|
***Capitolo 4***
“Hotel” 9:31 p.m. Buck si muoveva percorrendo tutto il metraggio della costruzione, annusandone ogni angolo, finché si fermò nei pressi del fucile canna-corta di Igor ed iniziò ad abbaiare. Igor (carezzandogli il pelo): Che hai stasera? Edgar: Strano. Di solito è sempre così tranquillo. Igor: Sarà agitato per via di Lena, non è abituato a lei Edgar: Non può essere, l’altra volta non ha fatto un piega, ed era la prima Igor: Che sia in calore? Edgar: Ma che vai dicendo.. Igor: E allora? Non può esserlo? – pensando – forse fiuta quello che sento anche io da giorni.. pericolo.. Nella stanza al 2° piano Le ragazze si erano sdraiate sul letto l’una affianco all’altra, e, imbarazzo a parte, cercavano di chiacchierare come due amiche. Julia (con le palpitazioni): Ti devo dire una cosa Lena (sfiorandole il viso con una mano): Ti ascolto. Julia le prese quella stessa mano e la strinse tra le sue, poi, lentamente girò la testa verso di lei e guardandola dritta negli occhi, disse: Io ti amo. La ragazza rossa le circondò la vita con l’altro braccio e appoggiò la testa sulla spalla di Julia bisbigliandole: Anche io, e non da adesso, lo sai. Julia: Grazie Lena: Per cosa? Julia: Per tutto quanto, io non sono una ragazza con cui è facile andare d’accordo Lena (sorridendo): L’avevo capito, ma mi piace anche questo lato di te. E adesso passiamo alle cose più serie Julia: Uh? A che ti riferisci? Lena: A noi, io voglio stare sempre con te, giorno e notte. Non mi basta vederci soltanto qualche sera e di nascosto. Julia: E come possiamo fare.. tu vivi in un collegio e io in una specie di albergo, tu non puoi uscire senz’ordine e io ho a che fare troppo spesso con malviventi. Lena (seriamente): Scappo dall’istituto, e vengo a vivere qui con te. Julia: Impossibile, tu stai studiando e non devi mandare tutto all’aria per me. E poi i tuoi genitori? Almeno tua madre, che ne penserà? Lena (abbracciandola più forte): Ma io.. Julia: Non pensarci adesso Non molto lontano dall’edificio, appena qualche centinaia di metri, il boss e tutta la sua truppa erano pronti ad intervenire. Teppista1: Sicuramente non si aspettano una nostra visita, possiamo sorprenderli all’improvviso. Boss: Ascoltatemi bene, Edgar lasciatelo a me, intero mi raccomando Teppista1: Naturalmente capo, a me interessa solo la figlia. Teppista2: Spariamo a vista su Danilo? Boss: Sì, e senza sbagliare Ragazzo (avvicinandosi agli altri): Noi siamo pronti, al tuo comando. Teppista1: Tutta questa mobilitazione per quattro gatti.. tzs… Boss: Tre di voi davanti l’edificio, una coppia ad entrambi i lati e il resto con me. Buck iniziò a ringhiare vicino alla porta; in cima alle scale che davano al piano terra. Igor raccolse rapidamente il suo fucile, di corsa si precipitò a recuperare il revolver, i proiettili più un’altra pistola. Senza perdere un istante entrò in cucina e afferrò il braccio di Edgar, intento ad affettare del salame. Edgar (perdendo il coltello): Che cazz- Igor (passandogli l’altra pistola): Preparati, ospiti indesiderati. Guarda dalla finestra. Edgar (scrutando da dietro la tenda): Va a chiamare le ragazze immediatamente! Portale al sicuro! – afferrò l’arma ed uscì dalla cucina Un gruppetto di malviventi riuscì ad entrare senza troppe difficoltà all’interno dell’atrio, era sguarnito e serviva solo come box auto e materiali ingombranti. Posteggiata da qualche parte sul fondo, c’era anche la Cagiva, con le chiavi pronte nell’accensione. Altri si erano arrampicati sul tetto, per mezzo dell’impalcatura al lato dell’edificio. Tra questi, anche il boss. Intanto le due giovani avevano avvertito dei strani movimenti provenire dalla tettoia Julia: Che cavolo sono questi rumori – si alzò dal letto Lena: Non abita nessun altro qui, vero? – scese anche lei e insieme uscirono dalla stanza. Fuori, si ritrovarono davanti Edgar: Tornate dentro! Julia (afferrando la mano di Lena): Che succede! – vide la pistola nelle mani del padre Edgar: Scocciature.. restate nella stanza finché non vi dirò di uscire Lena (stringendo il braccio della sua amica): Abbiamo sentito dei rumori provenire da sopra Edgar: Dannazione.. quella maledetta impalcatura, va bene, restate qui allora Julia: Igor?! Edgar: E’ fuori, non so cosa ha in mente ma devo andare ad aiutarlo. Tieni prendi questa – le passò la sua pistola – usala se necessario, fa attenzione – e si allontanò Lena (iniziando a tremare): Ma chi sono?! Julia: Non lo so.. Danilo! Devo avvisare lui e suo nonno Lena: Io vengo con te Julia: D’accordo ma restami vicina Lena: Contaci L’ingresso al primo piano era bloccato da un portone molto robusto, non facile da sfondare. Uno degli uomini del boss puntò la sua arma (munita di silenziatore) e fece fuoco più volte sulla serratura. Appena uno di loro oltrepassò la linea che separava le scale dal primo livello, Igor lo colpì con un calcio spedendolo giù per tutti i gradini. Gli altri dietro, spararono immediatamente su di lui. Edgar udì i colpi, corse verso il suo amico, questo si stava riparando dietro un muro. Teppista1: Ehi Danilo! Fatti avanti e lasceremo andare gli altri! Igor: Va all’inferno! Edgar: Forse se io mi fingessi lui.. Igor: Non gli crederai mi auguro! Non farti venire strane idee, ricordati di tua figlia Danilo era saltato dalla sedia appena avevano iniziato a sparare, chiuse il nonno a chiave nella stanza e tirò fuori un coltello dalla tasca, dopodiché scese al primo piano anche lui. Nonno: Danilo aspetta!! Apri la porta!!! Lena: Julia hai sentito?! Julia: Sì – il ragazzo era proprio sotto di loro, sulle scale, stava raggiungendo gli altri due Intanto dal tetto, il boss e il resto della banda, stavano infiltrandosi nell’edificio. Il capo tirò fuori due pistole automatiche da sotto la giacca, uno degli altri che lo seguivano iniziò a versare il liquido di una tanica di propellente ad ogni angolo che dava al secondo piano. Boss: Due di voi aspettateci qui, al mio avvertimento fate brillare questa zona; voi altri venite con me. Dietro ad una parete prossima alla porta d’accesso, Igor, Edgar e Danilo si stavano riparando dalle scariche di proiettili e all’occorrenza cercavano di rispondere… Igor (a Danilo): Che vuoi farci con quel coltello?? Danilo: Difendermi Igor: Non essere stupido! Non faresti neanche in tempo ad avvicinarti per usarlo Edgar: Io ho altre due pistole con me – porgendone una a lui – devo correre dalle ragazze, temo siano anche sul tetto Danilo: Vai, ti copriamo noi Edgar si spostò velocemente da dietro il riparo in direzione delle scale, per quanto potesse muoversi rapidamente, un proiettile gli perforò una gamba, lui crollò all’istante. Julia avendo visto tutta la scena, gridò: Papàaaa!!! Edgar (premendosi l’arto inferiore sanguinante): NON TI MUOVERE! Igor: ED!! Dannazione!! – continuò a sparare fino a quando il tamburo della sua pistola scattò a vuoto – Cazzo! Ho finito le cartucce! Devo ricaricare Danilo: Ci penso io per ora, tu fai in fretta. Ed!! Stai bene??! Edgard (stringendo i denti): Che domanda del.. sono ancora vivo! Danilo colpì un paio di intrusi che si erano sporti eccessivamente: Evvaii!!! Meno due sfottuti bastardi! Igor (riprendendo a sparare): Non ti distrarre!! Lena, al secondo piano nel frattempo, cercava di aprire la porta della camera dove era rinchiuso il nonno di Danilo: Non ci riesco! Julia! Julia distolse lo sguardo sconvolto dal padre e si avvicinò a lei: Che c’è?? Lena: Non riesco ad aprire la porta! Julia: Sfondiamola – la colpì più volte sulla toppa con dei calci, finché non cedette Il vecchietto era rannicchiato sul letto, visibilmente spaventato. Appena vide le due ragazze tirò un sospiro di sollievo: Dio mio! Che accade?? Julia: Devi uscire da qui, sta diventando pericoloso, Danilo ti raggiungerà presto – afferrò il nonno e lo trascinò verso la finestra della camera, fortunatamente si affacciava proprio sul ponteggio esterno, verificando che fosse libero e sicuro – devi scendere da qui Nonno: Ma.. è così buio.. la mia vista non è più buona Julia: Non avere paura, non è tanto alto e- Nonno: Speriamo bene figliola, io soffro di vertigini Julia: Lena ti aiuterà a scendere Lena (stringendole un braccio): Io non posso lasciarti! Julia: Devi, per favore, sarò più tranquilla se tu sei in salvo Lena: Vieni con me, ti prego! Julia: No, devo aiutarli, và – implorandola – per favore Lena (ancora una volta le lacrime trovarono la loro via d’uscita): Ti amo, più di me stessa – la brunetta la strinse forte, la guardò negli occhi per un istante che sembrò durare tutta una vita e le diede un bacio interminabile, dopodiché la aiutò ad iniziare la discesa fuori dalla costruzione insieme al vecchietto tremolante dalla testa ai piedi. Uno degli intrusi, salito dal tetto, piombò alle spalle di Edgar colpendolo alla testa con un manganello, il poverino, già stremato, perse i sensi. L’altro lo trascinò via silenziosamente, senza che Igor e Danilo se ne accorgessero. Boss: Finalmente – osservandolo, notò che era seriamente ferito - vi avevo detto che lo volevo tutto intero! Dannati incompetenti! Imbecilli! Ragazzo: Ma è vivo capo, è solo svenuto Boss (sollevando la testa di Edgar con il piede): Non per molto.. incendiate il piano di sopra adesso, Danilo? Dov’è?! Ragazzo: E’ con un altro, se aggiriamo questa parte – indicando la fine delle scale - gli arriviamo alle spalle Boss: Andiamo, uno di voi resti con il caro Ed Julia corse fuori la stanza, immediatamente avvertì un forte odore di benzina pervadere tutto l’hotel. Vide due uomini che assistevano allo sviluppo progressivo delle fiamme tutto intorno al corridoio e pian piano penetravano nelle stanze. La ragazza sparò due colpi rispettivamente uno alla spalla e uno alla gamba dei due. Non c’era modo di arrestare l’incendio. Scese al primo livello sperando di ritrovare i suoi due papà e Danilo ancora vivi. Lena e il nonnino erano in salvo, se non altro in quel momento. Lena: Chiami la polizia! C’è un telefono qui in giro!? Nonno: Proviamo a chiedere aiuto a qualcuno, ci deve essere un’anima pure da queste parti Lena: Io devo tornare da Julia, vada da solo, se la sente? Nonno: Entrare lì dentro è molto pericoloso, lei voleva che ne restassimo fuori.. almeno noi.. Lena (seriamente): Ho già deciso, non posso fare altrimenti, lei è la cosa più importante per me Nonno: Ma se.. non riuscirò mai a convincerti, vero? Buona fortuna figliola Lena: Grazie – e risalì la costruzione nel medesimo modo in cui era scesa, il vecchietto la guardò finché non fu certo di vederla rientrare nell’edificio poi, con il passo più veloce di cui era capace, andò a chiedere aiuto La ragazza dai capelli rossi appena mise di nuovo piede nella stanza fu investita da un’ondata di calore così violenta da farla raggelare. Da sotto la porta si intravedevano già le fiamme, ma il desiderio di raggiungere la sua Julia era più forte. Aprì la porta: l’inferno. Tornò nella stanza strappò la coperta dal letto e si coprì completamente, lasciando uno spiraglio appena sufficiente per vedere davanti a lei. Raccolse tutto il suo coraggio e si scaraventò fuori correndo più che poteva. Julia arrivò appena in tempo per vedere un uomo che puntava un mitra su Igor e Danilo, alle loro spalle. La ragazza senza pensarci mirò e fece fuoco, colpendo l’aggressore al braccio armato. Il padre e Danilo si voltarono tempestivamente per freddare altri due uomini che si stavano avvicinando, sempre alle loro spalle. Julia con i battili a mille corse ad abbracciare Igor e trattenne a stento le lacrime. Danilo vide con orrore le fiamme esplodere al piano superiore, stava per salire quando la ragazza lo trattenne per un braccio dicendo: Tuo nonno è salvo. Il tempo di terminare la frase e scorse in cima una coperta che si spostava velocemente nel fuoco. Stava bruciando. Julia (salendo tre scalini): Ma chi accidenti è ..? Igor: Dove vai!!! Torna giù!! Lena: Juliaa!!! Julia (affrettandosi verso di lei): Lena..! LENA!! Noooooo! Perché sei tornata!!! Lena (gettando via la coperta): JULIA!! IL PALAZZO BRUCIA DOVETE USCIRE TUTTI!!! La brunetta raggiunse la sua amica, le coprì la testa con le braccia per proteggerla dal fumo e scesero in fretta. Le due giovani si gettarono le braccia al collo l’un l’altra. Julia stava piangendo mentre accarezzava i capelli della sua amica, questa era sporca in viso quasi quanto lei, quella volta nel garage, e guardandola Julia non poté fare a meno di sorridere e dire: Tu sei pazza.. Lena: Anche tu.. se credevi che ti avrei lasciata qui – avvicinò le loro labbra e la diede una sequenza di baci brevissimi ma tra i più spontanei che c’erano stati Danilo: Andiamo via, Ed! Dov’è Ed!! Julia: Papà! – guardandosi intorno non lo vide – che fine ha fatto?!! Igor: Era lì un momento fa! Boss (sopraggiungendo): Il vostro amico è con me, lo volete vivo? Datemi Danilo in cambio Igor: Maledetto figlio di p*****a! – Julia era quasi del tutto paralizzata, la sua amica, cosciente di ciò, le stringeva la mano saldamente Teppista1 (trascinando il povero Ed e puntandogli un’arma alla testa): Per ora respira ancora, ha perduto molto sangue, non resisterà a lungo. Poniamo fine alle sue sofferenze, dopo tocca alla figlia Boss: Avete sentito, decidete in fretta.. anche perché comincia a fare un po’ caldo qui dentro Teppista2 (sottovoce al boss): Capo? Non pensi che il fumo attirerà l’attenzione?? Non sarà troppo rischioso tirare per le lunghe? Boss: Già – alta voce - Ora conterò fino a cinque e se tu – indicando Danilo – non ti farai avanti disarmato, ditevi pure addio Danilo (gettando a terra l’arma): Eccomi bastardo – stava per camminare e improvvisamente Igor, nascosto dal corpo del ragazzo davanti a lui, sparò contro il tipo che puntava la pistola alla tempia di Edgar l’ultimo proiettile del suo fucile, colpendolo in piena fronte. Igor: Julia! Lena! Uscite fuori!!! Il rimasto, tra i subordinati del capo, fece fuoco con il suo uzi in direzione di Igor e Danilo, i due si nascosero dentro la cucina, non avevano altre armi con loro. Nello stesso momento, le due ragazze si precipitarono verso i gradini che conducevano al piano terra, quindi all’uscita; tuttavia, il portone era completamente spalancato (lo spazio fra il pianerottolo e gli scalini si riduceva a non più di 30 cm), Lena non si fermò in tempo, stava per ruzzolare di sotto quando Julia le cinse la vita, sfortunatamente non riuscì a frenare lo slancio e caddero entrambe giù per le scale. Edgar lentamente ritornava in sè, a fatica riuscì a mettere a fuoco il viso del boss accanto a lui il quale, in quel momento, imprecava di fronte all’ultimo dei suoi uomini ancora in piedi; lo riconobbe, era il suo vecchio capo, la causa delle sue disgrazie. Edgar: Tu.. s-sei tu.. Sergey Peresvety!.. maledet-to perché non ci .. lasci vi-vere in pace Boss: Sei sveglio sporco traditore! Dopo tutto quello che ho fatto per te e la tua figlia di nessuno! Se non fosse stato per me sarebbe in qualche orfanotrofio! Sono stato io che vi ho permesso di crescerla! Io che mi sono occupato della burocrazia e tutto il resto!!! Edgar: Se-i un male-de-tto, lo hai fatto so-lo per ri-cattarmi.. anf anf – si sentiva svenire di nuovo, ma doveva salvare le due persone che amava più della sua vita, fece uso di tutte le sue ultime forze per sbloccare la sicura di una bomba a mano (ma senza attivarla) che nascondeva nei pantaloni e urlò: Se non li lasciate andare la farò cadere e vi assicuro che non è piacevole morire dilaniati dalle schegge!!! Igor: NOOO!!!!! NON FARLOOOO!!!! – Danilo lo trattenne a fatica … Edgar afferrò una gamba di Sergey e dell’ultimo teppista, quest’ultimo riuscì a svincolarsi dalla presa e a scappare per qualche metro, finché Buck lo attaccò saltandogli addosso e schiacciandolo a terra, impedendogli ogni tipo di movimento Edgar: ANDATE VIA!! PENSA A JULIA ANCHE PER ME, DILLE CHE LE VOGLIO BENE!.. Vi ho sempre amato.. Sergey: LASCIAMI!!! – raccolse la pistola sul pavimento (caduta al tipo con il proiettile in fronte) e sparò più volte ad Edgar, lui continuò a stringere la bomba nonostante perdesse molto sangue dalla bocca, voleva assicurasi che i due fossero salvi. Concentrò tutta la sua energia su quell’individuo. In pochi secondi… Danilo sollevò Igor di peso e lo trascinò giù, verso l’uscita. Julia era a terra immobile, Lena si sollevò e accorse verso di lei, aveva appurato che la brunetta si era rotta un braccio durante la caduta, stava sanguinando… Lena (inginocchiata accanto a lei): Julia!? Mi senti amore..? Svegliati ti prego! Danilo scese in fretta e furia; Igor si ricompose, benché stesse piangendo, prese tra le braccia la figlia e la sistemò su uno dei sedili posteriori della jeep, Lena si sedette vicino a lei. La ragazza non vide Edgar, voleva chiedere il perché della sua assenza, ma gli occhi di Igor le risposero prima che lei avesse il tempo di aprire bocca. Danilo, nello stesso momento, saltò sulla moto della ragazza bruna, pronto a partire. Nell’hotel, stesso momento… Edgar lasciò cadere la bomba. Sergey, trascinandosi (con Ed saldamente incollato alla sua caviglia), cercava furiosamente di liberarsi e raggiungere l’uscita. 13.. 12.. 11.. 10.. Edgar: Perdonami Julia, non sarò con te per sempre come ti avevo promesso… 9.. 8.. 7..6.. …scusami anche tu Buck… – il cagnolone schiacciava ancora l’uomo a terra, questo non riusciva più neanche a respirare – …ti giuro che non era mia intenzione portarti con me… 5.. 4.. 3.. 2.. 1.. *Esplosione*
***
Nel frattempo, in una strada circostante l’hotel, il nonno di Danilo era all’estrema ricerca di un aiuto. Non c’era nessuno, da qualsiasi lato guardasse. Non passava una sola auto. “Almeno trovassi una maledetta cabina telefonica”, mormorava. E continuava a camminare. Ad un tratto udì una deflagrazione in risonanza per tutta la zona. Ora come ora, era davvero spaventato a morte; si sentì mancare, scivolò a terra in un angolo del marciapiede… Lungo la strada… Più si allontanavano e più la forma di quella costruzione, divorata dalle fiamme, diventava massiccia e luminosa alle loro spalle. La ragazzina bruna, tra le braccia della sua amica, persisteva nel suo stato d’incoscienza, emettendo qualche lamento di dolore di tanto in tanto. Lena le accarezzava il viso ed i capelli, nei suoi occhi, un misto di terrore e tristezza per quello che era accaduto. L’angosciava il pensiero della terribile notizia che presto avrebbe raggiunto le orecchie della sua amata Julia. Ma cosa poteva fare… Igor non era capace di trattenere le lacrime, benché fosse impegnato alla guida. Aveva perduto in pochissimo tempo una delle due persone più importanti di tutta la sua vita. Mentre serbava ricordo di questo, Danilo richiamò la sua attenzione; il ragazzo infatti, aveva intravisto suo nonno che giaceva all’angolo di quella strada. Dopo essersi fermati, il giovane si accertò ansiosamente che fosse ancora vivo; respirava a fatica ma era sopravvissuto allo shock. Trasportarono il vecchietto sul sedile anteriore della jeep (a lato di Igor), e ripartirono. L’uomo alla guida fermò il veicolo presso i cancelli del collegio di Lena, poi le disse: Meglio che rientri subito, si staranno preoccupando per te. Lena (scuotendo la testa): Non voglio lasciarla, non voglio lasciarvi in questo stato Danilo: Non insistere, ha ragione lui, non c’è più nulla da fare, Julia si farà viva da te appena potrà Lena cercò di non piangere, posò lo sguardo ancora una volta su di lei e si chinò per baciarla; subito la ragazzina aprì gli occhi e le afferrò la mano con il braccio “intero”: Lena.. L’altra ragazza, stringendola forte, ribadì: Io non voglio lasciarti.. non lo farò mai Igor: Devi andare adesso, non ci perderemo di vista, è una promessa. Danilo: Dai è quasi l’alba! Sbrigati prima che ti vedano con noi! Julia le diede un bacio sulla mano e mormorò: Lena .. và .. lontano da me sarai al sicuro Lena: Non dire sciocchezze! Danilo: Basta parlare, dobbiamo andarcene! La ragazza dai capelli rossi sistemò delicatamente la testa di Julia sullo schienale del sedile e cercò di non piegarle il braccio leso; avvicinò il viso al suo e la baciò; la brunetta tenne gli occhi chiusi, registrando per sempre quell’istante nella sua memoria. Così si separarono, Lena guardò la jeep e la moto allontanarsi, senza meta, poi fece ritorno al collegio portando con sé un peso schiacciante nel petto. La mattina seguente 8:00 a.m. La giovane era riuscita ad entrare nella sua stanza senza svegliare le altre due amiche. Si era addormentata solo per un paio d’ore e già doveva rialzarsi. Eva: Ehi!! Sveglia! Che hai combinato stanotte!? – così disse intanto che sorrideva furbamente Lena: Eva ti prego.. – e scoppiò in lacrime Eva: Che ho detto!? Beatrisa (sedendosi sul letto): Che c’è tesoro…? – accarezzandole i capelli - Cosa è successo? Lena piangeva e basta, stringendo le lenzuola del letto. Non poteva e non voleva dare spiegazioni.
***
Qualche giorno dopo, la madre e Mark erano pronti per far ritorno a Mosca. Tempo dei saluti. La ragazza non aveva ricevuto nessuna notizia da parte di chi sapeva, si sentiva uno straccio, inoltre non aveva detto niente a nessuno, sopportando l’inquietudine da sola. Passeggiando nei cortili dell’istituto la donna riprese un certo discorso con la figlia, messo da parte per anni… Mamma: Prima di andare via devo assolutamente dirti una cosa. Lena: Ti ascolto Mamma: Si tratta di tuo padre.. non è vero che non poteva raggiungerti a causa del lavoro.. Lena: Come..? Mamma: Tuo padre ci ha lasciati molto tempo fa – tremando – abbiamo divorziato, da allora ci sentiamo solo per telefono.. saltuariamente, solo per cause legali Lena (impallidendo): No.. non può essere.. come.. quando?!! Mamma: Subito dopo che tu ti sei trasferita qui. E’ stato orribile per me, scoprire che aveva un’altra.. che non mi ha mai amato.. – sedendosi su una panchina – grazie al cielo tuo fratello era troppo piccolo per capire cosa stava succedendo.. i nostri litigi.. le cattiverie che ha detto.. Lena (serrando i pugni): …………..perché..? PERCHE’!!!!! PERCHE’ NON ME LO HAI DETTO ALLORA! La donna cercò di abbracciarla, ma la giovane si fece indietro: Ti supplico non fare così.. volevo risparmiarti tutta la sofferenza che ho provato io Lena: Tutte quelle menzogne.. a lui non è mai importato di noi! Né di me! E’ solo un bastardo! Mamma (piangendo): Non è vero.. ti vuole bene, sei sua figlia.. ha provveduto sempre lui a pagare la tua retta scolastica Lena: E’ UNA BUGIA! Questo non significa niente! Apri gli occhi mamma! Non siamo mai stati niente per lui! La madre non riusciva più a parlare. In fondo al suo cuore sapeva che la figlia aveva ragione. Lena: Non voglio i suoi sporchi soldi! Mamma (asciugandosi il viso): ..non ti preoccupare, d’ora in poi scioglierò ogni suo legame con noi, adesso ho un buon lavoro posso pensare io a voi due. Si trattava solo di aspettare questo. Lena (singhiozzando): Mamma.. – si strinse alla donna Mamma: Vedrai piccola mia .. saremo felici noi tre Stesso giorno, in un’altra cittadina confinante 3:00 p.m. Casetta rustica In una piccola stanza con un letto e due sedie, c’era una donna in abiti monastici che asciugava con una pezzuola la fronte sudata di una giovane ragazza. E un’altra persona le sedeva vicino, all’altro lato del letto. Igor: Perché la febbre non cala..? Sono giorni che è in questo stato Suor Marta: Abbi fede, la medicina che le ho portato avrà presto effetto, non morirà.. abbi fede Igor: Lei è tutto ciò che mi rimane sorella.. non posso immaginare nemmeno di perderla Suor Marta (sorridendo): Non la perderà – così dicendo prese il braccio ferito della ragazza e controllò il grado d’infezione della ferita. Cercò di immobilizzarlo con i mezzi di cui disponeva, non si sentiva di chiedere perché non l’avessero portata in ospedale. Qualcosa le diceva di non fare domande. Danilo, seduto sulla moto fuori la casetta, leggeva un quotidiano di alcuni giorni prima. Un articolo trattava di un incendio doloso esploso in periferia che aveva carbonizzato un intero fabbricato in costruzione. “In costruzione”, si ripeteva Danilo, “Sono anni che è abbandonato”. Sperava solo che non risalissero ai vecchi residenti; in un modo o nell’altro, il fuoco non doveva aver lasciato sufficienti tracce. La suora interruppe i pensieri del giovane nel momento in cui uscì dalla casa. I due si scambiarono un sorriso, poi Igor gli chiese di riaccompagnarla al convento, lui non voleva assolutamente lasciare Julia. Danilo: Sorella? Si sentirebbe a disagio se andassimo in moto? Suor Marta (un po’ imbarazzata): Benedetto ragazzo, a me starebbe bene, ma le altre sorelle non so cosa penserebbero. Danilo: Non ci devono mica vedere per forza, si fidi di me Suor Marta (esitante): Se dobbiamo necessariamente prendere quella benedetta moto, promettimi almeno che andrai adagio Danilo (porgendole il casco): E’ in buone mani con me ………………… La ragazza bruna girava e rigirava la testa sul cuscino, si agitava nel sonno. Il padre tornò a sedersi vicino al letto e le prese la mano. Igor: Julia sta calma, è tutto finito Julia (svegliandosi di sobbalzo): LENA! Igor le fermò le spalle e la coricò lentamente sul letto: Lena sta bene, non preoccuparti Julia (in tono affannato): Papà.. Ed.. dov’è.. Igor (guardando altrove): Non è qui.. ma ci raggiungerà Julia: Papà non mentire.. lui non era con noi quando siamo scappati.. che gli è successo?! Igor: Devi pensare a guarire adesso, non tormentarti Julia: PAPA’ dov’è Ed! Igor (trattenendo il suo dolore): Non c’è l’ha fatta Julia.. non è più con noi.. Julia (voltandosi con la schiena al padre): NOOOO!! Perché! Lui mi aveva promesso!! – iniziò a tossire e piangere contemporaneamente – Ed.. nooo.. Igor voleva abbracciarla forte ma temeva per la sua ferita. Allora, accarezzò solamente le guance rigate della figlia e non poté più soffocare il pianto: Dobbiamo andare avanti anche per lui.. dobbiamo
***
Una settimana dopo 4:00 p.m. Collegio Per Lena erano stati i sette giorni più brutti della sua vita. Tra la notizia del divorzio e gli ultimi avvenimenti, si sentiva come se stesse vivendo contemporaneamente in due mondi paralleli, sbalzando all’improvviso dall’uno all’altro, senza poterlo impedire. Quel pomeriggio era tornata nel giardino dell’istituto. Quel luogo era pieno di reminiscenze della sua amica. Seduta nel gazebo, ascoltava la radio. In verità non prestava la minima attenzione ai suoni ed alle voci che raggiungevano le sue orecchie. Esisteva solo il suo piccolo mondo di ricordi. L’unica cosa illogicamente tangibile dal suo cuore. Quando i sentimenti sono così forti da ledere l’anima, tutto il resto è inesistente. Il notiziario alla radio arrestò quel mulinello di emozioni: “Gli ultimi aggiornamenti sull’incendio di circa due settimane fa: la polizia ha rinvenuto i resti di ossa umane appartenenti a diverse persone. Il ritrovamento di armi da fuoco tra le rovine ha dato il via ad un’inchiesta inerente la mafia. Si ipotizza un regolamento di conti…” Lena stava pensando a questo nel momento in cui il custode sbucò all’ingresso del giardino oscillando una lettera per lei. La ragazza saltò letteralmente giù dal gazebo e si precipitò verso l’uomo sfilandogliela dalle mani e lasciandolo ammutolito. Strappò frettolosamente un lato della busta, spiegò il foglio con i battiti di uno sprinter al limite del traguardo e lesse quanto c’era scritto: Ciao Lena, Sono io a scrivere perché lei non può ancora muovere il braccio, quindi le mie parole non saranno sdolcinate quanto le sue mentre mi dettava il testo. Lei sta molto meglio. Sai, una suora del convento, vicino dove abitiamo adesso, si è presa cura di lei per tutto questo tempo, senza il suo aiuto non so come avremmo fatto. Non è stato facile superare la morte di Ed. Forse non sarà mai possibile, per nessuno di noi due. Ma tu puoi aiutarla ad essere felice. L’hai cambiata così tanto da quando sei entrata nella sua vita. Hai fatto in modo che quella barriera di solitudine che la circondava svanisse, e io te ne sarò grato per sempre. Perdona il ritardo ma avvisarti prima non ci è stato possibile. Adesso riporterò, parola per parola, le poche righe che lei è riuscita a dettarmi, con gli occhioni persi chissà in che universo: Lena, se non fosse stato per me tu non ti saresti mai trovata in pericolo. Perdonami. A volte penso che sarebbe stato meglio se noi non ci fossimo più riviste dopo quella prima sera. Ma poi non posso fare a meno di sognare, tutte le notti, il giorno che saremo di nuovo insieme. Ti voglio bene e te ne vorrò sempre. Devi capire Lena, che tante cose non ha avuto il coraggio di dirmele affinché le scrivessi, diventava rossa così all’improvviso e cambiava argomento. Ci abbiamo impiegato delle ore per completare la lettera. E non è venuta neppure tanto lunga. Un abbraccio da parte mia e un bacio da Julia. Ci rivedremo presto Igor Ps: Sai qual’è stata la prima parola che ha pronunciato appena sveglia, dopo giorni febbricitanti? Il tuo nome La giovane tirò un grande sospiro di sollievo e si lasciò cadere sulle ginocchia nel terreno, commossa dalla gioia. |