***Capitolo 3***

Villetta, cinque giorni dopo, 11:56 a.m.

Julia era fuori in giardino, in compagnia del padre. Nei giorni passati non si era presentata all’università. Non poteva correre il rischio di assistere ad un altro spettacolo come quello precedente. “Che strano”, pensava, “Sembrava proprio che volessero essere visti, che avessero l'intenzione di farsi vedere da me.. forse non avevano il coraggio di dirmelo in faccia.. ma oramai.. per quello che conta..”

Padre: Allora hai deciso.. parti - disse sradicando una pianta di salvia da un’aiuola; era stata interrata nell’angolo sbagliato e stava morendo. - “Sì, è una buona occasione per me, un’esperienza necessaria per quello che voglio fare in futuro”, rispose lei - ti manderò quello che ti serve per posta.
Julia: Non ce ne sarà bisogno, Bianca mi ha già trovato un lavoro. Starò al college, ha pensato a tutto lei, abbiamo una camera con un’altra studentessa - il padre annuì silenziosamente - mi passi quella sacca di terriccio? - Julia la raccolse e la avvicinò all’uomo, lui, lasciò cadere la pianta e afferrò la figlia tra le braccia invece della sacca “Spero che tornerai presto”, pronunciò con una voce roca.
Julia (accarezzandogli la schiena): Ti voglio bene.. scusa se non l’ho mai detto prima..
Padre: Anche io.. e la mamma. Da quando le hai detto che vai in America.. è stato difficile da mandar giù..

Nella camera della bruna, in un cassetto del secrétaire, c’era un libro con una dedica. Un dono di Lena: “Alla mia, con tutto quello che sento per te, la tua per la vita, Lena” - la ragazza dai capelli corti chiuse la copertina di quel libro che aveva letto decine di volte, “Una menzogna.. anche questo”, mormorò.

Era decisa a restituirlo. Dopo quanto avvenuto, aveva perso ogni valore. Ma anche perchè era un’attenuante credibile per rivederla ancora e, allo stesso tempo, per ferire lei a sua volta. Infilò il romanzo nel suo zaino, si sistemò un paio di occhiali scuri per celare il dolore che le si leggeva negli occhi, ed uscì dalla stanza. “Non è mai stato per sempre… Per te non è mai stato niente”

Una volta arrivata nel campus, ricordandosi ancora dell’orario dei corsi di astrofisica della sua ex, attese le 13 ai piedi del suo vecchio albero. Dopo pochi minuti, la vide. Avvertì una fitta al cuore quando notò la mano di lei intrecciata con quella del suo nuovo compagno. Stavano parlando, e le apparvero contenti.

Lei, la rossa, era allegra, ma nessuno poteva leggerle dentro. Tanto più cercava di rimuovere quel viso e quei ricordi dalla sua mente, tanto questi erano ricorrenti e soverchianti. Ma nessuno, oltre a lei, poteva rendersene conto.

Il professore rubò un bacio veloce alla ragazza dai capelli rossi prima di riprendere a camminare verso l’uscita. Julia assistè anche a quello, il sangue le pulsava in ogni vena, così velocemente che poteva sentirlo. Si rimise gli occhiali e scappò via, senza permettere alle lacrime di sfuggirle un’altra volta.

Yan: Le cose non saranno più le stesse adesso che sanno del nostro fidanzamento - sorrise ad un ragazzo il quale accennò loro un riso beffardo - agli esami è meglio che io non ci sarò per te.
Lena: Ti avrei chiesto la medesima cosa.. - osservando quell’albero in lontananza le venne in mente la prima volta che lei e Julia si erano date appuntamento lì. Si strofinò gli occhi sul polsino del cardigan - ..forse sarebbe ancora meglio se non ci facessimo vedere sempre a braccetto, almeno qui.
Yan: Questa cosa però mi dà fastidio. Ma guarda se adesso dobbiamo preoccuparci pure di loro.. -
allargò le braccia per indicare il complesso scolastico -..dopo il tuo patrigno!- così dicendo si spostò gli occhiali per l’ennesima volta.

3:00 p.m.
“Ying & Yang”

Julia scese dall’auto e si avvicinò ai sorveglianti, dicendo frettolosamente: Mi fareste passare anche senza documento..?
Uomo: Sicuro, ti conosciamo adesso, prego entra. - lei ringraziò e di corsa si avvicinò all’ingresso del locale.

Arina stava lucidando uno dei tavoli appena sparecchiati. Lo chef, che le gironzolava lì intorno, la rendeva ancor più stressata nel suo lavoro. Finché una persona la chiamò: “Ari.. mi faresti un favore?”, chiese la bruna. “Julia, tutto bene? Hai una pessima cera”, constatò la cameriera posando lo strofinaccio.

Nel frattempo, alla villetta…

Yustin (sul ciglio della porta): Può consegnare questi documenti a Julia? - chiese il giovane consegnandole un fascicolo.
Madre: Certamente, se vuoi entrare, Julia è uscita però posso prepararti un buon caffé
Yustin: Grazie signora ma vado di fretta. Per favore, dica a Julia di chiamarmi ogni tanto.. e che la saluto. “Lo farò”, affermò la donna.
Yustin: Arrivederci.

***

Al telefono, il giorno dopo, 7:20 a.m.

Arina: …puoi passare un attimo da “Y&Y”? Ho una cosa per te.
Lena: Che cosa?
Arina: Me l’ha lasciata Julia prima di partire
Lena (balzò dal letto in un secondo): Partire?!?! Come partire?!!
Arina: Vieni qui, ti spiego a voce - aveva adoperato un tono di voce così sconsolato che la rossa sentì un brivido correrle lungo la spina dorsale. Quando Arina riagganciò, lei compose il numero di casa della sua amata bruna…

Voce: Pronto?
Lena: Sono Elena signora, mi scusi per l’ora ma devo sapere assolutamente dov’è Julia!
Voce: Non ti ha detto che doveva partire per l’America? È andata via stamattina molto presto… - silenzio – Ci sei ancora figliola?
Lena: ..sì.. grazie.. la saluto.. - riagganciò, in quel momento Yan bussò alla sua porta. “Posso entrare?”, dopo alcuni attimi di silenzio entrò e trovò la ragazza ancora sotto le coperte, con il viso nascosto dal cuscino.

Yan (sedendosi ai piedi del letto): Lena, io ho un appuntamento oggi, tu esci o rimani qui? Posso accompagnarti se vuoi
Lena (senza spostarsi da dov’era): No, ci vediamo più tardi.. - “Ok”, aggiunse lui, prima di lasciarla sola.

Su un aereo di linea, alla medesima ora…

Julia (guardando l’orologio): Se tutto va bene, quando arriverò saranno di nuovo le 3 di notte. 
Una donna accanto a lei: Le tre e mezza, poi se calcoliamo la confusione negli aeroporti, le turbolenze.. anche più tardi..

Un uomo del lato opposto, ma sulla stessa fila, borbottava continuamente: Aiuto.. aiuto.. aiuto.. aiuto.. aiuto - e tremava come una foglia la vento.

La donna di prima: Continuerà a lungo?! - gli disse seccamente - la smetta! Perché ci è salito se aveva paura!
L’uomo continuava: Lei non capisce.. aiuto.. aiuto.. aiuto.. io non ci volevo salire.. aiuto..
Donna: Hostess! - la signorina le si avvicinò sorridendo - per cortesia gli porti un calmante, non riuscirei a sopportarlo per altre cinque ore.

La ragazza appoggiò la testa sul sedile e chiuse gli occhi arrossati e stanchi. Il pensiero che si stava allontanando da casa,
alleviò in parte il suo stato danimo, Il peggio deve ancora venire Julia, meglio che ti ci abitui...”,avvisò una voce dentro di lei.

***

Erano circa le 9 del mattino quando la ragazza dai capelli rossi giunse nel locale dove lavorava Arina. Non ci mise molto a trovarla, se non serviva ai tavoli poteva essere solo nelle cucine. Una volta incontrate, le due ragazze si appartarono in uno degli angoli che faceva da sgabuzzino. Arina iniziò raccontandole la visita dell’altra ragazza e, dicendo questo, le mostrò il libro. Lena lo prese tra le mani e già non poteva più soffocare quelle lacrime che le vennero giù sul viso “Mi odia fino a questo punto..” bisbigliò. “Ma che avete combinato ragazze?! Eravate così innamorate, così felici..”, disse con dispiacere Arina. Nel libro, proprio sotto la dedica, c’era una frase scritta di recente: “L’amore mi ha resa cieca, ho creduto di morire schiacciata dalla sua potenza, ora finalmente ho aperto gli occhi.” Lena lasciò scivolare il romanzo dalle sue mani.

***

Aeroporto di Dallas, Texas, US - 3:25 a.m.

La brunetta era appena scesa a terra e si stava guardando intorno.

Bianca: Welà Jul! - oscillò una mano ma la bruna stava scrutando da tutt
altra parte - sono qui, dove guardi! - Julia la salutò e le si avvicinò, fino a quando si abbracciarono.
Julia: How are you, Bianca?
Bianca: Parla tranquillamente la tua lingua, ti sei dimenticata che ci conosciamo sin da bambine..?! Ce ne hai messo di tempo prima di tornare a trovarmi!
Julia: Come potrei dimenticarmi della mia vicina preferita.
Bianca: A proposito.. - la guardò molto bene - sei cresciuta.. credevo restassi una bimbetta a vita.
Julia: Non cominciamo a sfottere, e poi sono molto stanca al momento. Mi serve un letto.. questa giornata per me è iniziata ore e ore fa, e sarà più lunga del solito..

Bianca la aiutò con i bagagli e chiamò un taxi, “Coraggio Jul, ancora 200 km e saremo a casa dai miei, a Killeen; tra una settimana torneremo a Dallas, e ti presenterò la nostra compagna di stanza al college…”, intanto che Bianca parlava, Julia si era addormentata sul sedile, approfittando del poggiatesta.

Cica due ore dopo, le due erano finalmente a casa.

Mrs. Artamov: Juliaaaa!! Chi si rivede! - la donna le diede il suo benvenuto
Julia: Salve signora, i miei genitori la salutano.
Mrs. Artamov: Ohh, che cari.. ho tanta nostalgia delle nostre riunioni lì a San Pietroburgo. Se mio marito non avesse dovuto lavorare in America non ci saremmo mai più trasferiti.
Bianca: Ok mamma, Jul non si regge in piedi dal sonno, si è appisolata nel taxi, si è addormentata perfino sul portico mentre aspettavamo che tu ci aprissi, pensa un po’ come sta messa  
Mrs. Artamov: Ma certo, scusa.. che sciocca che sono, vieni, la tua camera è al piano di sopra, Bianca accompagnala
Julia: Grazie per l’ospitalità - disse sbadigliando.

*** °°° ***

Trascorse qualche anno.
San Pietroburgo, nel vecchio condominio, al secondo piano

Al telefono…

Gregov: Ca**o Markel! Quella è gente che non scherza! Tira fuori i soldi o ti faranno la pelle!
Markel era seduto su una poltrona, con una sigaretta nella mano sinistra e una bottiglia di scotch nell’altra, il telefono lo reggeva tra la spalla e il mento: Non mi hai sentito prima.. non ce li ho i soldi!
Gregov: Come faccio ad aiutarti!?! Me lo dici perché ca**o ti sei giocato fino all’ultimo soldo!!!
Markel era tutto ubriaco, e rideva, farfugliando: Non me ne frega niente.. pensa che un tizio - singhiozzo - ieri è venuto ad ipo..te..carmi la casa.. ha detto che non avevo saldato il prestito della banca, che st****o, la mia parola non conta niente! Sono sempre un dottore del ca**o!
Gregov: Stammi a sentire adesso .. - all’altro capo del telefono si udivano strani rumori.. - Markel..? Markel?!

Il dottore si trovò davanti tre uomini vestiti di un lungo impermeabile grigio, non sapeva come erano entrati in casa, sapeva solo che uno di loro gli stava puntando una pistola nell’occhio destro.

Uomo: Alzati ca**one! - lo sollevò per il colletto e lo trascinò fuori la terrazza aperta
Markel: Che volete da me!
Uomo2: Niente amico, il capo chiede solo di saldare il conto - con l’aiuto del terzo lo alzarono da terra. "Aspettate! No! ASPETTA-", gridò il dottore, ma uno dei tre gli tappò la bocca, e poi lo scaraventarono giù dalla terrazza. Markel, dopo un volo di dieci metri, precipitò sulla carrozzeria di un’automobile.
Uomo3: Lavoro completato. Andiamo ragazzi - tutti e tre uscirono rapidamente e silenziosamente da quella casa.

Gregov (sempre al telefono): Markel! Non ti sarai addormentato?! Markel!!! - la linea si interruppe.

Il giorno seguente, la tragedia di un medico suicida era tra gli articoli in prima pagina del giornale. Yan stava leggendo il giornale in camera da letto con sua moglie: “Markel Damian, 48 anni circa, nativo di Mosca, è stato trovato ieri alle 21 in fin di vita presso il VII distretto. Il corpo è stato rinvenuto sul tetto di un’auto sotto la sua abitazione. La scientifica ha reperito elementi sufficienti per affermare che l’uomo ha tentato di uccidersi. In casa c’erano innumerevoli alcolici. Dopo il trasporto d'urgenza in ospedale, i medici sono riusciti a salvarlo ma, le sue condizioni, purtroppo, hanno pregiudicato per sempre la sua vita. Attualmente è in un coma stazionario..” “Basta così”, disse Yan ripiegando il quotidiano.
Lena (pallida in viso): Perché ho l’impressione che la cosa non ti sorprende affatto?
Yan: Tempo fa ho saputo che aveva dei problemi di soldi. Giocava Lena, si è giocato anche l’anima. - la moglie si alzò dal letto e corse in bagno, quella notizia l’aveva scombussolata, si sentiva male al punto di dar di stomaco.

Yan capì che qualcosa non andava, bussò alla porta: Lena stai bene??! Amore ti senti male?! Fammi entrare!
Lena: Tutto so..tto control..lo - riuscì a pronunciare, prima che un’altra ondata di nausea la costrinse a chinarsi.

***

Dalle parti di Killeen (Texas, US)
Stazione di guardia
1:34 p.m.

Alcune gocce colavano da un vecchio lavandino. Quel ticchettio continuo era insopportabile, quand’anche perdurava da ore, da giorni o da chissà quanto prima. Il sergente sollevò gli stivali dalla scrivania. Innervosito e annoiato, si mosse pigramente in direzione del rumore, afferrò il rubinetto del lavandino e lo strinse a due mani con tutte le sue forze. Cinque secondi dopo, la morsa dell’uomo causò lo sfacelo della piccola conduttura idraulica ed un fiotto d’acqua gli schizzò dritto in faccia: “AHOH!”.

Julia entrò all’improvviso e vide l’acqua che zampillava dappertutto: Che fai Joe, hai caldo? Volevi farti una doccia al volo?
Joe: Aiutami invece di scherzare, prendimi uno straccio o un qualcosa per bloccare l’acqua, velocemente!
Julia (simulando un ‘attenti’): Agli ordini vice sceriffo! - non trovò nulla, perciò si tolse la t-shirt e la tirò al sergente, rimase solo in una piccola canottiera - ehi! Se non me la strappi è meglio.
Joe: Grazie, perbacco Jul, tu sì che hai una faccia di bronzo, nessuna ragazza avrebbe fatto una cosa simile
Julia: Pensa a tappare il rubinetto, e chiudi la bocca. Io chiamo l’idraulico nel frattempo.

Joe (mentre terminava di fasciare il rubinetto): Sai chi chiedeva di te qualche ora fa? Samantha.
Julia: Ancora.. - sbuffando - non so più che dirle per convincerla.. le avevo spiegato come sono andate le cose.. perché continua ad insistere..?
Joe (intanto che l
acqua gli schizzava in faccia): Non lo so! Saranno affari vostri, no? E tu non dovevi darle il nostro numero privato! - finalmente terminò di fasciare il rubinetto, che nonostante tutto ancora gocciolava

La bruna prese il telefono e digitò il numero dell’idraulico. Poco dopo aver parlato con un addetto, e riattaccato, una terza persona entrò nell’ufficio dello sceriffo. Questa sentì delle voci provenire dal corridoio e si sporse.
Joe si voltò e identificò sua sorella: Kelly! Che ci fai qui?

Kelly era una riccia castana dagli occhi verdi, sui vent’anni: Ciao fratellone, ti ho portato le lasagne della nonna. Voleva assolutamente che tu le assaggiassi; sono venuta in taxi, spero non si siano rovinate - in quell’istante spuntò Julia con i capelli bagnati dagli schizzi del lavandino e ancora in tank top. Kelly diventò colorita istantaneamente e senza accorgersene la stava fissando a bocca aperta.

Julia: Allora Joe? Non ci presenti? - disse, guardando la nuova ragazza con un sorriso intrigante
Joe (asciugandosi le mani sui pantaloni): Ah, sì, lei è la mia sorellina, Kelly, e lei - indicando la brunetta - è una studentessa dell’università di Dallas che lavora in amministrazione saltuariamente, si chiama Julia.

Kelly: Tanto piacere Julia.
Julia: Altrettanto.. lo sai che sei proprio carina, non assomigli per niente a tuo fratello - si strinsero le mani.
Kelly: Anche tu sei molto carina - sussurrò, sovraccaricando il suo rossore
Joe: Ehi Jul, sintonizza l’encefalo, ho detto che è mia so-rel-la! Chiaro?! Non ci provare! - la bruna inarcò le sopracciglia.
Kelly: Cosa?
Joe: Lascia stare, dammi le lasagne - prese il contenitore dalle mani della sorella - va pure, ci vediamo dopo, và, shò, via!
Julia: Come siamo maleducati Joe.. ti accompagno io Kelly, ho la macchina qui fuori e stavo per andarmene; dovevo consegnare certe carte allo sceriffo, ma.. - fingendo di cercarlo in giro nelle stanze - ..pare che non ci sia. Le riporterò domani.
Kelly: Grazie infinite Julia
Joe: Ehi! Dove andate insieme! E l’idraulico!?
Julia: L’ho chiamato, sta arrivando, bye bye Joe - circondò la vita dell’altra ragazza con un braccio, cogliendola alla sprovvista, dopodichè uscirono dalla stazione di guardia.

Joe: Questa me la paghi Julia!!!!! - in quell’istante, l’acqua cominciò a schizzare fuori dal rubinetto anche attraverso la maglietta - M***A!

Per strada, 2:12 p.m.

Durante il tragitto, in una Chevrolet degli anni ’70 che Julia aveva acquistato per poche centinaia di dollari, le due ragazze attraversarono una strada polverosa e deserta in direzione della casa di Kelly.

Julia (al volante, parlava di sé e della sua vita): ...pensa che l'estate del primo anno credevo di friggermi solo uscendo di casa. Non immaginavo che si superassero i 33 gradi in Texas. Fa decisamente troppo caldo per i miei gusti.
Kelly: Non hai tutti i torti. Sarai abituata a temperature di tutt’altro genere in Russia - e cercò di immaginarsi da quelle parti, in pieno inverno, con la colonnina del termometro almeno un paio di decine di gradi sotto lo zero. Le vennero i brividi - pensi di tornarci presto?
Julia: Sì, devo rispettare una promessa fatta ai miei genitori. Terminati gli studi si torna a casa. E ormai non manca molto. Devo dire che il tempo è volato. Ma non è stato facile, appena arrivata riuscivo giù di lì a chiedere solo cose tipo “dov’è il bagno” in inglese, adesso riesco a parlare con te senza problemi. 
Kelly: Hehe.. credi che io riuscirei ad imparare il russo se venissi là per un po
? - chiese scherzando
Julia: Non so, sembri una tipa sveglia, penso di sì - piccola pausa - ti va di vederci qualche volta?
Kelly (arrossendo di nuovo): Sì.. sarebbe bellissimo uscire con te.
Julia: Wow.. di sicuro tuo fratello ci resterà male.. meglio non farglielo sapere
Kelly: Perchè, lui che c’entra?
Julia: Devi sapere che io ho un certo interesse nelle donne.. più che negli uomini - ogni volta che toccava quell’argomento non poteva evitare sia l
altalenare della gamba (anche se guidava), sia il crescere di un’asia soffocante.
Kelly: Vuoi dire che sei..?
Julia: ..più o meno quello che stai pensando.. ma ora che sai questo.. se non vuoi più..
Kelly: Certo che lo voglio. Per me non ci sono problemi - guardando fuori si accorse che era quasi arrivata - ci siamo Julia, io abito lì - mostrò un piccolo ranch al lato sinistro della strada.  
Julia si sentì sollevata: ..bello, molto Far West.. 
Kelly: Lo mandano avanti i miei nonni da un sacco di tempo. Io venivo spesso a fargli visita, un giorno mi hanno chiesto se volevo vivere con loro, così eccomi qui. Non che sia tanto lontana dalla casa dei miei, però con i nonni sono più libera. Penso che hai capito di che sto parlando..

La bruna annuì, intanto che fermò l’auto abbastanza vicino al ranch. Kelly le si avvicinò timidamente per salutarla con un bacio sulla guancia e l'altra, in cambio, sorrise. “Allora ci vediamo presto, verrò a trovarti”, confermò Julia, prima di riprendere la strada. Non fece caso allo sguardo della ragazza castana che seguitò ad accompagnarla ancora per qualche tempo mentre l’auto procedeva sulla strada.

Dallas University, 5:00 p.m.

La ragazza bruna parcheggiò la Chevrolet, con un fazzoletto si asciugò la fronte sudaticcia ed entrò nel campus. Non era neanche arrivata all
’ingresso dei dormitori che una biondina, con un taglio di capelli simile al suo, le saltò addosso, aggrappandosi a lei peggio di un koala su un eucalipto. Questa le spiattellò una frase del genere: “Julia dobbiamo parlare, e questa volta non accetto scuse”.

Julia (con esasperazione): Samantha.. abbiamo parlato per un secolo. Non ha funzionato tra noi due, io ti avevo spiegato come stavano le cose. Abbiamo provato. Tu sei una brava ragazza, meriti qualcuno che ti ami davvero.
Samantha: Ma io amo te! - la strinse più saldamente ed implorò - ti prego, facciamo un
altro tentativo
Julia: No Sammy, non sarebbe giusto - riuscì a scollarsi da lei - io ti voglio bene, ma non riesco ad andare oltre l’affetto fraterno..

Samantha si asciugò le lacrime con il dorso della mano. Restò a fissarla per poco, poi sparì oltre il corridoio principale. “Sembra che dovrai cambiare stanza”, affermò Bianca, appena fuori dalla loro camera.
Julia: Pare di sì.
Bianca: Però potevi evitare di coinvolgere una delle tue coinquiline.. una come Sam che crede nell
amore eterno..
Julia: Lo so. Colpa mia. Le troverò un fidanzato o una fidanzata prima di tornare in Russia.. non è che tu.. per caso.. - ossservò attentamente l’amica
Bianca: Aspetta! Non farti venire strane idee, io ho già il ragazzo! E poi, pensi di risolvere la cosa così?
Julia: Ok.. però sareste una bella coppia – “Stop!”, ribadì l'altra - Scusami Bianca.. per favore, puoi andare da lei solo per vedere come sta?
Bianca: Va bene, per adesso ci penso io a dirle che sei una sfacciata, senza cuore, approfittante - pronunciò, senza convinzione nelle sue parole; ma alla ragazza bruna sembrò non interessare se l’amica parlava sul serio o meno, affermando questo prima di andar via: “Dille quello che vuoi, se la farà sentir meglio.. mi dispiace tanto, non avrei dovuto.. io sapevo che ci sarebbe stata sempre e solo Lena per me, ma speravo.. speravo..”, Bianca non riuscì ad aggiunger altro che lei era già lontana.

***

San Pietroburgo, per le vie della città, 7:48 p.m.

Per le strade meno trafficate, per luoghi che conosceva a malapena, in quegli angoli dove nessuno si accorgeva di nessuno; la ragazza dai lunghi capelli rossi trovava uno sbocco dal suo perenne disagio esistenziale. Era passato del tempo, tuttavia, era come se niente riuscisse a convincerla del fatto che non sarebbe più tornato ad essere come una volta. Né la lontananza, né il tempo. Un instante prima era come sentirsi ripetere all’infinito, dentro di sé, che aveva fatto la scelta giusta per la vita di chi amava, anche se non ne sarebbe più stata partecipe; e poi, c’era un pensiero ricorrente che si faceva largo tra tutti gli altri e la incitava a non smettere di sperare.
Non ancora Lena.. non ancora. Ma adesso, dove poteva condurre tutto ciò...?

Camminando senza una meta, passò davanti ad una piccola boutique per neo-infanzia e donne in attesa. Fermandosi ad osservare quella vetrina le ritornarono in mente certe frasi del marito; quelle che si dicono senza riflettere, quelle che si vorrebbe aver cancellato appena dopo pronunciate...

Giorni prima, durante una discussione

Yan (con indosso solo i pantaloni): Dai Lena, e dillo che non vuoi avere figli da me per non essere costretta a rimanere! Dillo che non mi hai mai amato! Che mi hai sposato per riconoscenza, per pietà! Che pensi ancora a lei anche quando stai con me! DILLO!
Lena (sul letto, tra le coperte e le lenzuola): Io non riesco.. io vorrei.. ma non ce la faccio, perdonami - pronunciò abbandonandosi alle lacrime, poi scappò fuori la loro camera trascinando le lenzuola con sé.

Dagli occhi dell’uomo scivolarono giù due gocce salate di dolore e rammarico. In fondo lui ne era sempre stato a conoscenza, ma desiderava disperatamente che, prima o poi, quei sentimenti così forti che provava diventassero di ‘andata e ritorno’
.

In pochissimo tempo, un mantello di nubi spinto dal vento incostante, oscurò il cielo. La giovane sollevò il capo ed una piccola goccia di pioggia le precipitò su una guancia. Tirandosi su il cappuccio dell
impermeabile, riprese a camminare malgrado il lieve piovigginare.

Senza far caso ai suoi passi, si trovò dinanzi al suo vecchio condominio. Entrò automaticamente, salendo le scale fino al secondo piano, come un qualcosa che l’abitudine imprime nella nostra mente senza il bisogno di richiamarlo in memoria. Trovatasi alla porta d
ingresso non potè non notare un dettaglio che una volta non cera. Nastri di demarcazione impedivano l’ingresso alla casa. E c’era anche un’ordinanza della banca. “Divieto d’accesso, immbobile gravato d’ipoteca”. Più chiaro di così non poteva essere. E, mentre la giovane dai capelli rossi pensava a qual fine sarebbe stato destinato l’appartamento della sua famiglia tra, asta, rivendita o cos’altro, un uomo, il vicino di casa che venne fuori in quel momento, appena riconobbe la ragazza, parlò: “Mi dispiace per suo padre.. lei non deve aver passato bei momenti”, “Sopravvivo”, sospirò Lena. Si scambiarono un saluto ed entrambi uscirono dalla palazzina.

Allo stesso momento ma in un’altro continente, le 11:00 a.m. ~

In una stanza buia, oscurata da tende e persiane, qualcuno se ne stava nel letto ad occhi chiusi, senza alcuna voglia di ricominciare un nuovo giorno. Le ragazza bruna era adagiata su un fianco, un braccio tra la testa ed il cuscino. Dopo un’altra di quasi mille notti, trascorse in quella città, ancora non era cosciente della sua nuova vita.

Bianca entrò silenziosamente dalla porta: Alzati Jul - le strappò le coperte di dosso - si esce a fare compere per stanotte!
Julia: Biaaaancaaa.. non ho voglia di uscireeeee...! - cercò di ricoprirsi, ma le lenzuola e tutto il resto erano state sradicate dalle mani dell’amica - Bianca!
Bianca: Come on! Non sei una bambina, alzati! Hai dimenticato di chiuderti dentro ieri sera, eh? Non è che forse qui con te ha dormito anche qualcun altro?

La bruna si alzò e cominciò a sfilarsi il pigiama: Sono stata da sola, e sì, avrei dovuto ricordarmi di chiudere la porta, ficcanaso! ... Ma dimmi, come sta Sam..?
Bianca: Non bene, quella poveretta si era davvero innamorata - gettò le coperte sul letto - sei stata un’incosciente.. pensa se qualcuno l’avesse fatto a te, abbandonarti da un momento all’atro.. - Julia la fissò tristemente per un’istante - ..scusa, non dovevo parlarti così
Julia: Non importa, ormai è tutto passato..
Bianca: Dimentica quello che ho detto, come posso essere così imbecille! Scusa, cancella tutto e usciamo a fare shopping nel centro della città - sorrise
Julia: A me non piace andare per negozi, si può cambiare meta?
Bianca: Stasera volevo portarti ad un party di un gruppo di vecchi amici, ti serve un tipo di abbigliamento particolare, meno usuale, andiamo, da quanto tempo è che non ti diverti..?
Julia: Non mi va per niente di vedere altra gente - si allacciò un top dietro la schiena e raccolse una gonna da sotto il letto - e se volessi restare qui?
Bianca: Vietato. Tzs..rimanere qui?? Vietato. - il cellulare di Julia iniziò a suonare - rispondi? - Julia scosse la testa ed entrò nel bagno, Bianca rispose.

Voce: Julia?
Bianca: No, sono una sua amica. Con chi parlo?
Voce: Ciao, io sono Kelly, Julia non c’è?
Bianca: Aspetta un attimino - allontanò il telefono per urlare “Julia è per te!” -
conta fino a dieci e sarà qui- riferì all’altra
Kelly: Grazie.. - sottovoce - 1.. 2.. 3.. - Bianca, che sentiva in sottofondo, pensò “Non ci credo, sta contando per davvero! Ma da dove viene questa!”

Poco dopo

Julia: Kelly!
Kelly: Ciao, ho chiamato in un momento sbagliato?
Julia: Per niente, non avrei mai creduto che Joe ti passasse il mio numero
Kelly: Veramente l’ho preso di nascosto dalla sua agenda, quando lui si è distratto a guardare una partita di rugby - Julia iniziò a ridere - lo trovi divertente? - chiese allegramente - guarda a che mi sono ridotta pur di parlarti.. ma ora devo dirti perché ho chiamato.. puoi venire da me?
Julia: Dici adesso?
Kelly: Sì, vorrei chiederti un favore. Lo so che è sabato e forse avrai altro da fare..  se non puoi non importa
Julia: Arrivo, non ho niente da fare. Sarò lì tra circa un paio d
ore. Ciao
Kelly: Ti aspetto - riagganciò

Bianca: Sarai lì tra un paio d’ore?  Ammazza che banderuola che sei! Non dovevamo uscire noi due? - “Forse le serve aiuto per qualcosa”, affermò Julia mentre iniziava a cambiarsi - beh, potevi dirle di contare fino a 7200, sono sicura che l’avrebbe fatto - scoppiò a ridere
Julia: 7200.. che significa?
Bianca: Significa che c’è già un’altro piccolo cuoricino che hai ammaliato con i tuoi occhioni, oppure che questa Kelly è un po’, come posso dire, allunata
Julia: Non ci hai preso stavolta, io e lei siamo, appena appena, amiche - tra sé - Odddiiiooo!!! Non ci voglio pensare..

***

Nel ranch, 2:10 p.m.

Kelly, pettinandosi i capelli, stava osservando la strada attraverso una finestra. Allungò un braccio senza distogliere gli occhi dal vetro e afferrò un bicchiere d’acqua portandoselo alle labbra. “Andiamo Kelly, non comportarti come una ragazzina”, si ripeteva. Infine, dieci minuti dopo, decise di staccarsi dalla finestra e scese giù.

Sua nonna era in cucina. Il nonno era andato fuori città quella mattina stessa. Ormai cominciava a sentire il peso dei suoi anni, non si sentiva più così pieno di energie per occuparsi della sua piccola mandria di bovini e, a malincuore, era giunto il momento di vendere. La nipote si era proposta come aiutante, ma egli non la riteneva adatta ad un lavoro simile, “Sei troppo femminuccia per quelli là”, disse, riferendosi agli oxes (buoi domestici).

Si udirono le nocche di una mano picchiare sulla porta. Kelly corse ad aprire, vincendo la nonna in velocità. L’anziana donna sorrise di fronte al comportamento della nipote e la seguì lentamente.

Kelly (spalancando l’entrata): Joe! Ma sei tu!
Joe (entrando in casa): E allora? Chi volevi che fossi? Uno travestito da Brad Pitt o da California Dream Men? - la sorella gli fece un gesto evasivo con la mano e ricominciò a salire le scale, fermandosi a metà di queste e pensando, “M**d.. e ora? S’incontreranno.. non viene mai questo, proprio adesso..”

Altri colpi sulla porta, questa volta più gentili. Kelly si congelò sulle scale. “Ma perché ti preoccupi tanto?! Dov’è il problema se inviti una nuova amica al ranch dei nonni?”, interpellava al cervello in esplicito disordine.

Joe aprì la porta aspettando di vedere il postino o chiunque altro, ma non lei: Julia? - la bruna aveva i capelli incerati dal gel, alcune goccioline le colavano sulla fronte e altre giù per le tempie. Quando non si fa attenzione ai particolari. Era una stagione davvero calda e le ciocche brunastre, tra il sudore ed il gel, avevano assunto una forma artistica tale da far meraviglia al pittore più fantasista. “Ci..ciao Joe”, balbettò.

Joe la fissava contorcendo le labbra per non riderle in faccia: Wè Jul.. ma sei finita con la capoccia dentro un bidone di miele.. AHahaaah.. – un secondo per riprender fiato - aahahahaah...
Julia, crucciandosi, si toccò la testa, meditando: Eww.. che è successo al gel?? È diventato una colla, ca**o! – ad alta voce - Potrei usare il bagno un momento?!

Kelly si riprese dalle convulsioni alla pancia, a furia di ridere, e condusse l’amica in bagno per mano. Serviva uno shampoo veloce. “Posso fare da me, non ti disturbare”, disse Julia. “Vieni qua” ribadì Kelly, acciuffandole la testa e schizzandole l’acqua della doccia sui capelli. “Hai dei bei capelli Julia, trattali bene” affermò Kelly mentre le insaponava la testa, e l’altra non trovò modo di sentirsi meno imbranata; ciò nonostante, il tocco di quella ragazza tanto dolce le ricordò quel calore umano che le mancava da molto tempo; per un attimo, concesse alle sue emozioni di scorrere nuovamente libere.

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