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***Capitolo 5***
10:00 a.m. Casetta rustica Il nonno di Danilo se ne stava seduto fuori la casa, davanti all’entrata, come era solito fare alla vecchia stazione di servizio. Gli mancavano quei giorni noiosi e tutti uguali di una volta. Da lontano vide il nipote mentre si avvicinava sulla Cagiva. Il ragazzo si fermò, scese e si tolse il casco, aveva un’espressione poco felice sul viso. Nonno: Qualcosa non va? Danilo: Sono andato al nostro distributore Nonno: Cos’altro è accaduto?! Danilo: Non esiste più – tirando un calcio ad un albero – è esploso! Nonno (raccogliendosi la testa nelle mani): Mio Dio.. siamo rovinati.. come andremo avanti.. Danilo: Tu sei assicurato, ce la faremo.. dovremo iniziare tutto da capo ma non importa, a costo di lavorare giorno e notte.. ci riusciremo. Almeno la casa si è salvata. Nonno: Come è potuto succedere?? Danilo: Ho trovato questo lì vicino – mostrò al vecchietto un coltello siglato “SP” – saranno stati quei cani bastardi, lasciano sempre delle tracce.. spero stiano bruciando all’inferno Più tardi, nella piccola cucina Danilo (con una smorfia di disgusto): Ma quanto sale ci hai messo? Igor: Un paio di cucchiai, è troppo? Nonno: Mamma mia.. – posando il cucchiaio – è peggio delle mie pasticche effervescenti Igor (rattristandosi): Io non sono bravo come Ed.. Danilo: Ok, abbiamo scherzato, vero nonno? E’ disgustosa, ma per incoraggiarti la manderemo giù lo stesso questa minestra – si tappò il naso e ne ingoiò un cucchiaio pieno Nonno: Parla per te, preferisco farmi un uovo sodo. Ti serve solo un po’ di pratica Igor, non te la prendere figliolo. In un’altra camera della stessa casa, Julia passava il tempo picchiando il braccio, in via di guarigione (protetto da supporti di legno), contro lo schienale del letto. Tanto non sentiva alcun dolore. Frattanto che era impegnata nel suo “gioco”, il padre entrò con un piatto tra le mani. Julia: .. non ho fame Igor: Ti verrà mangiando, su non farmi insistere è solo un brodino.. Julia (guardava il piatto in modo strano): .. sembra acqua bollita e basta Igor (arrossendo): … in effetti l’ho allungato con un po’ d’acqua.. mi è venuto troppo salato Julia sorrise con debolezza ed iniziò a berlo pigramente con il cucchiaio, poi disse: E’ commestibile pà, pensavo fossi un totale disastro ai fornelli Igor: Vabbè, io torno in cucina, il nonno di Danilo è molto esperto invece. Forse dovrei imparare da lui Julia: Forse dovevamo imparare tutti e due da Ed – con le lacrime agli occhi – ..se solo avessi trascorso più tempo con lui.. Igor: Lui resterà sempre nei nostri ricordi – e cercò di convincere prima sé stesso delle sue parole – basta rimpianti Julia, non c’è più tempo per questo. Di nuovo in cucina… Nonno: Caro nipote, credo sia giunto il momento di togliere il disturbo, abbiamo approfittato per troppo tempo di loro Danilo: Già.. è ora di tornare a casa nostra Igor (appena entrato): Cosa dite? Danilo: Tutto quello che è successo.. è stato a causa mia, sono stato io a portarli da voi.. e Ed.. Igor: La colpa non è tua, o perlomeno non del tutto. Era questione di tempo, Ed ha sempre avuto ragione.. non avevano mai smesso di cercarlo. Per vendicarsi poi di che? Lui non li ha mai traditi.. se solo l’avesse fatto, adesso sarebbe ancora qui. Danilo: Tu e Julia eravate troppo importanti, non vi avrebbe mai esposto ad un tale rischio Igor: Infatti.. ha preferito la galera.. Nonno: Ascolta Igor, perché non lavoriamo insieme? Tu sei un ottimo meccanico e dopo tutto ti sei sempre occupato delle auto che portavano da noi. Revisioni e riparazioni. dopo 10 secondi di silenzio Igor: Si può fare, ma sappiate sin dall’inizio che tutto ciò che avevamo è andato perduto insieme all’hotel, ho pochi risparmi in tasca e sono rimaste solo delle vecchie automobili nella rimessa.. piuttosto, non abbiamo più bisogno di cambiarla Danilo: Perfetto, la rimetteremo a nuovo
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Trascorsero altri giorni e altre notti, Danilo e suo nonno erano già rientrati nel loro vecchio monolocale e polvere a parte, era intatto. La suora (infermiera) era di nuovo in visita alla casetta per medicare il braccio della ragazza, quella donna era stata compassionevole ben oltre i suoi doveri, difatti era stata sempre lei che aveva provveduto alla loro sistemazione… Igor: Mi dica sorella, per quanto tempo ancora potremo restare qui? Suor Marta: Quanto lo desiderate – sorrise – è da tanto che non ci abita più nessuno, solo non sarà accogliente e calda durante l’inverno. Igor: Cercheremo di trovare un’altro appartamento al più presto. Non so come dimostrarle la mia gratitudine – le strinse le mani nelle sue – lei ha salvato la mia bambina Julia stava diventando rossa: Grazie Suor Marta: Stai più attenta quando scendi le scale, la tua ferita è guarita e non vedo più tracce d’infezione. Tieni il braccio asciutto e a riposo ancora una settimana, e fa attenzione a non rimuovere i rinforzi che ho applicato fino ad allora. Julia: Farò come ha detto sorella Suor Marta: Pregherò per voi. 5:35 p.m. Collegio Campo da tennis Due studentesse stavano disputando una partita. Durante l’ultimo set, una delle due perse la concentrazione e colpì la palla senza considerarne la traiettoria, spedendola così fuori dalla recinzione del campo. Eva: Sveglia Lena! Io sono da quest’altra parte! Lena: Scusa! Mi sono distratta Eva: Ti va di continuare o preferisci sospendere? Se non te la senti.. Lena: No, finiamo – raccolse un’altra palla e servì E di dritto e di rovescio continuarono lo scontro ancora per qualche minuto, fino a che Lena scagliò ancora una volta la palla fuori campo. Eva: Lenaaaa! – gettando la racchetta – ma che hai? Non ne azzecchi più una Lena (con debolezza): Scusami, hai ragione è meglio che sospendiamo. Mi dispiace Beatrisa (seduta in panchina): Tu e Julia non vi vedete più, avete litigato? Lena: No, mi ha mandato una lettera – bisbigliando – spero che il suo braccio sia guarito Eva: Non sai dove si sono trasferiti? Potremmo andare a trovarla noi se lei noi può venire qui. Lena (allontanandosi dal campo): Ci sono stati dei problemi molto gravi. Non so altro – mentì; come faceva a raccontare alle sue amiche quanto era accaduto quella notte.. non poteva Beatrisa: Tu stai soffrendo, ti si legge in faccia, perché non vuoi confidarti con noi? Eva: Per quanto ancora vuoi stare così? Lasciati aiutare! Lena: I miei hanno divorziato. Eva: ..... Lena: Pensate che è successo anni fa e io l’ho saputo soltanto adesso. Solo adesso, capite? Mio padre, quel bastardo.. meglio non ce l’avessi mai avuto Beatrisa si avvicinò a lei e la strinse fra le braccia: Perché ti sei tenuta tutto dentro? Noi ti vogliamo bene, saremo sempre amiche, dobbiamo raccontarci tutto. Eva: I genitori se ne infischiano del male che fanno ai figli.. e di quello che provano
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Stessa ora Alla casetta Julia: Sempre a bighellonare sulla mia moto, eh? Danilo (scendendo dalla Cagiva): Te l’ho riportata.. mio nonno non ci è voluto salire neanche morto.. mi ha fatto fare due viaggi. Julia: Come vanno le cose nella rimessa? Danilo: Stiamo sistemando, un po’ alla volta e ricominceremo Julia: Senti.. ti devo chiedere una cortesia Danilo: Che posso fare per te piccolina? Julia: Quando la smetterai di chiamarmi così.. Danilo (sorridendo): Che ti serve piccolina? Julia: Mi accompagneresti da Lena? Da sola, con questo braccio, non vado da nessuna parte Danilo: Igor? Julia: E’ fuori. Sta cercando un posto dove possiamo andare a vivere in santa pace Danilo: E tu sei tutta sola, sei sicura che lui sarebbe d’accordo se tu te ne andassi in giro? Julia: Eddaiii… non farti pregare Danilo: Va bene, va bene.. andiamo dalla rossa, ma bada che dovremo rientrare prima di lui, non mi piace pensare che non trovandoti qui poi se la prenda con me Julia: Sì.. e non perdiamo altro tempo! I due ragazzi salirono ancora una volta sulla moto e partirono. Strada facendo, dato che mantenevano una velocità molto ridotta, il giovane cominciò: Mi domandavo da quanto tempo ti piacciono le donne.. da sempre? Julia: A me piace solo Lena Danilo: Mmmh.. non capisco Julia: Non c’è nulla da capire.. e accelera o non faremo in tempo Danilo: Ci manca solo che ci cappottiamo per strada, Igor mi ucciderebbe. Giunti al collegio, Julia chiese al ragazzo di aspettarla fuori ai cancelli intanto che lei si tratteneva da Lena. Entrò e si presentò al custode. Julia: Salve Custode: Salve, cerchi qualcuno? Julia: Sì, una mia amica, posso andare da lei? Custode: Certamente, ma devo prima chiedere l’autorizzazione in presidenza, come ti chiami? Julia: Julia Custode: E chi è la tua amica? Julia: Lena della stanza 135. Custode: Hai detto Lena.. vieni, ti faccio strada – entrarono nell’edificio, appena arrivati nel corridoio principale l’uomo fece accomodare la ragazzina su una delle poltrone degli ospiti e si recò dalla rettrice. Alcune studentesse di passaggio guardavano con curiosità quella ragazza bruna, soprattutto perché non indossava alcuna divisa scolastica, bensì un paio di jeans e una maglia a maniche lunghe abbastanza larga da nascondere le stecche di legno che ancora le fissavano il braccio danneggiato. Lei si sentiva a disagio e fuori posto, quegli occhi addosso stavano cominciando a stancarla… Julia: Che avete da fissare – non era una domanda Ragazza: Che cafona Ragazza2: Deve essere una nuova domestica, sono tutte delle campagnole Ragazza3: Ma l’avete vista.. è l’amichetta di quella.. una poveraccia A quel punto, la brunetta si alzò disgustata. Aveva già udito commenti simili, rivolti a lei e alla sua famiglia, da gente che era solita incontrare negli anni passati; dai suoi vicini. Mantenendo il controllo e rivolgendosi alle tre, disse: Non esiste nessuno più povero di voi, a sentirvi parlare, dentro siete aride quanto il deserto Ragazza2: Oh oh oh, avverto una punta d’invidia nella tua frase – sospirando – e che vuoi farci.. non tutti accettano la realtà. Ragazza (sghignazzando): Proprio così.. ahahahaha – Julia si avvicinò a quest’ultima e le afferrò il collo con la mano destra (del braccio fratturato) e lo strinse leggermente, dicendo: Smetti di starnazzare all’istante o sarò io a chiuderti la bocca Erano di altezza quasi pari, potevano guardarsi dritte negli occhi. Intimorita, la ragazza annuì frettolosamente con la testa finché la brunetta non lasciò la presa. Appena un secondo dopo si aprì la porta della presidenza e ne uscì la donna seguita dal custode. Preside: Ragazze, cosa state facendo qui fuori? Ragazza3 (gesticolando): Stavamo andando in classe quando questa piccola delinquente ha aggredito Emma, stava per strangolarla signora preside! Preside (fissando Julia): E’ vero?! - Julia si voltò e cominciò a camminare verso l’uscita del collegio. Custode: Dove vai!? Non volevi parlare con la tua amica!? Preside: Torna immediatamente qui! Julia (fermandosi un istante): Io non faccio parte della sua gabbia di oche. Preside: Razza di insolente!!! – la giovane percorse il corridoio fino in fondo ed uscì dalla struttura. Emma (massaggiandosi ancora il collo): Scusi .. signora, se posso informarla: quella ragazza è la stessa che abbiamo visto uscire dalla stanza 135, quella mattina che siamo venute da lei, ricorda? Preside: Certo che ricordo.. così è un’amica di Elena. Che delusione ragazze mie. Se l’avessi saputo prima l’avrei fatta scacciare subito. Custode (cercando di intervenire): Ma non sembra una cattiva ragazza- Preside: Lei faccia il suo lavoro e non si impicci del resto! E la prossima volta sorvegli meglio gli ingressi, quella persona non deve più avvicinarsi a questo istituto! – l’uomo inchinò la testa alla donna e lasciò anche lui l’atrio. In cortile, la ragazza bruna si reggeva l’avambraccio destro con l’altra mano. Le faceva ancora male e lo sforzo di poco fa aveva riacceso scosse di dolore lungo tutto l’arto. Il custode le si avvicinò: Stai male?! Julia (asciugandosi il sudore sulla fronte): Sto bene Custode: Non si direbbe – la manica della ragazza aveva lasciato senza copertura parte della medicazione – come è successo? Julia (coprendosi il braccio): Incidente. Può dirmi dov’è Lena? Per favore Custode: L’ultima volta l’ho vista al campo di tennis, spero ci sia ancora. Andiamo, seguimi Julia: Grazie Pochi minuti dopo erano sul posto. Come temeva il guardiano non c’era nessuno, la brunetta guardò l’orologio, era già tardi, non voleva assolutamente procurare ulteriore tensione a suo padre. Julia: E’ stato molto gentile ma non posso più fermarmi qui, le dispiace non dirle che sono venuta? Non sarebbe felice di sapere che sono stata qui senza andare da lei. Custode: Se credi così.. ma mi dispiace Julia: La ringrazio ancora Recuperato Danilo, disteso sulla moto fra il sonno e la veglia, i due rientrarono insieme ad Igor, allo stesso tempo. Il poverino era a pezzi, aveva vagato nell’intera città e nei dintorni per ore, senza trovare niente di adeguato. Era talmente stanco da non fare neanche caso alla moto ancora accesa con Danilo alla guida. Julia (andando subito vicino alla jeep): Ciao pà, come è andata? Igor: Uno schifo – scese ed entrò in casa Danilo: Io vado.. e non chiedetemi di restare a cena Julia: Contento tu. Buonasera fratellino Danilo: Ciao – pensando – devo farmi chilometri a piedi e sono già morto dalla stanchezza, che bella serata.. Julia: Resta qui stanotte, scemo Danilo: Non so se è peggio la cucina di tuo padre o camminare a piedi fino al capolinea Igor (da una finestra): Vieni a tavola spiritosone, ho comprato qualcosa per strada Danilo: Eccomi!! Volo!!! Julia: Tuo nonno non ti sta aspettando, giusto? Danilo: Macché, a quest’ora è già allo stadio 4 del sonno profondo
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Il giorno dopo 1:32 p.m. Collegio, passeggiando nel giardino Beatrisa: Allora ragazze, avete deciso? Ci venite a Praga con la mia famiglia? Non manca molto Eva: Che i miei mi diano il permesso o meno, io verrò lo stesso Lena: Io non verrò. Beatrisa: Sei sicura? Eva: La solita scassa palle Lena: Tornerò a Mosca per sempre, con la mamma e Mark. Chissà che vita avranno avuto da quando mio padre li ha lasciati, io non c’ero quando avevano bisogno di me; io ero la ragazzina stupida e ingenua che credeva nella famiglia perfetta, che credeva nell’amore fra i suoi genitori, così almeno potevo giustificare tutta quella fiducia che mia madre riponeva in lui. E invece.. aveva un’altra.. e non voglio neanche sapere da quanto tempo. Eva: Ascolta, tu hai la tua vita a cui pensare, non devi farlo solo perché ti senti in colpa verso tua madre. E' sopravvissuta a tutto questo senza di te, non le dispiacerà regalarti una vacanza Beatrisa: C’è dell’altro giusto? – Lena girò il viso verso un’aiuola – a me non puoi nasconderlo, tu non vuoi allontanarti dal tuo “meccanico” preferito Eva: L’avevo dimenticato. Se le cose stanno così non so proprio come farti cambiare idea Lena: Io non voglio cambiare idea, spero solo che lei voglia venire con me a Mosca. Beatrisa: La tua è una ragione più che valida per rimanere. Allora è deciso, Eva comincia ad avvisare a casa sin da oggi. Non voglio ripensamenti da parte di nessuno. Lena: Sentirò la vostra mancanza dopo questi cinque anni insieme. Eva: Qualcosa mi dice che ti dimenticherai presto delle tue vecchie compagne di stanza.. hai occhi solo per lei: Julia qui, Julia là, Julia non c’è, Julia non viene da me, J- Lena: E basta! Vorrei vedere te al posto mio! Beatrisa: Quando Eva troverà un povero disgraziato disposto a sopportarla, riusciremo a liberarci di lei – iniziò a ridere Eva: Devi sempre offendere tu – così dicendo le diede le spalle Beatrisa: Dai ammettilo, spesso diventi irritante. Lena non le stava più ascoltando. La vita della sua amica era già stata scombussolata troppo, come faceva a chiederle di cambiare città? E se le rispondeva di no? Non riusciva a smettere di pensarci. Qualche ora dopo, intanto che saliva le scale dell’edificio, la giovane udì alcune ragazze confabulare nel corridoio del piano dove alloggiava, erano le sue vicine di stanza. Si nascose dietro al muro per ascoltarle: Emma: …mi ha messo le mani al collo, voleva uccidermi! Ragazza3: E’ inconcepibile che persone del genere camminino libere in mezzo alla gente per bene Ragazza2: Tutta colpa di Elena. Lena (pensando): E che ho fatto?! Ragazza2: E’ sempre la solita storia.. siccome suo padre è il cugino della preside lei si prende la libertà di fare quello che le pare e piace. Emma: Appunto, invitare una ragazza simile nella sua stanza. Se dovesse rifarsi viva potremmo chiamare la polizia per violazione di proprietà privata. Ragazza2: Una bella lezione è quello che ci vuole per i tipi come lei, non avrei mai immaginato che oggi quella sfrontata si presentasse apertamente Lena: Come?! Julia è stata qui?! … Dopo che le tre si ritirarono nella camera 134, la ragazza entrò velocemente nella stanza affianco e si sedette sul letto. Che ne era stato della sua amica? Era preoccupata. La ragazza bruna, invece, era nervosissima. Non riusciva a stare ferma nello stesso posto per più di dieci secondi, doveva ritornare in quel collegio. Nel suo girovagare per casa si fermò vicino alla cucina, aveva avvertito come dei gemiti; si sporse leggermente per guardare attraverso la porta socchiusa. C’era suo padre e stava piangendo. L’uomo se ne stava seduto intorno al tavolo con la testa fra le mani. Stava tremando e tra un singhiozzo e l’altro mormorava parole impercettibili per la figlia; lei non lo aveva mai visto piangere e sapeva quanto era orgoglioso. Chiuse la porta senza fare rumore; posò la fronte contro il braccio appoggiato alla parete adiacente, strofinandosi gli occhi al fine di reprimere le lacrime. In un attimo corse nella stanza dove dormiva, prese le chiavi della sua moto ed uscì. Lasciò un foglietto sotto la porta della cucina: “Sono uscita, non farò tardi” Il braccio non le dava quasi più problemi, bastava che non lo sforzasse. Quindi, si allontanò sulla Cagiva. Il padre riconobbe il rombo della moto e si precipitò fuori; appena aprì la porta non vide altro che una scia di polvere librarsi nell’aria, e dopo qualche secondo, per fortuna, anche il biglietto sotto ai suoi piedi. Leggendolo non poté evitare di sorridere, se non altro solo con gli occhi: Ti somiglia sempre di più Ed.. così tanto da sembrare realmente tua figlia.. sempre incosciente e impulsiva.. come te. E Igor ritornò in cucina. Presso il caminetto c’era un mucchio di vecchie riviste e giornali; evidentemente erano lì per essere usati come combustibile per il fuoco, nei mesi invernali. Tra quelli in cima c’era anche un libretto di ricette. L’uomo lo raccolse ed incominciò a sfogliarlo: “Almeno a questo posso rimediare”, pensava; dopo tutto la sua cucina non era la cosa peggiore al momento.
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Strada 3:50 p.m. Julia aveva solo una cosa in mente: rivedere Lena. Andò più veloce che poteva per quella strada che oramai conosceva a memoria. Se lei non poteva raggiungerla entrando nell’istituto (dopo l’ultimo incontro con la preside non le conveniva farsi di nuovo avanti), doveva riuscire a portare fuori lei. Ma per far questo aveva bisogno dell’aiuto di una persona fidata. Si fermò davanti al solito bar e scese dal veicolo. Approssimandosi ai cancelli intravide il custode, seduto nella guardiola, totalmente preso dalla lettura di un quotidiano. Stava per entrare quando notò due telecamere di sorveglianza poste ai margini superiori di ciascun lato dell’ingresso. Leggermente scoraggiata, ritornò sui suoi passi con le mani nelle tasche dei jeans. A metà strada si bloccò, si era ricordata di un vecchio espediente; richiedeva più tempo ma doveva provare anche questo. Piombò nel bar e richiamò l’attenzione di una giovane che serviva dietro al bancone: Scusi signorina, posso chiederle un favore? La cameriera sorrise e rispose: Certo, cosa posso fare? Julia: Può prestarmi una penna? La ragazzina prese un tovagliolo di carta, da uno dei tavoli, e scrisse qualcosa. Ritornò dalla cameriera e aggiunse: Può portare un caffè da parte mia al custode del collegio di fronte con questo tovagliolo? Cameriera: Sì, posso farlo. Kei sostituiscimi, devo allontanarmi un minuto – il ragazzino si tolse il grembiule e posò la scopa, dopodiché si sistemò dietro al bancone e subito accolse l’ultimo cliente: Salveee desidera: un caffè, un caffellatte, una cioccolata… Cliente: Scusa giovanotto.. Kei: …un the, una limonata, una bibita di mia invenzione… Cliente: Giovanotto! Kei: Dica, dica sono tutt’orecchi Cliente: Volevo soltanto sapere da che parte devo andare per raggiungere la metro Kei: Mmmhhh, può prendere il bus che ferma qui davanti e chiedere all’autista, oppure può prendere un taxi e chiedere sempre al conducente, sennò può chiedere direttamente alla stazione di polizia a 600 metri da qui, potrebbe anche chied- Cliente (grattandosi la testa): Scusa! C’è un elenco telefonico qui dentro?! Kei: Alle sue spalle Cliente: Bene, mi prepari un caffè bello forte mentre io cerco di chiedere direttamente all’ufficio trasporti pubblici? Kei: Okkeeyyy, come lo vuole: con lo zucchero semplice, dietetico, corretto, con la schiuma, con panna… Cameriera (a Julia): E’ ancora inesperto ma.. ehm.. ci sa fare.. forse. Vieni alla cassa. La brunetta sperava con tutte le sue forze di possedere l’intera somma per pagare. Per sua sfortuna, nel momento in cui posò gli occhi sul tagliando, constatò che le mancava ¼ della cifra. La cameriera la osservò per un po’ senza parlare, poi raccolse la mano protesa della ragazzina con i soldi e la strinse chiudendola a pugno, così come le strizzò un occhio. Julia era rossa dall’imbarazzo e restò in questo stato fino a che la giovane cameriera lasciò il bar con il vassoio, diretta verso l’istituto. Circa cinque minuti dopo fece ritorno: “Ciao, torna a trovarmi quando passi da qui”, pronunciò rivolgendosi alla brunetta e sorridendole, questa ricambiò ed uscì dal locale borbottando fra sé: “Che figuraccia.. che figuraccia.. che figuraccia!” Sforzandosi di dimenticare quello che era appena successo, si spostò sul retro dell’edificio, dove sperava di veder comparire il custode. Ammesso che abbia ricevuto e considerato il messaggio. Passarono diversi minuti e del guardiano neanche l’ombra. La pazienza vacillava ogni secondo di più in quell’attesa senza termine. E se non sarebbe venuto? Che altro fare? In che modo poteva avvicinarsi a lei? In quell’edificio sembravano esserci occhi dappertutto pronti a folgorare chiunque non fosse gradito. Intanto che si tormentava pensando questo, trascorsero altri secondi e finalmente spuntò l’uomo, il quale s’incamminava verso di lei con un mazzo di chiavi in mano. Custode (frattanto che apriva il cancelletto dell’entrata secondaria): Ciao Julia Julia: Ma quanto ci ha messo?! Custode: La fretta è una pessima amica, ragazza. Ah.. grazie per il caffè. Julia: Prego – le venne in mente di nuovo la pessima figura con quella cameriera, avvampò. Custode: Ho pensato che, visto che sono anche il responsabile per la consegna della posta, potrei informarla con la scusa di una lettera, così saprà di te e potrà eventualmente venire giù ad incontrarti. Sei d’accordo? Julia: Sì.. credo di sì. Custode: Allora faremo così. Le consegnerò un messaggio. Scrivi su questo foglio, quello che deve sapere.. ………………. Custode: Aspetta qui e non andare in giro per nessun motivo. Julia: Aspetterò. Attraversando il sentiero che conduceva all’edificio vero e proprio, l’uomo cercò di evitare qualsiasi essere umano in circolazione. Bussò alla porta 135 e attese. Beatrisa: Salve Custode: C’è Elena? Devo recapitarle una lettera. Beatrisa: Mi dispiace ma non c’è, sarà andata a fare due passi in cortile Custode: Vedrò di cercarla. Ciao Lena era nuovamente seduta nel gazebo del giardino, raccolta nelle sue riflessioni e talvolta nella contemplazione del roseto in piena efflorescenza che circondava l’intero luogo. L’uomo si avvicinò lentamente verso di lei, senza che lo vedesse, e posò un foglio piegato in quattro nel suo grembo. La ragazza si voltò velocemente: Custode: Per te Lena: Ciao, non ti avevo visto Custode: Leggi è importante C’era scritto: Ho bisogno di vederti, ti prego raggiungimi all’ingresso secondario J. La ragazza, ancora incredula, si alzò, abbracciò il guardiano e corse via. L’uomo prese a seguirla cercando di non attirare l’attenzione di altri. La brunetta sedeva a terra con le spalle sorrette dal cancello e aspettava. Intanto lanciava dei sassolini raccolti lì vicino indirizzandoli nel centro di un vaso ornamentale posto qualche metro più in là. Poco dopo Lena la raggiunse di corsa e non le diede neanche il tempo di rialzarsi che già la stava abbracciando ardentemente, mentre Julia le accarezzava i capelli, la schiena e le braccia con entrambe le mani. Lena, in ginocchio davanti a lei, avvicinò il viso al suo e carezzò le loro guance, strofinando delicatamente l’una sull’altra. Custode (finalmente anche lui sul posto): Ragazze, mi secca interrompervi ma non si può stare qui. La ragazza dai capelli rossi si sollevò e tirò su anche l’altra, poi pronunciò: Non sai quanto ho atteso questo – e con una mano dietro la testa della sua amica, portò le loro labbra ad unirsi passionalmente. Custode: Non fatemi implorare, se ci vedono è finita Julia (sussurrandole all’orecchio): Vieni via con me Il cielo si era interamente velato di nubi grigie. Le gocce di pioggia erano già in viaggio verso il terreno, trattenute solo dal vento. Lena: Verrò ovunque tu voglia Custode: Un momento, che stai dicendo?!? E io che racconto se mi chiedono dove sei finita?! Julia sorrise e rispose: Dica che l’ho rapita – così le prese la mano e la accompagnò fuori Custode: Fermeee! .. – le due giovani si allontanavano sempre di più – lo sapevo! Adesso sono cazzi miei – camminando verso la guardiola – speriamo nessuno scopra niente.. Lena: Il tuo braccio?! – fissandolo con premura Julia: Guarito. Tra qualche giorno potrò togliere queste dannate stecche Lena: Ti sei ferita per aiutare me.. è stata colpa mia, doveva succedere a me Julia: Non dire stupidaggini! Io sono felice che tu non ti sia fatta nulla Raggiunsero la moto, salirono e partirono. Lena tornò ad appoggiare la testa sulla schiena della sua compagna lungo l'intero percorso. Sapeva che in quella posizione poteva viaggiare anche tutta la vita, senza stancarsi. |