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***Capitolo 2***
Quella sera, a casa del dottore, qualcuno stava bussando insistentemente alla porta. L’uomo spalancò l’entrata, tra le mani stringeva un vecchio fucile. Davanti a lui comparve una donna elegante, alta, dai capelli ricci a caschetto, di un rosso magenta che quasi faceva male agli occhi. Lei si spaventò terribilmente alla vista di quell’arma... Donna: Ca**o Marky! Vuoi uccidermi forse!?!? Markel: Entra, lo stavo solo pulendo. È un cimelio di famiglia. Il tempo rovina ogni cosa, anche la vecchia ferraglia come questo. Dovrebbe funzionare ancora però.. Donna: Hai intenzione di metterlo via oppure ci farà compagnia per l’intera serata?? Markel: Penso che lo metterò giù, per ora – prese la sua giacca all’ingresso – usciamo, stasera ci divertiremo. 10:42 p.m. “Ying & Yang” Fuori, c’erano i soliti due sorveglianti: “Bentornate”, disse uno. Julia: Sera, come va? Voi niente sosta? – “A noi ci pagano per sorvegliare” rispose l’altro Lena: E tenete tutto sotto controllo, intendo, siete armati in caso di emergenza? “Non si può dire miss, spiacente, entrate, la festa è appena cominciata”, disse il primo Julia: Bye bye ragazzi – intrecciò la mano con la compagna ed andarono dentro. L’interno del locale era pressappoco come lo avevano lasciato, solo più affollato. “Dov’è questa discoteca?”, si domandava la bruna. Chiese ad una cameriera: Scusi signorina, dov’è il sub-livello 1? Cameriera: In fondo alla sala c’è una strettoia e alla fine di questa un ascensore, prendetelo e vi porterà al piano di sotto – Julia le sorrise in segno di ringraziamento Lena: Grazie Cameriera: Di nulla – disse garbatamente Le due ragazze seguirono quelle indicazioni e si ritrovarono in un piccolo corridoio largo circa un metro. Proseguendo fino alla fine del suddetto, finalmente videro l’ingresso di un ascensore dalla portata decisamente ampia; diciamo che una decina di persone ci stavano larghe. C’era Teo in divisa da ascensorista: Ciao ragazze, era ora che vi faceste vedere! Venite, siete in ritardo Lena: Ci sono stati dei contrattempi – si scusò, senza evitare di arrossire Julia: Traffico, folla e poi ancora traffico e gente ossessa da shopping che intralcia i marciapiedi fino alla chiusura dei negozi - una volta dentro, Teo chiuse le porte e scesero al sub-livello 1 …………………. Teo: Arrivati. Continuate dritte davanti a voi, solo pochi metri. Beh, buona serata, ci si vede gioie Julia: Ciao bello – Lena accennò un saluto al ragazzo, poi le porte si richiusero e l’ascensore tornò al livello base. Lena: Adesso non ho più voglia di mescolarmi in una folla di gente.. – la musica già era diventata rintronante lì dov’erano, anche se a metri di distanza Julia: Hai detto qualcosa Lè? Lena: Non ho capito!!? Non riesco a sentire nemmeno la mia voce.. Julia: EH?? RIPETI, NON SENTO Lena: COSA? NON CAPISCO! – si tappò le orecchie con le mani per cercare di farsi intendere Julia: NEMMENO IO! - replicò, simulando lo stesso gesto. Superata l’ultima curva, erano giunte nella sala. Presso l’entrata, un ragazzo della loro età ed un giovane di qualche anno in più erano appoggiati per metà sulla porta e metà sulla parete vicina; si baciavano all’ultimo respiro. Julia: WoaW.. Lena.. ehi! Dove sei finita! – si guardò intorno rapidamente, la sua compagna non c’era più – LENA! Lena: Sono qua Jù! Guarda per terra, vedi di non venirmi addosso – la ragazza era a carponi sul pavimento Julia: Che ci fai qua sotto! – si accovacciò vicino a lei – sei inciampata da qualche parte? Ti sei fatta male?! Lena: Tutto apposto, non ti preoccupare, un bestione mi ha dato una spinta e credo non se ne sia nemmeno accorto, niente di grave Julia infilò l’avambraccio sotto la vita della rossa e la tirò su: Troviamo un posticino tranquillo dove sederci e bere qualcosa.. o se vuoi ballare.. Lena: Sono d’accordo, meglio sederci un momento, ora come ora mi sento un po’ stordita Julia: Ok – le strinse una mano – non lasciare la mia mano per nessun motivo! Lena: COSA!? STRILLA PIU’ FORTE! – in piedi, in mezzo al frastuono, era di nuovo un tumulto di voci e suoni Julia: HO DETTO, NON LASCIARE LA MIA MANO! Una ragazza che era vicino a loro, in mezzo alla folla: CHE DICI BELLA BRUNA!? Lena: DICEVA A ME! – staccò la mano dalla compagna e spinse la ragazza da parte Julia: LENA, NON MI LASCIARE! Ragazza: CHE MODI! – equivocando – NON LA MERITI SE VUOI SCARICARLA! VIENI BRUNETTA – le si avvicinò - ANDIAMO A BALLARE, DIMENTICATI DI PEL DI CAROTA Julia: Ma di che sta parlando..? LENA! Lena: ALLONTANATI DALLA MIA RAGAZZA, IMMEDIATAMENTE! – scansò ancora di più la ragazza e tirò via Julia per la maglia. 0:30 a.m. Sempre nella discoteca Le ragazze trovarono il modo di avvicinarsi alla pista per muoversi a ritmo di qualche brano dance-house o per coccolarsi abbracciate con un sound più romantico. Tanto, o l’uno o l’altro, finiva sempre allo stesso modo, sempre vicine e incollate; se non per loro volontà, perché costrette dalla massa di corpi che gli erano intorno. Barman: …un Bronx con ghiaccio al tavolo 5, un White Russian con panna al 7 e due Golden Cadillac al tavolo 9 – “Ok”, disse la cameriera ritirando le ordinazioni sul vassoio. Julia che aveva raggiunto il banco a fatica, strillò: SCUSI! Barman: Non urlare, non siamo sordi Julia: Oh!, mi scusi non volevo.. Barman: Va bene, non farne un dramma.. che ti serviva? Julia: Lei che mi consiglia da bere? Barman: Vediamo.. che hai bevuto prima? Julia: Acqua, pepsi.. – rispose, nonostante non capisse il perché di quella domanda – perché lo chiede? Barman: Perché non servo alcol a chi è già sbronzo. Allora.. io ti consiglio un Daiquiri. Julia: Che roba è? Barman: Un cocktail a base di bacardi, nel mio procedimento, un po’ più dolce Julia: Ok, me ne prepari due, per favore Barman: Dammi tre minuti. Poco dopo, i due drink erano pronti. La ragazza salutò il barman e ritornò con i due bicchieri al tavolo dove l’aspettava Lena. Camminando tra la gente, data anche la sua modesta statura, non vedeva chiaramente chi le passava accanto. Non vide Markel, né la sua accompagnatrice. Markel: Fermati un attimo Fea, credo di aver visto qualcuno che conosco – la donna col caschetto affermò seccamente “Una delle tue ex amanti, immagino” Markel: Sbagliato. È una bambinetta amica di Lena - proseguì ad esaminare i movimenti della bruna - ma certo.. Julia! Ecco chi era.. bastava che collegassi quel nome alle lettere. Fea: Di che lettere parli, posso saperlo? Questa faccenda sta cominciando ad incuriosirmi Markel: Non ti impicciare – cominciò a spostarsi lateralmente senza perdere di vista la ragazza bruna Fea: Ma dove stiamo andando, io volevo prendermi da bere, Marky! Markel: Sta zitta! Non mi distrarre! – riconobbe la figliastra seduta ad uno dei tavoli – sicuro, non poteva mancare quella sgualdrina! Fea: Con chi ce l’hai!! Markel: Non con te, sciocca!.. io.. un medico di tutto rispetto.. non posso passar sopra ad una cosa simile! Andiamo fuori di qui, prima che faccio un massacro.. – agguantò la mano della donna Fea: Ma siamo appena arrivati! – l’uomo proseguì verso l’uscita, senza prestarle attenzione Markel: Se si venisse a sapere.. perderei la faccia.. forse anche il lavoro. NO! Fea: Ma perché mi hai portata qui, lo sapevi che posto era! Marjkel: Che vuoi che me importi del locale e della gente che lo frequenta! È lei che non doveva farmi una carognata così! Sua madre sempre a difenderla, sempre a ripetermi che era una ragazza d’oro! Fea: Io non ci ho capito un piffero. Hai visto tua figlia, ti vergogni di me? Non vuoi andare a parlarle? Markel: No.. ma che diavolo dici! Io e lei ne avremo di cose da dirci, ma non adesso in mezzo a tanta gente, che si diverta per stasera.. non so quando potrà rifarlo Al tavolo più lontano, le due ragazze stavano ridendo, senza far caso a nulla. “…sei stanca Lè?” chiese la bruna. “Un pochino, ma la confusione mi aiuta a non pensare.. awhhh.. - si stirò la schiena - non starmi a sentire, sono sempre la solita noiosa..”, rispose l’altra.
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Condominio, 7:45 a.m. Lena era rincasata abbastanza tardi. Dopo aver accompagnato la sua ragazza a casa, ritornò finalmente al suo palazzo. Quella mattina, lei si svegliò e si vestì come di consueto per andare all’università. Solitamente, a quell’ora, il patrigno era ancora in ospedale, però, entrando in cucina si accorse che non era sola in casa… Lena: Pensavo fossi a lavoro Markel posò la sua aranciata sul tavolo: Stamattina ho tagliato di un’ora – gettò sul tavolo le pagine rimaste che aveva preso dallo scrittoio della figliastra – disgustoso.. La ragazza fissò quei fogli come se le avessero violato i segreti più profondi della sua anima: Come ti sei permesso.. Markel: Non avresti dovuto lasciarli così in vista se volevi nascondermeli Lena: Adesso sei arrivato perfino ad invadere la mia camera.. le mie cose.. – raccolse quei fogli, li riordinò e li piegò per infilarli nella tasca della giacca. L’uomo picchiò la mano sul tavolo con una violenza che neanche lui aveva calcolato, la mano gli diventò quasi viola. La figlia sobbalzò. Markel iniziò a parlare: Ascoltami! Tu ed io non ci siamo mai piaciuti, nemmeno all’inizio. A me stava benissimo così, fino a che, FINO A CHE, non ci saremmo messi i bastoni fra le ruote a vicenda. Ora tu stai venendo meno a questa antica regola. Non mi importa cosa ne fai della tua miserabile vita, ma se si venisse a sapere di te e quell’altra, io, in quanto tuo padre, potrei perdere la stima dei miei colleghi. È un miracolo che nessuno se ne sia accorto finora, ci sono molti studenti nella tua università, congiunti dei medici con cui lavoro.. mi domando se tua madre ne era a conoscenza Lena: Non osare parlare di lei – affermò, stringendo i denti dalla rabbia Markel (continuò cinicamente): Non l’hai mai confessato neppure a lei, non è così? Essere imparentati con persone guaste e viziose come te deve essere un disonore intollerabile. Lena: Gli individui del tuo stampo non saranno mai stimati da nessuno.. evidentemente sanno fingere molto bene.. i tuoi colleghi.. Markel si avvicinò a lei: Non costringermi a risolvere tutto a modo mio – gli occhi di lei caddero sul fucile poggiato ad un lato della stanza. Le emozioni la tradirono, iniziò a tremare. Il patrigno seguì il suo sguardo e con un ghigno aggiunse: No, niente paura. Non sono il tipo da uccidere a sangue freddo, ma.. – afferrò il collo della giacca di Lena e la alzò da terra in modo che i loro occhi fossero allo stesso livello, nonostante ci fossero più di venti centimetri di differenza tra i due – ..conosco mille altri modi per sistemare la cosa. Tu sai che posso farlo. La giovane poteva leggere negli occhi di lui l’autenticità di quelle minacce: Tu non la toccherai o ti garantisco che sarò io ad ucciderti – liberò la giacca dalle mani dell’uomo e corse a prendere il fucile – questo lo terrò io, non si sa mai cosa può passare nella mente di uno psicopatico come te ! Markel: Fa pure, ma sappi che è scarico. In parole povere Elena, voglio soltanto che per un po’ voi due stiate lontane. Voglio che non vi vedano sempre assieme. Non è un grosso sacrifico, si tratta di qualche anno. Lena: Già.. tu che puoi saperne dell’amore.. della sofferenza che si prova a non poter esser libera di amare.. tu sei solo un pu*****ere! – Markel diventò collerico in un secondo. Lanciò il bicchiere con il resto dell’aranciata ai piedi della ragazza: “Non ti conviene continuare.” Lena uscì di corsa da quella casa, buttò il fucile nel cassonetto di lato alla strada ed entrò nella sua auto. Lì scoppiò in lacrime, sorreggendosi sul volante. Markel: Ca**o! Quella disgraziata mi ha fo***to il fucile! ELENA RIPORTAMI IL MIO FUCILE!! – urlò, sull’uscio della porta Un vicino in pigiama intervenne: Non gridi! Forse le sembrerà strano, ma c’è qualcuno che dorme, che è stato sveglio tutta la notte, che sta riposando e che ha TUTTO IL DIRITTO DI FARLO! Markel: E non rompere tu! Anche io sono stanco, cosa credi?! Tornatene a dormire..
***
Da
quel giorno ne seguirono altri nove, similmente travagliati per
Lena. Nell’arco dei suddetti ci fu una sorta di allentamento
forzato nel rapporto tra lei e la sua fidanzata. Con un peso
nell’anima, come di chi è costretto ad andare contro
la propria fonte di vitalità, la ragazza iniziò a
rifiutare (quasi interruppe) la compagnia
dell’altra.Quando si conosce una persona da lungo tempo, è possibile distinguere quelle piccole tracce che sfumano la copertura di una banale scusa avvolta intorno a qualcosa di ben più minaccioso. Quella tendenza improvvisa a sminuire ogni cosa che le coinvolgeva entrambe non era solito di Lena; c’erano attenuanti spesso inappropriati... “Un’altra volta Jul, devo studiare”... “No, oggi non posso venire con te, scusa.. non mi sento un granché in forma”... “Ci vediamo domani, o dopodomani...”. La bruna sentiva che le cose stavano andando male.
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Università, 11:15 a.m. Il professore tanto amato dalle sue allieve aveva appena terminato la sua lezione. Sistemandosi gli occhiali, talvolta era una sua abitudine inconsapevole, uscì dall’aula; prima di chiudere la porta dietro di sé e far sciamare le ragazze che lo seguivano con la scusa di approfondimenti concettuali (non che la cosa gli dispiacesse), notò la ragazza dai lunghi capelli rossastri, rimasta seduta da sola. Professore: Mi sono appena ricordato di un impegno con altri docenti, oggi dovrete scusarmi ragazze – liberatosi di loro, ritornò nell’aula e cominciò, “Come mai ancora qui?” Lena: Riflettevo sulla sua lezione, professore - pronunciò con un tono spossato, esausto. Professore: Non la bevo questa. Ti dispiace chiamarmi Yan? – la ragazza scosse la testa – sembri un po’ triste. Se posso aiutarti, se hai voglia di parlare – lui si sedette di fianco a lei – avevo quasi dimenticato di come ci si sente seduti da quest’altra parte – disse, osservando la cattedra Lena: Lei non sembra così vecchio Yan: Infatti non lo sono. Ho venticinque anni. E dammi del tu, sennò mi ci fai sentire vecchio - sorrise Lena: D’accordo. Yan: Allora, parlamene, cos’è che ti rende infelice? Lena: Se la mia felicità dipendesse solo da me.. – sospirò – ho un brutto problema Yan, uno di quelli veramente brutti Yan: Raccontami. Forse posso darti una mano. Lena: E’ una storia un po’ complicata. Potresti scandalizzarti. Yan: Scandalizzarmi? Fino ad oggi sai cos’è che mi ha sconvolto veramente? Un locale di striptease dove mi hanno portato alcuni amici. Mi si è accapponata la pelle – si passò una mano fra i capelli biondi Lena: Lo sai che non lo avevo mai sentito prima? Yan: Sì, ma adesso non tergiversiamo. Racconta, ti ascolto e ti prometto che non mi scandalizzerò. Lena: ..ok.. tutto ruota intorno al fatto che io sono fidanzata con una ragazza… - l’uomo restò a bocca aperta per un secondo o due. ………………… Nel frattempo, Julia era occupata a seguire il discorso della sua insegnate. Dall’inizio di quella giornata aveva addosso una sensazione spiacevole che non l’abbandonava minuto per minuto. Una delle gambe le prendeva ad altalenare quando era soprappensiero, “Ooohhh! E falla finita!”, farfugliò alla gamba. Un ragazzo vicino a lei: Che!? Julia: Niente – accavallò una gamba sull’altra. Ragazzo (oscillando una penna): Hai mai fatto caso che, se addizioni uno a uno gli estremi delle successioni, ti dà sempre lo stesso risultato? Tipo ‘2, 4, 6, 8, 10, 12’, cosicché, 2+12=14, 4+10=14, 6+8=14. Oppure ‘3, 7, 11, 15, 19, 23’, da cui, 3+23=26, 7+19=26, 11+15=26. E via dicendo. Julia (strofinandosi la fronte): Madonna Yustin.. lasciami perdere, non stamattina, ti prego! Yustin: Stavo giocando un po’.. che lagna che sei.. Insegnante: Attenzione! – i due ragazzi tornarono a fissare l’insegnante - Grazie! Dunque, si parlava dell’effetto della globalizzazione nei singoli stati su scala mondiale… Ritornando nell’aula dov’erano Lena e il suo prof... Yan: …tuo padre, cioè il tuo tutore, non vi accetta. Brutto affare, avevi ragione. Lena: Appunto, secondo te, io come lo spiego a Julia.. lei lo odia.. Yan: Non dirglielo. Trova una scusa per starle lontano. Anzi, se la lasciassi sarebbe meglio – la ragazza lo guardò delusa e infastidita – aspetta, non fraintendermi, tu hai detto che lui potrebbe anche farle del male. È inutile denunciarlo e ti capisco, la giustizia non si preoccupa di casi ipotetici e senza fondamenta. Lena: Le fondamenta ci sono, ma lui riesce sempre a cavarsela. Deve avere qualche aggancio sicuro. Già una volta ha fatto crollare un’accusa di aggressione. È un mostro. Comunque sia, io non la lascerò per nessuna ragione. Julia e io non possiamo essere separate. Yan: Vi separeranno comunque. Se non tuo padre, lo farà la vita che vi si presenta a queste condizioni. Lena: E io lascerò gli studi allora! In fondo è questa la causa di tutto.. la sua reputazione sarà salva.. ammesso che ne abbia mai avuta una. Mi troverò un lavoro. Yan: Non dire sciocchezze! Vuoi buttare così il tuo futuro!? Lena: Allora tu non hai capito nulla.. l’amore che provo per lei non è paragonabile a nient’altro, se posso salvarlo ci riuscirò, non mi importa come. Yan: Sei una persona intelligente, lasciare da parte l’università danneggerà solo te, non risolverà i tuoi problemi. Sai che ci saranno altri scogli, altri limiti. La rossa si alzò, incamminandosi verso la porta; il professore andò con lei. Uscirono in cortile, Yan continuò ad incalzare il suo punto di vista: E poi?? Che farete poi? Andrai a vivere da lei, come la prenderanno i suoi?? Lena: Basta! Lasciami in pace, non voglio più ascoltarti! – accelerò il passo, quantunque si fermò bruscamente, all’improvviso. Markel era proprio lì, davanti a lei. Li dividevano poche decine di metri e qualche studente di passaggio. Yan: Che ti prende Lena? – vide anche lui un uomo che si avvicinava all’edificio lentamente, mentre si guardava intorno di tanto in tanto. Lena: C’è il mio patrigno. È venuto a spiarmi. Yan ebbe un’illuminazione fulminea. Aggiustandosi ancora una volta gli occhiali sul naso, si portò più vicino alla ragazza e le bisbigliò: Ho in mente una sorpresa per tuo padre, ma devi fare tutto quello che ti dirò.. resterà molto meravigliato, e i suoi colleghi cambieranno idea sul tuo conto. Lena: Davvero? Che devo fare? – il giovane circondò la vita di lei con un braccio e la avvicinò a sé – che stai fa..cendo, Yan?? – aggiunse, diventando rossa Yan: Non preoccuparti, assecondami, deve sembrare realistico – la abbracciò – non tenere quelle braccia a ciondolone, mettile intorno al mio collo.. andiamo.. realismo Lena: Ok.. – fece come lui aveva detto – va bene così? Yan: Perfetto Lena: Lui che sta facendo? Da qui non lo vedo.. Yan: Sta rallentando.. e come ci sta guardando! Benissimo.. Ma anche la ragazza bruna, con lo zaino su una spalla, li stava folgorando con gli occhi; e se lo sguardo potesse uccidere... “Lena.. ma che ca**o stai facendo!?”. Lena: Possiamo allontanarci adesso? Yan: Non ancora, manca il colpo di scena.. Lena: Mi sento in imbarazzo.. dovrò litigare con tutte le studentesse che ci hanno visto – il giovane insegnante inclinò la testa verso il basso e congiunse le loro labbra. Lei si scostò subito, e lui riprese: “Assecondami o rovinerai tutto, collabora Lena..”. La ragazza non sapeva come uscirsene, finse di accettare quel bacio; nella sua mente c’era qualcun altro al posto di Yan. Markel era del tutto immobile. Con gli occhi su quei due che stavano attirando l’attenzione in mezzo a tante persone, “Che razza di svergognata.. roba da non credere, ce la sta mettendo tutta per farmi perdere il controllo!”. Fece marcia indietro rapidamente, sperando di non essere visto da nessuno che lo conoscesse. Tempestivamente, due occhi azzurri si colmarono di lacrime. La bruna, di corsa, arrivò alle spalle di Yan, voleva rendersi conto da vicino. Spinse i due da parte. Lena si sentì mancare, solamente guardandola in viso per un istante. “Non.. è quello che cr..edi” mormorò la rossa. Yan: Ehm.. possiamo spiegarti.. ma spostiamoci da qui Julia: Oh no.. ho già capito – arretrò e corse fuori l’istituto. Lena: Julia! Yan: Scusa Lena.. non immaginavo che lei ci stesse guardando Lena: .. è solo colpa mia – barcollando, voleva correre dietro al suo amore, un braccio la fermò “Aspetta, ti accompagno, non posso lasciarti andare in questo stato”, disse il prof. Così, nella macchina di questo, andarono verso casa della ragazza bruna.
***
Villetta, 12:30 p.m. Garage Julia se ne stava accovacciata vicino alla vecchia automobile della madre. Una vettura che raramente vedeva la luce, ragion per cui, era impolverata e sporca. Quello che la circondava, era un posto buio con un’unica lampadina. “Possibile che tu mi abbia mentito per tutto questo tempo..?”, pensava. Aveva assistito ad un bacio molto convincente, corrisposto. Non c’erano scuse a cui aggrapparsi. “Io ti ho sempre amata.. e tu.. e tu invece..”, singhiozzò. “Per quale ragione mi hai fatto questo!!!”, e prese a calci l'automobile. “Julia, tesoro, esci da lì, ti prego, vieni a mangiare qualcosa”, supplicò la madre da fuori la saracinesca. “Non ho fame, lasciami.. per favore” replicò, con un filo di voce. “Che ti è successo..? Parla con la mamma” – “Lasciami sola”, insisté lei. la donna si allontanò dal garage, poco prima di rientrare in casa, una macchina posteggiò davanti al suo cancello. Lena (scendendo dall’auto): Signora, sono Elena, Julia è qui?!! – disse tutto d’un fiato Madre: Ciao Elena, sì è qui, ma non è il momento migliore per farle visita. Non ha passato una buona giornata. Lena: È molto importante. Madre: Prova ad andare da lei, è nel garage, scusala se non vorrà parlarti, come ti ho detto è stata una brutta giornata. Lena: Anche per me.. Yan: Ti aspetto qui. Lena: No, va via, se ti vedesse renderesti la cosa molto peggio Yan: Ma tu non dimenticare quello che devi dirle. Trova la forza per proteggerla da tuo padre.. anche se dovrà soffrire. – La ragazza asciugò le ultime tracce di lacrime sul suo viso e seguì la madre di Julia. Madre: Julia è arriv- Lena interruppe la donna con un gesto: Non dica nulla. Ho intenzione di parlarle, che lei lo voglia o meno Madre: Vi lascio sole – rispose la donna saggiamente. Dagli occhi dell’amica di sua figlia non traspariva nulla di buono, e forse quel malessere le accomunava entrambe. Tempo prima, in auto… Yan: Devi lasciarla, adesso è il momento adatto.. la cosa migliore per tutte e due Lena: NO! Io non posso.. – piangeva – non posso accettarlo! Non è giusto che finisca così.. Yan: Potrebbe finir peggio. Prima mi hai detto che Lui teneva un fucile a portata di mano, a cosa ti fa pensare? Secondo quello che mi hai raccontato, a me fa pensare che sia uno squilibrato in libertà, un pazzo! Lena: Non riuscirò.. NON POSSO! Non posso farla soffrire.. non è giusto! Yan: Ma devi, per lei.. – disse – e anche per me – pensò Lena colpì la serranda del garage con la mano; una, due, tre, quattro, cinque, sei volte. Alla fine qualcuno la aprì. La sofferenza sul volto della sua amata era più che sufficiente per riaccenderle le lacrime, si voltò per nasconderlo: ..perdonami, non volevo che lo scoprissi in quel modo La ragazza bruna le afferrò le spalle, la scaraventò nel garage e chiuse la saracinesca. “DA QUANDO!” urlò, senza guardarla in faccia Lena era finita sul cofano della vecchia automobile: È successo così.. non lo avevo programmato.. te lo giuro.. è da pochissimi giorni, io non posso spiegarti come.. Julia (con gli occhi fissi sul muro del garage): Non volevi che io lo scoprissi così?? Davanti a tutti.. dimmi Lena, quante probabilità c’erano che io vi vedessi lì dov’eravate!!? Lena: Sfogati.. insultami, picchiami.. fa di me quello che vuoi.. se riuscirai a sentirti meglio.. – la sua amata brunetta piangeva in silenzio, si sentiva solo il suo vago singhiozzare “Tu lo ami?”, chiese Julia, temendo la risposta che avrebbe seguito. La ragazza dai lunghi capelli strinse i denti fin quanto poteva, per non urlarle il vero, “Sì”, bisbigliò. Julia (strofinandosi gli occhi): È tutto finito.. non è mai stato per sempre.. e io che ci credevo davvero in noi due.. Lena: Io ti am- ho amata con tutta me stessa, non dubitarne mai.. tutto, ma mai di questo! Julia sembrava non darle retta: Tra due mesi sarebbero stati 3 anni.. 3 anni di sporche menzogne.. chi idiota sono stata.. per te avrei fatto qualsiasi cosa. Lena (le tremavano gambe e braccia): Non è così- Julia (spinse l’altra ragazza di nuovo sul cofano): SILENZIO! Tu hai sempre fantasticato su di lui, come tutte le altre.. alle superiori poi.. quelle lettere.. tutta una bugia.. una recita molto convincente, complimenti. - e continuava a rifiutasi di guardarla in volto. Lena: NO! – strinse l’orlo della giacca dell’altra, dicendo con le lacrime agli occhi “Non è mai stata una bugia, la mia vita è piombata in un abisso senza via d’uscita dopo la morte di mamma.. tu sei stata la mia unica luce” Julia (con uno sguardo gelido e ostile, finalmente la guardò): Oggi, tu hai estinto quella luce. Hai trovato qualcosa di meglio a cui aggrapparti. Non voglio più sapere nulla di te.. e risparmia di chiedermi di essere buone amiche.. – sollevò la serranda e la spinse fuori – la mia disperazione sarà riuscire a dimenticarti.. anche se il mio amore è condannato ad accompagnarti per il resto della vita.. - prese fiato un istante - ..se mi avessi amata anche solo la decima parte di quanto ti amo io.. a me sarebbe bastato………. Spero tu possa essere felice con lui.. ma guardati dal tuo patrigno. – schiacciò la serranda a terra e la chiuse dall’interno. La ragazza dai capelli rossi restò a contemplarla amaramente per qualche minuto; poteva ancora sentire la sua ex-fidanzata piangere. Dopo un po’, si asciugò il viso e andò via. Yan la attendeva poco distante, nella sua auto. Più tardi, condominio, salendo al secondo piano, 7:00 p.m. Lena (con debolezza): Perché continui a venirmi dietro..? Yan: Ci tengo a te, so che è un momento difficile, non posso abbandonarti. Ho deciso di parlare con tuo padre a quattrocchi. Dirò che sei la mia fidanzata. Lena: Cosa!?? – si fermò in mezzo alle scale. Yan: Vuoi liberarti di lui!? Allora vieni a stare da me. Io ti voglio molto bene. Lena: Ma sei impazzito?! Yan: Se sei in questa situazione, è anche colpa mia. Vieni a vivere con me.. ti prego. Lena: Lasciatemi in pace tutti! Che volete da me.. – esplose di nuovo in un pianto soffocante, il giovane insegnante la strinse fra le sue braccia, le strofinò la schiena gentilmente, fino a quando lei si calmò. Yan: Lasciami parlare con lui, uno così non merita una figlia come te. Non hai nessuna buona ragione per rimanere. Lena: Questa casa è tutto quello che mi rimane dei miei genitori.. mi stai chiedendo di lasciarla per sempre?! Yan: Ormai non lo è più, è solo un luogo di tristi ricordi e di dolore. Guarda che io sono un tipo di cui ci si può fidare..! Non pensare che voglia approfittare di te..! Non lo stai pensando, vero? Lena: Un po’ sì.. c’è solo una persona di cui mi fido ciecamente.. Yan: Chiaro.. Julia, al momento però ti devi accontentare di me. Saremo solo buoni amici. Se un giorno vorrai qualcosa di più.. sarai tu a deciderlo. Lena (scostandosi dalle braccia del prof): Perché? Tu sei bello, hai un buon lavoro, sei popolare tra le ragazze.. perché io? Questa tua impazienza di aiutarmi.. non la capisco.. Yan: Colpo di fulmine. Sì. Ti ricordi quel 'primo giorno' di qualche settimana fa? Lena: Impossibile, non puoi parlare sul serio. Yan: Non ti sottovalutare, sei un bel tipo di ragazza. Il mio ideale che cercavo da tanto. Ma adesso non comincerai a credere che ho fatto questo per separati da lei?? Io volevo solo aiutarti, penso l’avresti fatto anche tu al posto mio. Lena: Che sia andata così o no, non fa molta differenza. Lei non mi avrebbe mai abbandonata, e se avesse saputo, per impedirlo, forse le sarebbe successo qualcosa di orribile. Se Julia starà bene io cercherò di andare avanti anche senza di lei.. Yan: Eccellente. Così si parla. Brava. E adesso risolviamo la faccenda con quel mentecatto di tuo padre, definitivamente. Markel non si lamentò per niente della decisione della figliastra. La cosa gli faceva un enorme piacere. Ora poteva tranquillamente dire che lei viveva con il suo futuro marito. “Tu la sposerai giusto!? Anche se è strana e ha qualche turba psicologica?!?”, disse l’uomo. “Ci sposeremo” rispose il professore, strizzando l’occhio alla ragazza, di nascosto. “Non voglio assolutamente che ritorni qui frignando perché tu l’hai scaricata!” aggiunse Markel. “Non si preoccupi, non potrò di certo trattarla peggio di quanto ha fatto lei in tutto questo tempo”, concluse e attese che la ragazza sistemasse le sue ultime cose in una valigia, dopodichè lui raccolse tutti i bagagli e cominciò a scendere le scale “Fa presto amore, ti aspetto in macchina” disse, prima di andar via. Lena: Addio, spero di non incontrarti mai più, per tutto il resto della mia vita. Markel: Lo stesso. Passata la libidine per le donne? Lena lo fissò con disprezzo: Sei riuscito a rovinare l’esistenza di mia madre, sei riuscito a distruggere l’unica cosa bella della mia vita, ora, spero incontrerai qualcuno che ti riserverà lo stesso tuo trattamento. Markel: Prego, esci pure, la porta la conosci. – La giovane chiuse la porta della sua vecchia casa e scese quelle scale per l’ultima volta. “Sarò forte mamma, ma d’ora in avanti sarò sola, aiutatemi voi”, pensò, rivolgendosi ai genitori. Salì in auto, il prof le sorrise e le strinse una mano. “Andiamo Lena, ci aspetta una nuova vita, e forse anche nuovi amori”. Ma l’altra non la pensava allo stesso modo. Il solo sapere che avrebbe incontrato Julia tutte le volte all’università e non avrebbe più potuto avvicinarsi a lei, dirle che l’amava quando nessuno le ascoltava, abbracciarla ad ogni minima scusa; l’annientava lentamente.
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Intanto, verso un’altro continente, c’era un’altra storia che stava iniziando… Al telefono, 5:00 p.m. Voce: Hai una vocina così fioca Julia.. sarò molto felice di rivederti, così potrai raccontarmi di chi ti fa soffrire. Non ci vediamo da.. cinque anni? Mi sembra ieri che volevi tingerti i capelli.. Julia: Mi ricordo, eravamo a quel concerto e qualcuno me li aveva tagliati stile rocchettaro heavy-metal.. dovevo tingerli per forza.. Voce (ridendo): Infatti, facevi molto ‘pulcino’ con quella testolina bionda a spazzola Julia: È vero.. ma rimandiamo le rimembranze, quando posso venire? Voce: La mia famiglia ti aspetta, vieni quando vuoi, però se ci avvisi in tempo verremo a prenderti all’aeroporto, ok? Qui in America c’è un bel via vai di gente. Ehi! Quasi dimenticavo, ci servono i tuoi documenti per trasferirti alla nostra università. Julia: Me ne ricorderò, ciao e grazie, sei sempre disponibile Voce: Di niente, un bacio e attenta al fuso orario! Comincia ad allenarti, da me sono le 8 di mattina in questo momento, ciao tesoruccio, a presto – riprese a ridere Julia (pensando): Tutte queste ore.. poco importa - salutò l'amica con un “a presto” e riagganciò. Non appena chiuse il telefono, le lacrime ricominciarono a venir giù. Quella era un’ottima opportunità per allontanarsi da ‘quello’ che le faceva male e per non lasciarsi morire dalla disperazione. Lei non era così forte da cancellare ‘amore’ dal suo cuore. Andar via era l’unico modo per non correre da lei ed implorarla di tornare ad essere la stessa di prima. Ad ogni modo, occorreva un chiarimento definitivo. C’era stata troppa intemperanza nell’ultimo loro incontro, troppa leggerezza attribuita al loro ‘essere due’, divenuto brusco ed eccessivamente spassionato in confronto alla coppia che erano state in passato. Nell’insieme, tutto troppo sofisticato. Lanciò un’occhiata veloce al poster fissato in alto, sopra la spalliera del letto, che ritraeva un concerto al Madison Square Garden. Stati Uniti. Aveva sempre sognato di andarci, ma non da sola. |