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***Capitolo 5***
Il generale cavalcò senza sosta. Ad un certo punto del suo viaggio, vide all’orizzonte l’insieme di oltre duemila soldati avanzare rapidamente verso di lui. Lo stendardo in mostra, non lasciava alcun incertezza, l’armata più potente da Sud era pronta a distruggere il suo regno. Troppo tardi per qualsiasi trattativa. L’uomo frenò bruscamente il cavallo e tornò indietro, doveva avvisare il suo re. Sferrò più calci ai fianchi del povero destriero, già totalmente sfiancato, e dopo poco, l’animale stramazzò al suolo inanime. Generale (a terra, liberandosi dalle redini): Ahhh! Perchè la sorte è contro di me!!! Maledetti! Non ci avrete così facilmente!! – iniziò a correre a piedi Un trio di alabardieri anticipava l’intero esercito in avanscoperta. Uno di loro segnalò un uomo che scappava verso nord, aumentarono la velocità. Stavano per raggiungerlo. Il generale continuò a correre, con sé portava solo una spada oltre all’armatura. Non si voltò, ma udì ugualmente gli zoccoli dei cavalli avvicinarsi sempre di più. Decise di affrontarli. Sfoderò la sua arma e attese ce si facessero avanti. Cavaliere: Uccidiamo questa maledetta spia! – minacciando la punta della sua picca contro di lui Cavaliere2: A guardarlo si direbbe un comandante, eliminiamolo!!! – il terzo seguì i compagni Generale: Fatevi sotto bastardi! La mia vita per il re!! – il primo dei cavalieri gli lanciò l’asta a sette passi di distanza, lui riuscì ad evitarla tagliandola con la spada. Ma la seconda alabarda in arrivo gli trafisse un fianco, atterrandolo. Il terzo cavaliere scese da cavallo, gettò l’asta a terra, tirò fuori uno stocco e stava per affondarlo nel petto dell’altro uomo disteso. Il generale stringeva ancora la sua spada, in due rapidi movimenti lo disarmò e gli serbò tale fine che questo invece premeditava per lui. Cavaliere2: MUORI! – urlò, infilzandogli un braccio da dietro. Il comandante cadde sulle ginocchia, ma non senza prima aver affondato la lama, all’indietro, nello stomaco del suo aggressore. L’ultimo alabardiere rimasto guardava con terrore quell’uomo che a fatica si sorreggeva in piedi, con l'aiuto della spada: Che asp..etti at..tac..cami.. anf..anf.. hai forse pa..ura di un mo..ribondo..? – ansimò il generale, ed un istante dopo, di sorpresa, lanciò un coltello che nascondeva nella manica diritto nella gola dell’altro, senza che questo riuscisse a vederlo. Con le forze rimaste, salì in groppa ad uno dei tre cavalli, aggrappandosi al collo di questo; dopodichè riprese a galoppare verso nord, quasi privo di sensi.
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Intanto, nella piccola casa nel bosco… Elena: Vi prego, occupatevi voi di Milly se mi dovesse accadere qualcosa.. lo so, è tanto quello che vi chiedo, ma non ho altra scelta.. non posso stare a guardare senza far nulla Oreste (scuro in volto): Io.. non.. che le è successo?? Cosa volete fare voi principessa? Cos’era quell’essere che ha preso il posto della mia Wolf? Agata (con in braccio la bimba): Voi sapete qualcosa che noi non sappiamo, vi ho viste prima.. parlatecene abbiamo il diritto di sapere che ne sarà di lei, vi supplico, noi le vogliamo bene come ad una figlia e credo che anche voi le siate affezionata Elena: Io non conosco l’intera storia, non mi ha raccontato – ad interromperla, dei violenti colpi alla porta della casa. “Aprite! È un ordine!”, comandò da fuori una voce conosciuta Oreste (osservando attraverso una crepa nel legno della porta): Sono soldati Elena: No.. che siano le guardie di Dorian.. sono riusciti a trovarmi anche qui! Oreste: Andate via altezza, ci penserò io a loro. Agata, falla uscire dal tetto, dalla stanza di Wolf – la donna fece un gesto alla giovane, che la seguì… Dorian: Aprite immediatamente questa porta! Oreste aprì la porta e si affacciò: Chi siete? Cosa volete? – l’uomo lo scaraventò da parte ed entrò in casa, pieno di rabbia. “Dove ti nascondi! Fatti vedere, esci allo scoperto!” ripeté costui. Oreste: Ma chi state cercando?? Qui abitiamo soltanto io e mia moglie! Non nascondiamo nessuno! Dorian raccolse una scodella con ancora del latte, poggiata su un sedile: Davvero?? Dunque, se non c’è nessun’altro, suppongo che questo – gettandola in faccia al pover’uomo – sia il vostro pranzo!! Un soldato era andato a controllare gli altri locali della casa, ritornò: Non c’è nessuno. (Agata e la ragazza erano sul tetto insieme alla bambina) Capitano: Basta così! - ad Oreste – scusate, avete forse visto due giovani donne con una bambina? Cercate di ricordare, è importante Oreste (pulendosi il viso): Da quanti anni vivo qui, non è mai passata anima viva Capitano: Beh, se così, vi sarete sbagliato Sir Dorian, e non possiamo maltrattare la povera gente per i vostri abbagli – sempre ad Oreste – scusate l’intrusione – uscì dalla casa Dorian: Ehi!! Fermatevi! Questo vecchio ci sta mentendo non lo capite!! Fate qualcosa!!! Capitano: Spiegatemi che motivo avrebbe per nascondere due serve ed una neonata. La prossima cosa che farò sarà ritornare al castello. Provate a contare meglio i vostri servi.. – salì a cavallo – SOLDATI! SI TORNA A NORD! Soldato1 (al compagno): Era ora, mi fanno male le chiappe a furia di cavalcare in tondo Soldato2: Credo di aver visto una figura gigante spostarsi velocemente nella radura, dietro gli alberi Soldato1: Non mi dirai che il bosco è stregato!? Lo sai che mi fanno paura queste cose, non scherzarci! Soldato2: Avrò confuso l’ombra dei rami di un albero mossi dal vento… Dorian (furioso): Dannato demonio.. io l’ho vista ci scommetterei tutte le mie terre! – Ma il capitano era già parecchio lontano per ascoltarlo. Dopo aver visto da vicino quel mostro, restare nel bosco da solo non gli andava per niente, montò anche lui e seguì la squadra Nel frattempo, Elena era saltata giù dal retro della casa, attraverso una scaletta di legno che scendeva dal tetto. Si trovò davanti il mulo e la capretta. Entrambi riposavano senza curarsi del baccano. “Ho bisogno del tuo aiuto”, disse, tirando le briglie e salendo in groppa al mulo. Wolf era andata verso nord, lei imboccò la medesima direzione. In casa, stesso momento… Agata, con Milly seduta sulle sue ginocchia, sospirava: Che ne sarà di loro? Oreste (stringendo la gemma): Spero nulla di male o quello se la vedrà con me!
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Fortezza Nord, ore dopo Sentinella: Qualcosa si sta avvicinando all’ala est della fortezza! – guardò meglio per mezzo di un cannocchiale rudimentale – Porca ladra!!! È IL MOSTRO!!! – perse l’equilibrio e si ritrovò appeso per la cintura su una delle aste pendenti della torre: AIUTOOOOO!!! Soldato: Sire! È qui, è tornato! – spalancando le stanze del re Gavril: Bene, fate come vi ho detto, lasciatelo entrare nella fortezza e chiudete le porte, il popolo è stato avvisato??! Soldato: Come avete ordinato, tutti nelle loro case Gavril: Andiamo, è ora di finirla – il re lasciò la regina con tre guardie e scese le scale che conducevano all’ingresso del castello e nel centro della fortezza. La creatura avanzava lentamente questa volta, i suoi occhi emettevano una luce terrificante. Appena si avvicinò a cinque passi di distanza dallo sbarramento della fortezza, le grandi porte si aprirono all’indentro lasciando completamente libero il passaggio. La bestia non si tirò indietro e in poco tempo fu al di là delle mura, quando ciò avvenne, sei uomini, dietro a ciascuno degli enormi portoni, li richiusero in un istante, causando un rumore assordante. I dodici soldati si dileguarono ancora più rapidamente. Il mostro non sembrò affatto turbato dalla situazione, continuò a procedere verso il castello. Fino a quando, qualcuno si presentò davanti ad esso… Gavril: JULIA! È me che cercavi, vero? È me che vuoi, non è così?? ECCOMI! Non sarà più necessario distruggere il regno! … - la bestia lo penetrava con lo sguardo carico d’odio – se uccidere me potrà alleviare il tuo dolore, eccomi – si gettò in ginocchio, disarmato, davanti al mostro – ma.. ti prego.. risparmia il mio regno, non ha colpa.... come io non potevo impedire il massacro di mio padre.. non sto cercando di giustificarmi.. LO SO CHE PUOI CAPIRMI JULIA! Io so chi sei.. io conosco le tue capacità, AVANTI cosa stai aspettando.. facciamola finita ADESSO!! “..lA miA VEndeTTa noN sArà la TUa MorTE.. IO nON vOgLIo La tUA vITa, NoN sONo ComE Voi. OrA, cIO’ Che VogLIo..E’ L’ARMA ChE TuO PadRE HA UsATO PeR DIstrUGGerE La Mia GEntE, VoGlio RaggIuNGerLI Per SEmPRE.. NoN hO piU’ AlcUNa RagIOnE D’EsiSTeRe” Gavril (frastornato): Cosa dici?! Quale arma!! Perché parli così?! “nON poSso SpieGAre.. uN EseRCIto Non sAREBbe BasTAto PeR disRTUGgERe tUTTo iL Mio PoPOLo.. IL miO TEmpO Si E’ ConClusO, COnoSCo QuEllO Che Sto CerCaNDO, E’ NEllE SegRete deL TuO CasTELLo. PErmEttiMi Di PortarLO Con ME e ANDrò vIa pEr SEmPre, Lo GiuRo.. PeR mE Le ProMEsse ValGono TANto QuaNto UnA VitA” Gavril si alzò barcollando e accennò al mostro di seguirlo verso il castello, i soldati di guardia sgomberarono la zona senza farsi pregare, c’erano solo la creatura e il re che camminavano allo scoperto nel regno. Entrarono nel castello, ognuno si fece da parte al loro passaggio, da lì scesero dritti nei sotterranei. Per buona sorte, c’era abbastanza spazio da consentire alla bestia di raggiungere il suo obiettivo. La creatura iniziò ad esaminare una cella alla volta dall’esterno, solamente utilizzando la sua vista. Dopo otto di queste, si fermò. Nella nona, sotto delle vecchie stoffe strappate, vi era una specie di scettro, la bestia lo afferrò e uscì dalla prigione. Gavril: E’ quella? “viSTa coSì nOn SEmbRa NuLLa Di sPeciAle, mA MiO PADrE, CoLui ChE L’Ha cosTRuiTa, hA RaCChiuSO Al SUo InTerNo IL NosTro sTesso PoTere Per DOnArLO Al TUO, COMe tESTiMOnIANZa DeLLA LoRo AlleaNza, e ADEssO.. E’ lA PrOva DeL sUO CRIMINE PAssaTo” Gavril (tremando dalla collera): Io non ne ho mai saputo nulla.. che idiota.. ma Julia aspetta.. cosa vuoi farne, perché!?! “iO NoN PoSSo DisTruGGerMI cON lE MiE SolE ForZe” Gavril: NON DEVI! Ma perché!!?? Tu puoi vivere comunque, nessuno potrà restituirti quello che hai perso.. ma.. tu hai tutto il diritto di vivere, come e più di chiunque altro. Un soldato piombò di corsa giù dalle gradinate dei sotterranei: Sire, il generale è tornato, è ferito! Chiede di voi, dice che il regno è in pericolo, ci stanno per attaccare! Il re risalì le scale, spalancò le porte del castello, guardò da ogni parte, il generale era appoggiato su una lettiga trasportata da due guardie, andavano verso di lui: Gavril: Chi vi ha ridotto così?? – sollevando il comandante per le spalle – parlate Generale: Due..mila o for..se di più.. stan..no ve..nendo qui……… - svenne Gavril: Portatelo al sicuro, presto!! Richiamate tutti i soldati in DIFESA! All’orizzonte una macchia multicolore conquistava terreno. La terra tremava leggermente da sotto i piedi del re, la regina, dall’alto di una vetrata, nella cappella del castello, assisteva ammutolita a quella massa di uomini contro di loro. “ResTate InDIeTRo TuttI, PoSSo UsaRE Quest’ArMa unA Sola Volta DalL’AlBa Al TrAmoNto e oRa E’ CAriCa, FatEvI Da paRtE” disse la creatura, prima di sistemarsi davanti allo sbarramento esterno della fortezza e attendere che si avvicinassero ancora. Gavril: Perché fai questo per noi? Io non lo merito “CI SoNo InnOCEnTi aNcHE QuI” Alla lunghezza di trenta passi umani, tra la bestia e il vertice dell’esercito nemico, lo scettro che impugnava diede il via ad una serie di scariche magnetiche che lo avvolsero, provando ancora una volta la sua potenza. La creatura lo mosse in opposizione all’esercito, costringendo quella forza che non aspettava altro di esplodere, in un’unica scia luminosa; da quella posizione partendo dalla sua sinistra e continuando in semicerchio fino alla sua destra, la bestia ridusse ad una tabula rasa i 4/5 dell’esercito. Le grida dell’armata da sud non ebbero neanche il tempo di espandersi nell’aria. Dei circa 400 rimasti, l’orrore per quello che vedevano impediva loro di reagire. I loro compagni si erano dissolti in un fascio di luce. Uno di loro trovò la forza per gridare: VIAAA!!! RITIRIAMOCI!!!!!! Lo scettro emetteva ancora qualche scintilla, la creatura stava per correre via ma le zampe posteriori cedettero, finì giù, era affannata. Gavril: Julia! Soldati! Presto dell’acqua! “nON Rie..SCo aD AlZarMI….. – tentò inutilmente di recuperare la sua stazza, crollò di nuovo – AhRGRH…. PerCHé non riesco a sollevarmi.. – la voce stava mutando in quella di una fanciulla” Da lì a seguire, la criniera si ritirò così come la sua forma. La bestia lasciò il posto ad una ragazza spogliata, sdraiata a terra priva di sensi. Il re si tolse il mantello e coprì la giovane, poi la strinse tra le braccia e irruppe in lacrime come non aveva mai fatto in tutta la sua vita. La sollevò, avviandosi verso il castello disse: Dite che preparino una stanza per lei. Soldato: Agli ordini
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La principessa, sul dorso del mulo, si era fatta un bel po’ di strada, tuttavia di Wolf nessuna traccia. Ma lei non si perse d’animo, come disse la sua balia, mai lasciarsi andare. Voce: Elena? Sei tu?? Elena (sollevando la testa dal mulo): Non ci posso credere! Nutrice!? – scivolò giù dal mulo e le gettò le braccia al collo, in lacrime – credevo di non rivederti mai più!! Nutrice (abbracciandola forte): Lo so piccola mia, tuo padre te ha fatte passare tante.. c’è solo un cosa di cui gli sarò grata per sempre, averti mandata via e avermi cacciata subito dopo la tua partenza, in un certo senso mi ha salvata Elena: Oh.. tutta la mia gente… perché ha usato quella maledetta gemma! Nutrice: Basta pensare al passato, non c’è più nulla da fare adesso.. tuo padre era un essere diabolico, perdonami, dovevo dirtelo.. ma parlami di te, che ci fai qui?? Elena: Ci sono tante cose che sono successe, cara nutrice.. io credo di aver conosciuto l’amore e sento che non posso perderlo Nutrice: Ohhhhhhhh!!! Elenaaaaa! Quanto sono felice!!! È la notizia più bella che abbia sentito da non so quanto! Il mulo intanto si era appartato nella boscaglia e ruminava tra le foglie. Un’ape, che si era smarrita dall’alveare e infastidita dalla brezza autunnale, ronzava frastornata da quelle parti. Si posò sul sedere del mulo, chissà per cosa l’aveva scambiato. Comunque, affondò il pungiglione sul posteriore del povero animale. Questo schizzò in avanti emettendo un verso acuto. Nutrice: Cos’ha il tuo mulo Elena? Sembra mezzo pazzo Elena: Non so, non è mio, l’ho preso in prestito ma non è la prima volta che ha di questi scatti.. forse è veramente un po’ suonato Nutrice: Io lavoro presso una brava famiglia adesso, posso chiedere un cavallo per te… Più tardi, dopo che il mulo smise di scalciare e ancheggiare, le due donne riuscirono a raggiungere la casa dove abitava la nutrice. Strada facendo si raccontarono le vicende delle loro vite negli ultimi tempi. Giunte a destinazione, Elena vide una casa; era piccola, circondata da un campo di fiori diligentemente curato. Uomo (con un forcone): Bentornata Maria, come è andata la passeggiata? Maria (Nutrice): Benissimo, ho ritrovato la mia bambina – unendo la mano con quella della principessa Maria: Ho un grosso problema, mi servirebbe il cavallo più veloce della stalla, si tratta di vita o di morte Uomo: Mi spaventi se parli così, posso sapere- Maria: NON C’è tempo per spiegare! Vai a prendere questo cavallo, perbacco! Uomo (bisbigliando mentre si allontanava): E’ diventata isterica dopo una passeggiata.. andiamo bene.. e se le chiedevo di sposarmi che faceva… mi accoltellava! Elena: Grazie, lo riporterò appena possibile Maria: Stai attenta, c’è tanta gente malvagia sulla terra che non aspetta altro di far soffrire gli altri, io sono qui, se vorrai salutare la tua vecchia nutrice – sorrise – la strada la conosci Elena: Non so cosa avrei fatto senza di te in tutti questi anni – e l’abbracciò di nuovo L’uomo tornò con un bellissimo cavallo bianco: E’ quello che ha fatto catturare il padrone sette giorni fa – il cavallo diede uno scossone al braccio dell’uomo che reggeva le redini – È ancora un po’ selvaggio, ma è velocissimo Maria: Stiamo sicuri con questo? Elena: E’ meraviglioso – si portò più vicino, accarezzandogli la testa e il collo Maria: Stai attenta La ragazza montò con l’aiuto dello stalliere, il cavallo nitrì un paio di volte battendo gli zoccoli a terra. Elena tirò le briglie e si riportò sulla strada. Alzò un braccio per salutare i due, e poi, con un lieve calcio spinse il destriero al galoppo. Sperava che non mancasse molto prima di ritrovarla.
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Fortezza Nord, nel castello, in una delle stanze private del sovrano… Regina: Pensate che si riprenderà? Gavril (con le mani giunte): Credo di sì, in fondo sta solo dormendo, giusto guaritore? Guaritore: Giusto maestà, meglio se la lasciamo riposare, è priva di forze. Peccato che le condizioni del generale non siano altrettanto buone… In quel preciso momento, alle porte della fortezza rientrarono i venti soldati provenienti da sud e i dieci con il capitano più Dorian. Le due pattuglie si erano incontrate sulla stessa strada. Capitano: Allora Sir Dorian, ve ne tornate a casa vostra o volete trattenervi alla nostra tavola?? Dorian: Se vi dico di andare all’inferno, ve la prendete? Capitano: Dopo di voi – con un inchino beffardo, si fece da parte per far entrare nel castello prima l’altro Dorian (afferrando un soldato per l’armatura): Fammi preparare una stanza per stanotte! Sono molto stanco! Soldato: Come desidera signore Sala del consiglio, quella sera… Gavril: …se non fosse stato per lei, ci avrebbero distrutti. I soldati ad ovest? Capitano: Dovrebbero arrivare entro domani a quest’ora, gli ho ordinato di non girovagare a lungo in terre inesplorate, massimo due giorni… Non posso pensarci.. noi a perdere tempo mentre qui accadeva tutto questo.. chiedo perdono Gavril: Sono stato io ad ordinarvi di partire, non dovete chiedere perdono.. sono stato sempre io a mandare il generale incontro a… Capitano: Sono sicuro che guarirà, maestà, vorrei avere io la sua tempra, una volta, durante un allenamento, ha sconfitto dieci tra i migliori soldati a mani nude… Gavril: Avete trovato poi quella bimba? Capitano: No sire, ho una specie di presentimento su quel Dorian, non mi pare essere quel che vuol far credere a noi Notte, sempre al castello La ragazza bruna distesa nel letto iniziò piano piano a risvegliarsi. Aprì gli occhi, la stanza era del tutto priva di luce, lei non sapeva assolutamente dove si trovasse né il perché. La sua memoria era adombrata. Guardandosi attorno, cercò qualcosa per coprirsi; ai piedi del letto vi erano alcuni abiti, forse lasciati lì apposta. Si vestì velocemente e scese dal letto. Doveva andar via da quel posto sconosciuto. Aprì quindi la porta silenziosamente, corridoio vuoto, via libera. E giù di corsa per tutte le rampe del castello, dall’ala nord all’uscita. Durante la “fuga” si scontrò con qualcuno che sbucò da dietro ad una parete, proprio davanti a lei. Dorian (finito a terra con un tonfo): Ahhio!! Chi si è permesso!! Wolf (inchino): Scusate, che posto è questo? Dorian: Vuoi prendermi per i fondelli ragazzina?? – osservandola da vicino, sotto la luce delle torce – ..ma io ti ho già vista, tu eri nel bosco, TU SEI IL MOSTRO! – la giovane gli sottrasse la spada e lo colpì alla testa con la mano, con leggerezza. Lui, stordito, non si rialzò da dove era caduto. Quattro guardie di sentinella bloccavano il passaggio davanti al castello, appena videro lei, si allontanarono intimoriti. La giovane non sopportava quegli sguardi di paura, sdegno e repulsione rivolti contro di lei dalle guardie, desiderava sottrarsi alla loro vista, al loro giudizio. Dorian sopraggiunse goffamente all’ingresso del castello, dietro le spalle della ragazza: Uccidetela!! Mi ha assalito! È il mostro! Ci ucciderà tutti!!! Wolf: No.. io – saltò i quattro con un balzo e corse verso le mura della fortezza Dorian: Non permettetele di fuggire!! FERMATELA INCAPACI! – urlò ai quattro Soldato: Non possiamo, voi non potete darci ordini. Il re ha detto che è nostra ospite. – Dorian gli si avvicinò e lo afferrò – INSEGUITELA!! È la bestia che ha distrutto le vostre case! Le vostre terre! Ha attaccato il vostro regno! Soldato2: Ma non é così.. non ha mai- Dorian: Siete esseri inutili.. – sputando verso i soldati – ci penserò io a liberare il mondo da quell’essere orrendo! FATE LARGO! – sfilò la spada ad un soldato e lo spinse contro un muro. Dorian (pensando): Quella creatura vale un’immensa fortuna, devo catturarla adesso che è umana – prese uno dei cavalli legati lì vicino e inseguì la sua preda per tutta la fortezza, quando finalmente la vide, questa stava oltrepassando le mura. Dorian: APRITE LE PORTE!!! – la sentinella sulla torre non capì bene cosa stava accadendo, nelle tenebre della notte non notò la ragazza che dalla cima delle mura, alte quaranta piedi, saltò dall’altra parte con maneggevolezza e da quel punto corse a tutta velocità, distanziandosi dal castello. L’uomo attese impazientemente che le porte si dischiudessero, calciò i fianchi del cavallo con violenza e cercò di stare dietro a quella figura velocissima che si spostava nelle ombre. Dorian: Non può essere più veloce del mio cavallo!! IMPOSSIBILE!!! Vai più veloce stupido animale INUTILE!! – aumentò la torchiatura sui fianchi del povero cavallo Wolf diventava sempre più irraggiungibile, l’altro a stento la intravedeva. Appesi alla sella del cavallo, c’erano un arco e alcune frecce. L’uomo li strappò da dove erano legati, serrò con ancora più forza le gambe intorno al cavallo ed iniziò a prendere la mira, prima che lei gli svanisse davanti agli occhi. Elena giunse sul cavallo bianco esattamente in quella strada. Wolf correva verso di lei rallentando l’andatura. Si fermarono l’una di fronte all’altra, il cavallo bianco s’impennò poco lontano dalla ragazza bruna. Elena: Wolf! – saltò giù, più o meno si sfracellò di sotto – Wolf!!! – in quel momento voleva stringerla a sé più d'ogni altra cosa. Wolf: Ele.. – la accolse a braccia aperte, lasciando cadere la spada fregata a Dorian – Elena, dobbiamo andar via, pericolo! Elena (baciandole il viso in ogni parte): Non scappare più da me.. amore mio – concluse, con un bacio sulle labbra traboccante di passione . Dorian aveva guadagnato strada, anche troppa. Tese l’arco al massimo della sua estensione e indirizzò la freccia con precisione verso le spalle della giovane donna bruna. Elena nella posizione in cui era, con le labbra su quelle dell’altra, schiuse gli occhi di poco, ma quel poco fu più che sufficiente per scorgere con orrore la punta di quella freccia che tagliava il vento dritta nella loro direzione. La principessa ruotò velocemente sé stessa e la sua compagna sul lato opposto, in modo da capovolgere la loro posizione. Wolf non si rese conto in tempo di ciò che avveniva, fino a quando la feccia trapassò il torace dell’altra finendo con la punta infilzata nei sui stessi vestiti. La giovane dai capelli rossi restò con gli occhi sbarrati fissi sull'altra. Nel contempo, l’uomo a cavallo si stava avvicinando ancora. Guardò la scena soddisfatto della sua azione. Ma quando si accorse di aver confuso i bersagli, s’infuriò: “Dannata sfortuna!!” Elena era a terra. La sua amica spezzò la punta della freccia e tirò via l’altra metà dalle sue spalle: ELENA!! Rispondimi!! – piangeva, tentando di bloccare la fuoriuscita di sangue dalla ferita – Non chiudere gli occhi.. ti prego!! NON CHIUDERLI!! Non lasciarmi anche tu.. – la ragazza dai capelli rossi la guardava con disperazione, le afferrò la mano stringendola ma la vista le venne meno, poteva udire fievolmente le sue parole “Wolf.. mi dispiace.. non posso.. non ne ho la for…..”, pronunciò, prima di abbandonare la presa tra le loro mani e chiudere gli occhi per sempre. Wolf: No.. NO!.. ARRRGGHHHH!!! – affondò le dita nel terreno, lacerò terra, sassi, erba e ferì le sue mani. I capelli sciolti stavano ricrescendo insieme ai denti. Dorian sentì le sue gambe fremere fuori controllo, impugnò la spada, stava tremando ma ciononostante era deciso a risolvere la faccenda. Avanzò. La ragazza bruna si morse a sangue le labbra: Non voglio.. questa volta nooooo.. – desiderava ribellarsi alla sua natura, raccolse la spada vicino a lei e puntò su quell’individuo che le procedeva contro. Dorian alzò la spada pronto ad affondare su quella ragazzina, così fece. A due passi da lei, sollevò l’arma per colpirla ma l’altra la evitò facilmente, ricambiò con un fendente poderoso, tanto da tagliare la spada dell’uomo (che questo protese sulla sua persona per difendersi) e squarciare il petto dello stesso, terminando con la lama infilzata nel suolo, lasciata lì ad oscillare. L’uomo crollò sulle ginocchia, e di lì a terra, privo di vita. La giovane bruna, con i capelli sporchi di sangue e i canini ancora lunghi, ma che stavano ritraendosi, prese in braccio l'altra “metà del suo cuore”, con un semplice sguardo, convinse il cavallo bianco ad avvicinarsi per consentirle di salire insieme ad Elena. Cavalcarono a gran velocità ad est, in direzione del bosco.
***
Era quasi l’alba; il cavallo stremato andava avanti debolmente, Wolf, con la principessa tra le braccia e due occhi rossi, vedeva malamente dove stavano andando ma riconobbe i dintorni del lago, sapeva di essere vicina alla capanna. Quando arrivarono, Agata era fuori la porta con una secchia di latte tra le mani, appena le vide, la lasciò cadere, si precipitò vicino. La figlioccia scese a fatica con Elena: “Ti prego, aiutala, restituiscile la vita, solo tu puoi farlo” Agata notò in quel momento il cadavere insanguinato della principessa, si coprì la bocca dal terrore: “Oh mio Dio!” Wolf: Ti Prego, tu puoi, aiutala.. aiutami.. la gemma Agata: Come posso io!? Perché mi chiedi questo!?! Come potrei?!!?! Non c’è modo!
“Me per lei”, pronunciò la giovane
con fermezza.
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