***Capitolo 3***

Neon crollò contro un lavandino, una chiazza di sangue si evidenziava dalla scapola lungo la schiena fino alla cintura che legava i pantaloni dell’uniforme azzurrognola. “NEON!”, Nil corse al suo fianco e gli sollevò la camicia, fissò con orrore una macchia rossa che andava allargandosi sempre di più man mano che scendeva. “Tu hai bisogno di un medico..” sussurrò.

Non molto tempo dopo, una sirena risuonò per tutto il penitenziario. Da una delle finestre del bagno si ascoltava una sentinella denunciare una rissa in corso nei bagni del refettorio. I quattro aggressori uscirono fuori rapidamente, benché malconci; uno di loro gettò il taglierino nello scarico di uno dei WC prima di scappare.

Neon (sempre appoggiato al lavandino): ..spac.. ..uhhg.. spacca quella finestra! – ordinò al compagno, intanto le energie diminuivano, temeva di perdere conoscenza.

Nil colpì la finestra con un calcio e frantumò il vetro, anche se non ne vedeva lo scopo. “E adesso?”, chiese. “..adesso.. si aspetta.. ”, mormorò l’altro lasciandosi scivolare a terra. Allungò la mano e raccolse un pezzo di vetro triangolare, lo sporcò del suo sangue e poi lo poggiò accanto a lui.

Una guardia arrivò in bagno con un manganello in pugno, non appena vide la scena mandò a chiamare soccorsi da un collega. “Che diamine è successo qua dentro!!!?”, esclamò.

Neon: Sono solo ughgg.. caduto – concluse con una risata frammentata dolorosamente e respirando a fatica; l’amico proseguì…

Nil: ..una spinta di vento l’ha rotta.. il pavimento era bagnato.. non sono riuscito ad aiutarlo.. HA BISOGNO DI UN MEDICO SUBITO! – manteneva gli occhi sull’amico mentre parlava, gli pizzicavano dalle lacrime non versate.

***

La giovane dai capelli rossi teneva il cellulare e quel bigliettino tra le mani. Erano quasi le nove del sabato mattina, il figlio sonnecchiava ancora nel letto. Lena era affacciata alla finestra dell’altra stanza (che a grandi linee si riduceva a una cucina ed un tavolo con quattro sedie) per prendere una boccata d’aria. Il matrimonio sarebbe stato il lunedì successivo. Perché le aveva scritto di chiamarla? Forse per essere informata nel caso che lei decidesse di non andare alla cerimonia o forse perché voleva darle qualche indicazione specifica… Non riusciva a farsi un’idea. Digitò il numero, si schiarì la voce e attese ansiosamente che qualcuno rispondesse…

Voce: Sì?
Lena: Salve, cerco Julia Volkova
Voce: Aspetti un momento – si sentivano fruscii e bisbigli

Julia: Lena, credevo non mi chiamassi più! Volevo venirvi a prendere dopodomani, ma non conosco il tuo indirizzo.
Lena: Non disturbarti, possiamo prendere un taxi
Julia: Nooo.. a che ti serve il taxi quando hai me a disposizione
Lena divenne subito rossa: ..aah.. eh.. io ..intendevo che possiamo *anche* prendere un taxi..
Julia: Lena, vengo a prendervi io, mi fa piacere non è un disturbo e poi vorrei vedere il tuo bimbo, quanti anni ha?

Lena (ancora rossa): ..ne ha circa sette
Julia: Sicuramente è un tipo sveglio.. allora me lo dici dove abitate o non ti fidi?
Lena: ..ohhw.. non è assolutamente così, non so se sei mai passata dalle mie parti.. – non era molto fiera del bilocale che aveva affittato, ma a questo punto – ..io abito in <…>

Julia: Preso nota, conosco dove abiti, ci ho lavorato come babysitter pochi anni fa – il tono di voce si fece più greve – io non sono
la figlia di papàche pensi..
Lena: Io non lo penso affatto!
Julia: Però con me ti comporti come se ogni volta mi incontrassi per la prima volta.. mi eviti, scappi via appena dopo cinque minuti che stiamo assieme, io non capisco.. perché?
Lena: No.. non è così, hai frainteso – la voce le cominciò a vibrare – tu per me sei una splendida amica.
Julia: Hmm.. sarà. Ok, ci vediamo lunedì alle 8, per qualsiasi ripensamento chiamami, ciao – riagganciò senza preavviso.

Lena spense il telefono. Non avrebbe mai immaginato di sembrare così ostile e distaccata agli occhi della persona verso la quale provava un sentimento d’affetto incomprensibilmente profondo. Come poteva paragonarlo se non aveva
mai provato nulla che gli si avvicinasse? Forse era attrazione fisica; non era capace di spiegarsi diversamente il desiderio che sentiva per lei. Ma perché doveva preoccuparsi per tante domande se lei era un essere umano proprio come tutti gli altri, con le proprie debolezze, timori, conflitti interiori.

Vilen si svegliò in quel momento, uscì dalla camera a piedi nudi e arrivò dalla mamma mentre si strofinava gli occhi. “Mammi..”, Lena appena lo vide gli andò incontro e lo prese in braccio, “Non devi camminare scalzo, prenderai freddo”, rimproverò tornando nella stanza da letto; “Con chi parlavi?”, domandò il bimbo che reggeva le braccia sulle spalle della giovane donna. “Mamma parlava con la sorella della sposa, ricordi la cerimonia che ti ho detto l’altro giorno?”, “mbhoo..”, farfugliò il bimbo di nuovo mezzo addormentato. “Sai che questa persona ti vuole vedere? Oggi dobbiamo andarci a comprare un bel vestito…”.

***

Quel pomeriggio madre e figlio andarono in giro per strade e negozi della città, cercando qualcosa di adatto. Senza alcun dubbio volevano fare bella figura. “Mamma, Lisa, non viene pure lei, vero?”, chiese il bimbo per strada. “No, non penso.. Aida non mi ha detto niente”. Lena si rese conto che c’era un certa eventualità che, a parte lei, nessuno altro dei dipendenti era stato invitato. Non voleva pensarci, adesso era con suo figlio, le interessava trascorrere del tempo con lui senza rimuginare sul resto. “Vilen, ho trovato un completino per te che ti piacerà senz’altro”, il bambino distorse la bocca.

Nello stesso negozio trovò anche un abito da sera adatto alla sua persona. Ovviamente nella sezione per adulti di abiti da cerimonie. La commessa le svolazzava intorno cercando di persuaderla a scegliere un vestito dal prezzo “svuota tasche”. Ma il modello che scelse la rossa era di un colore celeste/azzurro, costituito da una gonna molto lunga che terminava a campana e un corpetto senza maniche. Sicuramente più conveniente ma ugualmente elegante. Vilen la osservava specchiarsi soddisfatta e nel frattempo lui si allentava il farfallino che gli avevano legato al collo e si tirava da tutte le parti il vestitino blu che indossava.

***

Il lunedì seguente, 7:10 a.m.

Quella mattina il tempo sembrava volare molto più degli altri giorni. Benché era stata scandagliata ogni piccola cosa, c’era sempre un dettaglio o due che non quadravano. La giovane dai capelli rossi si stava spremendo le meningi per riuscire a ricordare che cosa non aveva fatto, da dove proveniva quella sensazione di aver lasciato fuori dalla lista un particolare essenziale, “..i vestiti ci sono, le scarpe pure..”, entrò in cucina, “..il gas è spento..”, e continuava a girare per le due stanze.

Il bambino, con le palpebre semichiuse, cercava di lavarsi i denti che gli erano rimasti senza sporcarsi il vestito, “Mamma, quando arriva quella?”, la madre stava riordinando la loro camera, “Alle otto”. Un secondo dopo lo spazzolino che stava adoperando il bimbo gli cadde nel water. Lui rimase a guardarlo per dieci secondi con gli occhi addormentati. “Maaaaa! Maaaaa!”, la madre arrivò in bagno, “Che c’è?”. “Mi è caduto il coso lì dentro!” disse lui indicando il gabinetto. “Cosa?”, chiese lei avvicinandosi al figlio, poi vide da sola.

Vilen: Me ne compri un altro? Non lo voglio più quello..
Lena: Sì, non ti preoccupare.. – dopo quelle parole, la sensazione di non aver fatto una cosa fondamentale finalmente si focalizzò su un oggetto – Non ho preso il regalo per gli sposi!!!
Vilen: Maaa.. io ho sete.. – dicendo ciò il bimbo uscì dal bagno.

La giovane si strofinava il viso e andava avanti e indietro cercando una soluzione. “Non posso uscire adesso.. ma non posso presentarmi a mani vuote.. una busta! Ma certo!”, sapeva che era l’unica alternativa, sebbene un po’ fuori luogo da parte di un
estranea. Corse a prendere parte dei soldi che teneva in casa e mise insieme una somma abbastanza generosa.

Tic tac, tic tac, tic tac… Ora la sveglia segnava le otto meno venti, doveva fare una doccia e vestirsi in tempo record, all’improvviso avvertì un crash, “Vilen!!”, il bambino fissava i frammenti del bicchiere sul pavimento. La donna controllò subito se aveva qualche ferita, “Ti sei fatto male?!”, il bambino scosse la testa negativamente. “Hai le mani di pasta frolla stamattina”. Il figlio cominciò a singhiozzare. Lena si sentì in colpa, lo prese tra le braccia. “Scusami, non piangere.. non è successo niente, la mamma non ce l’ha con te”, il bambino si tolse il farfallino e lo tirò a terra, “Mi dà fastidio!”, la madre sorrise, “Allora lo lasciamo qui.. adesso io devo fare una doccia, posso lasciarti solo per dieci minuti?”, il bimbo annuì, asciugandosi gli occhi.

Vilen si accese la TV e cercò tra i canali qualcosa che gli piacesse, neanche tre minuti dopo, suonò il campanello della porta. Lena non aveva sentito nulla, lo scrosciare della doccia era più forte. Il bambino andò ad aprire credendo fosse la cosa giusta, dato che sapeva che attendevano qualcuno.

Considerata la posizione, impiegò un po’ di tempo ad aprire la porta e girare la chiave. Quando spalancò l’entrata si trovò di fronte una ragazza che gli sorrise direttamente, l’attenzione del piccolo si concentrò tutta sui capelli, gli ricordavano quelli del protagonista di un cartone animato, ‘Dragonball’.

Ragazza: Ciao - disse lei scendendo alla sua altezza.
Vilen: Ciao..
Ragazza: Mamma?
Vilen: Mamma è a bagno – indicò col ditino una porta confinante una stanza che sembrava la cucina
Ragazza: Grazie.. posso entrare? – Vilen sollevò le spalle e si fece da parte per permetterle di oltrepassare la soglia – io sono Julia
Vilen: Mi chiamo Vilen
Julia: Lo so, me lo ha detto la mamma.. – il bambino continuava a guardarle i capelli, lei lo notò - ..vuoi.. posso? – stese le braccia accennando di volerlo sollevare, il bimbo si mordicchiò le labbra, un attimo dopo si avvicinò lentamente toccando con una mano un braccio della ragazza. Lei sorrise e lo tirò su – puoi toccarli se vuoi, non pungono sai?

Sistemarsi i capelli a quel modo non era cosa da tutti i giorni ma, data l’occasione, aveva pensato di ‘dare un tono’ ad ogni ciocca, bloccandole in tutta la loro lunghezza con un gel extraforte, dando una forma a ciascuna e indirizzandole da ogni parte.

Vilen (sorridendo): ..mi piacciono.. – e lì la madre uscì dal bagno, con indosso un accappatoio allacciato alla meglio e un asciugamano tra le mani con cui si strofinava la capigliatura umida, non vedeva nessuno a parte l’asciugamano, “Vilen, io vado a vestirmi.. attento alla porta, se bussano avvis-“, quando si voltò verso l’ingresso rimase come fulminata, aveva appena visto il bambino in braccio alla brunetta che pareva parecchio arrossita. La rossa scappò nella camera e chiuse la porta senza completare la frase.

Vilen: Mammi!!! – la ragazza poggiò il bimbo a terra e lui corse dov’era la madre. Julia chiuse la porta dell’ingresso ancora aperta e restò lì ad aspettare facendosi aria con un fazzoletto.

“Non mi sono mai sentita così in imbarazzo in tutta la mia vita..”, pensava la rossa terminando sveltamente di asciugarsi per poi cominciare a vestirsi.

Vilen (una volta entrato): Mammi.. perché sei scappata?
Lena: La mamma non era presentabile..
Vilen: Julia è buona – sorrise
Lena: Così vi conoscete ora.. – indossò il suo vestito - ..speriamo che non se la sia presa per prima
Vilen: Vuoi che la porto qui così glielo chiedi?
Lena: No! ..ho ..ho quasi finito.. ora usciamo noi.. – e si sistemò un paio di sandali abbinati
Vilen (attorcigliando le gambe): Devo fare pipì..

Dopo dieci minuti, Lena gettò un occhio sulla sveglia, “Le otto passate, accidenti!”, meditò, quasi strappando un gancetto che non le si chiudeva. Il bambino non riusciva più a trattenersi per aspettarla, doveva andare subito in bagno, e così fece.

La bruna se lo vide filare d’avanti, e una manciata di secondi dopo ammirò la ragazza dai capelli rossi che camminava verso di lei con i capelli sciolti che le ondeggiavano sulle spalle.

Julia: Così farai sfigurare la sposa.. – pronunciò, dal tono poteva apparire addirittura timida.
Lena: Anche tu ti difendi.. – tanto per sviare l’attenzione su di lei e sentirsi meno a disagio.

La bruna vestiva una composizione elegante di un pantalone casual, modello quattro tasche, e un top corrispondente. Una coppia di stivali la sollevava di qualche centimetro in più da terra.

Julia: Chi io? – inclinò la testa su una spalla – Ha deciso mia sorella come dovevo vestirmi, dice che non ho un mio stile
Lena: Stai molto bene, e.. – colpo di tosse – anche come ti ho vista in ufficio le altre volte
Julia: Wowow, non ti starai sbilanciando troppo? Che è successo alla Lena che a malapena mi dava a parlare? - Lena rivolse altrove lo sguardo, era di nuovo diventata rossa.

Vilen si piazzò in mezzo alle due, “Andiamo?”, il farfallino era ritornato al collo del bimbo, nonostante l’avesse allacciato male. Lena rise e scosse la testa mentre lo rimetteva a posto.

Julia: Ma come siamo raffinati Vilen.. come la mamma – guardò Lena, ma questa era interessata solo al colletto del bambino, o così preferiva dare a vedere.

***

L’automobile della bruna era parcheggiata proprio davanti la loro palazzina. Una Mitsubishi Lancer 1.6. Vilen ci girava intorno poco impressionato, “É più bella la GTO”, affermò con confidenza. “Te ne intendi?”, si meravigliò Julia, “Ha parecchi modellini in miniatura”, chiarì la madre. “Chissà che ne penserebbe mio padre se me ne andassi in giro su una vettura da Gran Turismo”, rise la bruna aprendo lo sportello posteriore a Lena e tirandole su il vestito perché non si sporcasse. “Grazie..”, sussurrò la rossa. Julia fece il giro della vettura incontrando il bambino, “Ti siedi davanti con me? O vai dietro con mamma?”, Vilen si voltò verso la madre e lei gli concesse libera scelta. “Avanti!”, rispose il bambino.

Accanto al cruscotto, sulla destra, vi erano alcuni CD. Vilen ne prese uno tra le mani, e la madre subito “Vilen non toccare”, il bimbo imbronciò le labbra.

Julia: Non fa niente, vuoi ascoltare un po’ di musica?
Vilen: ..sì
Julia: Ok, scegline uno e lo mettiamo – lui le porse quello che aveva preso e sorrise [Scegli e clicca per scaricare il file midi: Real McCoy * Nightwish * Foreigner * Usher ] - allaccia la cintura Vil – il bambino ruotò gli occhi ma fece come gli aveva detto. La madre iniziò a ridere sottovoce.
Julia: Che c’è Lena?
Lena (senza smettere di ridacchiare): ..nulla.. – si schiarì la voce e prese a contemplare fuori il finestrino.

La Mitsubishi si mise in strada e partì ad una velocità più contenuta del suo standard. La bruna voleva mostrarsi il più responsabile possibile. Tutto questo perché non era abituata a viaggiare con dei passeggeri. Al massimo si trattava di pochi amici che ovviamente non si erano mai lamentati dell’alta velocità.

Di tanto in tanto osservava la giovane dai capelli rossi attraverso lo specchietto; una o due volte capitò che incrociassero gli sguardi, e dove la bruna sorrideva, Lena arrossiva e guardava da un’altra parte. Il bambino invece era intento a tastare ogni bottone o dispositivo che gli capitava a tiro. E Julia lasciava correre.

Ad un tratto si avviò l’aria condizionata.

Julia: Vilen, non senti fredduccio?
Vilen: Nooo – toccò qualcos’altro, attivando i fendinebbia. La madre decise di intervenire prima di drammatizzare la pazienza della bruna.

Lena: Vilen puoi venire dietro con la mamma? – e così lui si intrufolò dietro passando tra i due sedili anteriori. La bruna riposizionò la levetta da 15° a 22° e spense il condizionatore, appresso riassettò il resto.

Vilen si distese sul sedile e posò la testolina sulle gambe della mamma. Tempo cinque minuti e si addormentò. “Scusalo, di solito è più tranquillo”, affermò Lena coccolando i capelli del figlio.

Julia: Ma di che, non ha fatto alcun danno. Devo dire che è parecchio acuto per la sua età, non ha risparmiato neanche il tettuccio – guardandolo per caso, si era accorta che non era del tutto chiuso. Sorrise e diminuì il livello della musica; c’era un bimbo che dormiva.

Lena sorrise altrettanto, e adesso non aveva nient’altro da dire. Quindi pensò che fosse più conveniente, per lei, chiudere gli occhi e appoggiarsi contro l’intero sedile. Magari ascoltato un po
di musica. Sperava che l’altra non la prendesse a male, non voleva dare l’impressione di chi si è appena stufata di continuare un dialogo, ma quella era la sua natura. Non era capace di reggere a lungo con quella ragazza senza fare qualcosa di stupido, tipo diventare rossa o tossire come intercalare.

La brunetta non sembrò affatto infastidita, poiché era in grado di sbirciare ai due come e quando lo desiderava senza essere vista. “Che dolci che sono…”, sospirò tra sé.

Quando la Mitsubishi si fermò erano da poco trascorse le nove del mattino. La brunetta scelse come parcheggio il lato sud, che coincideva con il retro della basilica. Comunque, ovunque guardasse non mancavano solchi dei mezzi di trasporto degli altri invitati. Arrestò il motore, “Ci siamo”, disse. Girandosi per guardare i due dietro, vide Vilen ancora addormentato e la mamma che aveva la stessa espressione beata sul viso. “Dovrei risvegliarli.. dovrei”.

Scese dall’automobile senza far troppo rumore. Aprì lo sportello posteriore e attese che l’aria fresca che penetrava nella vettura li svegliasse, ma niente da fare. Julia si protese all’interno, “Chissà che sonno”, pensava, avvicinandosi ancora arrivò a strusciare i capelli alla ‘Dragonball’ sulla guancia della rossa. Quando Lena riaprì gli occhi le si accapponò la pelle; occhi verdi e occhi blu si trasferivano impulsi magnetici. Un istante dopo la bruna tirò la testa all’indietro sino ad urtare l’auto, “Aihgggggg..!!”, si morse il labbro inferiore.

Vilen: ..la luce.. mammiii.. spegni la luce… - mormorò rotolandosi su un fianco. Intanto Lena era preoccupata ad osservare la bruna che si massaggiava la nuca camminando in cerchio poco lontano dalla M. Lancer.

***

La celebrazione non durò troppo a lungo. Per tutto il tempo, Lena, Julia e il piccoletto (seduto sulle ginocchia della madre), restarono vicini, di tanto in tanto le due si osservavano di nascosto l’un l’altra. Che poi non era affatto ‘di nascosto’; perché, per caso o tempismo, si giravano quasi sempre nello stesso momento; reagendo di seguito più o meno alla stessa maniera, un sorriso non spontaneo e qualche traccia di rossore sul viso. Vilen talvolta tirava su gli occhi, le studiava e si chiedeva che gioco avessero inventato per non stancarsi come lui.

La madre della bruna, una donna bionda oltre la quarantina con i capelli riccioluti, non era affatto soddisfatta della compagnia che si era scelta la sua secondogenita. “Preferisce stare con quei due estranei invece che con la sua famiglia!”, borbottò al marito, “Oh ma mi sentirà dopo!”, continuò, “Shhh.. moderati, siamo in chiesa”, la interruppe il marito.

Il parroco concluse, salutò gli sposi e i successivi invitati. Per primo si avvicinò alla bruna, sorridendo a lei e ai due nuovi visi che la accompagnavano, prestando loro maggiore attenzione.

“Perfino il parroco ci sdegna per loro.. ma chi saranno mai, la madonna e il bambino??”, rimproverava la donna riccioluta. “Saranno parenti dello sposo, io non li ho mai visti.. forse lei da qualche parte ma non saprei dirti dove..”, ridacchiò lui, “Tu sempre il solito”, ribadì lei. “Ma che c’importa ora? Dobbiamo essere allegri, la nostra Gaiya si è sposata! Spero solo che non si dimentichi tanto presto dei suoi vecchi”, sospirò l’uomo. La moglie brontolò tra sé alcune parole.
 
In occasione di quella cerimonia, la famiglia del direttore scelse una villetta d’epoca, finalizzata per eventi del genere, dove celebrare i successivi festeggiamenti della funzione. Poteva sembrare un’opzione per chi non bada a spese, ma sotto diversi aspetti non lo era affatto.

Era stata una concessione dello zio della sposa, uno dei due fratelli della madre. Questo solo perché c’era un debito d’onore da ripagare. Il direttore, il padre di Julia, non era proprio come dava a credere agli altri. “Tu mi hai spillato un terzo del mio patrimonio per costruire quel tuo cavolo di club, per giunta facendo leva su mia moglie, ora rendimi almeno parte del favore”, disse al cognato senza troppe perifrasi. Tra parentesi, la questione rimase solo tra loro due.

***

Tempo dopo, la villetta si gremì di invitati. La madre di Julia teneva a fare bella figura soprattutto per avanzare di qualche grado nella scala sociale di cui faceva parte la sua famiglia e quella di molti altri personaggi, affinché in un prossimo futuro potessero interessarsi anche alla sua secondogenita. Ma non si riduceva solo a quello, suscitare l’ammirazione degli altri era il suo primo traguardo personale.

Il marito viaggiava in senso contrario, non era da lui esibirsi sotto dei riflettori. Le opinioni della gente lo sfioravano come il vento nei capelli e scorrevano via senza lasciare nessun segno tangibile. Possedeva pressoché tutto quello che aveva continuamente desiderato dalla vita, a differenza di come la pensavano alcuni filosofi, la sua ‘ricerca affannosa’ non sarebbe durata fino alla fine. “Ci sono quelli che si accontentano per davvero…”, spiegò un giorno alla figlia minore, “...e guai a chi cerca di sottrargli quello che hanno ottenuto solo con le proprie forze”.

La ragazza dai capelli rossi non lasciava il fianco della bruna nemmeno per un secondo, tenendo per mano il figlio che la seguiva scrutando chiunque gli passava accanto, così tanta gente agghindata non l
aveva mai vista. Julia si sedette ad un tavolo con quattro coperti. “Se siamo fortunati, nessuno verrà a disturbarci”, pronunciò la bruna.

Cinque secondi dopo che tutti e tre si erano seduti, un tipo biondo, sui ventinove forse, occupò la sedia libera di quello stesso tavolo. “Ciao Jul, ti ricordi del tuo lontano lontano lontano lontano-


Julia: Dacci un taglio – poggiò un gomito sulla tovaglia, infastidita.
Uomo (quasi ridendo): ..cugino? I tuoi capelli sono sempre spettacolari.. – poi spostò gli occhi castani sulla rossa – wè, ciao, io sono Hilario
Lena: Io Lena e lui è Vilen, mio figlio – il bambino incurvò le labbra mentre beveva un aperitivo
Hilario: Ma siete due gocce d’acqua!
Julia: Che ci fai qui? Perché non te ne torni al tuo tavolo, dalla zia, dalla tua fidanzata, o da chi ti pare? - lui la ignorò.

Hilario si sistemò il tovagliolo sulle ginocchia: Non sono fidanzato – strizzò un occhio alla rossa – al tavolo di mammà ci sono le sue sorelle che mi hanno tirato le guance come se avessi ancora dieci anni.
Lena (schiarendosi la voce): Hilario è un nome..
Hilario: Spagnolo, hai presente la fine degli anni settanta? Quando i Queen... - Julia iniziò a ruotare gli occhi, quel suo cugino era sempre stato ficcanaso e invadente sin da bambino,
“Figuriamoci se poteva migliorare crescendo”, immaginò lei.

Il cameriere lo interruppe, cominciò a servire gli antipasti e da quel punto in avanti parlarono poco; cioè, lui era impegnato con forchetta e coltello per aprire bocca se non per mangiare.

***

Penitenziario, infermeria

Medico: Si tratta di una ferita lineare, profonda cinque centimetri, se è ancora vivo deve ringraziare il suo fisico robusto.. ma siete sicuri che la causa è stata un frammento di vetro?
Guardia: Sì, non c’era nient’altro nel bagno, sicuramente è stato un incidente
Medico: Comunque, altri pochi giorni di ricovero basteranno a rimetterlo in piedi

In un lettino con indosso solo una coperta, Neon teneva gli occhi aperti e fissava le due figure che parlavano aldilà della porta vetrata. L’analgesico che gli aveva iniettato il medico era scarso e di breve durata. Si sentiva la schiena bruciare e pizzicare attraverso la fasciatura, al minimo spostamento. Ma lo tormentava molto di più sapere che Nil si trovava di nuovo solo, che forse si stava preoccupando per lui e per di più con quattro para**lo alle calcagna che credevano di averlo tolto di mezzo.

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