***Capitolo 7***

La bruna liberò la sua mano da Arina e si avvicinò a Lena. Nel mezzo dei rumori della strada, in quel preciso istante, vicino a loro non si udiva che il martellamento sfrenato di due cuori.

L’uomo al fianco di Juliana Krislava osservò la scena indistintamente. Sempre con il braccio intorno alle spalle della sua accompagnatrice, tentò, spingendola leggermente, di allontanarla dall’ingresso del locale per dirigersi verso la vettura che aveva mandato a chiamare. Ma non vi riuscì.

Lena voleva piangere, voleva gridare, voleva stringerla a sé, voleva scomparire dal luogo in cui era. Voleva che ci fossero state solo loro due ad incontrarsi, magari in un immenso spazio deserto; ma certamente non voleva essere lì.

Julia li guardava ma non riusciva a capire. “..chi è quest’altro?” si domandava. Arina cercò di smuovere quello che sembrava un’interminabile fermo immagine: “Mi scusi signore.. – prese l’uomo sotto braccio e lo allontanò dalle altre due - ..credo che ci siano alcuni problemi in amministrazione con il suo credito”. Il tipo gettò un’occhiata a Juliana, alle sue spalle, e disse bruscamente: “Ma che sta dicendo?? È tutto in regola! Parli con il suo capo, mi lasci, ora ho un appuntamento!”

Arina (tirandolo con forza): Spiacente, credo proprio che dovrà seguirmi – tra sé – andiamo ragazze, levatevi dai piedi! Spero non sarete così stupide da restare qui davanti un altro minuto!

Lena: Io.. – asciugò due lacrime che le correvano lungo le guance. L’altra ragazza la stava di nuovo esaminando, non vedeva quasi più nulla della Lena che aveva lasciato prima di partire. Quel viso gentile era offuscato da uno smodato trucco, ed era più magra, lo poteva notare dalla scollatura del suo lungo abito, mai visto prima.

Prima che la bruna riuscisse a dire qualcosa, la giovane dai lunghi capelli rossi distolse lo sguardo da lei e lo spostò sulla strada. Mormorò qualcosa singhiozzando e si allontanò sveltamente seguendo il marciapiede.

Julia la vide andar via, accompagnando con gli occhi ogni suo passo, metro per metro; e questi aumentavano. La giovane donna dalla chioma rossa scomparve dietro un angolo che intersecava quel tratto di strada. Perduta la vista di quell’immagine, Julia ebbe come un brivido, doveva rincorrerla.

Così percorse quella piccola distanza in pochi secondi, svoltò rapidamente in quella traversa e si bloccò non appena la rivide. Lena era appoggiata al muro che faceva da angolo alla strada. Con le mani sul volto, stava piangendo.

La bruna le scostò gentilmente quelle mani e la guardò in quegli occhioni inondati. Intravide, una ad una, quelle goccioline che venivano giù, macchiate di un colore innaturale. Senza pensare, le afferrò le spalle scoperte e la strinse tra le braccia; poiché ne avevano bisogno entrambe, e pure se per poco, tutte le incomprensioni furono messe da parte.

***

“Ying & Yang”
Sub-livello 2, corridoio, 11:23 p.m.

Proprietario: ARINA! Dovrei licenziarti, maledizione a te!
Arina: Sono mortificata – abbassò la testa - ..io ho frainteso.. c’è stato un quiproquo.. sono davvero mortificata.. ma non accadrà più! Non mi licenziiiii
Il proprietario iniziò a camminare lungo il corridoio: Per colpa tua ho perso uno dei nostri migliori clienti! Per non parlare della figura che mi hai fatto fare! – si fermò di colpo – mi ha preso per un ladro profittatore che voleva fregarlo sul prezzo pattuito!!!

Arina (allungò il passo e lo raggiunse): Lavorerò gratis per ripagarla di tutto, la prego, non mi licenziii........ – il proprietario scosse la testa e si lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, sospirando, “Okkey.. non è morto nessuno, non perderai il posto”.

La cameriera saltò dalla gioia: Grazie!! Lei è il capo migliore del mondo! Grazie!!
Proprietario: Va bene.. torna a lavoro adesso, e fai in modo che non debba ripensarci – la ragazza annuì e proseguì con i sui ringraziamenti mentre rientrava in ascensore.

“In fondo mi stava antipatico quello là..” pensò l’uomo, “Io qui, io là, io sono un giudice, io ho conoscenze.. tsz.. un pallone gonfiato..”, meditava, frattanto che si avviava anche lui verso l’ascensore.

***

Per le strade illuminate della città, 11:30 p.m. ~

Le due stavano passeggiando da un po’ e Lena stava cominciando a stancarsi dei suoi tacchi, perciò, prima un piede e poi l’altro, si liberò delle scomode calzature. Non che camminare solo con le calze fosse molto comodo, ma era sempre meglio di quei tacchi spacca schiena.

Julia la guardò e sorrise, e l’altra fece lo stesso. La bruna aveva pensato anche a questo, dato che avevano camminato in cerchio, non mancava molto che raggiungessero la sua automobile.

“Non sei per niente cambiata, sai?” sussurrò la rossa.

Julia: Tu sì.. – disse, senza guardarla.
Lena (fermandosi): Devo parlarti. Possiamo fermarci da qualche parte?
Julia: Lì dentro – indicò la sua auto. Guardandosi intorno, Lena notò solo allora dove erano ritornate. Ma non era quello il punto principale. Anche se in passato si era preparata un fattibile discorso, nel caso in cui si fossero riviste, le era quasi impossibile rimetterlo insieme nella sua testa. Doveva improvvisare.

Qualche tempo dopo essersi allontanate dalla zona del locale, la vettura continuò ad avanzare seguendo strade e stradine della città. Un sottile velo di sudore traspariva dalla fronte della bruna nonostante il vento che filtrava moderatamente dal finestrino. “Che ci facevi là?”, chiese.

Lena le posò una mano sulla gamba sentendola immediatamente irrigidire sotto le sue dita. “Fermiamoci, ti spiegherò”. E Julia non vedeva l’ora di ascoltare questa tanto agognata spiegazione. Non perse tempo, al primo svicolo che conduceva in uno spiazzo, si fermò e spense il motore. La ragazza accanto le sfiorò la fronte umida e lei si scostò così velocemente da spaventarla. “Scusa..”, pronunciò lievemente la rossa. “Non è per te.. è che non sono più abituata all’idea di vederti qui vicino a me”, assicurò la bruna asciugandosi il sudore sulla manica della camicia che indossava.

Lena si mise in ordine i capelli sulle spalle ed uscì dall’automobile, lì all’aperto, appoggiata su una delle fiancate laterali della vettura, fece un piccolo gesto alla brunetta affinché la raggiungesse.

Quando Julia le si accostò, Lena si avvicinò fino a che i loro fianchi combaciarono, e solo allora incominciò: Avevo bisogno di un lavoro, un lavoro che pagasse molto più di quanto guadagnavo insegnando.. Markel ha lasciato un cumulo di debiti dietro di sé.. – Julia provò ad avvicinare una mano alla sua, senza farsi vedere, ma la tirò via prima che si toccassero - ..lui giocava d’azzardo e ha dissipato tutti i suoi fondi, inclusa l’unica proprietà della mia famiglia.. – Lena sospirò – io devo ripagare della ‘gente’ a cui lui ha chiesto dei soldi..

Julia si staccò rabbiosamente dalla fiancata della macchina e si piazzò di fronte a lei, a pochi centimetri di distanza: Ti hanno minacciato! Chi sono Lena?! Dimmelo!
Lena: Ti dirò solo che Markel è in coma a causa loro, e io e ..Yan.. se non pago..
Julia le afferrò le braccia e disse: Perché non hai chiamato la polizia! – l’altra abbassò lo sguardo – perché non hai chiesto aiuto! Tu.. tu non c’entri con lui, perché devi pagare per i suoi sbagli!!
Lena: Io non avevo altra scelta.. la polizia? Troppo rischioso. Io non sapevo a chi rivolgermi.. – mormorò – ..ero sola, sono sola.. lo sono sempre stata senza di te.. – così dicendo, liberò le braccia dalla fiacca presa della compagna e si voltò, appoggiandosi alla carrozzeria, e dandole le spalle ricominciò a singhiozzare.

“Lena non è mai stata così sola come in questi ultimi anni.”

“Di nuovo quella parola..” ricordò la bruna. ‘Sola’. Che significava? - “Che ca**o vuol dire??”, meditò.

La confusione stava mutando in rabbia; nessuna di loro, né Arina né tanto meno Lena, poteva immaginare quell’orribile sensazione di abbandono con cui lei era stata costretta a convivere durante quei lunghissimi giorni di sconforto.. “Che stai dicendo Lena.. che stai DICENDO!”. Le afferrò una spalla e la voltò furiosamente verso di lei. Lena si coprì gli occhi con le mani.

Julia: TU eri quella innamorata del bel professore, IO ero quella sola, RICORDI! – le scosse una spalla – Tu hai lasciato me!!! Lo ricordi questo, vero!?!? Tu sei quella che lo ha sposato! CHI È STATA SENZA CHI, EH??!?! TU?? Per niente! IO e soltanto IO! E non raccontarmi balle adesso! – e dopo un calcio al cofano della povera automobile si distanziò qualche metro.

Lena: ..è vero, sono stata io la causa di tutto.. ma ti prego.. non pensare questo di me.. io non ti ho mai mentito su *noi* due.. mai, mai – gesticolò quel ‘mai’ tenacemente.

Julia si strofinò gli occhi e le si riavvicinò, con un passo in avanti: Tu.. – un altro passo – ..sei.. – erano molto vicine – ..una BUGIARDA! – Lena la schiaffeggiò.

La ragazza bruna non indietreggiò di una virgola, anzi la fissò, ignorando la guancia che le batteva dallo shock. Un secondo dopo sollevò un braccio minacciosamente. Lena la guardava senza riserbo, trattenendo le lacrime agli occhi e attendendo passivamente qualsiasi cosa sarebbe seguita nei successivi secondi. In fin dei conti c’era del vero in quell’accusa.

Julia picchiò il pugno sull’automobile, a dieci centimetri dalla faccia dell’altra ragazza. “Tu non mi hai mai amata veramente.. – c’era una fusione di furia e disperazione nei suoi occhi - .. e io valgo così poco da non riuscire a.. a smettere di provare amore per una come te.. e non darlo a chi lo merita davvero.. – sussurrò gemendo. L’altra era davanti a lei, a bocca aperta. Le sue labbra tremavano dalla voglia di urlare due parole.

Lena: Ti amo.. – disse, e Julia sembrava non intenderla, si era girata altrove - .. sia prima, che ora.. – le si fece vicino cautamente - ..da sempre, per me non è mai cambiato.. tu hai ragione, io ho fatto qualcosa di grave, sicuramente.. – sempre timorosamente, posò una mano fredda in mezzo alle spalle della sua ex. Così come stavano, Julia era più alta di lei che se ne stava senza calzature.

Una coppia di passanti le osservò sospettosamente, che ci facevano due ragazze in mezzo a quella piazza da sole? Ma loro due non ci fecero caso assolutamente. Davanti a loro poteva passare anche un elefante rosa, non lo avrebbero notato, e non per scarsa illuminazione.

Lena: Ti chiedo solo di liberarmi da un peso che mi porto dietro da anni.. – Julia rimase muta e sfuggente – ..avevi ragione, ti ho mentito. Io non ho mai amato Yan come ti dissi quella volta nel tuo garage, lo giuro.. – la bruna si asciugò ancora una volta il sudore sui polsini della camicia, ormai erano bagnati – ..mi sono trovata senza vie d
’uscita, la tua salvaguardia in cambio del nostro amore.. so che la colpa è solo mia.. ho avuto paura.. io non sono coraggiosa.. ora vedi tu quello che vuoi fare.

Julia (voltandosi): Che intendi con ‘la mia salvaguardia’? Che storia è?
Lena: Markel sapeva di noi, lo aveva letto nelle vecchie pagine del mio diario. Ha minacciato di farti del male..
Julia: Che?? – si scaraventò contro di lei, spingendola contro la vettura – vuoi dire che hai fatto tutto questo per un motivo così idiota!?!? E pretendi che io ci creda??!
Lena: Credi quello che vuoi.. io sono convinta che avrebbe potuto farti del male.. non posso tornare indietro e riparare.. le cose stanno così, per colpa mia Yan ha sofferto per tutto questo tempo.. sposare me è stato come sposare un fantoccio, tra noi non fa alcuna differenza..

Julia si sentì pervadere dalla gelosia, si distaccò di nuovo dalla sua tanto amata ex fidanzata.
Nei seguenti cinque minuti, Lena chiamò un taxi e attese che giungesse in disparte dall’altra, temendo che il suo insistente riavvicinarsi la allontanasse sempre di più.

Lena: Julia? Perché non cerchi di capire? Quando ci siamo riviste ho creduto-

Julia: COSA?! – scattò – Ma che vuoi da me??! No ti bastano le menzogne che mi hai già raccontato?? Perché mi hai detto di quella storia se ormai non possiamo più riparare?? La ragazza, che malgrado tutto continuerò ad amare, non esiste più.. tu sei cambiata quel giorno e non tornerai come prima..

Lena era esasperata, stanca, si sentiva svenire dalle forti emozioni ma non voleva arrendersi. Doveva farle capire chi realmente occupava l’insieme del suo cuore e anima.

Lena la raggiunse e legò le sue braccia intorno alla vita de lei: Ti amo
Julia replicò fiaccamente: Lasciami..
Lena strinse la sua presa: Dovrai respingermi con la forza.
Julia: ..noi eravamo veramente felici una volta.. ora io non riesco più a credere in te – le afferrò le mani e, cercando di allontanarla, constatò che la ragazza dalle lentiggini stava avvalendosi di gran parte della sua forza per trattenerla a sé.
Lena: Ho trascorso intere notti sveglia, immaginando di poterti riabbracciare un giorno.. – poggiò la fronte su una spalla della brunetta - ..ho sognato l’ultima volta che siamo state insieme, abbracciate così, a guardare il cielo stellato dal tettuccio di un’automobile..

Julia: Lo sapevo che
stasera non dovevo venire fin là! Non potrei sopportare di ripetere tutto quanto da capo, lo capisci?? – alla fine riuscì a slegarsi dalla sua presa ed indietreggiò di qualche passo, ma l’altra la seguiva come la sua ombra.

Lena: Non sono capace di vivere senza di te, se non mi credi.. credi almeno in quello che ho fatto solo per amore.. forse tu al mio posto avresti seguito la stessa strada..

Julia: Io sarei morta piuttosto che farti una cosa del genere.. – il taxi arrivò in quel momento e parcheggiò vicino a loro – ..prima di andartene, dimmi quanto devi a quelle persone

Lena: Mai – salì in un attino nel taxi e indicò all’autista di partire subito. La  brunetta le cose dietro per una decina di metri, strillando: “DIMMELO!”

La rossa si sporse dal finestrino e incrociando lo sguardo con l’altra: Ti amo! – proseguì a guardarla fino a che il taxi la condusse troppo lontano perfino per i suoi occhi innamorati.

Julia si fermò nel bel mezzo della strada, riprendendo fiato e meditando, “Lo scoprirò da sola, non oso pensare che lavoro ti sei trovata ma ti prometto che stasera è stata l’ultima volta.”

***

“Ying & Yang”
2:09 a.m.

Arina stava attraversando il cancello dall’artistico rivestimento d’edera; oltre neanche 30 secondi di cammino, una macchina frenò bruscamente vicino a lei, rasentando il marciapiede. Arina balzò dallo spavento “AHH!”, e nella sua mente, “Oddio un ladro, oddio un maniaco, oddio un killer, oddio!!!”. Si aprì uno sportello anteriore e una voce familiare: “Sali per favore”.

Arina, reggendosi ancora il petto dalla paura, si abbassò lentamente e riconobbe, al volante, la sagoma di Julia. “Ca**o! Julia! Mi ha quasi assassinato!”

Julia: Scusa, entra ora, per favore

Arina scosse la testa con rassegnazione e, sempre con il batticuore, salì nell’auto: E io che pensavo di andarmene tranquillamente a casa a riposare.. – prima ancora che chiudesse lo sportello, la bruna schiacciò l’acceleratore e schizzò sulla strada, mentre l’amica venne sbatacchiata contro il sedile.

***

Appartamento Zinòvsky
2:15 a.m.

Nel buio della cucina e nel silenzio della notte di una città metropolitana, Lena sedeva su di una poltroncina presso la porta della stanza. Terminata una doccia veloce, senza la voglia di rivestirsi e con la paura di addormentarsi, se ne stava in vestaglia, ad occhi chiusi. Quella notte era stata la concretizzazione di quasi tutti i suoi sogni, così tanto desiderata, da sembrare un sogno stesso senza scadenza.

“Lena?”, chiamò il marito, intanto che vagava nell’oscurità della casa, in pigiama. “Sono qui”, disse lei. “E che ci fai qui da sola? Non riesci a dormire?”

Lena: Scusami se ti ho svegliato, ma visto che sei qui, puoi sederti? Devo parlarti.
Yan (sbadigliando): A quest’ora?? Io non sono proprio al mio massimo.. – si sedette su una sedia di fronte a lei.
Lena: Per me è importante. Con il lavoro e tutto, non ci vediamo che due o tre volte di giorno, adesso è il momento adatto.
Yan: Dovresti lasciare la tua missione di volontariato, che poi non capisco il motivo per cui devi andarci a notte fonda, è anche pericoloso..

Lena prese le mani dell’uomo tra le sue e parlò: Tu non sei felice con me, lo vedo. – Yan ingoiò a fatica – in questi anni, lo sarai stato almeno dieci giorni? – lui stava per rispondere ma lei proseguì – il nostro matrimonio è stato un errore..

Yan: Dove vuoi arrivare? – il sonno scomparve definitivamente.
Lena: Credo che separaci sia la cosa migliore per tutti e due.
Yan: ..alla fine lo hai detto.. – lasciò le mani della moglie e si alzò - ..perchè adesso?
Lena: Ti ho rubato troppo tempo. Yan, sii sincero, come moglie sono stata un disastro.
Yan: Ti ho mai detto una cosa del genere?? Ti ho fatto pesare la mia presenza?
Lena: Sei una persona meravigliosa, hai tutta la vita d’avanti per trovare una migliore di me, e credimi, non sarà difficile..
Yan: L’amore Lena, l’amore.. quello non lo puoi inventare né progettare..
Lena: Tu sai che io.. che non ho mai dimenticato..
Yan: Julia. Lo so. Neanche io.. come se lei fosse apparsa nei tuoi occhi ogni volta che vi guardavo cercando di trovarci un briciolo d’amore per me.

L’uomo uscì dalla cucina e rientrò nella loro camera. “Scusami Yan, perdonami, perdonami..”, mormorò Lena, accucciandosi su quella poltroncina.

***

Lungo la strada, 2:20 a.m.

Arina: …allora, ricapitolando, Lena è.. diciamo, una dama di compagnia.. stasera, cioè stanotte, no stamattina, vabbè hai capito, ho parlato con il proprietario e mi ha detto alcune cose.
Julia: Quali cose?? Che le ha fatto fare!??
Arina: Pe-pensa a guidare! Io ti racconto però voglio arrivarci intera a casuccia, okkey??! – dopo un’inspirazione profonda, ricominciò – Lena non fa nulla di quello che pensi, te l’ho detto, solo accompagnatrice!
Julia: Per me non è nulla di buono..
Arina: Va bene, va bene!.. ma voi due dovevate riappacificarvi, che cavolo avete fatto! Ti pare il momento di mettervi a litigare?!?
Julia: Lei mi ha mentito! Ha rovinato tutto! Perché non si è confidata con me, come ha potuto decidere della vita di tutte e due?!!
Arina: Sta calma, non agitarti.. – si stavano approssimando ad un semaforo – ehi! EHI! Lì è rosso ferma! Fermatiiiiiiiiiii! – l’automobile frenò sgraziatamente e Arina venne sbalzata in avanti stavolta, per fortuna c’era la cintura a cautelarla – Julia.. – inspirazione – voglio scendere, ne riparliamo un’altra volta..
Julia: Scusami.. – crollò sul volante e scoppiò in lacrime – io non ce la faccio.. ci sono troppe cose che ci dividono.. – singhiozzò – ..lei è sposata, c’è quel professore..

Arina le strofinò le spalle: Forza Julia, ce l’avete quasi fatta, siete sotto lo stesso cielo.. cosa vi divide veramente oltre a voi stesse?

Un autista dietro a loro: AHOO!! VI MUOVETE TARDONE! È VERDE DA UN PEZZO! SPOSTATE QUELLO SCASSONE DALLA STRADA!

Arina si sporse dal finestrino: Ma va******lo!!! Ti stai squagliando per caso?!! – tornò al suo posto – ..andiamo tesoro, spostiamoci. – Julia si asciugò gli occhi e ripartì.

***

Il giorno dopo
Villetta, 9:03 a.m.

La ragazza bruna si svegliò nell’esatta maniera in cui si era coricata, con gli stessi vestiti meno le scarpe. Quella mattina aveva da fare. Guardando la sveglia, verificò che era già tardi. Aveva appena il tempo di rinfrescarsi e riuscire.

Dopo una ventina di minuti scese giù ed incontrò il padre
in salotto: Papà, mi serve una mano
Il padre si preoccupò: Che succede?
Julia: Ho bisogno di un prestito…

***

Università
10:55 a.m.

Julia si affrettava nei corridoi della sua vecchia accademia, cercava un nome nella lista docenti. Informandosi da chi conosceva, seppe che Lena non insegnava quella mattina. Doveva trovarla prima che passasse un altro giorno, e allora si informò circa al suo indirizzo odierno. Fortunatamente qualcuno si ricordava ancora della brunetta. “Guarda, lei e suo marito hanno un appartamento non molto lontano da qui”, le disse un professore.

Correndo verso l’uscita del campus, rischiò di scontrarsi con un uomo. La ragazza raccolse i tre fascicoli che erano caduti a terra all’altra persona, e sollevando lo sguardo riconobbe Yan Zinòvsky. “Ciao”, disse lui. “Dovevo immaginarlo che eri tu il motivo..” continuò.

Julia: Di che sta parlando? Non sono qui per discutere con lei.. faccia finta di non avermi incontrato. – così dicendo gli porse i fascicoli e riprese a camminare, lui aggiunse con voce affranta “Ti supplico, non portarmela via..”

“Non sarò io a scegliere per e lei, non mi avallerò dello stesso rimedio che ha avuto per me.. ” - disse la bruna e proseguì a camminare, non voleva ascoltare altro; aumentò la velocità fino a correre.

Il prof imbracciò le cartelle, si spostò gli occhiali e sospirando tristemente si indirizzò verso l’università.

***

10:23 a.m.
Per le strade della città

Due individui, vestiti degli inconfondibili impermeabili grigi, procedevano di luogo in luogo nella riscossione dei prestiti. “Che lavoro ingrato il nostro.. dei soldi che incassiamo non vediamo che la centesima parte”, parlò uno, intanto che camminavano. “Ce l’hai l’indirizzo di Rob?”, domandò l’altro, cambiando completamente discorso. “Sì.. a proposito, siamo arrivati davanti casa della nostra ‘signora’.”
“Suo padre ci ha creato un mucchio di fastidi, per fortuna che abbiamo scoperto dove si era trasferita la figlia, almeno non ci abbiamo perso solo tempo”, continuò il secondo.

Allo stesso momento, in una camera di quell’appartamento, Lena metteva insieme tutti i suoi guadagni. Con molti sforzi aveva raggiunto i 700.000 (~ 20.449 €), e li stava aspettando. “Dannati, vengono sempre più spesso..”. Infatti questi riuscivano a mettersi in contatto con lei ovunque fosse, a casa o al lavoro o altri luoghi, capitava che si sentisse come spiata.

Mentre sedeva in poltrona, stando in attesa del tempo che scorreva, udì bussare alla sua porta. Con riluttanza si recò ad aprire. Con suo grande stupore, si trovò dinanzi due occhi azzurri che esprimevano una desolante malinconia. 

Lena: Julia! – non potè fare a meno di abbracciarla ancora una volta.
Julia: Voglio sapere quanto gli devi. – dichiarò prima di ogni altra cosa, perfino prima di un saluto.
Lena si separò da lei: Ma Julia..? No – si risedette in poltrona, Carillon saltellò dal bracciolo sulle sue ginocchia – è un problema solo mio, tu non c’entri.. non insistere – Adoperò un tono assolutamente serio.

La bruna guardò per un attimo la micina e poi ricominciò a dire: Non me ne vado se non me lo dici.. se mi vuoi nella tua vita devi smetterla di comportarti come l’onnipotente Lena.. o se preferisci continuare ad escludermi, non avvicinarmi mai più.

Dopo un minuto di silenzio, mentre che Lena accarezzava la gattina come espediente per ragionare: “Ottocentomila”, sussurrò con gli occhi fissi su Carillon. “..um.. otto.. ci dovrei arrivare”, bisbigliò la bruna.

Lena: Non voglio che sia tu a pagare! – la gattina sobbalzò, sgattaiolando sul pavimento.

Julia: Posso farlo, e lo farò. – raccolse quel ‘gomitolo bianco’ ai suoi piedi e sorrise – ma che carino che sei.. come si chiama?

Lena: È una femminuccia, si chiama Carillon – sorrise – curioso come nome, non trovi? – si era avvicinata all’altra e solleticò il pancino della micia con un dito. Le mani delle due ragazze non poterono evitare di intrecciarsi così come i loro profili non ebbero modo di restare distanti giacché si erano innegabilmente ed inevitabilmente ritrovate.

In quel frangente, il campanello della porta annunciò l’arrivo di qualche altro ospite. Lena liberò le loro mani e posò un bacio incerto sulle labbra di colei che le stava così vicino da non potersi trattenersi. “Vai nella mia stanza e aspetta lì. Non voglio che sappiano anche di te.”, dichiarò la rossa indicandole con un segno dove andare. Julia rispettò la sua scelta, per ora, quindi andò via con la gattina.

Non appena aprì la porta, una voce impose “C’è un nuovo ordine per te”. E una seconda voce, “Prendi i tuoi spiccioli e fai in fretta perché dobbiamo parlarti”. I due uomini entrarono e attesero nel salotto, lei gli porse in un lampo quanto aveva racimolato.

Lena: Mancano solo 800.000, li avrò tutti con me la prossima volta, questa maledetta storia sarà finita per sempre.

Uomo: Ti stai dimenticando degli interessi – ghignò contando la somma.
Uomo2: C’è qualcuno che ti pagherebbe molto bene – le porse l’indirizzo di Rob – il tuo nuovo ordine è di andare a lavorare da lui.

Lena strappò rabbiosamente quel foglietto: No! Ho detto che pagherò tutto! Il debito era di 1.750.000, che interessi!

Uomo2: Non avresti dovuto strapparlo – spinse la giovane di ridosso al muro, ma un secondo dopo una discreta spinta scostò lui da Lena. Quando questo si voltò vide una ragazza bruna al fianco dell’altra che lo fissava biecamente.

Uomo: E questa da dove arriva?

Lena (sottovoce alla compagna): Ti avevo detto di non uscire! Ora ti conoscono.. minacceranno anche te!

Julia: Avranno i loro fo***ti soldi, devono lasciarti in pace!

Uomo2 (ricomponendosi): Hai una settimana per trovare 1.000.000 (~ 29.213 €) o per venire a quell’indirizzo, sicuramente l’avrai letto e non lo dimenticherai.

Julia: Andatevene ora!

Uomo (a Lena): Sai cosa ti aspetta.

I due uomini uscirono dall’appartamento. Lena pensava e ripensava dove poteva trovare una somma simile in poco tempo. “Come hai fatto a resistere fino ad oggi..?”, la domanda che Julia voleva chiederle ma che preferì tenere per sé. La rabbia che provava lasciò il posto ad un sentimento di compassione e dolore. 

Julia: Ci penserò io ai soldi, tu non devi più preoccuparti – abbracciò l’amica e la condusse nella camera da letto – ..riposati, devo organizzare un po’ di cose, mi farò sentire io .
Lena: Non vuoi.. rimanere..? – Carillon sonnecchiava tra i cuscini.
Julia: Non é il caso, e poi è tardi, *tuo marito* starà arrivando..
Lena: Non sarà mio marito ancora per molto, non pensare a lui come ad un ostacolo..

La brunetta la salutò con un cenno della testa e uscì da quella camera chiudendone la porta. Lena si coricò sul letto, sospirando si abbracciò le spalle.

***

4:00 a.m.
Villetta

Con la luce di una lanterna, seduta fuori in giardino, la giovane bruna si faceva un po’ di conti. “Per la mia auto.. come l’ha chiamata quel tipo? Scassone, sì, in effetti è proprio uno scassone.. non mi daranno più di 70.000, se mi va bene..”, pensò ad alta voce, “..con i risparmi che ho, posso arrivare a 500.000, più il prestito di papà e la somma dell’auto, sempre se riesco a trovare un benefattore, raggiungo i 900.000.. troppo pochi..”

Di seguito, si alzò in piedi e cominciò a camminare a vuoto nel giardino, sempre rimuginando “Dove li trovo 100.000 rubli..? Dove?? Lavorando è impossibile.. mi ci vorrebbe una rapina..”

Intanto, affacciata ad una delle finestre che dava sul giardino…

Madre: Nostra figlia sta passeggiando in giardino.
Padre (nel letto, in fase dormiveglia): E allora?
Madre: Niente.. sono le 4 di mattina e nostra figlia passeggia in giardino, tutto qui. – la donna aggrottò le sopracciglia e chiuse la finestra - .. sembra che ne abbia ancora per molto, borbotta da sola.. io pensavo di sentire le voci.
Padre: Non avrà sonno..  – si voltò sotto le coperte – ..gli spifferi.. io soffro di cervicale..
Madre: E l’ho chiusa la finestra – disse, riunendosi al marito nel letto.

Di nuovo in giardino…

“…casinò! Umm.. dimenticavo che la fortuna e io non c’incontriamo mai.. mah.. dovesse sbagliare strada una volta tanto e venire a sbattermi addosso, tanto è cieca.. e io non so che altro fare”

Tornò in casa rapidamente, senza far rumore. Raccolse tutta la somma che possedeva, poi corse fuori la villetta. Prima che l’alba illuminasse la città, cercava affannosamente un posto qualunque dove risolvere i suoi problemi.

Mentre attraversava una strada, senza guardare da nessun lato, una station wagon le strusciò abbastanza vicino da scaraventarla lontano dalla carreggiata. Julia ruzzolò fino a sbattere accanto al marciapiede. L’automobile frenò immediatamente. In pochissimi secondi, scesero un uomo ed una donna incappucciati e osservarono la ragazza priva di sensi. “Ca**o!!! Non l’hai vista??!!” sbraitò la donna. “Ma porca p*****a! Vorrei vedere te a guidare con questo ca**o in testa!”, rispose l’uomo, gettando a terra il cappuccio.

La donna si inginocchiò vicino alla brunetta, le girò delicatamente il viso: Respira.. meno male – esaminò il battito cardiaco, sostenuto ma presente – aiutami a portarla in macchina, non possiamo lasciarla qui, non possiamo nemmeno chiedere aiuto.

L’uomo annuì, raccolse lo zainetto di Julia, poi la prese in braccio trasportandola nella vettura. La donna si sedette al volante e partì velocemente.

Il tipo tolse la giacchetta e la T-shirt che indossava la ragazza. “..ha un taglio sulla spalla.. un livido sul mento.. un ginocchio che sanguina.. e pare nient’altro”, constatò.

Donna: Ok, un piccolo contrattempo, ci fermiamo un secondo a casa, le prestiamo soccorso e poi dovrà svegliarsi, perché noi abbiamo un lungo viaggio da intraprendere.
Uomo: Ma non deve vederci in viso, noi siamo ricercati.
Donna: Ovviamente, quanto sei perspicace – e c’era dell’ironia.

Trascorsero quasi trenta minuti prima che quella macchina parcheggiò davanti ad un cancello, in una zona fuori mano. La donna scattò fuori dalla vettura dicendo “Aspetta qui, vado e torno”.

“..mmh aohu..ahh.. mi viene da vo..mitare..” mugugnò Julia. L’uomo si allarmò, “Ssshh!! Piccina, fai un pisolino, non ti svegliare ora!”, in fretta recuperò il suo cappuccio e se lo infilò. La donna stava uscendo dal cancello e lui le fece gesti che la tipa si stava svegliando.

La donna le fasciò la spalla, le strappò i jeans, le disinfettò il ginocchio e dopo bendò anche questo. La ragazza era poco sveglia per opporsi. L’uomo cominciò a rivestirla, le infilò la maglietta, la giacca e i denim in parte strappati.

La collega passò lestamente dal sedile posteriore al posto di guida e ripartì. “Ehi..? Ehi?” chiamava lui. Julia stava per dare di stomaco. “Questa ci vomita!” affermò.

Donna: Eccoci, ci siamo, mantienila!

La station wagon era tornata nell’esatto punto in cui l’avevano investita. Appena si fermarono, il tipo aprì in fretta lo sportello per permettere a Julia di sporgersi.

Dopo dieci minuti, 5:05 a.m.

La brunetta seduta nella vettura si stava riprendendo: Chi siete?
Donna (incappucciata): Non fare domande. Allora, è stato un’incidente, non l’abbiamo fatto apposta.
Uomo: Giusto, io non ti ho vista, andavi troppo veloce.. e anche noi.. scusaci
Donna: Beh. .adesso dobbiamo andare, ce la fai a camminare?
Julia (che ancora non aveva capito del tutto): Sì.. dovrei reggermi in piedi.. – uscì dalla vettura un po’ barcollando.

L’uomo aprì il bagagliaio della vettura e prese qualcosa da un grossa valigia, era un mazzetto di banconote. “Un piccolo risarcimento, scusaci.”, lo porse alla ragazza insieme allo zainetto.

Lei credette di sognare ogni cosa. I due incappucciati la lasciarono così e sfrecciarono via nell’automobile.
 
Julia li osservò frastornata nel breve tempo che loro si allontanarono. Doveva forse ringraziarli?

E infilò pure quelle banconote nel suo zaino. A occhio, dovevano essere almeno 300.000. Sorridendo, quasi ridendo al pensiero di quanto era appena successo, si trascinò ad un angolo della strada e si sedette sui gradini di un negozio, sperando che restasse chiuso ancora per un po’, perché lei si sentiva veramente priva di forze.

***

Il giorno dopo, 6:45 a.m.
Appartamento Zinòvsky

Il professore si sistemò gli occhiali sul naso, raccolse le chiavi all’ingresso, sollevò una borsa abbastanza grande ai suoi piedi ed uscì. Il giorno prima, dopo una buona mezzora di conversazione in uno studio legale, il suo avvocato lo convinse che in pochi giorni avrebbe ottenuto i documenti che aveva richiesto.

Un’ora dopo, sul comodino vicino al letto matrimoniale, la radiosveglia si accese. Lena si girò nel letto un paio di volte, poi si mise seduta.

Radio: ...ancora buio per la rapina alla filiale della banca centrale, gli investigatori stanno indirizzando le ricerche in più zone, le uniche riprese dei rapinatori mostrano un uomo ed una donna dal volto coperto, si ignora compl-

La giovane donna spense la radio, si alzò dal letto. Smuovendo le coperte trovò un foglio, al posto di dove riposava il marito:

Vado via, avevi ragione, è inutile continuare ad aspettare. Ho chiesto il trasferimento all’università, non ci incontreremo mai più. Tra pochi giorni verrà da te il mio avvocato con le pratiche del divorzio, dovrai soltanto firmarle e tornerai ad essere libera. Questa casa è tua, accettala come mio ricordo. Puoi venderla, se preferisci.
Sono stato un’egoista e un illuso. Ma tu puoi ricominciare da capo con lei. So che ti ama, l’ho visto con i miei occhi.
Ti affido Carillon, dormiva lì vicino a te, no ho potuto portarla via.
Arrivederci, nel mio cuore ci sarà sempre amore per te.
Yan

Lena piegò la lettera e la infilò nel comodino. Si asciugò gli occhi umidi e andò a sciacquarsi il viso.

***

Allo scadere della settimana, la cifra da restituire a quei “bastardi”, così li chiamò la brunetta, era tutta intera. Quando tre uomini in impermeabile si presentarono da Lena, Julia era lì ad aprirgli, a sbattergli quella somma addosso e a chiudergli la porta in faccia senza dargli modo di parlare.

Uomo (fuori il pianerottolo): Dove diamine sono riuscite a trovarli??
Uomo2: Non lo so, forse li avevano, forse li hanno rubati, che ci importa.
Uomo3: Appunto, conta il fatto che hanno rispettato i termini, meglio per loro.
Uomo: Già – intascò la cifra – andiamo ragazzi, dobbiamo continuare il giro…

Nell’appartamento…

Julia: Non è giusto che esista gente simile.. perché nessuno li denuncia!
Lena era seduta sulla poltrona vicino a lei: Ho pensato di spedire una lettera anonima al distretto di polizia, chissà che non riescano ad arrestarli..

La giovane dai capelli rossi si fece più vicino e posò la testa sul petto della brunetta, cingendole la vita. “Torneresti ad essere la mia Julia?”, chiese. La bruna si voltò dall’altra parte: “Tu non hai avuto fiducia in me..”. Lena si allontanò da lei, non c
era nulla che potesse fare per tornare indietro, restava solo lillusione.

Julia: ..ma io ti amo, e voglio vivere con te, cancelliamo il passato, ok? - assicurò Julia
alla fine, abbracciandola e trascinandola dovera prima.
Lena: Dici sul serio? - mormorò con un piccolo sorriso.
Julia: ..non è solo colpa tua, anche mia, allora non ho saputo vederla quella sofferenza, mi sono persa nella superficialità della gelosia.. -
strinse la sua fidanzata in lacrime e continuò - ..se solo fossi rimasta per strapparti la verità, invece di andarmene.. - concluse sussurrando, lasciando che le loro labbra finalmente si riunissero.

La mattina seguente, sempre in quella casa
8:56 a.m.

Tra le lenzuola di un letto a due piazze, Lena si stava risvegliando e non si sentiva più un braccio. Era sotto la testa della sua amata fidanzata, ed era intorpidito. Doveva muoverlo, le stava dando una sensazione spiacevole. “Jul.. Jul!”, tentò di spostarsi. “Ehh.. che hai??” domandò una Julia molto assonnata. “Alza la testa un secondo per piacere”. La bruna si alzò del tutto, sfregandosi gli occhi. “No ci credo! Sono stata con te nel letto di tuo marito! Dovevo essere fuori di me!” - “Yan non è più mio marito, non ingigantire sempre ogni cosa..!”, brontolò Lena. “E poi io e lui .. beeh.. si dormiva e basta.. ecco!” arrossì.
Julia ebbe un attacco di tosse da imbarazzo e cominciò a vestirsi.

Lena (cambiando discorso): I tuoi genitori non sanno nulla di noi, vero? Non sanno proprio niente..
Julia (continuando a vestirsi): È così. E non ho alcuna intenzione di dirglielo.
Lena: Pensi la prenderebbero male?
Julia: Può darsi, ma non è necessario che lo sappiano, io e te non vivremo con loro. Poi, non so, forse più avanti..

***

Durante i diversi mesi che proseguirono si assistette a numerosi cambiamenti. La professoressa continuò ad insegnare alla vecchia università mentre la sua compagna, fra un
occupazione e l’altra, era ancora alla ricerca di un impiego gratificante; la società umana non le piaceva, eppure ne aveva studiato gli aspetti proprio per capirla e tentare di farne parte, forse anche migliorarla, nel suo possibile.

Comunque, le spese da sostenere non erano poche, una casa più piccola sostituì l’appartamento nel centro città. “Vivo con una cara amica”, quello che disse ai genitori, che non capivano il perchè si volesse per forza allontanare da loro. In ogni caso, Julia non perdeva occasione di ritornare alla villetta, anche unicamente con la scusa di ammirare la crescita della magnolia.

***

Un pomeriggio, 5:09 p.m.
Casetta

TV: …smantellato un intero ramo della società bancaria Hussel, di cui l’apparente facciata a norma di legge garantiva totale riservatezza sulle operazioni di estorsioni ad usura. È stato riaperto il caso Damien Markel, ricorderete la vicenda del medico rinvenuto in fin di vita sotto la sua abitazione, rimasto in coma per mesi e deceduto cinque settimane fa. Da una fonte segreta si suppone una correlazione con i detrattori summenzionati. Sembra che l’uomo fosse ricoperto di debiti. Seguiteci per ulteriori aggiornamenti. Voltiamo pagina, un noto direttore d’orchestra ha abbandonato il teatro durante un concerto, c’erano quasi 4.800 spettatori, stiamo parlando di…

Carillon si era stancata del notiziario
, stava graffiando il telecomando da parecchio senza riuscire a premere un qualsiasi tasto pur di cessare quella voce seccante. Però sapeva per certo che quell’oggetto possedeva il diritto di vita o di morte della scatola luminosa.

In un’altra stanza, dopo la scelta di un certo abbigliamento, Lena stava terminando i preparativi per una festa, di cui ignorava l’origine come Thomas e tutti gli altri ospiti in arrivo. “Juliaaa? C’è una lettera per te!”, e nel frattempo, scrutava quella calligrafia tipicamente femminile sul mittente, rigirava la busta tra le dita e leggeva le poche righe allesterno, poi la rigirava ancora per rileggere di nuovo il mittente (K. Mc Andrew) e rigirare un’altra volta la busta, e via ripetendo.

Julia giunse con un asciugamano sulla testa: Dov’è?
Lena: È arrivata stamattina dal Texas – la consegnò fra le sue mani, un po’ scocciata – chi ti scrive?
Julia sorrideva: Se mi dai il tempo di aprirla.. – ma tanto già sapeva di chi era, la sigla parlava da sola.

Cara Julia,

   Sono felicissima per te. Ho appena ricevuto tue notizie e sono davvero contenta che tu e la tua Lena siate tornate assieme…

Julia piegò il foglio e lo posò sul tavolo, prese la mano di Lena e la tirò via, “Vieni, devo chiederti una cosa molto importante, ne va delle nostre vite”, e Lena precipitò in uno stato d’ansia, “Come sarebbe?? C’entra la lettera?!? Dove mi porti?” - “In terrazza, la lettera è di un’amica americana, ti racconto dopo..”, camminando lasciò cadere l’asciugamano e infilò la mano libera nella tasca al suo fianco sinistro, impugnando un piccolo cofanetto.

    …ti scrivo perché Joe si sposa e ci tiene ad invitare te e la tua ragazza alle nozze. Non te l'aspettavi, eh? Alla nonna ancora non sembra vero che Jo Jo si sposerà entro l
' anno, e a me che abbia trovato una povera ragazza da torturare…… scherzo. Chissà che nostro zio non gli dia una promozione.
Allego il vostro invito nella busta, cercate di venire, ci teniamo davvero molto.
Ti mando un bacio da parte dei nonni, da parte mia e Jo Jo.

Con Affetto,
Kelly e Joe Mc Andrew

***

Dall’ultima pagina scritta di un diario…

1 Settembre

…sembra che Julia voglia fare le cose sul serio, non avrei mai immaginato che quella festa fosse per il nostro fidanzamento.
Il prossimo passo però spetta a me. A volte basta così poco per essere felici. L’amore, un tetto e l’amicizia di persone sincere. Lo so, è solo un piccolo frammento del mondo che sta là fuori, e di Noi non sanno neppure i nostri vicini. Ma sta bene così, perché in fin dei conti è il piccolo mondo che ci siamo costruite, un posto tutto nostro.


FINE

(Completata il 4/05/2004)

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