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***Capitolo 2***
Fortezza Nord, torre di vedetta Imbrunire Sentinella: ALLARME!!! ALLARME!!! Il mostro ha sfondato le linee di difesa!!! È riuscito ad entrare nella fortezza!! ALLARME!!! Il generale uscì dal castello e richiamò tutti i soldati disponibili. Gavril e sua moglie vennero accompagnati nelle segrete, in quel preciso momento, le suddette, diventarono il primo nascondiglio d’emergenza, benché riservate esclusivamente ai prigionieri. Soldato: Generale! L’avamposto è stato distrutto. Il mostro si dirige verso il castello e non riusciamo a fermarlo! Generale: Tutti gli uomini con me! Dobbiamo difendere il re e la regina a costo della vita! Soldato2: Il popolo è impazzito, sta lasciando la fortezza, stanno abbandonando le loro case! Generale: Maledetta bestia! Come mai i rinforzi da Est non sono ancora giunti!??!! Consigliere2: Avevo detto che sarebbe stato un errore sgombrare il campo esterno! Siamo soli! Consigliere1: Cosa potevamo saperne, erano giorni che quel dannato mostro non si faceva vedere! Generale: Basta parlare, cerchiamo di difendere la gente ancora nelle mura. La bestia procedeva sfrenatamente verso il centro della roccaforte, sbaragliando ogni tipo di ostacolo materiale che le si parava davanti e ogni soldato che la attaccava tentando di colpirla. Un ragazzino di pochi anni piangeva nel bel mezzo della strada attraversata dalla bestia, questa non lo travolse ma si limitò a passargli vicino senza causargli ulteriore spavento. Il fatto sembrò così assurdo agli occhi del generale, da spiazzarlo temporaneamente. Soldato: Generale! Si sta avvicinando che facciamo?!!! Generale: ARCIERI PRONTI A SCOCCARE! Una fila di dieci soldati con arco e frecce si disposero a pochi passi davanti la bestia e scoccarono contemporaneamente. La creatura era completamente scoperta, sebbene riuscì ad evitare sette di queste, tre la colpirono ad una delle zampe anteriori. La parte più esposta per difendersi. Nel frattempo, nelle segrete del castello, in una prigione cupa e lugubre, il re e sua moglie erano in fervente stato d’agitazione. Lui camminava senza sosta, lei, seduta su un giaciglio, invocava ogni sorta di divinità affinché li proteggesse. Gavril: Insomma! Perché non ci fanno sapere nulla! Soldato: Chiedo scusa maestà, volete che vada a vedere cosa sta accadendo? Gavril: No, resta qui con mia moglie.. andrò io Regina: Cosa state dicendo?!? Soldato: Permettetemi di ricordavi che è molto pericoloso, una volta fuori da qui non sarete più al sicuro Gavril (sfoderando la sua daga): ..voglio solo capire.. devo vederlo con i miei occhi.. – al soldato – sei responsabile dell’incolumità della regina Soldato: Come ordinate Regina (afferrandogli il mantello): ..fate attenzione.. Gavril: A dopo mia regina – detto ciò, uscì dalla cella e risalì le gradinate che davano al castello Il sovrano risalì una torre della fortezza fino in cima, in quel punto poteva squadrare l’intera zona sottostante.. e quello che vide.. fu un vero e proprio shock. Alla prima occhiata di quella creatura l’uomo impallidì, le gambe si facevano sempre più deboli e presto si ritrovò a carponi sulla torre di vedetta. “No.. è impossibile.. non può essere sopravvissuto nessuno.. non esistono più.. E’ UNA VISIONE!!”, enunciò tra il sudore che gli grondava dalla fronte negli occhi. La bestia emise un latrato di dolore strappandosi le frecce che l’avevano colpita. Il bambino era ancora dietro di essa, paralizzato. Entrambi sulla linea d’attacco degli arcieri. La creatura si voltò e si spostò in fretta al di fuori della fortezza, stava ritirandosi. Soldato: Sta scappando! Inseguiamolo! Generale: Fermi! Non lo raggiungereste mai – pensando fra sé – è così veloce che avrebbe potuto evitare tutte le frecce.. perché non l’ha fatto.. – il bambino, che finora era rimasto in uno stato di trance, scoppiò in un pianto liberatorio – ..quel bambino.. quel bimbo era dietro il mostro.. che volesse difenderlo..? Soldato: Generale, parte del popolo è disperso al di fuori del regno, cosa pensa di fare signore? Generale: Non ci sono feriti? Soldato: No signore Generale: Manda una pattuglia di soldati a cercarli, non vorrei che fossero attaccati.. Soldato: Agli ordini Stesso momento Fortezza Est, stanze del re Re: …Elena non sa che siete qui, l’ho confinata nelle sue stanze fino alla vostra partenza, quindi parlate, quando verrete a prenderla, Dorian? Dorian: Tornerò fra cinque giorni.. – sghignazzando – non immaginavo che vostra figlia vi desse così fastidio.. Re: Non so che farmene di una figlia e adesso che è in età da marito, il mio trono è a rischio. Dorian: Ah.. è per il trono.. non preoccupatevi – continuando a ridere – mi prenderò io cura di lei.. Re: Fatene quello che volete, l’importante è che la portiate lontano da me e dal regno, quanto ancora devo pagarvi! Dorian: Non c’è bisogno di scaldarvi.. ci penserò io. Diciamo che mi dovete il doppio dell’altra volta, maestà, e poi la compravendita sarà conclusa. La figlia era nella sua camera da letto, accoccolata su delle lenzuola disfatte; si udiva qualche singhiozzo ad ogni intervallo di tempo. La giovane aveva sfogato la sua collera e frustrazione sull’arredamento che la circondava. Vasi a pezzi sul pavimento, coppe frantumate, sedie capovolte e per concludere, abiti sparsi ovunque, in parte strappati. Ora che sapeva per certo di valere così poco per suo padre.. non aveva più voglia di ribellarsi, aveva perduto l’ultimo brandello di volontà che la invogliava ad andare avanti: la speranza nell’avvenire si era dissipata completamente. Era stanca.. era stanca di vivere in quel modo.
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Il giorno dopo, nella grotta sul monte, alba All’interno della cavità, la ragazza bruna se ne stava distesa a terra, con gli occhi chiusi, ricoperta da alcune pelli. Il braccio destro era sporco di sangue in parte coagulato, così come la ferita sulla guancia. Anche questa volta, non indossava assolutamente nulla, tutto ciò che la copriva erano quelle pelli. A rilento aprì le palpebre e subito una smorfia di dolore le comparve sul viso, seguita da un lamento. Si sollevò e, avvolgendosi in una di quelle pelli, venendo fuori dalla grotta, iniziò a discendere il monte in direzione del lago. C’era qualcosa laggiù che doveva assolutamente recuperare. Raggiunse il punto esatto dell’ultima volta, dove erano i suoi vestiti e più avanti anche le scarpe, li raccolse. Dopo si avvicinò alle acque del lago per lavare la ferita, se non altro per rimuovere le tracce di sangue. Per caso guardò la sponda, per pochi istanti vide nuovamente lei stessa e quella ragazza dai capelli vermigli, rivide i sui stessi occhi che si specchiavano in quelli dell’altra e in quel momento avvertì un forte disturbo allo stomaco, come se si fosse capovolto per un attimo. Forse era fame o forse no… Intanto, nella casetta di Oreste e sua moglie, i due erano seriamente in pensiero per la loro ospite. Già da tempo la giovane ragazza non era più considerata solo un’ospite, era molto di più, quasi una figlia, per entrambi; anche se nessuno lo ammetteva all’altro. “… e se l’avesse attaccata qualche creatura famelica??.. e se fosse in pericolo?? .. o mio Dio, fa che non le sia accaduto nulla”, disse la donna coprendosi il viso con le mani. Oreste: Smettila Agata! Mi stai dando il tormento! – esclamò alzandosi bruscamente da una seggiola di legno – non le è successo niente, sono sicuro. L’hai mai guardata negli occhi? Ha uno sguardo tutt’altro che mite. La sai una cosa? Ha la grinta di un lupo. L’altro giorno, quando è venuta con me a caccia, non potevo credere ai miei occhi.. mi ha stupito la facilità con cui riusciva a catturare pesci e selvaggina senza che io l’aiutassi in alcun modo. Credevo di doverle spiegare la differenza tra una lepre e una faina, invece.. – continuò, scuotendo la testa Agata: Ma perché non è tornata?? Dov’è andata per tutta la notte?? Non ha pensato a noi.. Inaspettatamente la persona in questione entrò nella casetta, marito e moglie la osservarono mentre lei chiuse la porta e poggiò alcuni pesci (freschi di giornata) accanto al focolare, dove sedeva Agata. “Per il pranzo”, disse la giovane. Agata: Dove sei stata?! – e notò il taglio sulla guancia – che ti è successo?!! Stai bene!?? Ragazza: Si, non è niente L’uomo tirò un profondo sospiro di sollievo: Allora Wolf, che hai fatto tutta la notte? Noi.. vedi, noi eravamo un “pochino” in pensiero – disse, sollevando un sopracciglio Agata: Come l’hai chiamata?? Oreste: Wolf – rivolgendosi alla giovane – che ne pensi, può andare? Era il protagonista di uno dei miei racconti preferiti quando ero bambino, e poi, per me ti si addice, uhm? La ragazza bruna sorrise e scrollò le spalle, poi annuì con il capo. Agata: Scusa caro.. perché non me ne hai parlato prima?? L’uomo raccolse i pesci e accese il fuoco, mentre dichiarò: E se aspettavamo te, l’avremmo chiamata ragazza o signorina per tutto il resto del tempo Agata: Potevi scegliere qualcosa di meglio.. vestita com’è le ci mancava solo un nome da maschio per dare un’impressione sbagliata Oreste: A me piace e credo anche a lei, vero Wolf? – la ragazza sorrise di nuovo e allo stesso modo fece l’uomo. Agata: Uhmmm.. contenti voi.. vieni W-o-l-f, andiamo a pulire la tua ferita – Wolf le andò dietro cercando di nascondere, sotto i vestiti, le lesioni sul braccio provocate dalle frecce. Per sua fortuna, nelle sembianze di quella “bestia”, il suo fisico era molto più forte.
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I cinque giorni trascorsero velocemente, Elena, che per tutto il tempo era stata agli arresti nella sua stanza, la mattina dell’ultimo giorno fu svegliata dal padre. Insieme alla nutrice aveva risistemato in parte la camera, riuscì ad evitare così un’altro rimprovero. Il re infuriò nella stanza, le strappò le coperte di dosso e urlò: Elena! Alzati! Il tuo nuovo tutore è venuto a prenderti! Elena (rabbrividendo): ..lasciatemi da sola un momento.. uscite, vi prego Re: Fai in fretta, non è educato farlo aspettare. La principessa si era rassegnata alla volontà del padre, si alzò dal letto a fatica, indossò le vesti ed uscì condotta a due guardie verso l’esterno della rocca. La nutrice le si avvicinò appena la vide nei corridoi, ma un soldato la tirò da parte, impedendole di abbracciare le sua Elena per l’ultima volta, prima di chissà quando. Elena (alla donna): Ti voglio bene Nutrice (asciugandosi le lacrime): Anche io, cara, non lasciarti andare, un giorno sarai felice.. Elena: Lo spero.. lo spero, addio – riprese il percorso con i due soldati. I suoi bagagli erano già stati caricati. Fuori c’era suo padre, lui era del tutto indifferente, non mostrava né gioia né dolore; vicino a lui, Dorian, questo invece sorrideva lisciandosi uno dei lunghi baffi con una mano. Dorian: Salve Elena, finalmente siete arrivata, coraggio salite in carrozza Elena (fissando il padre freddamente): Addio – l’uomo evitò di guardarla in viso e disse all’altro “Abbiate cura di lei”, dopodichè ritornò alla sua fortezza ed i soldati chiusero l’entrata. Poco più tardi, nella carrozza Dorian e la fanciulla erano seduti l’uno di fronte all’altra, avevano viaggiato in silenzio fino a che lui disse: Siete triste? Elena: Giudicate voi Dorian: Possiamo anche darci del tu adesso, niente convenevoli Elena: Dove stiamo andando? Se posso saperlo Dorian: Nella mia tenuta, credo che troverai alcune nuove “amiche” ad attenderci Elena: Di cosa state parlando? Dorian: Ti avevo detto di darmi del tu, stai già iniziando a disobbedirmi, questo non va bene Elena, con me dovrai essere più disponibile Elena: Chi siete voi? Non sembrate un tutore Dorian: Da oggi sarò il tuo “protettore”, esattamente come lo sono per le *altre* – la ragazza rabbrividì. La carrozza proseguì a lungo sulla strada verso nord, infatti, le terre dell’uomo si estendevano in una zona a nord-est della regione. Durante il viaggio attraversarono il sentiero nel bosco e, guarda caso, davanti a loro stavano camminando due persone in direzione del lago. La principessa si sporse da una finestrella istintivamente e riconobbe subito “colui” che l’aveva salvata. Elena: Per favore fate fermare la carrozza! Devo ringraziare una persona prima di andare via, per favore Dorian: Uhm, è urgente? Mi piacerebbe che non ci fermassimo se non per necessità Elena (supplicando): Per favore, è importante per me – l’uomo sbuffò e poi colpì con un braccio l’esterno della carrozza per avvisare il cocchiere: Fermati! – alla ragazza – guarda che ti tengo d’occhio non cercare di scappare, tanto non arriveresti da nessuna parte Elena: Non ho intenzione di farlo – disse frettolosamente prima di aprire la porta del mezzo e correre verso i due che se la stavano prendendo molto comoda Oreste (camminando con la sua canna da pesca sulla spalla): …credo che tu sia portata per la pesca, è incredibile per una ragazzina, ma con te devo ricredermi, se solo fossi passata qualche anno fa.. – sospiro – avremmo potuto organizzarci su di una imbarcazione, ma non qui al lago.. parlavo di commercio marittimo Wolf: A te piace molto la pesca? Oreste: Tantissimo – disse, appoggiando un braccio sulla spalla della giovane – ma ad Agata non interessano molto le mie passioni, meno male che ci sei tu con cui parlarne – aggiunse sorridendo. Elena (rivolgendosi ai due): Perdonatemi – l’uomo e la ragazza bruna si voltarono contemporaneamente e nuovamente lo stomaco della bruna si serrò in una stretta turbolenta. Oreste: Ma voi.. voi siete la principessa Elena! Elena: Si, come ha fatto a.. Oreste: Ho visto un suo ritratto – disse inginocchiandosi e tirando giù anche Wolf Elena: Per carità rialzatevi, volevo solamente ringraziare vostro figlio, gli devo la vita Oreste: Scusate vostra altezza, Wolf è mia nipote ma non parla molto bene la nostra lingua, ha vissuto lontano da qui Wolf: Chiunque .. lo stesso, altezza – Elena le si avvicinò e le prese le mani: “Grazie, perdona le mie guardie che ti hanno ferito” disse, toccandole la guancia, era rimasto solo un lieve segno. Dorian (affacciato alla finestrella): Andiamo Elena. Dobbiamo arrivare prima del tramonto, ci sono i briganti in agguato nell’oscurità, muoviamoci! Elena: Arrivederci – non le riuscì facile allontanarsi, camminò per qualche metro all’indietro, sostenendo gli occhi sull’altra ragazza; Oreste le fece di nuovo un inchino: “Arrivederci altezza” e Wolf replicò. Dorian scese. Giunto vicino alla principessa le afferrò un braccio e la ricondusse in carrozza con sé. Immediatamente dopo, il cocchio ripartì, l’uomo e la ragazza bruna lo osservarono allontanarsi per un po’, poi ripresero la loro strada. Oreste: .. allora eri con lei la scorsa notte, perché dice che ti deve la vita? Che è successo? Wolf: Io l’ho solo aiutata a non affogare Oreste: ..quell’uomo con lei, chi sarà mai.. l’ha trattata come una serva Wolf: Non mi piace Oreste: Neanche a me..
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Discendendo da un’altura, la carrozza raggiunse una vallata molto vasta e verdeggiante; si fermarono davanti un palazzotto. Appena scesero, un servitore li accolse e cominciò a trasportare i bauli della giovane nella sua nuova dimora. Dorian: Eccoci finalmente.. vieni Elena, ti presento le tue compagne Elena: …….. potrei riposare? Sono molto stanca Dorian: Ricorda che non devi assolutamente disubbidirmi – con le sue solite rozze maniere, prese il braccio della ragazza e la condusse dove voleva. Arrivarono in un locale dove c’erano una dozzina di fanciulle, più o meno della medesima età di Elena, parte di loro era raggruppata in un lato e discuteva, lanciando occhiate alla nuova arrivata, qualcun altra era occupata a tessere, ma una di loro (una ragazza molto bella, dai lunghi capelli biondi), in disparte, stava cullando un neonato che stringeva tra le braccia. L’uomo lasciò il braccio della ragazza e si avvicinò a quest’ultima con il neonato: Cosa ti avevo ordinato!!! Dovevi liberarti della bambina prima del mio ritorno!! Che ci fa ancora qui! – così dicendo strappò la bimba dalle sue braccia – Ci penserò io, maledetta incapace!! Ragazza: NO! Vi prego, lasciate che cresca almeno un altro po’ prima di darla a qualcuno, vi supplico! – le altre si erano dileguate rapidamente, la principessa osservava tutta la scena senza riuscire a dire nulla… Dorian guardò la bimba (che intanto era scoppiata a piangere), successivamente la gettò tra le braccia tremolanti della ragazza e andò via dicendo ad Elena: Sbrigati ad ambientarti, potrei aver bisogno di te prima di domani sera – uscì dalla sala sbarrando le porte dall’esterno con due assi di legno medio-lunghe. Ragazza bionda (dondolando la piccola affinché si calmasse): Come ti chiami? – chiese alla rossa Elena: Io.. – era ancora scossa – Io sono la.. mi chiamo Elena, tu? Ragazza: Selena. Calmati pure adesso, è andato via e non tornerà prima di stasera Elena: Ma perché?? Cosa voleva da te??! Chi.. cosa voleva dalla tua bambina!!? Selena: Come, non l’hai ancora capito? Lui è il nostro padrone, può permettersi qualsiasi cosa.. – guardò la bimba – anche di strappare una figlia dalle braccia di sua madre Elena cercò di non svenire, si sedette su uno dei margini sporgenti della sala: Io non avrei mai immaginato che mio padre.. che mio padre fosse capace di mandarmi con un individuo simile spacciandolo per il mo tutore.. lei è tua figlia? Selena: Sì, è mia figlia ed ha un mostro come padre – iniziò a piangere Elena: Perché dici che è un mostro.. non ha voluto prendersi cura di voi? Selena: Dorian è suo padre, che sia maledetto in eterno! – Elena rimase immobilizzata – se ti stai domandando come ho potuto concepire un figlio con uno come è lui, la risposta è semplice, io ero e sono una delle sue tante “marionette” con cui si diverte a “giocare” a suo piacimento. E talvolta permette ai suoi amici di intrattenersi con noi allo stesso modo. Infatti questa è stata la prima scusa che ha trovato, quando gli ho rivelato che ero incinta, non era suo.. così ha detto lui, ma io lo so con certezza – la bimba si era addormentata mentre stringeva il collo della veste della madre – lei è la mia unica ragione di vita.. e quel maledetto vuole che me ne liberi.. – a quel punto le lacrime scorrevano senza sosta dai suoi occhi Elena non aveva la forza di versar lacrime, disse solo: Posso tenerla? Giusto un momento, così potrai asciugarti il viso. Selena: Ti ringrazio – pausa – almeno quel mostro ti ha dato un giorno “libero”.. posso chiederti un grosso favore? Elena (intanto che coccolava la bimba): Certo, che posso fare? Selena: Tu sembri di animo nobile, puoi occuparti di Milly se stasera io non potrò farlo? Elena: Milly? Si chiama così la tua bambina? Selena: Sì Elena: E’ adorabile, lo farò senz’altro – la condizione di quella neonata era capace di suscitarle il coraggio necessario per farle affermare rabbiosamente: “..ma noi tre andremo via da qui, nessun essere umano può essere padrone della vita alcun altro.. tanto meno di un suo simile” Selena: Ho già tentato di fuggire una volta, ho ottenuto solo trenta frustate in cambio, è quasi impossibile di giorno, solo la notte c’è qualche speranza Elena: Allora così sarà, questa notte scapperemo, Miily ha bisogno di vivere tranquilla con la sua mamma Selena: E' strano sai? Sei appena arrivata e già vuoi metterti nei guai..
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Fortezza Est, stessa giornata Nelle stanze del Re Al centro di una grande tavola vi erano decine di antichi volumi, il re li stava sfogliando uno per uno con estrema attenzione. Stando al numero di libri sulla tavola e a terra, doveva aver svuotato l’intera antologia della rocca. L’uomo aveva già trascorso diverse ore nella lettura, senza però trovare quello che gli interessava; esasperato scagliò il volume che teneva in mano all’altro capo del tavolo. “Dannazione!! Dove sarà?!!? Dove l’avrà nascosto quell’idiota!!”, si ripeteva. I libri appartenevano alla collezione del vecchio sovrano, e anche quello che lui stava cercando.. quello che trattava della gemma di Libra, la gemma della vita senza confini… O almeno così si raccontava. |