***Capitolo 8***

Il giorno seguente, all’alba
Nella casetta

La ragazza bruna era seduta sul letto, un borsone ai suoi piedi, le chiavi della moto sulla sedia accanto. Il silenzio tutto intorno a lei. Si infilò la giacca a vento, raccolse il suo bagaglio poi le chiavi. Uscì e squadrò un’ultima volta quella camera, angolo per angolo, prima di voltarsi e chiudere la porta dietro di sé.

Fuori c’era suo padre, vicino alla moto. Fumava una di almeno altre cinque sigarette, i cui mozziconi giacevano al suolo. Non mostrava un’espressione triste sul viso, somigliava più a quella di chi si era rassegnato a qualcosa di imprescindibile.

Igor: Gli altri due ti salutano; qualcuno non se l’è sentita di venire fin qui a dirtelo di persona
Julia (sistemando il borsone sulla moto): Me lo aspettavo.
Igor: Vedi di non perderti
Julia: Sarà difficile, quando ho con me una luce così forte che mi indica la strada. Lei è la mia guida. 
Igor: Va bene.. ma per qualunque problema, in qualsiasi momento, ricorda che qui esisterà sempre un posto dove tornare.
Julia: Non parlare come se me andassi per sempre  
Igor: Và ora.. devo ancora abituarmi alla tua assenza

Julia gli diede un bacio sulla guancia, accese il motore e partì. Il padre restò a guardarla sino a vederla svanire oltre la linea dell’orizzonte.
L’officina “Edgar’s friends” era ancora da ultimare, ciò nonostante aveva già conquistato un buon numero di clienti. Doveva solo rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

***

Nella capitale, il giorno successivo
7:54 a.m.

Mark non aveva alcuna voglia di andare a scuola, in quel momento si era nascosto nel seminterrato (malgrado lo terrorizzasse) pur di non essere costretto ad andarci. La madre lo stava chiamando dalle scale: Ci muoviamo Mark!?! Si sta facendo tardi!

La figlia intanto era in bagno. Cominciava ad ambientarsi di nuovo in quella casa, bastava solo che si ricordasse d’ora in poi, che non sarebbe apparsa Eva a tirarle le coperte o che non doveva precipitarsi per prima in bagno.

Mamma: Elena, vuoi venire con me in negozio?
Lena: Certamente, non vedo l’ora
Mamma: Non ti aspettare chissà che, è una piccola tabaccheria
Lena: Sono sicura che rispecchierà tutta la tua premura e il tuo impegno
Mamma: Sei gentile tesoro, ma aspetta di vederla prima. Allora Mark! Ti sbrighi! E’ tardi!

Mark (sempre nel seminterrato): NO! NON CI VADO! VOGLIO VENIRE CON VOI!

Lena: Ma che gli è preso, non lo ricordavo così capriccioso
Mamma: Mh.. Se non vuoi venire manderò qualcuno a prenderti! - facendo l’occhiolino alla ragazza - ti ricordi del nostro vicino con il mantello nero, Mark? Sta venendo da te per portarti con lui!

Mark: E’ UNA BUGIA!

Mamma: Va bene.. aspetta pure lì se non mi credi - la figlia accennò che sarebbe andata lei

La giovane scese lentamente nello scantinato, mantenendosi nell’ombra, il fratellino non si vedeva, si era nascosto piuttosto bene. Tra tutte le cianfrusaglie e le scatole in giro, non era così difficile per un bimbo far perdere le proprie tracce.

Lena (alzando una scatola): Bu! - non c’era nessuno sotto, cercò ancora. Finchè il bambino si lanciò sulle spalle della sorella, saltando da sopra un mucchio di sedie: Lenaaa portatemi con voi, per piacere!
Lena (sorreggendolo per le braccia): Ma che ti possino, sei diventato un pestifero! - in quella posizione risalì le scale.

Mamma: Mark, ti ho spiegato che non devi comportarti così. La mamma vorrebbe portarti in negozio ma i ragazzini della tua età devono, devono, andare a scuola.
Mark (ancora sulle spalle della sorella): Solo oggi! Solo oggi!
Lena: Dai mammina, lascialo venire con noi, poi studieremo insieme tutto il pomeriggio - Mark fece una smorfia di disapprovazione
Mamma: Questa è l’ultima volta Mark. Ti sia chiaro che non dovrà ripetersi mai più.
Mark: Grazie mami

In quel momento il campanello della porta cominciò a trillare ripetutamente.

Lena (mettendo giù il fratellino): Aspettiamo qualcuno?
Mark (si nascose dietro la sorella): L’uomo col mantello nero NOOooo!!!!!
Mamma: Mark, non strillare - dirigendosi verso la porta - vediamo chi è.. io non aspetto nessuno.

Quando al donna aprì si trovò dinanzi proprio un uomo, anche se non era il loro vicino bensì l’ex marito…

Mamma: Tu!
Uomo: Buongiorno, posso entrare?
Mamma: Cosa vuoi, va via, non è necessario che ogni tanto vieni a controllare se siamo ancora vivi
Uomo: Vorrei parlare con i nostri figli, è questione di poco
Mamma: I nostri figli!?!? Da quando sono diventati nostri!?? Ci sono solo io con loro!

Lena (presentandosi all’ingresso): Chi è mamma?
Uomo: ..Elena.. - la ragazza lo guardò un paio di secondi senza fiatare, poi si voltò e tornò indietro
Uomo: Aspetta!
Mamma: Vattene! E non tornare più! Ormai questa non è più casa tua, per te non c’è più nessuno qui
Mentre la donna stava richiudendo la porta l’uomo la blocco con una mano: Volevo solo farle conoscere sua sorella
Mamma: Elena non ha nessuna sorella - e chiuse

Mark stava piangendo: Mami.. perché l’hai mandato via.. - la madre si avvicinò a lui e lo prese in braccio.
Mamma: Perdonami piccolo mio, ma lui non è più tuo padre.

La sorella era seduta in soggiorno, rossa di rabbia. Iniziava a provare puro disprezzo per suo padre. Però, doveva ammettere di non aver mai parlato con lui. Di non aver mai ascoltato la sua versione della storia.

L’uomo ritornò alla sua automobile, depresso e tormentato dal rimorso. La causa di ciò era stata soprattutto lui. Non poteva biasimare né la sua ex moglie né tanto meno la figlia, per quando riguardava Mark: “A stento si ricorderà di me”, pensava, e ne era convinto.

Il cellulare nella sua giacca prese a squillare frattanto che lui si allacciava la cintura: Sì?
Rispose una donna con un tono molto agitato: Liya è scappata!
Uomo: Che cosa?!?! Quando!?!?
Donna: Non ne ho idea, ha lasciato un biglietto in camera sua. Sono preoccupata
Uomo: Sto arrivando - chiuse il telefono e lo gettò sul sedile affianco - ci mancavi tu adesso.. Liya

***

Poche ore dopo
Kolomna (105 km ~ da Mosca)

C’era un fast food semi-affollato e c’era una ragazza seduta ad uno dei tavoli in fondo. Lontano dalle altre persone. Nelle sue mani, un’aranciata e un sandwich. Da quella posizione aveva una vista completa dell’esterno del locale, grazie alla quale poteva osservare la moto parcheggiata nelle vicinanze. Non appena notò un vigilante approssimarsi alla Cagiva, la giovane lasciò i soldi sul tavolo ed uscì in fretta con metà del sandwich ancora in mano.

Il pubblico ufficiale osservava il veicolo, in una pessima zona parking, stava annotando la targa quando lei si precipitò: Mi scusi?! Aspetti! Sto andando via
Vigilante: Qui non si può sostare
Julia: Chiedo scusa, era momentaneo, la prego
Vigilante (riponendo il taccuino): Spostala quanto prima
Julia: Immediatamente - l’uomo si allontanò

La giovane era stremata, dopo aver trascorso la notte in un motel, in un letto traballante, si sentiva a pezzi. Non sapeva cosa l’aspettava in quella città ma sperava in una sola cosa. Trovare quell’indirizzo.

Si avvicinò un cane randagio, stava scavando tra i rifiuti al lato della strada. Lei aveva tra le mani ancora il resto del suo sandwich, lentamente lo protese in direzione del cane: Mangia bello, io non ho più fame - il cane rimase ad annusarlo per poco tempo prima di azzannarlo e trasportarlo via.

Il suo vecchio cane era stato un randagio sin da cucciolo. Un bel giorno incontrò Edgar e diventò il regalo di compleanno per una ragazzina di tredici anni e anche il miglior amico di tutta la famiglia. Buck era un mastino di tutto rispetto, lo provava anche il fatto che fosse riuscito a liberarsi dal guinzaglio dove Igor l’aveva legato (fuori la terrazza di quell’hotel), per impedire che venisse ucciso da quei farabutti durante lo scontro.

Julia (osservando il cane allontanarsi): Ti auguro di trovare qualcuno di buon cuore..

Salì sulla moto e si spostò in strada. Dopo alcuni minuti di viaggio vide qualcuno che chiedeva l’autostop, ad ogni singola macchina che scorreva. Non c’era molto spazio libero, però poteva fare un’eccezione, se era necessario. Accostò.

Una ragazza con lunghi capelli castani, occhi verdi, alta all’incirca quanto lei e con uno zaino sulle spalle, corse verso la moto e le sorrise, dicendo: Grazie, sei il primo e l’unico che si è fermato
Julia: Dove devi andare?
Ragazza: Tu dove vai? Posso venire con te finché non sarai arrivato?
Julia (togliendosi il casco): Ragazzina.. non è che sei scappata di casa?
Ragazza: Ohh.. scusa, credevo fossi un ragazzo.. - si avvicinò alla brunetta - hai indovinato.. sono scappata, ti prego, ti supplico dammi un passaggio fino alla prossima città
Julia: Dovresti tornare dai tuoi. Non ho intenzione di portarti da nessun altra parte
Ragazza (afferrandole un braccio): Ho le mie buone ragioni ad essermene andata, non voglio tornare da loro. Mi hanno presa in giro da quando sono nata
Julia: Adesso ti staranno cercando. A questo non hai pensato?
Ragazza: ..ho capito.. non vuoi aiutarmi - allontanandosi - aspetterò che qualcun altro si fermi, vattene pure
Julia (sfregandosi i capelli): Vuoi andartene da casa!? E va bene! Peggio per te! Non hai idea di che cosa vuol dire perdere i propri genitori o non averli mai conosciuti! Sei una bambina viziata!

In quel momento la ragazza castana si mise a piangere. L’altra sospirò e scese dal veicolo, le poggiò una mano sulla spalla, la fanciulla le gettò le braccia al collo sfogando tutta la sua tristezza. 

Julia: Su, smetti di piangere. Non mi hai ancora detto come ti chiami
Ragazza: Liya, tu?
Julia: Che c’è scritto sul casco? - mostrando quello che portava prima sul capo
Liya: Julia. Che mitomane, potevi fartelo stampare in fronte, facevi prima
Julia: Ehiii!!.... vai ad essere gentile con le ragazzine piene di boria come te.
Liya: Gentile? - la fissò - sei piacente, ma gentile.. non lo so ancora
Julia: Tagliando corto, se vuoi venie con me, devi prima chiamare i tuoi e dirgli che stai bene.
Liya: Scordatelo!
Julia: Ok smorfiosetta! Se la metti così dovrai aspettare qualche altro ‘tipo gentile’ che ti darà un passaggio, perché io me ne vado all’istante!
Liya: Nooo! Un attimo.. fammi pensare.
Julia: Non ho tempo da sprecare con te, deciditi
Liya: Hai vinto.. pignolona - estrasse un cellulare dallo zaino e digitò…

Intanto che la ragazzina parlava al telefono, Julia ritornò alla moto e tirò fuori il secondo casco. “Devo scriverci il nome di Lena, un giorno o l’altro”, pensava.

Liya (al telefono): NO! Ho detto che non torno! Basta! - riattaccò
Julia (vicino alla moto): Mhmm… Ma che diavolo gli hai detto!!!
Liya: Niente.. le solite cose, comunque adesso possiamo andare??
Julia: Non lo so, non mi convinci affatto. Non è che.. insomma, non hai fatto nulla di disonesto..?
Liya: Assolutamente no! Io sono la vittima! E adesso andiamocene da qui
Julia (passandole in casco): Sali

Dopo ciò le due se ne andarono sulla Cagiva, in direzione di Mosca. La nuova ragazza restò muta fino a quando si fermarono per una breve sosta.

Nel parcheggio, davanti un autogrill
11:43 a.m.

Le due ragazze se ne stavano sedute accanto alla moto, la più grande aveva provveduto ad acquistare una bibita per la sua nuova amica…

Liya: Perché vai a Mosca?
Julia: Perché sei andata via da casa?
Liya: Non vuoi rispondermi.. sì.. è giusto che sia io la prima a parlare. Hai presente quando ti capitano certe cose che non ti saresti mai aspettata?
Julia: Sicuro, continua
Liya: ..io, fino due giorni fa, ero spensierata e abbastanza soddisfatta della mia vita. Poi all’improvviso arriva mio padre e se ne esce che ho una sorella e un fratello - stritolando la lattina della bibita - … l’ho odiato. Giuro, non mi era mai successo in quasi diciassette anni.
Julia: .. non è poi così brutta come notizia, dai..
Liya: Dici?!! Non è brutta?!! Sai che significa questo?? Primo, i miei se ne sono sempre strafregati di me. Secondo, perché adesso?!?! Anni gettati al vento. Ho sempre desiderato un fratello o una sorella…
Julia: Almeno tu puoi recuperare. Non a tutto c’è rimedio. Avranno avuto i loro motivi a tenertelo nascosto.
Liya: Bella scusa. Già che c’erano potevano portarsi il loro segreto nella tomba. Io sapevo che mio padre era stato con un’altra, tempo prima di conoscere la mamma. Ora capisco perché non l’ha ancora sposata. Doveva salvare la faccia! Da entrambe le parti!
Julia: Non puoi fuggire per sempre. Hai tutto il tempo per chiarire e per conoscere “tutta” la tua famiglia. Niente avventatezze. Te ne pentiresti in futuro.
Liya: Tu? Dove stai andando di preciso?
Julia: Lo scoprirai presto, sono quasi arrivata.. rimettiamoci in viaggio, vorrei arrivare entro stamattina

***

Regione di Saratov
Cimitero

Igor era in ginocchio, di fronte ad una lapide senza alcuna foto. Gli epitaffi erano tutto ciò che permettevano di sapere chi vi riposava. Edgar.

L'uomo, intanto che sistemava dei fiori in un vaso, pronunciava sottovoce: Come va Ed.. spero che ovunque tu sia, possa stare meglio di noi quaggiù. Sai, a volte penso che forse sarebbe stato più opportuno se noi avessimo affidato la piccola Julietta ad una brava famiglia…

Danilo (arrivando alle sue spalle): Non è vero.
Igor: Tu lo pensi. Io non mi ritengo fiero della vita che le abbiamo serbato.
Danilo: Non so immaginare in quale altro posto una come lei avrebbe potuto vivere meglio
Igor (alzandosi da terra): Chi c’è in officina?
Danilo: Il nonno.. e una sua amichetta. Da quando gli porta il caffè tutti i giorni non fa altro che parlare di lei. Pensa che è la vecchia proprietaria dell’unico bar dietro la curva del casolare. Lei arriva tutte le mattine in bicicletta. Beato nonno..
Igor: Raggiungiamolo, prima che rimanga incastrato sotto qualche tir, non so se riusciremmo a tirarlo fuori..

***

Mosca
1:00 p.m.
Tabaccheria

Mamma: Si chiude tra poco, piantala Mark! Sei stato tu ad insistere a voler venire, non ti lamentare adesso
Mark (seduto sulla cassa): Ho fame, ho fame, ho fame!
Lena: Merendina Mark? Su, vieni con me.
Mamma: E’ quasi ora di pranzo Elena, non dargli schifezze
Lena: Qualcosa solo per placare i morsi del suo stomaco - prese la manina del bimbo e uscì dal negozio - cosa ti danno da mangiare alla mensa della scuola?
Mark: Schifezze


Più tardi…

Julia e Liya erano finalmente arrivate nella capitale. La prima cosa che fece la ragazza bruna fu mettersi alla ricerca dell’indirizzo consegnatole da Lena. E dopo una mezzora circa, raggiunsero la villetta…

Liya: Perché siamo venute qui? – quella era l’ultima città in cui voleva fermarsi
Julia: C’è una persona che devo salutare prima di accompagnarti dove vuoi andare tu. Mi aspetti? Io vado a vedere se c’è qualcuno in casa.

Liya scese dalla moto ed iniziò a camminare lì intorno, vide che la sua amica era sempre più agitata, minuto per minuto, laddove la sua curiosità cresceva di pari passo. Bussare non sortì alcun risultato. Sembrava non ci fosse anima viva.

Liya: Ma si può sapere chi ci abita qui??! Andiamo Julia, quanto ancora dobbiamo restarci!?!
Julia: Tutto il tempo necessario - cercando di sbirciare all’interno - ma dove saranno tutti..?

La ragazza castana si accostò per leggere il nome sulla cassetta della posta. Riconobbe il suo stesso cognome. Non poteva essere quello che pensava, 'un caso di omonimia', sperava. Voltandosi verso l’altra: Scusa Julia, mi puoi dire chi ci abita qui, una buona volta!
Julia: Una persona a me molto cara. Una ragazza.
Liya: Come si chiama?
Julia: Elena. Lena, fra di noi.
Liya: Lena ha un fratello di nome Mark?
Julia (girandosi verso di lei): Sì.. come fai a saperlo?  
Liya: Non ci posso credere, sono capitata nell’ultimo posto al mondo in cui dovrei essere
Julia: Di che parli? Spiegati
Liya: Elena è la mia sorellastra!
Julia: Cosa? Stai dicendo la verità?!
Liya: Dimmi tu perché dovrei mentire. Voglio andarmene. Potresti accompagnarmi in un albergo, poi ti prometto che non ti darò più disturbo
Julia: ..non vuoi conoscerli? Sei qui ormai, che ti costa?
Liya: Io me ne vado da casa per non saperne niente e dove vado a finire??? Non è giusto.
Julia: In fondo dovresti esserne felice.. sei una ragazzina viziata che ha paura di perdere la sua supremazia con il paparino 
Liya: Tu che ne sai di me! Come ti permetti! Non mi conosci!! - si aggiustò lo zaino sulle spalle e si spostò lontano dalla villetta; appena tre metri, prima di essere raggiunta dalla ragazza bruna. Questa la bloccò tenendola da dietro, per la cinta della gonna, trascinandola esattamente dov’era prima.

Liya (piantando i tacchi delle scarpe al suolo): Mollami!! Mo-LLA-MI!!
Julia: Non verrò a cercarti se ti perdi da qualche parte! Fa silenzio e aspetta tua sorella!
Liya: Fatti gli affari tuoi, lasciami!!
Julia: BASTA! - stringendole le spalle e guardandola fissa negli occhi verdi tanto quanto la sorella - perché? Mettiti anche nei suoi panni, prova a pensarci almeno
Liya (con le lacrime agi occhi): Mi hanno presa in giro.. mio padre ha sempre passato un sacco di tempo con Elena, di me si ricordava a mala pena durante le feste, in tutta la mia infanzia non ho mai capito perché non c’era mai quando ne avevo bisogno, perché non ha mai sposato la mamma! A scuola mi chiamano ‘figlia illegittima’! Tutta colpa loro!
Julia: Perché parli così.. neanche tu li conosci, come forse loro non sanno di te..
Liya: E tu invece? Sono cose che non ti interessano
Julia: Credi? Non direi
…………………..
Frattanto che accadeva questo, la madre di Lena e i suoi due figli stavano facendo ritorno a casa. La donna parcheggiò l’auto nel garage di fianco alla casa. Subito tutti e tre i passeggeri sentirono delle voci alterate provenire da quella strada.

Liya: CHE HAI DETTO!?!? Mia sorella è la tua amante!!???!!!
Julia (completamente rossa): ZITTAAA!!  Non gridare cazzo! Ho detto che siamo molto amiche non amanti!!
Liya: Guarda che l’ho capito il tuo doppio senso. Non sono così demente come pensi
Julia: Ma quale doppio senso!! Non cambiare argomento! Vuoi andare via? D'accordo, ti accompagno ovunque, mi basta liberarmi di te!
Liya: Sì, tanto siete tutti uguali, tutti bravi a fottersene degli altri!
Julia (pensando): Sento che sto per raggiungere il mio punto limite, questa poppante mi dà sui nervi appena apre bocca, se solo cercasse di capire..

La donna trovò le due ragazze in piena discussione, all’ingresso della villa: Cosa succede qui fuori? Chi siete voi due?

Julia: Ci scusi non volevamo disturbare, lei è del quartiere?
Mamma: Io abito qui. Chi cercate?
Liya: Proprio lei ci mancava.
Mamma: Prego?
Julia: Non le dia retta

La ragazza dai capelli rossi raggiunse la madre con suo fratello: Julia! - la brunetta non riusciva più a connettere alla vista di lei. E non riuscì neanche a prevenire l’assalto di Liya nel momento che la spinse sopra la moto dove crollarono tutte e due precipitando a terra con essa.

Julia (tra la moto e la ragazzina castana): Ma che cazzo fa-
Liya (nella sua mente): Adesso ti faccio vedere io.. Elena - agguantò il colletto della sfortunata sotto di lei e appiccicò la bocca sulla sua, peggio della colla a presa rapida.

Lena restò senza fiato, a bocca aperta e con gli occhi puntati sulle due. Il fratellino rideva lì accanto a lei. E la madre disse: Ma cos’è, una candid camera? Un reality show? Uno scherzo?

La ragazza bruna si sollevò trascinando su anche Liya, poi allontanandola bruscamente: Sei più folle di quel che sembri! Ma che ti è preso!!
Liya (sfrontatamente): Ma come? Questa volta non ti è piaciuto.. tesoro?
Lena (furiosa): Che vuol dire ‘questa volta’!?!?
Liya: Non l’hai ancora capito, sei stata scaricata Elena
Julia: Ma che diavolo stai dicendo!!!
Liya: ..sai, voleva farmi conoscere la sua ex - le arrivò uno schiaffo abbastanza energico da ruotarle il viso di 90 gradi. Julia non riuscì neppure a voltarsi per capire cosa era stato che un rovescio, altrettanto vigoroso, andò a scontrarsi anche sulla sua guancia.

Lena cercava inutilmente di trattenere le lacrime: Come hai potuto.. io mi fidavo di te.. - strappò le chiavi dalle mani della madre, aprì la porta e scappò in casa.

Mark (alle ragazze): Siete due attrici? Mi fate un autografo?
Mamma (afferrando il braccio del figlio): Vieni dentro - entrò e chiuse il portone, lasciando le altre due fuori, del tutto disorientate.

Liya (ventilandosi la guancia ardente con la mano): Prima che mi ammazzi, vorrei spiegarti..
Julia (toccandosi il viso): Non c’è nulla da spiegare.. grazie a te non so neanche se riuscirò a farlo io con lei
Liya: Scusa ho sbagliato, ma lei non ti ha lasciato dire nulla, ci ha colpite e basta!
Julia: … chiudi quella bocca, non voglio più sentirti - rialzò la moto
Liya: Che fai, mi lasci qui?
Julia: No, voglio che tu le racconti come stanno le cose veramente. Fino ad allora non andremo da nessuna parte.

In casa, stesso momento

Lena tremava dalla testa ai piedi: E’ impossibile.. non può aver fatto questo in così poco tempo
Mark: Che c’è sorellina?
Mamma: Vorrei saperlo anch'io cosa è successo.. ma sono amiche tue?
Lena: E’ Julia mamma.. quell’altra.. quella è la sua nuova ragazza. L’ha portata qui, capisci!?!? PERCHE’!!
Mamma: Calmati, quasi certamente ti stai sbagliando, lei non può essere la stessa di cui mi hai parlato
Lena: Lo so.. è solo un incubo.. deve esserlo, deve

Il telefono interruppe quell’atmosfera elettrica

Mamma: Pronto?
Uomo: Sono io, devo chiederti una cosa importante
Mamma: Non è il momento, richiama un’altra volta – stava per chiudere il telefono
Uomo: ASPETTA! Mia figlia è scappata di casa, se dovesse venire da voi, avvisami, per favore
Mamma: Perché dovrebbe venire proprio qui??
Uomo: Non lo so, io le ho detto che ha una sorella e un fratello a Mosca
Mamma: Come ti è saltato in mente!!!
Uomo: Ti prego, per me era importante che si conoscessero
Mamma: Non hai nessun diritto sui miei figli! Ricorda che ci hai abbandonati per un’altra famiglia!

Alcuni minuti dopo, fuori casa…

La ragazza bruna aveva una gran voglia di strangolare quella ragazzina deleteria e spocchiosa dai capelli lunghi. Però era necessaria illesa per parlare e rimediare al danno che le aveva arrecato.
Quindi bussò al portone della villetta e attese. Poco dopo si presentò qualcuno ad aprirle, era la madre…

Mamma: Perché le fai questo? La stai facendo soffrire e lei non lo merita
Julia: Mi lasci chiarire, la prego.. lei le spiegherà tutto – indicando Liya
Mamma: Ma chi è?!
Julia: E’ una lunga storia, ma si fidi di me, io amo sua figlia, non c’è nessun altro o altra.
Mamma: D’accordo, entrate – una volta in casa – Mark accompagnami in macelleria, oggi abbiamo ospiti
Mark (stringendo quanto rimaneva di una tavoletta di cioccolato): Ma io ho fame..
Mamma: Andiamo pigrone, la finirai per strada, se proprio non puoi farne a meno.

La ragazza dai capelli rossi era in camera sua, sdraiata sul letto a pancia sotto con il volto posato sul cuscino, ancora umido dalle lacrime.
Julia non sapeva in che stanza cercarla, allora la chiamò ad alta voce: Ehi Lena! Devo parlarti! – nessuno rispose.

Liya: A mio parere, sprechi il tuo tempo. E’ una ragazza capricciosa, l’ho capito subito.
Julia: Sta zitta! Nessuno ti ha chiesto niente, vedi di non farmi perdere quel filo di autocontrollo che mi è rimasto. Non dimenticare che è tutta colpa tua e della tua invidia!
Liya: Frena, frena, di chi sarei invidiosa io?!? Ma per favore! ..

Lena arrivò silenziosamente all’ingresso. Rivolgendosi alle due: Andatevene – la brunetta subito le andò in contro, al contrario, Liya se ne restò in disparte, manifestando tutt’altro che pentimento.

Lena: Non voglio vederti, vattene – la sua mano si tese in modo intimidatorio
Julia: Aspetta, lasciami parlare, le cose non stanno come credi – così dicendo, questa volta, bloccò il braccio dell’altra a metà strada dal suo viso – BASTA! Ho lasciato mio padre per raggiungerti! Non immaginavo avessi una così scarsa considerazione di me, dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo tutte quelle promesse..
Lena stava piangendo: ..non sai quanto ero felice di rivederti un istante fa.. tu invece.. – la ragazza dai capelli corti la abbracciò, malgrado l’altra cercasse debolmente di opporsi.

La castana, invece, le osservava parecchio infastidita: “Quante smancerie”, si ripeteva.

Julia: Eddai Lena, non dirmi che non ti sei accorta .. tua sorella voleva farti uno scherzo. Io non sarei mai capace di una cosa simile e poi hai visto come sono andati i fatti.. come ti ha potuto solo sfiorare l’idea-
Lena: Mia sorella?!?! Julia che stai dicendo!!?
Liya: Ma và, non sapevi niente?? Sembra che nostro padre abbia avvisato prima me stavolta. Beh ..sorpresa

Lena si sentì la testa leggera come un palloncino sospeso in aria, il suo sguardo si spostava velocemente dalla persona che amava a quella piccola odiosa che diceva di essere sua sorella. Si sentì svenire e crollò tra le braccia della sua compagna.

Trascorsero una quarantina di minuti; la donna e il bambino stavano rincasando. In casa c’era silenzio assoluto. La donna si spostò in cucina e posò la spesa, Mark saltellò fino in salotto e si spaparanzò sul divano.
Lei avvicinandosi alla stanza della figlia udì delle voci.


Due giovani stavano in piedi vicino al letto, una terza vi giaceva con gli occhi chiusi.. fino a che decise di riaprirli…

Julia: Come ti senti?
Lena (portandosi una mano sulla fronte): Che.. mi è successo..
Liya: Hai perso i sensi in seguito alla mazzata
Lena (guardando Liya): Tu sei ancora qui, allora è tutto vero.. speravo di sognare
Julia (sedendosi accanto a lei): Coraggio Lena, voi due potrete recuperare il tempo perso, se lo vorrete

Mamma (entrando nella stanza): Ragazze? Siete qui?
Liya: Si signora, scusi l’intrusione, andrò via subito
Lena (alzandosi dal letto): Aspetta, perché non racconti l’intera storia adesso che siamo tutte qui?
Liya: Come vuoi. Era un tranquillo pomeriggio, evidentemente mio padre non aveva nulla di meglio da fare che parlarmi di questo…
……………………………….
Mamma: Solo adesso mi accorgo di quanto fosse cinico.. mi tradiva da una vita e io che gli credevo..
Lena: Che bastardo, poteva chiederlo prima il divorzio!
Liya: Comunque non è stato facile mantenere due famiglie, sacrificava l’una per l’altra e viceversa, soprattutto negli ultimi cinque anni. Quelli della mia infanzia li ho vissuti quasi solo con la mamma. Soltanto adesso il rimorso ha cominciato a rodergli l’anima. Voleva farci conoscere.. puah.. come se bastasse questo a cancellare anni di menzogne..
Mamma: Meglio che telefoni a casa tua, lui ha chiamato, era preoccupato per te quanto lo sarà tua madre. Julia, ti dispiace venire con me, vorrei presentarti Mark.
Julia: Certo

La donna voleva lasciare le due sorelle da sole. Un discorso a quattr’occhi era l’unico modo per risolvere la faccenda di poco fa e la brunetta ne era al corrente; ma allo stesso tempo temeva le sparate di quella ragazzina, tropo spesso irriverente.
Ad ogni modo lasciarono a loro campo libero.

Liya: Ehm.. da quanto vi conoscete?
Lena: Se parli di Julia, da qualche mese. Mettiamo bene in chiaro che non ti perdonerò mai per quello che hai fatto. Se pugnalarmi alle spalle è stato il tuo modo di presentarti, non voglio più avere nulla a che fare con te
Liya: ..scusami per prima Lena, ha ragione lei, ho provato invidia nei tuoi confronti, ho visto i tuoi occhi risplendere quando hanno incontrato i suoi, volevo farti soffrire, sono stata un’idiota. Perdonami. Non mi sognavo nemmeno che anche tu stessi passando un momentaccio
Lena: Non crederai di cavartela con così poco?!
Liya: Non essere esagerata, in fondo le ho dato solo un bacetto. Che sarà mai.. sei una ragazza fortunata tu, hai trovato una fidanzata carina e compiacente, tutto il contrario dei miei ex ragazzi. Se non fosse innamorata di te non mi dispiacerebbe provarci con lei..
Lena: EHI! Non farmi pentire di averti perdonata
Liya corse ad gettarle le braccia al collo: Grazie sorellina! Lo sapevo che avresti capito
Lena: Si, si, ricordati che ci conosciamo da pochissimo tempo.. e poi c’è anche Mark. Con lui ci vorrà molta pazienza..

In salotto, stesso momento…

Mamma: Mark! Vieni qui un momento – intanto la giovane guardava in giro per la casa, le piaceva molto come era arredata. Il primo aggettivo che le saltò alla mente fu: confortevole.
Il bambino giunse con un biscotto fra i denti: Che c’è?
Mamma: Questa è una cara amica di Lena, si chiama Julia, e smetti di mangiare! Se a tavola fai storie mi costringi a non comprarti più niente!
Mark: Ma io ho ancora fame.. a che ora si mangia?
Julia (sorridendo): Ciao Mark
Mark (protese la mano spostando il biscotto nell’altra): Ciao, è tua la moto fuori?
Julia: Sì, ti piace? Vorresti farci un giretto?
Mark: Siiiiiii!!!! Adesso! Adesso! Per piacere
Mamma: Scordatelo! – il bambino s’imbronciò improvvisamente
Julia: Con me è al sicuro, non si preoccupi
Mamma: Preferisco di no. Se vuoi farti un giretto, esci con la bici dopo pranzo.
Mark: Cattiva!
Julia (interrompendo): Mi fai vedere la tua stanzetta? – lui le prese la mano e condusse verso la cameretta

Dopo pranzo, il padre dei ragazzi si fece vivo. La moglie lo guardò più aspramente del solito. Lui non si sentì di darle torto. Liya era similmente sdegnata dalla sua presenza. Preferì rifugiarsi nella camera della sorella piuttosto che farsi vedere da lui.

Uomo: Liya! Tua madre ci sta aspettando! La tua bravata ci è costata un’intera giornata di affanni, non ti sembra abbastanza?!?
Liya: Tzs.. adesso fa lui la vittima..
Lena: Scendiamo, non è il caso di continuare questa sceneggiata
Liya: Si.. facciamola finita, comunque.. devo ammettere che.. in un certo senso mi ha fatto piacere sapere di te e Mark

All’esterno della villetta Julia, seduta sulla sua Cagiva, chiacchierava con Mark affacciato alla finestra. La ragazza si sentiva un po’ estranea alle vicende di quella “famiglia”, con tutto ciò, quel bambino era capace di rendere il tutto meno disagevole…

Mark: Fino a che velocità arriva?
Julia: Su strada asfaltata vicino ai 130 km/h
Mark: Vorrei che mi ci portassi
Julia: Anche io, ma l’hai sentita mamma
Mark: Lo so.. tu rimani con noi, vero?
Julia: Non lo so, pensavo di andarmene in un hotel per qualche giorno, mentre mi trovo un lavoro
Mark: Chiederò alla mamma di farti rimanere qui
Julia: Sei gentile, ma-

Lena: Julia! Dove sei?
Julia: Qui, dietro casa
Lena la raggiunse e notò anche il fratello: Che facevate?
Julia: Si parlava di moto. Tua sorella?
Lena: E’ andata via con nostro padre, mi ha detto di darti un bacio da parte sua – disse, avvicinandosi – ma questo te lo devo io personalmente – aggiunse, portando le loro labbra ad unirsi appassionatamente, sotto gli occhi di Mark, strano a dirsi, ma lui stava sorridendo.

Julia (bisbigliando): Tuo fratello ci sta guardando
Lena (allontanandosi): Oh..
Mark: Forte! Mi insegnate come si fa?
Julia (arrossita): Tra qualche anno.. ti insegnerà qualcuno tra qualche anno
Mark: Uffa! Rispondete tutti allo stesso modo!

Nei giorni che seguirono, Julia rimase nella villetta della sua ragazza e intanto trovò lavoro in un supermarket della zona. Non guadagnava un granché, però almeno poteva contribuire alle spese della casa in cui era ospitata. La mamma di Lena, infatti, le aveva predisposto una stanza apposta per lei, inoltre stava incominciando seriamente a considerarla di famiglia.

***

Diverse settimane dopo
Saratov
9:10 a.m.
Officina

Danilo, appoggiato al muro (su una gamba), stava acuminando un rametto con il suo coltello; il nonno si era recato “momentaneamente” al bar della sua amica, ormai era una consuetudine giornaliera.
Igor era alle prese con uno scooter da riparare…


Danilo: Scusa, vado a vedere che fine ha fatto il nonno
Igor: Ok, ma non tardare troppo, da solo non posso fare tutto
Danilo: Sì capo.
…………………………..

Voce: Chiedo scusa, può farmi un pieno? Sa, abbiamo viaggiato a lungo
Igor lasciò cadere la chiave inglese e si alzò: Julia – corse ad avvinghiarla nel suo vecchio modo, sollevandola da terra; e qualche secondo dopo lo stesso trattamento toccò anche a Lena.
Igor (commuovendosi): Non ci credo, sei tornata finalmente! Come state?!
Lena: Tu come ci vedi? – disse, circondando la vita dell’altra con un braccio e sorridendo gioiosamente
Igor: Meravigliose
Julia: Grazie pà, anche tu stai bene, forse un po’ troppo magro
Igor: Senti chi parla
………………….
Julia: Non dire a Danilo che siamo passate. Non possiamo trattenerci adesso, ma torneremo qui per sempre. Lena ha convinto sua madre, potrà venire a vivere qui con me e te.
Igor: E’ una notizia splendida, ho appena terminato di ricostruire parte della vecchia casetta, penso che finirò tra qualche mese.

La ragazza dai capelli rossi ritornò con un pacco e lo porse ad Igor: Da parte di mia madre
Igor: Adesso mi sento in imbarazzo. Cos’è?
Julia (scrollando le spalle): Io non lo so
Lena: Non ti resta che aprirlo

L’uomo scartò frettolosamente l’involucro e sbirciò all’interno, sgranando gli occhi alla vista del contenuto. Un paio di bottiglie di chardonnay di ottima annata. Con un biglietto.

Caro Sig. Igor,

Non conosco i suoi gusti, ma parlando una sera con Julia, ho carpito un suo piccolo segreto. A quanto pare lei è un vero intenditore di vini. Spero che questi siano alla sua altezza.

Cordiali saluti

Igor: Julia?? Che cavolo hai raccontato?? Io ho solo lavorato temporaneamente in un ristorante come sommelier, di che intenditore sta parlando??
Julia: Non stiamo a puntizzare adesso
Igor: ..mhmm..Lena, ringrazia tua madre appena puoi.
Lena: Certamente, sono pure sicura che le piaceresti se ti conoscesse, dopotutto sei un bell’uomo
Igor: Va bene, basta con le lusinghe, per pietà, non ci sono abituato

Più tardi.. sulla moto, lungo la strada…

Lena: Dove stiamo andando?
Juia: Una volta mi dicesti che ti sarebbe piaciuto viaggiare in moto per tutto il paese, se lo vuoi ancora possiamo farlo adesso
Lena: Dici sul serio??
Julia: Sono serissima. Ho con me tutti i miei risparmi. Non posso prometterti che faremo il giro del mondo, però..
Lena (stringendola forte): Grazie, è tutto un sogno per me
Julia: OK, facciamo che io guido all’andata e tu al ritorno
Lena: Ma io non so portare la tua moto..
Julia: Ti insegno io, niente di difficile.. io ci sarò sempre per te
Lena: .. e io per te
Julia: Allora noi potremo sempre contare su qualcuno
Lena: Anche solo su noi stesse.. qualunque cosa accada
Julia: Nord, Sud, Est o Ovest?
Lena: Seguiamo la strada fino alla fine.. e poi si vedrà...

FINE

(Completata l’8/12/2003)


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