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***Capitolo
3***
Scese il buio sulla regione. Alla fortezza Nord, il re era di nuovo in cima ad una delle torri di vedetta. Soffiava un lieve venticello autunnale e con esso si libravano anche i suoi pensieri: “Non può esistere.. quelle creature sono state estinte molti anni fa.. che mi sia sbagliato? Non saprei in che altro modo giustificarlo.. ciò che ho visto non può esistere…” Generale: Mi scusi sire se la disturbo, vorrei comunicarle che il consiglio si è riunito e la sta aspettando. Gavril: Dite loro che sto arrivando Generale: Si vostra maestà – s’inchinò e si voltò per andar via Gavril: Un momento generale, vorrei sapere una cosa Generale: La ascolto, maestà Gavril: Voi avete visto molto da vicino quella bestia, non è così? – l’altro fece un cenno affermativo con la testa – potete descrivermela dettagliatamente? Il generale spiegò nei minimi particolari la fisionomia del mostro, il re era sempre più disturbato man mano che lui proseguiva, a quanto pare, non si era sbagliato affatto. Generale: …sapete cosa mi ha stupito di più della bestia, maestà? Il suo comportamento mi è sembrato.. a volte mi è apparso essere così umano.. sembrava volesse difendere un cittadino Gavril: Grazie, basta così – strofinandosi la fronte – a proposito dei cittadini, in questi giorni sono stati ritrovati tutti i dispersi? Generale: Si altezza, ognuno è ritornato alla propria casa incolume Gavril: Bene, potete andare Stesso momento, nel palazzotto di Dorian Quella sera c’era aria di festeggiamenti e c’erano diversi commensali al banchetto predisposto dalla servitù. L’insieme dei dipendenti del padrone, soprattutto i contadini, non nascondevano né l’inimicizia e né il disprezzo per quell’uomo che li considerava meno di niente. Ma avevano le loro famiglie e solo quel lavoro per mantenerle. Le ragazze erano tutte nella solita sala, sprangata dall’esterno. Dire che erano prigioniere avrebbe sminuito le circostanze. Elena e Selena parlavano in disparte dalle altre, intanto che la bimba si muoveva a gattoni nelle vicinanze. Selena: ...io ero la figlia di un contadino che lavorava per Lui, quando papà si ammalò gravemente e morì, io venni automaticamente schierata tra le altre ragazze. Come hai visto da te, sono tutte belle e di povere origini, questo è il mio ed il loro torto peggiore… Elena (pensando): Non lo credere, non vale solo per voi Selena: …sono talmente disgustata da questo posto che se non fosse per Milly, avrei tentato di fuggire ogni volta che si presentava una possibilità.. una soltanto era più che sufficiente.. ma dopotutto sei tu quella che ha ragione.. restare qui equivale a morire comunque. Scapperemo. Elena: ..non devi farlo se non te la senti.. potremmo non farcela – pronunciò, guardando la bambina Selena: Ma come? Ne eri convintissima fino ad un momento fa, che ti prende? Elena: Io non sono nella tua situazione, non ho una figlia, ho parlato sconsideratamente. Selena: La mia Milly deve essere felice, non posso permettere che segua un destino simile al mio. Adesso credo di non avere altra scelta. Devo portarla via da qui. Elena: Va bene. Innanzitutto dobbiamo trovare un modo per uscire da qui – e si guardò intorno, le altre giovani erano come estraniate dalla propria persona; quasi certamente quella era l’unica maniera per sopravvivere in quell'ambiente. Selena: Di questo non preoccuparti, conosco qualcuno che può darci una mano da fuori. Non molto tempo dopo, arrivò un uomo con un grosso canestro, conteneva la cena delle ragazze. Selena si avvicinò per ritirare la sua parte e fece un cenno all’uomo che solo loro due compresero. La ragazza dai capelli rossi non toccò cibo, riuscì a mala pena ad ingoiare un sorso d’acqua. “Elena, non appena ritornerà il tipo di prima, seguimi senza parlare”, disse la ragazza bionda. “D’accordo” rispose l’altra. Difatti l’uomo ritornò, con lui anche un altro: Tu – indicando Selena – e tu con i capelli rossi, siete richieste dal padrone, seguitemi, ah portate anche la mocciosa con voi. Selena si alzò, prese la bimba in braccio e si diresse vero l’uscita della sala, come prestabilito Elena le andò dietro senza fiatare. Una volta uscite, l’altro uomo disse: Dammi tua figlia, io e lei vi aspetteremo fuori il palazzo, potrebbe piangere e allora ci scoprirebbero, noi due passeremo inosservati attraverso una stretta scorciatoia tra le camere personali del bastardo. Selena (baciando la fronte della piccola e poi porgendola all’uomo): Va bene, ci vediamo dopo Milly. L’altro accompagnò le due ragazze attraverso un lungo corridoio illuminato da alcune torce. La stanza dei festeggiamenti si affacciava alla metà di questo. Si sentivano schiamazzi e risate grossolane accompagnate da altri strani rumori. “Devono essersi sbronzati, meglio così” sussurrò l’uomo, mentre avanzavano silenziosamente. E finalmente arrivarono all’uscita del palazzotto senza intoppi. Selena (all’uomo): Ti sarò riconoscente per sempre Uomo: Andate via da quest’inferno.. ehi ma io ti ho già vista – riferendosi ad Elena Elena: Non credo, si sarà confuso signore Uomo2 (arrivando con Milly da un altro lato): Sono felice di vedere che ce l’avete fatta, ecco la bambina è stata bravissima – la consegnò alla madre Uomo: Andate via, le guardie di sentinella possono vedervi Dunque si separarono. Una coppia di guardie stava pattugliando i dintorni del palazzo, come tutte le sere. Una delle due vide i profili delle ragazze muoversi nell’ombra: Alt! Fatevi riconoscere! Selena (sottovoce): Corri Elena, corri! Elena: Ci hanno scoperte! Guardia2: Chi siete! – le due iniziarono lentamente ad affrettare il passo, sempre più velocemente, fino a lanciarsi in una corsa sfrenata verso il confine dalle terre di Dorian. Guardia1: Alt! O attaccheremo! – l’altra guardia caricò la balestra e scoccò il dardo; le mancò entrambe, il buio le aveva favorite, queste continuarono ad allontanarsi. Il compagno si mise a rincorrerle, avvicinandosi quanto basta per lanciare la sua spada su una delle due. L’arma si conficcò nella schiena di Selena “AH!”, la giovane cadde di fianco stringendo a sé la piccola. Elena: Selena!!! Milly!!! – tirò via la lama dalla schiena della sua amica, prese la bimba in lacrime e con un braccio sollevò la madre, tirandola con tutta la forza lontano dalle guardie. Avanzarono attraverso i campi delle piantagioni, dovevano scappare e nascondersi allo stesso tempo. Selena non si reggeva più in piedi, il sangue le aveva inzuppato tutta la parte posteriore del vestito, sentiva di non farcela, crollò di nuovo a terra. Elena: Selena!! Tirati su avanti, non mollare adesso ce l’abbiamo quasi fatta, guarda! – davanti a loro il sentiero che conduceva al bosco del lago. “Lasciatemi qui.. io.. non ce la fa..ccio più..” pronunciò debolmente la ragazza bionda. Elena: Che cosa!!!?? Scordatelo! A tua figlia non pensi! Che ne sarà di lei senza di te?! ANDIAMO! ALZATI, DEVI ALZARTI!! – urlò sollevandola per le braccia Selena: Ti prego.. prenditi cura di Milly………….. – con la mano tesa verso la figlia, chiuse gli occhi e perse i sensi Elena: Noo!!! Alzati ti prego! – le toccò il collo e non sentì alcun battito – Selena! Selena! Qualche minuto dopo, la principessa era seduta sul terreno con il viso sporco di lacrime e fango; il corpo esanime di Selena era disteso sotto un albero, ricoperto da un mantello... Milly, intanto, si era addormentata nella sua copertina. Non c’era tempo da perdere doveva portare la bambina in un posto sicuro. Si inginocchiò vicino alla sua amica e pronunciò le sue preghiere, dopodichè riprese il tratto di strada che conduceva al bosco insieme a Milly.
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Fortezza Est, notte inoltrata Nelle stanze del re non c’era nessuno oltre al sovrano, i soldati che solitamente piantonavano le entrate erano stati allontanati dal medesimo. L’uomo era seduto sul trono con un sorriso mordace sulle labbra. Stringeva nelle sue mani un piccolo oggetto luminoso e trasparente di forma ovale: “Per gli dei, no so come funziona!”, ripeteva nella sua mente. “Spero che quello stregone da quattro soldi possa aiutarmi”. Alla fine le sue ricerche avevano avuto un esito positivo, la gemma era custodita all’interno di uno di quei libri, uno che trattava un argomento di tutt’altro genere, ma che fortunatamente per lui, precipitò dallo scaffale sul pavimento svelando la gemma. Adesso non gli rimaneva che aspettare il mago, esiliato anni prima dal precedente sovrano e riconvocato da lui nella fortezza. Solo perché gli serviva il suo aiuto, naturalmente. Soldato: Sire, il mago è arrivato alla rocca Re: Portatelo da me Si presentò un uomo con lunghi capelli bianchi e una barba altrettanto lunga. Un cristallo in una mano e un libro molto consumato nell’altra. Indossava una veste legata in vita da una corda: Sua maestà ha bisogno di me? – chiese in un tono retorico Re: Purtroppo sì, vieni avanti vecchio, tu – al soldato – esci e torna nei tuoi alloggi! Soldato: Ai suoi ordini Mago: In cosa posso esservi utile? Di cosa potete mai aver bisogno da me? Re (alzandosi dal trono, si avvicinò al vecchio): Guai a te se ne farai parola con anima viva, la vedi questa – mostrando la gemma – devi spiegarmi come funziona Mago: Per tutti i fulmini! La gemma di Libra! Allora non è una leggenda – esclamò facendosi quasi cadere il libro e la sfera dalle mani. Re: Frena la lingua vecchio, è del tutto inutile se non conosciamo il modo per usarla. Mago: Maestà, se permette, non conosco la storia ma ho un metodo personale per estrarre potere da oggetti magici. Re: Fammi vedere di che si tratta Mago: Ho bisogno di tempo, non é così facile.. mi servono anche alcuni elementi Re: D’accordo vecchio, fa una lista, te li farò procurare dalla servitù – così dicendo chiamò il vecchio servitore della rocca, il più vicino alle sue stanze: “Procurati entro stanotte quanto è scritto sulla lista dello stregone”. Servitore: Come desidera Mago (leggermente irritato): Mi scusi sua altezza, io sono un mago non ho niente a che fare con le streghe e gli stregoni - il re lo ignorò Il servitore ritornò quasi all’alba, stanco morto e affannato: Eccomi sua maestà, perdoni il ritardo, è stato molto difficile trovare tutto. Re: Va bene, vattene adesso! E che nessuno si avvicini alle mie stanze! – il servo si chinò, e per poco non cadde a faccia avanti dalla stanchezza, poi uscì e chiuse le porte. Re: Allora, Mago (ironicamente), datti da fare! Mago: Subito maestà – cominciò a sistemare ogni oggetto nel suo ordine, intanto parlò per curiosità: Posso sapere, maestà, cosa volete farne della gemma? Re: Lo sai benissimo se dici di conoscere la leggenda. Mago: Volete la vita eterna? Io ho sempre pensato che sia triste vivere da soli per l’eternità Re: Non ti ho autorizzato a pensare, fai il tuo dovere il resto non ti riguarda!
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Sorgere del sole, casetta nel bosco La ragazza dai capelli blu/neri era sul piccolo tetto di legno ad ammirare l’alba. Spesso sentiva la necessità di distaccarsi dalla vita civilizzata, ma non pensava più alla grotta come unico luogo possibile della sua esistenza. Provava un certo affetto per quelle due persone che neanche lei sapeva spiegarsi. Gli voleva bene. Sollevandosi per scendere dal tetto notò qualcosa di sfuggita. Si protese in avanti per guardare meglio ed istantaneamente sgranò gli occhi. Là, tra gli alberi del bosco, c’era quella ragazza gentile dai capelli rossi. Sembrava stesse dormendo. In un istante Wolf saltò giù dal tetto e corse ad una velocità non umana, in quella direzione. Oreste, che era appena uscito dalla casetta sbadigliando, vide “qualcosa” allontanarsi molto più velocemente delle sue lepri: Che accidenti è??? … mhmmmm… Wooolf! Dove sei? Wooolf! Agata: Ma che èèè?! Che ti chiami! Non c’è, sarà andata da qualche parte Oreste: All’alba?? .. volevo portarla nella città della rocca, non c’è mai stata.. La giovane raggiunse l’altra in brevissimo tempo; come lei aveva supposto era addormentata con la bambina appoggiata sul suo petto. Wolf s’incuriosì, sollevò lentamente la bimba con una mano e la avvicinò a sé per osservarla meglio; “I cosiddetti bambini”, pensò. Milly schiuse i suoi grandi occhi blu e le sorrise. La ragazza la ripose dov’era senza svegliare la principessa. Poi sollevò entrambe e, ad agio, intraprese il sentiero di ritorno alla casetta.
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Fortezza Est, stanze del re Mago: Ho terminato, maestà, il cerchio magico è completo, datemi la gemma Re: Non mi fido molto di te, stregone, preferisco tenerla io, dimmi dove devo poggiarla Mago (offeso): Come desiderate – pensando – ma chi vi credete di essere re dei miei stivali – ed indicò al sovrano il punto esatto dove collocarla. Il re la sistemo e si allontanò: Non succede niente, sei fasullo come mago Mago: Voi mi offendete maestà, aspettate e vedrete Infatti subito dopo queste parole, il cerchio magico disegnato dal mago iniziò ad interagire con la gemma, illuminandosi in tutta la sua area. I due uomini osservavano catturati dallo splendore che si espandeva attraverso la gemma nell’intera sala. Poco a poco il cerchio di luce diventava sempre più largo e ardente. Re: E’ normale questo, e mago? Mago (senza staccare lo sguardo dalla gemma): A dire il vero.. non saprei, è la prima volta che faccio una cosa del genere. Re: Dannazione che sta succedendo!! – il mago era ipnotizzato dalla luce
AAAHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!
Inaspettatamente avvenne qualcosa di terrificante. La temperatura nella sala salì ben oltre quella dell’interno di un vulcano in eruzione. Nel giro di brevissime frazioni di tempo l’intera sala andò in cenere, mago e re inclusi, il cerchio si espandeva inesorabilmente, circondando tutta la rocca e incenerendo ogni forma di vita esistente, compresa la costruzione. E non si fermò fino a quando non ebbe avvolto l’intero regno e ridotto in cenere ogni cosa. La Fortezza Est non esisteva più. Il bagliore era ben visibile anche a grande distanza, tanto da offuscare il sole. Wolf si voltò in direzione della rocca avvolta da una luce accecante; affrettò il passo. Aumentando l’andatura Elena si svegliò, in quella posizione imprevista trasalì emettendo un grido che assomigliava più ad un guaito. Wolf (senza fermarsi): Non può restare qui, è pericoloso Lena: Wolf? Sei tu? Che ci fai qui? Che ci faccio io?? Milly!! – afferrò la bambina appena in tempo prima che si rotolasse di sotto – va più piano Wolf! La bambina può cadere! Wolf: Pericolo, mi spiace devo andare veloce – camminando con sempre più urgenza si ritrovarono fuori dal raggio d’azione del cerchio di fuoco, e lì erano al sicuro. Elena (meravigliandosi della violenta emissione di luce): Ma che cos’è?!? Wolf: Non so – si stavano avvicinando alla casetta e la ragazza bruna aveva rallentato il passo, si fermò quando Milly prese a piangere: Che ha? – chiese Elena (con gli occhi lucidi): Credo abbia fame.. a quest’ora di mattina.. la mamma.. – si strofinò gli occhi, poi sorrise alla bambina, ti prometto che presto troveremo del latte per te piccolina Wolf: Tua .. figlia? Elena: No.. è una lunga storia, ma sua madre me l’ha affidata Wolf (riprendendo il passo): Agata ha del latte per lei Elena: Ehi! Ma tu da quanto tempo ci stai portando.. dove ci stai portando?? Wolf: Da Agata e Oreste Elena (impressionata): Come hai fatto?? Sei forte per essere una ragazzina – l’altra non rispose, allora la ragazza rossa distese una mano (con l’altra reggeva Milly) toccandole la coda dei capelli blu/neri che ciondolava sulle spalle, Wolf si girò, “Sono strani i tuoi capelli ma molto belli”, disse la principessa. Lei poteva camminare benissimo da sé a quel punto, però si sentiva più al sicuro tra le braccia di quella ragazza fuori dal comune, ma cortese e generosa. Così continuarono fino alla capanna. Lì Elena scese a terra con la bimba e camminò sulle sue gambe fino alla porta. Agata: Wolf! Perché non ci avvisi quando ti allontani! Santo cielo, altezza! – si inginocchiò Elena (sollevando la donna per un braccio): Alzatevi brava donna, da tempo non sono più la principessa di niente Oreste (da un’altra stanza): Ah Wolf sei arrivata, voglio mostrarti l’ultimo amo che ho costruito, devi dirmi assolut- principessa! Elena: No, chiamatemi solo Elena vi prego – la bambina riprese a vagire Agata: Perdonateci Elena, entrate, avvicinatevi al focolare, dovete essere infreddolita, se possiamo fare qualcosa per voi, siamo al vostro servizio Elena: Vi ringrazio, se avete per favore un po’ di latte per lei – sollevando la bimba - è affamata Agata: Ma certo, vado a prenderlo subito, sedetevi intanto, sedetevi qui – le sistemò una sedia a dondolo vicino al focolare Elena: Grazie Oreste era rimasto intontito, con il suo amo da pesca tra le mani, finché gli si avvicinò Wolf e lo prese: Bello, assomiglia ad un insetto visto al lago Oreste: Davvero!! Ci speravo che lo riconoscessi, allora mi è riuscito perfettamente! Elena: Pescate signore? Oreste: Si altezza, è la mia passione, scusate! Volevo dire Elena, posso chiedervi.. se non volete rispondere va bene lo stesso, ecco, come mai siete arrivata qui nel bosco con.. Elena: Sono fuggita da una specie di incubo, lei si chiama Milly, è la figlia di una ragazza che ho incontrato lì, in quel lurido posto dove mi ha spedito mio pad- il sovrano, purtroppo le guardie di quel bastardo del padrone l’hanno uccisa. Io ho un debito con lei, mi ha permesso di fuggire, come minimo devo prendermi cura della piccola Milly. E’ una bambina adorabile.. Agata arrivò con una scodella di latte fresco: L'ho appena munto dalla nostra capretta, spero le piaccia – disse offrendo la ciotola ed un piccolo cucchiaio. Elena: Grazie Oreste: Se volete potete restare tutto il tempo che lo desiderate, ci stringeremo e faremo posto a voi e la bimba. Il letto di Wolf è abbastanza grande, se non vi dispiace potete dormire con lei Elena: Io pensavo di andare in una locanda, non voglio recarvi disturbo Oreste: Per carità, non esiste, una locanda per una ragazza giovane come voi ed una bambina, è inconcepibile, resterete da noi non preoccupatevi, almeno fino a quando non troverete una sistemazione migliore. Agata: E' accaduto qualcosa alla rocca? – il marito la tirò per il braccio – vieni ti spiego io lasciamola in pace per un po’. “Ma Oreste!?” ribadì la donna. “Niente ma, vieni”, aggiunse lui. Erano rimaste solo loro due. Wolf era seduta su un vecchio sgabello di fronte al focolare, in modo da ammirare la principessa ed i riflessi che generavano le fiamme sui suoi capelli sciolti. Di nuovo qualcosa di sconosciuto aggredì il suo stomaco e la ragazza lo colpì con un pugno, bisbigliando strane parole. Elena: Cos’hai Wolf, stai male?! – domandò con un certo allarme Wolf: No, altezza – massaggiandosi lo stomaco Elena: Non chiamarmi altezza, altrimenti io ti chiamerò signorina Wolf.. potresti avvicinarti per favore? – la bruna restò a pensarci un secondo, poi si alzò trasportando lo sgabello accanto al focolare e si sedette di nuovo. Wolf: Serve aiuto? Elena: Sì, grazie, con una mano non riesco a darle il latte come si deve, puoi tenermela tu? - Wolf sollevò la bambina per il suo vestitino e se la poggiò sulle ginocchia – ehm.. benissimo, andiamo Milly apri la boccuccia – la bambina chiuse la bocca e girò la testa altrove lagnandosi – dai Milly, solo un pochino Wolf: Sta male? Elena: Penso che non sia abituata a bere dal cucchiaio – sospirando – è un bel problema Wolf ruotò la bimba di fronte a lei e la fissò: Milly.. mi passi il cucchiaio Ele? Elena (arrossendo): Eccolo – tra sé – mi ha chiamata Ele.. In quel momento giunse Agata con una bacinella ed un panno: Tenete Elena, se volete rinfrescarvi il viso, per quei strappi al vostro vestito, ci penso io a rammendarlo. Potete cambiarvi nell’altra stanza, vi ho portato una delle mie vesti, è un po’ larga.. ecco perché Wolf non le indossa Elena: Grazie infinite – intanto Milly era costretta ad aprire la bocca a furia del solletico che Wolf le stava facendo, e appena rideva ecco un che bel cucchiaio di latte le arrivava tra le labbra. Dopo qualche tempo, la scodella era tre quarti vuota, la ragazza bruna era sporca di latte in viso ma il resto era finito nel pancino della piccola peste. Nel frattempo, Elena era andata nella camera di Wolf insieme ad Agata Agata (ricucendo gli strappi): Oreste mi ha detto cosa vi è successo, deve essere stato terribile Elena (in sottoveste): Non voglio parlarne – e si infilò la veste della donna – grazie per quello che state facendo tutti e tre… Arrivò la sera, Agata era anche lei alle prese con Milly, tentando di darle da mangiare, Oreste sistemava la legna rimasta nel focolare, l’inverno era alle porte e presto sarebbe stato necessario provvedere alle provviste. Le due ragazze, invece, erano fuori. Elena (passeggiando): Dove vivevi prima Wolf? Wolf: Lontano, per conto mio Elena: Da sola? Per tutto questo tempo? Wolf: Non senti freddo? Non vuoi rientrar- - Ad un tratto avvertì di nuovo quella sensazione di odio che precedeva la sua trasformazione, cadde a terra, i capelli incominciarono a crescere.. seguiti dai canini Elena: Wolf! Stai male!? – stava per posarle una mano sulla spalla quando l’altra scattò: “Non avvicinarti, non toccarmi!” Elena: Scusa.. sono solo preoccupata, ti senti male?? – la ragazza bruna si alzò e scappò via velocemente, ma non si accorse dell’altra che le stava andando dietro – Wolf!! Aspetta! Ma che ti succede!!?? Wooooolf!!!! La principessa si fermò dietro alla sua amica inginocchiata a terra tra gli alberi del bosco. Si spostò lentamente davanti a lei e vide qualcosa di così mostruoso da farla sbiancare in un istante. Wolf, con la testa chinata, si reggeva un braccio, ma non era più un braccio umano bensì un’enorme zampa artigliata. Alzò gli occhi e fissò Elena, i denti erano cresciuti tanto da ferirle il labbro inferiore, “Allontanati subito”, pronunciò in un timbro di voce modificato. L’altra camminò all’indietro fino a sbattere contro il tronco di un albero, stava tremando inesorabilmente. Seguì una lunga pausa di silenzio e poi una fitta nube oscura circondò la zona. La giovane dai capelli vermigli chiuse gli occhi per un momento; quando li riaprì non vide più nulla.. non c’era traccia di nessuno.
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Fortezza Nord, notte Torrione di vedetta Soldato: LA BESTIAAAAAAAAAAA!!! ALLARMI!!!!! Generale (svegliandosi di soprassalto nella sua tenda): Maledizione! Soldato2: Generale adottiamo la tattica studiata?! Generale: Il re dov’è?? Soldato3 (precipitandosi): Il re, il re le sta andando incontro è impazzito! Generale (allacciandosi la spada in vita): Presto! Allerta la squadra! Prepariamoci all’attacco! Gavril, con la daga sguainata, aspettava che la furia del mostro sopraggiungesse. Fino all’attimo in cui il generale lo bloccò per le spalle e lo trascinò via: Sire volete farvi uccidere?!? Gavril: Lasciatemi! Voglio vederla da vicino, devo assicurami che sia lei! Voi non capite! Voi non sapete! Lasciatemi è un ordine!! Generale: Perdonatemi maestà, ma non posso permettervi di compiere un atto così folle – così dicendo lo colpì sulla testa con l’elsa della sua spada e lo consegnò svenuto nelle mani di altri due soldati: ARCIERI! Soldato2: Pronti signore! Generale: CAVALLERIA! Soldato3: Pronta signore! Generale: AVANTI LA CATAPULTA! Le torri più esterne del castello erano gremite di arcieri e balestrieri. Dietro all’ingresso, barricato da una massiccia porta di legno: cinquanta cavalieri armati di lancia. Al centro, nello spiazzo principale, vi era una catapulta con tre soldati più il generale pronti ad azionarla. Generale: Temo possa fare breccia nelle mura, come l’altra volta. Dovevamo fortificarle! Lanciate la rete adesso! Prima che si avvicini troppo! Una rete costruita da intrecci di catene molto forti venne scaraventata aldilà delle mura che circondavano la fortezza ed il castello, in direzione della creatura mostruosa, la quale avanzava rapidamente. La bestia fu investita dalla maglia di metallo e ne rimase intrappolata. Soldato4: Ce l’abbiamo fatta!! E' nostro!! Generale: State attenti! Non uscite dalle mura! Dobbiamo aspettare che si stanchi! Il mostro si dimenava come un ossesso da ogni lato, gli urli rimbombavano per miglia e miglia. Si fermò temporaneamente, respirava a fatica. Scese a quattro zampe. Soldato4: E’ cotto, ormai è finito! Maledetto mostro non ci tormenterai mai più! Soldato3: Aspettate!! Guardate! Guardate! Si sta rialzando!!! La creatura, in piedi in tutta la sua altezza, agguantò la rete con le zampe anteriori e diede sfogo a tutta la sua potenza lacerando le catene, una ad una, sotto gli occhi atterriti dei soldati, del generale e del popolo. Soldato5: Dio salvaci.. Generale: Niente panico! CAVALLERIA INDIETREGGIARE DI VENTI PASSI, ARCIERI PRONTI! La creatura, liberatasi completamente, caricò le mura della fortezza nel punto esatto del precedente assalto. “Maledetto mostro, è furbo” , disse un arciere prima di gridare: ATTENZIONE!!! LE MURA STANNO PER CEDERE! Ed infatti, dopo tre assalti consecutivi, si aprì una breccia e la bestia imperversò nella fortezza per la seconda volta. Diritta contro una delle torri con gli arcieri. Il torrione cominciò a tremare al primo urto, al secondo quattro soldati precipitarono di sotto. Sull’altra torre iniziarono ad attaccare il mostro scoccando decine di frecce e dardi. Uno di questi si conficcò nella schiena della creatura, proprio quando un solo colpo in più avrebbe causato il crollo della costruzione aggredita. La creatura si strappò il dardo e lo gettò vicino ai piedi del generale. Cavaliere: Generale attacchiamo!??! Generale: FERMI! NESSUNO SI MUOVA! Gavril: Fermi! Non uccidetela! Non colpitela FERMIII!!! Generale: Maestà tornate dentro!! La creatura, appena scorse il sovrano, lo fissò con occhi pieni d’odio; stava per scaraventarsi su di lui ma una ventina di frecce provenienti dall’altra torre puntavano verso di lei; riuscì ad evitarle tutte. Ma anche questa volta si allontanò dalla fortezza senza raggiungere il suo scopo... Più tardi, stanze del consiglio Generale: E’ un incubo senza fine.. – Gavril gli si avvicinò speditamente e gli piantò un pugno in pieno volto. Gavril: E la prossima volta che oserete disubbidirmi vi farò arrestare! Generale (sfregandosi la fronte): Perdono maestà, mi preoccupavo per voi- Gavril: Voi non capite! Voi non sapete! Non dovete interferire! Generale: Se voi mi spiegaste.. forse Il re andò a sedersi intorno al tavolo, l’altro uomo lo guardava incuriosito dalla piega che stava prendendo quel discorso. Gavril: Anni fa, al lato nord della regione, molto più a nord di dove siamo noi adesso, esisteva una terra, ricca, fertile e bellissima. In quell'Eden, c’era un piccolo villaggio. Gli abitanti erano un centinaio o poco più. Una sconfinata distesa di terra per cento individui, capite? Questi individui non erano esseri umani come me e voi.. erano esseri con delle capacità straordinarie. Possedevano una forza ed una velocità fuori dalla norma – il generale prese a camminare in circolo – e.. potevano trasformarsi in qualcosa di ancora più potente, se costretti. Quegli individui potevano mutarsi in creature o bestie come quella che ci ha assalito – il generale si girò di scatto verso il re – ..ma accadde qualcosa di orribile. Un giorno, un maledetto giorno, mio padre radunò tutto l’esercito per attaccare l’Eden di quelle creature. Diceva che erano dei mostri pericolosi per le persone come noi, e noi eravamo così vicini a loro, diceva, potevano distruggerci quando volevano nelle sembianze di bestie. Ma mio padre non considerò affatto che loro erano pacifici, e mai avrebbero mosso contro di noi. Io ero solo un ragazzo quando lui portò l’attacco a compimento.. mi condusse con sé. Cominciò all’alba, incendiando l’intero villaggio e finendo i superstiti con tutto l’esercito. Il loro capo.. non riesco a dimenticare i suoi occhi azzurri pieni di tristezza e non dimenticherò mai gli stessi occhi cobalti di quella bimba, di forse due o tre anni, che mi guardava con odio mentre piangeva sul cadavere del padre, era la figlia del capo villaggio – il generale lo fissò inorridito – la causa di tutto questo.. non l’ho mai capita, ma so di essere il motivo che spinge questa bestia ad aggredirci, quella bambina è sopravvissuta a quanto credo, la bambina che il capo chiamò più volte Julia prima di morire. Il suo odio la spinge ad attaccarci, ad attaccare me e il mio regno... adesso quell’Eden è una landa desolata. La chiamano: terra di nessuno. |