***Capitolo 3***

Qualche giorno dopo
10:00 a.m.

Un taxi si fermò davanti al cancello del collegio, una donna sulla quarantina e un bambino di otto anni scesero e si presentarono all’ingresso, dal custode. Pochi minuti dopo, la preside dell’istituto accolse i due visitatori a braccia aperte…

Preside: Cara cugina, come stai?
Donna: Bene, vedo che tu sei sempre splendida
Preside: Ohh … e questo giovanotto? Ma quanto sei cresciuto!
Bimbo (nascondendosi dietro la madre): Dov’è Lena?
Preside: Adesso ve la chiamo subito – consultando un registro – deve essere nell’aula di scienze

Aula di Scienze

Un’insegnante bussò alla porta e chiamò la ragazza. Lena, uscita dalla classe, si avviò verso la presidenza, domandandosi perché l’avessero mandata a chiamare.
………………..
Lena: Mamma! Mark!

Il bambino si precipitò verso la sorella che lo prese tra le braccia. La mamma si alzò dalla poltrona e si unì a loro stringendoli entrambi.

Mamma: Quanto ci sei mancata Elena…
Lena: Anche voi due mi siete mancati tantissimo, dove alloggiate?
Preside: Vi farei restare volentieri qui al collegio.. se non fosse per il regolamento
Mamma: Non preoccuparti cugina, abbiamo già prenotato in una pensione molto carina
Mark: Io voglio Lena!
Lena: Non credo che potrai rimanere qui Mark, devi andare con la mamma, ma ti prometto che staremo insieme il più possibile
Mamma: Siamo venuti apposta per stare con te, ci vedremo tutti i giorni, per tutto il tempo che non dovrai studiare
Lena: Hai sentito Mark? – il bambino annuì
Mamma: Oggi andiamo a pranzo fuori, tutti e tre insieme, d’accordo?
Lena: Sono davvero felice di rivedervi

***

1:00 p.m.
Ristorante

Mark saltellava insieme ad un altro bambino per tutto il locale intanto che Lena e sua madre parlavano sedute ad un tavolo. Nonostante non si vedessero da tempo, c’era ancora una certa complicità tra di loro e stavano riuscendo, poco alla volta, a ricostruire un rapporto familiare.

Mamma: Questo è l’ultimo anno Lena, hai deciso cosa fare dopo?
Lena: Non saprei, vorrei viaggiare per qualche mese, sai, restare per cinque anni in un istituto non può farti desiderare altro che la libertà, una volta fuori; decidere come disporre della propria vita, senza nessuna costrizione.
Mamma: Capisco – sorseggiando del caffè
Lena: Sai mamma, non ho mai capito perché hai sempre assecondato papà, ogni cosa facesse
Mamma: Io ho sempre amato tuo padre, e – sorridendo tristemente – non sono mai riuscita a disapprovarlo. Anche se non condividevo le sue scelte.. come mandare te in collegio. A Mosca ci sono ottime scuole. Ti chiedo perdono per questo. Ma forse è stato meglio così.
Lena: Spiegati meglio
Mamma: Non ora cara, non ora.. raccontami quello che fai a scuola, hai sempre le stesse compagne di stanza?
Lena: Sì, e non sono cambiate di una virgola in cinque anni. Beatrisa partirà con i sui dopo il diploma, si trasferiscono a Praga per un anno, ha invitato me ed Eva ad andare con lei
Mamma: Tu cosa pensi di fare?
Lena: Non so, dipende anche da una certa persona che per me sta diventando sempre più importante, giorno per giorno
Mamma: Chi è? Ti sei fidanzata?
Lena: No, no, non saprei come definire il nostro rapporto. Amicizia forse.. no, per me è di più.
Mamma: Mi farai conoscere questa persona?
Lena: Magari un giorno.

***

Julia, sdraiata sul suo letto, ripensava a Lena e all’ultima frase che lei le aveva gridato:

“Ho detto che mi piaci!!!”

Che significa? A che alludeva??? Si interrogava.
Presto sarebbe arrivato il giorno del loro appuntamento. Decise di fidarsi di quella ragazza dai capelli rossi, era giunto il momento di testare fino a che punto lei la considerava un’amica.

Edgar era in cucina come al solito e Buck gironzolava vicino a lui rosicchiando un cosciotto. Da quando Danilo e suo nonno si erano trasferiti lì, Igor si mostrava come se fosse sempre in attesa di qualche ospite indesiderato.

Igor: Ehi Ed, hai visto le cartucce della mia pistola?
Edgar: Le ho messe nel cassetto all’interno dell’armadio. E non lasciarle in giro!
Igor: Se le lascio in giro è solo perché voglio tenerle sempre a portata di mano
Edgar: Non sanno che questo posto è abitato, non ci troveranno, tranquillo.
Igor: Recentemente c’è stato troppo movimento, non vorrei che uno di loro ci stesse spiando
Edgar: Adesso sei tu il paranoico, sono tre anni che viviamo qui e sei sempre stato tu a dire che era una casa perfetta per nascondersi. Adesso cominci a ripensarci?
Igor (sedendosi su una sedia): Non lo so.. ho come una sensazione addosso, non so spiegarla..

***

8:50 p.m.
Sabato, bar davanti al collegio

La brunetta era seduta sulla sua moto e scrutava l’ingresso del collegio. Nessun movimento. Trascorsero ancora quindici minuti, poco dopo un taxi si fermò davanti al cancello dell’istituto e scese qualcuno. Lena si sistemò i vestiti sgualciti dal sedile della vettura e si affrettò in direzione di Julia.

Lena (sorridendo): Ciao, scusa per l’ora, ero in visita da una persona.
Julia (porgendole il casco): Ciao, sali in moto
Lena: Dove andiamo?
Julia: A casa mia

Lena si meravigliò parecchio di quella affermazione. A casa sua??? E che è successo. Non poteva crederci. Durante il percorso, che conduceva sempre più lontano dal centro della città, la ragazza alla guida si chiedeva se stava facendo la cosa giusta, poteva essere molto pericoloso per lei e la sua famiglia. In fondo che ne sapeva di Lena? Era sempre una sconosciuta.
Dopo venti minuti circa, erano arrivate. Lena si guardò intorno: niente palazzi, niente ville né case di alcun tipo. Solo una costruzione con ancora i resti dell’impalcatura da un lato. E dove viveva la sua amica? Nel sottosuolo?

Julia (scendendo dalla moto): Seguimi
Lena: Va bene, ma..?
Julia: E’ proprio lì.
Lena (indicando l’hotel): Vuoi dire che abitate lì?
Julia: Già, se vuoi che ti riporti indietro, non devi fare altro che dirlo
Lena: No.. non hai capito. Sono solo un po’ confusa
Julia: Dentro è molto diverso.

E infatti, appena salita al primo piano, notò che era arredata quanto un appartamento comune. Immediatamente il leonberger si presentò davanti a Julia e Lena, sempre con aria pacifica…

Julia: Ciao Buck, questa è Lena, una mia amica
Lena (accarezzandolo): Ciaooo, che bello.. – e anche Igor si affacciò all’ingresso
Igor: Salve
Lena: Buonasera signore, come sta?
Igor (ammiccò): Così la nostra “testa dura” si è convinta alla fine..
Julia: Non incominciare per favore, Ed? Ed!!!
Edgar (scendendo dal secondo piano): Eccomi, chi mi cerca?
Julia: Lei è Lena, la ragazza del collegio.
Edgar (sorridendo): Quella della sberla
Lena (diventando rossa): Ohh.. Io..
Edgar: Non ti preoccupare, hai fatto bene, una scossa le ci vuole ogni tanto
Julia (linguaccia a Ed):.. vieni in camera mia
Lena: Sono molto felice di avervi conosciuto – si inchinò e seguì la sua amica sulle scale
Edgar: Che gentile

Lena (sedendosi sul letto): Hai sempre vissuto qui?
Julia: No. Siamo stati costretti a trasferirci dopo una serie di circostanze. Questo era un posto per stare “tranquilli”. Ed faceva l’autista per conto di un uomo molto ricco. Un giorno ha scoperto che la ricchezza di costui proveniva dal contrabbando di auto rubate e Dio sa cos’altro – sedendosi accanto a Lena - circa cinque mesi dopo la polizia è intervenuta ed ha arrestato mio padre e altri componenti minori della cricca. Lui non aveva fatto nulla, solo l’autista. L’avevano incastrato.
Lena: Ma perché?!! Perché non ha spiegato come stavano le cose alla polizia?!
Julia: Aveva paura per noi. Ritorsione da parte del capo. Io ero poco più di una bambina. – sospirando – una volta uscito dal carcere, siamo venuti qui. Da allora Ed non è uscito quasi mai da qui dentro. Sempre ossessionato da spie ed emissari. E il responsabile di tutto non è stato ancora indagato.
Lena: Perché mi stai raccontando questo?
Julia: Prima di risponderti, vorrei parlarti di un’altra storia. La mia storia. C’erano una volta, due amici.. erano come una famiglia l’uno per l’altro e non avevano altro che loro stessi. Erano poveri e vivevano alla giornata, arrangiandosi in ogni tipo di lavoro alla loro portata. Una notte, sulla strada che conduceva alla taverna dove era loro abitudine sbronzarsi, udirono il pianto di un neonato. Raccolsero una bimba in fasce che tremava dal freddo, abbandonata a sé stessa su una panchina. In un secondo quel vuoto che perdurava nelle loro vite si colmò d’amore per quella creatura che gli sorrise nel momento in cui la presero in braccio.
Trascorse del tempo e nessuno denunciò la scomparsa della neonata. Per i due lei era già parte del loro futuro. Grazie all’aiuto di una certa persona riuscirono a legalizzare l’esistenza della piccola come “loro figlia”, e in questo modo a consentirle un’istruzione in una scuola modesta.
Quando la bambina divenne abbastanza grande da conoscere la verità, i due amici, Edgar ed Igor, le raccontarono tutta la storia, proprio in questo modo, come se fosse una favola.
E adesso io l’ho raccontata a te, anche se non riesco a spiegarmene il motivo. Forse c’è qualcosa in te che mi infonde fiducia.
Lena (abbracciandola): Oh Julia.. vorrei poter fare qualcosa per te, renderti felice
Julia: Tu hai già fatto molto.

Lena si girò verso di lei per darle un bacio, ma l’altra si fece indietro, a malincuore; causando una fitta al cuore alla ragazza rossa.

Julia: Non c’è bisogno che mi consoli con un bacio ogni volta che ci vediamo. Non voglio la tua pietà. A me basta che tu sia mia amica.
Lena: Non è per quello.. hai frainteso
Julia (in piedi): Non capisco.. perché allora?
Lena (nascondendosi il viso tra le mani): Sei una stupida..
Julia: Si sta facendo tardi.. andiamo, ti riaccompagno.
Lena: ..cosa devo fare con te.. – la brunetta uscì dalla stanza e l’altra le andò dietro

Igor: Lena, resti stanotte?
Lena: Ne sarei molto felice ma ho delle regole da rispettare. Se non rientro mi sospenderanno
Julia (tirandole il casco tra le braccia): Andiamo allora
Edgar: Torna a trovarci quando vuoi, solo una cortesia.. non raccontare a nessuno di questo posto, per favore.
Lena: Ha la mia parola.

Sulla strada verso l’istituto, Lena stringeva fermamente la vita di Julia pensando a quello che era successo poco fa. Quella ragazzina non aveva capito niente di lei; la pietà non centrava assolutamente. Quello che la infastidiva maggiormente era il modo in cui lei si comportava. Quasi come non le interessasse; era indifferente ad ogni sua attenzione. Eppure adesso l’aveva accettata come amica, perché ancora non c’era intesa tra di loro? Dove sbagliava. E mentre pensava questo, senza accorgersene diede una stretta ancora più forte alla ragazza che guidava…

Julia (perdendo leggermente la presa sui manubri): Ehi!! Sei impazzita?? Vuoi farci ammazzare???
Lena: Scusami
Julia: Ma che ti prende stasera.. è per quello che ti ho detto? Forse non avrei dovuto parlarti del mio passato..
Lena: Non è quello! …………. ti dispiace accostare un secondo?
Julia: Ti senti male? … ok – rallentò e si fermò in una pianura ad un lato della strada.
Lena (scese, poggiò il casco e si sedette a terra, vicino ad un albero): Non può funzionare così
Julia (seduta sulla moto): Che cosa?
Lena: Noi.
Julia: Insomma Lena, che c’è?? Di cosa parli?!
Lena (in piedi): Tu.. perché quando eravamo nel giardino tu.. e poi mi hai detto.. - era difficile da spiegare – Io .. io mi domandavo come mai.. sì, come mai, allora non ti sei tirata indietro
Julia: A quello ti riferivi.. ora è tutto chiaro. Allora non ne ero consapevole.
Lena (innervosendosi): Bene! Perfetto! Sei insensibile come sempre, ti odio! – iniziò a camminare lungo la distesa, allontanandosi dalla strada.
Julia: Ehi! Ferma! Aspetta!! – scese dalla moto e le corse dietro.

Dopo qualche metro di corsa la raggiunse e si piazzò davanti a lei. Vide che stava piangendo. La ragazza dai capelli rossi, scansandola, continuò a camminare senza guardarla negli occhi. Fino a che un braccio le circondò la vita da dietro.

Julia: Ehi.. dove stai andando..
Lena: Lasciami! Non sono affari che ti riguardano! Tornatene a casa! – riuscì svincolarsi dalla presa e riprese a camminare in una direzione sconosciuta. Camminava e basta.
Julia: Va bene, fa come ti pare – si voltò per tornare indietro, nel frattempo pensava: Ma sì, vattene. Io non sono in grado di essere amica di nessuno. Amica.. – dopo una breve pausa si girò a guardala, qualcosa scattò inaspettatamente dentro di lei, come una molla, e senza pensarci gridò – EHI LENAAA!!! TU MI PIACI!!!
Lena era distante ma aveva capito ugualmente, si fermò e senza voltarsi: NON HO SENTITO!
Julia: HO DETTO CHE MI PIACI!!!

Lena si girò ed iniziò ad avanzare lentamente verso l’amica. L’altra restò ferma ad aspettarla, non poteva credere di aver urlato quelle parole. Come se provenissero direttamente da un luogo profondo e nascosto della sua anima.

Lena (asciugandosi il viso): Non vorrei aver capito male - sorridendo – puoi ripetere?

La brunetta si avvicinò a lei, le accarezzò il viso, la abbracciò e senza fretta unì e loro labbra. Dopo qualche secondo, Lena si distanziò quanto basta per mollarle un'altra sventola sul viso.

Julia: AH! … E adesso che ho fatto?!?!
Lena: Perché ci hai messo tanto!?? – singhiozzando di nuovo – credevo che non mi volessi..
Julia: Lena.. tu non capisci..
Lena: Che cosa non capisco!?!?
Julia: Io non voglio che qualcuno soffra a causa mia.. specialmente se è qualcuno che amo.. se nessuno si legherà a me non proverà alcun dolore se un giorno, per volontà mia o per quella di qualcun altro, non dovessi più garantire quell’affetto che avevo promesso .. se io non potessi più essere qui...
Lena: Ma che stai dicendo!!?
Julia: Non posso permettere che tu un giorno.. a causa mia.. non posso permettermelo.
Lena: Non è giusto.. non puoi controllare i sentimenti degli altri.. io ti a-
Julia (coprendole la bocca con la sua e sussurrando): Non dirlo, ti prego – stava tremando

La ragazza dai capelli rossi non riusciva più a controllarsi, piangeva e picchiava lievemente sulle spalle dell’altra ragazzina, finché dichiarò: Tu sei già parte di me, perché non vuoi ammetterlo!!?? – implorando – ti supplico.. non distruggere questa nostra possibilità per essere veramente felici.. ora so che anche tu provi qualcosa per me – così dicendo si strinse a lei più che poteva.

Julia (pensando): Non è così che doveva andare.. – nascose il viso in lacrime nei capelli rossi – perché è successo..?

10 minuti dopo…

Le due ragazze si erano sedute accanto alla staccionata che separava la strada dalla distesa di terreno incolto. Ogni tanto la ragazza bruna gettava un occhio sulla sua adorata moto, ancora una volta in preda agli agenti atmosferici. Cominciavano entrambe a sentire il freddo della notte che avanzava. Julia si alzò e aiutò l’altra a fare lo stesso. Ripartirono in direzione del collegio. Arrivate fuori ai cancelli…

Lena: Vorrei farti conoscere la mamma
Julia: A Mosca dici?
Lena: No è qui, lei e il mio fratellino sono venuti a trovarmi.
Julia: ..ok..
Lena aveva quasi paura a chiederlo: Quando ci rivediamo?
Julia (sorridendo): Domani è troppo presto?
Lena (sorridendo anche lei): No.. so che mi mancherai fino ad allora.
Julia: ..senti.. posso darti un bacino prima di andare via o c’è il rischio che mi prendi di nuovo a schiaffi?

Lena arrossì e abbassò lo sguardo, prima di sentire il respiro della brunetta sempre più vicino, quindi alzò di nuovo il viso. Si scambiarono un bacio, lungo, romantico e disperato allo stesso tempo.

***

3:00 a.m.
In un quartiere sinistro di Saratov
Sede della gang “SP”

Uomo: L’avete trovato?
Ragazzo (molto agitato): Ci è sfuggito capo, non - prima che riuscì a terminare un calcio lo colpì nello stomaco.
Boss: Incapace! Sai da quanto tempo gli stiamo alle costole!! COME AVETE FATTO A PERDERLO!!!
Ragazzo2: Perdonaci, non falliremo di nuovo. Abbiamo scoperto dove viveva e abbiamo incendiato la stazione di servizio di suo nonno. Non gli sono rimasti molti posti dove nascondersi. Lo prenderemo.
Boss: Avete tre giorni a partire da adesso, dopodiché pagherete al suo posto. Adesso fuori di qui! Non voglio rivedervi fino a quando non avrete Danilo con voi!
Ragazzo (reggendosi lo stomaco): Ai tuoi.. ordini.. capo – in fretta si allontanò insieme al compagno.
Boss (borbottando fra sé e sé): Maledetti incapaci.. quel Danilo è una minaccia, dobbiamo spezzargli le ali.

Fuori, un altro gruppetto di giovani della stessa banda, fumava e parlava.

Teppista1: …ma siete sicuri di non averla mai vista, è una ragazzina con i capelli corti che va sempre in giro su una Cagiva Roadster 125, ditemi che almeno uno di voi sa dove abita..
Ragazzo3: Boo, non so di chi parli.
Teppista2: Abbiamo un conto in sospeso con lei, quella dannata ci ha rovinato un lavoretto facile facile
Ragazzo2 (unendosi agli altri): Il capo è nero. Dobbiamo trovargli subito quel bastardo di Danilo o sono guai per noi.
Ragazzo (tossendo): .. il mio stomaco.. ma dove possiamo cercarlo ancora??
Ragazzo2: Frugando nella stazione del suo vecchio, ho trovato degli indirizzi che possono tornarci utili. Potremmo cominciare da questi.
Teppista1: Mettiamoci al lavoro. Dividiamoci, faremo prima.
Teppista2: Ok, io avviso gli altri, ci rivediamo qui entro questa stasera.

Stabilito questo, si divisero. Parte di quegli indirizzi erano recapiti di alcuni tra clienti più abituali, altri di enti trasporto carburante.
Tra quelli c’era anche la rimessa di Igor. Diverse ore dopo, due subordinati del capo scovarono proprio quel luogo.

Teppista1: Proviamo ad entrare, sembra non ci sia nessuno
Teppista2: Va bene, oggi non verrà nessuno. Dovrebbero restare chiusi la domenica.
Teppista1: Un lavoretto veloce, scassiniamo la saracinesca, entriamo, rovistiamo e filiamo prima che qualcuno ci veda.
Teppista2: Tu procedi, io ti guardo le spalle.
Teppista1: Non avrai paura?
Teppista2: Assolutamente no. Muoviamoci.

Mentre i due si apprestavano a compiere il lavoro videro una jeep che si stava avvicinando alla rimessa. Immediatamente, i compari si fecero indietro, tornando a nascondersi ma senza perdere di vista l’obiettivo. Dalla vettura scesero due persone. Julia e Danilo. In quel momento i due malviventi si guardarono in faccia a vicenda.

Teppista1 (sottovoce): Guarda che culo! Tutti e due assieme!
Teppista2: Ok, non perdiamo la calma. Suggerirei di chiamare anche gli altri come rinforzo.
Teppista1 (fermando la mano del compare protesa verso il cellulare nel giubbetto): Aspetta, pensaci bene.. se facciamo tutto da soli il capo ci terrà più in considerazione.
Teppista2: Non sono d’accordo. Se ci va male, saranno cazzi amari solo per noi.
Teppista1: Come vuoi. Ma poi non lamentarti di ricevere solo calci in faccia.
Teppista2 (dopo qualche secondo di attesa): E va bene! Che hai in mente?
Teppista1: Innanzitutto controlliamo le armi, tu come stai messo?
Teppista2: Carabina, pugnale e una scatola di munizioni.
Teppista1: Io ho un paio di uzi, ma poche munizioni. Tutto sommato dovremmo farcela, in fondo sono solo una mocciosa e un ragazzo buono a nulla. Aspettiamo che entrano dentro e poi-

Improvvisamente il cellulare dell’amico iniziò a vibrare. Il tipo rispose:

Teppista2: Dimmi
Voce: Com’è andata?
Teppista2: Forse siamo sulla pista giusta. Voi?
Voce: Niente.. abbiamo trovato una vecchia con un cane, un’altro distributore e magazzini…
Teppista2: Mi è venuta un’idea. Segnati questa targa, allor-
Teppista1 (tirandogli una gomitata): Che cazzo fai!
Teppista2: Fa silenzio! E’ molto più sicuro così! – ritornando al telefono – scrivi…
Teppista1: Va al diavolo amico.. e anche io che vengo sempre con te!
………………….
Nel contempo, dentro la rimessa, Julia e Danilo stavano raccogliendo i pochi materiali trasportabili con la jeep. E non si erano accorti di nulla.
Poco prima che ripartissero, ecco che il cell del tizio squillò di nuovo:

Teppista2: Allora? Cosa hai trovato?
Voce: Non è immatricolata. Forse è un rottame rimesso in vita. No so che dire.
Teppista2: Non ci resta che seguirli, abbiamo visto Danilo
Voce: Che!!? Perché non lo hai detto subito!?
Teppista2: Prima non ne eravamo sicuri, tu passaparola agli altri: è una vecchia jeep, colore standard
Voce: Ok - riagganciarono
Teppista1: Contento?!? Adesso tutti si fionderanno come degli assatanati!
Teppista2: Saremo noi comunque a dirigere le operazioni, no poblem.. hehehehe
Teppista1: Ma falla finita co****ne! 

Dopo che i due ragazzi ripartirono con la jeep, i teppisti cominciarono a seguirli a distanza con il loro mezzo, cercando di non essere visti.

Sulla strada di “casa”, nella jeep

Danilo (alla guida): Che intenzioni hai con questa tua nuova amica?
Julia: …come faccio a spiegartelo..
Danilo: Dillo e basta, tanto lo sapevo che un giorno o l’altro sarebbe accaduto
Julia: Di che parli?!
Danilo: Mi hai rimpiazzato
Julia: Ancora!? .. non è vero, tu sei e sarai sempre il mio fratellino adorato
Danilo: Un fratello.. vabbè me ne compiaccio.. e non pensare che non sia contento per te. In fondo è quello che ho sempre desiderato, la tua felicità. Ma nei tuoi occhi c’è qualcosa .. un’ombra che ancora non è svanita, perché?
Julia: Forse perché non riesco ad immaginare il mio futuro.. forse perché ho paura di perdere le persone che amo
Danilo: Non sei la sola a pensare cose del genere
Julia: Non sono riuscita a mantenere una promessa fatta a me stessa. “Non legarmi a nessuno e non legare nessuno a me” .. poi è arrivata lei.. e puff.. tutto dimenticato.
Danilo (distogliendo lo sguardo dalla strada): Non è possibile.. come fai a parlare così..? Non ti capisco. Mi stai dicendo che Ed e Igor non contano nulla per te??!
Julia: Guarda avanti! .. ma che hai capito?? Parlavo degli altri, quelli come te ad esempio
Danilo: Ah, bene
Julia: Scherzavo.. scemo
Danilo: E lei cos’è?

Julia non rispose.
Arrivati davanti l’hotel, sempre senza notare i due che li stavano seguendo, scesero ed incominciarono a scaricare la jeep. Lontano da loro, ma abbastanza vicini da osservare ogni loro spostamento:

Teppista2: Bene, tana! Adesso no ci resta che organizzare un piano d’assalto.
Teppista1: Immagino che vuoi chiamare tutti gli altri
Teppista2: Naturalmente, qualcosa mi dice che lì dentro troveremo una certa resistenza.

Sede “SP” gang
10:30 a.m.

Boss: Spero per voi che abbiate notizie soddisfacenti.
Teppista2: Certamente. Abbiamo scoperto dove si nasconde Danilo.
Boss: Ebbene??? Perché non è con voi quel verme?!
Teppista2 (sorridendo, pieno di sé): Abbiamo scoperto anche dove si nasconde la figlia di quel finocchio del tuo vecchio autista, capo. Nello stesso posto. Che coincidenza fortuita.
Boss: Uhm.. sei sicuro?
Teppista1: Sicuri capo, io ero con lui.
Boss (sogghignando): ..visitare il mio vecchio amico Edgar. Raduna tutti i ragazzi.. stasera c’è un’operazione da concludere una volta per tutte.

***

10:00 a.m.
Collegio

Insegnante (all’altoparlante): Come vi avevo preannunciato la settimana scorsa, la rettrice della scuola ci ha permesso di uscire per una visita culturale. Ogni prima classe dell’istituto sarà accompagnata da un docente della stessa, come destinazione ci siamo prefissi…

In cortile

Ragazza (in corsa): Lenaaaa!!
Lena: Sì?
Ragazza: Ti vuole la preside
Lena: Oh, grazie. Vado subito.
…………………
Preside: Stando a delle voci, tu hai “ospitato” una ragazza esterna all’istituto nella tua stanza – colpo di tosse – E’ vero?
Lena: Non è esatto. Lei è mia amica.
Preside: E con ciò? E’ contro il regolamento, lo sai.. e sai anche che dovrò prendere dei provvedimenti in merito.
Lena: Era una situazione d’emergenza, fuori pioveva e non potevo lasciarla andare così
Preside: Il punto principale è che tu non hai chiesto alcun autorizzazione, capisci? E poi da dove diamine è entrata costei? Devo dedurre che il nostro custode non svolge appieno i suoi doveri.. oppure è sempre opera tua?
Lena: Il custode non c’entra, l’ho fatta entrare io. Avevamo un appuntamento ma lei è arrivata in ritardo, data l’ora non ho creduto opportuno disturbare un’insegnante e non potevo neanche lasciarla fuori con quel temporale – pensando – chi è stato che l’ha spifferato in giro!?!?
Preside: Capisco, tuttavia ogni violazione delle regole comporta una punizione, mi dispiace che sia tu, la nostra scuola vanta una disciplina esemplare per le sue studentesse e se ciò cominciasse a venire meno…

E intanto che la donna continuava a parlare, la giovane aveva già disconnesso il cervello. Doveva aspettare ancora un po’ prima di rivedere la persona che, a questo punto, era certa di amare. Il tempo sembrava scorrere con una lentezza tale da rendere ogni minuto interminabile. E pensava sempre e solo a lei, era così assorta da sospirare senza rendersene conto, davanti alla preside…

Preside: Elena! Mi stai ascoltando! … - la ragazza annuì - mi dispiace ma dovrò assegnarti una nota di demerito a causa della tua condotta.. in altre circostanze avrei dovuto espellerti dall’istituto, per te chiuderò un occhio. Mi auguro che certe cose non debbano più ripetersi o ne farà le spese il tuo giudizio scolastico.
Lena: Sì signora. Posso andare?
Preside: Va pure.

Collegio, durante la pausa pranzo, ad un tavolo della mensa

Beatrisa: …così hai parlato con la preside. Che ti ha detto?
Lena: Si è in*****ta perché ho invitato Julia nella nostra stanza.
Beatrisa: Lo credo bene. Sai qual è il punto? E’ che potevi avvisare almeno noi!
Lena: Bea.. io non credevo nemmeno che sarebbe venuta, figuriamoci se potevo sapere quando.
Beatrisa: Non ti ho mai vista così, che ti sta succedendo? Voglio dire, neanche la conosci!?
Lena: Lo so! Ma io mi sono innamorata di lei! E non posso farci niente! – si alzò dal tavolo e andò via. Beatrisa la guardava allontanarsi, era sconvolta.
Eva (arrivando con un vassoio tra le mani): Dov’è va Lena? Ha già finito?
Beatrisa (ventilandosi con il tovagliolo): Lena si è innamorata.
Eva (sedendosi pesantemente sulla sedia): Cavolo! Di chi???

Altre ragazze si erano incuriosite ascoltando la conversazione delle due e stavano prestando orecchio ancora con più attenzione. Beatrisa se ne accorse…

Beatrisa: Del meccanico.
Eva: Chi? Noo… non mi dire.. quel gorilla del padrone della rimessa. Io lo sapevo! Non dovevamo lasciarla lì da sola con quello!! – in quel momento le arrivò un calciò sul ginocchio, causandole un sussulto
Beatrisa: Ma no Eva, che dici!? - strizzando l’occhio all’amica – non è lui, ma quell’altro
Eva (carezzandosi il ginocchio): Chi? Il nonno di Danilo??
Beatrisa: Basta! Lascia perdere – cercando di ridere – Era una barzelletta Eva!
Eva: Ma vaf******o Bea! – ciò, seguito dalle risate di altre studentesse vicine

Per spiegare e far capire tutta la vicenda alla ragazza dai capelli dorati, Beatrisa impiegò tutte le sue forze, fisiche e mentali.

Nella stanza 135

Lena seduta sul suo letto si dondolava avanti e indietro. Pensava.

Lena: E adesso..? Perderò le mie uniche amiche. Ma lei è tutto quello di cui ho sempre sentito la mancanza in tutta la mia vita. E adesso..? Non ho più nulla all’infuori dei miei sentimenti, senza di te Julia, io sono niente.. – singhiozzava - ti prego, lasciami entrare nel tuo mondo.. io ti amo davvero.

Sentì bussare alla porta. Fatto assai raro, le sue compagne di stanza la sfondavano letteralmente ogni volta.

Lena: Avanti

Eva e Beatrisa entrarono e si sedettero affianco a lei, ciascuna da un lato, inizialmente senza parlare. La guardavano e basta; poi Eva l’abbracciò e le sussurrò all’orecchio: Almeno è il meccanico più carino che abbia mai visto.
Lena sorrise e si lasciò andare ad un pianto incessante, soffocato da tempo. 
…………….
Beatrisa: Asciugati quei lacrimoni – porgendole un fazzoletto - lei lo sa?
Lena (asciugandosi il viso): Dio.. spero di sì.. stavo per dirglielo
Eva: Come hai fatto? Voglio sapere come hai fatto a .. come è successo? Quando vi siete riviste?
Lena: Ieri. Ero appena tornata da un appuntamento con mia madre e Mark. E’ una storia un po’ complicata, ma io mi sono innamorata di lei ogni giorno di più, da quando l’ho vista quella notte.
Beatrisa: Un momento.. quando è stata qui, che stavate facendo??
Lena (arrossendo): Niente, vi ho già raccontato la storia.
Eva (ridacchiando): Chissà che sarebbe successo se noi due fossimo restate qualche tempo in più in sala proiezioni…
Lena: Nulla. Lei è così introversa, a mala pena ci siamo scambiate qualche bacio
Beatrisa: Ohhhhh..
Eva: Sentila..
     
***

Quella sera Julia, frugava frettolosamente fra i vestiti nel suo armadio, alla ricerca di qualcosa di interessante. Il fatto che la moto era il suo mezzo abituale per spostarsi, non le permetteva una vasta scelta di abbigliamento da indossare. Si convinse per una camicia aderente, un paio di pantaloni di pelle e una giacca affine al genere. Tutto rigorosamente di colore nero.
Edgar la osservava di tanto in tanto; ad un certo punto intervenne: Vai a prendere Lena?
Julia: Posso portarla qui?
Edgar: Certamente. Credo sia un brava ragazza. Sono felice che l’hai incontrata.
Julia (arrossendo leggermente): Anche io.. ma ho paura – accomodandosi sul letto vicino al padre – lei mi piace molto.. ma non come amica
Edgar (incurvando entrambe le sopracciglia): Ti piace, e allora?
Julia: Mi sembra.. che si sia innamorata di me.. e io non so che fare
Edgar: Julia sii sincera, con te stessa e con lei. Le vere emozioni non meritano di essere tradite. Dille le cose come stanno, dolci o amare che siano.
Julia: E sia, le dirò la verità. Peggio per lei – sorridendo – resterà bloccata con me per tutto il resto della sua vita. Dov’è Igor?
Edgar: A passeggio con Buck, ultimamente è molto nervoso. Danilo e il nonnetto giocano a poker nella loro stanza. Povero Danilo.. è così cotto di te che ci resterà quando saprà di voi.
Julia: Penso lo sappia già – alzandosi – Io vado, a dopo – diede un bacio sulla guancia al padre e scese al piano terra.

Nello stesso momento, al collegio, Eva e Beatrisa stavano dando sfogo a tutta la loro abilità di estetiste.. con la povera Lena.

Lena (specchiandosi): Mhhh.. assomiglio ad un pagliaccio.
Eva: Ma nooo, guardati meglio, sembri una bambolina con queste guanciotte rosse.
Beatrisa: Ho quasi finito con i capelli.. hai dei ricci troppo ribelli Lena, vanno per conto loro
Lena: Che ore sono?
Eva: Quindici alle nove.
Lena: E’ tardissimo! Sarà già qui fuori – si alzò velocemente e terminò di sistemarsi.
Eva: Buona fortuna Lè, ne avrai bisogno
Beatrisa: Idem

La ragazza dai capelli rossi abbracciò le sue amiche e di corsa si diresse verso i cancelli del collegio. Come fare per sfuggire all’occhio vigile della preside? Questa volta non poteva usare come scusa sua madre. Si erano viste quella stessa mattina. Fortunatamente il custode era sempre consenziente, anche dopo l’ultima ramanzina della rettrice.
Appena fuori, corse da Julia. Questa, nel momento che la vide, accese il motore della Cagiva e via.

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