***Capitolo 4***

La madre di Lena non era tornata a casa per la notte. La ragazza e suo padre l’avevano cercata ovunque in giro per la città, ma niente, di lei si era persa ogni traccia. Verso la mezzanotte qualcuno li chiamò a casa, era la nonna materna di Lena, li rassicurò dicendo che la figlia era lì da loro. Il resto della notte trascorse nella totale desolazione: tra il padre di Lena, che non faceva che ripetere: Perché doveva capitare a noi? Perché?; e lei, Lena, che non smise di versare lacrime fino ad addormentarsi, esausta.

7:30 a.m.

Lena uscì di casa lasciando un biglietto fissato sullo specchio dell’ingresso: Papà sono da Julia.

A casa di Julia…

La ragazza dai capelli rossi sapeva che a quell’ora erano tutti nel mondo dei sogni, decise allora di tirare dei sassolini sulle persiane della finestra di Julia, per non svegliare gli altri. La ragazza bruna, dopo più tentativi da parte dell’altra, si avvicinò alla finestra, la aprì e quasi si beccava una sassata in fronte…

Julia: Lena? Che ci fai qui sotto?... Aspetta che scendo…
Lena (tremando): Julia… - quando la brunetta le aprì la porta, lei le gettò le braccia intorno al collo e scoppiò di nuovo in lacrime.
Julia (allarmata): Lena! Che c’è? – abbracciandola – che ti è successo??! Stai bene???
Lena (sempre piangendo): … abbracciami, tienimi stretta…

E senza mai lasciarla, chiudendo la porta di casa con un moderato calcio, Julia la condusse nella sua stanza. E si erano stese sul letto, sempre abbracciate. Qualche singhiozzo, da parte di Lena, interrompeva il silenzio di tanto in tanto. Julia voleva chiederle delle spiegazioni, ma sentiva che non era il caso di fare domande, anche se solo il pensiero che qualcosa o qualcuno aveva ferito la sua adorabile Lena, la tormentava a morte.
Trascorse mezzora, nella quiete delle prime ore del mattino. Julia accarezzava i riccioli rossi dell’altra ragazza, la quale si era addormentata così, stretta a lei; le sue mani erano serrate sul pigiama della ragazza bruna, come per impedire a qualsiasi cosa di separarla da lei.

Mr.Volkov si era svegliato ed era andato in cucina per prepararsi un caffè quando squillò il telefono…

Mr.Volkov: Pronto?
Mr.Katin: Salve sono Katina, posso parlare con mia figlia?
Mr.Volkov: Sua figlia? Ma Lena non è qui
Mr.Katin: Guardi, mi ha detto che sarebbe venuta da Julia, deve essere lì per forza
Mr.Volkov: Può chiamare tra cinque minuti? Vado a vedere se è qui
Mr.Katin: Va bene – e riagganciò

Il signor Volkova salì le scale e bussò alla porta della figlia. La ragazza, all’interno, cercò di districarsi da Lena senza svegliarla, poi andò ad aprire al padre…

Julia: Shhhh!!! Andiamo fuori.
Mr.Volkov (scendendo le scale): Mi spieghi che sta succedendo?
Julia (seguendo il padre): Non ne ho idea… lei… non l’ho mai vista così, deve esserle successo qualcosa di terribile
Mr.Volkov: Ma quando è arrivata… lasciamo perdere. Ha telefonato il padre, voleva parlarle
Julia: Non so se è il caso di svegliarla, digli che sta riposando

Qualche minuto dopo… il telefono

Mr.Volkov: Pro-
Mr.Katin: Sono di nuovo io, Lena? Me la passi, per cortesia
Mr.Volkov: In questo momento sta dormendo, forse è meglio se la chiamerà sua figlia quando si sveglierà
Mr.Katin: … mh…va bene, scusi il disturbo
Mr.Volkov: Non si preoccupi… sono troppo indiscreto se le chiedo cosa è accaduto?
Mr.Katin: Lei… lei sapeva e non mi ha detto nulla.
Mr.Volkov: ???
Mr.Katin: La storia che c’è tra le ragazze… mia moglie l’ha saputo, lei e Lena hanno avuto una discussione… mia moglie è tornata dai suoi, per ora sono solo in casa con un’emicrania terribile
Mr.Volkov: Senta… perché non ci raggiunge anche lei? Tanto sua moglie ha sicuramente un cellulare con sé, ormai ne è pieno il mondo, già… uhm… dicevo, venga qui e parli con la ragazza con comodo, potrà mettersi in contatto con la signora più avanti.
Mr.Katin: La ringrazio, ma preferisco restare qui ad aspettarla.
Mr.Volkov: Come vuole. A presto
Mr.Katin: Grazie, e ci scusi ancora

***

Il dott.Franz lasciò l’albergo. Salì nell’autobus diretto a casa di Julia e ammirò la città durante il lungo tragitto. Dopo qualche tempo, l’uomo scese alla fermata prestabilita e si avviò a piedi verso l’abitazione della ragazza. Arrivò davanti alla porta e bussò…

Mr.Volkov: Dottore?
Dott.Franz (sorridendo): Salve, sperow non sia troppo prestow per una visitaw
Mr.Volkov: Visita? Julia sta benone.
Julia (arrivando alle spalle del padre): Ciao Ivan – abbracciandolo
Mr.Volkov: Mh???
Dott.Franz (all’uomo): Possow entrariew?
Mr.Volkov (ancora confuso): Certo, prego

Pochi minuti dopo, nella stanza di Julia, la ragazza dai capelli rossi si stava risvegliando, si girava lentamente nel letto e immediatamente notò l’assenza dell’altra, si alzò e uscì dalla stanza. Stava per scendere le scale quando vide Julia andarle incontro con uno sguardo preoccupato…

Lena: Julia… - scese ancora qualche gradino per avvicinarsi a lei e abbandonarsi tra le sue braccia, sussurrando – mia madre… sa tutto… mi odia adesso
Julia (strofinandole la schiena): E dai Lena… tua madre ti vuole bene, non può odiarti
Lena (piangendo di nuovo): Tu n-non l’hai vista… ero come un’estranea per lei… è andata dai nonni, non vuole più vedermi…
Julia: Su… basta piangere – asciugandole gli occhi – non dimenticare che noi due saremo sempre unite.
Lena (sincronizzando i loro sguardi): Julia… promettimi che non mi lascerai mai

E si baciarono lì, sulle scale, senza accorgersi del dott. Franz e del padre di Julia che, per evitare di fissarle, stavano cercando di distrarsi farfugliando strane frasi…

Dott.Franz (tossendo leggermente): La giovaniew ehm… cough… cough… ha avutow problemiew? Memoriaw?
Mr.Volkov (arrossito): Eh? … mi scusi non l’ho capita, può ripetere?
Dott.Franz: Ho deKto… ma che stavo dicendow? Dunqke… sua mogliew come sta?
Mr.Volkov: Mia moglie? Sta bene, grazie per averlo chiesto.
Dott.Franz (sottovoce all’altro): E’ la fidanzatinaw, l’altra? – indicando le scale con la testa
Mr.Volkov: Già… ragazze! Il dottore vuol conoscere Lena
Dott.Franz (sospirando): Ohhh… Elena
Mr.Volkov: Mh?
Dott.Franz: Oh… è una lunga storiaw… poi le raccontow

Le giovani si separarono e scesero insieme, sedendosi di fronte agli altri due nel salotto. E via alle presentazioni. Il dottore trovò anche una discreta somiglianza tra Lena e la sua Elena,  richiamando di nuovo l‘argomento, ecco che riattaccò con la sua storia preferita. La ragazza bruna fu costretta a sopportare nuovamente tutto il racconto dall’inizio alla fine, ma non le pesava più di tanto, innanzitutto perché Lena, seduta al suo fianco, le stringeva il braccio con entrambe le mani, e perché questa sorrideva quasi ad ogni frase del dottore, divertita dal suo modo di parlare e dimenticando per un po’ tutto il resto.

***

In una villetta in periferia…
9:23 a.m.
Nella loggia

Nonna: Senti cara, perché non gli telefoni, saranno in pensiero per te-
Mrs.Katina: Per favore mamma
Nonna: Ma ancora non mi hai detto perché sei andata via da casa!
Mrs.Katina: Non ti farà piacere saperlo
Nonna (con aria preoccupata): E’ tuo marito? Non dirmi che ha un’amante
Mrs.Katina: No, no… lui non c’entra, o almeno me lo auguro, qualcosa mi dice che lo sa da molto prima di me.
Nonna: Ma cosa deve sapere??? Mi vuoi dire questo benedetto motivo???
Mrs.Katina: Tua nipote.
Nonna: Elena?? Cosa ha fatto di così grave?
Mrs.Katina: Non lo immagineresti mai. Sta vivendo una storia assurda e immorale. E chissà da quando! Sono stata una stupida! Ho perfino permesso a “quella” di restare in casa nostra!
Nonna: Ma insomma! Sii più chiara!
Mrs.Katina: Tua nipote ha una ragazza, RAGAZZA capisci??? Una donna come lei!!! E’ gay!!!
Nonna (sconcertata): Buon Dio… povera cara.
Mrs.Katina: Chi povera cara??!!
Nonna: Chissà come starà adesso… una mamma non abbandona mai i suoi figli
Mrs.Katina: Sono andata via per non dirle in faccia quello che penso di loro
Nonna (sospirando): Posso immaginare il suo visino spaventato, triste, in lacrime… povera cara
Mrs.Katina: Mamma! Che stai farneticando, se fossi stata tu a scoprire… già a scoprire; se non me lo diceva quello zotico, loro avrebbero tramato alle mie spalle all’infinito; e se fossi stata tu al mio posto??
Nonna: I genitori, le madri, i padri… si assumono una grande responsabilità quando decidono di avere dei figli. E’ vero… a volte non crescono esattamente nel modo in cui noi vorremmo, ma ciò non deve impedirci di amarli comunque. Elena è ancora una bambina, forse questa specie d’infatuazione scomparirà tra qualche tempo o forse no, quello che invece ricorderà per tutta la vita è l’atteggiamento che voi, i suoi genitori, avrete avuto nei suoi confronti in un momento del genere. Quella frase che dice “l’amore è cieco” o quell’altra “al cuore non si comanda” … per me sono vere. Prova a metterti nei suoi panni.
Mrs.Katina: Non tirare in ballo questo adesso. Non ho mai detto di non voler bene a mia figlia. L’amore… Lena non lo conosce ancora, ecco perché si è fatta abbindolare da “quella”.
Nonna: Chi è “quella”?
Mrs.Katina: Una ragazzina pelle e ossa che le sta sempre intorno.
Nonna: Ma tu, oltre a scappare, hai provato a parlare seriamente con entrambe?
Mrs.Katina: Solo l’idea di questa storia…

***

Lena parlò con suo padre e gli riferì che sarebbe rimasta con Julia per tutto il resto della giornata, le dispiaceva lasciarlo solo ma, ora come ora, voleva lei accanto a sé. La brunetta, per conto suo, pensava di presentare alla sua ragazza il regalo che le aveva acquistato tempo fa, avrebbe sperato in un contesto più romantico e più intimo (dato che il padre e il dottore erano ancora in casa a parlottare), ma non importava più di tanto. Quello che le interessava era renderla felice in un momento così triste. Allora, si accostò a lei, che aveva terminato di parlare al telefono, la prese per mano e le sussurrò: Vieni in camera mia
Julia entrò con lei nella sua stanza e chiuse la porta, poi chiese all’altra di sedersi su letto e di chiudere gli occhi.

Lena (accennando un sorriso): Perché? Non vorrai farmi un altro scherzo spero??
Julia: Dai... non farti pregare – coprendole gli occhi con la mano
Lena: Ok, va bene
Julia (togliendo la mano): Non guardare – si allontanò e aprì l’ultimo cassetto del comodino accanto al letto; era molto nervosa, tale che dopo aver preso il cofanetto si chiuse un paio di dita nel mobile – AHHHH!

Lena aprì immediatamente gli occhi e si precipitò accanto alla compagna, dicendo: Che è successo??? Che ti sei fatta??? Fa vedere! – le prese la mano e constatò che un paio di dita erano graffiate e infuocate.
Julia: Niente… sono solo un po’ ammaccate – Lena portò le dita ferite alla sua bocca e le baciò provocando un brivido lungo la schiena dell’altra.
Lena: Ti serve un cerotto o due, dove posso trovarli?
Julia (accompagnandola di nuovo verso il letto): Prima devo darti questo – nell’altra mano stringeva l’oggetto in questione.
Lena (meravigliata): Cos’è?
Julia: Un piccolo pensiero per te
Lena (imbarazzata, abbassò lo sguardo): …………. n-non dovevi…
Julia: Dai aprilo e dimmi se ti piace… ma mi raccomando, dimmi la verità

La ragazza scartò l’involucro ed aprì la scatola: rimase a bocca aperta. La brunetta la scrutava temendo di aver sbagliato qualcosa, fino a che Lena iniziò a piangere senza riuscire a smettere, e quindi esprimere il motivo che aveva scatenato quella reazione.

Julia (spaventata): Lena?? Lenuccia non piangere, io non volevo… scusa se ti ho offesa

Lena, non riuscendo a spiegarsi diversamente, adottò un rimedio pratico e diretto: si lanciò su di lei, finendo entrambe a terra, e cominciò a sbaciucchiarla dappertutto, senza tregua.

Julia (ridendo): Ok ok ho capito… mi stai facendo il solletico…
Lena (prendendo fiato un attimo): Come hai fatto?? Sei incredibile… è bellissimo, grazie
Julia: Mai quanto te, naturalmente
Mr.Volkov (in fondo alle scale): Ragazze! Cos’è questo baccano!??
Lena (rialzandosi): CI SCUSI!
Julia: Ti va di venire con me alla radio?? La mattina fanno entrare anche i visitatori.
Lena: Certo! A proposito non ti ho ancora ringraziata per la dedica, una canzone bellissima…
Julia: In quel momento, data la nostra situazione, mi ispirava particolarmente

La ragazza bruna prese il collier dal letto e si avvicinò all’altra per sistemarglielo al collo, e così facendo disse: Ti sta a meraviglia.
Lena non capiva più niente, ormai si sentiva in un altro mondo dove c’erano solo lei e la persona che amava.

***

11:00 a.m.
Per strada, verso la stazione radio

Julia: …“Onda d’urto”
Lena: Che nome bizzarro
Dott.Franz: Non l’ho mai sentitaw nominariew…  kosì tu lavoriew in radiow
Julia: E’ un’emittente secondaria, mi fa piacere che sei venuto anche tu, il responsabile dello studio ha diversi problemi di natura psichiatrica, forse puoi dargli una mano
Dott.Franz: Uhm… perché no, Se possow
Lena: Problemi psichiatrici???
Julia si limitò a sorriderle e poi disse al dottore: Lo sai doc? Anche lei sta studiando psicologia
Dott.Franz: Magnifikow! Se ti serview qualke spiegazionew…
Lena: Grazie infinite dottore, per ora ma la cavo da sola

In radio…

Speaker2: Uè Julia, che ci fai qui a quest’ora?
Julia: Volevo far vedere la radio a una paio di persone – indicando con il pollice all’indietro Lena e il dottore
Speaker2: Salve gente! Fatevi un giretto al piano di sopra, è molto più interessante
Lena: Mh?
Julia: Andiamo

Poco lontano da loro, dall’ufficio del capo, si sentivano delle voci con toni molto alterati; quasi certamente avrà da ridire su qualcosa, pensò Julia. Mentre pensava a questo, l’uomo grassottello uscì dalla stanza, visibilmente crucciato, e si trovò proprio dinanzi a loro.

Direttore: La ragazzina… anzi, la ragazzina con un’altra mocciosa e uno vecchio piglioso
Julia: Non offenda capo. Lui – indicando il dottore – è un neuropsichiatria, e lei è… ehm… è la mia… mia…
Lena (sorridendo): Migliore amica
Julia (imbarazzata): Ehm… si… volevo mostrargli gli studi, tutto qui
Direttore: Ok mocciose, lui è un cosa??? Ahahahahahahahah… - e scese al piano inferiore
Julia (al dottore): Non farci caso Ivan, è anche peggio di così… - sottovoce – ti avevo detto che ha qualche problemino
Dott.Franz: Non c’è poblemaw, allora JuliA, dov’è la tua postazionew?
Julia: Da questa parte… - a Lena – scusami, volevo dire la verità ma…
Lena (prendendole la mano): Capisco, hai fatto bene, non c’è bisogno di urlarlo ai quattro venti, anche se non mi dispiacerebbe. Comunque il tuo boss è insopportabile.
Julia (stringendole la mano): Mi dispiace, mi rendo conto di quanto deve essere stato difficile per te con tua madre, mi sono comportata da idiota quella volta.
Lena: Non importa, ormai anche lei sa tutto. Io non cambierò, sta a lei accettarmi o meno.

***

Nella villetta dei nonni
2:00 p.m.

Mr.Katin decise di raggiungere la moglie; non sopportava più quella situazione. Arrivò alla villetta dei suoceri e bussò alla porta.

Nonna: Finalmente ti sei fatto vivo! Tua moglie è di una cocciutaggine inaudita, entra e cerca di farla ragionare… se ti riesce.
Mr.Katin: Ci provo

La moglie stava leggendo una rivista (cronaca rosa) in soggiorno, finché vide il marito spuntargli davanti:

Mrs.Katina: Che ci fai qui?
Mr.Katin: TU che ci fai qui! Perché sei andata via così, ti rendi conto di come stiamo noi a casa?!? Quello che abbiamo passato quando ti credevamo scomparsa???! E tua figlia?!? Non sai quanto ha pianto…
Mrs.Katina (abbassando lo sguardo): Mi dispiace… ma non potevo sopportarlo! Tu lo sapevi, vero? Lo sapevi e hai taciuto! Perché non me ne hai parlato dall’inizio!
Mr.Katin: Ti sei chiesta il perché? E’ così evidente… lei aveva paura, e a quanto pare aveva ragione, visto come hai reagito. Le hai voltato le spalle
Mrs.Katina: Nostra figlia è abbastanza grande da sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato, non è così che doveva diventare
Mr.Katin: Io non so che genere di amore ha per quella ragazza e non ho fatto i salti di gioia quando me lo ha detto. Ma sono e sarò sempre suo padre, ci sarò sempre per lei: se mi chiederà aiuto, se avrà dei problemi, se cambierà idea ancora una volta, io ci sarò… sempre.
Mrs.Katina: Con questo vuoi dire che sei dalla sua parte?
……………………..
Mr.Katin: Proprio non vuoi capire. Ho fatto un viaggio a vuoto.

Così dicendo l’uomo si avvicinò alla porta per andarsene, vide la nonna che scrollava la testa dal corridoio, lui non si sentì capace di nient’altro per convincere sua moglie. Andò via.

***

7:00 p.m.
Verso casa di Lena

Le due ragazze stavano passeggiando e man mano che si avvicinavano alla meta, la ragazza rossa diventava sempre più triste; l’altra se ne accorse e le circondò la vita con il braccio, avvicinandola a sé ancora di più; Lena le sorrise e, sospirando, poggiò la testa sulla sua spalla.

Julia: Lo sai che sei dolcissima?

Lena girò la testa verso il viso di lei e le diede un bacio sulla guancia.
Mezzora dopo, erano arrivate.

Lena (trattenendo le lacrime): Ciao…
Julia: Ricordati che da me sei sempre la benvenuta
Lena (abbracciandola): Lo so… non vorrei separami da te neanche per un istante, ma non posso abbandonare mio padre proprio adesso… dopo tutto è solo colpa mia se la mamma è andata via.
Julia (mentre le strofinava la schiena): Non è vero, tu non hai nulla da rimproverarti

9:35 a.m.
Casa Katina

TV: … prova il nuovo dentifricio alla menta dolce, l’unico che non spacca la lingua – altro canale – tesoro, perché non facciamo una crociera sulla costa azzurra? Sarebbe fantastico – ancora un’altro canale –  voce1: Sei morto! Come ti sei permesso di andare a letto con mia moglie! Voce2: Ma lei mi ha detto che era vergine!?!... BANG…

Mr.Katin stava facendo zapping con il telecomando, era alquanto insolito, per lui, guardare la TV di mattina. Ad ogni modo, visto che non lavorava anche la domenica, in quel momento era l’unico passatempo disponibile. La figlia non si era ancora alzata; lui l’aveva sentita piangere a lungo durante la notte, considerato che senza la moglie non era riuscito ad addormentarsi, aveva camminato avanti e indietro per la casa: camera da letto - cucina - bagno, bagno - cucina – camera da letto, ecc…

TV: … gli ingredienti sono: rose sbocciate, zucchero e alcool per liquori. Raccogliete le rose, staccatene con cura i petali e disponeteli in un barattolo di vetro ad apertura larga, alternandoli con strati di zucchero. Esponete il barattolo al sole per qualche giorno, poi, versate sopra dell’altro zucchero e riempite il barattolo d’alcool fino a pari livello con il contenuto. Lasciate insaporire per 2 giorni, dopodiché filtrate il liquido attraverso un tovagliolo molto fine e imbottigliatelo.

Katya (ridacchiando): Ti interessa la ricetta del liquore di rose, papà?
Mr.Katin (spegnendo la TV): Katya… non ti ho sentita entrare… quando sei arrivata?
Katya (poggiando la valigia): Adesso, tu come stai? La mamma mi ha raccontato al telefono…
Mr.Katin: Un po’ giù… ma mi passerà. Queste cose… uno non se le aspetta mai… e poi ecco che ti investono così all’improvviso…
Katya: Così avete saputo tutto… Lena? Sarà a pezzi…
Mr.Katin: Tua madre è andata dai nonni e ci ha lasciati, tua sorella si sente in colpa
Katya: Chissà se ha voglia di parlare un po’… provo ad andare da lei

Lena se ne stava sotto le coperte, non aveva voglia di alzarsi anche se sapeva di non poter restare a letto tutto il giorno. In quel momento stava giocando con il ciondolo del collier che indossava, e sorrideva, ricordando il modo buffo in cui Julia glielo aveva consegnato. Da allora non se ne era mai separata.

Katya bussò alla porta: Lena? Sei sveglia? Posso entrare?
Lena (sedendosi sul letto): Si, entra

La sorella chiuse la porta alle sue spalle e si sedette sul letto, vicino a lei. Visto che nessuna delle due iniziava a parlare, Katya cominciò: Come è andata la vacanza?
Lena: … peggio di quanto mi aspettasti, quell’Adrian… si è comportato da vero bastardo, sai, non riesco a togliermi dalla testa l’idea che è sia stato lui a spifferare tutto…
Katya: Io non penserei a lui adesso… la mamma non mi è sembrata molto comprensiva… non capisco perché si accanisce in questo modo! Come se lei non avesse mai agito spinta dai sentimenti!
Lena (poggiando la fronte sulle ginocchia): Ho paura Katya… ho paura che tra noi non sarà più come prima… ho letto disprezzo, disgusto e dolore nei suoi occhi… per lei, ormai, non sono più sua figlia.
Katya: Sempre la solita esagerata pessimista… se per questo, allora, ce l’ha anche con me e il babbo, visto che ha saputo che noi sapevamo, ehehehehehe
Lena (sorridendo): Vorrei essere come te, sempre felice e contenta
Katya: Senti, senti, noi siamo l’una l’opposto dell’altra: tu sei puntigliosa e io sono disordinata, tu sei frignona e io sono-
Lena: Rompiballe, impicciona, strafottente, petulante
Katya (facendole il solletico): Vediamo se riesci a sparlare anche adesso
Lena (ridendo): Nooo!!! Pietà, mi arrendo, basta!!!
…………………………….
Katya: E Julia?
Lena: Per colpa mia sta soffrendo anche lei. E pensare che fino a qualche giorno fa eravamo più che felici, adesso invece…
Katya: Quella ragazza ti vuole veramente bene. Quando mi ha telefonato per sapere dov’eri sembrava che fosse impazzita senza di te.
Lena: Non avrei mai pensato d’incontrare l’amore vero, e non avrei mai immaginato di trovarlo in una ragazza; ma adesso so che voglio tenermelo stretto a tutti i costi… anche se questo significherà separarmi dalla mia famiglia
Katya: E smettila di essere sempre così drastica, troveremo un’altra soluzione. Nostra madre non può rimanere tutto il resto della sua vita dai nonni.
Lena (sospirando): Lo spero…
Katya (notando il gioiello al collo della sorella): E questo da dove viene?
Lena (arrossendo): Da Julia, è una suo regalo
Katya: Ohhhh!!!! Accipicchia! Non ti avrà mica chiesto di sposarla???
Lena: N-n-no m-ma ma c-c-che d-d-dici… è t-troppo p-presto
Katya: Prima o poi…

***

5:00 p.m.
Casa Volkova, in giardino

Julia (intanto che innaffiava le piante): Dottore?
Dott.Franz (seduto su una sedia): Dimmiew
Julia: Che si fa quando la persona che ami sta soffrendo e tu non riesci a fare nulla di valido per aiutarla?
Dott.Franz (strofinandosi la barba): Le stai vicinow… a volte bastaw solo saperew che c’è qualkunow akkanto a noi e qualsiasiew pena è più lieve.
Julia: Io non posso sopportarlo.
Dott.Franz: Amare signifika anke questow… sopportarew… soffrirew…
Julia: Dottore… io ero già triste di mio…

Ad un tratto, una donna si presentò davanti alla giovane, e questa, dallo stupore fulmineo, innaffiò le gambe del dottore. Mrs.Katina la osservò dalla testa ai piedi e poi disse: Devo parlarti, è urgente.
Julia: Andiamo nella mia stanza
Dott.Franz (con i pantaloni fradici): Julia??
Julia: Scusami Ivan, lei è la mamma di Lena
Mrs.Katina (al dottore): Salve

…………………..

La signora entrò nella stanza della ragazza e restò in piedi accanto alla porta; guardandosi intorno notò una foto della figlia sopra al comodino, accanto alla sveglia.

Mrs.Katina: Eviterò di girarci intorno, che intenzioni hai con mia figlia?
Julia: Io le voglio molto bene
Mrs.Katina: Che significa, che le vuoi bene?
Julia: Significa che sono innamorata di lei, è la pura verità
Mrs.Katina: Non è vero! Tu stai approfittando della sua ingenuità!
Julia: Io non l’ho mai costretta a nulla che lei non volesse
Mrs.Katina: Mia figlia dice di amarti… tu dici di amarla… ma vi siete viste??? Siete due ragazze! Tu devi lasciarla se le vuoi bene davvero!
Julia (infuriandosi): Cosa?!? E’ impazzita??? Non può chiedermi questo!
Mrs.Katina: Come immaginavo, sei solo una stupida ragazzina egoista. Non capisci che la sua vita si comprometterà per sempre a causa tua!?! Che vita potreste mai avere insieme???
Julia: Lei non capisce… Lena è la mia vita, perché non lo vede??  - le lacrime cominciarono a scenderle dagli occhi – io non riuscirei ad immaginare il mio futuro senza di lei… Lena è ogni cosa per me… anche quando non ricordavo nulla del mio passato, c’è sempre stata una parte del mio cuore che gridava il suo nome! – detto ciò, poggiò la schiena contro il muro per sorreggersi.

La donna, questa volta non riuscì a ribadire, provò una gran pena per quella ragazzina che tremava dal pianto davanti ai suoi occhi. Si avvicinò a lei e l’abbracciò.

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