***Capitolo 3***

8:00 p.m.
Casa di Mikhail

Anna era seduta accanto a Miki davanti al camino. Il ragazzo si era cambiato i vestiti bagnati e, dopo il mezzo infarto di sua madre nel momento in cui gli aveva aperto la porta, si stava riprendendo.

Anna: Mi hai fatto spaventare! Come hai potuto!
Mikhail: Scusa! Non l’ho fatto mica a posta! Non mi sarei mai sognato di fare un bagno gelido
Anna (abbracciandolo): Scusa, è che ho avuto tanta paura…
Mikhail (stringendola a sé): Almeno aiutare quel vecchio è servito a qualcosa, forse noi ora staremmo ancora cercando quella casa – ridendo
Anna: Lo sai che ti voglio tanto bene, vero?
Mikhail: Te ne voglio anche io, anzi, io di più!
Anna: No io di più!
Mikhail: IO!
Anna: No, IO!

Si avvicinavano sempre di più, sempre più vicini fino a sfiorasi le labbra con un leggerissimo bacio.

Mikhail (allontanandosi lievemente e guardandola negli occhi): Io di più – sussurrando – io ti amo
Anna (sorridendo): Anche io scemo! Ma tu non te ne sei mai accorto in tutti questi anni! Io credevo ti piacesse Julia. Voi siete sempre così affiatati.
Mikhail: Chi??? Julia è solo una sorella per me, e poi con quel carattere, mio Dio, e chi la reggerebbe come fidanzata!
Anna: Non dire queste cose! Lei è speciale.
Mikhail: Sicuramente. Comunque tu mi piacevi sin da bambino, ero solo timido.

Anna si avvicinò e lo baciò con passione. Lui, impacciato come non mai, ricambiò il bacio. E da questo ne seguirono tanti altri fino a quando, verso sera, il padre di Miki, ignaro di tutto, accompagnò Anna a casa.

Stessa ora, casa Volkova

Squillava il telefono…

Julia: Pronto?
Lena: Ciao
Julia (arrossendo): Ciao Lena… scusami per l’altra sera
Lena: Non ti preoccupare, ho letto la tua lettera. Per me va bene venerdì prossimo.
Julia: Ok… magnifico… grazie e scusami ancora
Lena: Sei scusata, basta non ripeterlo più! – ridendo
Julia: Grazie
Lena: Adesso quante volte mi ringrazierai? Tutto perdonato.
Julia: Sei un tesoro.
Lena (timidamente): Devo dirti una cosa importante
Julia (preoccupata): Che cosa?
Lena: Te lo dirò quando ci vedremo
Julia: Niente di grave spero…
Lena: Dipenderà da te…- una voce in sottofondo chiama Lena - scusa devo riagganciare, a venerdì!
Julia: Aspetta!

..............................tempo dopo

Julia (pensando): Cosa dipenderà mai da me?!?

***

Ed era già venerdì

12:00 p.m.
Scuola di Lena

Ragazza: ...beata te Lena, almeno la tua media scolastica è migliore della tua vita sentimentale. A me vanno entrambi da schifo. Quel tipo che si faceva chiamare armadillo… l’hai visto con qualcuna? Non che sia un granché ma sempre meglio di niente… Lena? Lena??? Mi stai ascoltando?
Lena: Eh? Dicevi?
Ragazza: non dirmi che ho parlato al vento per tutto il tempo?!??
Lena: Scusa Dasha, pensavo ad altro
Dasha: E a che pensavi?
Lena: Ad una persona che devo incontrare oggi
Dasha: Senti senti, allora dimmi, chi è?
Lena: Una persona molto importante per me… ma non so quanto lo sono io per lei, ho un po’ paura…
Dasha: Ma và, che paura! Magari incontrassi io qualcuno che mi fa completamente perdere la testa, così come a te! Non buttare la tua unica chance di avere un cavaliere per la festa di fine anno! Io dovrò arrangiarmi con qualche sfigato come me, o forse con armadillo sempre se è ancora disponibile.
Lena: Ma che dici, conosco almeno due tipi carini che si contenderebbero la tua mano per la festa – pensando – nooooo! La festa mi era completamente uscita di testa! Non posso chiedere a Julia di essere il mio cavaliere!
Dasha: Lena??? Pronto? Oggi sei proprio fuori! Quanto ritorni sulla terra mi fai vedere questi due tipi carini.

Così dicendo Dasha andò via, lasciandosi l’amica alle spalle in preda al panico.

***

5:00 p.m.
Casa Volkova

Nella stanza di Julia, lo stereo a tutto volume suonava le note del singolo dei Saybia, “The Day After Tomorrow”

Please tell me
why do birds
sing when you’re near me
sing when you’re close to me
they say that
I’m a fool
for loving you deeply
loving you secretly

But I crash in my mind
whenever you are near
getting deaf, dumb and blind
just drowning in despair
I am lost in your flame
it’s burning like a sun
and I call out your name
the moment you are gone

Please tell me
why can’t I
breathe when you’re near me
breathe when you’re close to me
I know, you know I’m lost
in loving you deeply
loving you “secretly”

But I crash in my mind
whenever you are near
getting deaf, dumb and blind
just drowning in despair
I am lost in your flame
it’s burning like a sun
and I call out your name
the moment you are gone

Tomorrow-

Mr.Volkov (in fondo alle scale): JULIA!!!
Julia (stizzita): Che c’è??
Mr.Volkov: Abbassa quello stereo!
Julia: Uffaaaaa!!!

Quella canzone le faceva pensare a Lena. O meglio, le faceva sentire quello che era ancora offuscato dalla sua ragione ma bruciava furiosamente nel suo cuore. Qualcosa le impediva di comprendere le sue emozioni; qualcosa che nel suo “mondo” era inaccettabile. Dopo pochi minuti, Julia si presentò in salotto pronta per uscire.

Mrs.Volkova: Esci?
Julia: Se non sbaglio la "settimana di punizione" è terminata, quindi posso uscire vero?
Mrs.Volkova: Si, esci pure ma non fare tardi, massimo le dieci devi stare a casa.
Julia: Ok

Così la giovane corse verso la porta, il padre da dietro le urlò: Ricordati di tenere il cellulare acceso!

***

5:06 p.m.
Casa di Lena

Lena, tutta agitata, si truccava davanti lo specchio nella sua camera quando qualcuno bussò alla porta...

Lena: Avanti
Katya (ridacchiando): Occhio e croce direi che hai un appuntamento, ho indovinato?
Lena: Già
Katya: Con...Julia?
Lena: Sì – tergiversando - Come è andata poi con il tuo ragazzo? Gli hai spiegato il “concetto”?
Katya: Figurati! Io mi ero costruita troppi castelli in aria. La sua “serata speciale” consisteva nel portarmi ad una partita di hockey. Tralasciamo i dettagli…
…………….

Lena: Sono nervosissima.
Katya: Sei proprio cotta sorellina.
Lena: Ho paura... non ho mai provato nulla di simile verso una persona. Lei mi considera solo un'amica... o almeno è quello che credo. Io invece, quando sono con lei non posso fare a meno di arrossire ad ogni suo sguardo o contatto, di balbettare ad ogni suo complimento e ancor peggio di desiderare un suo bacio ogni volta che siamo vicine occhi negli occhi.
Katya: Woawwww... non credevo fossi così persa, ormai hai oltrepassato il confine tra infatuazione e amore, la cosa è davvero così seria?
Lena: Per me sì, per lei... forse, lo scoprirò stasera. Ho una paura tremenda di perderla... - le lacrime cominciavano a rigarle il viso - perché sono così sfortunata... l'unica volta che mi piace davvero una persona, è una ragazza.

Katya le si avvicinò e l'abbracciò cercando di rassicurarla.

Katya: Dai su... deve essere ceca per non vedere che ragazza sei. Secondo me anche tu le piaci, anche se non la conosco, credo, anzi, sento che tu sei importante per lei.
Lena: Tu come lo sai?
Katya: Non so, ma dalle poche righe che ti ha scritto si sente che ci tiene a te, sicuro.
Lena: Lo spero tanto... lo spero davvero...

***

6:09 p.m.
Davanti al Bar

Julia, con le mani nelle tasche dei jeans, camminava avanti e indietro sul marciapiede. Il vento le scompigliava i lunghi capelli biondi, la felpa che indossava faceva sì che non sentisse freddo tuttavia l'idea di rivedere Lena la faceva rabbrividire.

Julia (pensando): E' in ritardo, forse ci ha ripensato. Nooo, verrà, deve venire! Deve dirmi una cosa importante. Già, chissà cosa sarà mai…

Un passante si fermò all'ingresso del bar. Aveva una valigia con se. Dopo essersi guardato intorno decise di entrare. Julia, momentaneamente distratta dal comportamento dell'uomo, non si accorse di una ragazza che la chiamava a gran voce...

Lena (correndo): Julia!!!
Julia (salutandola con la mano): Lena!
Lena: Scusa il ritardo!

Julia la guardò nei minimi particolari, portava una giacca che le era molto familiare, una gonna lunga sino alle ginocchia con una camicetta rosa e un paio di scarpe da tennis.

Julia: Ma che ritardo! Non ti preoccupare
Lena: Devo restituirti la tua giacca
Julia: No tienila, sta molto meglio a te, sarei molto felice se la tenessi tu.
Lena (arrossendo): Grazie, sei molto gentile ma non posso accettarla
Julia: Sì che puoi, dai, ti prego
Lena: …..
Julia: Guarda che mi offendo!
Lena: Va bene… grazie
Julia (sorridendo): Dai entriamo!

E così dicendo Julia prese Lena per mano e la condusse nel bar. Il cameriere, che le riconobbe subito, si avvicinò al loro tavolo per prendere le ordinazioni.

Cameriere: Bentornate ragazze, che vi porto stavolta?
Julia: Salve! Se le chiedo un whisky me lo porta?
Lena: Julia!
Julia (ridendo): Stavo scherzando, un the andrà benone.
Lena: Fiuuu... anche a me lo stesso, grazie
Cameriere: Ok, allora due the, torno in un baleno
Julia: Allora, cosa dovevi dirmi di importante?
Lena (arrossendo): Ehm... da dove posso iniziare... noi ci conosciamo da così poco tempo e a me ancora non sembra vero di aver incontrato qualcuno come te. La verità è che tu mi sei piaciuta sin dall'inizio.

Ora era il turno di Julia di arrossire.

Julia: Anche tu mi piaci, sai?
Lena (ancora più rossa): …ma per me tu sei davvero importante, ecco non so come dirtelo io... io m-mi m-mi s-s-sono...
Julia: Che c'è Lena? Che stai cercando di dirmi?

L'uomo che era entrato precedentemente stava lasciando il bar, Julia notò con la coda dell'occhio che aveva lasciato la sua valigia accanto allo sgabello vicino al banco del locale.

Julia: Scusami un attimo, quell'uomo ha dimenticato la valigia, vado a riportargliela.
Lena: Eh? Ah! Sì sì, ti aspetto, fa presto

Julia prese la valigia e corse dietro allo sconosciuto. Erano a poche decine di metri dal bar quando lo raggiunse. L'uomo teneva un passo piuttosto veloce.

Julia: Mi scusi! Signore!!!
Uomo (molto agitato): Cosa c'è?
Julia: Ha lasciato la sua valigia nel bar, volevo restituirgliela.

L'uomo accortosi solo allora che la ragazza imbracciava la borsa urlò: CAZOOOO!!! BUTTALA VIA!!! IN FRETTA!!!!

Julia: Cosa?!?

L'uomo la strappò dalle sue mani e la gettò nel cassonetto dall'altro lato della strada
Dopo circa cinque secondi, un boato echeggiò in tutta Mosca.

Tutte le persone in strada, prese dal panico, cominciarono a correre in tutte le direzioni, abbandonando il luogo devastato dalle macerie e annebbiato dalla coltre di fumo che soffocava i polmoni. I clienti del bar, spaventati, cercavano di uscire in strada ma la nebbia nera oscurava ogni campo visivo.
Lena terrorizzata sapendo la sua amica fuori voleva uscire a tutti i costi a cercarla, il cameriere la bloccò dicendo che al momento era pericoloso uscire. Potevano seguire altre esplosioni.

Lena (in lacrime): JULIA!!!!
Cameriere: …mi dispiace…
Lena: No! Non pensarlo neanche, lei è VIVA!
Cameriere: Spero tu abbia ragione.

***

6:25 p.m.
Casa Volkova

Mr.Volkov era impallidito; davanti alla tv vedeva le immagini del quartiere di Mosca distrutto dall’esplosione. Le news, di edizione straordinaria, non erano affatto rassicuranti. A prima vista si pensava ad un attacco terroristico. Numerosi feriti e qualche morto, era il bilancio del momento. Mrs.Volkova cadde in ginocchio davanti allo schermo. La figlia era andata proprio da quelle parti. Si precipitò a telefonarle sul cellulare, aspettando con il cuore in gola di sentire la voce della figlia. Ma nessuna risposta. Dopo una ventina di squilli, la linea si era interrotta. Di corsa i genitori uscirono di casa alla disperata ricerca di Julia.
                                                                          
Stessa ora, nel bar
Telefono pubblico…

Lena (singhiozzando): Si mamma… io… io sto bene… - piangendo a gran voce – Julia…
Mamma (molto preoccupata): Piccola mia, aspettami che vengo a prenderti!
Lena: …...

Fine conversazione

Il cameriere guardava fuori l’entrata del bar… lo spettacolo era tragico. Diverse persone giacevano a terra in attesa dei soccorsi, i vigili si affrettavano a spegnere l’incendio che aveva coinvolto più di un’abitazione. Il rumore delle sirene era l’unico suono che si diffondeva nella zona oltre le grida di terrore dei civili.

***

9:00 p.m.
Ospedale

Radio: …non è stata ancora accertata la provenienza del C4 trovato nel magazzino alla periferia di Mosca. Gli artificieri stanno setacciando l’intera area onde evitare ulteriori esplosioni. Quel che è certo è che la valigia esplosiva, regolata da un timer, poteva provocare decine di vittime; se non fosse stato per il gesto altruista ed inconsapevole di una quattordicenne la quale, credendo che l’attentatore fosse un uomo qualunque che aveva dimenticato una valigia, gli è corsa dietro allontanando l’ordigno dalla folla del bar-

Mr.Volkov spense la radio, le lacrime ancora gli scorrevano dagli occhi. La moglie, con gli occhi chiusi, poggiava la testa sulla spalla del marito. Erano entrambi seduti nel corridoio di una indaffaratissima corsia d’ospedale. Lena e sua madre, invece, erano in piedi davanti al telefono pubblico dell’ospedale. Il padre di Lena era fuori città per lavoro…

Mr.Katin: Lena stai bene??!!?
Lena: Si, io sto bene. Ti passo mamma.

Lena diede la cornetta alla madre e si sedette accanto ai genitori di Julia.

Lena: Signora Volkova, io sono Lena non so se si ricorda di me
Mrs.Volkova: Lena? Mia figlia ci ha parlato molto di te
Lena (piangendo): ………..
Mrs.Volkova : Julia è forte, andrà tutto bene… – coprendosi il viso con le mani, scoppiò a piangere anche lei.
Infermiere: Voi siete i genitori di Julia Volkova?
Mr.Volkov: Si, come sta Julia?!!
Infermiere: E’ fuori pericolo

I tre seduti sospirarono quasi all’unisono.

Infermiere: Ma… potremo essere certi delle sue condizioni solo quando si risveglierà. Ha riportato un serio trauma cranico.
Lena: Possiamo vederla?
Infermiere: Sì, ma non tutti. Solo i genitori, per ora.

***

La mattina seguente

7:23 a.m.
Ospedale
Nella stanza di Julia

La ragazza lentamente apriva gli occhi. Vedeva due figure accanto a lei, una le teneva la mano l’altra in piedi la guardava con gli occhi pieni di lacrime.

Mr.Volkov: Julia! Come ti senti figliola?

La madre che le teneva la mano, la strinse e si mise a piangere.

Julia: Chi… chi siete voi? Chi sono… io

10:00 a.m.

Lena se ne stava appoggiata al muro della sala d’attesa nell’ospedale. Ad un tratto riconobbe i medici che tenevano in osservazione la sua amata amica. Decise di seguirli per chiedere notizie. I due entrarono in un ambulatorio, stavano discutendo proprio di Julia; Lena si mise ad ascoltare attraverso la porta socchiusa…

Medico1: …se il trauma cranico risparmia le aree temporali danneggiando esclusivamente i lobi frontali, è possibile diagnosticare un problema di memoria piuttosto specifico, quindi, i soggetti con danno frontale tendono ad avere buone capacità di recupero.
Medico2: Il deficit della ragazza è quasi totale per quanto riguarda gli affetti, non ha mantenuto alcuna informazione né dei genitori né dei suoi amici che sono venuti a visitarla.
Medico1: Si tratta comunque di Amnesia Post Traumatica, può aver luogo nel periodo immediatamente successivo al risveglio di un trauma cranico con perdita di conoscenza. Potrebbe essere solo temporanea.
Medico2: Ciò non toglie che potrebbero esserci anche delle conseguenze a lungo termine. Almeno la tac non evidenzia ematomi critici.

Lena, che aveva ascoltato tutto, si sentì le gambe improvvisamente così deboli che non sostenevano più il suo peso, tanto da scivolare con la schiena lungo il muro sino a toccare il pavimento.

Lena: Julia…

1:00 p.m.
Reparto neurologia

Medico2: Vostra figlia soffre di Amnesia Post Traumatica. Adesso è quasi impossibile stabilire quando e se recupererà la memoria. Tra una settimana potrà essere dimessa, tuttavia io vi consiglio di farla assistere da uno specialista in questo campo – prese un biglietto da visita – qui c’è l’indirizzo del dott. Ivan K. Franz, è di origine tedesca ma vive in Russia da una ventina d’anni. Purtroppo da quando ha lasciato l’ospedale si è trasferito a Vladivostok.

Mr.Volkov: Lei pensa che quest’uomo potrà aiutare Julia? Vladivostok è a più di 10.000 km.
Medico2: Di casi come questo ha una lunga esperienza alle spalle. Credo sia il migliore nel suo campo.
Mrs.Volkova: Allora andremo a Vladivostok.

*** 

Il giorno seguente

9:30 a.m.
Scuola di Julia
cortile...

Mikhail: Non mi ha riconosciuto… non sapeva neanche il mio nome…
Anna: Oh Miki, ho paura… abbiamo perso Julia per sempre?
Mikhail: Ho parlato con sua madre ieri, mi ha detto che si trasferiscono a Vladivostok per andare da uno specialista. Non bisogna perdere la speranza…
Anna: Hai ragione… lei tornerà – piangendo – e dirà che… che è andata a fare una scalata sull’Himalaya..
Mikhail: Già… la solita contaballe…

***

Giunse il giorno della partenza…

8:02 a.m.
Casa Volkova

Mr.Volkov: Julia andiamo, presto tornerà tutto come una volta
Julia: ………

Julia fissava le valigie pronte all’ingresso, la sua mente spoglia dei ricordi vagava in un luogo distante invaso dalle tenebre, eppure, qualcosa nel suo cuore era rimasta inalterata nonostante le circostanze. In quel momento, tutto quello che sapeva era che; le due persone che le stavano accanto, le quali apparentemente sembravano volergli un gran bene, dicevano di essere i suoi genitori.

Da lontano Lena osservava ogni spostamento della famiglia mentre si apprestava alla partenza. Lei non aveva avuto il coraggio di mostrarsi agli occhi di Julia, sapendo che questa non l’avrebbe riconosciuta. Ma chi poteva mai dirlo con certezza?
Nei giorni in cui era ricoverata, Lena si affacciava di nascosto nella sua stanza, pur di vederla si spacciava per infermiera e si introduceva a notte fonda nella camera di Julia. Ma mai si era mostrata a lei apertamente. Spesso si sedeva a guardarla dormire, le lacrime vincevano ogni sua resistenza quando la vedeva. Perché? Continuava a ripetersi: "Non ho avuto neanche il tempo di dirti che ti amo…"
La madre di Julia le aveva dato il loro indirizzo affinché potesse andare a trovare sua figlia prima della partenza. Ma l’angoscia di rivedere quegli occhi gelidi e indifferenti puntati su di lei la bloccava. E poi, pensava, io sono l’ultima persona di cui si ricorderebbe, ci conosciamo da neanche un mese.

***

10 giorni dopo

10:30 a.m.

Vladivostok

Erano trascorsi un paio di giorni dal loro arrivo in città. Avevano affittato un piccolo appartamento e Mr.Volkov si stava organizzando per lavorare anche fuori sede, grazie al suo portatile. Julia stava dormendo sulla poltrona, mentre sua madre fissava un appuntamento con la segretaria dello specialista.

Mrs.Volkova: Il dott. Franz ci riceve dopodomani alle 9:00 a.m.
Mr.Volkov: Va bene. E’ così cambiata… sembra sempre triste, ha perso la sua vivacità…

Sua moglie lo abbracciò, e disse: Si sistemerà tutto, si sistemerà tutto…

***

Dopo due giorni

9:00 a.m.
Studio del dott. Franz

Segretaria: Il dottore è al corrente della vostra storia, un suo collega da Mosca lo ha informato riguardo il caso Volkova. Per il momento vuole parlare prima solo con voi. Prego accomodatevi, Julia aspetterà con me.

Così i genitori entrarono nello studio

Dott. Franz: Preko, voi dunqke sietew i genitoriew di Julae vero?

I signori Volkova lo guardarono perplessi, era un uomo oltre la sessantina, capelli grigi, baffi e lunga barba nera. Tutto sembrava tranne un medico, ma come si suol dire: l’apparenza inganna.

Mr.Volkov: Ehhhmm… può aiutare nostra figlia?
Dott. Franz: Dunqke, quantiew anni ha la giovaniew?
Mrs.Volkova: 14, quasi 15
Dott. Franz: Sekondow quantiow mi hanno dekto ha subitow un trama kreniko
Mr.Volkov (sottovoce alla moglie): Ma tu lo capisci quando parla? A me serve un’interprete.
Mrs.Volkova (al marito, sempre sottovoce): Io ci provo, fai lo stesso anche tu…
Dott. Franz (passeggiando nella stanza, con le mani dietro la schiena): E’ megliow ke vi dieka ke la kasa potrekbe andariew per le lunga, i trama kreniki portanow diversiew konseguensiew…
Mr.Volkov (pensando): E meno male che vive in Russia da vent’anni…
………….

Dott. Franz: Adekso vorreiw parlariew kon la giovaniew – premendo un tasto sulla tastiera del telefono - sekretaria facciaw entrarew Juliae.

Julia entrò e si sedette accanto a sua madre.

Dott. Franz: Juliae, sai ki sono questew due personiew vicinow a tei?
Julia: …..….
Mr.Volkov: Ti ha chiesto se sai chi siamo noi, Julia
Dott. Franz: Non ripekta la domandaw lasciew risponderew la giovaniew!
Mr.Volkov: Scusi ma, il suo accento non è certo tra i più spiccati!
Mrs:Volkova: Ma che dici caro. Julia aveva capito benissimo, vero tesoro?
Julia: ….mhmhmh…. forse
Dott. Franz: Preko lasciatemiew solo kon lei, uscitiew.

Ms.Volkova stava per replicare, ma la moglie lo trascinò fuori lo studio.

Julia: Dottore mi aiuti… non ricordo più le persone che mi vogliono bene… le sto facendo soffrire

***

7:00 p.m.
Casa Katina

Katya: Lena! C’è una chiamata per te!
Lena (dal salotto): Ti prego, non voglio parlare con nessuno.
Katya: Ma è Dasha, vuole sapere se vai alla festa
Lena: Dille che non ci vado!
Katya: Va bene

Qualche secondo dopo, Katya andò in salotto e si sedette accanto a lei

Katya: Cos’hai sorellina? Sei triste a causa di Julia? Faresti bene a dimenticarla, così non fai altro che tormentarti
Lena: Cosa dici?!? Per me lei è tutto ciò che conta anche se ti sembra assurdo! Come posso dimenticarla?!?
Katya: Per quanto ancora vuoi soffrire???

Lena si alzò improvvisamente e andò in camera sua.
Stringeva tra le mani la giacca di Julia. Pianse fino ad addormentarsi, sognò di loro due assieme mentre stavano passeggiando per un viale alberato di Mosca, mano nella mano.

indietro    indice    avanti