Desperate Pleads
1     2     3     4     5     6     7(epilogo)
Genere: Romanzo/Antitetico
Categoria: Non classificata

Valutazione: Sconsigliata ai minori di 14 anni.
Restrizioni: I personaggi di Julia e Lena appartengono a Julia Volkova e Lena Katina. Le citazioni di: testi, brani, artisti e/o nomi e cose di pubblico dominio, appartengono al rispettivo autore o autori.
Note: Parte della trama è tratta da una storia vera.

***Capitolo 1***

Università di San Pietroburgo
Biblioteca, 1:00 p.m. ~

Un giovane, in piedi su di una scala alta circa un metro, stava cercando un libro in particolare tra quelli nello scaffale assegnato alla metapsichica. “Non lo vedo, forse l’ha preso già qualcun altro”, riferì. “..ok, non fa niente, lo cercherò domani”, rispose una ragazza accanto a lui.

Lui saltò giù dalla scala, la piegò, riponendola nel solito angolo e poi domandò allegramente: “Ci vediamo alla mensa?”, la ragazza scosse il capo in senso di negazione e disse: “Vado a pranzo con un’amica. Grazie per l’aiuto”, raccolse la borsa da terra ed uscì sveltamente dalla biblioteca. “Ciao!” esclamò il ragazzo, appena prima di vederla scomparire al di là della porta.

All'esterno del campus, seduta ai piedi di un albero, c’era una studentessa dai capelli corti che non smetteva di fissare l’ingresso principale dell’edificio universitario. Era ad una distanza moderata, tuttavia riconobbe istantaneamente la compagna che stava aspettando, se non per il suo aspetto, dal modo in cui questa camminava verso di lei, quasi correndo. E subito si alzò per andarle incontro. Se nonché, qualcuno da dietro le urlò: “Ehi! Matricola!”, lei non si disturbò neanche a voltarsi, e di nuovo: “Rallenta matricola! Ti devo parlare!” La ragazza si voltò: “Senti bello, non ho tempo, un’altra volta, ok?!”

Il ragazzo si fece più vicino: Andiamo Julia, solo un minutino del tuo preziosissimo tempo!
Julia, osservando che la sua amica era stata bloccata da un professore (uno di quelli che lei non sopportava), si fermò: Di che devi parlarmi?
Ragazzo: Un appuntamento con me
Julia: Cosa? Mi stai chiedendo di uscire?? Se ci conosciamo da due giorni!
Ragazzo: E allora? Che c’entra? – con un lieve tossire – se sei libera.. tu mi piaci molto – lei lo guardò un po’ meravigliata; posando una mano sulla spalla del ragazzo, poco più alto di lei, disse: “Mi dispiace, io sono libera ma il mio cuore non lo è. Non te la prendi, vero?”
Il morale del ragazzo precipitò sotto le sue scarpe: .. figurati.. non è la prima volta..
Julia: Coraggio! – tirandogli un leggero pugno sulla spalla – ci sono tante ragazze!
Ragazzo (dopo un sospiro, recuperando l’entusiasmo): Mi presenteresti a quella tua amica tanto graziosa con le lentiggini?
Julia (seriamente): Non posso.
Ragazzo (ancora più deluso): E perché?!?
Julia: Perché è già impegnata.
Ragazzo: Ma che sfiga!!! Che schifo di giornata..
Julia: Andrà meglio domani, sicuro
Ragazzo: Non farmici pensare, 3 'no' in un solo giorno.. - iniziò a camminare all’indietro - ciao matricola, divertiti, visto che tu hai qualcuno con cui farlo – disse allontanandosi
Julia (a bassa voce): Divertirmi.. fosse così facile.. – rivolgendosi verso la sua compagna, ancora impegnata a parlare con il prof, strillò – Muoviti Lena! Non mi va di restare qui tutto il pomeriggio!!!

Lena: E’ molto interessante il suo principio universale sul caos.. – fingendo di guardare l’ora – si è fatto tardi, la devo lasciare, le auguro una buona giornata prof
Professore (sistemandosi gli occhiali sul naso): Riprenderemo il discorso la prossima volta, magari in aula. A presto Elena – il giovane insegnante le sorrise e andò per la sua strada.

Julia si avvicinò a lei e le prese la mano, dicendo: Che cavolo aveva da dirti!?!
Lena (stringendole la mano): Non riuscivo a venir via, scusa, mi sembrava scortese lasciarlo lì su due piedi.
Julia: Lui ti piace.. ammettilo.. piace a tutte le studentesse
Lena: Eccola là, un’altra volta questa storia.. assolutamente no, no, no, no, no, no, no, NO! – sull’ultimo “no” afferrò la vita della sua amica e l’abbracciò bisbigliandole sul viso – lo sai chi è che mi piace
Julia (imbronciandosi): Allora è lui ci prova con te! Cambia corso!
Lena (tirandole un braccio): Basta parlare di lui, vieni, ti porto in un bel posto.. dove potremo essere veramente noi stesse – notò che l’altra non aveva con sé il suo solito zaino - i tuoi libri?
Julia: A casa. Ho finito prima di te oggi. Dove mi porti?
Lena: In un bel posto. E non insistere, tanto non ti dico nient’altro – concluse sorridendo
Julia: Okeeeey..

Le due ragazze salirono nell’auto di Lena, posteggiata nel parcheggio riservato al complesso accademico. La giovane con le lentiggini ed una folta chioma rossa, lunga fino in fondo alla schiena, si sistemò dietro al volante; la sua compagna, invece, accanto a lei.

***

La rossa si fermò davanti ad un locale circondato da un parco; sembrava una via di mezzo tra ristorante e disco-pub. C'era un’insegna, posta in alto all’entrata (era un cancello rivestito d’edera), che dava il benvenuto ai nuovi clienti insieme a due uomini della sicurezza.
 
Julia: Ca**o se è bello!!! ..aspetta un attimo.. lì c’è scritto.. - ammiccò entrambi gli occhi – “Ying & Yang”.. non sarà un locale per coppiette..?? – disse, arrossendo furiosamente
La ragazza dai capelli lunghi la strinse più vicina a sé: Che hai? Sembri nervosa
Julia: Nient’affatto, andiamo dentro! – pensando - se mi vedono i miei.. mi spediscono in Siberia per i prossimi vent’anni

Uno dei due uomini all’ingresso le fermò e chiese: Siete maggiorenni? Un documento.
Lena (intanto che apriva la sua borsa): Julia, hai la patente con te? – la coetanea era ancora allucinata al momento; alla cieca, tirò fuori una tessera dalla tasca dei jeans e la consegnò all’uomo.

Uomo: Julia.. vediamo.. diciannovenne.. ok.. ed Elena tizio e caio.. diciannove
Lena: Tizio e caio? 
Uomo: Non mi va di leggere i cognomi. Entrate e non ubriacatevi, o vi sequestro l’auto
Lena (sottovoce): Ma guarda questo.. – riafferrò la mano dell’amica, ed entrarono.

Nell’area interna, appena oltre il cancello, c’era una piccola strada che tendeva a unirsi ad uno dei quattro lati del locale. Lo stabile era al centro di un incrocio immerso nel verde.

Julia (camminando mano nella mano con l’amica): Senti Lena.. perché siamo venute qui? È molto bello ma.. forse non era il caso dopo quello che è successo l’ultima volta con il tuo patrigno.. non vorrei che ci scoprisse
Lena: Conosco una persona qui, e poi è uno dei pochi posti dove non dobbiamo nasconderci – asserì con un filo di dispiacere – lui non sa che siamo qui, stavolta non potrà mettersi in mezzo..
Julia: Se solo ci lasciassero in pace – sospirò
Lena: Qualche anno ancora, poi saremo libere di vivere la nostra vita. Cambieremo città, andremo lontano.. saremo felici – la ragazza dai capelli corti smise di camminare. Dopo un paio di rapidi sguardi a destra e sinistra posò le sue labbra su quelle della rossa lentigginosa. Il mondo al di fuori di quel bacio, per loro, avrebbe anche potuto scomparire. “In America.. riuscirò a portarti via con me Lena.. in America, o in qualsiasi altro posto.. lontano da qui.”, questo, quello che pensava Julia.

Benché non fossero altro che le prime ore del pomeriggio, i clienti affollavano l’intera sala principale del locale. Un cameriere fece accomodare le due ragazze ad un tavolo per due, in prenotazione, e consegnò loro il menu. Era un luogo confortevole, quasi confidenziale. Stando alla sua fama, nessuno le avrebbe guardate con denigrazione qualora avessero voluto dimostrarsi il loro affetto a vicenda.

C’era una giovane donna dai capelli biondi, affacciata dalle cucine, che sbirciava le ultime due arrivate: Hai capito Lena! Così è quella la persona di cui è innamorata stracotta!
Cameriera (trasportando una coppia di piatti fondo/piano): Dove? Dove? Indicamela Ari!
Arina: Guarda nell’angolo in fondo, a sinistra del ficus, la tipa roscia è Lena e la bruna con l’aria da “so tutta figa” è la personcina di cui lei mi ha sfiancato le orecchie a furia di parlarne
Cameriera: Aaah.. a vederle da qui sembrano una bella coppia di fidanzati

Lo chef arrivò all’improvviso dietro la cameriera, spaventandola: Ehi! Voi due! Muovete quel sedere immediatamente, pettegole! Non vi pago per perdervi in chiacchiere!

Cameriera: Sì capo – strizzò l’occhio alla collega e tornò con i piatti nelle cucine
Arina (sottovoce): Dio quanto lo odio!

Intanto, al tavolo nell’angolo

Julia (posando sul tavolo un calice semivuoto d’acqua minerale): Devo trovare un modo per portarti via da quella casa, adesso. Non posso permetterti di vivere da sola con lui e tutte le sue amanti da ‘una notte e via’..
Lena (allungando un braccio per stringerle una mano): Non preoccuparti per me, sopravvivrò, finché tu e io saremo *noi* potrò sopportare ogni cosa.
Julia: Ma io ho paura.. cosa, se ti costringerà a non incontrarci mai più?! Il tuo patrigno può farlo dannazione! Cosa, se ti porterà via da me!? Cosa farò io!? – pronunciò sul punto di piangere
Lena: Non accadrà.. non accadrà.. – disse, sporgendosi per accarezzarle una guancia e l’altra congiunse il palmo di quella mano al proprio viso per qualche secondo.

Arina (accostandosi al loro tavolo): Embè?! Che fate di bello voi due? – disse ridendo
Lena: Ciao Arina, lei è Julia, la mia ragazza – confermò, senza poter evitare di arrossire
Julia (sorridendo): Ciao.. carino il grembiule
Lena: Julia!? – la bruna sorrise ancora di più alla fidanzata
Arina: Oh.. devi vedere quello per la discoteca al piano di sotto - affermò in lieve imbarazzo
Julia: C’è una discoteca sotto? Grande! Qui non manca proprio niente
Arina: Manca la sala cinema e poi siamo al completo, il capo ci stava pensando – sussurrando – intanto che spilla soldi a destra e a manca organizzando incontri osé.. non raccontatelo a nessuno
Lena: Ma non è illegale??
Arina: Non saprei, non me ne intendo di cose così.. ma penso che sia al sicuro, Lui..
Julia (schiarendosi la voce): Ci porti qualcosa da bere? Non so, uno vino frizzante, vedi tu
Arina: Ok! Vado e torno, con comodo, voi riprendete pure da dove avete lasciato
Lena (arrossendo): Ari! Ci spiavi! Guardona!
Arina: Chi?? Io?? Fammi il favore, il vero guardone qui dentro è lo chef; spia sotto il grembiule di noi cameriere mentre ci chiniamo a servire ai tavoli nella stanza “China Paradise”, quegli accidenti di tavoli sono così bassi che un giorno di questi mi ci spiaccico sopra al posto dei wanton
Lena: Non sapevo ci fosse una sala riservata alla cucina cinese, ma quanto è grande questo posto?
Arina: Direi, notevolmente grande

Chef: Arina!! Tavolo 10, veloce!!!

Arina: Oddio quanto lo odio..! Scusate ragazze, torno dopo. Arrivo!!! – detto ciò, si spostò velocemente al tavolo 10

Julia: Vivace la tua amica – la rossa la guardava di sbieco – ehi, che c’è?
Lena: Se ti ripesco a guardarle il grembiule non ti rivolgo la parola per, per.. – la bruna non le diede il tempo di concludere che si alzò dal tavolo e fece il giro, per ritrovarsi a pochi centimetri da lei
Julia (con sguardo innocente): Per quanto, ciliegina? Ora sei tu quella tutta gelosa, io stavo aspettavo proprio una tua reazione, beh.. Colpita!

Lena l’abbracciò trascinandola su di sé, in modo che sedesse sulle sue ginocchia: Non stuzzicare la ciliegina, sennò addio torta
Julia (leggermente arrossita): ..la ciliegina è già stata intrappolata da molto tempo – avvicinandosi al viso dell’altra, ne fece prigioniere le labbra tra le sue per un lungo minuto, fino a quando qualcheduno le interruppe. 

Uomo: Ragazze, scusatemi un momento – le due sembravano non ascoltarlo, erano troppo impegnate, e allora lui scrollò la spalla della bruna – ragazze?!
Julia staccò la bocca da Lena quel poco sufficiente per rispondere: Sì? Che vuole?
Uomo: Stasera alle 22 e 30 diamo una festa nella discoteca al sub-livello 1. Siete invitate, ma dovete confermare ora se ci sarete, gli ingressi sono limitati
Lena (guardando l’altra): Che ne pensi?
Julia: Per me va bene, ma tu.. lui non ti lascia mai uscire di sera
Lena: E chi dice che devo tornare a casa da lui, potrei venire da te, se non ti crea disturbo
Julia: Certo che no! – all’uomo – allora ci saremo!
Uomo: Bene, lasciate i vostri nomi prima di andarvene - fece cenno ad un ragazzo qualche metro più in là, di avvicinarsi – Teo, cancella due registrazioni
Teo (con una penna tracciò due righe su di un taccuino): Fatto, ne restano 13
Uomo: Continuiamo il giro fra i tavoli – quindi proseguì ai clienti successivi

Julia: Che posto stravagante.. – riuscì a dire, prima che le sue labbra furono di nuovo occupate da quelle della compagna.

Intorno a loro, nessuno sembrava osservarle particolarmente, ognuno era preso dai propri affari, chi a mangiare, chi a ridere di un nonnulla, chi solo a rilassarsi.

***

In un condominio, al secondo piano
3:12 p.m.

Un uomo sui quarantacinque era appena arrivato a casa. Chiuse il portone sbattendolo, poi si affacciò prima nella cucina ed in seguito entrò nel salotto. Non c’era nessuno. “Elena!”, chiamò. Infuriato dalla mancata risposta, si precipitò nella camera della figliastra spalancando la porta con un calcio: “Elena!! Dove ca**o sei!”. Non era neanche lì. L’uomo tirò un’altro calcio alla sedia dello scrittoio della ragazza, che ribaltandosi, andò a colpire uno dei cassetti del mobile da cui fuoriuscivano dei fogli. Non erano semplici pezzi di carta. Li strattonò fuori e dopo un’occhiata veloce stava per accartocciarli, ma si trattenne dal farlo. Preferì portarli con sé in cucina, deponendoli provvisoriamente sul tavolo, giusto il tempo di aprire il frigo e prendere una fiaschetta. Andò a sedersi in salotto con i fogli in una mano e la fiaschetta nell’altra; non sapeva il perché, ma sentiva la curiosità di farsi i fatti privati della figlia. Erano pagine giallognole, forse vecchie di qualche anno.

Dopo un sorso, di non si sa che alcolico, iniziò a leggere: 

    Cara Lena, questa che leggi non è una lettera, non è neppure un messaggio, è solo una disperata supplica. Non riesco a dirtelo apertamente perché ho paura. Se ci provassi, finirebbe come l’atro giorno o come ieri o come stamattina in classe, le mie parole si nasconderanno dietro un fasullo e distorto pretesto. Io sono sicura di amarti, ma non come vorresti solo da un’amica, molto di più. Perlomeno l’ho scritto. E’ come se la mia mano e le mie emozioni si fossero assemblate; mi riesce difficile anche scriverlo. Ma, a costo di fratturarla se opporrà resistenza, lo ripeterò ancora: Ti amo, e ancora, Ti amo, e di nuovo, Ti amo, fino all’infinito.

L’uomo, in parte sotto gli influssi dell’alcol, in parte per sua povertà sentimentale, non ci capiva un bel niente di quanto leggeva. Ma non si arrese e continuò, saltando delle righe sbadatamente, si ritrovò a leggere:

…ho capito cosa voglio realmente dalla vita. Non mi importa dell’effetto a cui sarò sottoposta, io andrò avanti. Sempre.

Non mi firmerò, considera chi ti ha scritto una persona ai limiti delle sue facoltà mentali, per amore. O se preferisci, considerami e basta. Se vorrai rispondere a queste parole, lascia un biglietto dietro lo specchio del bagno femminile, avrai notato che cade quasi a pezzi, sul retro ha una crepa grande quanto una mattonella.
Lo so che hai tante amiche, e so che ti starai chiedendo chi sono. Ma spero che tu in fondo già lo sappia. Anche se, forse, non leggerai mai questa pagina.

Gettò il foglio da parte. Nel suo cervello erano in atto tante piccole manovre rivolte alla comprensione di quel testo, e nello stesso momento, prese a leggere un’altra pagina con un’intestazione da bozza:

    Non so chi sei, ma ti conosco. Tu sai chi sono, ma non mi conosci veramente. Perché dici di essere mia amica? Tra le mie compagne non c’è nessuna che mi parlerebbe così. Per caso sei uno che vuol giocare con i miei sentimenti? O sei uno che non trova un modo migliore passare il tempo?
Dici di amarmi, come? Fingendo di essere un’altra davanti a me? Dimmi chi sei! Smetti di nasconderti dietro a delle lettere! Ora basta! Non ho più intenzione di continuare il tuo gioco!

E buttò via anche quella, ne raccolse una che sembrava la pagina strappata da un diario:

12 Gennaio

   …sono confusa, io l’amo, ma lei è sempre più scontrosa. Julia, perché mi fai questo! Perché ho come la sensazione che ti stai distaccando da me? Cosa è accaduto?
Non sarai tu quel qualcuno che non sta né in cielo né in terra, che si diverte a scrivermi lettere d’amore e che sa colpirmi così a fondo con le sole parole?…

L'uomo strappò quella pagina: Ma che ca**o di roba è questa?!!? Elena è gay?!!? Quella t***a!!! – sempre più iracondo, prese un’altra pagina del diario:

30 Giugno

   Il giorno più bello della mia vita. Quando ho visto lei, nell’ennesimo nascondiglio dove dovevo celare la lettera (perché non ho mai smesso di rispondere a quelle lettere, nonostante non ne capissi appieno il motivo) mi sono sentita svenire. Non c’è stato bisogno di dire altro, quelle lettere avevano già raccontato tutto delle nostre anime, ciò che mancava era sentire quelle stesse parole pronunciate da lei, baciare la loro sorgente e vivere per lei soltanto.

Uomo: Ti distruggerò Elena, non la passerai liscia – accartocciò quel foglio e lanciò la fiaschetta mezza vuota contro il muro della stanza, fracassandola in decine di frammenti. Sollevandosi, si diresse traballando nella sua camera. Lì gli venne in mente un episodio avvenuto qualche giorno prima...

Una dottoressa: Scusa Markel, come mai tua figlia non ama socializzare con nessuno? Mio nipote dice che lei sta sempre sulle sue, si vede solo con una ragazza dai capelli corti. Te lo chiedo perchè lui si è preso un scuffia per lei e mi ha implorato di prendere informazioni, sai tra colleghi.. grande e grosso com'è, quello scemo si vergogna ad avvicinarla.
Markel: Così a tuo nipote piace Elena. Questa si che è una cosa strana, è difficile che lei piaccia a qualcuno
Dottoressa: Sarà, ma a lui piace. Però mi ha detto che sembra interessata ad altro, non ai ragazzi.. capisci cosa voglio dire?
Markel: Non esattamente.. forse fa così perchè è un tipo permaloso..

Markel: Ora capisco...

***

Villetta
5:00 p.m.

Nella stanza della ragazza bruna, si parlava con discrezione, a riparo da orecchie estranee alla conversazione. I genitori di Julia erano entrambi presenti in casa e davano l’impressione di non trovar pace in quanto seguitavano da parecchi minuti un’incessante saliscendi per le scale. “Lavori domestici”, disse la madre per giustificarsi, “Ma quando mai!”, pensò la figlia, “Non puliscono casa neanche se sepolti vivi dalla polvere”, aggiunse. “La verità è che mi tengono d’occhio; hanno questa fissa ogni volta che porto una persona a casa”, bisbigliò all’amica seduta a terra, sul tappeto circostante il letto. Lena le tirò il cuscino che poco prima stringeva tra le braccia: “Chi porti a casa!?!”

Julia (bloccando il cuscino a pochi centimetri dal suo viso): Lenaaa! Chi cavolo vuoi che porti a casa! Amici per studiare in gruppo. Colpa tua se non hai scelto la mia stessa facoltà!
Lena: ..ok.. a te non interessa l’astrofisica e il paranormale, così come a me non interessa l’etica sociologica e quanto ne concerne
Julia (ritirando il cuscino alla fidanzata): Non assumere quell’aria saccente con me! – esclamò sorridendo
Lena (beccandosi il cuscino sulla fronte): Ahuh.. – rattristandosi tutto d’un tratto – almeno hai dei genitori che ti voglio bene.. – Julia le tolse il cuscino dalle mani e lo sostituì con il suo abbraccio.

Madre (da fuori la porta): Ragazze! Venite giù a prendervi un gelato
Julia: Scendiamo subito! – con un braccio, le accarezzò i lunghi capelli fino in fondo alle spalle
Lena (sospirando): Andiamo, per fortuna tua mamma non è entrata o ci avrebbe viste così
Julia: Ok.. ma arriverà il giorno che sapranno tutto.. non mi importa come la prenderanno.. io sono pronta a lasciarli per te – la rossa le diede un bacio veloce sulla guancia e ribadì: “Non essere così ingiusta con loro, dopotutto non lo meritano”, la bruna sospirò e assentì; poco dopo uscirono dalla camera.

Nel soggiorno, mezzora dopo

Padre: Come è organizzato il tuo programma Julia?
Julia: Ho appena iniziato, dammi tregua! Ti racconto alla fine della prima sessione
Padre: Non voglio recriminazioni Julia, mi raccomando, hai voluto fare tutto da sola.. – la figlia fece una smorfia e lui spostò l’attenzione sulla ragazza dai capelli lunghi seduta vicino a lei – hai detto che ti chiami Elena, tuo padre di che si occupa?
Julia (sottovoce): E eccolo che ricomincia.. – sbuffando
Lena: ..ehm.. lui è.. – cominciò a strusciarsi le unghie delle mani, le une sulle altre
Julia: Papà devi sempre indagare, che diamine, è una mia amica! Che altro vuoi sapere!
Padre: Julia, come padre devo sapere chi frequenti
Lena: E’ un medico di guardia, lavora solo di notte
Padre: Um.. deve essere faticoso come mestiere.. per la famiglia si farebbe qualunque cosa
Lena: Certo – a mente – come no, lui ha fatto tutto quanto in suo potere per distruggere la mia
Julia (alzandosi in piedi): Dobbiamo andare Lena, è ora, ciao papi
Padre: Dove andate?
Julia: In un locale con alcuni amici, è probabile che farò tardi, non state in pensiero per me – detto questo, prese la mano dell’altra e corse all’ingresso.

La madre sentì la porta dell’ingresso chiudersi: “Sono uscite di nuovo?”, “Sì”, rispose il marito. “Questa sua amica mi sembra una brava ragazza, non come gli altri che soleva invitare”. “Mi fa piacere”, concluse la donna, riportando un vassoio con due aranciate nella cucina.

In auto, lungo la strada…

Lena (alla guida): Che facciamo? Non sono neanche le 6
Julia: Non tornerai in quella casa.. da quel mostro, non posso permetterlo. Accosta per favore – la rossa si fermò in una piazzola
Lena: Ti senti male? – chiese, preoccupata
Julia: No, facciamo cambio, guido io. Andiamo a fare un lungo giro per la città – scese e si sistemò al posto di Lena, dopodichè ripartirono.
Lena: Dovrò tornare a casa prima o poi.. spero che allora lui sia già uscito. Il fatto che lavori di notte è una buona cosa.
Julia: Non voglio che ritorni da lui.. – pronunciò rabbiosamente – ..non voglio che ti faccia del male…

5 mesi prima
Fuori casa di Lena, 7:00 p.m.

Markel (colpendo la figlia con uno violento schiaffo): Sta zitta!!! Tua madre è morta! E' come se ti avesse affidata a me!! D’ora in avanti farai tutto quello che io ti dirò!
 
La ragazza perdeva del sangue dal naso in seguito allo scontro: “No! Io so badare a me stessa! Non ho bisogno di te!!! Lasciami!!! Vattene da casa mia!!!”, lo spinse lontano da sé.

L’uomo afferrò la ragazza per la camicia ed iniziò a tirarla verso l’entrata del palazzo, finché qualcuno non gli comparve davanti: “Lasciala mostro!”, urlò un ragazzina dai capelli corti con il volto rigato dalle lacrime: “Hai sentito, HO DETTO LASCIALA!!”

Markel: Chi sei tu?! Và via! Non sono affari tuoi! SPARISCI! – ma lei, la bruna, ebbe modo di allontanare l’amica dalla presa del padre. Purtroppo per lei l’uomo non era così arrendevole, infatti quest’ultimo la ferì con un pugno in faccia prima che lei potesse abbracciare l’altra ragazza.

Lena colpì lui con una gomitata allo stomaco e si precipitò su di lei in un secondo: “Julia! Andiamocene! Alzati! Presto!”, ma prima che questa si alzò, ecco di nuovo l’ombra del padre su di loro. “Voi due non andate da nessuna parte!”, riacciuffò la figlia, sollevandola di peso, per poi picchiare la ragazza a terra con un pedata. Uno strano scricchiolio segnalò che una o due costole della brunetta si erano spezzate.

Lena: JULIA! – cercava vanamente di liberarsi da lui
Markel: Seguimi e niente storie! O ti porto su per le scale a calci! – continuò a trascinarla fino a che raggiunsero la porta di casa. La giovane dai capelli lunghi cedette, in quella occasione non poteva avere la meglio su di un uomo che pesava almeno trenta chili più di lei.

Julia era rimasta stesa sul marciapiede, respirava a stento: Le..na.. 

Non appena l’uomo le lasciò il braccio, Lena corse nella sua camera, si chiuse a chiave e accese il cellulare; chiamò l’ambulanza: “Aiuto! C’è una ragazza ferita! Questo è l’indirizzo <…> fate presto vi prego!”
Dopo nove minuti, vide dalla sua finestra un paio di infermieri che raccolsero la giovane ragazza per trasportarla d’urgenza all’ospedale più vicino; fortunatamente, non quello dove lavorava il padre.

Voce: Polizia VII distretto, dite
Markel: Devo parlare urgentemente con l’ispettore Gregov, ditegli che sono il dott. Damian Markel
Voce: Rimanga in linea
……………
Gregov: Che hai combinato questa volta?
Markel: ..Greg, devi coprirmi, ho un piccolo problema con una ragazzina
Gregov: Di che si tratta?
Markel: Niente di serio…

Quindici giorni dopo, Julia tornò a scuola… Tutto svanì in una bolla di sapone. Il VII distretto aprì il caso e lo chiuse lo stesso giorno per ragioni non specificate. Ai genitori, lei raccontò solo vagamente i tratti dell’infortunio, cambiandone numerosi aspetti; più che altro, per paura che la cosa si ripercuotesse sulla sua relazione con Lena.

Julia: Guarda Lena, tramonto a ore 9, guarda – la rossa spostò la testa e guardò attraverso il finestrino. Qui bagliori d’ocra le ricordarono un triste pomeriggio di non molto tempo prima.

Lena sussurrò: ..se solo non mi avessero lasciata…

3 anni prima

Lena era a terra, in ginocchio, con il telefono tra le mani: MAMMA! Corri!! Papà è in ospedale!!
Mamma: Cosa!!!? – la donna prese la cornetta dalle mani fiacche della figlia e attese ulteriori notizie

Ospedale 5:56 p.m.
(Pronto soccorso)

Anestesista: Mi dispiace, aveva perso troppo sangue.. – la donna e sua figlia la fissavano, ma senza capire nulla di quello che diceva. Nell’istante seguente a quando avevano incontrato quell’espressione di cordoglio negli occhi della dottoressa, rivolta a loro, ogni speranza aveva cessato di animarle. 

Uno dei medici, un individuo dai capelli biondi ed una sottile barba sul mento, si avvicinò alla mamma di Lena, pronunciando alcune parole di conforto: “Coraggio, sono cose che non possiamo controllare, succedono continuamente.”

Mamma: Ci lasci sole per favore.. vogliamo restare con lui per salutarlo un’ultima volta.

Nei mesi successivi, il dottore, che ostentava una comprensione e una generosità fin troppo rara, entrò poco a poco nella vita di Lena e sua madre, diventando il secondo marito della donna nel giro di un anno e mezzo. Ma dopo, le cose cambiarono radicalmente. Sebbene sua moglie fosse una donna molto bella e degna di rispetto, lui non disdegnava anche la compagnia di altre.
 
La donna cadde in profondo stato depressivo, ammalandosi sempre di più giorno per giorno. La figlia respirava soltanto grazie all’amore che aveva scoperto in Julia. Come aiutare sua madre? Se quell’uomo fosse uscito dalle loro vite forse le cose sarebbero migliorate. Disgraziatamente la povera donna non sopravvisse così a lungo da ricostruirsi una nuova vita con la figlia.

Lena rimase bloccata con quell’uomo, divenuto da allora il suo padre acquisito. Poco cambiava per lui. Portare avanti indisturbato quella vita era tutto ciò che gli occorreva, e quella vita gli faceva comodo davvero, sopratutto per mantenere riservata un facciata della sua esistenza che non tutti conoscevano. La  ragazza non era ancora autosufficiente e non aveva parenti a cui rivolgersi. Non le rimase altro che vivere con lui e con tutte le amanti che egli portava nella casa di sua madre.

***

7:20 p.m.

La ragazza bruna aveva fermato l’auto in un posto tranquillo, dal finestrino sul tettuccio si scorgevano le prime stelle della sera. Julia lo alzò permettendo all’aria di ventilare nella vettura, dopo inclinò il sedile fino al suo massimo e stendendosi chiuse gli occhi. La ragazza accanto, imitò gli stessi movimenti e presto furono entrambe sdraiate vicinissime, separate solo da alcuni comandi nel frammezzo del veicolo.

Lena: Secondo te esistono esseri viventi nell’universo, oltre ai terrestri? - chiese, senza alcun preavviso, intanto che osservava il cielo dal piccolo spazio del finestrino.
Julia (sempre ad occhi chiusi): Magari sì, magari no.. non so.
Lena (ironicamente): Che risposta esauriente – iniziò a solleticarle sotto il mento
Julia: Ehh! Ferma!! – le bloccò la mano - mi dà fastidio, per favore! Da bambina i miei mi hanno torturato in questo modo.. che mano fredda Lè – infilò la mano della fidanzata nella tasca dei suoi pantaloni – ecco fatto
Lena: C’è anche l’altra però.. – disse sorridendo
Julia: ..ora rimediamo.. – rise furbamente, si sollevò sistemandosi sullo stesso sedile della compagna, quindi sopra di lei…

9:45 p.m.

Julia dormiva con un braccio intorno al collo della compagna, l’altro incastrato fra il cambio ed il freno a mano e le gambe intrecciate con quelle della rossa. Lena era sveglia, continuava ad ammirare quel cielo che tanto l’affascinava e nel contempo accarezzava i capelli arruffati della brunetta. Ed erano mezze nude.

Julia riaprì gli occhi lentamente, cercando di disincagliare la mano da sotto il freno: Che ore sono?
Lena: Non vedo niente con questo buio, aspetta un minuto.. – spostò il braccio per riflettere la luce della luna sul quadrante dell’orologio – circa un quarto alle 10
Julia: É ancora presto allora.. restiamo così.. – tornò a chiudere gli occhi
Lena: Julia.. meglio rivestirci, fa fredduccio – e l’altra brontolò un “va bene” prima di tirarsi su
Julia: Hai visto i miei pantaloni?
Lena: Se non ricordo male li hai tirati sul sedile di dietro..
Julia li vide appunto dove lei le aveva detto; dopo averli presi, tentò di infilarseli maldestramente: Cavolo! Non riesco a muovermi qua dietro!
Lena, con il viso rossastro, cercava imbarazzata un indumento prezioso di cui aveva perso ogni traccia: Jù.. io ho perso le mie.. le mie..
Julia riuscì a completare l’operazione, quando sentì qualcosa che le sporgeva dalla tasca: Hai perso queste? – le mostrò l’intimo
Lena (sempre più rossa): Sì! – le sfilò in fretta dalle mani della bruna

Dopo qualche minuto, uscirono dall’auto per sgranchirsi prima di ripartire. Lena terminò di abbottonarsi la camicetta e l’altra di tirarsi su i pantaloni a vita bassa, dal cavallo sproporzionato.

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