Mess On Mess
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Genere: Comico/Commedia
Categoria: Non classificata

Valutazione: Sconsigliata per chi non è umorista. 
Restrizioni: I personaggi di Julia e Lena appartengono a Julia Volkova e Lena Katina.

***Capitolo 1***

Russia, zona indefinita
Casa popolare, 8:00 a.m.

Si sentivano discreti brontolii provenire dal sofà di un salotto, “Rrrggghh, rrgghh!”. Un piccolo mastino zampettò giù dal divano per dirigersi su per la piccola scalinata a chioccia che dava al piano superiore. Facendosi largo tra alcune cianfrusaglie nel mezzo del corridoio, si intrufolò in una stanzetta con la porta semichiusa. Sbracata sul letto, con una gamba penzolante ad un lato dello stesso, ronfava una ragazzina dai corti capelli neri di circa diciassette anni. Il cagnolino prese con destrezza, fra la sua mascella, la caviglia che fuoriusciva dalle coperte e sistemandosela a dovere fra i canini aguzzi la addentò, ma senza far uso di troppa energia. 

“AHHHH!!! CA**O!” - Fu tutto quello che riuscì ad urlare lei, prima di precipitarsi giù dal letto. Il cagnolino la osservava da vicino la porta, con un’aria soddisfatta. “Brutto piccolo bastardo!” sbraitò la diciassettenne, e rimettendosi in piedi “Se mi capiti fra le mani..”, si lanciò sul piccolo mastino, ma questo, dalla sua posizione a dir poco scaltra, sgusciò fuori la stanza in un secondo, e la ragazza picchiò la testa contro l’angolo della porta, crollando sul pavimento. “Ahoui.. bestiaccia.. questa è la seconda volta che mi freghi..” bisbigliò, totalmente rintronata.

“Sveglia Julia! Sveglia! Vuoi fare tardi?!” urlò un uomo, intanto che raccolse il cagnolino fra le braccia. “Bravo Mac, ottimo lavoro.” - “Già.. bel lavoro, siamo tutti svegli.” sbadigliò la moglie uscendo dalla camera da letto con un paio di bigodini arruffati tra i capelli, dimenticati dalla sera precedente.

Julia (in mezzo al corridoio): Voglio gridarlo al mondo intero, FAN**LO MAC!!!! - “JULIA! Non ti permettere di usare queste parole qui in casa!”, la ammonì il padre, e continuò “Da quando c’è Mac - accarezzò il mastino - siamo meglio organizzati, ho fatto bene a prenderlo”.

Mac era un cane addestrato in una scuola professionale. Lo scopo di questa scuola era tirar su dei perfetti cani da guardia istruiti anche ad apprendere insegnamenti dai singoli proprietari. Avendone l'intenzione, poteva diventare anche qualcosa di più di un semplice cane da difesa.

Mamma: Io vi preparo la colazione, voi vestitevi. - la donna entrò in cucina, il marito portò fuori il cane e la figlia tornò nella sua stanza, chiudendone la porta rumorosamente.

Poco dopo erano tutti e tre seduti a tavola, e Mac in disparte, sempre minacciato dallo sguardo della ragazzina,  “Cara, sei davvero affascinante stamattina”, pronunciò con seduzione il marito; la donna sorrise e, toccandosi i capelli, si accorse dei due bigodini “Oh.. porca… Io vado a sistemarmi il ‘cespuglio’”, riferì alzandosi e correndo in bagno rapidamente. “Vengo anch’io cara, ti do una mano”, e lui la seguì, ordinando alla figlia prima di allontanarsi “Non dare fastidio a Mac!”. “Se lui non darà fastidio a me, io non ne darò a lui”, disse lei, fissando l’animale. Mac trascinò la sua ciotola in un’altra stanza. “Incredibile..” pensò la ragazza.

Nel frattempo, alcune risatine provenivano dall’interno del bagno, “Ma caro.. non qui”, la donna si spostò dal marito. L’uomo scovò un paio di costumi abbandonati in un mobiletto. “Cara? Ricordi il carnevale scorso?” chiese tutto eccitato. Quei costumi erano quelli che loro avevano indossato durane una festa, mesi prima. Cappuccetto rosso e il lupo cattivo. L’uomo si infilò il suo e consegnò l’altro alla moglie, implorandola di metterlo. “Ti prego, rifacciamolo ancora una volta” disse lui. Dopo qualche smorfia la donna cedette, “E va bene, ma solo una volta”. Il marito sorrise e cominciò a ringhiare ed ululare, imitando i versi di un lupo (in stato di ebbrezza). “Ooohhhh il lupo cattivo!!”, la donna cominciò a scappare per tutta la casa mentre il marito le correva dietro, sempre ringhiando. “Ti sto acchiappando!!”

Julia li osservava senza interferire, era abituata alle stramberie della sua famiglia. “Io vado!” urlò, raccogliendo lo zaino da sopra lo stenditoio. “Cacchio, è ancora bagnato”, il giorno prima l’aveva usato come borsa per la spesa. Comunque, ci infilò quei quattro libri e se lo mise sulle spalle. “Aoohh!! Ho detto che vado!”, tentò di attirare l’attenzione dei suoi. “Non perdere il pullman!” le disse il padre tra un ‘arrggh’ e l’altro.

La ragazza uscì di casa e si diresse alla solita fermata. Nello stesso momento, da una finestrella della casa confinante alla loro, si intravedeva il riflesso delle lenti di un binocolo. Una signora anziana scrutava il comportamento marziano della coppia vicina. Li osservava sconcertatamene mentre loro trotterellavano per tutte le camere della casa. “Germà! Germà! Questa non te la devi perdere!”, chiamò il marito. Ma lui era troppo assorto nella lettura di una rivista per darle retta. Una rivista oscena. La moglie si avvicinò alla sua poltrona, lui saltò “Eh!”, e lanciò la rivista lontano, per nasconderla. Ma sfortunatamente per lui, l’aveva gettata nell’angolo sbagliato, centrando in pieno il camino acceso. “Per dinci!!” pensò, e corse accanto al focolare, cercando di salvare la rivista.

La donna vide il marito accovacciato accanto al camino: Santo cielo, ma che fai?!
Germano (guardando la rivista bruciare): Mi è caduta la dentiera!
Donna: Lì dentro! E adesso, che facciamo!? - “L’ho salvata in tempo”, assicurò lui, tristemente.
Donna: E meno male! - si ricordò del binocolo - i nostri vicini sono senza dubbio degli eccentrici, fanno delle cose così strane.. vuoi venire a vedere?
Germano: Non adesso, non adesso, devo andare a riparare il gabinetto - si alzò faticosamente da dove era accovacciato - lo sciacquone no và più.
Donna: Germà, dici veramente?? Da quando si è rotto? Perché io stamattina..
Germano: Non mi dire che.. l’hai usato?! - la moglie annuì timidamente ed il maritò impallidì di colpo.

***

Scuola, una come tante, ore 8:25 a.m. fermata del pullman

Julia scese come tutti i giorni e si avviò verso la scuola. Camminando a zig zag, tanto per allungare di un po’ la strada che conduceva al supplizio, notò una ragazza, che non aveva mai visto, scendere da una lussuosa automobile. Gli occhi le si annebbiarono dall’incanto, e quando questa le passò accanto e le sorrise, Julia era già stata rapita da quei riccioli rossastri e da quello sguardo tenero e allegro.

Un’amica della ragazza stregata, la chiamò: Julia! Come ti và!?
Julia: Dammi una sberla Nat, ho appena visto una ninfa..- parlò sconnessamente
Nat, che aveva un lecca lecca tra le dita, lo mise in bocca, per liberarsi la mano, e, senza pensarci troppo, mollò una cinquina alla compagna. Julia finì col sedere per terra “..ah.. non fa tanto male..” pronunciò smielatamente.   

Nat sollevò e abbassò un sopracciò: Riprenditi Jul, oggi sei interrogata
Julia (ancora persa nei sogni): Che bella..
Nat: Chi? L’insegnante di storia è bella?? La versione femminile di Taccitua (un loro compagno di scuola di cui si parlerà più avanti), è bella??
Julia: Sono innamorata Nat.. voglio conoscerla, voglio palarle, voglio rivederla.. – proferì questo mentre camminava in direzione dell’ingresso dell’istituto.
Nat (seguendola): Coraggio Jul, lo so che è lunedì, ma non fare la schizzata, mi preoccupi..

In classe, mezz’ora dopo

L’insegnante di storia, come dovuto, chiamò Julia per interrogarla. “Tu, vieni qua”, la ragazza esitò un momento, “E vieni!” incoraggiò l’insegnante.

Julia (vicino alla cattedra): Storia antica o storia moderna?
Prof: Come te pare, basta che me dici qualche cosa.
Julia: Ah.. ok.. Guerra del golfo, agosto 1990, protagonisti Iraq presenziato da Saddam Hussein, ONU e paesi occidentali, soprattutto Francia, Inghilterra e USA
Prof: Buon inizio, va avanti và.
Julia: Il presidente iracheno invase il Kuwait per mire espansionistiche e per avvalorarsi del monopolio petrolifero del Kuwait… (e via dicendo)…

Prof: Vediamo.. una B, tiè.
Julia: Vabbè, buon giorno - “Chi altro deve venì!?” disse l’insegnante, e tutti gli alunni si scambiarono occhiate minatorie a vicenda.

Intervallo

Julia: Devo ritrovarla a tutti costi.. - correndo per il cortile e cercando dappertutto chi sapeva - dove sei..? Non puoi essere scomparsa..
Voce: Parli da sola?
Julia si voltò e vide il bidello: Senti, forse mi puoi aiutare - si avvicinò a lui - ti suuuuplico, hai visto una riccia carina carina, con i capelli rossi e un viso dell’altro mondo
Bidello: Ma come parli!? Non te comprendo.. lo sai che non sono di qua, parla chiaro
Julia (inspirazione): Mi chiedevo se hai visto una ragazza coi capelli rossi?!
Bidello (con un dito al mento): Prova a guardare dietro a quelle fratte - indicò il piccolo giardino della scuola.
Julia: Come dietro alle fratte?? Che sta facendo!? - corse dove lui aveva detto.

Dietro alle fratte c’erano un ragazzo e una ragazza, effettivamente rossa di capelli, avvinghiati come una piovra ad un’anfora. “Fiuuu.. non è lei”, sospirò. Andò via senza disturbare. Indietreggiando dalle fratte, qualcuno da dietro le colpì leggermente le spalle, dicendole: “Guardona”, quando Julia si girò, rossa da far paura, riconobbe la sua ninfa e quasi le fuoriuscirono gli occhi dalle orbite. “O mamma.. io cercavo proprio te” riuscì a dire. “Ti prego, dimmi il tuo nome”, aggiunse. “Tu sei quella di stamattina!” affermò l’altra. “Mi chiamo Lena”.

Julia: Lena.. - sospirò
Lena: Che ti prende? Non ti presenti?
Julia: Julia, Jul, chiamami come vuoi..
Lena: Ok Julia, sta calma, hai una strana faccia. Non ti sentirai male? - chiese con stupore
Julia: Sì.. ho la testa da parte
Lena: ..non credo di aver capito, comunque, mi cercavi?
Julia (pensando): Aiuto.. ho la testa che mi scoppia.. - iniziò a sudare abbondantemente, e disse ad alta voce - ce l’hai un..un fazzoletto??
Lena (ancor più meravigliata): Sì eccolo - prese il suo da una tasca e glielo passò
Julia: Io.. - asciugandosi la fronte gocciolante - io sono ‘cotta’ per te - disse senza riflettere, il cervello le era davvero fuori zona controllo
Lena: Eh? Non ho capito bene, come?
Julia: Come non hai capito?? - tra sé - che ho detto prima.. andiamo Jul, ricorda, ricorda.. - IO.. - inspirazione molto profonda - mi sono.. IO..!
Lena: Che?? Ma che dici!?!?
Julia (pensando): Madonna mia… - il fazzoletto era inzuppato - non riesco più a pensare!!!!! - e  buttò lì, urlando, una frase tipo - Io.. TI AMOOOOO!!
Lena: Tu cosa?!?!
Julia: Non ti è ancora chiaro??? - le prese un tic involontario ad un occhio - vuoi un ba..bacio?
Lena (sfregandosi la testa): Dov’è quello o quella che scatta? - si girò intorno
Julia (bloccandosi l’occhio con una mano): Che scatta che?? Ti ho appena detto che ti amo, e tu cerchi uno che scatta??
Lena: E dai Jul, l’ho capito che vuoi incastrarmi per rovinarmi la reputazione qui a scuola - rise, notò lo sfarfallio della palpebra sinistra della bruna - ehi! Non avrai una fotocamera incorporata nel cervello con l’occhio per obiettivo?!?
Julia (con amarezza): Non hai capito una mazza e mi stai giudicando di m***a - si spostò - che colpo al cuore, mi sono innamorata di un iceberg.. come sopravvivrò a questo - e continuò il suo monologo - altro che colpo di fulmine.. ho preso un bel calcio in c**o..
Lena: Ma.. ma dicevi sul serio..? - era assai meravigliata
Julia: Sì bellezza, ma, a quanto pare, a te non te ne f***e un’accidenti di me - dietrofront e via, più veloce della luce, lontano dall’iceberg.

Lena: Che cretina che sono, l’ho trattata da schifo, mi meriterei un ceffone..

Voce: Ti ho trovata finalmente. Ti ho cercata in ogni dove.
Lena: Sei tu 00-X2.. che ci fai nella mia scuola, lo sai che non devono vederci assieme.
00-X2: Sì, lo so, ma non ho resistito. Mi piacerebbe vedere la faccia di qualcuno mentre passeggiamo assieme.

00-X2 era il prototipo scadente di un progetto sulla neorobotica. Un fine settimana, uno di quei sabati in cui Lena trascorreva il suo tempo a poltrire senza far nulla, qualcuno (o meglio, qualcosa), bussò alla porta della sua casa. Nessuno della sua famiglia sapeva di 00-X2, e neanche Lena immaginava dove andasse il robot quando solitamente non era da lei.
 
Caratteristiche del modello 00-X2 (quelle assodate da Lena):

Altezza: 60 cm
Peso: 15 kg
Materia: Metallica
Potenza: Variabile
Forma: Tre occhi automatizzati, niente bocca e naso (o qualcosa che vi si avvicini), due braccia (lunghezza variabile), due gambe (lunghezza variabile), busto compatto.
Voce: Timbro a dir poco umano e mutevole (e quest’ultimo aspetto inquietava la ragazza).  
Movimenti: Svariati, testa a 360° di rotazione
Particolari: Sconosciuti.
Rapporto: Incompleto.
Umore standard: Pressoché amichevole.

Lena: Dai 00-X2, vattene prima che ci vedano
00-X2: Prima ho sentito tutto. Quello che ti ha detto il soggetto di nome Julia. Come mai adesso attiri anche le ragazze? Non è sconveniente ??
Lena: Naaah.. Julia ha colto alla sprovvista anche me, era così dolce e impacciata, e io l’ho trattata male.
00-X2: Lo sai che sto pensando? Che potremmo divertirci un po’ con lei..
Lena: Dimenticatelo, io devo scusarmi e dirle che non sono come lei, senza farle troppo male.
00-X2: Sei Troppo svenevole. - lampeggiò uno dei 3 occhi

***

Mac se ne stava fisso e immobile davanti casa. Non appena riconobbe la padroncina si sistemò a distanza di sicurezza. Ma lei non lo degnò neanche di uno sguardo, aveva il muso più basso del suo.

Mac (scodinzolando): Bau!
Julia: Fan**lo - ed entrò in casa - sono a casa! - annunciò

La madre comparve dalla cucina: Ciao cara, com’è andata a scuola?
Julia: Come ieri - pensando - è successo tutto così in fretta.. neanche mi sembra vero di aver conosciuto un iceberg di nome Lena - spasimò

“Ciao Jù”, le disse il padre mentre, nel contempo, rammendava i costumi di cappuccetto e del lupo. Quella mattina si erano proprio divertiti. La figlia lo salutò con una mano e salì le scale.

La tipetta dai capelli neri si fiondò sul letto nella sua camera. La rete cigolava ad ogni suo movimento, tuttavia, si era sempre rifiutata di farsene comprare una nuova dai genitori. Quel cigolio non le stava antipatico, anzi, le faceva quasi da ninna nanna quando si girava ripetutamente nel sonno.

“Lena senza cuore”, disse, “Un momento..”, si mise a sedere sul letto, “Io e lei ci siamo appena scambiate quattro parole per la prima volta, ed io cosa le ho detto??? Ahhhh!!!!” e raccogliendosi la testa fra le mani, ricascò col muso sul cuscino.

Mac (da fuori la porta): BAU! BAU! BAU!
Julia: Sta zitto bestiaccia! - ficcò la testa sotto al cuscino
Mac: BAU! BAU!
Julia: Se esco lì fuori ti strappo uno a uno tutti i peli della tua ‘coda a spazzola cessi’! Zitto!
Mac: Bauuuuu! Bauuuuuu! - cominciò a grattare vicino alla porta chiusa
Julia: PAPÁAAAAAA!!! Porta via Mac lo scassa ca**i!!

Il padre, pazientemente, salì dalla figlia. Una volta sopra, trovò il cagnolino che guaiva davanti alla camera della figlia. “Povero piccolo, piccino, cucciolotto - lo prese in braccio - che ti ha fatto quella screanzata, eh? - lo accarezzò un paio di volte dietro le orecchie - vieni con papà, lasciala perdere quella cattivona”, disse l’uomo.

Dal cuscino, su cui era, stava iniziando ad arrivarle uno filo d'aria sulla guancia. La ragazza guardò la finestra e notò che era più aperta di quanto si ricordava di averla lasciata lei stessa. Si sollevò con un brontolio e si avviò per chiuderla.

Stava per accostarla quando le si parò davanti un tizio con un passamontagna sulla testa che scendeva fino al collo, con i tipici fori per gli occhi. “Torna dentro mocciosetta o ti ti etciù! - si poggiò una mano sul naso - Ca**o! non riesco neanche a soffiarmelo con questo ca**o di cappuccio!

Julia: Oh mamma.. oh mamma.. - tra sé - un ladro!!! Ed è pure mezzo visionario!!!
Uomo: Non ti azzardare a gridare - acciuffò la divisa scolastica della ragazzina e la spinse più in là per farsi largo, scavalcare la finestra dal cornicione ed entrare. 

Julia: Guarda che non ho niente di prezioso qui in camera - indietreggiò - ti conviene andare da qualcun altro - continuò ad indietreggiare, senza accorgersene urtò lo spigolo del mobile, gridò - AHIA!

Uomo: Ti avevo detto di non gridare! - su quest'ultima esclamazione colpì la ragazzina con una testata in fronte. Lei svenne - porca miseria.. etciù! Ci deve essere un cagnaccio da queste parti.. maledette bestiacce! Io sono allergico al loro sudicio pelo! - solo allora considerò la ragazzina svenuta ai suoi piedi -  ..odio quelli che gridano.

Più tardi...

Julia (lamentandosi ad occhi chiusi): Oioioi.. che tranvata.. - si toccò la fronte e riaprì gli occhi. Non era nella sua camera, spalancò gli occhi ben bene ma quello che vedeva non cambiava in nient'atro che in un telone scuro da autocarro. Un autocarro in movimento - Me**a! Dove sono!?

Sei sveglia finalmente, le rispose una voce. La bruna non riusciva a capire come potesse trovarsi lì dentro se solamente poco fa era nella sua camera.
 
Uomo (fischiettando al volante): Siamo quasi arrivati. Non pensare di fuggire. Non ne varrebbe la pena, dà retta a me.
Julia (in ginocchio nel carro): Ehi! Lasciami andare, immediatamente! Non ho alcuna voglia di seguirti!
Uomo (al volante): Mica mi stai seguendo, sono io che ti sto portando, casomai. E non hai da scegliere, qualcuno è interessato a te e io ti sto conducendo da questa persona.
Julia: Quale persona?!! Lasciami andare o mi metterò ad urlare!
Uomo: Non ci provare o dovrò usare un narcotico, a te la scelta. E poi, qui dove siamo, non ti sentirà nessuno.
Julia: Ma che vuoi da me! – tra sé – non ho alcuna intenzione di farmi portare da nessuna parte – con la schiena riversa sul fondo del carro, che non era poi tanto grande, iniziò a spingere un lato del telone con i piedi – riuscirò a romperlo – pensò.
Uomo: Sta ferma!
Julia (continuando a tirar calci): Scordatelo!
Uomo: Ok, te la sei cercata – allungando un braccio prese una pistola, carica di narcotici, sul sedile di fianco. La puntò sulla bruna e fece fuoco. Julia crollò addormentata dopo tre secondi, con un’espressione da ebete stampata sul viso. “Ecco fatto.. dovevo pensarci prima”, rifletté il tipo al volante, e riprese a fischiare.

***

In una specie di laboratorio, c’erano un gruppetto di persone che operavano intorno ad un tavolo. Un robot, siglato 00-X9, stava per essere attivato per la prima volta. Uno dei ‘camici bianchi’ si asciugò il sudore stillante dalla fronte e maneggiò con cautela una cella di liquido a carica eterna (superbatteria). All’inserimento della cella qualcosa andò storto, una scintilla bruciò i circuiti centrali del robot. “Esperimento n°9, fallito”, disse uno, “Mi dispiace Miss Debby”. “Non importa, prima o poi riusciremo a creare un automa come si deve”, ribadì una donna.

Un uomo entrò nel laboratorio, con Julia sulle spalle: Miss Debby, la ragazza è arrivata – buttò la bruna su un lettino nella sala.
Miss Debby: Grazie, bel lavoro, qualcuno ti ha visto? Ti hanno seguito?
Uomo: Tutto apposto, non ho lasciato nessuna traccia.. solo un istrice ci ha visti per la strada, l’ho messo sotto, nessun testimone.
Miss Debby: Perfetto, puoi andare

La donna, con le mani nelle tasche del camice, si avvicinò alla ragazza ed iniziò ad osservarla attentamente. “Dunque, Teddy?” chiamò, un omino giunse prestamente, “Prendi nota, ti detto: – l’omino acconsentì con la testa – statura nella media, fisico magrolino, capelli.. – staccò un ciuffetto alla bruna per guardarlo da vicino – tinti, occhi.. – le sollevò una palpebra – un azzurro profondo, struttura muscolare.. dovrebbe essere sveglia per calcolarla.. scrivi da rivedere, Teddy – fece un giretto intorno al lettino - va bene, portatela nella ‘stanza’ e cambiatele d’abito.”

Un paio di ‘camici bianchi’ sollevarono la ragazza, chi per le braccia, chi per gambe, e la trasportarono via.

Miss Debby: Avete qualche notiziola del modello 00-X2?

“No signora, quello che si sa è che non è finito dove doveva finire, dallo sfasciacarrozze”, rispose uno. “Ma la batteria, l’avete tolta?” continuò la donna, “Uhmmm.. mi pare di .. no, cribbio! Scusate!”, rispose lo stesso di prima.


Miss Debby: Ahwww! Vabbè.. lo cercheremo sul radar poi..

***

Il giorno dopo, 5:40 p.m.

Lena era alla scrivania, nella sua stanza, con 00-X2 ai piedi del letto, intento nella lettura di un settimanale. “Lena, mi riallacceresti il cavo B? Si è di nuovo scollegato. Sento una continua e fastidiosa necessità di osservare questa figura.” – puntò un dito metallico su di un PC portatile, all’interno della rivista.

Lena: Eccomi.. - tirò fuori da un cassetto una serie di cacciaviti e si sedette sul letto – carino quel portatile – sorrise, intanto che svitava un fianco del robot.
00-X2: Non prendere in giro 00-X2.
Lena: Non ti prendo in giro, è veramente carino. Disporrò dei soldi da parte per comprarlo.
00-X2: Tu ed il soggetto Julia, vi conoscete?
Lena: Un solo giorno.. – sistemando il cavo B con un nastro adesivo – l’ho vista, ci ho parlato e litigato, tutto in un giorno.
00-X2: Ha detto ‘Ti amo’ a te, è bizzarra, vero?
Lena: Sì – e continuò ad avvitare.
00-X2: Potrei usare l’ipnosi per costringerla a parlare.
Lena (tristemente): Lasciala stare, povera creatura, oggi non è neanche venuta a scuola. Forse è stata colpa mia, per ieri.. – completò l’allacciamento e richiuse il fianco del suo amico.

00-X2: Grazie amica, ora va meglio. Sto captando delle onde radio..
Lena (si gettò sul letto a pancia sotto): Metti il viva voce! – il robot eseguì.

Trasmissione1:

Voce1: ..parlo con un idraulico?? Germàaaa! Sta fermo! Non infilare la mia scopa nel cesso! Sto parlando al telefono con un esperto, non mi interrompere! .. scusi, mi stava dicendo di non gettare altra acqua nel water..

Trasmissione2:

Voce1 ..dove hai nascosto la refurtiva, brutto bastardo!! Se non parli vengo a darti fuoco al c**o!
Voce2: ..non li ho io!! Li ha presi Taccitua!
Voce1: Taccitua a chi??!! Pezzo di m***a!!
Voce2: Nooo, non taccitua a te! Taccitua è il nome di quello che ci ha fo***to la merce!

Lena: Ahahahahaha.. continua, continua.. abbiamo un vicinato davvero pittoresco..

Trasmissione3:

Voce1: ..ti ho visto ieri al parco, eri tu quello che ha sollevato la gonna a mia nonna e le ha strappato i mutandoni, confessa!
Voce2: E va bene!!! Sì ero io, e allora??!!! Cosa posso farci se mi piacciono i mutandoni di tua nonna!!! Te li ho chiesti con le buone, ma tu niente!! Perché non li hai fregati per me dal suo armadio!
Voce1: Con me hai chiuso! Non voglio più vederti, scordati del nostro fidanzamento!

Trasmissione4:

Voce1: ..ehi, 00-X2, ti abbiamo beccato finalmente.. HO HO HO – rise, una voce femminile

00-X2: Porcaccia! 00-X2 nei guai, 00-X2 nei guai.. allarmi! Allarmi!
Lena: Spegni la radio! – prese in braccio il robot ed uscì di casa – devo portarti in un posto più sicuro!
00-X2: No, ormai mi hanno sincronizzato via radio.. nON PoSSo FaRe alTrooo…….. – 00-X2 si spense.

Un elicottero calò una scaletta con un paio di ‘camici bianchi’ appesi ad essa. Dopo pochi giri di ricognizione, videro la ragazza, con il robot tra le braccia, che correva lungo una strada abbastanza larga da permettere al velivolo di abbassarsi a sufficienza. Questi due acciuffarono Lena ed il robot in una rete fissata all’elicottero. “Ahhhhh!! Lasciatemi!!!”, gridò la giovane.

Uomo: Spara un narcotico alla rossa. – disse al compagno, quest’ultimo mirò e sparò. La piccola freccia si conficcò nella mano di una casalinga, una povera donna che stava stendendo il suo bucato sulla terrazza di casa. Questa si accasciò con la testa a penzoloni dal terrazzo.

Uomo: Ma quanto sei cretino! Dai a me! – sottrasse la pistola al compagno e puntò sulla ragazza che si dimenava nella rete. “Chi siete! Lasciateci!!!”, continuò a gridare lei. Il ‘camice bianco’ fece fuoco, la freccetta venne deviata dalla zucca di 00-X2 e terminò piantandosi nel collo di un uomo sul marciapiede che, con un’espressione inebetita, piombò con la faccia sulle gambe di una donna seduta lì accanto su una panca. La donna squittì, sobbalzando dalla panchina e, di conseguenza,  scaraventando l’uomo in mezzo alla strada. Un ciclomotore tentò una frenata di fortuna per non investire il povero addormentato, deviò bruscamente e finì con la testa nel portabagagli di una vettura; dove una famigliola, pronta alla partenza per una località turistica, stava terminando di caricare le valigie. E lì, fortunatamente, tutto si concluse.

Il copilota dell’elicottero si sporse, era alquanto innervosito: Ma incompetenti, si può sapere che state facendo da un’ora??!! – gettò un casco dalla portiera. Lena si vide arrivare in faccia una strana sfera che le centrò in pieno la capoccia. KO istantaneo per la ragazza dai capelli rossi.

I due ‘camici bianchi’ appesi alla scaletta rientrarono nell’aeromobile, dopodichè, ripartirono verso la base. Ma nessuno di loro si era accorto che il casco, dopo aver colpito Lena, si era schiantato nel mezzo di una fontana in un parco, innaffiando almeno dieci passeggini nei paraggi con tanto di pupi.

***

Quella sera, al laboratorio, 8:09 p.m.

Miss Debby (seduta in poltrona, nella sala ricreazioni): Che ore fai Teddy?
Teddy (in piedi, vicino a lei): Ore 8 e 10 minuti pomeridiane
Miss Debby: Come mai ci stanno impiegando tutto questo tempo? 
Teddy: Non saprei miss, forse si sono schiantati da qualche parte
Miss Debby: Speriamo di no, mi serve tutto intero quel 00-X2. La nostra ospite dorme ancora?
Teddy: No, si è svegliata qualche ora fa. Al momento è impegnata nel dar colpi alle pareti della ‘stanza’.
Miss Debby: Dobbiamo rivedere quella struttura muscolare, ricordamelo.

Nella ‘stanza’, molto lontana dalla sala ricreazioni…

Quello era un luogo chiuso sotto tutti gli aspetti. La cosiddetta ‘stanza’ era un cubo con delle imbottiture ai lati; immaginatevi uno spazio a sei superfici completamente rivestite da materassi. L’aria penetrava dai vertici, minuziosamente. Julia era stremata, seduta in un angolo, zuppa di sudore. Al suo risveglio si era trovata lì, con indosso una strana tuta azzurra. I suoi vestiti spariti, e s’intende proprio tutti quelli che portava.

“Sporchi maniaci, io non sono PAZZAAAAA!!! – urlò – che ci faccio in un manicomio del ca**o! MAC! Dove sei quando c’è bisogno di te!!! Papàaaa!! Mammaaaaa!!!! Le-.. dimenticavo che a lei non importa niente di me – sospiro - AIUTOOOOO!!!!!”

***

Intanto, nella casetta di Julia e famiglia…

Finalmente un po’ di silenzio. I genitori della bruna erano seduti a tavola, pronti per la cena. “Sono più di ventiquattro ore che la nostra bambina non torna a casa”, disse il padre. “ E si vede che non ha fame”, rispose la madre. “Ho trovato questo biglietto nella sua camera: Presto mi sposerò, non mi cercate che tanto non mi trovate, addio per sempre, Jenny. Ha anche sbagliato il suo nome..”, continuò il padre. . (il rapitore non ricordava il nome della vittima, nel messaggio ne aveva scelto uno qualunque) “Nostra figlia si sposa e non ci invita alle nozze?? Ma che razza di biglietto è?? Prova a guardare sul retro..”, ribadì la madre. “Sul retro c’è scritto Lab. Neorobotica Debby, civ. 86, VIII strada. Mah.. chissà che significa”, disse il padre (quello era uno dei biglietti da visita del laboratorio, una svista del rapitore).
 
Il cagnolino era accucciato lì vicino e li osservava in silenzio. “Che famiglia dotata...”, meditò Mac, ironicamente.

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