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In quella cartellina c’erano tre fogli informativi, più un modulo da compilare con un bigliettino da promemoria attaccato sopra. E poi non dire che non ti piace, questo passa il convento. Lena sorrise, riconobbe la scrittura disordinata di Ioann. Il lavoro riguardava il settore amministrativo nella filiale di una famosa libreria. Probabilmente nessuno l’avrebbe vista in giro, e forse le sarebbe anche piaciuto, l’ambiente faceva al caso, preferiva di gran lunga i libri alle persone. Poi una mano della bruna le tirò via i fogli che stava leggendo con tanta attenzione da non accorgersi del risveglio della compagna. “Che roba è questa? Che altro stai tramando in quella testolina rossa?”, disse Julia, con i capelli scombinati e l’espressione appena percettibile, ancora annebbiata dal risveglio, e intanto faceva scorrere gli occhi sui documenti. La rossa si riprese ciò che era suo, risistemò i fogli nella cartellina, “È una domanda d’assunzione per la libreria in centro, dove sarai stata chissà quante volte”, sorrise. “Ovvio, c’è solo quella qui intorno..”, sottolineò la bruna strofinandosi gli occhi e poi il viso. “Però mi piace come posto, è tranquillo.. ho preso là i libri per l’università” Lena le ingarbugliò ancora di più i capelli, “Che forza! Stanno tutti su dritti senza gel!”, esclamò ridendo Julia brontolò e tornò a sdraiarsi sotto le lenzuola. “Ma poi.. dove andrai a vivere?” Lena si distese accanto a lei, le cinse il girovita con un braccio. “Non lo so ancora, ma penso qui vicino, quando mio padre mi raggiungerà, vedremo insieme” La bruna accarezzò il braccio che la stringeva, “Peccato che tu debba lasciare questo posto.. ci sono cose di questa casa che non dimenticherò mai” “Che romanticona..”, le mormorò la rossa all’orecchio, “L’essenziale viene con te, il resto è solo una cornice, no? .. però so che mancherà anche a me..” Bussarono giù alla porta. Lena scese ad aprire, e Ioann entrò in casa appena gli venne aperto il grosso portone. “Prego...”, ironizzò la rossa mentre che il tipo era già arrivato in salotto, non l’aveva neppure salutata. Ioann crollò su una delle poltrone, aveva l’aria esausta ed il viso leggermente contratto. Un secondo dopo, si tolse dei floppy disk dalla tasca destra del suo giaccone, “Come si dice, missione compiuta” Qualche secondo dopo scese Julia, con in prestino una delle vesti da camera dell’altra ragazza. Sorrise all’amico ricciolone e si avvicinò a Lena, posando un braccio intorno ai fianchi di quest’ultima. “Certo che voi dovete proprio annoiarvi a morte..”, affermò il tipo scuotendo la testa, “..ci sono tante altre cose che potreste fare oltre a.. quello. Ci sono gli scacchi, una conversazione intelligente, i videogame.. ma lo sapete che hanno inventato una cosa chiamata TV?”, proseguì sarcasticamente Julia lo ignorò: Ciao, che bello rivederti tutto intero, si vede che sei un duro – la rossa scoppiò a ridere Ioann si alzò dalla poltrona: Che c’è da ridere? Ha detto il vero, io ho risolto il problema come solo Ioann sa fare – rise Lena: Che modesto! Allora te li sei meritati questi trentacinquemila Julia sollevò un sopracciglio: Rubli? Lena: Dollari Julia: Ah.. ah! Ohhh.. – la rossa rise ancora, poi scompigliò di nuovo i capelli della bruna Ioann: Vabè, allora io vado.. che ne pensi del nuovo lavoro? Lena: È ok per me, grazie Ioann: Niente, è stato un piacere. Se ti sta bene, parlo io per te, basta che mi firmi questa delega – le passò un foglio – e sei fuori dal vecchio impiego Lena: D’accordo.. sembra che tu non veda l’ora di mandarmi via – scherzò, prese il foglio e firmò con la prima penna che trovò in giro per casa Julia: Grazie anche da parte mia Ioann: Figurati piccola, è il mio mestiere, e poi a lei ci tengo, l’ho quasi vista crescere Julia: E si vede che ci tieni Ioann si avvicinò un po’ alla bruna: Scusa la domanda, ma dai tuoi non torni più? Julia: Ci tornerò presto.. tanto so già cosa diranno. La rossa ritornò con il foglio firmato e lo riconsegnò nelle mani dell’amico. “Vieni a trovarmi qualche volta”, gli disse Ioann: Verrò per il fidanzamento – strizzò un occhio ad entrambe, poi andò via. Lena scrollò le spalle, era un tipo fuori del comune, l’aveva notato sin dal primo giorno che l’aveva visto. Però rimaneva una brava persona. La bruna andò in salotto ed accese un grosso televisore al plasma che occupava mezza parete, “Lo sai che non lo avevo visto prima? Eppure si fa notare..”, disse, accendendo su uno dei canali. ***
Ioann rientrò nella Lexus ed uscì dal cancello fino in strada, il sorriso gli scomparve del tutto dal volto, strinse i denti e partì. Guidò fino a casa, scese dall’auto ed entrò nell’appartamento. Tai gli andò vicino scodinzolando, ma un attimo dopo annusò qualcosa di diverso addosso al suo padrone. “Ciao amico..”, mormorò lui, si diresse in cucina e prese una bottiglia di brandy dalla mensola sovrapposta ad altri scaffali più bassi. Si diresse in camera sua un po’ barcollando, una volta dentro si gettò sul letto. E in quel momento squillò il suo telefono portatile. L’uomo rispose dopo qualche secondo… “Sì..” “Ioann? Sei arrivato? Tutto bene?” “Quante domande, sono a casa..”, lamentò “Come sta la tua ferita?” “Brucia come l’inferno..”, l’uomo riccioluto sollevò leggermente la maglia che indossava, portava una benda che gli avvolgeva completamente l’addome inferiore. E c’era una chiazza di sangue che traspariva dalla stoffa sul fianco sinistro. Ci versò del brandy, “Uhh!!! Ca*zo!!!..” “Ti mando un medico, quel bastardo ti ha accoltellato in un brutto posto, meglio non scherzarci troppo” “Non voglio un medico, voglio Hanna e voglio dormire…”, il telefono gli cadde dalla mano, svenne. “Ioann? Ci sei? Ti mando subito un dottore! Non ti muovere da lì!!” ***
Casa
privata, qualche giorno dopo, 9:31 a.m.
La biologa aveva delle brutte occhiaie, e poi era tremendamente nervosa. Negli ultimi giorni non era riuscita a scrivere nemmeno una riga apprezzabile per il nuovo libro, e poi con l’ex marito, e la partner dell’ex marito che andava e veniva come una mosca, non riusciva a trovare la minima concentrazione. L’uomo non si era mosso da quella casa in attesa della figlia, che a parte chiamare un paio di volte si era come volatilizzata. “E tanto qui deve tornare!”, si era ripetuto il primo e il secondo giorno, poi al terzo ebbe dei forti dubbi, al quarto perse quasi la speranza. Ekaterina era passata di là ogni giorno, gli aveva parlato, “Tua figlia è adulta, non la aiuterai trattandola come un’infante, è un’offesa alla sua intelligenza e alla tua”, gli aveva detto. “Lo so che è adulta, ma perché allora si comporta come una stupida ragazzina!”, si ripeté fra sé davanti allo specchio, mentre si radeva la barba di oltre tre giorni. All’improvviso vide un ombra sulla porta del bagno, “Ciao”, comparve la testa scombussolata della bruna, si fece avanti ma evitò di guardare il padre negli occhi. L’uomo si stava risciacquando il viso, non appena la vide, si portò altra acqua agli occhi, tanto per essere sicuro di non avere allucinazioni. “Julia, bella faccia tosta che hai..” “Scusa, non me la sentivo di affrontare un discorso con voi due, adesso la mia vita è già complicata così com’è, non ho bisogno che voi ci mettiate del vostro”, disse lei “Tua madre è molto preoccupata, vai da lei, poi parleremo”, disse il padre, afferrò bruscamente l’asciugamani. La ragazza indietreggiò di nuovo vicino alla porta, sguardo fisso sempre al pavimento; sembrava che tra loro tre, la madre, il padre e lei, qualcosa fosse cambiato definitivamente. E forse era proprio cambiata la stima che i genitori avevano nei suoi confronti. Tuttavia era certa che le volevano ancora bene. Come se riuscisse a percepirlo nell’aria di quella casa. “Mi dispiace se vi ho fatto stare male, non volevo..” “Va da tua madre”, insisté lui, guardando la figlia attraverso lo specchio, dai suoi occhi trapelava una sorta di battaglia tra la voglia di abbracciarla e quella di urlare, ma non fece nessuna delle due cose, rimase lì, con il viso gocciolante e l’asciugamani raggrinzito in pugno. Julia andò verso la camera che la madre usava come studio; era una stanza in più della casa che non aveva funzioni particolari. Aveva visto la lampada accesa attraverso uno spiraglio della porta, era una giornata molto nuvolosa, può darsi che stesse scrivendo. Una volta arrivata alla porta la spinse di poco per entrare e fece rumore di proposito per farsi notare. “Cosa c’è?”, parlò la donna senza distrarsi dal documento che stava elaborando al PC. Non udì alcuna risposta, quindi posò gli occhiali sul tavolo dietro a cui sedeva e si voltò sulla sedia girevole. Sgranò gli occhi quando vide la figlia in piedi davanti a lei. Si alzò dalla sedia, si avvicinò, la giovane aveva l’apparenza di essere in forma, ovunque fosse stata. La madre la schiaffeggiò con abbastanza forza da farla retrocedere. Un secondo dopo, la biologa si mise a piangere, girandosi di spalle alla bruna che era rimasta con una guancia arrossata e lo sguardo sempre basso. Alcuni secondi dopo si avvicinò alla donna, le posò una mano sulla schiena, “Mi dispiace”. La madre si girò rapidamente e la abbracciò stretta, era passata una vita dall’ultima volta che aveva mollato una sberla alla figlia, ora si sentiva frastornata. Ci volle del tempo prima che i singhiozzi tacquero definitivamente, e in quel tempo erano rimaste continuamente vicine. “Che ti è successo Julia? Come è accaduto tutto questo?”, mormorò la donna dopo aver ripreso controllo di sé. “Me lo sono chiesta anche io”, sorrise appena l’altra, “Però quando si tratta di amore, non si sa mai come va a finire..”, seguitò Qualche istante dopo, l’uomo le raggiunse, le trovò abbracciate e notò un’espressione più serena sul viso dell’ex moglie. “Si festeggia?” Julia sorrise timidamente al padre, non sapeva ancora come muoversi intorno a lui, era difficile cambiare atteggiamento tutto d’un tratto, cioè era difficile immaginare di essere considerata diversamente da suo padre e fare altrettanto. Ma poteva essere solo una sua difesa eccessiva, quella di sospettare esclusivamente atteggiamenti negativi. “Perché non andiamo a sederci di là, così possiamo raccontarci questi ultimi giorni”, suggerì la donna intanto che si asciugava il viso. La figlia annuì. Il padre sospirò pesantemente. ***
Libreria
Centrale – 10:12 a.m.
C’era confusione per via di una conferenza che doveva tenere un saggista di elevata fama, tutta la gente si muoveva rapidamente e in tutte le direzioni dell’edificio. Lena non ne sapeva niente, quando arrivò si ritrovò immischiata tra un gruppo di gente che domandava informazioni a destra e a manca. Quando riuscì a raggiungere la direzione per presentare la sua domanda calcolò che forse non era il momento migliore, era indecisa tra l’andarsene, lasciare i suoi documenti a qualche responsabile o restare. “Mi scusi?”, provò a fermare una donna con la targhetta ‘staff’ affissa in petto, ma questa non le diede retta. Poi un uomo le si parò davanti, era un tipo grosso, la squadrò dall’alto dei suoi quasi due metri. “La conferenza si tiene ai piani bassi, le devo chiedere di scendere”, le parlò il tipo “Devo consegnare una domanda di assunzione alla direzione”, replicò la rossa “Allora prego, da questa parte”, l’omone fece strada, sembrava della sicurezza, comunque le camminava davanti, e lei non riusciva a vedere nient’altro dato che il tipo bloccava quasi tutto il corridoio. Un minuto dopo si fermò davanti ad una porta, “La direzione amministrativa è qui”, la ragazza ringraziò e il tipo ritornò al suo posto. Ioann aveva già parlato di lei, in teoria era già assunta, a volte Lena si stupiva degli assi nella manica che nascondeva il suo amico riccioluto, era capace dell’incredibile. Alla fine, dopo una lunga presentazione dei suoi compiti, si stabilì che avrebbe iniziato la settimana entrante. Quando scese incontrò di nuovo il tipo grosso che l’aveva accompagnata, questo ammiccò sorridente un paio di volte, la ragazza sollevò la mano sinistra e richiamò l’attenzione del tizio su un anello luccicante. L’omone smise di sorridere e tossì imbarazzato, poi riprese a salutarla. Lena uscì dalla libreria, e se la rideva... *Flashback*
Il giorno prima, nella stanza della rossa, le due ragazze erano in veranda. La grossa camera in cui dormiva la rossa aveva appunto una piccola loggia dalla splendida vista, specie al tramonto. La bruna si sfilò un anello in oro bianco che portava al medio della mano destra, prese la mano sinistra dell’altra ragazza che la guardava incuriosita, e glielo infilò. “Ti sta bene, non trovi?”, disse arrossita mentre osservava l’espressione confusa di Lena. Julia: Facciamo che lo tieni tu d’ora in poi, per me è molto prezioso, e se lo manterrai lo sarà ancora di più Lena: Ma Julia.. Julia: Ok, se non ti piace posso sempre cambiarlo Lena: Julia! Julia: Guarda che lo so come mi chiamo! – sorrise Lena: Perché? Non voglio che ti separi da- Julia: Io sì! Voglio darlo a te, quell’anello ce l’ho da quando ho compiuto diciotto anni, è un regalo di mio padre Lena: Allora forse a lui dispiacerà non vedertelo più al dito Julia: Non penso, per me adesso è come in cassaforte… *fine
flashback*
Parte II
Il
dottore risistemò le coperte fin sotto il mento di Ioann,
“Abbiamo fatto appena in tempo l’altro giorno, pochi minuti e ci
lasciavi la pelle, oggi va un po’ meglio”, gli disse, il paziente era
sotto l’effetto di anestetici, non seguiva tutte le parole che
pronunciava il medico, però la sua fidanzata aveva afferrato il
concetto molto bene.
“Quando crede che si riprenderà?”, domandò la donna preoccupata “Un paio di settimane, naturalmente dovrò visitarlo di nuovo più in avanti”, raggiunse il collega di Ioann che l’aveva chiamato, ed insieme uscirono dall’appartamento. Il Labrador arrivò fino vicino al letto, guaiva come se sapesse che il padrone non stava granché bene, “Esci Tai, non può giocare con te adesso”, la giovane donna portò il cane fuori la camera e chiuse la porta lasciando che il partner riposasse. “Lo sapevo che prima o poi finiva così..”, mormorò con le lacrime agli occhi, mentre accarezzava il Labrador accucciato sul pavimento, proprio davanti alla porta di quella stanza. ***
Lena viaggiava in autobus verso casa, ogni tanto osservava quell’anello che aveva al dito, era della sua misura, non c’era niente da dire, ed era finemente intarsiato all’esterno, bisognava guardarlo attentamente da vicino per notarlo. “Il suo fidanzato ha buon gusto”, disse una signora dall’aria allegra, seduta accanto a lei, la rossa sorrise senza aggiungere nulla. Scese alla sua fermata e proseguì a piedi, strada facendo ripensò a quello che avrebbe potuto fare in quella libreria, il posto non era male, certo non era così tranquillo come le aveva anticipato Julia, ma forse si trattava di poche eccezioni. Alla fine arrivò sul marciapiede che conduceva alla villa, c’era qualcuno che si guardava intorno, proprio davanti al cancello spalancato come al solito. Un uomo, con un cappello ed un bastone. “Papà? .. Papà!”, chiamò la rossa non appena lo riconobbe. “Ehilà!”, l’uomo sorridente sollevò il bastone, “Quanto tempo stavolta!” “Ciao papino..”, Lena lo raggiunse di corsa e lo abbracciò, “Come stai?” L’uomo si tolse il cappello, “A parte qualche capello bianco in più sto benone, sono anche dimagrito”, rispose l’uomo allegramente “Vieni in casa, ti devo parlare di tante cose che per telefono non ti ho detto…” La sagoma di un uomo li osservava mentre entravano nella villa. Si era accostato al muro che circondava l’esterno della villa, prese il suo cellulare e chiamò, attese due squilli, “Sono io, mi devi fare un favore, voglio che scopri perché una giovane ricca, che vive in una villa da un milione di dollari, cercava lavoro in una concessionaria.” “Lascia perdere, abbiamo qualcosa di più serio di cui preoccuparci, o pensi che c’entri qualcosa con quel gran figlio di pu**na che ci ha fatto quel bel servizio?”, domandò la voce al telefono “Mmm.. non lo so, di certo le due cose sono avvenute con poco intermezzo di tempo” “Va bene, dimmi che devo fare” ***
9:02
casa privata, il giorno dopo
Julia si risvegliò nel suo letto, da sola. Si rese conto di quanto già le mancasse. Aveva parlato con i suoi per ore, era stato come spingere a tutta forza contro una parete inamovibile. Non c’era stato verso in sintesi. Loro a dire che doveva aspettare e pensarci su mille volte, lei a ripetere di continuo che ormai aveva fatto la sua scelta per tutta la vita. Quelle frasi le erano rimaste in testa tutta la notte… “Mamma, guarda che non è come andare al mercato, che ti fermi a comprare dove la merce ti sembra migliore. Io ho scelto ancora prima di conoscere davvero chi era.”, spiegò la ragazza “Julia, hai appena vent’anni, eppure hai visto che è successo tra me e tua madre. Dovresti aver capito che l’amore non basta a legare per sempre due persone, ci sono altre cose, altrettanto importanti, mi chiedo se tu le hai considerate queste cose, o se le conosci”, disse il padre. “Altre cose come il lavoro?? Ci ho pensato eccome papà.. non è più un problema” La madre si alzò da dove sedeva, e prese a camminare lentamente intorno ai divani, “Non riesco ad immaginarti con una donna.. non ci riesco.”, andò via, verso lo studio. Il padre prese la mano della bruna, “Con il tempo forse si sistemerà tutto. Ma tu non scappare più, ci hai fatto stare in pena” La figlia lo abbracciò, “Non lo farò” Più tardi, la bruna uscì dalla sua stanza e si affacciò in cucina, non trovò nessuno. Suo padre se ne era tornato alla sua vita e la madre, forse ancora sulla tastiera a scrivere o chissà in che altro luogo per lavoro. La ragazza preferì uscire. Chiamò Lidi al telefono appena mise piede fuori casa, “Ciao Lidi, è da una vita che non ci sentiamo” “Tu guarda chi si è sognata di chiamare!!”, esclamò l’amica “Lo so, ma ho avuto una settimana.. per raccontarti ci vogliono almeno sei caffé al bar”, sorrise “Quando ci vediamo allora?” “Chiama tu quando sei libera dal lavoro” “Va bene, allora tra oggi e domani mi faccio sentire, ciao tesoro, baci! Guai a te se sparisci!” “Ok, hehehe.. ciao” ***
All’incirca nello stesso momento, nella villa dove abitava Lena, e ora anche suo padre, la cucina si stava rianimando un po’ alla volta. Qualcuno si era alzato presto, aveva spalancato un po’ di finestre ed ora stava preparando la colazione. La rossa attese davanti ad una tazza di caffellatte che il padre si risvegliasse. Era talmente felice negli ultimi giorni che non riusciva a crederlo; poteva sorridere per ore in compagnia della bruna, o ridere per qualsiasi trovata stramba di Ioann, o piangere dalla gioia rivedendo suo padre dopo mesi. Qualcosa era arrivato all’improvviso e le aveva tirato fuori tutte quelle emozioni di cui aveva dimenticato l’esistenza. Poteva far diventare speciale ogni cosa che era stata insignificante per tutta la vita. “Buongiorno!”, pronunciò il padre allegramente, la figlia gli sorrise distogliendosi dai suoi pensieri, “Ben alzato, come hai dormito?” “Come una pacchia! Ehehe! Mi hai dato una stanza favolosa!”, andò a sedersi intorno al tavolo. Ma poi sbiancò inaspettatamente, iniziò a tossire, “Mi prenderesti.. le compresse .. nella tasca esterna della mia borsa..”, disse tossendo. La figlia andò di corsa a recuperare il tubetto con le comprese, era stato sempre lo stesso da che lei ricordasse. Lo trovò subito ed aiutò il padre a mandar giù uno di quei grossi confetti. Circa dieci minuti dopo, la tosse dell’uomo andò diminuendo fino a quasi scomparire, la giovane dai capelli rossi lì a massaggiargli le spalle sperando di aiutarlo, “Va meglio?” “Sì non ti preoccupare, ogni tanto succede.. ma poi passa. Eh.. che vuoi farci, ognuno ha la sua croce”, sospirò l’uomo, la ragazza gli posò del caffé caldo davanti. Distratti com’erano, Lena sobbalzò e l’uomo saltò in piedi non appena udirono il crash di un vetro che si infrangeva. “Che si è rotto?”, domandò l’uomo ancora scosso “Non lo so..”, la figlia si spostò cautamente verso la porta, “Aspetta, vengo anche io”, suggerì il padre raggiungendola. “Ma non dovremmo preoccuparci, forse è solo una spinta di vento”, ipotizzò Lena mentre avanzava nel lungo corridoio, con suo padre al fianco che si guardava sempre intorno. In quel preciso istante, l’intera villa sembrava non più quell’edificio soleggiato che l’uomo aveva ammirato al suo arrivo, poteva più accostarsi alla casa degli Addams. “Forse, già..” Lena si sentì afferrare non appena si avvicinò ad un angolo della parete, un secondo dopo perse i sensi. “Lena!” gridò il padre, un altro individuo vestito di nero, con una maschera ignota completamente bianca si avvicinò a lui e lo colpì con il taglio della mano alla base del collo. L’uomo crollò sul pavimento ancora prima di capire che era successo. “Andiamo”, disse questo al compare, similmente vestito, con tra le braccia la giovane dalla chioma rossa in vestaglia. ***
La bruna passeggiava in strada con le mani nelle tasche dei jeans, i capelli pettinati alla meglio e il gel a fare il resto, tutto sommato stavano crescendo ed era complicato modellarli completamente a suo piacimento, come aveva sempre fatto. Il cappuccio della sua maglia si sollevava leggermente con il venticello che soffiava, aveva deciso di camminare a piedi quella mattina, l’autobus l’aveva accompagnata per un certo tratto di strada e basta. La lunga strada, a cui apparteneva la villa della ragazza che amava, era piana e praticabile in molti modi, a piedi o in bici, in auto o tram, e anche in skate se qualcuno avesse voluto. Quando si avvicinò a sufficienza al cancello vide un furgoncino bianco posteggiato malamente nello spiazzo che c’era all’interno, bloccava il passaggio, era troppo vicino al cancello e sembrava entrato in retro marcia. La bruna si intrufolò comunque, constatò che non c’era nessuno al volante, proseguì verso la grossa porta della villa, e stava per bussare quando vide due uomini in nero arrivare rapidamente da un lato del palazzo, uno di loro con qualcuno di molto familiare tra le braccia. “Ehi..”, Julia li lasciò avvicinare ancora, questi parevano non averla ancora vista. Ma poco dopo la osservarono molto bene, uno di loro prese un coltello a lo avvicinò alla gola della donna che aveva in braccio il compare, “Vattene, tu non ci hai visti” “Col caz*o..”, pensò la bruna con il cuore che pulsava impazzito dal terrore e dall’ansia per la rossa. I due le passarono accanto cautamente, erano convinti che la piccola ragazzina si era paralizzata dalla paura e quindi non avrebbe creato noie. Il tipo rinfoderò il coltello, si avvicinò al portellone posteriore del furgoncino e fece per aprirlo, un secondo dopo si ritrovò per terra, stordito. Un discreto sasso gli rotolò vicino, sul terriccio. L’altro lasciò cadere la rossa, Julia si lanciò a terra per impedire che si facesse male, praticamente le cadde per metà addosso. Quello in piedi spinse il compare, che farfugliava frasi sconnesse, dentro il furgoncino e prese posto alla guida, guidò come un pazzo fino in strada e via di seguito. Il padre della ragazza era arrivato alla grossa porta, scrisse qualcosa sulla mano. Una targa. Spostò poi gli occhi sulla figlia, osservò che questa si era svegliata e si stringeva ad un’altra ragazzina che le accarezzava il viso come per tranquillizzarla. Fino a che vide che si stavano baciando, “Oh! Che stai facendo!?”, si avvicinò. Lena si tirò su, “Papà, lei è Julia” “Capisco..”, disse l’uomo, ricordando parte del racconto della figlia, un secondo dopo sorrise, “Mi piace la ragazzina..”, pensò tra sé. “E come fai di cognome Julia?” Julia: Ahm.. Volkova, signore “Volkova.. lo già sentito”, strofinandosi il mento, pensò che non troppo tempo fa aveva recensito un libro di una scrittrice brillante. “Per caso tua madre è una biologa?” Julia: Sì signore – si spolverò i vestiti, il libro di sua madre aveva già girato il paese, non si meravigliò più di tanto Lena: Ma papà, di me ti sei dimenticato? – chiese un po’ delusa “No no, stai bene vero? Io mi sento il collo a pezzi..”, disse massaggiandosi, “Dobbiamo avvisare la polizia, per fortuna gli ho visto la targa, ci avranno scambiati per ereditieri.. hai buona mira Julia, complimenti” Julia arrossì: Grazie signore “Chiamami papà”, disse lui allegramente. ***
Al
telefono, quel pomeriggio...
“Ioann?” “Sì, dimmi Sten” “Stanno facendo ricerche sulla tua amica, gli uomini di X” “E perché!?!?” “Non ne ho idea, però mi hanno stancato, riferisci al capo di sbrigarsi con quei files, stanno nocendo a troppa gente” “Mi hanno detto che l’operazione è già partita, è questione di giorni e li prenderanno tutti, ma Lena sta bene, vero??” “Suppongo di sì, dalla sua villa è partita una denuncia a loro carico, penso sia all’oscuro di tutto” “Meglio che non sappia niente, non ce n’è bisogno” “La tua convalescenza?” “Sono in piedi stamattina, tra pochi giorni potrò fare due passi con Tai.. mi mancano le nostre passeggiate” “Hanna non sarà felice di vederti tornare al nostro lavoro..” “Lo so, però lei ha accettato anche questo di me.. voglio avere dei bambini Sten, mi ritirerò quando sarà il momento, proprio come Lena…”, Ioann aprì il vetro della finestra nella camera. C’era aria d’estate fuori. ***
Diversi
giorni dopo, 2:00 p.m. – in libreria
Julia giocherellava con due penne nere, sedeva dietro la scrivania della rossa e stava aspettando proprio lei. Era un ufficio carino, e poi non c’era nessun altro. Cioè, se andava a trovarla, potevano restare da sole senza problemi. Lena camminava a passo svelto per la libreria, gli avevano detto che c’era una certa Julia ad attenderla nel suo ufficio. Per sbaglio urtò qualcuno, una donna sui quarantacinque, dai lunghi capelli bruni, lo scontro le fece cadere un grosso volume dalle mani. ‘Ingegneria genetica d’avanguardia’. “Mi scusi tanto! Si è fata male?”, domandò la giovane rossa preoccupata, la aiutò così a sollevarsi. “No, tutto bene, grazie ”, sorrise la donna, lesse una targhetta sul petto di quella ragazza dai boccoli rossi, “Lei è dello staff? Forse può aiutarmi, sto cercando la sala congressi” “Certo, l’accompagno”, disse Lena facendo strada, “Deve presentare un libro?” “Non proprio, ho un appuntamento con un vecchio amico dell’università. Un appuntamento informale”, spiegò la donna. Poco dopo arrivarono, Lena salutò la donna che ringraziò cortesemente, e finalmente tornò al suo ufficio, “Lena, quanto ci metti a fere due piani?!”, brontolò la bruna dalla poltroncina su cui si era sbracata. “Scusa amore, ho incontrato una signora che voleva delle indicazioni”, baciò lievemente le labbra della compagna, “Come vanno le cose da te?” Julia: Insomma, così, ormai mi ci sto abituando alla situazione, mia madre è un osso duro da convincere, comunque ci sto lavorando.. tu e tuo padre avete trovato casa? Lena si accomodò sulle gambe della bruna: Sì, l’ultima che abbiamo visto è molto carina, piacerà anche a te scommetto Julia: Sono contenta.. senti.. - arrotolò fra le dita uno dei riccioli rossi – sei libera questo sabato? Lena: Sì, si esce? Julia: Esatto… - sorrise, la rossa le avvolse le braccia intorno al collo e la baciò sulla punta del naso. ***
Un sabato pomeriggio nel grande teatro di San Pietroburgo. La folla si accalcava agli ingressi per trovare il proprio posto. Le due ragazze sedevano in platea, vestite con più eleganza del solito, “Avevi detto che ti piace l’arte, giusto?”, mormorò la bruna all’orecchio di Lena. “Sì, è meravigliosa..”, la rossa aveva un’acconciatura insolita, tutti i capelli tenuti su in una pettinatura stile classico. La bruna tutto il contrario, si era stirata i capelli lisci, le davano un’aria molto più adulta . Il sipario si aprì in perfetto orario, all’inizio il palcoscenico era vuoto e nell’ombra, ma molto presto l’arrivo di qualcuno ne avrebbe illuminato la scena. FINE
(completata
il 31/10/2006)
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