non è di questa scuola, quindi non lo conosci, adesso se non ti dispiace dovrei andare
Ragazza: Allora non ti da fastidio se esco io con Alek?
Lena: Accomodati pure.

***

4:00 p.m.
Fuori la scuola di Julia

Mikhail: …devi farti perdonare per ieri, ci hai lasciati senza spiegazione, dove cavolo sei andata?
Julia: Ad una festa in discoteca. Una ragazza che ho conosciuto da poco mi ha invitata ed io ho accettato.
Anna: Sei scema! Una sconosciuta ti invita chissà dove e tu accetti?
Julia: Non è una sconosciuta! Vorrei presentarvela ma… non so dopo ieri… non mi ha più chiamata, io non ho il suo numero.
Mikhail: Com’è, è carina almeno?
Julia: Sì molto… ma che centri tu impiccione! Piuttosto, mi sono beccata una punizione dai miei e sono costretta in casa tutta la settimana, mi servirebbe-
Anna: I tuoi ti hanno punito? Devi averli fatto arrabbiare parecchio, sono sempre così comprensivi con te
Mikhail: Così impari ad andare alle feste senza invitarci
Julia: Quanto rompi Miki! Devo chiederti un favore, io non posso muovermi di casa perciò qualcun’altro dovrà andare a casa sua, le ho scritto due righe per scusarmi. Ieri sono stata davvero stronza con lei.
Mikhail: Che??? Perché lo chiedi a me?
Anna: Se vuoi ti posso accompagnare io Miki
Mikhail: Va bene, solo per salvarti il didietro Julia, e poi sono curioso di conoscere questa tipa.
Julia (con sguardo ruffiano): Questi sono l’indirizzo e la lettera. Grazie, siete i miei migliori amici.
Mikhail: Ma và, te ne sei accorta…

  6:00 p.m.
Verso casa di Lena

Anna: Miki?
Mikhail: Che c’è?
Anna: Non è che ci siamo persi? E’ da un po’ che camminiamo, mi sembra che ci siamo già passati di qua
Mikhail: Non dire sciocchezze, no che non ci siamo persi. E’ solo che da queste parti non ci sono mai venuto prima, ecco tutto.
Anna: Sarà… io sono un po’ stanca
Mikhail: Facciamo una sosta, c’è una panchina laggiù - indicandone una in un parco – è un po’ isolato, ma ci sono io con te
Anna: … … …
Mikhail: Hai paura?
Anna (arrossendo): Con te accanto, no
Mikhail (imbarazzato più che mai): Mi fa piacere – la prese per mano e si avvicinò alla panchina

Cielo ravvivato dal tramonto, ambiente tranquillo e il canto di qualche grillo in lontananza erano gli elementi che realizzavano un’atmosfera tra le più romantiche. Se non fosse stato per qualcuno…

Vecchietto: Scusate ragazzi, potreste aiutarmi? Ho perso il mio portafogli qua intorno, mi aiutate a ritrovarlo?
Mikhail: Veramente noi dovremmo and-
Anna: Certo non si preoccupi l’aiuteremo noi!
Mikhail (sottovoce): Ti sei dimenticata dove dobbiamo andare?
Anna (bisbigliando): Non possiamo abbandonarlo, è scorretto!
Mikhail (sbuffando): Ci può indicare dove l’ha perso?
Vecchietto: Da queste parti – facendo cenno con il bastone vicino ad un albero

Anna si mise in ginocchio cercando tra la neve, Mikhail dietro, era distratto dalle forme del suo posteriore evidenziate dai jeans.

Anna (girandosi): Che fai?
Mikhail (terribilmente arrossito): Scusa, mi sono distratto
Vecchietto: Su ragazzi, non perdiamoci in chiacchiere tra poco sarà buio

Mikhail guardò attentamente in giro, lo vide; era sull’orlo di una laghetto.  Probabilmente qualcuno lo aveva colpito con un calcio involontariamente. Chiamò gli altri due e poi si sporse per raccoglierlo. Lo prese e lo tirò ad Anna, così facendo perse l’equilibrio e finì nelle acque gelide del lago.

Anna: Miki!!!
Vecchietto: Dov’è il ragazzo???

Anna si precipitò verso di lui e lo afferrò per un braccio, fortunatamente era riuscito ad aggrapparsi ad una sporgenza. Dopo qualche istante era in salvo.

Vecchietto: Come ti è venuto di fare un bagno a quest’ora? E in questa stagione? Gioventù d’oggi…
Mikhail (sputando dell’acqua): Baaaa…
Anna: Stai bene, sei tutto bagnato – gli passò una mano sul viso – devi assolutamente toglierti questi vestiti fradici di dosso
Mikhail: Ahhh… st-sto co-congggelando

Anna chiamò subito un taxi con il telefono. La visita a casa di Lena dovrà essere rimandata. Anna si tolse il soprabito e lo appoggiò sulle spalle di Mikhail che era in preda a spasmi dovuti al freddo. Il vecchietto li osservava con aria confusa. Ad ogni modo il suo portafogli gli era stato restituito in perfette condizioni.

Mikhail: J-Julia ci ci resterà ma-male se noi no-non consegniamo la lettera
Anna: La tua salute è più importante! Casa Katina è ancora troppo distante, tu devi andare immediatamente a casa!
Vecchietto: Hai detto Katina? Io li conosco, abito vicino a loro
Anna: Davvero? Potrebbe ricambiarci il favore consegnando questa lettera – porgendogli una busta - a Lena Katina?
Vecchietto: Sì
Anna: Perfetto, grazie

Il taxi arrivò poco dopo, Anna e Mikhail salirono e dopo aver salutato il vecchietto partirono.
Anna tenne Mikhail fra le braccia lungo tutto il percorso verso casa.

7:30 p.m.
Strada di Mosca, davanti casa di Lena

Il vecchietto suonò il campanello di quella casa.

Katya: Buonasera, come sta?
Vecchietto: Bene, bene, ho una lettera per la signorina Lena – salutò e andò via
Mrs.Katina: Chi era?
Katya: Il nostro vicino, sembra faccia il postino nei ritagli di tempo
Mrs.Katina: ???
Katya: Mi ha consegnato una lettera per Lena, vado a portargliela

In camera di Lena

Lei se ne stava sdraiata sul letto con gli occhi lucidi dal pianto appena estinto, non poteva smettere di pensare a Julia e al suo sguardo distante durante l’interminabile viaggio dell’altra sera. Come era possibile che le stava accadendo tutto questo? Provare un affetto così profondo verso una ragazza da distogliere ogni suo altro pensiero. Una ragazza che ora, forse, non voleva neanche più essere sua amica. Il suo cuore le urlava di alzare il telefono e chiamarla, ma la sua ragione non lo permetteva. Orgoglio. No, qualcosa di peggio; paura. Paura di essere respinta. Paura di non avere più chance. Paura di essere rifiutata da Julia.

Toc Toc

Katya: Posso entrare, Lena?
Lena: …sì…
Katya: Ho una lettera per te
Lena: Chi me la manda?
Katya: Non ne ho idea, pensa l’ha portata il nostro vicino… non è che si è preso una cotta per te? Alla sua età… coraggio aprila… su apri…
Lena (sempre più triste): Un attimo

Un lampo di gioia le illuminò il viso, era di Julia

Lena: E’ di Julia!
Katya: Ah!
Lena (leggendo mentalmente):

Lena scusami,

Mi sono comportata da schifo con te; non lo meriti. Non ero molto lucida ieri sera. Non mi ero fumata niente, giuro! E’ solo che è successo qualcosa, qualcosa che non mi aspettavo affatto e che mi ha spaventato. Non so cosa sia. Non capisco che mi sia preso, sappi che non c’è l’ho assolutamente con te. Scusami ancora.
I miei mi hanno messa in punizione per una settimana, non posso venire da te. Se sei d’accordo, se per te va bene, se vuoi insomma, possiamo incontrarci nel nostro bar, tu sai quale. Venerdì prossimo alle 6:00 p.m. Fammi sapere se accetti.

Julia

Lena cominciò a piangere di gioia questa volta. La sorella la guardava sempre più sconcertata…

Katya: Brutte notizie?
Lena: …no, tutto il contrario…
Katya: Meno male, questa Julia mi stava diventando antipatica. A proposito, ti chiedo scusa per l’altra notte. Non volevo giudicarti, solo che… non mi aspettavo una cosa del genere. Non è che… è solo strano… l’hai detto a mamma e papà?
Lena: No, non ancora. Non so se saranno comprensivi quanto te.
Katya: Io sarò dalla tua parte, ricordalo.
Lena (abbracciandola): Grazie sorellona
Katya: Julia conosce il nostro vicino???
Lena: Boooo...

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