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***Capitolo 2***
9:30 a.m. Trascorsero due settimane, Danilo si era fatto vivo da Igor e Edgar, con grande stupore di questi, era assolutamente illeso. Igor: Dove diavolo sei stato??! Pensavo fossi morto! Danilo (ridacchiando): Addirittura Igor: Ancora problemi con gli spacciatori.. Danilo: Mi sono nascosto per un po’, ma ho solo mio nonno e non voglio che gli facciano del male per arrivare a me. Sto ancora pagando per un errore commesso due anni fa. Igor: Ed era nella tua stessa condizione, è stato dentro perché l’anno coinvolto in un traffico d’auto rubate. Non poteva permettersi di spifferare la verità al governo, ha detto. Perché c’eravamo io e la piccola. Il resto della storia la conosci. Danilo: Ancora non ha messo il naso fuori casa, vero? Igor: Già, dice che lo spiano per vedere se parla con qualche agente in borghese, per me è diventato paranoico a furia di pensarci Edgar (avvicinandosi con una tazza di caffè): Ti ho sentito Igor: Sempre permaloso, come Julia del resto Danilo: Dov’è? Ho una voglia matta di rivederla Edgar: Pisola ancora Danilo: Allora vado a svegliarla io, con un paio di coccole Igor: Vacci piano Danilo: Che hai capito?! Lei è la mia piccola sorellina.. o almeno così ha voluto – sospirando – sono solo un amico per lei e non c’è verso di farle cambiare idea. Nella stanza dove dormiva la brunetta non si ascoltava altro che il respiro affannoso della stessa ragazza. Stava dormendo di un sonno agitato, si lamentava e le lacrime le scorrevano lungo le guance. Si svegliò improvvisamente quando qualcuno bussò alla sua porta… Danilo: Posso entrare piccola? Julia (asciugandosi il viso): Quante volte ti ho detto di non chiamarmi così. Danilo: Lo prenderò come un sì – ed entrò Julia (cercando di sorridere): Guarda chi si rivede, che ti è successo? Danilo: Viaggiavo qua e là. Tu niente di nuovo vedo, sempre grigia Julia: Tu sempre fastidioso invece, non cambiare mai mi raccomando o c’è il rischio che qualcuno si innamori di te Danilo: Che carina che sei a preoccuparti per me Julia (pensando): L’ho già sentita questa.. Danilo: …se ai tuoi vecchi non dispiace, posso prenderti con me per tutto il giorno? Julia: Di cosa parli? Danilo: Vedrai… ho un paio di biglietti per il cinodromo Julia: Che scherzo è? Non ho voglia di uscire con te oggi – infilandosi sotto le coperte – voglio solo restarmene qui a poltrire tutto il giorno Danilo: E invece verrai con me, a costo di trascinarti fuori con la forza Julia: Lasciami da sola, non sono di buona compagnia Danilo (imbronciandosi): Bell’accoglienza per un caro amico che non vedi da settimane. Julia: E va bene rompiballe, esci, mi vesto e scendo tra un minuto Danilo: Devo proprio? Julia: Non farmi in*****re, non fartelo ripetere! Danilo: Stiamo calmi eh – uscendo dalla stanza – mamma mia che caratteraccio La brunetta si alzò apaticamente dal letto e si specchiò per qualche istante facendo una smorfia di insofferenza alla sua stessa immagine. Cominciò a vestirsi altrettanto svogliatamente, come se ogni indumento pesasse un centinaio di libbre. Scese così al piano inferiore, stranamente non vide nessuno. “Eppure quel noioso di Danilo doveva aspettarmi qui”, rimuginava. Solamente Buck era nei paraggi, tranquillo come sempre e non partecipe alle vicende di quei bizzarri degli altri abitanti dell’edificio. Julia: Ciao bello, sei tutto solo? Sembri più stanco di me, ma te lo chiedo lo stesso, ti va di uscire cucciolone? – il gigante abbaiò un paio di volte Danilo (uscendo dalla cucina con una birra in mano): Finalmente sei scesa poltrona, stamattina è meglio che ti stiamo alla larga mordi tanto quanto Buck, anzi molto di più, lui è un batuffolone di zucchero filato paragonato a te Julia: Ha ha ha, hai cambiato idea o vuoi ancora portarmi da qualche parte? Danilo: Sì, anche se non te lo meriteresti Julia: Dacci un taglio Igor (uscendo da una stanza): Dove andate? Julia: Ciao pà Igor: Mi sembri stanca Julia: Ho molto sonno arretrato Danilo: Datti una svegliata Jù, che ti è preso? Igor: Rewind, D-o-v-e a-n-d-a-t-e? Julia: C-h-i-e-d-i-l-o a l-u-i Danilo: Mi avete smontato Edgar: Giorni fa Julia ha conosciuto una ragazza, perché non la accompagni da lei? Julia: Pà, per piacere non aggiungere altri problemi Danilo: Tu senti questa, mi allontano per qualche momento e lei già mi sostituisce con un’altra! Julia: Mi stai facendo in*****re sul serio adesso, Buck! - il cane si sollevò da terra in tutta la sua stazza e cominciò a ringhiare in direzione di Danilo, trattenuto solo per il collare da Julia. Danilo (indietreggiando): Ehi, stai attenta con quel bestione, tienimelo lontano Julia: Ma non era un batuffolone di zucchero? Danilo: Ok, ok. Lasciamo perdere il cinodromo, ne ho già abbastanza di cani. Igor mi ha detto che vi serve una nuova rimessa in un’altra zona della città. Possiamo andare in giro adesso a cercarla. Edgar: Buona idea, verrò con voi Julia: Incredibile! Tu che esci.. non ci credo Edgar: Vado a prepararmi, aspettatemi e risparmiatemi le vostre battute cretine, grazie. Igor: Amen
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11:15 a.m. Per strada, nella vecchia jeep Edgar (alla guida): Perché sei così scostante Julia? Lei vuole esserti amica e tu la rifiuti? Julia: Non voglio degli amici, e per favore, non voglio che ne parliate più, chiedo troppo? Danilo: Io non capisco, chi è questa tipa? Julia: Danilo, perché non mi racconti dove sei stato tu invece? Danilo: Te l’ho già detto, in viaggio Julia: Sei troppo vago… di nuovo nei pasticci, vero? Danilo: Non ne sono mai uscito dai pasticci Julia: Se devi nasconderti, perché non vieni a stare un po’ da noi? Danilo: C’è mio nonno. Lui è solo e non posso lasciarlo ad occuparsi da solo della stazione di servizio. Ormai è anziano, ha bisogno di me. Edgar: Hai ragione. Chi è il capo della banda che ti sta cercando? Danilo: Il boss degli “SP” Julia: Noo.. ancora loro, sono solo un branco di deficienti, io non mi preoccuperei Danilo: E’ spaccio d’eroina, Julia. C’è sempre da preoccuparsi in questi casi. Julia: Eri uno spacciatore??! Danilo: No, macché dici! Io ero un corriere che trasportava merce di cui ignorava completamente la provenienza. Non mi sarei mai sognato di spacciare quella robaccia! Julia: Ma cosa vogliono adesso da te? Danilo: Che continui nel mio lavoro o che finisca in pasto ai vermi. Edgar: Hanno capito che li hai scoperti? Danilo: Infatti, per ora non sanno quasi nulla di me. Io ero solo un ragazzino in cerca di un lavoro per tirare avanti, non sanno dell’esistenza di mio nonno, grazie al cielo, e non possono ricattarmi; ci siamo solo io e quei fottuti bastardi. Pagherei per vederli marcire dietro le sbarre per tutto il resto della loro schifosa vita. Edgar: Non ci metteranno molto a scoprire dove vivi, Julia ha ragione, venite a stare da noi finché non sistemiamo definitivamente la faccenda. Danilo: Uhm… non mi sembra giusto coinvolgervi, voi già avete i vostri problemi Julia: Dai fratellino, non fare il marpione adesso, lo sai che per noi fai parte della famiglia Edgar: Giusto, anzi, sai che ti dico? Ora passiamo da tuo nonno e lo aiutiamo a chiudere la baracca per un po’. Danilo: Non so come ringraziarvi amici. Julia: Renditi utile, nel tuo peregrinare.. hai visto un bel posticino dove aprire un’autofficina? Danilo: Sempre in periferia, c’è un deposito che dovrebbe andar bene. Edgar: Potevi dirlo prima, invece di farmi girare a vuoto – ridendo sotto i baffi – guarda dove siamo finiti? Davanti ad un collegio, guarda alle volte le coincidenze Julia (innervosita): Coincidenze un corno! Allontaniamoci immediatamente da qui! Danilo: Ecco che comincia a mordere di nuovo, e che sarà mai.. lo sappiamo che non ti piace la scuola, non c’è bisogno di alterarsi così! Edgar: Okkey, adesso metto la retro e torniamo indietro.. oh! Ma guarda, un gruppetto di ragazze sta uscendo dall’edificio – sospirando - mi ricorda i tempi delle superiori. Julia: Falla finita, andiamo via! In lontananza, la brunetta vide una ragazza dai capelli rossi che le era molto familiare, non fece in tempo a distogliere lo sguardo da lei, che questa la stava già fissando allo stesso modo della volta precedente nella rimessa. Julia pensò di fingere di non averla riconosciuta, e con aria indifferente cominciò a scalciare, da dietro, il sedile anteriore dove sedeva il padre. Julia: E ti vuoi muovere pà!!? Edgar: Accidenti, non riparte, è sempre quel vecchio problema Danilo: Allora io ne approfitto per scendere e comprare le sigarette nella tabaccheria lì davanti. Mi aspettate vero? Edgar: Non ci muoviamo di un centimetro. Julia: Arrrgh! Dannazione!! Edgar: Ma che hai Julia? Non ti sembra di esagerare adesso? Julia: Lei sta venendo qui e ricomincerà a fare domande Edgar (osservando in direzione del collegio, notò una ragazza che si stava avvicinando a loro): E lei? La rossa? Julia (guardando altrove): Già, che idea geniale hai avuto.. venire proprio qua Edgar: Non credevo la prendesi in questo modo.. fai ancora in tempo a raggiungere Danilo, così non rischi di parlarci.. anzi, lei si è fermata, deve aver cambiato idea, forse ha capito che sei una persona scontrosa e poco socievole Julia (girandosi verso il cancello): Ma perché si è fermata.. non capisco.. e mi sta ancora fissando Lena li osservava parlare da lontano, avvertiva come una sensazione di disagio man mano che si avvicinava alla jeep. Si fermò e poggiò la schiena contro il cancello; intanto continuava a tener d’occhio la brunetta, ma senza manifestare alcun desiderio di raggiungerla. Julia (sorridendo): Ci ha preso gusto a fissarmi.. meglio che vada a chiederle il perché Edgar: Già che ci sei, chiedile anche il numero del pronto intervento stradale o resteremo qui ancora per molto Così la giovane scese e si incamminò verso l’altra. Lena quasi si allarmò vedendola avvicinarsi. Non sapeva se andarle incontro o ignorarla come aveva fatto lei fino a quel momento. Julia (a pochi passi da lei): Ciao Lena: Ciao Julia: Che fai? Lena: Intervallo. Ti do fastidio forse? Se vuoi mi tolgo dalla tua vista Julia: Scusa, ho i miei motivi per comportarmi così, non prendertela Lena: Perché hai aspettato tutto questo tempo prima di venire? Julia (guardando a terra): …….. senti Lena, io non posso essere tua amica, stammi lontana, hai tutto da guadagnare, il mio mondo non è come il tuo Lena (in un istante, gli occhi si erano velati di lacrime): Perché mi dici questo? Quando eravamo insieme l’altra volta non sei stata così fredda con me, che ti è successo? Cosa ho fatto? Julia: Tu, nulla. Quella volta avevo dimenticato chi ero. Tu sei una ragazza carina, gentile, simpatica e tanto altro.. non hai bisogno di me – voltandosi - fingi di non avermi mai incontrata – ed iniziò a camminare Mentre si stava allontanando si sentì afferrare il braccio da dietro, non fece in tempo a girarsi che un ceffone la colpì in piena guancia. Lena (singhiozzando): Tu.. tu .. tu non puoi venire qui e.. parlarmi così! Julia (carezzandosi la guancia): Aaahh.. sei manesca Lena.. non lo sapevo Lena (asciugandosi le lacrime): Sei una stupida! Come puoi essere così insensibile?! Julia: Se non lo fossi sarei morta da un pezzo. Devo andare, grazie per la sberla, era da un po’ che nessuno mi colpiva così. Lena: Aspetta! Per favore.. non andare via adesso Julia (sorpresa): Cosa? Nel frattempo, qualche metro più in là, Danilo era ritornato con un pacchetto di sigarette in mano e una accesa nell’altra, giusto in tempo per assistere alla discussione tra le due… Danilo: Sssssss, che schiaffo! – toccandosi il viso – mi sembra di sentirlo Edgar: Finalmente qualcuno che comincia a scuoterla dal suo letargo Danilo: Se bastava questo potevamo pensarci noi, ti pare? Edgar: Non basta questo Tornando alle ragazze… Lena: Devo parlarti Julia: Non lo abbiamo appena fatto? Lena: Devo parlarti in privato, da sole e senza nessuno che ci ascolta Julia: Non posso trattenermi, spiacente Lena (prendendola per mano): Ci vorrà poco, seguimi Julia: Ehi! Danilo: Ma dove vanno? Edgar: Non sono affari nostri. Passami una sigaretta… Fin dal cortile si sentiva distintamente un penetrante profumo di rose. Come Lena sperava, non c’era nessuno da quelle parti oltre a loro. Attraversarono la recinzione ed entrarono all’interno del giardino. Julia: Perché mi hai portata qui? Di che devi parlarmi? Lena: Innanzitutto – tirando il portafogli fuori dalla tasca della divisa scolastica - voglio ripagarti per il parabrezza dell’auto, non accetto regali da chi non vuole essermi amico Julia: Non è necessario, facciamo spesso sconti ai clienti, non sei stata l’unica Lena: Sconto?? Che assurdità stai dicendo?!? Julia: Vuoi schiaffeggiarmi di nuovo, prego, oggi sono qui apposta Lena (calmandosi): Scusami per prima.. ma mi sono sentita così male Julia (avvicinandosi a lei): Cosa vuoi da me Lena…? Gli amici non ti mancano sicuramente Lena (e senza pensarci troppo): Ma io voglio te – così dicendo l’afferrò per la maglia e, tirandola verso di sé, premette le sue labbra su quelle di lei. La ragazza bruna dopo qualche secondo di disorientamento si tirò indietro, si sentiva crescere un’espressione così idiota sulla faccia che non sapeva se ridere o darsi alla fuga. Lena (decisamente arrossita): ..meglio dello schiaffo? Julia (sedendosi sul gradino che conduceva all’interno del giardino): Non so.. non so più nulla Lena (sedendosi accanto a lei): Ti ho pensata molto in questi giorni, lo so.. è così assurdo. *Seguirono 5 minuti di totale silenzio* Julia: Mi staranno aspettando Lena: Posso rivederti? Ti va di rivedermi? Julia: Non lavoriamo più in quella rimessa, ne stiamo cercando un’altra Lena: Dove andate? Non vi starete trasferendo?!? Julia (alzandosi): Devo proprio andare, se vuoi.. se vuoi posso venire io a trovarti ogni tanto Lena (in piedi anche lei): Promettimelo Julia: Promesso. Comunque, non ti sei scelta una buona amica. Lena (sorridendo): Lascia decidere a me.. – arrossendo ancora di più - posso darti un bacino prima di salutarci? Julia: ..uhm.. … ok Lena si avvicinò e congiunse dolcemente le loro labbra per qualche secondo. Poco dopo, l’altra ragazza si voltò e corse via, più veloce che poteva, passando in mezzo a gruppi di ragazze che per poco non le sbattevano addosso. Lena (dal giardino): Ricorda che hai promesso!!! Eva e Beatrisa stavano cercando la compagna per tutto l’edificio scolastico, finché la videro uscire dal giardino con un’aria insolitamente felice. Eva: Dove diamine eri finita? Lena: Ero qui in giardino Beatrisa: Potevi avvertirci, ti abbiamo cercata dappertutto Lena: Chiedo scusa, però questo giardino è splendido, dovrei venirci più spesso Eva: L’intervallo è finito, scendi con i piedi per terra Lena (sorridendo): Già Beatrisa: Che ti prende Lena? Hai bevuto? Lena: Sono ubriaca d’emozioni Eva: Per me, se rincoglionita e basta; a furia di filosofare hai fuso Beatrisa: Torniamo in classe Fuori l’istituto Edgar: Ce ne hai messo di tempo. Quante cifre aveva questo numero? Julia (salendo nella jeep): Che numero? Edgar: Il pronto intervento.. non lo hai chiesto. Julia: Mi è uscito di testa, scusa Danilo: Colpa della sberla? Julia: Avete visto tutto? Danilo: Infatti Julia (scendendo di nuovo): Perché non lo avete chiesto voi, siete stati qui per tutto il tempo? Edgar (sorridendo): Ci è uscito di testa Danilo (ridacchiando): Avevamo di meglio da guardare, ci sono tante belle figliole qui intorno.. Julia: Vado a chiederlo in quel bar, aspettatemi solo un secondo Danilo: Che scema, non ha ancora imparato a mettersi il rossetto sulle labbra, si è impiastricciata come una bambina che ci prova per la prima volta Edgar: Che rossetto? Lei non lo mette Danilo: L’avrà messo poco fa Edgar: Non dire cavolate, per quale motivo doveva mettersi il rossetto qui? Danilo: Ma che ne so io?! Sei tu il padre Edgar: Potevi dirglielo prima, sai che figura adesso Danilo: Conoscendola, non ci baderà neanche La ragazza intanto, l’aveva notato eccome; tanto da usare la manica della maglia come tovagliolo. Entrata nel bar, decise di chiamare Igor, sicuramente era molto più economico e sicuro far rimorchiare la jeep da lui, piuttosto che dal pronto intervento. 1:00 p.m. “Hotel” Igor: La prossima volta prendi la mia auto, almeno non si ferma per strada Edgar: Lo terrò a mente Igor: Si vede che non metti il naso fuori casa da mesi – ridendo – il pronto intervento..hahaha Edgar: Sta zitto! Volevo evitare di disturbare vostra maestà Igor: Si, va bene, raccontami un po’ che avete fatto Edgar: Cosa ho fatto io o cosa ha fatto Lei? Igor: Racconta, racconta…
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Tempo dopo Al collegio, in classe… Eva (leggendo dal libro di testo): …può accadere all’improvviso, che tutto quello di cui eravamo certi al 100% si riveli essere solo una facciata di qualcosa di molto più complesso, intrecciato e sconosciuto. Che fare a questo punto? Affrontare il mondo attraverso una nuova prospettiva o lasciarsi andare all’inesistenza di quel “tutto” in cui credevamo? Insegnante: Continua tu Elena Lena (leggendo): Le funzioni analitiche si distinguono in algebriche e trascendentali… Insegnante: Uhm?? Lena: …le prime si dividono ancora in razionali intere e fratte e irrazionali intere e fratte, le seconde- Insegnante: Elena, noi stiamo studiando letteratura non matematica L’intera classe scoppiò a ridere rumorosamente e Lena nascose il viso rosso dalla vergogna, dietro al libro di matematica. Insegnante: Continua tu Klara …………… Eva: Ma che combini zuccona? Lena: Ma non lo so! Ero convinta che fosse matematica Eva: E non mi hai sentita mentre leggevo! Beatrisa: Sei strana Lena, che hai? Ti senti poco bene? Lena (toccandosi la fronte): Sì, in effetti credo di avere qualche linea di febbre Eva: Fa sentire – avvicinando la sua fronte all’altra – scotti un po’, dovevi rimanere a letto Lena: Ormai le lezioni sono quasi terminate, vado a stendermi in camera Beatrisa: Non mangi niente? Lena: No, non ho proprio fame Eva: E va bene, ti portiamo qualcosa più tardi Lena: Grazie – e si allontanò Strada facendo si ritrovò davanti al giardino del collegio. Decise di entrare e riposare qualche minuto. Sedendosi nello stesso posto dove poco tempo prima era seduta Julia, iniziò a pensare nuovamente a lei. Negli ultimi giorni era diventato un avvenimento ricorrente, di solito non si affezionava ad una persona appena conosciuta, ma questa volta non poté evitarlo. Forse il suo caratteraccio scontroso era il polo negativo di un magnete e lei, viceversa, gentile e amichevole, quello positivo; rifletteva. Ma, positivo o negativo, Lena non aveva mai baciato una sua amica in quel modo e questo la terrorizzava innegabilmente.
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Tre giorni dopo 8:00 a.m. Sempre al collegio, cortile Custode: Lena, c’è una lettera per te Lena (in tono molto triste): Grazie Custode: Ciao Lena: Ciao La ragazza si accomodò su una panca, aprì la busta e lesse la lettera. Era di sua madre: Cara Elena, E’ da più di un mese che non ci sentiamo, innanzitutto volevo avvisarti che purtroppo tuo padre non potrà raggiungerti come ti aveva promesso per questioni di lavoro. Spero tu stia bene; come mai non mi scrivi più come una volta? Mi manchi molto. Ho parlato con la preside qualche giorno fa, se sei d’accordo posso venire a Saratov tra breve per trascorrere un po’ di tempo insieme. Ad ogni modo, non avercela con tuo padre se non è molto presente nella tua vita, è solo che ha molti impegni di lavoro e non è a casa quasi mai. Il tuo fratellino mi chiede sempre di te, spesso lo trovo addormentato nel tuo letto, manchi molto anche a lui. Mi raccomando telefonami e fammi sapere. Ti voglio tanto bene Mamma Lena ripiegò la lettera e sospirò. Da quando aveva iniziato le superiori si era trasferita a Saratov, nel collegio che i suoi genitori avevano scelto per lei, anche perché conoscevano la preside da anni. Era una cugina di secondo grado del padre. Ciò nonostante, allontanarsi da Mosca significava lasciare tutti i suoi ricordi, la sua infanzia e soprattutto le persone a cui voleva bene. Ma a quel tempo, i suoi genitori sembravano non curarsi di questo particolare, un particolare che, per il padre specialmente, non valeva l’istruzione di un buon collegio. Da qui, con il passare degli anni, la ragazza cominciò a pensare a loro come a due parenti lontani che a mala pena si ricordavano della sua esistenza, scrivendole o telefonandole ogni tanto. Quello che non sopportava più d’ogni altra cosa era il totale disinteresse del padre. Lui non si era fatto vivo con lei neanche una sola volta. Era sempre la madre a mettersi in contatto. Sempre e solo la madre. E quella firma che leggeva alla fine di ogni lettera, le faceva credere ancora di più che il padre non voleva saperne affatto di lei. *Flashback* 5 anni prima Mosca Lena (piangendo): Mamma.. io non ci voglio andare.. Madre: Non fare così cara, vedrai che il tempo passerà in fretta e tornerai presto a casa Lena (abbracciando la mamma): Ma io non voglio.. Padre: Non fare la bambina Elena! Devi andarci, non si discute! Lena (singhiozzando): Ma papà.. Padre: Basta, va a prepararti, abbiamo un appuntamento con la preside e non dobbiamo arrivare in ritardo per colpa dei tuoi piagnistei. *Fine Flashback* Lena (gettando la lettera nel secchio): Al diavolo.. al diavolo mio padre e il suo fottuto lavoro! Eva (arrivandole alle spalle): Siamo in*****te con qualcuno? Lena: Sì.. e tu arrivi sempre al momento sbagliato Eva: Eddaaai.. siamo amiche no? Raccontami, se può aiutarti a stare meglio Lena: E’ probabile che mia madre venga presto a trovarmi Eva: Questo ti crea problemi? Lena: Io non la capisco, a volte si comporta come una persona del tutto arrendevole nei confronti del marito. Ogni cosa che lui decide è legge per lei. Eva: I miei invece non si capiscono e basta. Sembrano due criceti che corrono in due cerchi differenti, posti l’uno di fronte all’altro, senza mai raggiungersi. Lena: Accipicchia, una perfetta definizione della routine quotidiana. A volte ci sfugge da sotto i piedi senza permetterci di capire dove stiamo andando.. …….. Eva: Ma dov’è finita Bea? Lena: Questa mattina si è alzata molto presto, mah.. avrà qualcosa da fare Eva: Non si sarà imboscata con qualcuno?? Lena: E con chi? Questo è un collegio femminile tonta! Eva: To’, eccola che si avvicina. Beatrisa (sorridendo): Ragazze, BUONGIORNO! Lena: Eeeehh, che ti strilli! Ho avuto la febbre fino all’altro ieri non lo dimenticare! Che emicrania.. Beatrisa: Scusa, ma sono troppo felice Eva: Perché? Beatrisa: Allora – sedendosi anche lei sulla panca – adesso vi racconto: ho appena saputo al telefono che i miei si trasferiranno a Praga subito dopo il mio diploma. Eva (rattristandosi): E tu andrai con loro? Beatrisa: Certo! Ho sempre sognato di andarci, viverci sarebbe il massimo. Lena: Almeno la tua è una famiglia Beatrisa: Che sono queste facce tristi? Non ci resterò per sempre, solo un anno. Eva: ... un anno non è poco… Beatrisa: Su non fare così.. volete venire anche voi con me? Sarebbe fantastico. Lena: Davvero? Non sarebbe una cattiva idea Eva: Stai scherzando, ormai ti conosco Beatrisa: Non scherzo affatto. Noi tre insieme, sempre in giro a divertirci! Eva: Mi hai convinta! Beatrisa: Magnifico! E tu Lena, sei dei nostri? Lena: Mancano ancora mesi prima del diploma e poi dobbiamo fare i conti con i nostri genitori Eva: Hai ragione Beatrisa: Ok, allora decidete con calma fino alla fine dell’anno. Eva: Io verrò di sicuro, a costo di scappare di nascosto… ci puoi giurare
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6:00 p.m. Danilo e suo nonno stavano sistemandosi in una stanza dell’hotel, dove viveva Julia, Edgar ed Igor. I nuovi ospiti erano appena arrivati e il vecchietto già sentiva la mancanza della sua stanzetta nell’alloggio poco distante dalla stazione di servizio. Nonno (entrando nella stanza): Danilo, era proprio necessario tutto questo movimento? Danilo (trascinando due valigie): E’ per la nostra sicurezza, abbi pazienza nonnino Julia: Così tu conosci una ragazza che si chiama Eva, ecco come hanno saputo di noi.. Danilo: Mi spiace, vi hanno costretto a cambiare zona, il nonno deve avergli parlato di voi Nonno (sedendosi su una sedia): Erano così carine e avevano bisogno di voi, non dovevo? Julia: Non si preoccupi, ci saremmo stancati comunque di quel garage Danilo: E poi senza il nonno non avresti mai conosciuto quella tua amica Julia (cambiando discorso): Se volete seguirmi vi faccio vedere dov’è il bagno… c’è il rischio di perdersi qua dentro – ridacchiando – figuriamoci se dovesse accadere quando vi serve la toilette urgentemente 9:05 p.m. Quella sera la brunetta decise di mantenere la sua promessa. Si sentiva in imbarazzo, pensando al loro ultimo incontro, domandandosi il perché di tutta quella ostinazione da parte dell’altra nel voler diventare amiche per forza. Sarà stata una buona idea? Si chiedeva - Io non ho bisogno di amici, ho già due persone straordinarie accanto a me. Tra una riflessione e l’altra salì sulla moto e si diresse dove sapeva, sperando di trovare un’entrata accessibile a quell’ora. In 20 minuti era già arrivata a destinazione. Il collegio aveva un’atmosfera completamente differente la notte. Poche luci, niente voci e niente ingresso libero. La brunetta si chiedeva se era troppo tardi per far visita alla sua “amica”… Julia: Magari ci ripensa e mi manda a quel paese.. sarebbe la cosa migliore per entrambe. Già, ne sono certa, presto o tardi si accorgerà di quanto siamo diverse e ne resterà delusa. E tanti saluti Lena. – detto questo fra sé e sé, salì in piedi sulla moto e da lì si arrampicò fino alla cima del muro che circondava l’istituto. Una volta dentro l’edificio (per sua fortuna un ingresso secondario era aperto) cercò di orientarsi per capire dove dormivano le studentesse. Dopo venti minuti di vagabondaggio in lungo e in largo, si ritrovò in un corridoio al primo livello con una stanza ogni due metri su entrambi i lati. Iniziò a leggere sulle targhette affianco ad ognuna di esse, c’erano i nomi delle alunne, tre per ogni porta. Julia (sottovoce): Sono decine.. per non parlare degli altri piani, non mi basterebbe tutta la notte. Ho perso solo tempo.. però lei poteva dirmelo… - si girò e cominciò a scendere le scale. Appena mise il naso fuori la struttura, ecco che scoppiò un forte temporale. Julia: Dannazione, la mia moto! No, no, NO! – tuoni e fulmini erano sempre più convincenti, ma anche la fedeltà per la sua moto era altrettanto forte. Dal cortile si affrettò verso l’uscita senza preoccuparsi della pioggia che l’aveva bagnata da capo a piedi. Passando a pochi metri dal giardino intravide un bagliore proveniente da un gazebo, nel mezzo del giardino stesso. La ragazza, incuriosita e sempre noncurante dell’acquazzone, si indirizzò verso la luce. Frattanto che lei si avvicinava il bagliore diventava sempre più debole, qualunque cosa fosse si stava spegnendo. Ed ecco che riconobbe la sagoma di qualcuno, la quale si spostava velocemente da un lato all’altro del chiosco; una studentessa? Si domandava. Voce: Chi c’è?! Julia (sempre sotto la pioggia): Un fantasma.. Voce: CHE!!! – indirizzando la fievole luce di una torcia verso la figura che aveva risposto Julia: Niente paura, non sono uno spettro, ma sto per scomparire allo stesso modo Voce: Cosa?!? – e la torcia cessò di emettere anche l’ultimo barlume di luce. Buio. Voce: Accidenti! Non ci voleva! Julia (avvicinandosi): Lena? Non credevo fossi tu Lena: Julia? Che ci fai qui a quest’ora? Vieni qui sotto o ti prenderai un accidente! Julia (salendo nel gazebo): Non è una bella serata per ammirare il giardino. Lena: Mai a pensare che sarebbe venuto a piovere all’improvviso! Sei tutta bagnata, devi toglierti quei vestiti immediatamente! Julia: Stavo per tornare a casa.. sai volevo salutarti ma non sono riuscita a trovare la tua stanza – ridendo – che scema che sono Lena (toccandole la giacca): Devi cambiarti, vieni nella mia stanza Julia: Non è necessario, tornerò a casa Lena: Insisto. Vieni con me – e la trascinò per la manica della giacca Julia: Aspetta! Così ti bagnerai anche tu! Lena: Guarda, ha quasi smesso. Acquazzoni violenti e brevi, tipico. Andiamo, seguimi. Julia (scrutando il cielo): La mia moto.. che disastro.. e l’umidità poi.. Lena (continuando a trascinarla): La tua salute è più importante! Di nuovo nell’edificio, salendo le scale… Lena: Secondo piano, corridoio di destra, stanza n° 135. Julia: ……….. Lena: La mia camera Julia: Ah ha Lena: Perché sei venuta adesso? Julia: Non lo so, non so perché sono venuta Lena (esasperata): Forse per me.. Può essere per me? L’avevi promesso. Julia: ………… Stanza 135 Lena entrò con la sua chiave, le altre due amiche non c’erano. Eva e Beatrisa si erano trattenute nella sala proiezioni dell’istituto per guardare un film, mentre lei aveva preferito trascorrere la serata in quel magnifico giardino, ascoltando della musica. Julia diede un’occhiata veloce in giro, tre letti e tre scrivanie posti in simmetria l’uno di fronte all’altra (letto-scrivania, letto-scrivania e letto-scrivania). Tutto sommato era abbastanza ampia. Ad un tratto iniziò a sentire brividi di freddo dappertutto. L’altra ragazza stava cercando qualcosa nell’armadio, qualcosa da farle indossare in fretta. Lena (porgendole un pigiama): Mettiti questo. Julia: Grazie – si tolse la giacca e stava per togliersi la maglia. Lena (la stava fissando; arrossì): Ti aspetto fuori.. si insomma .. fa con comodo – così dicendo uscì dalla camera. Julia (pensando): .. uhmmm.. mah.. …………………… Lena (nel corridoio, stava pensando):... speriamo non passi nessuno. …………………… Julia (aprendo la porta): Io ho finito Lena: Ah.. ok. Julia: Sei sola stasera? Lena: Già. Però non durerà a lungo. Julia: Andrò via prima possibile. Lena: Tu non ti muovi da qua fino a domani. E non voglio sentire ragioni. Julia: Non ho avvisato nessuno, non posso, ma grazie per l’offerta Lena: Se vuoi puoi chiamarli. Non dire di no, ti prego. Julia (pensando): ..ancora.. ma perché è sempre così insistente!?! Lena: Allora? Julia: Va bene. Lena: Puoi usare il mio telefono. Julia: Non mi serve, tornerò domattina prima che si sveglino. Lena: Perfetto. Dovrai dormire con me, spero non sia un problema Julia: Dipende Lena: Da cosa? Julia: Sei una ragazza un po’ manesca, non vorrei che mi arrivasse qualche gancio mentre sto dormendo Lena: … scusa.. non so perché l’ho fatto, io non ho mai colpito nessuno prima di allora Julia: Fa niente.. vuoi andare a letto adesso? Lena (pensando): “andare a letto” … “andare a letto” … “andare a letto” …? Julia: Ehi? Non ti sarai addormentata in piedi? Lena: ..no .. mi chiedevo se hai fame. Vuoi magiare qualcosa? Julia: No, ho già provveduto – sedendosi sul letto – perché non mi racconti qualcosa di te? Lena: Come vuoi – sedendosi sul letto affianco (quello di Eva) – io sono nata a Mosca, mi sono trasferita... 15 minuti dopo Julia (stendendosi completamente sul letto): Così tuo padre non ti è mai venuto a trovare.. Lena (diventando triste): Proprio così. Julia (chiudendo gli occhi): Vedrai che si farà vivo, presto o tardi. ………………… Lena spense la luce della lampada e si alzò dal letto di Eva. Avvicinandosi all’altra ragazza suppose che si fosse addormentata. Quindi iniziò a spogliarsi della divisa scolastica, per infilarsi la camicia da notte e andare a letto anche lei. Nel suo svestirsi, non si accorse che Julia era abbastanza sveglia da diventare rossa in un istante osservando lo strip, anche se visibile solo dalla luce che filtrava dalla finestra. La ragazza bruna, non poté fare altro che fingere di dormire. Impresa alquanto complicata, visto che era agitatissima. E l’altra intanto, con tutta calma, completò l’operazione e si accingeva a sistemarsi sotto le lenzuola insieme alla nuova amica. Nel suo adagiarsi accanto a Julia, constatò che le palpebre di questa tremavano ininterrottamente, come quando si costringono gli occhi a restare serrati per forza. Cominciò a dubitare seriamente che stesse dormendo, e all’idea che prima avesse visto tutto, si sentiva decisamente in imbarazzo. A quel punto doveva sapere la verità… Lena (pensando): Vediamo se riesci a ignorare anche questo – lentamente, prese il viso della brunetta, lo girò verso di lei e le diede un bacio molto più passionale dei precedenti. Julia (aprendo gli occhi all’istante): Mhhh!!! Lena (staccandosi): Sei sveglia allora! Da quanto?? Julia (agitata): Non.. anf.. non mi sono mai addormentata.. anf..anf.. In quel momento si spalancò al porta della camera ed entrarono Eva e Beatrisa; discutevano su qualcosa. Lena spinse la brunetta giù dal letto, per evitare che le amiche la vedessero. Le sussurrò sotto voce: Ti prego nasconditi sotto il letto, veloce! Julia: Ma che diamine! – rotolandosi sul pavimento Beatrisa: Lena? Non dirmi che sei già a letto!? Lena (scocciata): Potevate bussare accidenti a voi! Per poco non mi veniva un colpo! Eva: Scusa, guarda eravamo sicure che eri ancora sveglia Diversi minuti dopo, anche le altre due erano nei loro letti. La ragazza dai capelli rossi mise fuori la testa per chiamare la sua amica, sottovoce: Julia? Sei sveglia? Julia: Che fai sfotti? Lena: Scusa.. io non volevo.. non sapevo che dire.. torna su, non ti vedranno - infatti il letto di Lena era l’ultimo accanto alla finestra. Julia (pensando): Che serata di… - e si infilò di nuovo nel letto Lena: Ehhh.. sei un pezzo di ghiaccio, avvicinati che ti riscaldo Julia (arrossendo): Non importa sto bene così Lena: E non contestarmi ogni volta – le circondò la vita con un braccio e la trascinò verso di sé Julia: Aspet- Eva (nel letto accanto): Lena? Parli da sola? Lena (abbracciando Julia): Scusa, non riesco a dormire Eva: Vuoi parlare un po’? Lena: Grazie, ma penso che ascolterò un po’ di musica Eva: Ok, buonanotte Lena: Notte – bisbigliando – sogni d’oro Julia Julia (tra le braccia della rossa): Uhm.. – pensando – ma guarda che razza di situazione… Le due ragazze restarono abbracciate durante tutta la notte e nonostante tutto, riuscirono ad addormentarsi. Verso l’alba, la ragazzina bruna si slegò dalla presa di Lena e scese molto silenziosamente dal letto. Raccolse i suoi vestiti nel portabiancheria in bagno, erano ancora umidi, ma poco importava, lei sapeva solo che doveva uscire alla svelta da quel posto. In fretta, ma sempre in silenzio, si cambiò e uscì dal bagno, trovandosi qualcuno di fronte appena aprì la porta: Eva: AAAHHHH!!!! Julia: Non gridare! Lena (saltando dal letto): Che succede?!?!? Eva richiuse velocemente la porta del bagno, senza preoccuparsi di chi c’era dietro. Poi corse ad accendere la luce nella stanza: Beatrisa (senza aprire gli occhi): E’ già ora di alzarci..? Lena: Che hai fatto Eva? Dov’è Julia??! Eva (ansimante): Chi? .. era Julia?? Vedi dietro la porta del bagno.. mi è preso quasi un infarto Lena (correndo verso il bagno): Poverina Julia uscì prima che lei avesse modo di avvicinarsi alla maniglia. Aveva uno sguardo esausto, e si strofinava leggermente il naso. Lena: Ti sei fatta male?? Julia: No, se non vi dispiace dovrei andare – passò di fianco ad Eva e si avviò verso la porta della camera. Lena: Aspetta ti accompagno - cercò in fretta e furia una vestaglia nell’armadio, la indossò e raggiunse la brunetta. Eva: Scusami Julia, se questa testona ci avesse avvisate.. Julia: A presto Beatrisa (sedendosi sul letto): Ma che ore sono? Nel cortile, camminando… Lena: E così volevi andartene senza salutarmi.. Julia: Non volevo svegliarti.. e poi c’erano le tue amiche Lena: Possiamo incontrarci fuori la prossima volta, decidi tu dove, chiederò un permesso alla preside, non me lo rifiuterà Julia: Questo sabato sera, ti aspetterò nel bar qui di fronte al collegio. Alle 9. Lena (felicissima): Va benissimo Julia (verificando, tristemente, le condizioni della sua moto): Allora, ciao Lena (con un filo di voce): Tu mi piaci Julia (infilandosi velocemente il casco e accendendo il motore, come se non volesse ascoltarla): Non ti ho sentita Lena: Ho detto che mi piaci! Julia: Scusa non sento, devo andare, a presto – allontanandosi sulla Cagiva Lena: HO DETTO CHE MI PIACI!!!! Più tardi… Eva: Come hai potuto nasconderci una cosa simile?!! Come tua amica mi ritengo profondamente offesa! Lena (mettendo il broncio): Ma io non sapevo come dirvelo.. Beatrisa: La prossima volta che inviti Julia avvisaci, almeno non facciamo una figura del cavolo Lena: Vi chiedo ancora scusa, non immaginavo che venisse a quell’ora Eva: ..tzs.. non mi piace quello che hai fatto.. nasconderla sotto il letto, come se fosse un’amante Lena (arrossendo): Eddaaai Eva basta! Mi sono già scusata! |