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***Capitolo
6***
Oreste: NO! Scordatelo!! Agata non azzardarti a darle retta! Wolf.. e noi? Che faremo noi?? Come vivremo senza di te!?! Tu sei troppo importante! Wolf: Io non sono umana.. è meglio così – l’uomo la colpì con uno sganassone e poi iniziò a singhiozzare Oreste: Tu non sai cosa dici! Wolf: Può darsi.. ma so cosa sono, so di non poter vivere qui con voi.. so di non poter vivere senza di lei.. so che state soffrendo.. perdonatemi, è il mio ultimo desiderio su questa terra Agata era seduta sulla sedia a dondolo, accanto al focolare, il volto bagnato dal pianto; si dondolava avanti e indietro con due occhi vuoti da emozioni. Milly dormiva tranquillamente lì vicino, in una cesta abbastanza grande da accoglierla con le sue coperte. Wolf (implorando): Vi prego, capitemi, io vi voglio bene ma non posso vivere così, è stata uccisa per colpa mia, è giusto che sia io a rimediare Agata (sospirando): E’ così importante per te? Wolf: Sì Oreste: Che stai dicendo moglie!!? Non vorrai acconsentire?! Non te lo permetterò mai!!! – la ragazza gli si avvicinò e prese le sue mani: “Ti prego, non impedirmelo.. potrò riunirmi alla mia famiglia, sarò felice di sapere che lei vive qui al mio posto” Agata: Non c’è nessun modo per convincerti a desistere? Ci stai chiedendo di strapparci il cuore dal petto.. – dichiarò con un filo di voce Wolf: Io provo un profondo affetto per voi, ma non posso vivere dopo quello che è successo, perdonatemi per il dolore che vi sto arrecando… - ripetè La donna non resistette più, si abbandonò sulla sedia in lamenti e scoppi irrefrenabili di lacrime. Il marito, d’altro canto, si sentiva quasi svenire, uscì dalla casa e tirò con sé la ragazza. Oreste: Io non sono tuo padre.. forse non ho alcun diritto su di te.. ma non so in che altro modo mostrarti il bene che ti voglio, sarò io a prendere il suo posto Wolf: NO! – colpì l’uomo allo stomaco con un pugno, infliggendogli il minimo danno necessario per fargli perdere conoscenza. Dopodiché, lo prese in braccio e tornò in casa. Di fronte a lei, Agata: “Scusami ..non posso, preferirei uccidere me stessa piuttosto che te.. non posso”, nelle sue mani reggeva debolmente il libro della gemma. La ragazza posò Oreste sul letto (nella sua camera), uscì, prese il libro dalle mani di Agata e raccolse la gemma da terra, accanto al focolare. Riflettendo le fiamme, emetteva ancora quella luce d’orata pressoché ipnotica. Agata: Aspetta! Non farlo! Come fai a credere che sia l'unica cosa giusta?!?! Wolf: Vi voglio bene.. addio – sollevò Elena, con il libro e con la gemma nella tasca. Si allontanò da quella casa ricca di affetti e ricordi, anche se di breve durata. Agata: WOLF!! NOOOOooooo!!! – tentò di ricorrerla…
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Fortezza Nord, qualche ora dopo l’alba Il re guardava da una finestra, nel luogo riservato alla sua ospite fino a poco fa. Un uomo di mezz’età si avvicinò a lui lentamente: "Perdonate sire, il generale sta meglio. Ha superato la notte e salvo infezioni, ha buone probabilità di una completa guarigione." Il re sorrise leggermente, con un ombra di tristezza negli occhi si voltò e disse: “Grazie, potete andare” L’uomo stava per andar via allorché Gavril aggiunse: “Ho una cortesia personale da chiedervi, prendete questo – gli consegnò lo scettro che la ragazza aveva lasciato in quella stanza – seppellitelo in fondo a quel condotto abbandonato da secoli, fate in modo che sparisca nelle profondità della terra.” Uomo: Consideratelo fatto, maestà – andò via. Gavril (pensando ad alta voce): ..sono felice che tu l’abbia dimenticata qui, Julia.. sarò ancora più felice se non verrai mai più a reclamarla.. quell’arma è una potenza distruttiva di cui il mondo non ha bisogno.. e neanche tu. Sii felice così come meriti… Regina (entrando in quel momento): Maestà? Gavril: Sì mia regina? Regina: Qualcosa non va? Sembrate triste Gavril: No, è solo che di recente non ci sono state buone nuove di cui gioire Rgina (avvicinandosi): Beh.. se volete potrei essere io la prima a rallegrarvi, o almeno spero che ciò che sto per dirvi sia per voi fonte di gioia come lo è stato per me.. Gavril: Cosa avete da dirmi? – sorrise – sembrate così felice oggi Regina (con apprensione): Aspetto un figlio, presto avrete un piccolo o una piccola erede che correrà per queste stanze – il re allargò il sorriso gioiosamente e sollevò la sua regina, dondolandola in cerchio per tutta la camera…
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La giovane bruna ripercorse il sentiero che rasentava il lago, fino al posto dove non molto tempo prima erano *l'una e l'altra* così inaspettatamente vicine, e vive. Ricordando ciò, la ragazza accennò un sorriso: “Almeno la mia vita servirà a qualcosa di buono”, passò oltre. Poco dopo arrivò sulle sponde di quel lago nascosto e fino ad allora intatto. Poggiò delicatamente la salma sulla riva, si sedette e prese il libro, iniziò a sfogliarlo rapidamente. Dopo aver saltato la storia, i possessori antecedenti e i danni che un mal impiego dell'oggetto avrebbe potuto causare, si fermò sulle possibilità d’uso della gemma. In caratteri più grandi, ad inizio di quella pagina, c’era scritto:“Est modus in rebus, sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum” (c’è una misura nelle cose, vi sono determinati confini, e porsi al di qua o al di là di essi non può essere giusto / Orazio) La ragazza sorvolò le righe fino a ciò che le interessava. Stando a quanto scritto, anche un bambino poteva adoperarla senza difficoltà. Posò il libro aperto a terra, tirò la gemma fuori dalla tasca, la fissò un momento; in quella occasione, era trasparente. Osservò la principessa, era pallida e gelida ma l’altra la trovava ugualmente incantevole. Si protese per salutarla un’ultima volta con un lungo bacio sulle labbra, sistemò la gemma sul cuore di lei e la coprì con la sua stessa mano. L’aria era fresca, il clima ancora gentile a dispetto dell’inverno alle porte, le acque limpide e immobili sulla superficie. La ragazza inspirò ampiamente, si concentrò sul viso dell’altra ed iniziò a ripetere, più volte di seguito, una breve frase nella sua mente:“Hoc est in votis” (questo è nei miei desideri). Fino a che attraverso i suoi occhi tutto divenne bianco, attraverso le sue orecchie tutto divenne muto e fino a che un soffio di fuoco spense il suo respiro. Cadde a terra, con la mano ferma sulla gemma e sul cuore di Elena. L’oggetto magico circondò le due in una sfera calda e luminosa. Alcuni animali nei paraggi fuggirono lestamente. Dopo un po’, il globo cominciò a ridurre il suo diametro, poco a poco si concentrò nella gemma, svanendo del tutto. Intorno a loro c’era ancora silenzio e pace. La giovane dai capelli rossi, sciolti in tutte le direzioni, mosse appena le dita di una mano. Sentì gli occhi bruciarle, come se al di sotto ci fosse del sale a corroderli; spalancò le palpebre per scoprire sopra di lei un cielo trai più azzurri, lo stesso azzurro che le ricordava gli occhi della persona che amava. “Sono in paradiso”, sussurrò. Ma le faceva male dappertutto, ed era strano che sentisse dolore nell’Eden. Provò a spostare il capo, poiché il collo era irrigidito e dolorante non vi riuscì subito, ma presto avvertì un leggero peso sul torace. Sollevò pesantemente un braccio per aiutarsi a mettersi seduta. Gli occhi che le pizzicavano, fino ad allora appannati, si focalizzarono sulla figura distesa al suo fianco, sulla mano poggiata su di lei ed infine sulla gemma. Lì per lì non capì tale condizione. Poi, le memorie della notte trascorsa, e dopo, un’intuizione atroce. Afferrò quella mano, si voltò e vide l’altra, con il viso nascosto nell’erba e con gli inconfondibili capelli slegati sulle spalle. Il cuore appena risvegliato le sembrò fermarsi nuovamente. Elena: Wo..lf …….. Wolf! WOLF! Svegliati! SVEGLIATI! – intanto che le scuoteva le spalle – Alzati.. WOOLF! – il bruciore dei suoi occhi venne lavato via dalle lacrime. L’altra ragazza era rigida, apparentemente senza vita – Che hai fatto… CHE HAI FATTO!!!! PERCHE’EEE!!! CHI TI HA AUTORIZZATO A QUESTO!!!!!!!!!! – la avvicinò a sé abbracciandola e baciandola. Che rimaneva adesso..?
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Oreste e sua moglie si affrettavano nel bosco. Se c’era una sola maniera per impedirlo dovevano trovarla assolutamente. La brava donna maledì il giorno in cui aveva narrato quella storia sulla gemma, bramò con tutte le sue forze che fosse realmente solo una storia senza fondamenta. Quando conclusero la loro corsa, marito e moglie assistettero ad una tra le scene più strazianti della loro vita. C’era la principessa sulle ginocchia, con la testa sul cuore dell’altra ragazza; c’era silenzio, oltre ai lievi gemiti di un dolore che andava man mano logorandosi; e c’era la gemma di Libra più splendente del solito accanto a loro. Elena: Perché il tuo cuore non batte.. cosa hai fatto.. perché!?.. perché hai preso il mio posto!?!!!! Chi ti ha chiesto questo!!?? CHI!!!??? Adesso.. adesso.. la mia vita non ha più senso… voglio solo raggiungerti……… - sollevò il capo, si asciugò il viso, cercò con lo sguardo qualcosa, una qualsiasi cosa che le permettesse di togliersi la vita. Vide la gemma, il viso le si illuminò temporaneamente, forse poteva invertire di nuovo la situazione; ma su quella pagina del libro era chiaramente descritto un uso irreversibile. Si gettò di nuovo sulla compagna dolendosi. Agata (avvicinandosi a lei, le posò una mano sulla testa): Elena.. – piangendo in silenzio – abbiate il coraggio di accettare il suo gesto, lei vi amava troppo per sopportare la vostra assenza e il rimorso per la vostra fine Elan: Io l’amo troppo per sopravvivere a questo – fissò la superficie del lago, quelle acque, era come se la invitassero a placare il suo dolore in simile profondità. Alzandosi del tutto dalla battigia, continuando ad osservare il lago, si diresse verso di esso, con un solo pensiero in mente. Oreste che fino ad allora era rimasto fermo ad osservare, troppo debole per reagire al male che sentiva dentro, con un'impeto afferrò il braccio della principessa: Non costringetemi ad usare la forza, non fate sciocchezze.. non vanificate tutto. Elena (con un’espressione vuota): Cosa mi resta? Lei era tutto il mio futuro, lei era la persona che… - l’uomo la sostenne mentre la ragazza versò tutte le lacrime che le rimanevano. Oreste: Vieni Agata, torniamo a casa. La bimba è sola, ho paura che si svegli e non trovi nessuno. Accompagna la principessa io.. io penserò a Wolf.. Quando Agata trascinò quasi Elena lontano da quel lago, al di là della vegetazione e riprendendo il sentiero verso la capanna, Oreste si avvicinò alla sua figlioccia e sfogò anche lui la propria sofferenza: “Perchè l’hai fatto?? Perché non ci hai mai rivelato quello che provavi per lei??”, disse singhiozzando. Raccolse la gemma e la gettò in fondo al lago. Sollevò la ragazza e, distante dalle altre due, intraprese la via verso casa.
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Palazzotto di Dorian, la notte dello stesso giorno Uomo: Quel bastardo non fa più ritorno da tempo oramai, io non ne posso più di quelle povere anime infelici, basta! Ho deciso, voglio liberarle! Uomo2: E’ giusto. A costo di uccidere chiunque voglia mettersi in mezzo. Dopotutto sono solo in poche le guardie rimaste qui. Uomo: Andiamo I due, giunti vicino alla sala sprangata, tolsero le assi, con sveltezza s’intrufolarono dentro ed una ad una fecero uscire tutte le giovani. Da lì in avanti, proseguirono dritti verso l’uscita del palazzo. C’era solo un soldato di sentinella. Uno dei due uomini lo afferrò alle spalle soffocandolo, nessun altro si frappose alla loro fuga. Fuori, prima di attraversare i campi, uno dei due si fermò: Và tu amico, accompagnale ad ovest, dicono che sia una terra di sola pace. Uomo2: Tu che farai quando tornerà il padrone? Uomo: Sono stanco di prestarmi alle sue smanie. Andrò via cercando di convincere l’intera servitù a seguirmi. Penso che potremo vivere anche senza quella miseria che lui ci dava in cambio dei nostri oneri. Lasceremo che si rallegri da solo nel suo bel palazzo. Buona fortuna Uomo2: Grazie, noi ci incontreremo di nuovo, puoi star sicuro Ragazza: Grazie.. grazie con tutto il cuore, da parte di tutte…
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In una sconfinata prateria verdeggiante.. sole nascente… Wolf (seduta sull’erba): La sai una cosa Ele? .. – arrossendo – vorrei che tu diventassi la mia famiglia.. e anche Milly ovviamente.. se vuoi.. Elena (seduta di fianco all’altra): Ma certo che lo voglio.. non ho mai amato nessuno come te e la piccola, come potrei non volerlo Wolf: Allora è deciso.. noi tre saremo una famiglia, chissà se Agata e Oreste saranno felici di diventare nonni.. – la bruna si sollevò e camminò via Elena (in piedi): Aspettami Wolf.. Aspetta! ASPETTAMI!! La ragazza dai capelli rossi si svegliò di colpo. Richiamò alla mente che lei non c’era più. Ma era rimasto il suo letto e il suo ricordo a lacerarla. Uscì dalla stanza, tornò vicino al focolare dove c’era Agata a contemplare il corpo della giovane bruna, adagiato su una coperta, in attesa del giorno seguente per la sepoltura. Agata: Elena, tornate a riposare, basto e avanzo io qui, non angosciatevi oltre Elena (sedendo lì accanto): Milly? Agata: E’ con Oreste, stanno dormendo.. almeno spero. Sembra che stia solo riposando – riferendosi a Wolf – ..non so se vi siete mai domandata il perché in questa casa ci sia un’altra stanza oltre alla nostra, mia e di Oreste intendo Elena (senza distogliere lo sguardo dalla sua amata): No, non ci ho mai pensato Agata: ..diversi anni fa, quando ero ancora una fanciulla come voi, riamasi incinta. Quelli erano tempi duri da vivere. La mia famiglia era povera ed io mi sposai molto giovane. Quando seppi di essere in attesa di un bambino fu una gioia immensa per noi, Oreste costruì con le sue mani un’altra parte della casa per il futuro bambino. Invece.. non venne mai alla luce. Morì durante il parto.. Elena: ..mi dispiace.. vi ho rievocato un triste ricordo Agata: No.. non preoccupatevi, ho voluto raccontarvelo anche per me stessa. Sono trascorsi tanti anni.. io e mio marito ci eravamo rassegnati a concludere la nostra vita da soli.. e poi è arrivata Wolf.. - pausa. Elena: La mia nutrice mi raccontò una volta, quando ero piccola, di un mondo a parte.. un posto dove vivevano esseri speciali.. credevo fosse solo un racconto… Ore dopo, alba… Oreste venne fuori con la bimba che strillava con tutta la voce che aveva: Agata! Milly ha fame o cos’altro.. non vuole calmarsi, Agata? – la donna si era addormentata sulla sedia. Ma qualcosa non quadrava.. c’era qualcosa fuori posto, anzi non c’era affatto.. l’uomo posò la piccola nella cesta e girò per la casa, niente. Wolf era scomparsa. Corse a svegliare sua moglie: AGATA!!! Agata (finendo giù dalla sedia): AHH! Che succede! Oreste: Guarda! Non c’e più! È sparita!! Agata: Oh mio Dio! È venuto qualcuno durante la notte e l’ha rapita! Chiama Elena! Vedi se sta bene! – e nel frattempo Milly continuava a sgolarsi.. – la bambina! Portami la bambina! Oreste: Ma che diavolo è successo!! Chi può averla presa?!!? – raccolse la piccola e la portò ad Agata, mentre che questa tentava di risollevarsi a fatica da terra… Simultaneamente, sul tetto della casa… La principessa stava riaprendo gli occhi lentamente, risvegliata da una modesta frescura mattutina. Era in una posizione strana, per dove si ricordava che fosse la notte prima, ma per niente scomoda. Quando rivolse lo sguardo davanti a lei, vide un bellissimo spettacolo di luci e colori che tinteggiavano l’orizzonte. Non fu definitivamente sveglia fino a quando udì una voce: “Vista da qui è magnifica” Elena si rese conto di essere con la schiena poggiata contro il petto di qualcuno seduto dietro di lei. Di essere abbracciata da una persona. Colei che aveva pregato di rivedere con tutta sé stessa, quantunque fosse insperabile. “Wolf..” proferì, prima di voltasi e verificare che questa volta non fosse solo un sogno. Le due si abbracciarono e piansero, ma non più da sole, insieme… Elena: Non sto sognando, vero..? – disse, aggrappandosi ai vestiti dell’altra e torcendoli fra le mani. Wolf: No – stringendola con forza Elena: Tu sei viva! Come è possibile!?!? Non respiravi più! Il tuo cuore non batteva! Wolf: Non ci credo neanche io, ma è così. Non so cosa è successo, quando ho ripreso conoscenza ero qui, in casa. Poi ti ho vista.. seduta proprio davanti a me.. e c’era anche Agata, non poteva essere solo un mio desiderio. La rossa voleva accertarsi che tutto era tornato come prima, incominciò a controllare ogni parte della sua amica; i capelli erano ancora dello stesso colore e i lineamenti gli stessi. Le toccò il viso con gentilezza, guidò le dita fino alle labbra e qui si fermò, per avvicinarsi sempre di più, per portare la sua bocca così vicino da sfiorarle la guancia, il mento e.. “Cosa è successo ai tuoi denti??!” esclamò. La ragazza bruna, temporaneamente catturata dallo charme della principessa, all'incirca non prestò attenzione a quella domanda. “Uhm?” Elena (allargandole la bocca): I tuoi denti sono come i miei.. che ti è successo? Non capisco amore.. sembri diversa Wolf (tirandosi indietro): Che significa? Elena: .. sembri diversa, ma non lo sei. Perché siamo qui – girandosi intorno – sul tetto? Wolf: L’alba.. volevo che tu la vedessi come io l’ho vista molte altre volte, sempre qui, è meravigliosa come te.. Elena: La mia meraviglia è stata ritrovarti, niente è nemmeno paragonabile a quello che sento in questo momento. Promettimi che non farai mai più nulla del genere.. ti amo così tanto.. ho necessità di questo amore.. ne ho bisogno per vivere.. Wolf: Che vuoi dire? Elena: Voglio dire che sono totalmente dipendente da te.. Agata (fuori la casa): ELENA! Dove siete!?!? Elena: Spero non muoiano dallo shock rivedendoti, ci parlo io con calma, tu resta qui, d’accordo? – la ragazza bruna annuì. Tempo dopo… Elena: …mi ci porterai un giorno? Mi piacerebbe vedere la tua terra d’origine Wolf: La ricordo appena, era splendida. Adesso che ‘la bestia’ è morta per sempre, con essa si è estinto tutto il rancore che Julia non riusciva a dimenticare. Adesso ci sono solo io – sorrise – mi è rimasta solo la forza e la velocità, ma non so per quanto.. se non altro spero che non sarò più un mostro agli occhi degli altri. Agata: Possibile che la gemma abbia consumato solo metà della tua vita? La metà della creatura? Oreste (grattandosi la testa): Basta pensare, ciò che conta è che sei tornata e che siete tutte e due vive Quella sera, dopo una giornata sconvolgente, tutto tornò tranquillo nella casetta. Le ragazze erano nella loro stanzetta. Uno filo d'aria penetrava attraverso una piccola crepa sul tetto, e loro due si accostavano l’una all’altra.. un po’ alla volta. Una di loro non risentiva affatto del freddo, comunque… Wolf: Hai freddo? – “Poco”, rispose l’altra – io sento caldo invece. - Si scoprì dalle coperte e si tolse la maglia di Oreste, poi tornò a stendersi abbracciando la compagna. Elena (con il viso di un rosso acceso): ..ma come fai a non raffreddarti.. – le poggiò la testa sulla spalla, stava tremando.. e non per il clima Wolf: Ancora freddo? Strano.. io sento sempre più caldo – via anche i calzoni (sempre di Oreste) [Autori: Chissà se al povero Oreste sarà rimasto qualcosa da mettersi addosso ^◊^] ritornò di nuovo a sdraiarsi, con indosso solo una camiciola lunga fino a metà gambe. Elena (mettendosi seduta, stava sudando): Non puoi avere caldo! Se non sapessi chi sei, penserei che ti stai avvantaggiando della situazione per.. per.. Wolf (con aria ingenua): Per cosa? – toccò velocemente la fronte della principessa – stai sudando, hai caldo anche tu, spogliati Elena (sempre più sconcertata): Ma no, non.. – in mente – oh accidenti.. si sta prendendo gioco di me o che altro? Wolf: Allora? Forse ti serve una mano per toglierti quella specie di trappola che indossi.. Elena: Stai scherzando?? Non puoi parlare sul serio, non credo che tu sappia quello che stai dicendo Wolf: Mhm.. pensavo che tu non ti vergognassi di me, al lago eri diversa; mi volterò da un’altra parte – disse, girandosi su un fianco e guardando verso il muro di legno Elena: Andiamo Wolf.. ci sono cose che tu non conosci, come faccio a dirtele ora, andiamo! Tutto quello che sai te lo hanno insegnato loro (Agata & il marito) e non penso proprio che abbiano incluso anche la materia ‘sesso’.. al lago, per te era solo un "esperimento", una cosa che dovevi capire, tu lo hai detto.. per me è stato diverso... ... Wolf? Mi ascolti?.... buona notte – iniziò a ventilarsi con le coperte, bisbigliando – io ti amo e con te non posso nascondere le mie emozioni. Wolf, voltandosi rapidamente, scoprì l’atra ragazza: “Ci sono ancora cose che non sai di me. Capisco quello che hai provato allora, perché per me è stato lo stesso, mi serviva una tua conferma, o adesso o nel tempo a venire. Ora so.” – Elena era immobile, la guardava con due occhi semichiusi che battevano frettolosamente. Elena (ricoprendosi sollecitamente e sorridendo): Sei un’imbrogliona.. l’avevo immaginato sai.. mi hai sempre fatto credere il contrario.. che imbrogliona! Wolf (aiutandola a disfarsi del resto degli abiti): Sarò anche cresciuta lontano dalla civiltà, ma di recente ho avuto modo di leggere alcuni racconti, sembra che le persone non pensino ad altro.. e poi nelle locande dov’ero di passaggio si vedevano alcuni fatti.. Elena: Dovresti vergognarti! Assurdo, scommetto che "sai cose" anche più di me – Wolf le chiuse la bocca con un rapido bacio – sono felice con te, ma dopo non dirmi che dovevi solo ‘capire’ anche questo.. Wolf: Ti amo, non c’è altro da capire…
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Il sole era alto da tempo in cielo, nella capanna la vita proseguì e i giorni trascorsero uno dopo l'altro… Oreste: Wolf! Sempre sul tetto.. – sospirò l’uomo, e recatosi sul retro della casa, iniziò a salire le scalette che conducevano alla tettoia – Allora ragazza, che ci fai ancora sul te.. – non c’era altro che un passerotto a fissarlo - ..tto, ma dove sei? Agata (fuori, intanto che lavava alcuni abiti): Sono andate a fare una passeggiata con Milly, torneranno più tardi. Negli ultimi tempi non si separano mai Orete (dal tetto): Ah.. vabè.. ho appena notato che qua sopra c’è una falla piuttosto brutta, voglio ripararla prima che si allarghi. Agata: Come vuoi caro.. – a voce bassa – cerca di non sfondarlo completamente però.. Oreste: Dobbiamo restituirlo uno di questi giorni Agata: Che cosa? Oreste: Il cavallo. Comincio a sentire la mancanza di quello strambo del nostro mulo.
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Cinque anni dopo Una zona imprecisata della regione, in un pascolo sconfinato… Voce: Più in alto la guardia Milly, così sei scoperta Milly (oscillando un piccolo bastone): Prendi, prendi e prendi! – l’altra persona la acciuffò e la sollevò in braccio Voce: Presa! – iniziò a solleticare la bambina – sei scoperta, te lo dicevo.. eheheh.. Milly: Ehhhhahah.. noooooOOO, basta! Mamma! Aiuto mammina!!! – e rideva Elena (più distante): Si sta facendo tardi, dobbiamo tornare a casa prima del tramonto, venite qui.. non so chi è più bambina fra di voi Voce: E’ vero, i nonni sono soli Elena: Su Milly, cammina da sola ormai sei grande..! Wolf mettila giù - la bambina si aggrappò al collo dell’altra Wolf: Sembra che non ne voglia sapere, mhmm.. vuoi andare da mamma Milly? Milly: Sono stanca, mi porti in braccio per favore? – “Va bene” disse l’altra – mamma, non sei stanca anche tu? Wolf va veloce, non ci mette niente fino a casa, perchè non porti pure la mamma, Wolf? Dai! Daii!! Elena: No, Wolf è stanca anche lei, non insistere Milly Wolf: Non mi sottovalutare Ele, posso ancora portarvi entrambe Elena: Ce la fai? Pensi di farcela per tutta la salita? Wolf: …ci posso provare, siamo un po’ lontano.. ma va bene – posò giù la bimba e sollevò la fidanzata, la quale a sua volta tirò su anche Milly. Dopo un tratto di strada la bambina crollò addormentata. Elena: Se vuoi riposarti.. – le passò una mano tra i capelli, non più legati da un nastro; erano scompigliati e corti Wolf (camminando): Perché non hai accettato l’aiuto di Gavril? Poteva permetterti di ricostruire il tuo regno un po’ alla volta, la vita di adesso non è quella a cui eri abituata Elena: A me sta bene così. Ho capito molto tempo fa di non essere portata per la guida di un regno. Sono felice così, con te e gli altri. Voi siete la mia unica e vera famiglia. Wolf avvertì un tuffo al cuore; chinò il capo quanto basta per risponderle con un bacio sulle labbra, mentre la bimba le afferrò i capelli nel sonno, tirandoli: “Ahio!” Elena: Milly.. è tremenda anche quando dorme – disse, intanto che districava i piccoli pugni della bimba dai capelli della compagna Wolf (svincolatasi dalla presa micidiale): … in un modo o nell’altro mi sta sempre attaccata, chissà perché.. Elena: Le devi piacere molto.. ma noi non stavamo affrontando un certo discorso? – distese le braccia e riportò le loro labbra esattamente dov’erano prima di venir interrotte Wolf: mmmm.. - non vedeva la strada.. ma poco importava, fino a quando non avrebbe sbattuto da qualche parte.. Aumentando la velocità arrivarono presto. Negli anni trascorsi le sue capacità non erano cambiate affatto. Si pensò perché proprie del lato umano di quegli individui particolari della ‘terra di nessuno’. Il mutarsi in enormi creature non faceva altro che amplificare la potenza di ciò che già erano. Fortezza Nord, stanze del re Generale: Maestà la principessa Elena ha riconsegnato sia l’esercito che i manovali. Forse la rocca ad Est è destinata a non risorgere. Gavril: Così sia dunque. Non insisteremo – al suo fianco, un bambino che giocava con una piccola frombola.. il bersaglio era lo stomaco del generale – Amir, và a giocare con la mamma Generale: Sta crescendo rapidamente – il bambino corse via con uno schiamazzo Gavril: A sud si sono fatti più sentire? Generale: Fino ad oggi, no. Il consiglio poltrisce a furia di non far nulla Gavril: Meglio così Generale: Sicuro. Gavril: Generale?! Noi saremmo in grado di difenderci in ogni caso! Generale: Ma certo, chi lo mette in dubbio, maestà.. al limite c’è sempre l’arma segreta Gavril: Scordatevela! Fate conto che non sia mai esistita, perché non è più qui! Generale: Azz.. allora il nostro esercito migliorerà, l’addestrerò io personalmente! – pensando – porca miseriaccia.. non ci voleva Gavril: Bene
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Casetta nel bosco, sempre la stessa, solo con il tetto rifatto da poco ed un'angolo in più per Milly, era cresciuta troppo per riposare nella cesta… Elena (seduta vicino al focolare): C’era una volta un bosco, non era un bosco qualunque, era incantato e popolato da piccole fate – Milly sorrise – una di loro si chiamava Selena. Era la più coraggiosa del gruppo, tanto da ribellarsi da sola contro un brutto orco cattivo che voleva cacciare le fatine dalle loro case, sul lago all'interno del bosco… Nell’arco di poco tempo la figlia si addormentò fra le sue braccia. E la madre la portò nel suo lettuccio. I nonni ronfavano già da prima; lei aveva solo voglia di riposare accanto alla persona che amava. Peccato che questa non fosse nella loro stanza. La giovane donna dai capelli rossi si spaventò a morte. “Che le sia accaduto di nuovo dopo tutto questo tempo?”, pensava, frattanto che uscì di casa a cercarla. Elena: Wolf!! Rispondi ti scongiuro!!! – la bruna saltò giù dal tetto in un lampo, guardò l’altra allarmata: “Che succede?!!” disse lei Elena (gettandole le braccia al collo): Perché sei sparita!? Ho creduto che.. – stava per piangere Wolf: Scusa.. – intanto che le accarezzava i capelli – non ti volevo spaventare, me ne stavo un po’ da sola.. pensavo.. guarda – indicando il cielo – "luna piena stanotte" – increspò la voce Elena: Che ti sta accadendo?!!? Wolf (scoppiò a ridere): Scherzo.. – e l’altra la colpì leggermente allo stomaco – ahi! Lo stomaco no, mi fa già male ogni volta che ti vedo.. Elena: Che dici! Perché mai? Wolf: “Perché sei tu”.. e adesso a nanna principessa! – la sollevò e corse in casa Elena: Mettimi giù! Non cambiare discorso! Non mi hai detto a che pensavi! Wolf: Alla mia antica terra. Pensavo di tornarci prima o poi, ma.. credo che oramai non appartenga più a nessuno.. Elena: ...capisco come ti senti, spesso capita anche a me di sentire la mancanza del mio regno, della mia gente.. ma quella è una storia che appartiene al passato. Wolf: In tutti i miei anni, solo qui, con te e gli altri, la mia vita ha uno scopo per essere vissuta fino in fondo.
FINE
(Completata il
31/01/2004) |