***Capitolo 4***

Prime luci del giorno
Casa nel bosco

Elena sedeva sul letto nella camera di Wolf. Reggeva in mano uno dei lembi degli abiti dell’altra ragazza, raccolto da terra. Pensava a quello a cui aveva assistito. Mai avrebbe creduto ad una cosa del genere se glielo avessero raccontato, mai avrebbe concepito l’esistenza di tutto ciò se non nei suoi sogni e mai avrebbe immaginato di vederlo con i propri occhi. “Chi sei Wolf..?”

La giovane dai capelli bruni giaceva sulla sponda del lago, le acque le lambivano un fianco scoperto. Nessun suono, escluso il rumore delle ruote di un carro che stava attraversando il sentiero nel bosco. Il suo sesto senso la svegliò dall’intirizzimento; il primo pensiero fu quello di nascondersi. Osservò il passaggio del carretto da dietro la vegetazione; trasportava vettovagliamenti. Una volta passato davanti a lei, Wolf lo raggiunse lestamente da dietro e sfilò uno dei tessuti che trasportava, uno che penzolava all’esterno. Ne aveva bisogno. Fatto questo, schizzò di nuovo dietro il suo riparo e attese di veder scomparire il carro lungo il sentiero. Intanto, indossò la casacca senza maniche ma abbastanza lunga da raggiungerle le ginocchia e se la legò intorno alla vita. Stava cominciando a non poterne più di quell’esistenza…

***

Fortezza Nord, fonderia

Dorian: Se mi rivolgo a voi è perché ad Est è accaduta una specie di stregoneria! La rocca è sparita! La gente.. non c’è più nessuno.. il nulla è tutto quello che ne rimane!
Il generale lo avrebbe preso per esaltato in altre circostanze, ma dopo il racconto del suo re, era propenso a credere anche a questo: Spiegatemi con calma, cosa volete esattamente?
Dorian: Parlare con il sovrano, ho un paio di problemi da risolvere, ho bisogno d’aiuto. Due delle mie serve sono fuggite, hanno rapito una bambina, le mie guardie non sono sufficienti per perlustrare tutta la zona di nord-est, ovest e sud
Generale: Non immaginate neanche in che situazione siamo noi adesso, re Gavril non può assolutamente occuparsi del vostro problema, non possiamo disperdere l’esercito
Dorian: Fatemi parlare con il re! Voglio parlare con il re!
Generale: Vi ho appena detto che non è possibile! Il regno è in stato d’emergenza!
Dorian: Almeno lasciate che ci parli io! Che vi costa?!
Generale: E va bene!! Chiederò un’udienza per voi! Ma adesso toglietevi dai piedi!

Nel castello, contemporaneamente…

Consigliere1: La fortezza Sud si sta muovendo contro di noi, il mostro ci attacca senza che riusciamo ad impedirglielo.. è il caos..
Consigliere3: Ma perché non abbiamo ancora ricevuto notizie dei rinforzi!
Gavril: Perché non arriveranno mai, un esploratore stamani mi ha informato ce non c’è più neanche l’ombra della rocca principale ad est.
Consigliere1: Come è possibile?? È .. svanita?
Gavril: Polverizzata.. e non può essere stata J- la creatura, non ha tutto questo potere. In ogni caso, credo che non sarebbero arrivati comunque, non ci hanno proprio dato credito.
Consigliere3: Che facciamo con l’esercito da sud?
Gavril: Negoziamo una trattativa, non abbiamo le forze necessarie per difenderci adesso, ci massacrerebbero
Consigliere1: Avete ragione, sono d’accordo
Consigliere3: Anche io
Gavril: Spero lo saranno anche loro…

Generale (mostrandosi alla porta): Chiedo perdono, c’è una persona con un’estrema urgenza di parlare con voi sire.
Gavril: Fatela entrare, ma sia chiaro che non ho molto tempo
Dorian entrò nella sala sgraziatamente, il generale lo bloccò prima che si avvicinasse troppo alla tavola del consiglio: “Basta così”
Gavril: Cosa avete di così urgente da riferirmi?
Dorian (svincolandosi dalla presa del generale): Chiedo il vostro aiuto per il rapimento di una neonata, maestà, due delle mie serve sono fuggite portandola via con loro, solo voi potete aiutarmi a ritrovarla
Gavril: Una bambina.. – si alzò e si avvicinò all’altro – un rapimento dite?
Dorian: Sì, maestà, non posso lasciar correre devo punire quelle due disoneste.. dopo tutto quello che ho fatto per loro.. questo è quanto
Gavril: Se si tratta di una bambina vi metterò a disposizione cinquanta uomini, ma solo per sei giorni.
Dorian: Grazie, sire – rispose soddisfatto di sé, e con un mezzo inchino lasciò la sala

Consigliere1: Ma sire.. perché gli avete concesso tutti quei coscritti? Per una bambina? Il nostro popolo è ugualmente importante
Gavril: Lo so benissimo. Ma una bambina innocente.. è per una buona causa. Generale, mandate cinquanta soldati insieme a quell’uomo
Generale: Come ordinate.

***

Casetta nel bosco, tempo dopo

La ragazza bruna camminava lentamente verso la capanna, era affaticata e la ferita sulla schiena le bruciava di continuo. Entrò senza far rumore; avvicinandosi alla stanza, dove si ricordò che c’erano anche la principessa e Milly, si fermò. Mentre cercava di decidersi se entrare o no, alle sue spalle apparve proprio Elena: “Wolf.. cosa hai fatto alla schiena!?”. La ferita aveva macchiato ciò che indossava.

Wolf: Graffio. Dove sono gli altri? – spostandosi poco a poco, sempre più distante
Elena: Dormono ancora, ieri erano molto preoccupati per te, perché sei.. sparita..? – la bruna arretrò ancora fino a raggiungere nuovamente la porta, voleva andarsene.
Elena: Aspetta, ti devo parlare – disse, cercando inutilmente di raggiungere un braccio dell’altra ragazza, questa se ne era già uscita fuori – Aspetta ho detto!

Wolf (rimanendo distante): Io non posso dirti quello che vuoi sapere. Io non so quello che vuoi sapere. Io non dovrei essere qui.
Elena: Non ti ho ancora chiesto nulla, solo, se vuoi.. fammi vedere il tuo graffio, voglio aiutarti

Le ragazze si fissarono negli occhi per un istante, Elena non era spaventata da lei. Tutto stava nel farglielo intendere. Decise quindi di fare un primo passo: “Penso che dovresti fare un bagno Wolf, hai un pessimo aspetto”, disse la rossa quasi sorridendo, “Andiamo al lago”.

Wolf: La volta scorsa stavi affogando, sicura di voler tornare là, Ele?
Elena (si avvicinò, la prese sotto il braccio e iniziò ad andare verso il bosco): Non nuoto così male, e poi se ci sei tu a recuperarmi, vado tranquilla – tra sé – mi ha richiamata Ele..
Wolf: Gli altri? Milly?
Elena: Milly dorme, Agata si è presa cura di lei per tutta la notte.. era così agitata. Stanno riposando. Oreste, penso sia andato a caccia molto presto.
Wolf: Tu perché non dormi?
Elena: Ho tanti pensieri per la testa – tra sé – e poi ero angosciata a morte per te…

Il sole era spuntato da un po’, nel bosco c’era il solito silenzio, escludendo i piccoli rumori degli esseri che lo animavano, tralasciando inoltre, il fruscio dei passi delle due. Elena la osservava di nascosto, che era strana ormai l’aveva capito. Quello che le appariva tenebroso non era ciò a cui aveva assistito la sera prima ma qualcos’altro…

Wolf: Domanda pure se vuoi, se posso, risponderò – disse, interrompendo le sue meditazioni
Elena: Da quando ti succede? Perché?
Wolf: Non ricordo chiaramente, da piccola accadeva più di frequente. Il perché non lo so, ci sono nata forse. Se ti spaventa, capisco. Agata e Oreste non sanno nulla, per favore non dirlo a loro. Andrò via senza lasciargli un mostruoso ricordo.
Elena: Non c’è niente di mostruoso, io vedo solo del buono dentro di te. Ma tu puoi controllarlo! Altrimenti adesso perché non ti sei mutata in quella ‘cosa’?!?
Wolf: Non lo so.. quando mi trasformo del tutto in quella ‘cosa’, c’è solo una piccola parte di me che controlla la mia mente, il resto è solo un forte desiderio di odio e distruzione.
Elena (fermandosi di fronte all’altra): “Guardami negli occhi” – la bruna la osservava confusamente – “cosa vedi?” – Wolf guardò attentamente nelle profondità di quel verde, c’era dolore, tormento, tristezza e risentimento – “Io non sono un essere angelico, provare emozioni è umano, l’odio fa parte di queste, tu sei esattamente come me, solo lo esprimi in maniera differente” – aggiunse accorciando la distanza tra loro – “..ma se rivolgo lo sguardo alla tua anima, attraverso i tuoi occhi..” – disse, toccandole il viso – “io vedo.. benevolenza, generosità e.. umanità..” – quelle furono le ultime parole appena sussurrate, prima di posare un bacio sulle labbra della ragazza davanti a lei. 

***

Dorian e i cinquanta soldati a cavallo iniziarono a vagliare l’intero percorso dalla Fortezza Nord alla tenuta nord-est del sunnominato. L’uomo sapeva bene che le due ragazze avrebbero imboccato la direzione opposta al suo palazzo, ma non gli conveniva accennarlo al capitano dei cinquanta. In quel caso avrebbe dovuto approfondire troppi dettagli.

Capitano: Conoscete molto bene queste due serve?
Dorian (cavalcandogli di fianco): Sinceramente una di loro l’avevo presa con me da pochi giorni, per fare un favore a suo padre, ora capisco perché voleva liberarsene. È una poco di buono.
Capitano: Immaginate in che posto potrebbero essersi nascoste? Ogni indizio può aiutarci.
Dorian: Io suggerirei di mandare venti soldati ad ovest, venti a sud-est e dieci, con me e voi, potrebbero esaminare il bosco che circonda la fortezza est. Quello è senza dubbio un ottimo rifugio.
Capitano: Va bene allora, TENENTE! Ci sono nuove disposizioni!

Dividendo l’esercito, ai dieci più il capitano e Dorian non rimase che proseguire lungo la strada che congiungeva le sue terre alla boscaglia.

Stesso momento, Castello di Gavril

Gavril: Generale, dovete far consegnare questo scritto alle porte del regno a sud – porgendogli un foglio avvolto e sigillato – è importante che venga recapitato al più presto. Di voi mi fido.
Generale: Manderò il messaggero più veloce, maestà.
Gavril: Sarei più tranquillo se lo consegnaste voi di persona. È di vitale importanza.
Generale: Come desiderate, sarà fatto.. maestà, come dobbiamo comportarci con la bestia..?
Gavril: Devo riuscire a scoprire dove vive, che aspetto umano ha e devo riuscire a parlare con lei...

***

Wolf era rimasta con gli occhi aperti, immobili sull’altra ancora così vicina da avvertire il calore del suo respiro, i movimenti tremolanti delle sue mani strette alla casacca e l’accelerazione delle sue pulsazioni: “Cosa è successo?” chiese la bruna
Elena (abbassando lo sguardo e poggiando la guancia su una delle spalle scoperte della sua amica): Non lo so… ma so che vorrei farlo tuttora, all’infinito.. – sollevando il viso per guardarla – puoi sentire questo? – le prese la mano e la poggiò sul suo cuore che batteva sfrenatamente – Wolf percepì di nuovo quella morsa allo stomaco, tolse la mano dal petto della principessa e indietreggiò
Wolf: Qui non dobbiamo fermarci, andiamo – riprese la strada verso il lago
Elena: Wolf…

E raggiunsero il luogo prefissato. Come le altre volte, non c’era nessuno. Erano sole. Quella mattina il fresco clima autunnale sembrava essersi addolcito. Ma loro due non sapevano che, a far sì che ciò si verificasse, aveva aiutato notevolmente l’ingente ondata di calore anomala, generata il giorno prima da una certa gemma.

Elena: Coraggio Wolf, mostrami la tua ferita, togliti – prima che completasse la frase, la ragazza bruna raggiunse la schiena con le mani e si squarciò la casacca esattamente nel punto che le bruciava – ..i vestiti.. forse ti vergogni di me? D’accordo.. vorrà dire che mi spoglierò prima io.

Non ci impiegò molto a disfarsi della veste di Agata, era così larga da penderle da tutti i lati. Rimanendo in sottoveste si avvicinò alla schiena della sua amica; attraverso lo strappo si vedeva un taglio assolutamente lontano da un semplice graffio: “Dove te lo sei fatta Wolf?!?” chiese, allarmata.

Wolf: Non so di preciso, non ricordo – voltandosi davanti alla principessa, poggiò le mani sulle spalle di questa, sull’orlo delle maniche del sottabito, con lentezza iniziò a sfilarlo verso il basso – tu sei così simile a me.. perché? Io non sono umana..

Elena sentì un fuoco accendersi dentro di lei e bruciare come non mai, contemporaneamente, l’altra continuò a scoprirle il busto fino a che la veste si fermò sulla curva dei fianchi e qui, la rossa, cominciò leggermente a tremare. Wolf la osservava accuratamente, quella fisionomia così somigliante alla sua, doveva percepirla sotto le sue mani.. le sfiorò quindi ogni parte esposta.. e l’altra, sempre tremolante, non era capace di niente, al di fuori di chiudere gli occhi e vagare con la mente altrove, per mezzo delle emozioni che stava vivendo in quel momento..

Ad un tratto la bruna spezzò la magia e abbracciò l’altra ragazza: Scusami, dovevo capire – risistemò la sottoveste sulle sue spalle.
Elena le circondò la vita e bisbigliò: Tu sei esattamente come me.. non temere, non mi hai impaurita, anzi – disse sorridendo – averti così vicino.. mi fa piacere – pensando – perché ti sei fermata..

Wolf si staccò da lei e andò a tuffarsi nelle acque del lago, questa volta per niente gelide, la principessa si tolse le scarpe e la raggiunse immediatamente.

Tempo dopo, alla capanna…

Oreste: Per favore Wolf, per favore, quando ti allontani, avvisaci!!!
Elena: E’ stata colpa mia, le ho chiesto di accompagnami al lago
Agata: Non è colpa di nessuno, altezza. Wolf è fatta così, dovremmo abituarci prima o poi – intanto la bambina dormiva aggrappata al collo della donna – ma che hai fatto ai vestiti, cara?
Oreste: E adesso dove stai andando? – la bruna stava uscendo dalla casa
Wolf: Scusa, devo uscire, ho bisogno d’aria
Oreste: Hai bisogno d’aria? Stai forse dicendo che in questa casa non si respira? Agata? Vogliamo provvedere per cortesia?! Facciamo un salto in paese tutti insieme, così prendo un po’ d’aria pure io. Ve la sentite Elena?
Elena: Sì, tanto in un modo o nell’altro devo tornarci per forza, c’è una persona a me molto cara, lì
Agata: Mi occuperò io di Milly, andate voi, e fate attenzione altezza

L’uomo prese il suo mulo, legato sul retro della casa; Elena in groppa e gli altri due a piedi. Il loro “mezzo di trasporto” procedeva a velocità di passo umano molto lento…

Oreste: Coraggio vecchio testone, andiamo più veloci – disse, allungando una pacca su posteriore del mulo, questo scalciò all’indietro centrando la borsa di Oreste (che schizzò lontano), Elena riuscì a stento a reggersi intorno al collo della bestia.

Oreste: Brutto screanzato, rimbecillito, vecchiardo, cocciuto… - e continuò la lista di soprannomi, mentre Wolf aiutò l’altra ragazza a scendere: Cammina con me, è meglio
Elena (la prese sottobraccio): ..ho un po’ paura a tornare là..
Wolf: Non ti accadrà niente, lo giuro

Con il sole dopo il meridione, arrivarono dove una volta c’era un regno, una fortezza, una rocca e la vita. Elena inquadrò l’intero spazio vuoto, vedeva solo terra e polvere innalzata dal vento.. un’aria secca, quasi soffocante, le riempì i polmoni. La giovane si accasciò..

Wolf (corsa a sorreggerla): Stai male?
Lena: Il mio regno.. la mia gente.. cos'è accaduto? –  benché un nodo le stringesse la gola non riuscì a piangere.

Oreste, sbalordito tanto quanto lei, girovagava in cerca di una qualsiasi spiegazione. Notò un bagliore al di sotto di un mucchietto di terra bruciata. Si chinò. La gemma trasparente splendeva di una luce d’orata sotto i raggi del sole. L’uomo la raccolse, scottava ancora: Elena… mi dispiace

Elena: Tutto è niente, non c’è più nessuno.. – Wolf la sollevò e trascinò via, dicendo ad Oreste: Andiamo via, qui non c’è aria per respirare

Sulla strada di ritorno, Elena si abbandonò completamente addosso alla sua amica, finché questa non la sollevò da terra, proseguendo così fino alla casetta. Oreste era troppo ipnotizzato dalla luce della gemma da fare commenti, anche nei riguardi del suo mulo.

Al tramonto, erano un'altra volta a casa. La ragazza dai capelli rossi si gettò sul letto e vi rimase fino a tarda serata. Oreste mostrò la gemma a sua moglie. Sapeva che lei era appassionata di cose del genere forse poteva capire la causa che aveva distrutto il regno.

Agata: La gemma di Libra!!! Santi lumi! Esiste davvero.. inconcepibile, dove l’hai trovata!!! Dove!?!?
Oreste: Era al posto della rocca, Agata.. è stata forse questa la causa di quell’orrore?!?!?
Agata (coprendosi il viso): Non lo so.. posso dirti con sicurezza che nasconde un potere immenso, e se usato nel modo sbagliato.. è la catastrofe.. siamo stati fortunati a vivere qui, tutte quelle persone invece.. povera principessa non oso immaginare come debba sentirsi..

Wolf teneva Milly in braccio, la bimba sorrideva e tirava la coda che toccava sul collo della ragazza. Si affacciò nella sua stanza, dov’era Elena, la sentì piangere. Entrò e si sedette vicino a lei con la bambina: “Lei ti vuole vedere”, disse accostandole Milly

Elena (singhiozzando): Oh.. Wolf.. ho perso la mia unica famiglia, mio padre.. non rivedrò più la mia balia.. – la bambina le afferrò i ricci ed iniziò a tirarli – Milly... – la bruna la guardò – grazie, per me .. per lei.. per averci portate qui con te – Wolf diventò improvvisamente triste ed uscì dalla camera

In serata, Agata preparò un po’ di cena e un po’ di latte per la piccola. Oreste le chiese di raccontare a tutti la storia o la leggenda, che tale più non era, sulla gemma…

Agata: Ho letto un libro, non molto tempo fa, un volume appartenente alla vostra famiglia Elena, un libro della collezione del vostro avo finito tra la merce di un mercante, non so in che modo.
Parlava di questa gemma. Il suo potere non è la vita eterna, essa può dare la vita sì, ma soltanto in cambio di un’altra. Come una bilancia, che deve restare stabilizzata nel mezzo, un peso di ugual misura su entrambi i piatti. La vita per la vita.

Elena: E’ orribile tutto questo.
Oreste: Avete ragione. Chi sarebbe disposto ad una scelta simile…?

Poco lontano da loro, in un accampamento di fortuna…

Dorian: Capitano! Cosa diavolo è questo coso che striscia sotto i miei piedi! Uccidetelo presto!!
Il capitano, irritato dall’inizio di quella mattina, alzò la gamba dell’altro e liberò una povera biscia rimasta intrappolata: Andate nella tenda a riposare, è stata una giornata lunga.
Dorian: Siamo al sicuro qui all’aperto con tutte queste bestie che ci vivono..? – borbottava mentre andava verso al tenda

Soldato: Capitano, abbiamo ispezionato la zona, non ci sono tracce recenti ma diversi alberi sono stati abbattuti con un’ascia, qualcuno vive da queste parti.
Capitano: Perfetto, ci informeremo se hanno visto passare le donne che stiamo cercando, domani..

***

Albeggiare. Nella casetta prevaleva il silenzio. Agata e Oreste dormivano (quando gli riusciva) con la bimba, Wolf ed Elena nell’altra stanza, insieme questa volta. La bruna cominciò ad agitarsi nel letto…

Elena (con il braccio sugli occhi, come riparo dalla luce): Già sveglia?
Wolf (sedendosi sul bordo): Devo uscire.. in fretta – disse alzandosi, aveva dormito con indosso gli abiti che Agata le aveva portato la sera prima - io devo andarmene.
Elena (alzandosi in piedi in un istante): Non puoi! Loro non lo meritano, io..

Uscì dalla camera, stava per abbandonare la casetta definitivamente. L’altra ragazza le corse dietro strattonandole un braccio: Stai scappando!??! Ti vogliono bene, raccontagli la verità!

Wolf: Io non la conosco la verità! Io non dovrei esistere!! La bestia che distrugge ogni cosa SONO IO! Il mostro che spaventa interi regni SONO IO! La creatura infernale SONO IO!!! Come vivere in questo mondo!!! Non ho fatto altro che vagare, da una terra all’altra.. fino a qui. QUI! C’è qualcosa qui che mi costringe a rimanere! Io non posso vivere come te.. – crollò a terra, i denti presero a crescere di nuovo – Io SoNo uN mOsTRo.. - l’ultima parola prima dell’inizio delle lacrime che scesero una dopo l’altra

Elena: NO! BASTA! – si prostrò vicino a lei, le sollevò il viso, i canini stavano crescendo lentamente – Non è vero, tu sei umana, perché altrimenti ti tormenteresti per loro!? Perché riesci a giocare con Milly se ti dici una bestia?!! Perché con me sei.. perché non riesco a starti lontana se sei un mostro!?!? – l’ultima frase prima di prenderla tra le braccia e baciarla come non aveva fatto al lago, carezzando i suoi canini con la lingua, cercando di dimostrare che non temeva niente di lei, neanche il suo lato oscuro.

Wolf la distaccò con le lacrime che le annebbiavano la vista, i capelli blu/neri erano cresciuti tanto da spezzare il nastro che li legava. Oreste e sua moglie assistevano sul ciglio della casa, terrificati e addolorati. Qualcun altro, dietro un cespuglio, stava guardando la stessa scena.

Dal profondo dell’oscurità ricomparve quella nube nera ad avvolgerla. La creatura stava tornando in quel mondo. Una volta materializzata, scrutò dall’alto in basso le tre persone che riuscivano addirittura a volerle bene, nonostante essa stessa si odiasse: LeI nOn rICorDA QuASI pIù LE OrIGInI DeLLA SuA NaTuRa. NePPurE pERChé è qUi.

Marito e moglie erano così spaventati a sentir parlare quella creatura che a malapena erano in grado di contenersi.. questa continuò: VOI, TU! – fissando Elena – sTaI anNULLanDo iL SUO LatO UmAAANO, TUUU sEI diVEntaTA piU’ ImpoRtAnTe DelLA VeNDEtta, TuuU CI STAI nULliFiCAnDo. ORMAi Non REsTA NieNTe alTRo. E’ La FinE – la creatura si voltò spazzando il terreno attorno con la coda, a velocità straordinaria sparì nel bosco.

Lena: Woooooolf!!! Non andare viaaa!!!!!! – cercò inutilmente di raggiungerla, nell’erba i resti dei vestiti e la fascia che le copriva la ferita, la medicazione d’emergenza fatta con una striscia della sua sottoveste al lago.. anche questa in pezzi.

L’altro spettatore nascosto, fuggì non appena la creatura saettò nella vegetazione. “Una scoperta sensazionale”, pensò fra sé, “tutti me ne saranno riconoscenti a vita”, sogghignò. Dorian ritornò all’accampamento e richiamò il capitano: Presto!!! Ho scoperto chi è il mostro in realtà! Possiamo ucciderlo quando è umano!
Capitano: Cosa state dicendo?? Uhm?? - puntandogli un dito sul viso - Che blaterate?! Ne ho abbastanza di voi!
Dorian: Come osate rivolgervi così a me!! Datevi da fare! Il mostro non è altri che una giovane donna con i capelli lunghi neri e blu. Uccidete lei e ucciderete il mostro. E senza il vostro aiuto, sono venuto a conscenza di dove si nasconde una delle serve che ha rapito la bambina.. in una capanna nel bosco.

Capitano (sempre più infastidito da quell’individuo): VA BENE! SOLDATI, adunata!

***

Viaggiando verso sud

Il generale stava cavalcando già da diverse ore, non si era fermato nemmeno per bere. Gli ordini del suo re erano di priorità assoluta.

Molto più in là, ma sulla stessa strada, i venti soldati con il tenente erano giunti ai confini della Fortezza a Sud: “ALT! Fermi! Oltre non possiamo proseguire o per invasione di campo nemico ci attaccheranno”, spiegò il tenente, “Se quelle due donne sono riuscite a fuggire così lontano, vuol dire che non riusciremo più a trovarle, INDIETRO si torna a casa!", aggiunse, poi tirò le briglie del cavallo e si dispose in testa alla fila di uomini, diritti verso la direzione opposta: “Proseguiremo per una via secondaria, eviteremo di fare brutti incontri”.

Alla grotta sul monte…

La bestia distrusse ogni cosa all’interno della cavità: rocce, volatili e qualunque altra cosa fosse davanti ai suoi occhi. Alla fine, non era rimasto che un cumulo di massi l’uno sull’altro, come se il monte fosse franato nel suo interno. La grotta fu cancellata per sempre. Non rimaneva che una cosa da portare a termine prima della fine.

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