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***Capitolo 7***
8:10 a.m. In un piccolo albergo Lena (affacciata alla finestra): Mamma il taxi è arrivato Mamma: Finalmente, coraggio Mark finisci di vestirti senza fare storie Mark: Ma io ho sonnoooo Mamma: Su, andiamo pigrone, dopo potrai dormire quanto vuoi. Non sai quanto sono felice Elena, presto saremo a casa tutti e tre insieme, per sempre Lena (con poco entusiasmo): Sì, ne sono felice anch’io Durante il tragitto verso Mosca, Lena se ne restò seduta con suo fratello appisolato vicino a lei nei sedili posteriori, mentre la madre era accanto all’autista. Le ultime frasi che aveva scambiato con la sua ragazza le ritornavano in mente una dopo l’altra… Julia (seduta sul letto): Io non posso implorarti di rimanere con me. Io e mio padre riusciamo a mala pena a tirare avanti.. Lena (coperta solo da un lenzuolo): Dovresti sapere che a me non interessa solo la ricchezza materiale, nella mia vita ho già molto più di quanto ho sempre sognato. Tu. Julia: Tale vale per me.. ma anche se fosse, non posso pretendere una scelta simile da parte tua. Adesso che mi hai detto del divorzio, posso immaginare cosa significava per te far parte di una vera famiglia.. e quanto questo ti abbia ferita. Come potrei costringerti a scegliere me piuttosto che loro!? Lena iniziò a piangere silenziosamente, velando il viso sotto il tessuto bianco. L’altra ragazza sentì una morsa nello stomaco. In quel momento, quello che poteva fare era raccoglierla al suo petto e sussurrarle qualche parola di conforto. La ragazza dai capelli rossi, quasi pregando, disse: So che è egoistico, ma devo dirtelo ugualmente.. vieni tu con me Julia (stringendola a sé): ..nella mia vita non c’è mai stato niente di facile. .nel mio caso persino amare qualcuno è complicato.. – sorridendo – mi domando cosa accadrebbe se tentassi di cercarmi un lavoro a Mosca. Lena (alzando la testa per guardarla negli occhi): Che stai cercando di dire? Julia: Forse.. potrei provare a convincere Igor. In fondo non è lontanissimo da qui. [Autori: ??? sono circa 720 km] Lena: Sarebbe meraviglioso – sospirando – Ma basta parlare – tirando la brunetta sotto le lenzuola – Adesso siamo insieme, non sciupiamo altro tempo prezioso… …………… Quella mattina, davanti all’albergo Julia (sulla moto): Ti chiamerò spesso Lena: Io attenderò, in ogni caso tornerò da te appena ne avrò la possibilità Julia: No, dimenticati di questo posto. Verrò io, promesso. Verrò… Mamma: Elena? Lena (stiracchiandosi): Sì mamma? Mamma: Ho preparato qualcosa per il viaggio, hai fame? Lena: No, ti ringrazio Mark: IO! Lena: Ma tu non stavi dormendo? Mark: Ho fame, ho fame! Tassista: Non mi vorrete sbriciolare nel taxi?!? Mi scusi signora ma è meglio fermarci.
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10:00 p.m. Autofficina Igor osservava la figlia seduta in un angolo, intanto che puliva gli attrezzi da lavoro. Lo stesso posto dove sedeva Lena la prima volta che era arrivata lì da loro. “Non voglio vederla precipitare in quella solitudine da cui è uscita così faticosamente”, pensava l’uomo. Igor (riponendo con cura gli ultimi cacciaviti): Senti Julia, che nome pensi dovremmo dare a questa rimessa? Julia: Non so, scegliete voi. Igor: Non dirai sul serio!? Danilo sarebbe capace di chiamarla: ‘Recovery Zone’ o ‘Carrozzerie e Metalli’, oppure ‘Ruote e Motori’.. e simili, orribili. Julia: Non sarebbe più semplice con i vostri nomi? Igor: Mhm.. lasciami pensare … verrebbe fuori un nome troppo lungo. Julia: Edgar Igor (chiudendo la cassetta degli attrezzi): .. si.. credo sia giusto. La brunetta si alzò, prese la moto e la trascinò fino fuori il locale. Rivolgendosi ad Igor: Vorrei restare sola per un po’, ti spiace tornare da solo? Igor: Julia.. stai reagendo nel modo sbagliato, parlane invece di scappare Julia (salendo in moto): Vorrei solo un po’ di tempo.. per decidere.. per capire cosa è giusto fare. Non ti preoccupare pà, sto bene – non aggiunse altro, andò via. “Cosa è giusto..”, si ripeteva Igor, “Nulla è stato giusto con te bambina.. non c’è stato nulla di giusto paragonato a quello che avresti veramente meritato… e forse è anche colpa mia”. Dagli occhi iniziarono a scendergli quelle familiari gocce salate, si accorse che in pochissimo tempo aveva versato le lacrime di una vita. Lui era quello che non piangeva per nessuna ragione al mondo. Costeggiando il Volga La ragazzina spinse la moto al massimo della velocità. Era buio, tutto quello che vedeva, tutto quello che le interessava, erano il cielo e le stelle. Chiuse gli occhi e pensò a quella ragazzina dai capelli rossi, le sembrò di sentirla ancora abbracciata a lei. Stava ripercorrendo tutta la strada, finché decise di fermarsi poco lontano dal fiume. Scese, lasciò il casco sul sedile e diede inizio ad una lunga, desolante e tormentata camminata. Un lieve venticello le scompigliava i capelli più di quanto già lo fossero, cominciò a correre senza risparmiarsi, fino a crollare esausta sul terreno. Julia (tra respiri affannati): LENAAAAAAAAA!!!!!! 6:00 a.m. Casetta Rustica Il padre non era riuscito a prendere sonno. L’angoscia per la figlia non l’aveva abbandonato tutta la notte. Non aveva mai fatto così tardi.. dove era potuta andare..? Con chi era..? Stava bene?; le domande che turbinavano nella mente dell’uomo. Non gli rimaneva che aspettare. Stessa ora, in riva al fiume La ragazzina era seduta a terra, sguardo rivolto verso lo spazio davanti a lei. Nelle ore trascorse a meditare aveva capito solo una cosa: lei l’amava assolutamente. Non era facile da comprendere, tuttavia doveva ammettere a sé stessa che tutta la sua felicità, nel presente e nel futuro, dipendeva esclusivamente da quella persona. Le era entrata dentro così in profondità da percepire il nulla della sua essenza senza di lei. Qualcuno le si avvicinò: Scusa, hai da accendere? Julia si voltò e vide, un uomo trasandato con i capelli grigi e gli occhi chiari: Non fumo, mi spiace Uomo (sedendosi al suo fianco): Fai bene, io non ho cominciato da molto, mi prospetto di smettere prima del nuovo anno Julia: ..buona fortuna Uomo: Già *Silenzio per alcuni minuti* Uomo: Sembri molto triste.. ti va di sfogarti con un vagabondo? Julia: … non c’è molto da dire. Uomo: Se posso darti un piccolo consiglio.. quello che ti tormenta, qualunque cosa sia, puoi solo distruggerlo o accettarlo, ma non soffocarlo fingendo che non esista. Io ci ho provato tanto tempo fa e.. il risultato è evidente ………….… Uomo: Capisco, vuoi restare sola. Se ti venisse voglia di parlare, io sono sempre qui a quest’ora. Mi piace veder nascere il sole in questo posto. Ah.. buona fortuna anche a te – salutandola con una pacca sulla spalla, si sollevò e andò via Julia: Arrivederci.. La giovane si alzò per incamminarsi in direzione della Cagiva. Molto presto avrebbe affrontato uno dei discorsi più seri della sua vita, con suo padre.
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Mosca 9:00 a.m. In una villetta Mark dormiva beatamente nel suo lettuccio. Tutte quelle ore nel taxi avevano ben contribuito. Lena sedeva dietro la scrivania, nella sua vecchia stanza. Tutto, o quasi, era rimasto come lo aveva lasciato. Soltanto che adesso i suoi ricordi si erano focalizzati in un altro luogo, ironicamente, quello che veramente desiderava non faceva altro che sfuggirle da un posto all’altro. Ma mai e poi mai avrebbe smesso di rincorrerlo. La madre era indaffarata al piano inferiore. Quella mattina avrebbe aperto il suo piccolo negozio in ritardo. La donna, negli ultimi anni, aveva impiegato tutte le sue forze nella ricerca di un lavoro; infine era riuscita ad inaugurare una tabaccheria poco lontano da casa. Guadagnava abbastanza da poter fare a meno definitivamente dell’ex marito, e questo valeva tutte le umiliazioni ed i sacrifici passati. La ragazza scese e si fermò davanti alla madre, prese il più pesante dei pacchi che questa stava trasportando e la accompagnò nello scantinato. Guardandosi intorno notò diverse cose appartenenti al padre, lasciate lì alla rinfusa. Si avvicinò ad una scatola e tirò fuori una delle vecchie foto di famiglia. C’erano tutti e quattro; davano l’impressione di una famiglia felice. La osservò per qualche minuto e la lasciò cadere nuovamente nella scatola, senza curarsi di romperla. Come se fosse un oggetto senza alcun valore. Mamma (raccogliendo uno spolverino): Cos’hai cara? Qualcosa non va? Lena (accennando un sorriso): Sono solo stanca.. molto stanca Mamma: Ti posso capire. Passerà.. con il tempo tutto passa Lena: Sei sicura? Come mai conservi ancora le sue cose? Mamma: Non ho avuto tempo di liberarmene, ti va di farlo insieme? Lena: Non devi farlo se non te la senti, in fondo a me non importa Mamma: Sei cresciuta così tanto. Cosa c’è che ti tormenta? Lena (sedendosi su uno sgabello): Se te ne parlo, promettimi che cercherai di capire Mamma: Ma certo cara, ti ascolto – la donna spostò una sedia e si sedette di fronte alla figlia Lena: Ricordi quando parlavamo di una persona, che avrei voluto tu conoscessi, quel giorno al ristorante? – la donna annuì – lei si chiama Julia ed è la cosa più bella che mi sia mai capitata di incontrare…
…………*tempo
dopo*………………
Lena: …ora sai tutto.. per favore.. giudica con il cuore, non con la testa Mamma (passandosi le mani sul viso): Oh mio Dio.. – si alzò e corse ad abbracciare la figlia Al piano di sopra qualcuno le stava chiamando a squarciagola: MAMMA!! LENAAAA!! MAAAAA!!! La donna stringendo la mano della ragazza avanzò sulle scale: Siamo qui Mark! Non strillare! … vieni Elena – baciandole la fronte – coraggio, sono convinta che, se lei ti ama come dici, troverà la via per riunirsi a te Lena: Lo so, me lo ha sempre detto Mark (accanto alla porta che dava nel seminterrato): Mi avete lasciato solo. Non vi ho viste più, cattive!! Lena (sorridendo): Di che ti lamenti dormiglione? Almeno tu ti sei riposato, noi invece qui a sgobbare Mark circondò il bacino della sorella con tutte e due le braccia: Pensavo te ne fossi andata, tu e la mamma.. come papà – la sorella lo prese in braccio e lo coccolò strada facendo, verso la sua cameretta Lena: Tu scuola niente? Compiti? Amichette? Amichetti? Mark: Non mi piacciono gli altri, voglio stare qui con te e mamma Lena (sdraiandolo nel letto): ..cambierai idea un giorno, qualcuno ti farà cambiare idea Mark: Balle Lena: Shhhh, riposa ancora un po’, tanto non hai nulla da fare tu
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Tempo prima (7:37 a.m.) Casetta La giovane sistemò la moto al solito posto ed entrò in casa. A prima vista non c’era nessuno. Si avvicinò alla stanza del padre e bussò tre volte… Igor aprì la porta e la chiuse alle sue spalle, senza guardare in viso la figlia: Se vuoi uccidermi sei sulla buona strada Julia: Papà… - lo abbracciò – scusami, scusami.. scusa. Credevo lo avessi capito, volevo solo stare per conto mio Igor (staccandosi da lei): Non eri mai rientrata a quest'ora.. hai fame? Julia sorrise: Un pochino Igor: Andiamo a fare colazione Julia: Scusa Igor: Non è tutta colpa tua. Perdona il tuo vecchio babbo, non vuole ancora convincersi che sei diventata grande Julia: Perdonami tu. Devo parlarti di una cosa molto seria. In cucina, intanto che un tegame con del latte si riscaldava sul fuoco… Julia: Papà, io devo andare a Mosca Igor: Immaginavo che fosse questo Julia: Sperare che tu venga con me è impossibile, lo so, la tua vita è sempre stata qui Igor: Se potessi aiutarti, verrei di corsa, ma il mio unico lavoro è qui. Tu come pensi di vivere laggiù?! Julia: Non lo so, troverò qualcosa Igor: Non parlare così! – uscì dalla cucina, la ragazza spense il fornello appena in tempo per evitare un’eruzione di latte dal tegame, poi seguì il padre Julia: Papà! .. dai pà! – a pochi passi dalla stanza del padre se lo ritrovò di fronte con una busta tra le mani, indirizzata a lei Igor: Da parte mia e di Ed, tutto quello che abbiamo messo da parte in banca per te in questi diciotto anni.. – sorridendo - se si può chiamare banca, almeno lì non ci hanno chiesto nessuna credenziale.. non sono molti Julia (occhi velati dalle lacrime): Papà.. non posso prenderli, tu ne hai bisogno quanto me Igor: Scemenze! Io posso guadagnare quanto basta per vivere con l’autofficina, ho bisogno solo di saperti felice per esserlo altrettanto. Julia: Ma.. – piangendo – io non volevo che andasse così.. tu sei tutta la mia famiglia Igor: Questa è una bugia, la tua vera famiglia sarà quella che ti realizzerai tu, io sarò felice di esserlo stato e se vorrai potrai considerarmi tuo padre per sempre Julia (stringendolo con tutta la forza): Papà! Come puoi pensare che un giorno io non ti voglia più! Allora non mi conosci affatto! Igor: Si.. uaf.. non res..piro .. uhff.. ahf.. Julia (rilasciando la presa): Come faccio a lasciarti qui da solo …? Igor: ..uhf.. dove la prendi tutta questa forza?.. Julia: Non sto scherzando Igor: Tranquilla, non mi serve la babysitter. Sai cosa significa per me dovermi separare “anche” da te; ma io so cosa significa per te stare lontano da qualcuno che ami. E non sarò io ad impedirtelo. Julia: Ti voglio bene – l’uomo le prese il viso e lo avvicinò al suo cuore – tornerò, non è per sempre.. torneremo tutti insieme.. Igor: Ok.. ma intendimi bene, se non vi farete vive, verrò a prendervi io di persona fino a Mosca Qualche ora più tardi, nell’autofficina… Nonno: Aiutami! Tirami fuori da qui sotto! Danilo (lasciando il cric): Che ti è successo!? Nonno: NO! Tira su! Su! Su! Il vecchietto era rimasto incastrato sotto un’automobile da collaudare. Aveva insistito nel voler dare una mano, tuttavia doveva riconoscere di non essere molto adatto per quello specifico intervento. Igor era appena entrato e li osservava con gli occhi lucidi. Non molti anni prima c’era la sua bambina che si destreggiava in officina; spesso, anche in quel modo. Danilo (sollevando il nonno per le braccia): Igor, sei arrivato, hai visto lo spettacolo? Divertente no? Nonno (ripulendosi la divisa): Non prendermi per i fondelli! Vorrei vedere te alla mia età, che sarai capace di fare Danilo (cercando di non ridere): Ma tu te la cavi benissimo nonnino, però forse è meglio se ti occupi solo del distributore Igor: Devo darvi una notizia Danilo: Di nuovo problemi? Igor: Julia ha deciso di partire per Mosca, io vorrei che voi non le faceste pesare questa scelta Danilo (sgranando gli occhi): Cosa!?!?? Quando!?!? Perché!?!?!? Igor: Va da Lena, credo che chiunque di noi avrebbe fatto lo stesso nella sua situazione Nonno: Mosca.. deve farsi un bel viaggetto Danilo: No, no, questo non posso accettarlo! – corse fuori la rimessa Igor: Aspetta Danilo! Non fare il bambino!! Nonno: Lascialo perdere, è fatto così, ma capirà.. me lo auguro per lui Nella piccola casetta rustica, Julia stava recuperando quanto poteva servirle durante il viaggio. Non aveva molto spazio sulla moto, e sapeva di doversi fermare almeno una volta prima di raggiungere la capitale. Ad un tratto, qualcuno bussò alla porta. Julia aprì e vide Danilo, in uno stato pietoso. Portava ancora le macchie d’olio e di grasso sugli abiti e sul viso. Danilo (entrando in casa): Non puoi farlo! Julia: Eh!? Di che parli? Danilo: Non far finta di non capire, Mosca! La tua LENA! Julia: Mio padre ti ha detto, quindi. Danilo (agitando le braccia): Come puoi andartene via e dimenticarti di noi!? Dopo quello che è successo.. non è giusto, adesso anche tu! Julia: Io non vi abbandonerò mai, non è per sempre! Danilo. Che vuoi dire??! Se lei vorrà restare lì tutta la vita, tu che farai!?!? Rispondi! Julia: Non lo so! E datti una calmata!! – afferrò le braccia del ragazzo e lo abbracciò – non è facile per me, lo capisci questo?? Se tu amassi una persona riusciresti a starle lontano chilometri? Danilo, singhiozzando, si liberò dalla sua amica e si avvicinò velocemente all’uscita: Appunto Julia: Ti prego Danilo, credevo ci fossimo chiariti Danilo: Ma che ne sapevo io che volevi andartene a Mosca!??.. non ci rivedremo più.. – scappò via Julia: Danilo! La brunetta diede un calcio alla porta di legno (che tremò violentemente per i successivi dieci secondi) e tornò in casa. Danilo correva sulla strada, lontano dalla sua amica. Finché una jeep si fermò tre metri davanti a lui, Igor scese e afferrò il giovane per il collo… Danilo (agitandosi): Lasciami bestione! Igor: Solo dopo che ti sarai placato, zucca vuota! Credi di essere il solo in questo stato! Cresci! Danilo: Perché non la convinci a restare!? Che vita avrà mai con quella Lena?!! Igor: La vita che si costruiranno loro due da sole. Ragiona, Julia non è un’idiota, è una decisione sofferta. E adesso basta, smettila di comportarti così! – lo liberò dalla morsa Danilo: .. come..? Come!! Igor: Vieni, ti riporto da tuo nonno, è in pensiero per te
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In un’altra città limitrofa a Mosca 3:00 p.m. Ragazza: Che cosa!? Ripeti papà credo di aver capito male, devo aver capito male! Uomo: Tu hai una sorella Liya, si chiama Elena, ha circa due anni in più di te e un fratellino di otto anni, Mark – la figlia lo guardava con disprezzo – vorrei che vi conosceste Liya (freddamente): La mamma lo sa? Uomo: Sì Liya: Da quanto?! Uomo: Da sempre, ma questo non c’entra ora Liya: Non voglio saperne nulla! Né di lei ne dell’altro! Io non ho nessun fratello e sorella! Vi detesto!!! – entrò nella sua stanza e si chiuse a chiave Donna: Era proprio necessario sconvolgerle la vita in questo modo?? Uomo: Sì, lo era. ![]() |