Flabbergasted 2
1     2     3     4     5a     5b(epilogo)
Genere: Commedia/Romanzo
Categoria: Non classificata

Valutazione: Sconsigliata ai minori di 13 anni
Restrizioni: Ogni personaggio noto nella fiction appartiene solo a sé stesso. Le citazioni di: testi, brani, artisti e/o nomi e cose di pubblico dominio, appartengono al rispettivo autore o autori.

***Capitolo 1***

Le vicende si riallacciano esattamente 1 mese dopo la festicciola a casa di Julia in seguito al suo ritorno da Vladivostok. Da quel momento in poi le due ragazze si erano legate sentimentalmente ancora di più, tanto da non riuscire più a stare separate a lungo l’una dall’altra…

9:10 p.m.
Parco

Non c’era quasi nessuno in giro e del sole neanche l’ombra, il cielo era più buio che mai a causa del manto di nubi che oscurava le stelle e la luna. Ciononostante per qualcuno era una serata magnifica. Poco distante dal sentiero principale del parco c’era una panchina sulla quale era seduta una ragazza. Ma non c’era solo lei, sulle sue gambe infatti poggiava la testa di un’altra ragazza sdraiata sulla panca e con le mani giunte che, con lo sguardo bloccato negli occhi verdi dell’altra, sorrideva divertita dal modo in cui questa le arricciava i capelli corvini con le dita.

Julia: Vuoi cambiarmi la pettinatura? Credevo ti piacessero così come sono i miei capelli…
Lena (abbassando il viso sull’altra e baciandole una ciocca): Certo che mi piacciono

Julia la afferrò mentre era chinata e avvicinò le loro labbra fino a congiungerle. E diedero inizio ad una lunga serie di baci no-stop. Dopo qualche minuto senza fine si separarono leggermente, Julia si sollevò, si girò e abbracciò l’altra, stringendola a sé come una bambina stringe il suo nuovo peluche.

Lena: Julia così mi soffochi!
Julia (baciandole il collo): …mmmmmm…
Lena: Julia?
Julia (spostando i baci verso il mento): …..
Lena (arrossendo): Julia?? Che stai facendo??? Siamo in un p-p-parco p-pubblico lo hai dimenticato!?
Julia (allontanandosi per guardarla in viso): Ti amo

Lena al semplice suono di quelle due parole si dimenticò di tutto il resto, il cervello si scollegò dall’area razionale e piombò in quella percettiva. In pochissimo tempo si sdraiò sulla panchina trascinando, letteralmente, Julia sopra di sé per la felpa e poggiando le mani sulla sua schiena…

Lena (con i battiti a mille): Julia…

Qualcuno le stava osservando dall’ombra di un lampione che illuminava debolmente la panchina:

Metronotte (puntando una torcia sulla faccia di Julia): Cosa state facendo?!?
Julia: Ahhhh!
Lena: Oddio!

La ragazza dai capelli corti cercò di proteggersi gli occhi dalla luce con la mano sinistra ma sbadatamente perse la presa sulla panca con l’altra mano e scivolò sul terreno. Lena scattò in piedi e si inginocchiò vicino alla compagna verificando che non si fosse fatta nulla, eccetto una lieve ammaccatura. La guardia le fissava in modo strano, quasi come fossero due squilibrate.

Metronotte: Dunque?!! Perché non siete a casa ragazzine?!?
Julia (incazzata): Ma porca di…. quella…
Lena (tappando la bocca alla sua amica): Ci stavamo andando, volevamo solo riposare un po’ prima…

A sentire quelle parole Julia scoppiò a ridere all’istante e si rotolò nell’erba dimenticandosi anche del dolore al didietro. Il metronotte, sempre più dubbioso della sanità mentale della ragazzina bruna, guardò l’altra dai capelli rossi con aria interrogativa. Lena sollevò di peso la brunetta che ancora stava ridendo e accennando un saluto alla guardia si avviò tirando l’altra ragazza verso l’uscita del parco.

***

10:51 p.m.
Casa Volkova

Mr.Volkov guardava con un occhio la partita di tennis in tv e con l’altro l’orologio; ogni singolo minuto. Sedeva in vestaglia e pantofole ma non poteva andare a letto. Era più forte di lui se Julia non ritornava a casa non riusciva a rilassarsi. La figlia non faceva altro che ripetergli che ormai era grande, tuttavia per i genitori non si è mai cresciuti abbastanza. La moglie si affacciò da dietro la porta e sospirando andò a sedersi accanto a lui. Il marito con gli occhi rossi dalla stanchezza non si era neanche accorto di lei e quando questa gli poggiò una mano sulla spalla lui saltò dalla poltrona.

Mr.Volkov (ansimando): Moglie! Prima o poi mi verrà un attacco….
Mrs.Volkova (sorridendo): Prima o poi ti addormenterai in piedi
Mr.Volkov: Ummmm… perché non è ancora tornata…
Mrs.Volkova: Tu alla sua età rincasavi all’alba… se ricordo bene… già
Mr.Volkov (guardando la tv): Lei è ancora una bambina… e poi è una femminuccia.

TV: … ed ecco che Johnson si porta ancora in vantaggio 30 a 0, per l’avversario si mette male… un MOMENTO ma cosa sta facendo?? PETROV GETTA LA RACCHETTA ATTRAVERSA LA RETE SI SCAGLIA SULL’AVVERSARIO… INCREDIBILE SE LE STANNO DANDO DI SANTA RAGIONE-

La signora Volkova, allibita, spense la tv e prese il telefono.

Mr.Volkov: Proprio adesso me la devi spegnere che stava diventando interessante!

La moglie lo ignorò e compose il numero della figlia…

Lena: Pronto?
Mrs.Volkova: Lena, Julia è lì con te?
Lena (mentre strofinava la schiena di Julia): Sera signora, un attimo che gliela passo…

Julia si stava soffocando con l’acqua di una fontanella che gli era andata di traverso e con l’indice si rifiutava di rispondere a telefono. Lena si avvicinò all’orecchio della sua ragazza sussurrandole: Tua madre è in pensiero

Julia (prese il telefono e cercò di schiarirsi la voce): Mamma?
Mrs.Volokva: Julia hai guardato l’ora? E’ tardi tuo padre è ansioso lo sai

Il marito intanto sbuffava alle sue spalle.

Julia: Ok ok sto arrivando accompagno Lena e arrivo; ciao e non vi preoccupate non ho 5 anni.

Riagganciarono quasi contemporaneamente.

Lena: Perché mi vuoi sempre accompagnare?!
Julia: Perché mi fa piacere, e poi sono più tranquilla se vengo con te
Lena: E tu poi? Torni a casa da sola, non pensi che anche io mi preoccupo per te?
Julia (abbracciandola): E dai… poi ti chiamo appena arrivo, ok?
Lena (arruffandole i capelli): Vuoi averla sempre vinta tu!

***

Le ragazze raggiunsero la casa di Lena circa una mezzora dopo, bene o male era stata una serata piacevole. Si salutarono con una bacio interminabile se non fosse stato per Katya. Questa affacciata alla finestra della sua stanza stava quasi urlando: Ehi! Voi due! Perché non continuate a sbaciucchiarvi dentro, fuori fa freddo!

Lena (allontanandosi da Julia): Katya!!! Sta zitta vuoi svegliare anche i nostri genitori?!!
Julia: Notte amore
Lena (sospirando): Notte e stai attenta

Julia alzò la mano salutando la sorella di Lena e s’incamminò verso casa. Lena la osservò ancora per un po’ poi si ricordò della sorella che stava ridendo affacciata alla finestra, le fece una smorfia ed entrò in casa.
La sorella la aspettava davanti alla sua stanza con un sorriso furbastro che lasciava trasparire  la sua curiosità. Entrarono nella camera di Lena e la sorella si sedette sul letto mentre l’altra si stava cambiando.

Lena (sorridendo): Ma che sorella impicciona che mi ritrovo..
Katya: Allora? Che avete fatto di bello?
Lena: Quello che tu fai con il tuo ragazzo … pressappoco, che domande
Katya: Vuoi dire che… tu e lei… insomma voi due avete fatto quella roba lì…
Lena (arrossendo): Nooo non quella… non ancora almeno… e smettila di pensare sempre a quello!
Katya: Ooooh, non ti arrabbiare
Lena: Vai a dormire, domani mi devi accompagnare in un posto, si esce alle 8
Katya: Che??? Dov’è che ti devo accompagnare??? Alle 8??
Lena: Lo hai dimenticato?! Non ci posso credere… tra due giorni è il compleanno di nostra madre… che testa che hai sorellina
Katya: Ma tu mi sottovaluti Lenuccia Lenuccia… sei tu quella fuori di testa. Io le ho già comprato il regalo da un bel pezzo.

Lena la guardava uscire dalla stanza con aria seccata, non voleva concludere così il discorso. Tirò il cuscino sulla testa della sorella senza pensarci due volte. Katya si girò, raccolse il cuscino e con i capelli arruffati lanciò un’occhiata di sfida alla sorella; seguì, quindi, una battaglia di cucinate tra le due sorelle che durò fino a quando entrambe crollarono esauste sul letto di Lena e si addormentarono quasi all’istante.

***

11:40 p.m.

Julia era arrivata a casa. Entrò, e dall’ingresso vide suo padre seduto in poltrona addormentato con la tv accesa, in quel momento stava trasmettendo un documentario sulla cardiochirurgia. La ragazzina osservò con repulsione, per qualche secondo, il modo in cui un paziente veniva sottoposto ad un intervento, corse a spegnere il televisore e si avvicinò al padre.

Julia: Dadi??? Perché non dormi in camera da letto? E’ così comoda questa poltrona?
Mr.Volkov (mentre si risvegliava): Mmhh … devo andare in ufficio… che ore sono cara?
Julia: Ma che dici, se sono le undici-
Mr.Volkov (aprendo gli occhi di colpo): NOO!!! MI LICENZIERANNO!!
Julia (bloccando il padre sulla poltrona): Ma quale ufficio!!! Sono le undici di sera!
Mr.Volkov (completamente sveglio): Tu adesso torni a casa?!! Fila a dormire!
Julia (sbuffando): Papà, santo cielo non cambi proprio mai - ridendo - povera mamma, è costretta a dormire sempre da sola quando io esco la sera

Così la ragazza salì le scale ed entrò nella sua stanza mentre il padre ancora frastornato andava in bagno prima di avviarsi finalmente verso la stanza da letto.
Julia prese il cellulare e chiamò quello di Lena; uno squillo… due squilli… tre squilli… Julia cominciò a credere che stesse già dormendo quando, dopo il quarto squillo…

Katya (sbadigliando): Hola… chi è che rompe a quest’ora?
Julia (leggermente imbarazzata): Ehm… veramente io volevo solo avvisare Lena che sono arrivata a casa, scusa il disturbo
Katya: Ohh! Julia scusami tu! Pensavo fosse una seccatura…  - rivolgendosi alla sorella che dormiva sbracata sul letto con la testa dietro la schiena di Katya -  Lena? Lena! A LENA!!!
Lena (girandosi con gli occhi chiusi cinse la vita della sorella e la trascinò verso di sé) Julia... tesoro… vieni più vicino…
Katya: Lena??? Ehi! Che fai! Io non sono… - la sorella l’aveva tirata a sé ancora di più e stava cominciando a strofinarsi contro di lei – LENA SVEGLIATI!!!
Julia (dall’altra parte del telefono) Che sta succedendo? Lena???

Katya non ne potava più delle avance sfrenate della sorella e decise di svegliarla scrollandole con forza le spalle. A questo punto l’altra si ridestò, si sedette sul letto e si guardò intorno. Davanti a lei c’era sua sorella che la fissava piuttosto irritata con il telefono in mano.

Katya: La tua Julia è al telefono
Lena (strofinandosi gli occhi): Passamela – prese il telefono che la sorella le aveva lanciato sullo stomaco e rispose – amore che c’è?
Julia: Lena finalmente! Ma che facevi? Tua sorella dorme con te??
Lena: Macchè!! Ci siamo addormentate dopo un acceso “scambio di vedute”
Julia: Ti volevo solo avvisare che sono arrivata a casa e darti la buona notte, ma vedo che già stavi dormendo, scusami se ti ho svegliata
Lena: Grazie per aver chiamato e buona notte anche a te – la sorella continuava a fissarla in malo modo – devo riagganciare ciao tesoruccio, smack
Julia: Notte

E riagganciarono. Katya, risistemandosi, si alzò dal letto avviandosi verso la porta, quando si girò e disse: Notte maniaca

Lena (sorridendo): Notte sorellona, sei un po’ ingrassata sai?
Katya: Ma vedi di andare… SAI DOVE! – uscì e sbatté la porta alle sue spalle

Lena si lasciò cadere nuovamente sul letto e abbracciò il cuscino come se fosse la sua Julia. In quel momento pensava a quando loro due si sarebbero concesse completamente l’una all’altra e non poté fare altro che diventare rossa ancora una volta. Loro, infatti, non si erano mai spinte oltre i baci e le carezze ciò nonostante c’erano stati dei momenti, come al parco, dove le semplici coccole non bastavano più. Va bene, non era quello il momento di pensarci, già, ma le emozioni e i sentimenti sono più forti di qualsiasi altra cosa… anche del sonno…

9:30 a.m.

La ragazza dai capelli rossi uscì dalla sua stanza con due occhi da vampiro e un viso sconvolto. Guarda caso chi doveva incontrare di prima mattina? La cara sorellina Katya.

Katya: Buongiorno maniaca – guardandola attentamente – che ti è successo? Hai avuto un tête-à-tête anche con il tuo cuscino stanotte?
Lena (senza alzare la testa): Non rompere
Katya: Ma non dovevamo uscire alle 8?
Lena (entrando in bagno): Perché che ore sono?
Katya: Le nove e mezza
Lena: Merd… rimandiamo a domani
Katya: Non possiamo andarci ora? Perché proprio alle 8?
Lena: Perché ho altro da fare ora, innanzitutto devo andare da Julia poi devo preparare un esame con Anna da dare entro la prossima settimana e devo anche risistemarmi, sembro uno zombie!
Katya: Buona giornata allora, io sto uscendo. Ah! – ridendo - non assillare quella poverina della tua ragazza con la storia del sesso
Lena (completamente rossa): Ma che dici! Se sei tu quella che ne parla sempre… esci che è meglio!

***

10:15 a.m.
Casa Volkova

Mrs.Volkova: Julia! E’ tardi svegliati! – pensando – benedetta figliola e meno male che si vuole trovare un lavoro.

La madre salì le scale e bussò alla porta della figlia. Ancora nessuna risposta. Decise quindi di entrare, girò la maniglia e si infilò nella stanza. Era completamente buio, dalla finestra non filtrava un solo raggio di luce poiché era completamente chiusa, in altre parole in quella stanza sembrava ancora notte fonda. La signora si avvicinò al letto, totalmente sfatto, e toccando il braccio della figlia le disse: Julia sveglia!

Julia (mormorando con gli occhi chiusi): Mamma… lasciami riposare ancora un po’ per favore…
Mrs.Volkova: Hai ancora sonno???

La mamma si arrese e coprendo le gambe della figlia andò via lasciandola in pace. Molto probabilmente si sarebbe svegliata all’ora di pranzo, pensava.
Stava vestendosi per andare al supermarket quando qualcuno suonò il campanello; la signora si era appena infilata le calze ad una sola gamba e stava saltellando per mantenersi in equilibrio mentre cercava di sistemare anche l’altra.

Mrs.Volkova (frattanto che litigava con le calze): Un attimo!!

Riuscì a completare l’operazione e si affrettò ad aprire la porta.

Lena (sorridendole): Buongiorno signora, come sta?
Mrs.Volkova: Bene grazie, accomodati. A casa tutto bene?
Lena (entrando): Si tutto ok, Julia? Dorme vero?
Mrs.Volkova (ridendo): Oramai la conosci molto bene, vai a svegliarla tu forse riesci a convincerla, io vado a comprare qualcosa. Resti a pranzo da noi?
Lena: Oggi non posso devo studiare con un’amica e rimango da lei, grazie comunque per l’invito
Mrs.Volkova: Allora ci vediamo Lena. Per favore di tu a Julia che sono uscita.
Lena: Va bene, le farò una sorpresa

La ragazza andò al piano di sopra e ridendo sotto i baffi entrò silenziosamente nella camera. Buio pesto. Non vedeva nulla, considerando anche il fattore di messa a fuoco della vista, lei veniva da un luogo molto più illuminato. Avanzò alla cieca verso il letto fino a che si sentì acciuffare da dietro. Lena gridò come se avesse visto una creatura mostruosa. Immediatamente, la presa che le stringeva la vita scomparve; poco dopo si accese la luce sul comodino accanto al letto e Julia in canottiera e pantaloncini la osservava con un espressione altrettanto spaventata.

Lena (prendendo fiato): Julia!!! Non farlo mai più!
Julia (ancora pallida): Ci puoi giurare… mi hai trapanato le orecchie.
Lena (dopo essersi calmata): Scusa ma… mi hai fatto paura… non mi piacciono questi scherzi
Julia: Ok… ero io comunque non Hannibal Lecter
Lena: Ma non stavi dormendo?
Julia (sedendosi sul letto): Mi sono svegliata adesso, non mi vedi? Vi ho sentite… volevo solo farti uno scherzo…

L’altra si avvicinò alla brunetta e si tirò leggermente su la gonna per sedersi sulle sue ginocchia (a cavalcioni); poi abbracciandola poggiò la fronte sulla sua e sussurrò: Scusa, mi perdoni?
Julia fece finta di essere seccata girando il viso dall’altra parte, ma poi non riuscì più a trattenersi e cominciò a ridere, l’altra la seguì poco dopo. Ed erano ancora abbracciate. Lena cominciò a sentirsi a disagio in quella posizione ed avvampò, l’altra se ne accorse e senza darlo a vedere si agitò allo stesso modo.

Julia: Lena… io dovrei andare in bagno ti spiace – bisbigliando – spostarti
Lena (alzandosi): Si c-c-certo

Così la ragazza uscì dalla stanza e andò sveltamente in bagno. Lena era rimasta nella camera  inebetita, non riusciva a capire cosa era successo. Insomma, perché a volte si desideravano entrambe così tanto da non curarsi di niente e di nessuno pur di dimostrarsi a vicenda quello che provavano mentre altre, invece, pur essendo inosservate si sentivano in imbarazzo? Un fatto davvero incomprensibile al momento, almeno per lei, chissà cosa ne pensava l’altra ragazza, che sia il caso di parlarne? Si chiedeva e richiedeva. Spense la luce, si avvicinò alla finestra e la aprì, si allietò dell’aria fresca che riempì la stanza. Guardandosi intorno notò un bel po’ di caos: scartoffie sulla piccola scrivania di fronte al letto, i cassetti semichiusi del comò dai quali penzolavano capi d’ogni genere, pile di CD accanto allo stereo e la cosa che più catturava l’attenzione erano dei poster appesi al muro. Stranamente non ritraevano alcun soggetto umano erano rappresentazioni astratte. Roba da psicologo, pensò ridacchiando.
Erano trascorsi una decina di minuti quando Julia entrò in accappatoio nella stanza con il phon in mano, notò la confusione ed arrossì dalla vergogna.

Julia: Sono disordinata vero?
Lena: Ohh! Beh, neanche la mia camera è ordinatissima, ci sono libri dappertutto: sul comodino, nei cassetti, nel baule sotto il letto – mentre si incamminava verso la porta – sull’armadio… vèstiti, io intanto ti preparo qualcosa per colazione tua mamma è andata a fare spese
Julia: Grazie

In cucina…

Lena (cercando nel frigo): Latte… latte… dov’è?… ah! Eccolo… e se le preparassi un paio di uova a occhio di bue invece?! Noo è meglio un cappuccino, si…

La ragazza stava trafficando con i fornelli, tempo di preparare il caffè e versarlo in una tazza che scese Julia in pantofole, con un paio di jeans e una camicetta blu agganciata solo dai bottoni centrali. Questa volta si fece notare avanzando rapidamente giù dalle scale, onde evitare ulteriori shock. La ragazza dai capelli rossi le offrì la tazza e si sedette di fronte a lei.

Julia (bevendo il caffellatte fumante): Mmmhh… Scusa Lena ma non dovevi andare da Anna a studiare?
Lena: Sì, ma solo dopo averti dato il buongiorno – pensando – accidenti si è fatto davvero tardi
……………
Julia (terminando di bere): Se vuoi ti do uno strappo io con il fuoristrada di papà, stamattina ha lasciato le chiavi all’ingresso.
Lena (sorridendo): D’accordo… che fortuna

***

Intanto, nello stesso momento, in casa Katina…

Nel salotto, la signora Katina parlava tranquillamente al telefono con qualcuno. Non c’era nessuno in giro oltre a lei quindi si rilassò sul divano sorseggiando una bibita e conversando allegramente:

Mrs.Katina: …mi raccomando, vi aspettiamo e non cambiate idea all’ultimo minuto. Sono ansiosa di rivedervi.
Uomo: Ti spiace se portiamo con noi anche nostro figlio Adrian? Vorrei fargli conoscere Lena, non è ancora fidanzata vero?
Mrs.Katina: Ma certo! Sono sicura che le farà piacere, lei non è come Katya… non esce mai con nessuno ha solo qualche amica…
Uomo: Perfetto allora, verremo a trovarvi dopodomani… - ridacchiando - è il tuo compleanno se ricordo bene… quanti anni sono passati da quando io, tu e tuo marito andavamo a scuola insieme… ehhhh… bei tempi quelli
Mrs.Katina: Così mi farai ritornare la malinconia… stiamo invecchiando…
Uomo: Non demoralizziamoci… ti saluto per ora, ci vediamo presto
Mrs.Katina: A presto, allora.

Così riagganciò. Il marito era sempre fuori per lavoro, sperava che almeno il giorno della sua festa sarebbe stato presente, non poteva perdersela per nessun motivo o lei non glielo avrebbe mai perdonato. Il punto principale, comunque, non era questo. La secondogenita non aveva spiegato chiaramente ai genitori che genere di rapporto la legava a Julia, infatti loro credevano che fossero solo ed esclusivamente amiche. Mai a pensare che la mamma le avrebbe prospettato qualcosa di simile…

***

11:30 a.m.

Arrivate a casa di Anna, le due ragazze si separarono e Julia se ne andò nella Toyota
RAV 4 del padre, aveva fretta di andare in un posto (così disse), la sua ragazza la salutò e suonò il campanello.
Anna: Ciao Lena! Finalmente! E Julia? Come mai non è entrata a salutarmi?
Lena: Scusala, doveva fare una cosa importante – pensando – che avrà mai da fare… mah…
Anna: E’ così strana a volte… dai entra, abbiamo parecchio lavoro da fare

3 ore dopo

Anna: Facciamo una pausa – stirandosi sulla sedia – ho esaurito le energie ti và se prepariamo il pranzo?
Lena: Certo, Miki dov’è?
Anna: Lasciamo perdere, di recente ci vediamo poco e niente, sta sempre nell’azienda del padre come apprendista quando non studia…
Lena: Almeno il weekend state insieme no?
Anna: Si, se non fosse per i miei genitori che organizzano scampagnate dai nonni quasi tutte le sante domeniche, e mi costringono ad andare con loro con la scusa di fargli compagnia altrimenti litigano, ti sembra normale?
Lena (ridendo): Dai non prendertela, quando vi sposerete vivrete sempre assieme
Anna (alzandosi dal tavolo del salotto e andando verso la cucina): Cambiando discorso, VOI due che combinate!??
Lena (dal salotto): Niente di nuovo, le solite cose… io vado a trovarla quasi tutti i giorni… lei viene a prendermi all’università qualche volta… mia sorella è sempre in mezzo… non ho ancora detto niente ai miei genitori – sospirando – come glielo dico???
Anna (mentre preparava l‘insalata): E Julia che ne pensa? Lo sa?
Lena (rattristata): Si… pensa vorrebbe dirglielo lei al posto mio; immagino l’espressione scandalizzata di mia madre, non fa altro che ripetermi che devo trovarmi un bravo ragazzo… e se io le dicessi che l’ho già trovata una brava ragazza? Mi prenderebbe per pazza; e mio padre poi, non si accorge mai di nulla…

***

In un bar di Mosca, due ragazzi stavano parlando seduti ad un tavolo…

Stephen: Di cosa volevi parlarmi?
Julia: Avrei bisogno di un lavoro part-time, almeno per qualche mese.
Stephen: Così ti serve un lavoretto temporaneo… mmhh…
Julia: Pensi di potermi aiutare?

Il giovane dai capelli biondi e gli occhi azzurri le strizzò l’occhio. Lui e le due ragazze erano diventati amici e si vedevano spesso, talvolta nel taxi e qualche volta incontrandosi anche solo per parlare e andare al cinema insieme, visto che lui non era ancora fidanzato.

Stephen: Scusa se te lo chiedo, ma come mai? I tuoi genitori non ti fanno mancare nulla
Julia: Lo so, ma io – arrossendo – vorrei fare un regalo a Lena e non posso chiedere dei soldi ai miei, capisci?
Stephen (colpendo il pugno destro nel palmo della mano sinistra): E potevi dirlo subito! Devi comprare un pensierino alla tua ragazza, non c’è problema ho quello che fa per te!
Julia (sorpresa): Davvero? Di che si tratta?
Stephen: Ti andrebbe di lavorare come assistente in uno studio radiofonico?
Julia: Wow sarebbe magnifico!!!
Stephen: Ci sono un paio di condizioni però.
Julia: E ti pareva!
Stephen: Il direttore è una persona lunatica e misogina.
Julia (dicendo sarcasticamente): Grande… davvero fantastico, che altro?
Stephen: Beh, è a tempo determinato, ma questo lo sai già… come te la cavi con il PC?
Julia: Bene, perché? Dovrò lavorare al computer?
Stephen: Più o meno… serve qualcuno che esamini le e-mail degli ascoltatori e le trasmetta ai speaker, nulla di complicato.
Julia: Incredibile… ti ringrazio per la velocità, ma come…
Stephen: E’ molto semplice, allora, quando non faccio il tassista, cioè di giorno, come sai lavoro solo in orari serali e notturni, sono affiliato ad una società di ingaggio per lavori temporanei – ridendo - Neanche a farlo apposta
Julia (sorridendo): Grazie, sei un vero amico.
Stephen: Lo so… ti chiamo domani mattina direttamente dall’agenzia e ti faccio sapere dove ti devi presentare.

***

L’indomani
8:00 a.m.
Casa Katina

Lena: E dai Katya muoviti! Ho solo oggi per comprarle il regalo!
Katya (mentre cercava di infilarsi le scarpe): Accidenti a te! Aspetta un minuto!

Lena teneva la porta di casa aperta in attesa della sorella e appena questa la raggiunse uscirono di corsa e andarono alla fermata dell’autobus vicino l’abitazione. Insieme a loro c’erano poche persone, quella mattina era molto nuvoloso come i giorni precedenti del resto e loro dalla fretta erano uscite senza ombrello. Lena salendo sul bus udì il rombo di un tuono che sembrava vicinissimo, sperava che la pioggia avrebbe resistito almeno un'altra mezzora. Purtroppo però, scoppiò un forte temporale ancora prima che loro scendessero dal bus.

Katya (reggendosi agli appositi sostegni): Accidenti!
Lena: Il negozio dove devo andare è abbastanza vicino, per fortuna. L’autobus ci ferma quasi d’avanti.

15 minuti dopo

Le ragazze scesero e correndo si infilarono in una pasticceria per non bagnarsi. L’acquazzone non accennava a diminuire. Lena si guardò intorno e dopo tutto si rallegrò che fossero entrate in quel negozio; colse l’occasione per comprare un dolce per lei e sua sorella. Trascorse del tempo, la pioggia aveva rallentato il ritmo. Decisero di uscire. Poco lontano dalla pasticceria c’era una bottega d’antiquariato; diversi giorni fa, Lena e sua madre stavano passeggiando proprio in quella strada e la signora Katina aveva mostrato un particolare interesse per un antico servizio da tè, in porcellana cinese, esposto in vetrina. Quale regalo migliore, pensò la figlia. Così entrò nel negozio e presentò l’oggetto alla sorella per un consiglio decisivo. Il padrone della bottega fu felicissimo di vendere il servizio alle due ragazze e aggiunse: un regalo molto fine, ottima scelta.

***

Julia stava recandosi alla radio senza curarsi del temporale. Stephen le aveva riferito l’indirizzo e la ragazza si era vestita indossando un tailleur chiaro, tanto per non dare un’impressione sbagliata. Il taxi la lasciò fuori lo studio, lei fece un bel respiro ed entrò.
Una donna, sulla cinquantina, la accompagnò dal direttore. Il lunatico misogino, pensava. Entrò nell’ufficio e vide un uomo sui quaranta seduto in poltrona, grassoccio con i capelli scuri molto corti e il pizzetto sul mento. E’ anche brutto per giunta, aggiunse Julia.

Donna: Questa è la signorina Volkova, lavorerà con noi per qualche tempo.
Direttore: Il suo nome?
Julia: Julia
Direttore (guardandola da capo a piedi): E perché mai una mocciosa come te ha già bisogno di un lavoro? Mamma e papà non ti danno la paghetta??
Julia (cercando di mantenere il controllo): Le persone lavorano per tanti motivi caro signore, ma sicuramente non per passatempo.
Direttore: D’accordo, vedremo quello che sai fare ragazzina
Julia: mi chiamo-
Direttore: Si me lo hai già detto ma io ti chiamerò ragazzina, almeno per ora

Julia salutò malvolentieri l’uomo e uscì dall’ufficio. Un membro dello staff si presentò alla giovane e le spiegò le principali funzioni dei tecnici…

Julia: Io sono Julia, piacere
Ragazzo (passeggiando con lei nello studio): Dan, piacere mio miss; se il capo non te lo ha detto, benvenuta a radio “Onda d’urto”. Tu mi farai da spalla per le radiocomunicazioni con i nostri ascoltatori. Questa è la tua postazione – indicandole una scrivania con un monitor – io ti starò accanto, come avrai capito Lui non è certo un tipo affabile, ah! Dimenticavo di dirti che a parte la segretaria, che hai già conosciuto, e te stessa non ci sono altre donne.
Julia: Mi avevano avvisato…
Dan: Non ti preoccupare, non si guadagna molto però ci si diverte – ridendo - abbiamo uno speaker molto “speciale”. Puoi sentirlo all’opera, sta registrando adesso

Si avvicinarono alla sala registrazione…

Speaker1 (al microfono): E adessso assscolteremo il brano di Inesssa  Ssse Ssse Sssergevna
Dan (ridendo): Non riuscirà mai a dirlo quel nome è la quinta volta che ci prova
Julia: Mi ricorda una certa persona…
Dan (sorridendo alla giovane): Ok girl, si comincia domani sera alle 9 e mezza, puntuale mi raccomando non dare la scusa buona al capo di licenziarti il primo giorno
Julia: Ci sarò. Posso chiederti come mai il capo non licenzia lo speaker di poco fa?
Dan: Semplicemente perché è suo fratello.
Julia: Ahhhh… capisco
Dan (osservandola bene): Senti Julia, non è necessario che ti vesti sempre così, mettiti pure comoda la prossima volta
Julia: Grazie, non mi sento molto a mio agio conciata così

***

10:00 a.m.
Università, caffetteria

Mikhail: E dai Anna, non fare così…
Anna (girando il viso da un’altra parte): Sei sempre lo stesso, mi avevi promesso che saremmo usciti ieri sera è poi invece mi chiami dicendo che non puoi perché tuo padre ti porta con sé ad una riunione di non so che cosa.
Mikhail: … ci rifacciamo stasera! Non ti arrabbiare
Anna (esasperata): Si, si.

Lena li guardava divertita seduta di fronte a loro mentre sorseggiava un’aranciata. Fuori, la pioggia non accennava a smettere, la giovane pensava a Julia. Chissà cosa stava facendo in quel momento. Perché non telefonarle? Tirò fuori il cellulare dallo zaino e la chiamò…

Julia (nel metrò): Ciao Lenuccia!
Lena: Ciao amore, che fai?
Julia: Mi annoio senza di te… però ho una notizia bomba
Lena: Ti prego cambia espressione, per favore
Julia: Oh! Scusa è vero, ma sono molto contenta di aver trovato un lavoro in radio che-
Lena (sorpresa): Cosa??? Hai un lavoro??? In radio??
Julia: Esatto! Ma solo per un po’, cercano un professionista laureato e io sono solo un ingaggio temporaneo
Lena: Incredibile!
Mikhail (sospendendo il dialogo con la fidanzata e guardando Lena): Cosa è incredibile?
Lena: Julia è riuscita ad avere un lavoro in radio
Anna: Passamela, passamela voglio congratularmi con lei – Lena le consegnò il telefono – JULIA! SONO STRAFELICE PER TE!
Julia (tappandosi l’orecchio leso): Ahh! Anna… grazie, ma non urlare così! Mi ripasserest-
Mikhail (prendendo il cell.): Ragazzaccia! Non ci hai detto nulla eh!
Julia: Mikhail… sei ancora in circolazione, non vivevi in quel bunker dell’ufficio di tuo padre
Mikhail: Spiritosa… AHAHAHAHAHA!
Julia (coprendosi di nuovo l’orecchio): Di questo passo… diventerò sorda. Mi ripassate Lena!!!

…………. La linea era caduta.

Julia (spegnendo il telefono): Cazzo! Non c’è mai campo qui sotto.
Mikhail: Ha attaccato… strano sembrava che… booo…
Anna: Andiamo ragazzi, Lena e io abbiamo una lezione da seguire tra poco
Lena (frignando): Non è giusto! Io le volevo parlare ancora per un po’

***

7:40 p.m.
Passeggiando per le strade di Mosca

Due ragazze camminavano mano nella mano lungo una via, l’aria era fresca e non si sentiva altro che il fruscio delle foglie sui rami mossi da una lieve brezza. Davanti a loro, un orizzonte distinto da tinte rossastre incantava e risaltava qualsiasi cosa. Un’atmosfera senza dubbio da immortalare in fotografia. Anche se, qualcosa posticipata troppo a lungo stava prendendo il sopravvento…

Lena: … cerca di capire Julia, come faccio a parlare di noi ai miei proprio adesso, domani è il compleanno di mia madre
Julia (guardando a terra): Forse le faresti un bel regalo dicendoglielo
Lena: Non scherzare, tu non la conosci. Sarebbe capace di rinchiudermi in una clinica.
Julia: Come sei tragica – sbuffando – per quanto ancora vuoi continuare così! Non sei stanca di mentire, di trovare una scusa banale ogni volta che ci vediamo, di dire che sono solo un’amica!
Lena: Julia… non essere-
Julia (lasciandole la mano): Non essere cosa!?!?
Lena (irritandosi): Non essere una bambina! Non è così facile! Non sono tutti come i tuoi genitori, lo capisci?
Julia: Di che hai paura?! Sei tu la bambina… un po’ di coraggio Lena… o inizierò a credere che in fondo…
Lena (furiosa): Attenta a quello che dici, potresti pentirtene!
Julia (rattristata): Già… pentirti… - accelerando il passo – ci vediamo

La brunetta iniziò a correre lasciando l’altra indietro. Si sentiva raggirata dalla persona che voleva più bene al mondo. Non poteva sopportarlo. Lena la guardava allontanarsi giù per la discesa sotto quel bellissimo cielo; cominciò a piangere.

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