No Man's Land
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Genere: Ancient/Fantasy
Categoria: Non classificata

Valutazione: Sconsigliata ai minori di 14 anni
Restrizioni: I personaggi di Elena e Wolf/Julia appartengono a Lena Katina e Julia Volkova

***Capitolo 1***
 
Epoca: Età di mezzo

In una regione indefinita della terra c’erano quattro monarchie (oltre ad alcuni piccoli principati autonomi), ognuna elevata in direzione di uno dei quattro punti cardinali. Ciascuna di esse viveva secondo la propria funzione giudiziale, tuttavia, a volte capitava che queste si scontrassero per brame espansionistiche. 

Al calare del sole…

In una cavità (all’interno di un massiccio monte) si udivano respiri irregolari provenire da un essere assopito da qualche parte, in quell’oscurità che circondava ogni cosa. Nella stessa, avevano trovato rifugio anche numerosi volatili di razza mista. I respiri divenivano sempre più strozzati, un’evidente segnale che qualunque cosa fosse a generarli, stava ridestandosi rapidamente. Attraverso una fessura s’incanalava un piccolo rivolo d’acqua che andava convogliandosi verso l’uscita, in un ruscello più grande (in discesa dal monte); un giovane leprotto, seguendo il corso d’acqua, giunse all’interno della grotta. Non appena si avvicinò abbastanza alla fessura, per attingere direttamente alla fonte, attratto da qualcosa di inspiegabile, una zampa molto più grande di quella di un orso lo agguantò e lo trascinò nelle gigantesche fauci di quell’essere.
Poco dopo, la bestia alta due volte un uomo e robusta quanto una corazza di metallo uscì completamente allo scoperto. Era ricoperta di un pelo bluastro, una coda lunga almeno due metri, zanne e unghie retrattili. Il muso aveva le sembianze di quello di un lupo troppo cresciuto, tranne la notevole differenza che, costei, possedeva la facoltà di mantenersi agevolmente sulle due zampe posteriori, larghe e artigliate.
Emettendo un verso acuto e ruggente, la creatura iniziò a discendere sino ai piedi della montagna, leprotto a parte, aveva ancora molta fame…

***

In cima ad un colle vi era un regno (denominato Fortezza Est) governato da un reggente, le cui oscure origini erano ben celate…

In questo regno, una rocca era ciò che si imponeva principalmente anche a distanza di miglia, costruita in modo da sovrastare l’intera zona, tutte intorno ad essa vi erano piccole case sparse qua e là. Complessivamente c’erano pochi abitanti, non più di qualche migliaia, tra civili e soldati. Tutta la superficie era protetta da mura di cinta fortificate.

Si raccontava che.. dopo la guerra civile, avvenuta circa venti anni prima, un usurpatore avesse con l’inganno ucciso il legittimo erede al trono e vessato sua moglie, costringendola alla propria volontà e senza che nessuno lo impedisse. Dopo il conflitto prevaricava la ragion di stato del vincitore. L’uomo si assicurò in questo modo la propria discendenza; lei non riuscì più avere figli oltre ad una bambina, e quella piccola non era certo il successore che lui desiderava. In seguito la regina scomparve, si disse, a causa di un malaugurato incidente. Nessuno riuscì a provare l’effettiva realtà o falsità di queste “voci” che circolavano tra il popolo…

***

Un uomo stava salendo fiaccamente le gradinate che conducevano alle camere del sovrano. Era un vecchio servitore del primo sovrano, colui che regnava anteguerra civile. Giunto davanti all’ingresso, riprese fiato qualche secondo e nello stesso momento si accorse delle voci di qualcuno che stava discutendo all’interno. Sorreggendosi all’enorme ansa di una delle porte d’accesso, poggiò l’orecchio ed ascoltò…

Voce1: Ti proibisco di rispondermi!
Voce2: Ma io ho già appreso quanto basta, sono cresciuta a sufficienza .. padre.. non mandatemi con lui, vi prego…
Voce1: E’ per il tuo bene, e poi non dimenticare che c’è la possibilità che scoppi una guerra tra noi e la fortezza Sud, sarai più al sicuro lontano da qui!
Voce2: Sembra che voi vogliate liberarvi di me… non capisco.. cosa ho fatto??
Voce1: Basta così! Ormai ho deciso andrai a vivere nella sua casa e non discutere!
Voce2: Non mi potete costringerete ad una cosa del genere!
Voce1: Rifiuta e non sarai più mia figlia!

Dopo pochi attimi di silenzio, l’uomo indietreggiò giusto prima che entrambi gli ingressi si spalancarono. Ne uscì una giovane in abiti sfarzosi, con i capelli color vermiglio, raccolti in una lunga treccia cascante lungo la schiena. Nella sua impellenza non notò neppure il vecchio accanto all’entrata, passandogli così di fianco e precipitandosi verso le scale.

L’anziano si affacciò cautamente all’interno del salone e vide il sovrano, seduto intorno ad un tavolo di vaste proporzioni, intanto che beveva da una coppa. La sua espressione era più aspra e rigida di quanto lo fosse solitamente. L’uomo ebbe quasi timore a rivolgergli la parola…

Servitore: Perdonatemi.. – portandosi più vicino – ho un dispaccio urgente per voi da Gavril, re della fortezza nord.
Sovrano (senza guardare il servitore): Di che si tratta, leggimelo
Servitore: Sembra che nelle zone di nord, nord-est, si aggiri un mostro.. – il sovrano mantenne il suo stato di inerzia, come se ogni parola non gli interessasse – ..e sembra anche che attacchi gli esseri umani e stermini interi pascoli di bestiame. Chiede soccorsi bellici da parte vostra. Cosa pensate di fare?
Sovrano (frantumando la coppa sul pavimento): Non ho voglia di ascoltare queste.. favole per bambini. Vattene, e se vedi quella specie di figlia che mi ritrovo mandala subito da me!
Servitore: Ma.. ..come desiderate – indietreggiò senza voltarsi e chiuse le porte dell’ingresso.

Poco più in basso alla residenza del sovrano, vi erano le stanze della figlia. Quella sera, la fanciulla trovò conforto tra le braccia della sua cara nutrice, la donna era divenuta come una seconda madre per lei, tanto da riuscire quasi a compensare l’assenza di quella vera.

La nutrice era seduta sul lettone accanto a lei, cercava di confortarla tenendola stretta e cullandola con riguardo: Non piangere più, ormai sei cresciuta, non devi comportarti così. Affronta le difficoltà, non lasciare che siano loro ad avere la meglio su di te.
Giovane: ..hai ragione, ma non è facile.. io vorrei – asciugandosi il viso con la manica – perché a me.. io avrei preferito nascere uomo piuttosto che accettare questo.. crede che non abbia  capito perchè vuole mandarmi via.. lui ha sempre voluto un erede maschio..
Nutrice (sospirando): Su, piccola mia ci deve essere un modo per non farti andare con quell’uomo.. ci deve essere.. tuo padre è senza cuore e tu sei così diversa da lui, grazie al cielo non vi somigliate affatto
La giovane si sollevò e guardò la donna: Io ho preso una decisione. Voglio andarmene da qui.
Nutrice (spalancando gli occhi): Ohh! No, non è una soluzione.. cosa ne sarà della tua gente se l’abbandoni nelle mani di tuo padre o di chissà chi sceglierà lui!?
Giovane: E della mia vita!? Che ne sarà di me!? E poi cosa posso fare io.. la mia volontà non conta nulla.
Nutrice: Io ti capisco.. ma ammesso che riuscirai a scappare, dove vorresti andare? Fuori non è come qui. E’ difficile sopravvivere, giorno dopo giorno. Quando avevo circa la tua età, c’era la guerra, tutto quello che mi circondava era distruzione e dolore; finché tua madre mi prese a lavorare al suo servizio e mi salvò da morte certa. Io non avevo più niente e nessuno. 

La fanciulla si sporse dalla finestra; sotto di lei, piccole torce illuminavano le strade principali. Le guardie sorvegliavano ogni angolo che raggiungeva il suo sguardo. Eppure doveva trovare un buco dove passare inosservata… Dentro quelle mura si sentiva del tutto inutile, per sé e soprattutto per gli altri.

***

L’indomani, poche ore prima del sorgere del sole…

C’era un bosco che incorniciava quella piccola cittadina; un luogo popolato esclusivamente da piccoli animali selvatici e vegetazione. A settentrione di questo, nascosta dal fogliame e dal tronco di una quercia, riposava una ragazza dai capelli lunghi fin sulle spalle di un colore a metà tra il blu e il nero. Non indossava assolutamente nulla. E cosa assai strana, non sentiva il freddo dell’autunno che progrediva. Lentamente si stava risvegliando. Aprì gli occhi un secondo, poi li richiuse e poi tornò ad aprirli. Cercò di spostarsi; muovendo le mani e le braccia vide che erano ricoperte di graffi, così come le caviglie ed i piedi. Indifferente al dolore, si sollevò ed iniziò a camminare in direzione della foschia davanti a lei.

Giunta nei dintorni di un laghetto si immerse nelle sue acque a dir poco gelide, ma anche questa volta il freddo sembrò non infastidirla. Esattamente sulla riva opposta del lago, una donna (nella settantina) stava raccogliendo delle erbe germogliate sulla battigia per riporle in un sacchetto. Nel suo inchinarsi e issarsi intravide una macchia d’ombra che si spostava velocemente sotto il livello delle acque. In un primo istante si terrorizzò al punto tale da lasciare ogni cosa e trascinarsi più indietro possibile, sempre fissando quella figura mobile; fino a che la giovane ragazza emerse del tutto dal lago sistemandosi all’indietro i capelli che le coprivano il viso. La donna la osservò incredula; quella figura era magra ma con un fisico energico, sebbene mostrasse delle ferite non da poco. In quel momento si stavano osservando a vicenda. La donna provò compassione: Lascia che ti aiuti, qualunque cosa ti sia accaduta ora sei al sicuro – disse, avvicinandosi prudentemente a lei. Ma la sconosciuta non rispose; rimase solamente immobile ad osservarla. La donna si fece coraggio e si portò ancora più vicino, a quella distanza, verificò attraverso la bocca semichiusa della ragazza, che i canini erano leggermente più sviluppati della norma; cercò di ignorare il dettaglio e posò la sua mantella sulle spalle bagnate della giovane.
 
***

Quella stessa mattina, Fortezza Nord

Un soldato si dirigeva rapidamente verso l’accampamento esterno alle mura del paese, dove il generale ed i suoi compagni presiedevano da molti giorni. L’uomo raggiunse in fretta la tenda del comandante e si presentò a lui.

Soldato1: Generale è successa un cosa assurda! E’ scappato! Ha strappato la rete che avevamo costruito.. l’ha fatta a pezzi!
Il generale gettò a terra la borraccia da cui stava bevendo: COSA!! Impossibile!! Quella rete è fatta di filo metallico!! Come è riuscito!???!!
Soldato1: Non so spiegarmelo.. quando sono andato a controllare non c’erano altro che i brandelli della rete sparsi dappertutto e..
Generale: Quel mostro sarà la sciagura per tutti noi se non lo abbattiamo! Dovevo ucciderlo quando ne ho avuto l’occasione, che io sia dannato.. volevo esibirlo al re ancora vivo..
Soldato1: Lo ritroveremo, spero solo che arrivino i rinforzi che ha chiesto il re
Generale: Ritorniamo sul posto, voglio ispezionarlo meglio

Ne castello di Gavril si erano riuniti i principali responsabili del regno. Il motivo era sempre lo stesso: la terribile creatura…

Consigliere1: Non sono d’accordo, le nostre milizie sono continuamente impiegate per far fronte a tutto ciò, in caso di attacco da parte dei nostri nemici non riusciremmo neanche a difenderci!
Gavril: Mmh.. mmh..
Consigliere2: Assolutamente falso! Propongo di utilizzare tutti i soldati a disposizione per setacciare l’intero territorio, scovarne la tana ed ucciderlo!
Consigliere3: Ma no, ma no, ma no! Aspettiamo i rinforzi che abbiamo chiesto prima di decidere ogni cosa.
Gavril: ..mmh.. mmh.. mmh.. non me ne capacito..
Consigliere3: Di cosa sire?
Gavril: Non capisco da dove possa essere arrivata questa bestia.. io non l’ho neppure mai vista
Consigliere1: Non starà dubitando della sua esistenza?? Ci sono numerose prove della sua devastazione, anche se pare che non uccida intenzionalmente gli esseri umani, distrugge case, bestiame e tutto ciò che incontra
Consigliere2: Certo, è un pericolo. Dobbiamo rinforzare l’esterno, il popolo ha paura che possa arrivare dentro le proprie case
Gavril: Da quanto tempo se ne sente parlare?
Consigliere1: Circa trenta giorni, maestà.
Gavril: Spero che presto o tardi si stancherà di noi e tolga le tende
Consigliere2: Io preferirei che la annientassero definitivamente, così che non possa più nuocere a nessuno

Vicino al campo, sul luogo di cattura della bestia

Il generale e quattro soldati stavano esaminando la zona. Un paio di uomini di guardia dalla sera prima giacevano sul terreno, morti. Uno con uno squarcio sul petto e l’altro con il cranio fracassato. Circostante a questi: tracce di sangue, lance spezzate e filamenti della rete.

Generale (chinandosi e osservando meglio): Come ha potuto strapparla in questo modo..
Soldato1: Forse con i denti.. forse con gli artigli
Soldato2: Forse l’abbiamo sottovalutato.. quel maledetto mostro
Generale: Raccogliete i cadaveri e dategli sepoltura. Dobbiamo escogitare una trappola più efficace
Soldato1: Si signore

***

La donna accompagnò la giovane e misteriosa ragazza nella sua piccola abitazione, la quale divideva con suo marito. Durante il cammino nessuna delle domande della signora ebbe risposta. La giovane era assente mentalmente. Una volta in casa e posato il sacchetto con le erbe su uno sgabello, si trasferì in un’altra stanza portando con sé la ragazza.
In un cesto vi erano alcuni abiti puliti, appartenenti al marito, lei li prese e li poggiò tra le braccia della fanciulla: “Puoi metterti questi”. La giovane li osservava come se non avesse mai visto nulla di simile prima d’ora; li annusò, li avvicinò al viso e stava per morderli...

Donna (trattenendole le braccia): No! Ma che fai?! – si passò una mano sulla fronte – ..devi avere molta fame, ti aiuto io ad indossarli. Dobbiamo curare le tue ferite, poi ti preparerò qualcosa buono da mangiare.

La povera donna adottò numerose manovre per riuscire ad infilarle i vestiti, alla fine il risultato fu soddisfacente, nonostante che, conciata così, non somigliava più ad una fanciulla bensì ad un ragazzo. La donna le legò anche i capelli con un nastro scuro. Per tutta la durata delle “operazioni” la ragazza restò distante e distratta da pensieri sconosciuti.

Donna: Vuoi dirmi almeno il tuo nome? – e l’altra la fissò con i suoi occhi azzurri senza aprire bocca – tu p-a-r-l-i la m-i-a l-i-n-g-u-a? – ancora niente. “Suppongo di no”, aggiunse la donna sorridendo.

Più tardi, fasciate le ferite alla meglio, le due si sistemarono vicino ad un focolare acceso. La signora portò della cacciagione arrostita la sera prima e la offrì alla sua ospite, la quale la estinse in pochissimi minuti. In quel momento entrò un uomo con un cappuccio sul capo e un secchio con dei pesci in una mano.

Uomo: Sono tornato! Dove sei? – al suono di un’altra voce la ragazza balzò in piedi e si allontanò dalla donna: sta tranquilla, è solo mio marito, non è cattivo. Sono qui! Abbiamo un’ospite – rispose all’uomo
Uomo: Chi è? – disse intanto che si affacciava nella stanza. La signora prese una mano della giovane e le disse gentilmente: Non preoccuparti tesoro, gli spiegherò tutto – l’altra la guardava confusamente – scusa.. dimenticavo che non mi capisci – le carezzò la mano con le sue, sperando che quel gesto interpretasse le sue parole; la ragazza puntò gli occhi sulle loro mani congiunte. La donna la condusse in una camera con un letto abbastanza grande, dove la giovane, dopo un primo momento di incertezza, poté sdraiarsi e chiudere gli occhi.

Donna: …chissà cosa le è accaduto.. poverina.. ha bisogno di aiuto
Uomo: Non capisco, perché l’hai portata qui? Forse qualcuno della città la conosce e si starà chiedendo dove diavolo è finita!?
Donna: Chi è in difficoltà và aiutato. Ecco perché resterà a casa con noi fino a che qualcuno non verrà a chiedere di lei o finché lei stessa non deciderà di andarsene.
Uomo: Stai vaneggiando moglie, è una straniera.. è strana.. hai detto che non parla la nostra lingua, come ci capiremo??
Donna: Le insegnerò a comunicare con noi. Spero solo che sia bendisposta ad apprendere
Uomo: E per chi vorresti spacciarla?? Noi non abbiamo figli e in città non vogliono stranieri
Donna: Dimentichi che noi non abitiamo in città, la nostra casa è fuori le mura, nel bosco. Non siamo soggetti alle loro leggi.. e poi al limite potremmo dire che è una nostra nipote lontana.
Uomo: Potrebbe essere una ricercata. Il re non è un uomo generoso. Se scoprisse che si nasconde da noi ci ucciderebbe.
Donna: Ma perché deve essere una criminale?!? Noi non ne sappiano nulla.. non traiamo conclusioni sbagliate
Uomo: E va bene!  … è impossibile ragionare con te.. sai come si chiama?
Donna: No. Dovrà imparare la nostra lingua per dircelo.. credo ci vorrà un po’ di tempo..

Alla rocca, stessa ora del giorno

Sovrano: ELENA!!!! Esci immediatamente da qui!! Non starò a ripetertelo! Se non sarai fuori all’istante farò sfondare la porta dalle guardie!!!

La figlia stringeva forte il tessuto del letto su cui era seduta. Avrebbe voluto scomparire, se solo avesse potuto... Una guardia iniziò a colpire l’ingresso con la spalla, dopo alcuni tentativi la porta si spalancò bruscamente. Il sovrano entrò furiosamente e si avvicinò alla ragazza, la quale sollevò gli occhi ribelli e fissò quelli dell’uomo, per pochissimo tempo, prima che lui la schiaffeggiò fortemente. La giovane crollò sul letto. 

Sovrano: Non dimenticare i tuoi doveri verso di me. Questo è il mio ultimo avvertimento! Io non posso più occuparmi di te e della tua educazione!

Le afferrò il braccio e la trascinò con sé fuori dalla camera. La giovane ostentava un’espressione disubbidiente, sebbene il padre stesse amplificando costantemente la morsa della sua presa, quasi bloccandole la circolazione in quel punto.

Elena: Mi state facendo male! Lasciatemi! Cammino da sola!
Sovrano: Sarà meglio per te! – liberandola rabbiosamente – non ti permetterò di mandare tutto in malora dopo mesi di trattative!
Elena: Sono questo per voi?? Una trattativa e basta!?!?

L’uomo non le prestò la minima attenzione. Le lacrime, che con difficoltà era riuscita a conservare, fluirono alla vista di quell’uomo che, presto o tardi, sarebbe divenuto il suo “protettore”.

La persona in questione era di circa due decadi più “attempato” di lei, abbastanza alto e panciuto, con lunghi baffi e due occhi neri che non mostravano altro che: cupidigia e smania di potere. Di lui non sapeva niente, tranne che era un cobelligerante del padre e proprietario di una notevole distesa latifondista al di fuori del regno, con tanto di esercito personale.. qualcuno che lui vedrebbe favorevolmente come alleato.

La ragazza si asciugò velocemente il viso, prima che chiunque altro potesse essere testimone indesiderato della sua sofferenza.

Uomo: Salve Elena, felice di rivedervi, vedo che siete molto cresciuta dall’ultima volta – lei non rispose, fissava il pavimento nella speranza di potersi escludere dal dialogo.
Il padre intervenne: Perdona la sua timidezza, è così sin da bambina.. eheheh .. inutile dire che qui puoi considerarti come a casa tua, rimarrai fino alla partenza di Elena?

Uomo: Purtroppo sono solo in visita, non sapete quanto ciò mi dispiaccia, devo tornare alle mie terre. C’è una rivolta in corso di stupidi e fastidiosi contadini buoni a nulla.

Elena avrebbe voluto prenderlo a schiaffi solo per quella frase e per il tono che aveva adoperato, quando il padre si spostò dietro di lei e poggiando le mani sulle sue spalle la spinse moderatamente verso l’altro uomo – coraggio, fagli almeno un piccolo saluto, tanto per non sembrare sgarbata.

Elena (senza alzare il capo): Salve
Uomo: Salute a voi, fanciulla – accostandosi, le sollevò il mento – resterei con immenso piacere qui con voi, ma come avete appreso ho urgenza di risolvere questo piccolo grattacapo – l’uomo si protese per baciarla e lei si voltò quanto basta per evitare che le loro labbra si toccassero. Infatti, i lunghi baffi le strusciarono la guancia solamente. “Non siate così riservata mia cara, perlomeno non quando saremo nelle mie terre” aggiunse lui, con un filo di divertimento.

Detto questo, i due uomini si spostarono in un’altra sala. C’era da discutere in merito alla missiva della Fortezza Nord, stando ai fatti, anche dalle parti del futuro tutore della figlia erano giunte notizie attinenti. Elena corse via, si ritrovò davanti le camere della servitù e prima che entrasse la nutrice le aprì la porta, il viso era addolorato quanto il suo. La donna la abbracciò.

***

Alla casa nel bosco, giorni dopo
Dopo il mezzodì

La donna era affaccendata fuori l’abitazione, stava lavando delle vesti in una tinozza. Seduta a terra davanti a lei c’era la sua ospite, questa la studiava senza stancarsi. La signora le sorrideva di tanto in tanto mentre continuava le sue mansioni domestiche.

Ragazza: Posso aiutare
Donna: Grazie cara ma ho quasi finito – poco dopo si asciugò le mani sul grembiule legato in vita e si avvicinò a lei – dobbiamo riprendere le nostre letture, vieni figliola

Nei giorni passati la brava donna si era impegnata più che poteva per insegnarle le parole fondamentali della sua lingua e con suo grande stupore la giovane apprendeva velocemente, anche troppo velocemente…
Erano di nuovo sedute vicino al focolare; con il marito ancora fuori a caccia: “E’ sempre stata la sua passione, più gli dico che dovremmo andare in città per le provviste e più lui preferisce intrattenersi nei boschi con arco, frecce e canna da pesca”, raccontò la signora alla fanciulla.

Donna: Prova a leggere per intero le ultime tre righe della pagina
La ragazza prese il libro e cominciò: “Nella capanna abitava una povera famiglia, un uomo con sua mogle
Donna (interrompendola): M-o-g-l-i-e, moglie
Ragazza: Moglie.. “…e quattro bambini. Si chiamv-vano, chiamavano: Ron… - pausa
Donna: Continua, stai andando benissimo, perché ti sei fermata?
Ragazza: Io non ho nome.
La signora sollevò entrambe le sopracciglia: Non hai un nome? Pensavo che ancora non sapessi pronunciarlo nella mia lingua.. dici di non averlo.. com’è possibile..? Come ti chiamavano dalle tue parti?
Ragazza: Parti? Io ho sempre vissuto sola. Nessuno doveva chiamarmi – posò il libro e si allontanò
Donna: Aspetta cara, dove vai? Non vuoi continuare?
Ragazza: Scusa, ho necessità d’aria
Donna: Va bene – pensando fra sé – che significa tutto questo?? Oreste aveva certamente ragione su una cosa, è la persona più strana che abbia mai visto. Dove avrà vissuto fino adesso?? Povera ragazza..

La fanciulla bruna si diresse verso il lago, correndo ad una velocità folle. In un batter d’occhio era già sul posto. Le acque erano calme, la luce si specchiava sulla superficie; intorno ad esso vi erano molte piante che lo incorniciavano rendendolo un luogo non visibile, se non per chi già ne era a conoscenza.
Stava togliendosi una delle scarpe (che Oreste le aveva cucito su misura) quando udì dei rumori provenire dalla sponda prossima a dove era lei in quel momento. Qualcun’altro aveva avuto la sua stessa idea. Si riparò dietro la vegetazione e sbirciò…

Nutrice: Elena! Fa Freddo! Esci da lì prima di prenderti un malanno!

La giovane principessa, spogliatasi di tutto tranne della sottoveste, nuotava nonostante i brividi che le correvano lungo la schiena: Lo sai che ti dico?? Non me ne importa nulla! Magari morissi, la mia non è vita!
Nutrice: Non dire sciocchezze! Ti prego, io non so nuotare non costringermi a venire lì!
Elena: Sta tranquilla dicono che un bagno freddo aiuti a riflettere e io ho proprio bisogno di trovare una soluzione
Nutrice (intrecciando le mani): Santi lumi, ha perso il senno

Elena: AH! – iniziò ad annaspare vorticosamente – AIUT! – andò giù per qualche istante, stringendosi una gamba – AIUTATEMI!!!
Nutrice (agitando le braccia): OHOHHOHHO!!! ELENA!!! GUARDIE!!! .. io non so nuotare!!!

Nello stesso momento la ragazza bruna scattò fuori dal suo nascondiglio, liberandosi anche dell’altra calzatura, passò velocemente accanto alla nutrice e si gettò in acqua. Raggiunse in un attimo la ragazza dai capelli vermigli e la afferrò per la vita, fortunatamente costei non era svenuta, quindi si aggrappò saldamente sulle sue spalle e insieme ritornarono verso la riva.
 
Intanto, a larga distanza dal lago, le due guardie di scorta più il cocchiere avevano sentito le urla della donna. I due soldati arrivarono nel momento in cui le ragazze erano già in salvo sulla battigia, ma quello che videro non fu inteso esattamente per ciò che realmente era.
A terra, vicino alla nutrice ancora scossa, la ragazza bruna era sopra all’altra che respirava affannosamente, la principessa mantenne gli occhi color smeraldo immobili sul viso preoccupato della persona che l’aveva tratta in salvo: Grazie, chiunque tu sia – pronunciò, poco prima che una guardia agguantò la ragazza bruna per gli abiti e la scaraventò verso il compagno, questo la colpì nello stomaco con l’asta della sua lancia e lei cadde a terra sulle mani.

Elena (rialzandosi): Fermi!!! Che state facendo!!!! Sono salva per merito suo!!
Soldato1: Cosa dite principessa?? È uno sporco maniaco bastardo! – colpendola ancora al viso con la lancia, questa volta le procurò una ferita sulla guancia che subito iniziò a sanguinare.
Elena (frapponendosi fra la guardia e la giovane): Basta!!! Lasciatelo!! Come osate colpirlo!! Non ha fatto nulla! Mi ha solo aiutata, volete capirlo!!! – disse con foga
I due uomini si guardarono in faccia per qualche secondo: Ci perdoni vostra altezza
Soldato1: Perdono, abbiamo sbagliato, credevamo volesse farvi del male – s’inchinò

Nessuno di loro notò che alla ragazza bruna, ancora a terra, stava accadendo qualcosa di insolito. I suoi canini stavano crescendo silenziosamente, così come i capelli ancora legati. Ad un certo punto la giovane principessa si avvicinò a lei e le posò una mano sul viso toccando lievemente la ferita: Perdonali ti prego, lascia che curi la tua ferita.
Immediatamente i denti ed i capelli tornarono al loro stato regolare. Lei alzò il viso per contemplare quella ragazza di animo gentile con i capelli sciolti al vento e una sottile veste che a stento nascondeva la sua figura dinanzi a lei; sfiorò quella mano che le accarezzava la guancia con la sua, solo per un attimo, prima di sollevarsi e scappare via.

Elena: Fermo!! Aspetta!! – iniziò a corrergli dietro, ma in un lampo l’altra era svanita nel bosco – .. no.. aspetta..
Soldato2 (arrivandole alle spalle): Torniamo alla carrozza, sua maestà il re vi starà aspettando
Elena: Va bene, va bene, lasciate almeno che mi rivesta senza voi due tra i piedi!
Soldato1: Certamente, andiamo Hak - disse al compagno
E finalmente la raggiunse anche la nutrice.. con le sue vesti: Copriti Elena, perché hai rincorso quello sconosciuto?! Poteva essere pericoloso!
Elena: Quello sconosciuto mi ha salvato la vita. Che bella gratitudine ha ricevuto in cambio.. e adesso.. come posso rimediare..?
Nutrice (rivestendola): Torniamo alla rocca o tuo padre ti segregherà nelle tue stanze chissà per quanto.

***

Nel bosco, la giovane dai capelli brunastri correva. Correva sforzandosi al massimo, sentiva un'opprimente sensazione di astio pervaderle l’animo. I capelli e i canini ripresero la loro crescita involontaria, la ragazza urlò con quanto fiato aveva in gola, la sua voce mutava man mano in un ruggito feroce; finché cadde nell’erba avvolta da una nube oscura. Si liberò dei vestiti appena in tempo, prima che venissero lacerati dalla possente forma che rimpiazzò rapidamente il suo aspetto umano. La nube si diradò e ciò che ne uscì fu quella creatura dal pelo bluastro che seminava terrore e caos nel mondo degli uomini.

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