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***Capitolo
5***
Mrs.Volkova: Ciao, sei Lena, giusto? Lena: S-si s-s-sono io, c-come s-s-sta? Mrs.Volkova: Bene… cos’hai cara sembri agitata… entra, accomodati in casa Lena (schiarendosi la voce): G-grazie La signora accompagnò la ragazza in salotto e le offrì una limonata. Mrs.Volkova le disse che sua figlia era andata dal dott. Franz per la consueta seduta medica settimanale. Così parlarono a lungo di quello che aveva seguito quel terribile “incidente” e della memoria di Julia… La signora Volkova non capiva il vero motivo che aveva spinto la giovane a viaggiare per oltre 10.000 km pur di rivedere Julia; fin quando vide gli occhi di Lena riempirsi di lacrime mentre fissava una foto della sua amica sul mobile accanto al divano. Quella foto era molto recente, infatti, la sua pettinatura era diversa da come la ricordava; ma questo non la turbò affatto, anzi, non poté fare a meno di pensare come era bella anche con i capelli corti e neri. In quel preciso istante Mrs.Volkova capì che per quella ragazza Julia significava molto di più di una cara amica. Ad un tratto il cellulare segnalò alla signora l’arrivo di un SMS da parte della figlia: Mamma, il dott. Franz mi ha invitata a pranzo, non posso rifiutare. Ci vediamo stasera. Ciao Lena, poco dopo, si congedò da casa Volkova, decisa a ritornarci al più presto e fece ritorno in albergo. Guarda caso, il ragazzo che sembrava interessato a lei la attendeva nell’atrio… Ragazzo (sorridendo): Bentornata signorina Lena (con aria indifferente): Salve Ragazzo: Io sono Filip, ma lei mi chiami pure Fil. Se le occorre qualcosa sono a sua disposizione. Lena (salendo le scale): Io sono Lena e grazie per la disponibilità Ragazzo: Dovere Dopo aver pranzato in camera, considerato che suo padre non era ancora di ritorno, decise di fare una passeggiata. Uscì dalla stanza, cercando di non incrociare Filip, e si allontanò in fretta dall’hotel.
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4:00 p.m. Casa del dott. Franz In veranda, due persone erano sedute l’una di fronte all’altra… Julia: Scacco matto! Dott. Franz: …….. accidentiew, questaw è la sekondaw volta Julia: Che vuoi farci dottore, gli scacchi sono il mio forte Dott franz (mentre risistemava la scacchiera): Sentiew Juliae, tu e la tuaw famigliaw avete pensatow di sistemarview per semprew qui? Julia: ………….. Dott. Franz: Perkè io conoskow un buon appartamentow in venditaw da questew partiew Julia: Io non credo che i miei vogliano restare qui per sempre, credo stiano aspettando me. Che io recuperi la memoria. Dott. Franz: Capiskow. Un’altra partitaw? Questaw volta vinko io Julia: Ma se ti ho stracciato dottore! Geko: StRaCCiaToW StRAcCiaToW Dott. Franz: Staiw zittow tu! Perkè non torniew a fare il mutow?! Ke vuoi recuperarew il tempo persow tutto in una voltaw?!? Zittiscitiew! Geko: StraCCIatoW StrACcIatOW Julia (ridendo): E dai Geko… non infierire Dott franz (con aria seccata): ….mmmhmhhhm…. Julia guardò l’ora sul suo orologio da polso, forse era ora di andare… Julia: Dottore, è meglio che vada adesso, passo a trovarti domani, ok? Il dottore era impegnato in una discussione con il suo merlo, tempo in cui si girò per salutare la ragazza con la mano per riprendere il suo “dialogo” con Geko. Quel pomeriggio Julia decise di fare un po’ di jogging sulla spiaggia, considerata la quasi totale inattività sportiva negli ultimi tempi, si sentiva leggermente rammollita. Nel contempo Lena stava passeggiando in riva al mare. Julia si coprì la testa con il cappuccio della tuta e si avviò correndo verso la costa. Dopo una decina di minuti intravide il profilo di qualcuno che camminava nel suo senso opposto. Lena stava passeggiando sul bagnasciuga con i sandali nella mano sinistra e lo sguardo malinconico rivolto all’orizzonte, quando notò qualcuno che correva verso di lei. Le due si stavano avvicinando sempre di più, inavvertitamente una folata di vento scoprì il capo di Julia dal cappuccio… Ormai erano a pochi metri. Julia restò pietrificata e stordita nello stesso tempo. Quella ragazza davanti a lei, era l’alba seguente la lunga notte che oscurava i suoi ricordi. In un attimo, come tanti flash nella sua mente tutte le immagini, dal loro primo incontro fino a quel lontano giorno di quell’esplosione, riaffioravano nella sua memoria trascinando con sé anche quei tasselli che mancavano per completare il puzzle dei suoi ricordi, delle sue emozioni e della sua vita. Lena d’altro canto guardava la sua amata amica a bocca aperta, senza neanche riuscire a balbettare questa volta. Le lacrime le scorrevano ininterrotte dagli occhi; fece un passo in avanti, lasciò cadere i sandali, avanzò di un altro passo ed un altro ancora fino a quando, correndo, si precipitò tra le braccia di Julia, la quale era ancora stordita. Si guardarono a lungo negli occhi e lentamente, quasi a ralenti, le loro labbra si avvicinarono fino a toccarsi con un bacio. E continuarono a baciarsi per diverso tempo senza interrompersi neanche per respirare. Fino a che una delle due si allontanò leggermente dall’altra: Lena: Julia… io ti amo Julia: …anch’io Ormai tutto le era chiaro, le erano aggressivamente evidenti anche i sentimenti nascosti che le schiacciavano l’anima dal primo giorno che si erano guardate negli occhi. Lena: Tu… ti ricordi di me?! Julia: … “Sai io credo che quando incontri l’anima gemella è il tuo cuore a riconoscerla, non i tuoi occhi.” … Lena (abbracciandola): Julia… mi sei mancata da morire, ti amo! Julia: Mi sei mancata anche tu… Lena E restarono sedute sulla sponda strette in un abbraccio ad ammirare il tramonto senza aggiungere alcuna parola.
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7:00 p.m. Casa (ausiliaria) Volkova Mr.Volkov era appena rientrato e stava facendo una doccia. Sua moglie, si apprestava ad apparecchiare la tavola per la cena, nel frattempo pensava a Lena e a sua figlia… Mr.Volkov (ancora in accappatoio): Cara, dov’è Julia? Mrs.Volkova: Oggi è andata a pranzo a casa del dottore Mr.Volkov: Come mai tutta questa confidenza adesso? Mrs.Volkova: Ho dimenticato di dirti che una sua amica è venuta a trovarla nel pomeriggio, purtroppo lei non c’era… Mr.Volkov: Chi è venuta nel pomeriggio? Mrs.Volkova: Ti ricordi di Lena, la ragazza che era con noi in ospedale quel giorno? Mr.Volkov: Sì… Lena Katina, giusto? Mrs.Volkova: Proprio lei… non so ma qualcosa mi dice che questa Lena si è innamorata della nostra bambina Mr.Volkov: Che???????? Ma che idee ti frullano per la testa, sono due ragazzinE! Mrs:Volkova: Fino a poco tempo fa non lo avrei mai detto, però… adesso… Mr.Volkov: Adesso che?!? Che è cambiato adesso?! Mrs.Volkova: Tu non capisci, io me lo sento tra loro c’è qualcosa. Ti ricordi come ne parlava Julietta, della sua “amica”, quando ci raccontava di loro due assieme? Mr.Volkov:…………….. tutto ciò è semplicemente assurdo………….. Mrs.Volkova: Forse hai ragione… forse mi sbaglio… ma se così non fosse, ricordi quello che hai detto quando Julia era ancora una bambina… Mr.Volkov: Certo… quello che conta è solo “la sua felicità… niente di più.” Noi le vorremo sempre bene, qualsiasi scelta compia. La moglie si avvicinò e lo abbracciò come per suggellare quella frase. Ad un tratto un forte odore di bruciato invase l’intera casa… Mrs.Volkova: Oh!... accidenti! – correndo verso il forno, lo aprì senza guanti – Ahi!... caro… l’orata al forno si è completamente carbonizzata – sorridendo - mi dispiace Mr.Volkov (fingendosi imbronciato): E adesso? Ok, si va a cena fuori… IL campanello della porta iniziò a trillare... Il signor Volkova aprì la porta e vide due ragazzine, mano nella mano, che sorridevano felicemente: Julia: Ciao Dadi Nel giro di un secondo gli occhi del padre si riempirono di lacrime: Mr.Volkov: Julietta… In men che non si dica i due si abbracciarono affettuosamente, dopo qualche istante la signora Volkova si presentò all’ingresso con ancora il grembiule legato in vita. In un primo momento non capiva cosa stava accadendo fino a che Julia si staccò dalla morsa del padre e trascinò anche la mamma tra le sue braccia. Lena li guardava commossa. Julia: Mamma, papà, ora ricordo tutto… è merito suo – prendendo Lena per mano – lei è la ragazza della quale vi ho parlato tre anni fa Mrs.Volkova (asciugandosi le lacrime dagli occhi): Si bambina mia, noi la conosciamo già…
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8:15 p.m. Per le strade di Vladivostok L’intera famiglia più Lena si avviava verso un ristorante, strada facendo la ragazza dai capelli rossi telefonò al padre dicendogli che non sarebbe tornata in albergo per cena; strano da credere ma lui stava camminando incontro alla famigliola proprio mentre parlava al telefono con la figlia. Così si incrociarono intanto che stava comunicando al telefono… Lena: Papà! Mr.Katin: Mhh??? Lena? Che ci fai da queste parti? Lena: Sono con la famiglia di Julia, la ragazza di cui ti avevo parlato – sgomitando al padre e dicendo sottovoce – te la ricordi vero? Non farmi fare brutta figura Mr.Katin (ancora confuso): Ma certo Julia… cosa fate di bello? Mr.Volkov: Noi stavamo andando al ristorante vicino al porto, vuole unirsi a noi? Mr.Katin: Mooolto volentieri Lena (pensando): Speriamo in bene… Julia le stringeva la mano, mantenendo un sorriso giulivo estraneo a tutto ciò che le accadeva intorno. Arrivati al ristorante, si sedettero e ordinarono ognuno quello che gli passava per la testa, tranne il papà di Julia che, senza essere visto, stava contando i soldi nel suo portafogli… Dopo cena le due ragazze si allontanarono dicendo che: uscivano fuori a prendere una boccata d’aria. Inutile dire che era una splendida serata, si erano affacciate dal molo per ammirare il riflesso della luna e delle stelle sul mare. Lena: Julia? Julia: Sì? Lena: Ti ricordi proprio tutto adesso? Julia: Credo di sì Lena: Hai capito che cosa stavo cercando di dirti in quel bar vero? Julia (sorridendo): Direi di sì Lena (arrossita): Tu… da quanto tempo… Julia: Da sempre, anche se non riuscivo a capirlo… sai quando si cresce con un’educazione molto tradizionalista, come la mia, e quando credi che tutto quello che ti hanno insegnato e ripetuto sin da bambina, a casa , a scuola, in chiesa… sia indiscutibilmente giusto e privo di difetti; beh… non è facile riconoscere “qualcosa” che va contro le regole, anche se brucia come il sole nel tuo cuore e ti toglie il respiro ogni volta che ti è vicina… come tu sei per me. Lena: Io ti ho sempre amata in tutto questo tempo, e ti amerò per sempre. Non mi importa del resto. E così dicendo si avvicinò all’altra e la baciò con passione, entrambe noncuranti dei passanti che le fissavano. Intanto, nella sala adiacente al ristorante, Mr.Volkov e Mr.Katin si erano sfidati ad una partita di biliardo; visto e considerato che ognuno voleva offrirsi volontario per pagare la cena, decisero di risolvere la faccenda con una partita. Il vincitore avrebbe saldato il conto. La signora Volkova si domandava cosa stessero facendo le ragazze così si affacciò dalla finestra del locale e guarda guarda, le sorprese che si stavano baciando… A quel punto i suoi sospetti erano fondati, non poté fare altro che sperare che le due possano essere felici.
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E trascorse una
settimana, Lena e il suo paparino dovevano ritornare a Mosca; dopo
la promessa di Julia, che l’avrebbe presto raggiunta con la
sua famiglia, Lena a malincuore si stava preparando alla
partenza…9:20 a.m. Albergo Julia: E dai Lena, non fare quella faccia… il tempo di organizzarci e torneremo per sempre a Mosca. Ci pensi? Staremo sempre insieme Lena (sconsolata): Ma tu mi mancherai troppo amore Toc, toc Julia: Avanti Filip: Salve signorine, volevo avvisare Lena che suo padre l’aspetta giù nella hall. Lena: Ciao Fil, puoi dirgli che lo raggiungo presto? Filip: Ok Il ragazzo uscì dalla stanza Julia: Chi è Fil!?! Lena (scherzando): Sei gelosa forse? Julia: …………… Lena: Ma chi vuoi che sia! E’ solo il ragazzo addetto al trasporto dei bagagli Julia: Questo l’avevo capito da me Lena: Amoruccio, solo tu conti per me Julia (sospirando): ……….. Così scesero dal padre di Lena e si avvicinarono al taxi, Filip reggeva la portiera a Lena come al solito quando Julia arrivò alle sue spalle lanciandogli un’occhiata che lasciava intendere: Ehi allontanati da lei all’istante, se non vuoi farti male. Il ragazzo indietreggiò inconsapevolmente.
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7:30 p.m. Mosca Verso Casa Katina Lena e suo padre erano appena arrivati, Mr.Katin chiamò un taxi per la figlia poiché lui doveva presentare, immediatamente, un rapporto di lavoro molto urgente in ufficio. Il taxi arrivò poco dopo, Lena riconobbe l’autista: era Stephen. Lena (entrando nel taxi): Ciao Stephen! Che ci fai al volante di un taxi? Stephen: Guarda chi si rivede… Lena (sorridendo): Felice di rincontrarti Stephen: Sembri un’altra persona, l’ultima volta che ti ho visto avevi l’aspetto di una che portava il peso dell’intero mondo addosso, adesso invece… aspetta… hai “ritrovato” la tua amica! Lena: Si, le è tornata la memoria, grazie al cielo Stephen: Felice per voi Arrivati a destinazione… Stephen: Quando ti serve un passaggio fai un fischio, per il momento lavoro nella compagnia di taxi di mio zio, poi… chissà Lena: Buona fortuna Stephen Stephen: Anche a VOI Lena pagò il ragazzo ed entrò in casa, non fece neanche in tempo a posare le valige che Katya si precipitò davanti a lei trascinandola con sé nella sua stanza. Katya: Allora? Come è andata? Racconta, raccontami anche i dettagli Lena (avviandosi verso il letto): ….Katya sono a pezzi…. abbi pietà, ne parliamo domani, ok? Katya: Dimmi almeno come è andata? Lena: Tutto bene. Anche lei mi ama alla follia. Katya restò a bocca aperta; mentre la sorella, stanca ma strafelice, la spingeva lentamente fuori dalla stanza.
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Vladivostok9:00 a.m. Studio del Dott. Franz Dott. Franz: Sono felicissimow per tei Juliae, sai non tuttiew i miew pazientiew hanno rekuperatow completamentew la memoriaw; a quantow mi hai rakkontatow il meritow è della tuaw fidanzatinaw Lena – sospirando – Ohhh Elena… Julia (pensando): Noo ecco che ricomincia…. – alta voce – vorrei fartela conoscere un giorno, peccato che tu eri fuori città quando lei invece era qui… perché non vieni a trovarmi a Mosca, dottore? Dott. Franz: Chiamamiew Ivan, sareiw moltow feliciew di vederview assiemew, vedrò di raggiungerview questaw estate. Julia (mentre stava uscendo): Porta anche Geko – pensando – chissà che non riesca a parlare come si deve… Dott. Franz (abbracciandola): A prestow Julia Julia si stava commuovendo, finalmente il dottore l’aveva chiamata correttamente, non poteva crederci… Julia: Abbi cura di te Ivan, e anche di Geko. Julia pagò il dottore per le sedute terapeutiche conclusive e lasciò lo studio per l’ultima volta, dopodiché si incamminò verso casa. Fortunatamente il corso di studio che seguiva nella scuola privata era terminato. Senza dubbio il capitolo della sua vita a Vladivostok era completato; almeno fino a quando avrebbe deciso di tornarci, ma questa volta solo per il semplice desiderio personale di visitare di nuovo la città o qualcuno che ci viveva. Il giorno seguente, la famiglia stava lasciando l’abitazione per fare ritorno a Mosca.
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E finalmente a casa… 10:00 p.m. Qualcuno aveva avuto la bella idea di dare una festa per il ritorno di Julia. Chi? Anna ed il suo fidanzato Mikhail, come ai vecchi tempi. Solo che questa volta c’erano anche Lena e la sua amica Dasha (ancora disperatamente single). Anna: Lo sai che i capelli neri ti stanno veramente bene? Mikhail (scherzando): Già sembri un maschiaccio! La ragazza con i capelli corvini gli fece una smorfia… Julia: Così voi due vi siete messi assieme, eh? Anna (arrossendo): Ehm… - con aria preoccupata – ti da fastidio forse? Noi… io- Julia: Ma che dici! Non potrei essere più felice per voi! Mi chiedevo come mai Miki avesse aspettato così tanto a confessartelo… sono anni che ti sbava dietro Mikhail (rosso come i capelli di Lena): Julia! Lena digli qualcosa tu Lena (guardando Julia): Anche tu ci hai messo 3 anni per dichiararti Julia: Ma che centra questo adesso! Io ero in stand-by… E tutti esplosero in chiassose risate. Dasha che era uscita dal bagno solo allora, aveva perso il cosiddetto “filo del discorso”… Dasha (pensando): Che avranno mai da ridere… mah… Il telefono intanto squillava… Mr.Volkov urlò dalla sua camera che prendeva la chiamata, sperando che qualcuno l’avesse ascoltato data la musica a tutto spiano… Fortunatamente la moglie era già addormentata da un pezzo. L’uomo si sedette sul letto, prese il telefono e rispose… Mr.Volkov: Pronto? Pronto!? Pronto!!! Si accorse dopo un po’ di avere ancora le cuffie insonorizzanti… Mr.Katin: Pronto??? Signor Volkova? Non mi sente? Mr.Volkov: Sì, mi scusi ero distratto, come va? Mr.Katin (ridendo sotto i baffi): Ho interrotto qualcosa forse? Mr.Volkov (imbarazzato): No… veramente io stavo dormendo Mr.Katin: Mi perdoni per l’ora, ma volevo sapere se Lena torna a casa oppure no, mia figlia non ci ha detto nulla, è da un po’ di tempo che ha la testa fra le nuvole Mr.Volkov: Resta a dormire da noi stasera – pensando – spero non combinino nulla Mr.Katin: Ok, grazie per la vostra ospitalità, siete così gentili… comunque lei mi deve una rivincita a biliardo – ridacchiando – e questa volta lo pagherò io il conto Mr.Volkov: Vedremo, vedremo Mr.Katin: Buona notte e scusi ancora il disturbo Mr.volkova: Notte Il signor Volkova si chiedeva se i genitori di Lena erano al corrente della relazione tra lei e Julia. Lui e sua moglie, dopo quella sera, erano informati già da un pezzo; ad ogni modo Julia e Lena gli avevano raccontato l’intera faccenda poco prima che quest’ultima partisse da Vladivostok. E superato lo shock iniziale, erano rassegnatamente contenti per le ragazze. 0:30 a.m. Anna e Miki decisero che era ora di lasciare l’appartamento per permettere ai poveri genitori di Julia di riposare tranquilli ameno per un po’. Dato l’orario inconsueto, Mikhail stabilì che avrebbe dato uno strappo a Dasha, per poi accompagnare Anna. Dasha: Allora ci vediamo all’università, a domani Lena… a proposito è molto simpatica questa Julia, non mi hai ancora detto dove vi siete conosciute ………….. Lena: Ricordi quel giorno a scuola, quando si parlava di media scolastica e vita sentimentale? Ti ricordi che io ero completamente assorta nei miei pensieri? E parlavo di un a persona molto importante che avevo conosciuto poco tempo prima? Quella persona era Julia. Dasha era rimasta a bocca aperta. Julia si avvicinò e prese la mano di Lena, uscirono tutte e tre accompagnando gli altri due amici fino al cancello, poi li salutarono e, sempre con le mani intrecciate, ritornarono lentamente dentro casa. Dasha le guardava allontanarsi dal finestrino dell’auto con un sorriso compiaciuto stampato sulle labbra, come di chi ha appena risolto una complessa equazione.
FINE
(Completata il 3
Agosto 2003) |