Only On Ourself
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Genere: Azione/Dramma/Romanzo
Categoria: Non classificata
Valutazione: Sconsigliata ai minori di 14 anni per argomenti e linguaggio
Restrizioni: I personaggi di Lena e Julia appartengono a Lena Katina e Julia Volkova. Le citazioni di: testi, brani, artisti e/o nomi e cose di pubblico dominio, appartengono al rispettivo autore o autori.

***Capitolo 1***

0:48 a.m.
Saratov (sud-ovest Russia)

Un’automobile con tre ragazze a bordo sfrecciava lungo una strada semideserta. Stavano attraversando il quartiere più malfamato della città, e questo era un motivo più che sufficiente per far aumentare la velocità alla ragazza bruna che guidava. Un’altra, con i capelli lunghi, rossi e ondulati, seduta accanto a lei, cominciava ad agitarsi spostando la testa da destra a sinistra e viceversa, in continuazione. La terza dai capelli dorati, seduta sul sedile posteriore, si stava passando del mascara sulle ciglia quando una frenata brusca le fece cadere lo specchietto da una mano e con lo spazzolino nell’altra s’imbrattò la fronte…

Ragazza3: Cazzo Bea! Per poco non mi cecavo un occhio! Ma come cazzo guidi stasera!
Beatrisa (al volante): Scusa, non avevo visto il semaforo rosso
Ragazza2 (con voce tremante): Stiamo calme ragazze.. stiamo .. calme.. calme
Beatrisa: Non sei convincente Lena..
Ragazza3 (ticchettando le unghie sul bordo del finestrino): Ma quanto siete piagnone! Da qui si fa prima ad arrivare al locale che hanno appena aperto, non volevate mica ritornare in quella topaia?!?
Beatrisa: Eva, non senti in TV quello che succede da queste parti, è pericoloso, che bella idea hai avuto!
Lena: Bea è verde, non perdere tempo, vai!

Mentre la ragazza inseriva la marcia per partire immediatamente, un randello di mezzo metro fracassò il parabrezza della decappottabile proprio nel mezzo. Seguì un breve e raccapricciante silenzio. Eva era svenuta, con la testa poggiata sull’altra metà del sedile posteriore; Beatrisa si reggeva la fronte, aveva riportato un taglio sul sopracciglio destro; invece Lena, che si stringeva la testa fra le mani tremanti, non osava alzare lo sguardo.
Nel frattempo, a pochi metri da loro, un gruppetto di persone si stava avvicinando all’auto, armate di catene, bastoni e coltelli; deliberatamente in mostra. Erano senza dubbio malviventi.

Lena (senza muoversi di un centimetro): Bea.. Eva! State bene??
Beatrisa: Non ci vedo! Dannazione! - il sangue le stava colando nell’occhio
Lena (alzando la testa): OH Nooo! – i teppisti si avvicinavano ancora – spostati Bea guido io!
Teppista1 (poggiando la mano sullo sportello anteriore): Non muovetevi.. tu! – indicando Beatrisa – scendi dall’auto
Lena (in tono affannoso): Aspetta! E’ ferita non vedi??!
Teppista2: Non ci importa! Per me può anche crepare all’istante, per quello che conta.. anche tu, che ti credi tanto furba, vieni fuori!
Beatrisa (aprendo la portiera): ... eccomi, che volete da noi...

Da lontano, lungo la strada poco illuminata e solitaria, il bagliore di un fanale si avvicinava sempre di più. Uno dei teppisti indicò al compagno più vicino l’arrivo imminente di qualche scocciatore, non c’era tempo da perdere…

Teppista2: Tirate fuori tutto quello che avete, subito!! Sapete cosa vi aspetta altrimenti…
Lena (trattenendo le lacrime, aprì la borsa): Bea metti questo fazzoletto sulla ferita

Beatrisa uscì dall’auto e sempre coprendosi metà del viso con il fazzoletto, tirò fuori il portafogli. Una moto si fermò a pochi passi dalla decappottabile, il pilota poggiò un piede a terra e si tolse il casco. Era una ragazza.

Motociclista: Ancora voi pivelli, non siete stufi di spianarvi il culo sulle brande delle prigioni.. baaa.. che co****ni
Teppista1: Tu!!! Che cazzo vuoi! Tornatene da quei finocchi dei tuoi amichetti!
Motociclista (digrignando i denti): …..bada a quello che dici…

Intanto, Beatrisa aveva perso i sensi e si era accasciata accanto all’auto, Lena era sgattaiolata fuori dall’altro lato e si stava avvicinando alla sua amica. Facendo il giro da dietro si trovò di fronte la moto e la ragazza: incrociarono lo sguardo per qualche secondo. La motociclista era bruna, capelli corti scompigliati con diverse mesh bionde, un paio di occhi cerulei e un viso delicato. Lena la osservava terrorizzata e stregata allo steso tempo.

Motociclista (a Lena): Torna dentro
Lena (gesticolando): La mia amica, non posso lasciarla là fuori!
Motociclista (infilandosi il casco): Torna dentro, ci penso io a lei
Lena (non sapeva perché ma sentiva di potersi fidare): Ok
Teppista1 (sogghignando): Che fai, scappi poppante?!? Te la stai facendo sotto eh?? Questa volta non ci sono i tuoi guardaspalle a salvarti?
Motociclista: Ti sfido ad una gara di.. di.. – schioccando le dita – una gara di “vediamo se riesci a fermarmi prima che ti strappo le braghe”
Teppista2: Ma che ha detto??
Teppista1: Fottiti! Se ti avvicini sei morta – oscillando un coltello

La ragazza diede gas alla moto e sfrecciò verso il gruppetto di delinquenti ruotandogli intorno e talvolta passandoci in mezzo. Uno di loro con la catena cercò di afferrarle il collo, ma niente, lei era troppo veloce e il fatto di non essere molto alta, in quel momento, le era di aiuto. La ragazza si avvicinò rapidamente al tipo armato di coltello e gli afferrò la cintura da dietro trascinandolo così per qualche metro e strappandogli un lembo della stoffa dei pantaloni.

Teppista1 (cadendo a terra): VAF******O!!!
Teppista3: Miserabile! Perché non scendi!!?? Hai paura!!!

La ragazza bruna passò di lato a quest’ultimo che aveva aperto bocca e distendendo una gamba lo colpì con un calcio in pieno collo. Il malcapitato venne scaraventato vicino ad un cassonetto. Senza fermarsi un attimo si accostò a Beatrisa e, sollevandola, la dispose davanti a lei sulla moto, dopodiché ripartì in fretta urlando a Lena: Allontanati subito da qui! Sai guidare vero??
Lena: Sì, dove porti la mia amica??!
Ragazza bruna (allontanandosi): Non pensare a questo adesso!

Lena sistematasi al volante riaccese il motore e ripartì più velocemente che poteva, lasciandosi alle spalle un gruppo sbandato di persone le quali gridavano ogni sorta di parole scurrili di cui erano a conoscenza.

***

Qualche tempo dopo, Lena parcheggiò la decappottabile di fronte ad un cancello e solo allora si ricordò di Eva. Questa era scivolata ai piedi del sedile posteriore e dormiva, all’oscuro di tutto. La ragazza dai capelli rossi scese dalla macchina e tirò fuori un cellulare dalla borsa. Compose il numero di Beatrisa e attese una risposta…

Voce: Lena? Dove sei??? State bene?
Lena: Noi siamo davanti al collegio, tutte intere, tu?
Beatrisa: Sì anche io, più o meno, sono al pronto soccorso, mi hanno messo dei punti
Lena: Lei dov’è?
Beatrisa: Chi?
Lena: La ragazza con la moto che ci ha aiutate
Beatrisa: Non so di chi parli, chi ragazza? Quando mi sono svegliata ero stesa su una barella e c’era un’infermiera che mi cuciva la ferita, non ci posso pensare.. mi fa un male…
Lena (rattristandosi): Dunque non l’hai vista… volevo ringraziarla, almeno. Aspettami che vengo a prenderti. Quella svitata di Eva non si è svegliata fino adesso, dico, ti rendi conto?
Beatrisa: Non te la prendere, lei è fatta così, meglio non farci mai affidamento.. ti aspetto sono in via… - fruscii in sottofondo – scusi dottore in che via è l’ospedale?...

***

2:40 a.m.
In una costruzione, non molto lontano dal Volga

Quell’edificio era un albergo di cui non si erano mai terminati i lavori per mancanza di fondi. Infatti, come appariva chiaramente dall’esterno, vi erano solo due piani, benché molto ampi, ed erano visibili diverse crepe intorno la struttura. Il tutto lasciava intendere che da anni nessuno si preoccupava di ultimarlo. Completamente un altro discorso per quanto riguardava l’interno, dove l’accesso non era certo consentito a tutti, qualcuno aveva ben pensato di farne la propria residenza, senza tasse, né vicini, né seccature… Almeno finché sarebbe durato.

Un uomo sui quaranta, con una sigaretta fra i denti, gironzolava lì intorno, forse in attesa di qualcun altro… La moto si avvicinò alla costruzione (fanali spenti), fermandosi dentro l’ingresso principale dell’”hotel”. 

Uomo: Alla buon ora stasera o dovrei dire stamattina?
Ragazza sulla moto (ridacchiando): Non è molto più tardi di ieri. Dai pà, non ti arrabbiare
Uomo (spegnendo il mozzicone su una parete dell’edificio): Ed si domandava se ti sei imbattuta di nuovo in quella banda da quattro soldi
Ragazza (togliendosi il casco): Quei bastardi te li ritrovi dappertutto.
Uomo: Julia, falla finita di attaccar briga con tutti. Almeno non quando sei sola. Non ci sono soldi adesso e se finisci dentro non so se riusciamo a tirarti fuori
Julia: Non ce ne sarà bisogno pà. Entriamo in “casa”.

Alla stessa ora, in una stanza di uno stimato collegio…

Eva: Cazzo RAGAZZE!!!
Beatrisa: Shhh… non gridare stupida! Che idiota che sei Eva, solo tu riesci a dormire in un momento del genere
Eva (buttandosi sul letto): E chi dormiva… io ero solamente svenuta, raccontatemi cosa mi sono persa
Beatrisa: Che diavolo vuoi che ti raccontiamo??! Noi ce la siamo vista davvero brutta! Per fortuna che una ragazza ci ha dato una mano, come dice Lena, anche se io non l’ho vista.
Lena (sospirando e pensando ad alta voce): Chissà chi era
Eva: Eh? Chi era chi?
Lena (stiracchiandosi): Niente.. io ho sonno, riposiamoci domani dovremo dare un bel po’ di spiegazioni
Beatrisa: Per fortuna che il custode ha chiuso un occhio e ci ha fatte entrare a quest’ora – toccandosi la benda sul sopracciglio – che ci inventiamo per questa?
Eva: Perché non dici che sei caduta da-
Beatrisa: Ma che dici! Serve qualcosa di più convincente.. Lena? Che suggerisci
Lena (poggiando il mento su entrambe le mani): Potremmo dire che... un momento! L’auto del giardiniere! AHHHH!!
Beatrisa: Non urlare! Dannazione, me ne ero completamente dimenticata! Povero Abram..
Eva: Ecco cosa potresti dire: stavamo tranquillamente in macchina lungo la strada principale della città quando un uccello si è suicidato sul parabrezza dell’auto ferendoti il sopracciglio. Che ve ne pare?
Lena: Confermo, Eva sei un’idiota.
Eva (sbuffando, affondò il viso nel cuscino): Arrangiatevi allora!
Beatrisa: Che guaio.. che guaio.. che guaio..
Lena (battendo le mani): Statemi a sentire, quanti soldi avete?
Eva: Pochi, gli ultimi che mi hanno mandato i miei li ho spe-
Lena: Non ci interessa Eva!
Beatrisa: Io ho messo qualcosa da parte, ma che vuoi farne?
Lena: Se uniamo i nostri soldi, sperando che bastino, domani possiamo portare l’auto da un meccanico, nel week-end Abram non lavora, quindi, dato che domani è domenica.. nooo.. domani è domenica! Dove la troviamo un’officina aperta..
Eva: Io conosco un amico nel giro
Beatrisa: Che giro?? Non stiamo parlando di allucinati
Eva (irritandosi): Bea quanto sei sgradevole quando ti ci metti! Dicevo che ho un amico meccanico, posso chiedergli un favore, tutto qui!
Lena: Perfetto, grande Eva mi hai stupito!
Eva (infialandosi sotto le coperte): Che amiche velenose.. notte vipere!
Beatrisa (spegnendo la luce): Notte “angioletto”

A luci spente nessuno notò che una di loro tre aveva ancora gli occhi aperti, fissi nel vuoto. Per un momento, Lena pensò di averla soltanto immaginata quella ragazza. Uno scherzo della sua mente spaventata e in preda alle allucinazioni. Ma così non era stato di certo, si ripeteva. Poco dopo, senza neanche rendersene conto, si addormentò, con ancora l’immagine di quel viso fotografata negli occhi.

***

Il giorno seguente
9:00 a.m.
Nell’hotel semi-costruito

Edgar: Ehi Igor, hai sentito Danilo ieri?
Igor (pulendo un fucile a canna corta): No. Qualcosa mi dice che l’hanno liquidato
Edgar (tirando un calcio ad una sedia): Maledetti cani bastardi!
Julia (sbucando da dietro un muro): Siamo di cattivo umore stamattina, eh pà?
Igor (nascondendo l’arma sotto un tavolo): Non temere, papà Ed è solo un po’ nervoso
Julia (inarcando un sopracciglio): Che avete voi due? Che mi state nascondendo?
Igor (sollevando la ragazzina e poggiandosela su una spalla): Nulla.. io e te dobbiamo finire il discorsetto di questa notte
Julia (dimenandosi): Mettimi giù!! Lasciamiiii!! Non sono ancora andata in BAGNO!!!
Igor (mettendola giù): Ma quanto sei magra? Ehi Ed, la nostra bambina pesa quasi la metà del nostro cane – e scoppiò a ridere
Edgar: Allora dobbiamo rimediare subito, su Julia vieni qui, papà ti ha preparato un paio di panini che non si possono rifiutare
Julia (indispettita): Sono ancora in camicia da notte! – e si avviò verso il bagno
Edgar si accertò che Julia non potesse sentirlo, e poi, rivolgendosi al compagno disse: Non pensi che sia il caso di insegnarle a maneggiare una di quelle armi?
Igor: Scherzi? Già si è fatta dei nemici e ha a che fare con dei tipi loschi, figuriamoci se portasse un’arma con se. Non vorrei che finisse con l’uccidere qualcuno o in carcere
Edgar: Io ne so qualcosa.. non potrei sopportarlo se capitasse anche a lei
Igor: Appunto. Credimi è meglio così, dobbiamo solo tenerla d’occhio un po’ di più ora che è cresciuta
Edgar: Ma come?? E’ così autoritaria, colpa della tua educazione
Igor: Ma fammi il piacere, io le ho solo insegnato a difendersi
Julia (sbucando di nuovo da dietro al muro, ma vestita questa volta): Di che parlate?
Edgar: I tuoi panini ti stanno aspettando
Julia (addentando un panino): E voi?
Igor: Già fatto, sei rimasta solo tu dormigliona. Oggi devi darmi una mano per sistemare le auto in garage, Danilo.. lui ne ha lasciate alcune da riparare
Julia: Ok
Edgar: Io vi preparo un bel pranzo nel frattempo, visto che devo rimanere per forza in casa
Igor: Ciao mogliettina
Edgar: Non sfottere!!
Julia (ridendo): Ma quanto siete carini
Igor: Andiamo, lasciamolo da solo a sbollire

***

Ai cancelli del collegio, diverso tempo prima

Beatrisa: Muoviti Eva!
Eva (correndo): Eccomi, avevo dimenticato il lucidalabbra
Lena: Sta zitta Eva! – guardandosi intorno – e la macchina? Dov’è?? E’ sparita!!
Beatrisa: Non ti preoccupare, l’ho parcheggiata più lontano, è nascosta nel retro
Lena (correndo): Bene, andiamo e vediamo di fare in fretta; lo sapete che è vietato uscire senza un permesso e speriamo soprattutto di non incontrare qualche vigilante..

Le tre raggiunsero l’auto, era in uno stato disastroso, i vetri erano arrivati anche sul sedile posteriore e le ragazze dovettero prestare una notevole attenzione per non ferirsi. Lena si piazzò alla guida, le altre due dietro, lì c’erano meno frammenti, e partirono…

Lena (mentre guidava): Eva, sei sicura che questo tuo amico può ripararla in giornata?
Eva: Che vuoi che ne sappia io, non sono pratica di queste cose
Beatrisa: E ti pareva, e quando mai.. Lena stai attenta tu! Invece di parlare pensa a guidare, è già difficile con l’auto in questo stato
Lena (ad Eva): E’ piuttosto urgente, te ne rendi conto?
Eva: Non preoccupatevi, lui è molto capace, e poi è davvero carino
Beatrisa: Per me stiamo perdendo tempo, povero Abram, gli verrà un colpo quando saprà della macchina
Lena: Non succederà nulla del genere, vero Eva?
Eva: Non c’è da preoccuparsi, e fidatevi di me per una volta!
Beatrisa: Speriamo

Una mezzora dopo, seguendo le indicazioni di Eva, le amiche arrivarono davanti ad un’officina. Un vecchietto sugli ottant’anni, seduto davanti l’entrata, le stava osservando sin da quando avevano svoltato alla via; e quando Lena scese per chiedere informazioni, lui era già in piedi per accogliere le nuove clienti.

Vecchietto (sorridendo): Posso esservi d’aiuto bella signorina?
Lena (ricambiando il sorriso): Salve, avrei un problema molto urgente da risolvere, vede quella macchina? – indicando l’auto posteggiata al margine della strada – ha il parabrezza sfondato nel centro. Pensa di poterlo riparare entro oggi?
Vecchietto (avvicinandosi alla vettura): Santo cielo! Che vi è successo?
Lena: E’ una lunga storia, allora? Che ne pensa?
Vecchietto: Io posso farvi un pieno di benzina, ma non penso di potervela riparare
Eva (scendendo): Ciao! Allora nonnino? Ci dai una mano?
Vecchietto (crucciandosi): Eva, sono amiche tue.. mi spiace non saprei..
Eva: Tuo nipote? Lui ci può aiutare di certo, dov’è?
Vecchietto: Non c’è. Danilo è andato da alcuni suoi amici, non mi ha detto nient’altro
Lena: Non ci voleva
Beatrisa (raggiungendo gli altri): Nessun altro a cui possiamo rivolgerci?
Vecchietto: Danilo ha degli amici davvero in gamba per quanto riguarda i motori e le auto, venite dentro che vi trovo l’indirizzo..

Il vecchietto, dopo un bel po’ di ricerche tra arnesi da lavoro e bigliettini, trovò quello che gli interessava e lo consegnò ad Eva. Le ragazze lo salutarono in fretta e ripresero la strada. Man mano che si stavano avvicinando al luogo indicato, notarono che si trovava in una zona molto marginale della città. Trascorse del tempo…

Beatrisa: Che ore sono Eva?
Eva: Quasi le nove e tre quarti
Lena: Secondo voi faremo in tempo?
Beatrisa (sbuffando): Chiedilo a lei
Eva: Come siete pallose…
Lena (osservando alla destra della strada): Guardate un po’ lì – indicando un vecchio garage con la saracinesca tirata su solo fino a metà – sarà quello?
Eva: Macché! Quello è un buco e basta. Continua fino alla fine della strada, sarà dietro l’angolo
Beatrisa (leggendo il biglietto del vecchietto): Qui dice che è proprio quel “buco” invece, accosta Lena
Lena: Va bene – scrutando la zona -  non c’è nessuno in giro, sembra un quartiere quasi disabitato
Eva: Lena! Mi stai mettendo l’ansia addosso, risparmiami le tue osservazioni, ti prego

Lena fece una smorfia alla sua amica, quindi scesero e si avvicinarono lentamente all’entrata…

Beatrisa (sottovoce): Lena, pss
Lena (rabbrividendo): Ehhh, che c’è!
Beatrisa (sempre sottovoce): Questo posto mi mette i brividi… - abbracciandosi le spalle – mi ricorda quello dei tipi di ieri notte
Eva: La fate finita! E perché diavolo state bisbigliando!
Lena (ruotando gli occhi): Eva chiudi quella bocca!

Quando le tre erano giunte a pochi passi da quella che sembrava un’autofficina, un uomo sollevò completamente la serranda e si parò davanti a loro, poggiando un braccio ad un lato dell’ingresso. 

Uomo: Cosa volete
Eva (spingendo leggermente Lena in avanti): Su..
Lena: Ehm.. mi chiedevo.. se lei.. se.. è un’autofficina questa?
Uomo: Cosa volete
Lena: C’è una macchina la fuori che ha il parabrezza sfondato, può aiutarci?
Eva: Tanto ci voleva
Beatrisa (tirandole un calcio): Sta zitta Eva
Uomo (voltandosi all’interno della rimessa): Julia, puoi venire un secondo?

All’incirca un minuto dopo, una ragazza giunse presso di loro, portava una tuta macchiata di lubrificante da cima a fondo, il viso ed i capelli erano quasi nelle medesime condizioni, ciononostante c’èra un “dettaglio” che non lasciò alcun dubbio a Lena; nel momento in cui la ragazza aveva alzato il volto con gli occhi azzurri, l’altra la riconobbe immediatamente e temendo che fosse un’illusione, allungò il braccio e le afferrò la mano senza pensarci.

Eva: Lena? La conosci? 
Beatrisa: ???
Uomo: ???
Julia (stringendole la mano): Tanto piacere, io sono Julia
Lena: … - 5 secondi dopo – Piacere mio, Lena
Julia: Scusa se ti ho sporcato la mano con l’olio
Lena: Non fa niente, non c’è problema, tutto apposto, figurat-
Eva: Lena! Abbiamo fretta, lo hai dimenticato?
Uomo: C’è un parabrezza frantumato
Julia: Ok Igor, io vado a dare un’occhiata alla macchina
Igor (strofinandosi il mento con la mano): Se hai bisogno chiama
Julia (con il pollice in su): Contaci – a Lena – allora? Dove si va?
Lena: Da questa parte

Durante il brevissimo tratto di strada (che erano 15 metri o poco più), la ragazza dai capelli rossi, dato che le altre due amiche erano rimaste dietro a borbottare, colse l’occasione per iniziare una conversazione…

Lena: Posso darti del tu?
Julia: Quanti anni hai?
Lena: 18, e tu?
Julia: Lo stesso. Diamoci del tu.
Lena: Senti Julia, tu per caso conoscevi i tipacci di ieri?
Julia: Sì di vista, li ho incontrati una volta o due
Lena (arrivata all’auto): E’ ridotta male vero?
Julia (osservandola meglio): Nulla di irreparabile, potete lasciarla qui un paio d’ore?
Lena: Che dici Bea, si può fare?
Beatrisa: Tanto, oltre ad aspettare che possiamo fare, certo il custode non potrà coprirci ancora a lungo, sempre se non si sono già accorti della nostra assenza
Eva: C’è un bar qui intorno?
Julia (aprendo il cofano): Devi camminare fino alla fine di questo marciapiede, poi gira a sinistra, troverai un bivio, continua sempre a sinistra fino a che ti trovi davanti un vecchio casolare, lì gira a destra; il bar è di fronte.
Eva (accigliandosi): C’è una fontanella qui vicino?
Julia (chiudendo il cofano): Aspettatemi qui

Julia si allontanò verso l’officina ed Eva si avvicinò a Lena, dicendo: Che postaccio!
Lena: Sta zitta! Vuoi che ti sentano!?
Eva: E’ la verità
Beatrisa (a Lena): La conoscevi?
Lena: Lei è la ragazza di cui ti ho parlato, quella che ci ha aiutate
Beatrisa: Incredibile.. è un meccanico
Lena: E questo che centra?
Eva: Di chi parlate?
Lena: Lascia perdere..

Dopo cinque minuti, la brunetta e Igor si avvicinarono al terzetto, lei stringeva una bottiglia d’acqua sigillata e la passò ad Eva.

Eva: Grazie ehm… Julia
Igor: Dato che ci vorrà del tempo, volete che vi riaccompagno a casa? Poi uno di noi verrà a consegnarvela di persona.
Eva: Sì, come no, e chi ci assicura che-
Lena (tappandole la bocca): Se per voi va bene, posso restare io finché non avete finito, se non le dispiace accompagnare solo le mie amiche s’intende
Igor: Per me è uguale
Beatrisa: Lena? Rimani qui da sola?? – enfatizzando “sola”
Lena: Dov’è il dilemma – avvicinandosi a lei e sussurrando – così risolviamo tutti i nostri problemi, voi tornate al collegio senza destare sospetti e io controllo che non ci freghino la macchina.
Eva: Giusto, bella idea anche se pericolosa
Beatrisa: A me non convince, ma oramai quel gorilla – riferendosi ad Igor - sta già venendo qui con il suo carrettone – sospirando – …un momento! E se ci rapisce???
Igor (che aveva sentito): Non saprei che farmene di voi, non temete
Beatrisa (arrossendo): Che figura di..
Eva: La mia amica scherzava buon uomo, perché lei è un buon uomo, vero?
Igor scese dal “carrettone” (una vecchia jeep) e ritornando nell’officina disse: Vi chiamo un taxi.
   
***

Dopo che Beatrisa ed Eva si allontanarono nel taxi, rosse di vergogna, Julia guidò l’auto in fondo all’officina ed insieme ad Igor iniziò a togliere ciò che rimaneva del vetro anteriore per sostituirlo con quello di un’altra; tra le automobili che fungevano da riserva accessori, e ce n’erano parecchie, notò Lena. Intanto che i due si occupavano della vettura, la ragazza dai capelli rossi seduta in un angolo li osservava. Osservava soprattutto uno di loro.. la ragazzina dagli occhi chiari e il viso talmente sporco da confondersi con quello di uno spazzacamino, se non fosse per il suo profilo. Quello che invece non aveva notato era che, nel frattempo, i due bisbigliavano tra loro…

Igor: Ma chi ce le ha mandate queste…
Julia: Boo, sono simpatiche però.
Igor: Parli sul serio? Le hai sentite? Sono insopportabili!
Julia: Forse sono capitate qui per caso o forse sono amiche di Danilo, nessun altro conosce questo garage oltre noi e lui. A proposito, ma che fine ha fatto?
Igor:  Mah, forse si è messo in guai seri… ma adesso che queste mocciose conoscono il posto, dobbiamo sgomberare la zona
Julia: Perché?
Igor: Troppo pettegole, lo racconteranno in giro e non è bene
Julia: Ed è uscito da quel giro, che problema c’è adesso?
Igor: Si è vero, ma alcuni non la pensano così – gettando un’occhiata sulla terza persona, constatò che guardava verso di loro – la conosci per caso?
Julia: L’ho incontrata ieri sera, lei e le altre due avevano dei problemi con la banda “SP”
Igor: E come mai non smette di fissarti?
Julia: Eh? Mi fissa? – alzò la testa un attimo ma Igor la trascinò giù un istante dopo. Lui sistemò abilmente uno specchietto per riflettere l’immagine di Lena e permettere quindi a Julia di osservarla indisturbata.
Igor (bisbigliando): Si direbbe carina.
Julia (guardandola attentamente): Già, le ricorderò qualcuno
Igor: Non credo sia così, datti una guardata
Julia (spostando lo specchio, inquadrò la sua stessa immagine): AHHH!
Lena (scattando in piedi): Che succede??!?
Igor: Si è pestata un dito, su Julia, va in bagno a “sciacquarlo”
Lena: Hai bisogno d’aiuto? Vengo con te?
Julia (allontanandosi in fretta): Grazie, faccio da sola
Lena (sedendosi di nuovo): Come vuoi

In bagno, la ragazzina si lavò il viso cercando di togliere il grasso e lo sporco alla meglio. Almeno adesso si riconosceva guardandosi nello specchio. “Mi fissava perché la mia faccia assomigliava alla cima di un tizzone spento”, pensava. Si sciacquò il viso una quinta volta ed uscì dal bagno, consapevole che si sarebbe insudiciata di nuovo. Appena fuori, si trovò davanti la ragazzina dai capelli rossi che gironzolava a tempo perso nella rimessa.

Lena (sorridendole): Tutto bene?
Julia: Si, grazie – e notò che la fissava di nuovo. Si incamminò verso Igor, pensando– ma che avrà mai da fissarmi a quel modo?
Igor: Da quando in qua ti preoccupa un po’ di grasso in faccia?
Julia: Non mi preoccupa, mi da fastidio
Igor: Sarà.. comunque quella ti fissa più di prima adesso
Julia: E basta con questa storia, guarda che ti mollo a finire il lavoro da solo così impari a prendermi in giro per tutto il tempo
Igor:  Quanto sei suscettibile.. assomigli a Ed in modo impressionante
Lena (interrompendoli): Scusate, ci vuole ancora molto?
Igor: Non molto signorina.. ma se vuole fare una passeggiata, Lei sarà felice di accompagnarla
Julia: Lei chi?
Igor: Tu. Non sei concentrata abbastanza, va a farti un giro, dammi retta
Julia (pulendosi le mani con uno straccio): Ok mister “so tutto io” - gettando a terra lo straccio – l’hai voluto tu, andiamo Lena
Lena: Grazie, ma non disturbarti per me, non ce n’è bisogno posso anche aspettare qui
Julia (prendendole la mano): Usciamo a prendere una boccata d’aria, l’odore di qui dentro deve essere molto sgradevole per chi non ci è abituato
Lena (arrossendo leggermente): Sei carina a preoccuparti per me, grazie – pensando – ma che ho detto? Mi sono rincretinita: “sei carina a preoccuparti per me”, da dove mi è uscita questa frase????
Julia (schiarendosi la voce): Ti va di fare un giro in moto con me?
Lena (saltellando su e giù): E me lo chiedi?? Certo!!
Julia: Aspettami solo un minuto – e così dicendo corse nuovamente nella rimessa

Ritornò con la sua Cagiva Roadster 125 di colore blu e un paio di caschi. Salì e girò la chiave di accensione, dopodiché si infilò il casco e porse l’altro a Lena, dicendole: Che aspetti?
Lena (entusiasta): Eccomi, eccomi! – si mise il casco anche lei, abbracciandole la vita si sistemò dietro l’altra ragazza e se ne andarono.

Intanto Igor se la rideva di brutto per qualche oscura ragione.

***

10:30 a.m.
Lungo una stradina isolata…

Lena: E’ molto bella la tua moto, quanto ha?
Julia: Un anno, più o meno, non è velocissima però in compenso è adatta sia in città che fuori
Lena: Tu lavori lì?
Julia: Diciamo che do una mano
Lena: Posso sapere dove abiti?
Julia: E’ così importante? Com’è tutte queste domande?
Lena (stringendole di più la vita): Scusa.. ti sei offesa?
Julia: No. Che ci facevate ieri in quel posto?
Lena: Eva ci aveva detto che un nuovo pub apriva ieri sera e si trovava proprio da quelle parti, non sai quanto è testarda e invece noi ci siamo solo messe nei pasticci, a proposito, ti devo ringraziare, senza di te non so come sarebbe finita – poggiando la testa sulla schiena della brunetta
Julia (un brivido le corse lungo la schiena): Ti senti bene?
Lena: Benone, ho sempre desiderato viaggiare in moto per tutto il paese
Julia: Sul serio, non penso che i tuoi genitori sarebbero d’accordo
Lena: I miei genitori.. non li vedo da mesi, loro vivono a Mosca e io sono qui in un collegio dall’inizio delle superiori, potrei sparire e non se ne accorgerebbero
Julia: Un collegio.. non l’avrei mai detto
Lena: Tu dove studi? I tuoi genitori?
Julia: Io sono una trovatella. Non ho mai conosciuto i miei genitori ma ho due papà meravigliosi.
Lena: Mi dispiace. Due papà?
Julia: Già. Uno lo hai conosciuto, è Igor, l’altro è a casa. Se non mi avessero trovata loro probabilmente non sarei qui a parlarti adesso
Lena (abbracciandola ancora più forte): Mi dispiace tanto
Julia (sentendosi soffocare): Non preoccuparti.. piuttosto, potresti mollare un po’ la presa?
Lena (staccandosi): Scusa, non volevo
Julia: Fa niente, così tu e le tue amiche scappate dal collegio appena ne avete l’occasione
Lena: Il custode ci è amico e chiude tutti e due gli occhi, lasciandoci il cancello aperto
Julia: Però, che organizzazione…

E arrivarono su una strada che fiancheggiava il Volga, Lena tornò ad appoggiare la testa sulla schiena della brunetta e in quella posizione poteva guardare tranquillamente la superficie del fiume con tanto di flora e fauna dell’ambiente che lo circondava.
I minuti volarono, e senza realizzarlo, era già ora di rientrare. Per tutto il tempo della corsa in moto, la ragazza rossa era rimasta con la testa poggiata sulla schiena dell’altra, sempre abbracciandola e quasi dimenticandosi di tutto il resto, come se in quel preciso momento esistevano solo loro due, la strada e il cielo.

11:15 a.m.
Autofficina

Igor, seduto sul cofano dell’auto (con il parabrezza intero e luccicante, così come tutta la carrozzeria), si stava fumando l’ennesima sigaretta e ancora rideva sotto i baffi. Il rombo della moto in lontananza preannunciava il ritorno della ragazze, lui scese dal cofano e attese che si avvicinassero per mostrare il risultato professionale del suo modesto lavoro.

Igor: Ce l’avete fatta finalmente!
Julia (fermandosi e togliendosi il caso): Bel lavoro pà
Igor: Sicuro
Lena: Woaaa.. – girando intorno alla vettura – sembra nuova, ma che ha fatto?
Igor: Le ho dato una ripulita, ne aveva proprio bisogno
Lena: Quanto le devo?
Julia: Niente.. per stavolta, vero pà?
Igor (restando a bocca aperta): Uhm.. veramente… okkey offre la ditta
Lena: Non so come ringraziarvi.
Julia: L’hai appena fatto.
Lena: Vorrei rivederti – tirò fuori carta e penna dalla borsa e scrisse qualcosa – qui c’è l’indirizzo e il telefono del collegio, chiamami o vieni a trovarmi, ne sarei molto felice

Julia diventò improvvisamente triste e senza prendere il biglietto che l’altra le stava consegnando, replicò: Ciao Lena – senza voltarsi rientrò nella rimessa spingendo la moto

Lena: Perché fa così?
Igor: A lei non piace affezionarsi troppo agli altri – pensando – anche questo l’ha preso da Ed
Lena: Mi ha raccontato dei suoi genitori e di voi
Igor: Strano, di solito non ne parla quasi con nessuno

Lena corse nel garage, guardò in giro, non vide nessuno e non vide neanche la moto. Scrisse due righe su un altro foglio e lo appuntò, insieme al biglietto precedente, sotto il tergicristallo di un’auto vicino l’entrata. Salutò Igor e andò via con la decappottabile, decisamente giù di morale.

***

Quella stessa sera, nel collegio
8:40 p.m.
Nella stanza di Beatrisa, Eva e Lena

Beatrisa stava leggendo un libro, Eva stava “distraendosi” con lo smalto e le mani, mentre Lena affacciata alla finestra si lasciava trasportare dai suoi pensieri…

Lena (con tono distante): Secondo voi si può vivere unicamente su sé stessi?
Beatrisa (sollevando gli occhi dal libro): Un attacco di nostalgia Lena?
Eva: Guarda, quando mi mancano i miei basta che ci parlo due minuti al telefono e cambio subito umore, non fanno altro che rimproverarmi
Beatrisa: Tu te le cerchi, comincia a prendere buoni voti e poi vedrai la differenza
Lena: Non avete capito un accidente, volevo dire se si può vivere senza sentirsi mai legati a nessuno..
Eva: Ma di cosa parli esattamente?
Beatrisa: Io non saprei
Lena: La verità è che io mi sono già affezionata, spero diventeremo amiche
Beatrisa: Parli della ragazzina di oggi?
Eva: Chi? Il meccanico?
Lena: Julia
Eva: Vuoi diventare amica di una che fa il meccanico?
Beatrisa: Quanto sei superficiale Eva, i soldi non valgono la stima di una persona e poi lei mi sembra un tipo gentile, perché non la invitiamo ad uscire con noi una sera?
Lena: Sembra che non abbia voglia di avere a che fare con noi.. tanto meno con me
Eva: Perché dici questo?
Lena (amareggiata): Non ha voluto l’indirizzo del collegio. Ero.. eravamo clienti e basta – pensando – chissà se porta a spasso in moto tutti i suoi acquirenti

***

Hotel, stessa ora
In cucina (o meglio, nella parte dell’albergo destinata alla mensa)

Edgar (con il grembiule legato in vita): Che avete fatto di bello?
Igor: Lavorato, lavorato, lavorato e.. – bisbigliando – la nostra bimba ha conosciuto un’amichetta molto carina
Edgar: Era ora, non ha neanche un’amica, sta sempre con noi o da sola
Igor: Non le abbiamo concesso una bella vita.. quella bimba in fasce doveva incontrare proprio due tipacci come noi
Edgar: Due tipacci che farebbero qualsiasi cosa pur di vederla felice
Igor: La ragazza di stamani ha lasciato questi fogli nel garage, leggi un po’ ..
Edgar (prendendo i foglietti): Allora, qui c’è un indirizzo.. e qui c’è scritto qualcosa:

Grazie per avermi portata in moto con te, grazie per aver interceduto in mio favore con tuo padre. Grazie ancora per l’altra sera e scusami se voglio solo esserti amica…

Igor: Strano
Edgar: Cos’è che hai fatto tu? Che significa questo “intercedere”
Igor: Ehm… sconto del 100%
Edgar: Che cifra hai “scontato”??
Igor: 900
Edgar: E poi non ti lamentare quando non ci sono soldi in cassa!
Julia (dall’ingresso): Sera
Igor: Ciao
Edgar: Sembra che tu abbia dimenticato qualcosa oggi – porgendole i biglietti
Julia (aria indifferente): Non mi interessa
Edgar: Come vuoi, ma non ci si comporta così

Un leonberger di circa 70 kg sbucò alle spalle della ragazzina e cominciò a farle le feste. Lei gli accarezzò il folto pelo rossastro e sorrise: Sera anche a te Buck.

Igor: Almeno leggi quello che ti ha scritto prima di gettarli via.
Julia: Suppongo tu l’abbia gia fatto, fammi una sintesi
Edgar: Per me lei ti vuole già bene.. vuole esserti amica, dice.
Julia: Fatemi vedere – e lesse anche lei
Igor: Vai a trovarla, sai che noia in quel collegio
Julia (spettinandosi i capelli): Non ci penso neanche
Edgar (tornando in cucina): Testona. Venite a tavola, il vostro cuoco personale vi ha preparato la cena.

Igor lo seguì immediatamente. La ragazza rilesse il biglietto ancora una volta e provò una profonda tristezza per sé stessa, aveva voglia di piangere ma si limitò ad abbracciare Buck.

***

Collegio, il giorno dopo
9:00 a.m.
Cortile

Abram (osservando la decappottabile): Vedo che l’avete trattata bene
Eva: Ci puoi scommettere
Abram: Quando vi occorre di nuovo chiedetemelo pure ragazze
Beatrisa: Grazie infinite Abram
Abram: Vi sarete sicuramente divertite
Lena: Altroché, ci siamo così divertite che Bea, saltellando di gioia, è sbattuta contro un albero
Abram: Poverina, ti sei fatta tanto male?
Beatrisa: Noo, solo un graffietto con quattro zampette ai lati
Abram: Che?
Lena: Niente scherzava, ehm.. ciao Abram, dobbiamo andare in classe ci vediamo dopo
Abram: Buona giornata ragazze – e si allontanò
Eva: Quattro zampette ai lati eh?
Beatrisa (irritata): Avrei dovuto dire con “quattro punti del cazzo”
Eva: Lena, non ti abbiamo chiesto quanto hai pagato
Lena (estraendo tutta la somma dalla tasca): Riprendeteveli, non ho pagato nulla
Beatrisa: Com’è possibile?
Lena: Sono stati gentilissimi, lei specialmente
Eva: Ma che hai combinato lì per tutto quel tempo, non ce l’hai ancora detto
Lena: Ho visitato la rimessa e i dintorni dell’officina
Beatrisa: Ma che stai dicendo?
Lena (allontanandosi dalle altre due): Niente Bea, cerchiamo di non fare tardi a lezione
Eva: Un momento… che lezione?...

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