***Capitolo 4***

Nil sedeva sulla branda della sua cella umida più del giorno prima. Aveva chiesto notizie del suo amico ad uno dei carcerieri meno stro**o dei colleghi, quello che ogni tanto gli passava un libro da leggere o qualche poster che diceva poteva tornargli utile in altri sensi, “Tieni, se ti venisse voglia di farti una sega..”. Adesso che aveva saputo che non rischiava più di morire, il suo senso di colpa si era alleggerito, in ogni caso desiderava vederlo per esserne sicuro. Erano sette anni che non faceva altro che dannarsi l’anima per quella vita che aveva rubato, se pur involontariamente; la paura di perdere Neon, a causa sua, l’aveva trafitto più a fondo della sensazione distruttiva che lo corrodeva dalla prima volta che aveva varcato l’ingresso di una prigione.

“Quel rammollito non mette più il naso fuori se non sempre al c**o delle guardie”, disse uno dei quattro mentre erano nel patio a confabulare. “Non potrà nascondersi per sempre, ora è rimasto senza il suo gorilla..”, rise un altro, “Possiamo incastrarlo nelle docce, vedremo se riuscirà a cavarsela ancora”, concluse.

***

I festeggiamenti della cerimonia proseguirono al piano più basso della villetta, dove lo sposo aveva ingaggiato una band new age che potesse intrattenerli con della musica d’atmosfera, un genere che potesse accontentare un po’ tutti i gusti.

Hilario era costantemente vicino a Lena, era riuscito a portarla in sala a ballare, persino Vilen si era stufato di sentirlo, tanto che preferì andare con Julia piuttosto che rimanere ad ascoltare bla bla bla fino a che il tipo non si fosse sfiatato. “Julia mi porti a prendere un gelato?”, chiese il piccolo raggiungendo la mano della ragazza con la sua. “Certo”, rispose lei alzandosi dalla sedia, quando la sorella si avvicinò a loro…

Gaiya: Julia! Finalmente riesco a vederti oggi! Non ti sei presa nemmeno il disturbo di venire a salutarmi da ieri sera!
Julia: Scusa, la mamma mi trova sempre qualcosa da fare, credo non le piaccia proprio vedermi per casa – la sposa alzò un sopracciglio al bambino e lui cercò di imitarla – lui è Vilen, il figlio di una mia amica, ricordi ti avevo detto che avrei-
Gaiya: Sì me l’avevi detto, non sono mica come papà, ciao Vilen – posò la mano sulla testolina del bimbo e gli strofinò leggermente i capelli, sebbene lui odiasse quel gesto non fece storie – dove andate?
Julia: A prenderci un bel gelato, dimenticavo
sorellona - sorrise - tanta felicità per voi due .. – se guardava giù dalle scale poteva vedere la rossa e Hilario, che continuava a chiacchierare anche mentre ballavano, la bruna non ne poteva più di quei due assieme. Con poche parole salutò la sorella e si diresse con il bambino verso il servizio bar della villa. Il bambino non ci pensò molto, aveva in mente da tempo che cosa voleva. Le cerimonie non facevano per lui. Altro che il pranzo, per Vilen c’era solo una cosa che valeva tutto lo strazio che aveva sopportato dalla mattina…

Vilen (leccando un cono al cioccolato): Mamma sta ancora con quello.. – brontolò passando di fianco alle scale.
Julia: Penso sia ora di andare a recuperarla, anche se devo dire che fino adesso non mi è sembrata tanto annoiata.

Lontano dalla pista da ballo, Lena e Hilario stavano scambiandosi i numeri di telefono, erano seduti ad un piccolo tavolino con due calici vuoti appoggiati nel mezzo insieme ad una bottiglia di champagne metà vuota. Il bambino scese le scale velocemente e arrivò dalla mamma, tirandole il vestito con la mano libera. “Andiamo via mammi..!”, supplicò.

Lena: Ora andiamo Vilen – notò la bruna che la guardava da lontano, sulle scale, con un viso inespressivo. La rossa si schiarì la voce, salutò Hilario e andò con il figlio che la tirava verso le scale.

Hilario: Chiamami Lena! Ci conto! – pronunciò mentre si riempiva di nuovo il calice.

Julia scese ad incontrarli, Lena sembrava mortificata, aveva paura a guardarla negli occhi, si sentiva come se le avesse fatto un grave torto ed era tardi per scusarsi. Da mesi non usciva con nessuno, non era esperta di etichetta da salotto ma sapeva che doveva comportarsi in un determinato modo in base a chi si trovava davanti. Non poteva certo dire a Hilario, “Ti dispiacerebbe cercarti qualcun altro che penda dalle tue labbra?”, e poi, in fondo, non era male come compagnia, bastava solo che parlasse di meno. Era comunque un prova a cui doveva sottoporre sé stessa, un tentativo per scaricare su di un’altra persona il desiderio soffocante e sconveniente che provava per la brunetta ogni volta che erano a contatto. Poiché la piega che avevano preso le cose non le piaceva per niente.

Lena: Scusami se ti ho lasciato Vilen senza nemmeno chiederti se volevi, so che i bambini possono portarti via molte energie

Julia: Dimentichi che ho fatto la babysitter, e poi noi due siamo stati bene assieme, forse non come te e Hilario ma.. – Lena stava per parlare ma l’altra continuò prima di permetterglielo – non c’è stato nessun problema, se Vil ha preferito rimanere con me, sono contenta – sorrise al bimbo che ricambiò con tutto il gelato che gli colava sul mento – se volete vi riaccompagno a casa anche subito.

Vilen: Sìsìsìsìsìsìsìsìsìsì...!!! – lasciò il vestito della madre e prese la mano della brunetta – mi prendi in braccio sono stancooooooooo… - Julia lo accontentò immediatamente.

Lena: Posso portarlo io, tu hai fatto già troppo – l’amica scosse la testa e camminò verso l’uscita.

La giovane dalla chioma rossa avvicinò gli sposi prima di andar via e consegnò la sua busta. Era imbarazzata, per fortuna stava per andarsene, Gaiya non finiva più di ringraziarla.

***

Le strade erano parzialmente illuminate dai lampioni, il sole si stava spegnendo poco alla volta. Non c’era traffico, passava solo un’auto ogni tot di minuti lungo l’altra corsia; la Mitsubishi scorreva in silenzio, solitaria. Vilen dormiva nella stessa posizione del viaggio d’andata, la madre non aveva staccato gli occhi dal finestrino da quando erano entrati in auto e la bruna non disse più di due o tre parole. “Julia?”, pronunciò all’improvviso la rossa, “Hm?”, rispose l’altra guardandola attraverso lo specchietto. “No niente.. pensavo che non.. – colpo di tosse – ..che ce l’avessi con me, è così?”, disse sottovoce Lena.

Julia: Affatto, io non sono molto loquace, ecco tutto.

Lena: Ah, capisco – guardò il bambino, non si era sforzato molto per fare amicizia questa volta, come se gli venisse naturale stare con quella ragazza, cosa che lei, al contrario, non era riuscita a fare da un bel pezzo; la brunetta aveva ragione, lei era ancora rimasta al primo approccio e lo ripeteva a ruota ogni volta che la vedeva; la trattava come un’estranea non come un’amica.

Tre quarti d’ora dopo arrivarono a casa di Lena. Vilen si aggrappò sulle spalle della bruna, che si era offerta di portarlo ignorando le proteste della mamma, “Vilen, su cammina da solo, sei grande!”, “Sono stanco”, ripeté lui.

Julia adagiò il bambino sul letto, la madre gli sostituì il vestitino blu con il pigiama. Il fatto che il bambino non collaborava per niente prolungò l’operazione, la bruna li osservava divertita. “Hai vinto”, disse la giovane al figlio, il quale si era infilato sotto le coperte solo con la parte superiore del pigiama.

Lena: Vuoi che ti preparo qualcosa di caldo? – domandò all’altra mentre usciva dalla camera da letto e chiudeva la porta.
Julia: No grazie, vado via – aveva messo da parte la sua famiglia per tutto il giorno, era certa che la madre non glielo avrebbe perdonato.
Lena: Io volevo ringraziarti per oggi.. sai che Vilen è stato felicissimo di saltare un giorno di scuola.. e io.. beh, grazie – si protese in avanti per lasciarle un bacio sulla guancia, sicuramente rimase molto più stupita lei stessa che l’altra.
Julia (stava diventando rossa): Grazie a te per avermi concesso la tua fiducia, tanto da accettare l’invito di una che conosci solamente di vista – si toccò la guancia e sorrise – anche per questo.. adesso devo andare, dai un bacione a Vil da parte mia.

Lena si schiarì la voce ma non ottenne alcun cambiamento, rimase flebile tale e quale a prima: Ci vediamo.. – ora il viso le scottava come una piastra, era difficile non farci caso.

Julia camminò fino alla porta con l’amica, prima di uscire definitivamente si voltò e ricambiò il bacio di prima sulla fronte della rossa, un bacio a rallentatore ma che arrivò comunque. “Ciao”, di corsa scese nell’atrio della palazzina e uscita fuori partì nella sua auto.

“Mammi..”, Vilen raggiunse la madre all’ingresso e le afferrò il vestito. “Ti ho detto che non devi andare in giro così”, lei lo sollevò per riportarlo a letto, “Volevo salutare Ju..”, sbadigliò aggrappandosi alla mamma. “La saluterai la prossima volta”.

Una volta cambiata, si infilò una camicia da notte e si coricò con il figlio. “Tornerà a trovarci, vero?”, chiese il bambino, “Può darsi”, rispose lei e aggiunse, “Questo è da parte sua”, diede un baciotto al piccolo sulla guancia e lo abbracciò chiudendo gli occhi. Dentro di sé percepiva una grandissima necessità di protezione e rifugio, senza riuscire a giustificarne il motivo, credeva di essersi abituata a vivere solo per il figlio dopo che i suoi l
avevano ripudiata. Ora qualcosa le mancava. Si stava infilando in una storia impossibile da realizzare. Si chiedeva se era ancora in tempo per uscirne fuori senza conseguenze.

***

Più tardi, a casa del direttore, 9:52 p.m.

“Che razza di modo di comportarti! Sai che figura ci hai fatto fare con tutti gli invitati che si chiedevano dov’eri finita! Sei stata un disastro per tutto il giorno!”, sbraitò la madre appena la rivide. “Non interessa a nessuno di me, non ti assillare, gli altri
non mi hanno neppure vista”, rispose la figlia sedendosi su una poltrona.

Il padre era stufo di ascoltare la voce della moglie, da un lato compativa la brunetta che doveva mandare giù chissà quanto ancora, dall’altro non approvava affatto la figlia, nemmeno lui. Ad ogni modo preferì mettersi in mezzo, sussurrò qualcosa nell’orecchio della moglie e poi
si rivolse alla ragazza che fissava vagamente il tappeto, “Basta, Julia è una persona adulta.. sai come la pensa tua madre, avrai capito da te che hai fatto una mossa poco intelligente”.

Julia: Mi spiegate che ho fatto? Tutto questo perché ho riaccompagnato a casa un’amica e il suo bambino di sette anni!? – si alzò con furia e uscì di nuovo sbattendo la porta.

La madre: Che insolente! Ci sbatte pure la porta! – si sedette sul divano, infuriata.
Il padre: Perché te la prendi tanto? La cerimonia è stata perfetta, Gaiya scoppiava dalla gioia con chiunque parlasse, è andata bene
La madre: Sai chi volevo far conoscere a quella scellerata di Julia?! Il figlio del pretore, ti ricordi no!? Li abbiamo incontrati ad un ricevimento la settimana scorsa – sospirò – e stasera non sapevo che dirgli!

il marito si sfregò i capelli, poi la barba. Salutò la moglie dandole la buonanotte e la lasciò da sola a lamentarsi; ma chi glielo faceva fare a stare con lei, erano anni che se lo ripeteva, erano anni che conosceva la risposta; le figlie.

***

La bruna, di nuovo in auto, avanzava sulla strada in direzione del casello autostradale. Accese la radio ad un volume assai alto, forse poteva aiutarla a cancellare in meno tempo le frasi senza senso della madre. Rivolse lo sguardo sullo specchietto e contemplò il lato posteriore della M. Lancer, sfiorandosi la guancia, “Ohi ohi ohi, qui sta succedendo qualcosa”, mormorò fra sé.

Tempo dopo, arrivò sul posto e parcheggiò presso un’isola spartitraffico, lì dov’era una sosta d’emergenza. Sapeva che per legge non poteva trattenersi oltre tre ore, sperava di trovare chi stava cercando. Corse alla prima postazione sulla sua sinistra. “Rob!”, chiamò, un uomo con un berretto si sporse fuori l’abitacolo, “Jù! Sali dentro che lì fuori si gela!”. La bruna si intrufolò nella piccola postazione, ci stavano un po’ strettini ma non era un problema, anche per via della temperatura.

Robert: Allora Julia? Che ci fai da queste parti? Vuoi passare una notte all’addiaccio? – rise
Julia: Ho bisogno di parlare con qualcuno che abbia voglia di ascoltarmi.. – appoggiò la schiena sulla piccola porticina mentre lui ritirò la quota da un camionista.
Robert: Ti ascolto – si sedette e intrecciò le mani – quella strega di tua madre ti ha cacciato fuori un’altra volta? - ancora risate.
Julia: Macchè – scrollò le spalle e spostò le mani dietro la schiena - ..per quello che me ne importerebbe.. è peggio, molto peggio
Robert: Uhhhh.. e che sarà mai, hai sabotato il sistema di protezione del presidente e ti hanno scoperto?
Julia (con un sorriso appena accennato): ..peggio ..mi sa che mi sto innamorando
Robert: Ahio! – si toccò lo stomaco – è come se mi avessi affondato un cazzottone..
Julia: Non giocare.. io sono molto seria, io e te siamo amici da una vita – sospiro – ..dammi  un consiglio

Un automobilista bussò vicino al vetro dell’abitacolo: Aohh! C’è nessuno?? Sono le undici e passa, allora?!! – Robert si sporse e sbrigò velocemente il pagamento.

Julia: Aiutami Rob!! – gli scosse le spalle violentemente - non so cosa fare! Lei ha quasi paura a salutarmi, come diamine faccio a farglielo capire!???
Robert: Ehhooo ho sentito! Smettila di scuotermi! Non sono la macchinetta delle bibite che ti ha fregato la moneta!! – la bruna lo lasciò e tornò al suo angolino accanto alla porta.
Julia: Scusa.. – lui si sistemò il berretto e il giaccone
Robert: Senti gioia, un momento.. hai detto Lei??
Julia: Eh! Non posso pensare a come si opporrebbe mia madre.. mi viene solo da ridere dall’esasperazione ahahaahahhaha …

Robert: Prima di smuovere mari e monti è meglio che parli con questa Lei
Julia: Non riesco a intuire niente di quello che pensa, è più facile comprendere il figlio di sette anni
Robert: Azzo! Tiene pure un figlio! Ma avessi la febbre ne Julietta? Fammi vedere.. - lei scacciò via la mano dell’amico sulla sua fronte
Julia: Piantala! Ha un figlio ma è appena ventiduenne, l’ho letto nella sua cartella, per fortuna lavora da mio padre

Robert: E che ca**o Jul! Questa città sarà anche piccola, ma l’ufficio di tuo padre ha assorbito quasi tutti gli abitanti adulti in cerca di lavoro! Ecco perché non mi cambiano mai di turno!

Julia: Andiamo Rob, ho bisogno di aiuto! Fatti venire un’idea brillante delle tue!

Robert: Invitala fuori, una pizza o al luna park, così accontenti anche il pargoletto, poi mentre il bamboccio si stordisce sull’ottovolante tu ti spupazzi la mammina

Julia: Rob!!!

Robert: Ohuu.. dimenticavo che a sette anni non ti ci fanno salire sull’ottovolante..ihihih.. a parte tutto, Jùjù, è a lei che devi parlare, ma non ti esporre se non hai un chiaro segnale di ‘via libera’.. mi capisci? Una serata con lei, una parola tira l’altra e intanto tu indaghi.. d’accordo?

Julia: Sì.. vedrò che posso fare per convincerla a passare un po’ di tempo con me

Robert: Ecco, magari le fai vedere una foto di una modella senza veli e vedi come reagisce
Julia: Ma perché sono venuta a parlare proprio con te? – scoppiò a ridere
Robert: E te lo chiedi pure? Io sono il magnifico, il grande, l’infallibile Robert della ‘lega cuori solitari’ – sbadiglio – mi sta venendo una botta di sonno che non riesco a tenere gli occhi aperti, mi sostituisci per un’oretta? Tanto chi se ne accorge..
Julia: Sì vabbè.. scroccone, questa mica è la prima volta..

Il tipo mise giù il berretto sugli occhi e sorrise. Si stese sulla sedia e fece cambio con la bruna che sistemò uno sgabello lì dov’era lui prima. Davanti a lei, dal piccolo spiraglio vetrato di una finestra, scorgeva i bagliori delle luci in strada, sufficientemente fiochi da consentire alla luna nuova di risplendere al massimo.

La ragazza si sfiorò quella guancia per la terza volta. Poteva ancora sentire l’impronta delle labbra della rossa che l’avevano accarezzata. “Spero ti piacciano i fiori Lena”, pensò, poco dopo un autista le bussò seccamente accanto al vetro.

***

La mattina seguente la giovane dai capelli rossi si recò a lavoro, naturalmente l’ufficio era rimasto attivo anche durante il recente avvenimento, solo che la segretaria era stata incaricata di accollarsi le responsabilità del direttore fino al suo ritorno.

Nel percorso dalla segreteria all’altro ufficio, Lena e il direttore si passarono di fianco, lei accennò un inchino con la testa e lui pure, poi a metà strada il direttore si voltò e disse, “Ma noi ci siamo incontrati da qualche altra parte?”, “Ehm.. può essere”, rispose l’altra e dopo una seconda riverenza si girò e proseguì verso il suo reparto.

Segretaria: La stavo cercando, ha lasciato il suo integratore vitaminico sulla mia scrivania – gli porse il tubetto.
Direttore: Oh, grazie.. grazie.. – sembrava volesse dire qualcos’altro, ma non gli veniva in mente.
Segretaria: Vera, mi chiamo Vera
Direttore: Certo, Vera.. beh – oscillò il tubetto – buona giornata.. – tra sé – non mi servono a niente queste dannate pillole!
Vera: Anche a lei – scrollò la testa e rientrò.

La ragazza bruna non si fece vedere, neppure il giorno dopo ancora. Malgrado le opportunità che aveva avuto, di parlare con Julia, mai una volta le aveva chiesto di lei, della sua vita. “Probabilmente mi direbbe che non sono affari miei, visto come l’ho trattata fino ad ora”, pensò la rossa. “O forse no.. ma non voglio peggiorare le cose”. Aveva deciso di non approfondire la faccenda, aveva deciso e con un po’ di rispetto per la sua volontà poteva riuscirci. “..è solo attrazione fisica.. i sentimenti non c’entrano”; non aveva ancora inteso che erano proprio quelli a condurre il moto burrascoso dei suoi pensieri.

Nel pomeriggio, dopo una doccia, mentre il figlioletto era impegnato con i compiti che non vedeva l‘ora di finire per buttare in aria i quaderni e distrarsi, lei ricevette una chiamata…

Hilario: Finalmente Lena, e meno male che dovevi chiamarmi tu! Se stavo ad aspettarti avrei messo radici
Lena: Non me ne sono dimenticata, è solo che avevo degli impegni urgenti
Hilario: Perdonata – rise – ma mi hai promesso una cena, domani sera, ok?
Lena: Domani.. c’è Vilen, non posso lasciarlo solo, è troppo piccolo
Hilario: Non dirmi che non c’è nessuno che può fargli compagnia per una sera.. andiamo
Lena: Va bene, ma devo cercarla questa persona, se non dovessi..
Hilario: Io ho prenotato un tavolo, spero di non doverci andare da solo, ti richiamo domani?
Lena: Ti chiamo io, non ti preoccupare – il bambino le arrivò vicino con un libro in mano

Vilen: Mamma, mi dai una mano qui! – il libro di aritmetica.

Lena salutò e spense il cellulare, “Vuoi ripetermi la tabellina del due o del tre?”, disse al piccolo, “Prima quella dell’uno”, farfugliò lui, spruzzando saliva qua e là. La mamma sollevò le sopracciglia e lui scoppiò letteralmente a ridere.

Restò a rifletterci tutta la notte, questo Hilario era un tipo simpatico, a parte qualche difetto, ma ci poteva anche passare sopra, nessuno al mondo è perfetto. Forse Aida si sarebbe occupata del bambino per una sera, tutto stava nel convincere Vilen ad andare da Lisa. Appena restarono sole, Lena le espose il problema con estrema difficoltà.

Julia stava attraversando il corridoio con un mazzo di fiori nella mano destra, si fermò prima di bussare, si bloccò sul nome di Hilario..

Lena: ..non posso dirgli subito di no.. – colpo di tosse - ..non mi sembra carino.. io.. non vorrei disturbati ma non so a chi rivolgermi..
Aida le strinse le spalle: Ma che dici! Sai come sarà contenta Lisa!

“Addio serata speciale”, mormorò la bruna, abbandonò i fiori in un vaso su di un angoliera alla fine del corridoio. “Ma a te chi ti ha fatto entrare?”, parlò una voce roca dietro di lei, quando si voltò riconobbe il padre che si strofinava la barba e la guardava, “Papà, non ti ricordi nemmeno di me?”, l’uomo sghignazzò e la strinse tra le braccia. “Paura eh?”, le disse. Lei gli mollò un paio di buffetti sulla schiena.

La segretaria giunse dietro ai due, avvisò Aida che sua figlia aveva la febbre e la scuola preferiva che andasse a riprendersela per portarla dal medico, ma di non allarmarsi. Aida si scusò e raccolse in fretta il cappotto e la borsa per correre da Lisa. La rossa e la bruna si trovarono ancora di fronte.

Julia: Se vuoi io sono libera come babysitter
Lena: Come fai a sapere che..?
Julia: Vi ho sentite parlare, Aida ha una vociona.. sarei felice di giocare con Vil – Lena diventò subito rossa e incollò gli occhi sul pavimento
Lena: ..ma..
Julia: Non ti fidi più?
Lena: ..puoi venire da noi alle sette?
Julia: Alle sette – annuì e andò via.

Lena spalancò gli occhi, forse aveva commesso uno sbaglio che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e non solo; voleva tornare indietro al loro primo incontro e ricominciare tutto da capo. Quel messaggio che le trasmetteva la presenza della bruna stava ancora picchiando ad una porta che tentennava ad aprirsi.

***

Penitenziario, infermeria

Neon giaceva nel lettino, con le spalle leggermente sollevate da due cuscini. Il dottore che l’aveva in cura pareva voler risparmiare sugli antidolorifici e i ricostituenti, tutto somministrato in dosi minime. Oramai soffrire era diventata una prerogativa invitabile da quelle parti, in qualunque circostanza.

Da dietro la porta vetrata sbucò la testa nera di Nil, “Sei sveglio?”, domandò sottovoce.

Neon: Come cavolo hai fatto ad infilarti qua dentro?

Nil si introdusse nella stanzetta leggermente zoppicando e chiuse la porta, “Uno di loro mi ha dato il permesso di venirti a trovare, ma non poso restare a lungo”. Il carceriere-bibliotecario pronunciò le seguenti parole, “..solo perché mi pari un ragazzetto che non crea fastidi.. fa finta di slogarti una caviglia mentre ti portano la solita sbobba della sera e io ti farò arrivare dal tuo amico”. Questo preferì tenerlo per sé, non era affatto necessario dire a Neon che si era pestato a sangue un piede perchè non sapeva fingere.

Neon: Com’è l’aria fuori vecchio mio? – sorrise – che fai lì impalato, prenditi una sedia
Nil: La tua ferita, come sta? – si avvicinò al compagno – fammi vedere, è colpa mia se ti hanno conciato così, perché sono un buono a nulla incapace di difendersi..
Neon: Non è colpa tua, guarda che sto molto meglio, non devi stare in pensiero per me
Nil: ..ma io voglio vedere la ferita – afferrò la coperta
Neon: No! Smettila, ti ho detto che sto bene!
Nil: Non mi convinci
Neon: Ho soltanto questa addosso! Ecco! – si coprì con la coperta più che poteva e diventò rosso, l’amico indietreggiò e crollò sulla sedia.
Nil: ..non lo sapevo.. ma sei sicuro di stare bene?
Neon: Sì! Vuoi un pugno per provare se ho ancora la forza di prima? – rise per qualche secondo, poi riprese lo sguardo serio – quei quattro..
vorrei vedere chiunque altro a cercare di difendersi da vigliacchi del genere
Nil: Ultimamente non li ho visti spesso, avranno capito che è meglio non avere a che fare con noi, devi avergli fatto paura.. – si guardò intorno - ..certo che ti hanno messo proprio in un cesso di stanza, è piccola, è buia, spero sia pulita, almeno
Neon: Già, me lo sono chiesto pure io.. ma tu che fai nel ‘tempo libero’, mentre io mi annoio a morte?
Nil: Prima passavo ore a scrivere lettere a Lena, chissà da quanto non sta più a casa dei genitori.. non conosco il nuovo indirizzo, vorrei vedere mio figlio un giorno..

Neon: Così sarà.. magari ti accompagnerò io
Nil: Nientemeno, sai che bel viaggio – sghignazzò
Neon: Dicevo davvero – qualcuno colpì la vetrata un paio di volte – ..è il segnale?
Nil disse di si, si inclinò sull’amico e lo abbracciò senza fargli male: Tu conti molto per me – arrossì – voglio dire.. cerca di guarire velocemente, ho bisogno della tua guida là fuori.

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