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***Capitolo
6***
Non sapeva quanti giorni c’era rimasto là dentro, non era cosciente del giorno e della notte, non sapeva neppure se aveva dormito o se era caduto in uno stato perenne di dormiveglia. Fino al momento in cui venne accecato da una luce violenta che infuriò nella stretta prigione. “Vieni fuori”, ordinò una voce aspramente. Lui non era capace di muoversi da quella posizione, era intirizzito da capo a piedi. In quello spazio di tempo era riuscito a mala pena a muoversi di qualche centimetro, solo per ricevere quella miseria che gli passavano da mangiare. La guardia si stufò di aspettare e lo trascinò fuori con la forza. “Ho detto esci!... Ritieniti fortunato feccia! Oggi scade la tua condanna, perciò sei libero, raccogli la tua robaccia e vattene”, lo colpì con un calcio al fianco. Lui non era ancora in grado di mettersi in piedi, dovette appellarsi a tutte le sue forze rimaste. Dopo qualche minuto per riassestarsi, e darsi una ripulita generale, venne condotto nella centrale per definire il suo rilascio. “…15 novembre 2008, esatto, firma qui e poi puoi andartene”, disse il responsabile mentre riordinava un fascicolo di fogli in archivio, Neon non guardava da nessuna parte di preciso, e non ascoltava più di tanto, teneva gli occhi socchiusi intanto che si riabituavano alla luce, “Ricordati che sei schedato, una mossa falsa e ritorni dritto dritto alla tua cella”, concluse sogghignando. A quel punto, quando la cancellata principale si chiuse rumorosamente dietro di lui, non gli rimaneva che imboccare la strada che gli si apriva davanti in direzione della libertà. “Aspetta un momento ragazzo!”, urlò un voce alle sue spalle, Neon si voltò lentamente, pareva non gli interessasse neppure se volevano rinchiuderlo di nuovo, vide uno dei carceriere un po’ in là con gli anni e un paio di libri sotto un braccio che gli correva in contro. Uomo (quando si era avvicinato a sufficienza per parlargli attraverso le sbarre): Tu sei l’amico di quel ragazzetto con la coda, io penso che almeno tu debba sapere dove l’hanno portato visto che non ha nessun altro Neon lasciò cadere il sacco che conteneva tutto ciò che portava con sé dal momento dell’arresto: Sì per favore.. – l’uomo gli passò un indirizzo che nascondeva in uno dei libri e lo salutò augurandogli buona fortuna, se ne andò prima di farsi scorgere da chi non doveva. Quello stesso giorno camminò per tutti i dieci chilometri che dividevano la prigione dalla clinica. Affidandosi ad indicazioni di alcuni gentili passanti, arrivò. Neon (ad una infermiera): Cerco una persona Infermiera: Mi dica il nome Neon: Nil Shanin L’infermiera si mise al lavoro ricercando nel database; “Terzo piano, stanza 261, è ancora sotto osservazione, non so se la faranno entrare” Neon: Grazie Salì i tre piani e contò le stanze dalla 200 alla 261. Un medico stava appena uscendo da quella porta, il giovane lo fermò: Come sta? Dottore: Lei è un parente? Neon: No ma.. come sta!?! Dottore: Le vittime di sevizie e violenze soffrono traumi psicologici.. venga con me, meglio che non gli parli per ora Neon strinse i pugni tanto da ferirsi con le unghie: Io voglio vederlo! – dopo poco il dottore annuì e fece cenno di fare silenzio, gli prese gentilmente il braccio e lo condusse nella stanza, ma lo fermò appena dopo essere entrati Dottore: Non è pronto per incontrare nessuno, resti qui C’era un letto e là seduto c’era Nil, con gli occhi fissi verso, e probabilmente oltre, la finestra. Aveva addosso un pigiama e non si muoveva di un centimetro, che era vivo si capiva solo dal suo respiro incostante. Dottore: Resta sempre così per tutto il giorno, di notte dorme solo se sedato.. sta reagendo nel peggiore dei modi. Neon: Ma cos’ha maledizione.. !? – sussurrò fissando intensamente il suo amico Dottore: La paura e il timore sono i più comuni effetti paralizzanti insieme ad un generale panico fisico ed emozionale nei confronti degli altri; un rifiuto di sé stessi accompagnato molto spesso da un senso di passività, di sfiducia, di vulnerabilità e incapacità di reinserimento nella vita sociale.. Neon: Che vuol dire? Non tornerà più come prima?! Dottore: Dipende dallo stato d'animo, deve curare la personalità, non una malattia, ha bisogno di opporsi alla condizione imposta dalla sua mente, ha bisogno di qualcuno o qualcosa che lo scuota per evitare che precipiti nella distruzione più totale.. o che tenti di togliersi la vita. Neon impallidì, “..perchè gli doveva succedere anche questo..”; uscì in fretta da lì dentro, non ne poteva più di vedere solo l’ombra del suo amico - ..farò qualcosa per lui, ho bisogno della sua collaborazione dottore, mi deve promettere che non gli accadrà niente fino al mio ritorno – il dottore rimase un po’ sorpreso ma accettò l’accordo entro i suoi limiti. Una volta Nil gli aveva raccontato che scriveva ad una certa Lena, ma che ne aveva perso le tracce. Doveva partire da zero, ossia dall’indirizzo a cui scriveva. Non era cosa facile, ma doveva farlo. Tra gli affetti che appartenevano al suo compagno c’era anche l’ultima lettera che non gli era stata spedita. Neon partì subito alla ricerca. Non aveva che una piccola somma di denaro, forse con l’autostop poteva farcela in poco tempo poiché quella cittadina in provincia di Mosca non era poi tanto distante dalle parti della clinica.
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Luna Park, una domenica pomeriggio, 4:26 p.m. C’era gente dappertutto, ma non così tanta da fare minuti e minuti di fila per salire su qualche giostra o prendersi un gelato al chiosco. Vilen non sapeva più cosa chiedere alla brunetta, perché gli aveva accordato praticamente ogni cosa, “Voglio salire là sopra, voglio salire là sopra!”; e lei, “Sì, va bene, ma chiedi prima alla mamma”. Lena: Questo però è l’ultimo, intesi? Vilen: Sìiiiiiiiiiii – così saltellò fino al trenino e partì poco dopo con altri bambini per un bel giro che l’avrebbe intrattenuto almeno una decina di minuti. La giovane dai capelli rossi intrecciò la mano con la sua ragazza spontaneamente e la accompagnò a sedersi su una panchina, una dove poteva tener d’occhio il percorso del trenino. “Perbacco.. Vilen ti ha fatto una capoccia quanto un pallone..” Julia scosse la testa sorridendo, reggeva la mano della compagna ben agganciata con la sua, non le era mai capitato di sentirsi così ‘apposto’ con un’altra persona, nemmeno da piccola con la sua famiglia, quando teneva la mano della mamma... “Lena, tu e Vil verreste a vivere con me?” La ragazza rossa raggelò. L’altra poteva avvertire la sua tensione solo dal tremore della mano, “Ehi, guarda che era solo un’idea”, rassicurò la bruna allegramente, un po’ anche per contenere il suo batticuore. Lena la fissò a lungo negli occhi, senza riuscire a dare voce ad una parola. Julia chinò la testa, slegò mano dalla compagna e si alzò in piedi, “È così terribile come proposta?” Lena: No! Assolutamente! È che non me l’aspettavo.. – sospirò e riprese la mano dell’altra ragazza – in realtà mi aspettavo qualcosa di differente – e cominciò a ridere Julia si portò le mani al viso: Che shock! – tornò a sedersi – mi stai impressionando ogni giorno che passa.. chi l’avrebbe mai detto che un agnellino sperduto come te fosse così esplicita su certi argomenti.. Lena: Ehi! Ma che hai capito!? Julia: Ohhhhhhhhh non ti tirare indietro adesso! – rise maliziosamente La rossa si sollevò dalla panca e le diede le spalle, non lo lasciava vedere ma stava evaporando: Non so nemmeno di che stai parlando… Ma poi si stava dicendo dell’altro, o no? – la bruna le si avvicinò lentamente, abbracciandola Julia: Vuoi sapere dove andremo a vivere? Tutto è cominciato quando mia madre mi ha cacciata di casa la prima volta a.. sedici anni mi sembra – solleticò con la bocca il collo della compagna che non poté evitare di ridere e rabbrividire – ho cominciato a lavorare dove capitava, trovando anche lo spazio per studiare legge.. ho avuto il tempo e l’aiuto per mettere su casa un po’ per volta, mancava l’essenziale fino a poco tempo fa, ora c’è.. quindi, ci siamo.. vuoi venire a vivere con me? Lena accarezzò le mani che le cingevano la vita: Noi tre insieme.. – chiuse gli occhi – per me sarà come andare su un altro pianeta, sarà bellissimo, ma gli altri che diranno quando lo sapranno? Abbiamo proprio dei genitori modello io e te.. – disse in un tono ironico – ..però tuo padre mi sta simpatico, sembra buono Julia: Lo è, senza di lui mia madre si sarebbe liberata da un pezzo della figlia ‘che non funziona’, come dice lei, io non sono perfetta come Gaiya.. – impresse un lungo bacio sulla guancia dell’altra – ..d’ora in poi basta pensare agli altri, le persone fanno parte del mondo non il mondo delle persone, gli altri non possono vivere anche per te o per me, non mi frega una mazza di quello che dicono – posò le labbra ancora sul collo della rossa, nel mezzo del luna park, un modo per dare conferma all’ultima frase, Lena si girò piano piano per incontrarla con la sua bocca, e al diavolo gli altri per una volta. Un uomo e una donna passarono accanto a loro, il tipo le guardò per un pezzetto di strada fino a che la moglie gli strattonò la manica della giacca, “Non fissarle! Chissà che pensano di tutti quelli che le fissano così da assatanati!”, trascinò il marito sempre più lontano. E proprio appena più distante dalla panchina, Aida attendeva che la figlioletta finisse il giretto sul trenino, seguiva con gli occhi le persone qua e là, a caso, fino a che vide quelle due ragazze molto familiari che si stavano baciando, “Non ci credo..”, pensò, “..o sto travisando.. oppure ho le allucinazioni”. Nel frattempo, sul trenino in corsa… Lisa: Mi dai un bacino? Vilen: No! – cominciò a spostarsi, immediatamente un addetto lo riprese “Resta seduto è pericoloso!” Lisa: Ma come.. non ci vediamo da tanto e non ti sono mancata nemmeno un pochino? – gli occhioni della bimba si stavano annacquando – cattivo.. Vilen: Va bè! Non piangere – le posò un bacino veloce sulla guancia, diventando rosso Lisa: Allora mi vuoi bene! – disse stringendolo a sé Vilen: Lasciaaaaaa! Mi fai maleeee! Ma perchè ci sono salito!!!? Lisa: È il destino, noi due ci sposeremo come nelle favole! – il bambino smise di parlare, mantenendo il rossore fino alla fine della corsa, compreso il braccetto della sua amichetta, sempre più sorridente, annodato col suo. Aida camminò verso le due, si portò vicino a loro ma non direttamente, cercò piuttosto di seguire una traiettorie curvilinea per non essere vista, da vicino erano proprio le due persone che immaginava, “Mettiamo il caso che non vogliono farlo sapere”, disse tra sé, “Però allora perché fanno ‘cose’ davanti a tutti?” Lena riaprì gli occhi un momento e vide di sfuggita Aida che si confondeva tra una piccola folla di persone. A quel punto strinse forte la bruna e le bisbigliò nell’orecchio, “Credo di aver visto Aida e credo che anche lei ci abbia viste”. Julia si separò da Lena ma senza lasciarle la mano, “Forse ho accelerato un po’ troppo le cose e ti ho costretta a venirmi dietro, se non ti senti ancora pronta lo capisco, non vorrei mai causarti dei problemi o metterti a disagio” Lena: Non è colpa tua.. finalmente è tutto chiaro - tornò ad abbracciarla - credevo di impazzire, non capivo cos’era quella forza che mi attraeva te, ora so che è amore, non posso metterlo in pericolo, dobbiamo proteggerlo.. e poi Vilen non me lo perdonerebbe se dovesse perderti – sorrise e la strinse più forte. Il trenino si fermò in quel momento, scesero un gruppetto di bimbetti e infine, sempre per ultimo, Vilen con ancora il braccetto della piccola biondina agganciato al suo, dovette desistere dal cercare di scrollarsela di dosso, in fondo cominciava a farci l’abitudine; questo fino a quando non li avessero visti quelli che li conoscevano. Infatti il bambino sfilò il braccio dall’amichetta e corse dalla mamma e Julia appena le vide. In questo modo Aida si trovò tra il bambino in corsa e le altre due alle sue spalle senza essere stata in grado di anticiparlo. Aida: Ciao Lena! Anche tu qui? – finse di non aver visto nulla per tutto il tempo che passarono insieme, non chiese neppure perché Julia era insieme a lei, non fece nessuna domanda; e questo non fece che convalidare i sospetti della rossa, che le aveva viste ed ora si sentiva in imbarazzo.
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Senza troppe soste di emergenza, il conducente di una camionetta sbarcò Neon in una città non ancora illuminata dai raggi del sole. Era gelida, non una voce né un ombra animata per le strade. Doveva correre per non intorpidirsi dal freddo; se non fosse stato per quell’indirizzo nelle sue tasche non avrebbe saputo neppure da che lato voltarsi per iniziare a camminare. Attraversò più isolati sveltamente; si calò fin sopra gli occhi il cappuccio del giaccone che indossava, ma non era abbastanza, le dita stavano perdendo la sensibilità. Poi finalmente la vide. Era una casa come le altre, rialzata da un livello di pochi scalini ricoperti da una sottile lastra di gelo. E Neon scivolò proprio su uno di questi, “Urghh!! M***a!!”. Si rialzò afferrandosi alla ringhiera, salì il resto delle scale evitando di lasciare la presa, poi crollò seduto sul pianerottolo con la schiena appoggiata alla porta d’ingresso. Un minuto per riprendere fiato. Alzò un braccio e bussò con le nocche della mano, seduto come stava, troppo stanco per rimettersi in piedi. La porta si aprì dopo più volte che ebbe bussato; comparve una ragazzina dai lunghi capelli neri e con una lunga veste, “Salve”, sillabò Neon tirandosi su con un notevole sforzo. Ragazzina: Mamma!! Mamma!!! Un barbone!!! Neon: Non sono un barbone! – si sforzò di sorridere Ragazzina: MAMMA!! – scappò dentro e sbatté la porta. Neon: Ca**o!!!!!! La porta si aprì di nuovo, venne fuori una donna con lo sguardo molto severo e crucciato: Va via! – gli gettò un gruppetto di monete a terra. Neon: Non voglio altro che un’informazione! Non sono un’accattone, non mi vede! – alzò le braccia, era esausto e non aveva certo voglia di ribattere. Donna: Cosa vuole? – ma non cambiò espressione Neon: I Katina abitano qui? Donna: No, sono andati via da anni Neon: E dove sono andati? Donna: Non lo so proprio – chiuse la porta Il giovane si spostò dall’altra parte della strada e bussò ad un’altra porta. Gli aprì subito un vecchietto dalle sopracciglia esagerate: Sì? Neon: Per favore, sa dove si sono trasferiti i Katina che abitavano qui di fronte? Vecchietto: Katina.. – si strofinò i capelli spettinati dal guanciale, si capiva che si era svegliato minuti fa – non mi ricordo.. credo che non l’abbiano detto a nessuno, erano delle persone scontrose, salvo la figlia.. lei era un angelo, quando i genitori la cacciarono via la prese con sé la nonna. Anche lei una brava donna.. Neon: Se le cose stanno così vuol dire che ora Lena vive con sua nonna, mi dia l’indirizzo la supplico, è importante! Vecchietto: Vilena è morta. Lena mi venne a trovare una mattina con il bambino, dandomi l’orribile notizia e mi disse che sarebbe andata via per sempre da qui.. ma entra dentro, vieni in casa… Davanti una tazza di caffé bollente, mentre raffreddava un pochino, l’uomo continuò… “Aveva un coraggio enorme quella piccola ragazzina dai capelli rossi, crescere una creatura a quell’età è quasi impossibile senza l’aiuto di qualcuno, per fortuna non era sola. Dovevi vederla come stringeva quel neonato, come la cosa più preziosa che avesse, e lei stessa era una bambina o poco più. Il bambino le concedeva il potere di cancellare tutto quello che aveva subito dai genitori e dalla vita.” Neon: Come posso trovarla? Vecchietto: Facciamo che ti scrivo dove abitavano, poi non dovrebbe essere difficile rintracciarli, l’hanno appena comprata quella casa.. ogni tanto vado a farmi una passeggiata lì, per ricordare.. quelli dell’agenzia immobiliare possono rintracciare la precedente proprietaria senza dubbio. Neon: Grazie davvero – mandò giù il resto del caffé Vecchietto: Come mai non ti ho mai visto prima? Sei un parente lontano? Neon: No, ma conosco bene il padre del bambino Vecchietto: Oh.. comunque mi ha fatto piacere conoscerti, io mi chiamo Roman Neon: Virginio.. non rida per favore – il ragazzo diventò rosso, ma il vecchietto non rise, sorrise soltanto accompagnandolo alla porta. Poi si dissero addio.
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Ufficio, 9:43 a.m. Il direttore andava in giro come suo solito, quando dimenticava perché era uscito dalla direzione e non sapeva cosa fare finché non lo ricordava. E spesse volte incontrava la segretaria, “Buongiorno Vera!”, esclamò sorridendo. La segretaria rimase sbalordita, “Buongiorno a lei capo”, incurvò le labbra e andò via, era troppo contenta. Il direttore infilò un blocchetto nella tasca della camicia rapidamente, era molto orgoglioso dell’idea che aveva avuto. Vide il postino che conosceva da tempo passargli accanto, riprese il blocchetto e lo aprì alla seconda pagina… Postino = Amedeo Direttore: Ciao Amedeo! Amedeo: Salve! E così via per tutti quelli che incontrava e che aveva annotato. Camminando si trovò davanti alla stanza che portava la targhetta ‘stock’. E infine si ricordò che era uscito per prelevare dell’inchiostro appunto da quel magazzino. “Olè, ce l’ho fatta”, farfugliò. Aprì la maniglia e oltrepassò le scatole che aveva recapitato il postino poco prima, più quelle che già c’erano. Un po’ più avanti notò due figure che occupavano alcuni scatoloni. Nel senso che ci stavano sopra. L’uomo avanzò ancora di due passi. La ragazza dai capelli rossi che aveva visto già in altre occasioni, ma non rammentava dove, poggiava la schiena su due scatoloni molto grandi e le braccia intorno alla vita di un’altra persona, sopra di lei, che da dietro non capiva chi potesse essere. Erano talmente concentrate sulle loro labbra frenetiche e aderenti che nemmeno si accorsero che qualcuno era entrato. Il direttore non voleva vedere il seguito quindi fece retromarce. E se ne stava andando silenziosamente fino quando gli piombò un pullover sulla testa. “Uhh!”, lamentò lui spaventato. Lena girò la testa di scattò e si folgorò istantaneamente. Coprendosi il reggiseno con un braccio e ruotando in fretta la testa della bruna con l’altro, “Papà?” Direttore: Esco!! Sto uscendo!!! – incespicò in mezzo alle scatole ma schizzò fuori in un lampo. E da fuori la porta rifletté, “Papà?? Chi mi ha chiamato papà?!”. Si riaffacciò lentamente nella stanza, Julia era in piedi e teneva la rossa tra le braccia, ancora spogliata, sembrava le stesse bisbigliando qualcosa nell’orecchio. Il pullover era sempre nelle mani del direttore, “Ehi?”, farfugliò; prontamente Lena saettò dietro la compagna, ora lui poteva vederla chiaramente. “Julia!!!!???? Che cos’è??!! Chi è!?! Che ci fai qua dentro!?” Julia (molto arrossita): Papà ci puoi tirare quello che hai in mano per favore?
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Nel bar dell’ufficio, dieci minuti dopo Il direttore si asciugava la fronte con un fazzoletto, “Julia, bambina mia, quante volte ti ho detto che devi parlarmi della tua vita, non devi comportarti come con tua madre, io ti ascolterò senza eccezione” Tutti e tre si erano seduti intorno ad un tavolo, Lena e Julia da una parte e il babbo di fronte a loro. Lena riservava lo sguardo esclusivamente al tavolo, al massimo alle mani intrecciate con la la ragazza vicino a lei. Tossiva di tanto in tanto ma non parlava. Direttore: Qual è il suo nome? – si rivolse ad entrambe, visto che la rossa pareva non dargli retta. Lena si schiarì la voce: Lena Katina, signore Direttore: Dove ci siamo visti? Lena: Al matrimonio Direttore: Ecco! Mi sembrava! .. non essere così timida.. dammi la mano, su – l’uomo tese il braccio e la rossa gli strinse la mano con la sua sudaticcia - ..finalmente conosco uno dei fidanzati di Julia Lena lanciò un’occhiata interrogativa alla bruna, che sorrise e gesticolò di non farci caso, ma chissà perchè non la convinse affatto. Direttore: E che fate di bello voi due, a parte arrotolarvi sulle scatole s’intende .. – sghignazzò, caricando il colorito sulle guance delle due ragazze Julia: Papà noi due andiamo a vivere insieme, ti ricordi della casetta che mi hai aiutato a mettere in sesto? Adesso è pronta. Direttore: Di già? Perché prima non vi conoscete meglio? Julia: Stavamo cercando.. siamo state interrotte – cominciò a ridere, Lena le strizzò la mano – ahi!.. hehe .. comunque, seriamente, ci si conosce abbastanza papà, non metterti in pensiero Direttore: Se siete convinte voi.. – osservando gli sguardi che si scambiavano sembravano innamorate davvero – ma state più attente qui dentro.. gli incontri intimi non sono ammessi, a proposito, ma tu Lena lavori qui? Lena: S-sì Direttore: Mah.. ok, allora tutto chiaro? Julia: Chiarissimo Lena: Scusatemi un attimo – si allontanò verso la toelette Julia: Sai che in un certo senso potresti essere già nonno, babbo? – il padre soffocò sul bicchiere d’acqua che stava bevendo.
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4:55 a.m. Autostrada Anche se le gambe vacillavano ad ogni passo lui continuava ad avanzare, in più doveva rendere conto anche alla ferita che aveva ripreso a pizzicargli. Quando vide le luci di posizione delle auto che si mettevano in coda l’una dietro l’altra tirò un sospiro di sollievo, si stava avvicinando all’uscita autostradale. Si accostò ad uno dei caselli esterni evitando di essere investito, “Scusate! Una domanda!”, strillò. Robert si sporse dalla finestrella: Prego Neon: Manca molto per arrivare in città? Robert: No, circa dieci minuti di macchina, ma è arrivato fin qui a piedi?! Neon: Non potevo pagare tutto il viaggio, il taxi mi ha fatto scendere due ore fa.. beh, grazie tante – sollevò la mano per salutare e si riportò sul margine della strada. Robert lo osservò mentre si allontanava fino a sparire nell’oscurità della strada, dove l’illuminazione scarseggiava. 6:23 a.m. Su un marciapiede, dove una donna stava innalzando la serranda della finestra al primo piano e un’altra spazzava l’uscio di un palazzo, Neon si fermò, riprese fiato e si rivolse a quest’ultima, “La prego, devo raggiungere questo indirizzo..”, le porse un pezzetto di carta con le mani bruciate dal freddo, “Non è lontano, prosegui diritto su questa strada fino a che vedrai un insegna luminosa di un pub, vai a destra, di lì in avanti, continuando sulla medesima strada, incrocerai la via che cerchi, è il quartiere più vecchio della città, inconfondibile”, spiegò la donna. “Grazie..”, pronunciò lui ansimando. Non molto dopo, arrivò anche là… Era appunto un vecchio palazzo, di pochi piani. Pensò di riposarsi un pochino prima di andare a farle visita; guardando in giro, si sedette a terra vicino ad una cancellata. Nel frattempo squadrò l’edificio da cima a fondo. Di sicuro era da restaurare. Forse questa Lena non se la passava tanto bene con i soldi che aveva ricevuto dall’agenzia. Probabilmente quella bella villetta era stata acquistata ad un prezzo stracciato e rivenduta il doppio. Meditava lui, intanto il tempo scorreva lentamente e la stanchezza lo fece piombare in un sonno inevitabile. Quando aprì nuovamente gli occhi stava ancora nella stessa posizione, a parte che in una mano c’era qualche spicciolo, forse la carità di qualche passante. Il sole era spuntato chissà da quanto. Distese le gambe addormentate, una volta alzato notò subito una vettura che prima non c’era e che stonava fondamentalmente con tutto quello che la circondava. Poi dall’ingresso del palazzo uscì una giovane dai folti capelli rossi e di seguito un’altra con una capigliatura brunastra che non si poteva definire. Proprio questa sorreggeva in braccio un bambino e tutti e due si scompigliavano i capelli a vicenda, tra una risata, una smorfia e un’altra risata. Potevano essere quelli che stava cercando? Lo capì quando udì la ragazza bruna fare il nome di ‘Lena’. Sicuramente sembravano molto felici. Neon tirò fuori una macchina fotografica monouso dal suo sacco e scattò diverse foto, soprattutto al bimbo, avvicinandosi ma senza farsi notare. Il bambino scese a terra appena raggiunsero la Mitsubishi Lancer. Julia: Vilen, dietro o avanti? Vilen: Avanti!!! – la madre sorrise e aprì lo sportello posteriore, “Vilen non fare come l’altra volta”, disse la rossa, il figlio sbuffò. La vettura sterzò in strada e corse via. Neon si spolverò i pantaloni, rificcò la macchina fotografica nel sacco e si mise alla ricerca di un posto qualsiasi dove trovare i soldi del ritorno. Di sicuro non poteva ripetere l’esperienza di nuovo a piedi. Giunse presso una tavola calda, provò lì… Neon: Per favore, ho bisogno di lavorare Uomo: Non ci serve nessuno Neon: Per favore, solo i soldi per tornare a casa, posso lavare i piatti, pulire o qualsiasi altra cosa, per favore! Uomo: Ti bastano 1500? Neon: Certo, la ringrazio Uomo: Aspetta un secondo, come faccio a sapere che non ti servono per bucarti? Neon: Non mangio quasi niente da tre giorni, ho camminato per chilometri, sono venuto fin qui per chiedere espressamente a lei di lavorare per comprarmi della coca, che le sembra? Uomo: Ok, vieni dentro, sembri sul punto di crollare sul pavimento, ti offro prima qualcosa da mangiare, poi nelle cucine, stasera potrai andartene a casa Neon sorrise debolmente, “Sto tornando Nil, non mi fare scherzi”, disse tra sé.
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La Mitsubishi si fermò davanti ad una casetta verniciata di fresco, con qualche metro quadro di giardino sul retro, leggermente fuori città ma allo stesso tempo in un bel posto. “Vilen, ti piacerebbe avere una stanza tutta per te?”, domandò la bruna prima di scendere dalla vettura. Vilen: Sìiiiiiiiiiiiiiiiiiii! – Julia lo accompagnò fin dentro e gli mostrò una camera che lui poteva sistemarsi a suo piacimento. Lena gli andava dietro, ancora frastornata, i cambiamenti la spaventavano, di qualsiasi natura fossero, anche se era immensamente felice di essere lì con il vero amore della sua vita, oltre al piccolo. “Lena”, sussurrò la bruna circondandole la vita con un braccio e girandola verso di lei, dopo un bacio le posò un mazzo di chiavi in mano, “Benvenuta a casa”. Lena: È fantastica Julia: Vieni su – la tirò per la mano fino al primo piano - dai un’occhiata alla camera da letto e dimmi tutto quello che vuoi cambiare, così facciamo una scappata a cercare i mobili Lena: Oh Julia! Ne ho avute abbastanza di sorprese per oggi! Sono troppo confusa per scegliere qualcosa Julia: Ma come? Io ho appena cominciato - sorrise Al piano di sopra, Vilen si era gettato sul lettino, aveva già in mente dove e come sistemare i suoi disegni e i suoi modellini, stava cominciando a sentirsi di nuovo in una vera famiglia, come un tempo dalla nonna, solo che stavolta aveva qualcuno che sentiva ancora più vicino, qualcuno che forse poteva occupare la parte mancante nella sua vita. Ma questo non era necessario perché lui le voleva già bene così com’era. Inclusi i capelli alla Dragonball. Non voleva qualcosa di più, ma non voleva niente di meno. In conclusione, tra lui e Julia poteva anche restare solo amicizia, a patto che fosse durata per sempre. E visto che era sicuro cha alla mamma piaceva molto, poteva stare tranquillo, per ora. Julia: Pensi che Vil possa essere felice qui? Lena: Io no l’ho mai visto così felice da molto tempo – si sedette sulle ginocchia della compagna che a sua volta sedeva sul divano. Julia: Non ti chiede mai del padre? Lena: Vagamente.. e poi io stessa non so un bel niente di lui, cosa potrei raccontargli.. al contrario ultimamente mi chiede spesso di te Julia: Ohuu..
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Tre giorni dopo, Clinica, 10:24 a.m. Il tipo dai capelli biondo/verde salì di corsa tulle le scale fino al terzo piano. Raggiunse la camera 261, dopo due colpi alla porta girò la maniglia ed entrò. Nil era esattamente nello stato in cui l’aveva lasciato, l’unica differenza era che aveva acquistato un po’ di colore. Neon: Nil!!! Nil!!! – l’altro fissava sempre fuori dalla finestra – NIL! – e niente, così gettò il suo sacco a terra e afferrò l‘amico per i vestiti – Rispondi dannazione!! Sempre quello sguardo vuoto e assente. Neon lo liberò, prese le foto e le tenne alzate davanti ai suoi occhi, “Non ti interessa più nemmeno di lui? Tuo figlio l’hai cancellato insieme alla tua vita!??”– Nil focalizzò le foto, sollevò lentamente una mano per toccarle.. c’era un bambino sorridente, c’era una famiglia. Il viso del ragazzo iniziò a rigarsi di lacrime. Neon: Nil.. lui è felice, un giorno potrai incontrarlo, ma non in questo stato.. – posò una mano sulla spalla fiacca del ragazzo – ti giuro che quei quattro me la pagheranno, a costo di far saltare in aria tutto il carcere – Nil gli agguantò la mano Nil: No.. lo avevi detto tu non ricordi? Basta vendette.. – singhiozzò gettandosi tra le braccia del compagno Quello stesso giorno, dopo un colloquio con il medico che teneva Nil in cura, si stabilì che la pena dei 7 anni non era ancora scaduta, tuttavia il paziente dimostrava evidenti segni di miglioramento; venne così suggerito di trattenerlo ancora in clinica per il breve tempo che rimaneva onde evitare di farlo tornare in prigione. Questo solo per favorire lo stato emotivo del soggetto. Neon andava a trovarlo in continuazione, l’ultima volta si presentò a lui con una strana tuta: Ehi Nil! Ho trovato lavoro! Per un anno sarò ufficialmente un imbianchino – Nil scoppiò a ridere - .. lo so! Lo so! Non è il massimo ma intanto quando uscirai possiamo permetterci un tetto se mi darai una mano Nil: Ahhahhhaahahha .. sai cosa sto immaginando, io e te che facciamo i pittori vestiti uguale come Stanlio e Ollio aaaahhahaahh Neon: Sì, vabbè .. se hai un’idea migliore fammi sapere, io vado a telefonare a casa, mia mamma non mi vede da mesi Nil: Ok, vorrei conoscerla tua mamma, non è mica armadio come te? Neon: Non mi fare in*****re che mi dimentico che stiamo in ospedale Nil: Ohh, calma.. dicevo veramente, un bel viaggetto assieme, tanto era in programma Neon: Già Nil (spalancò la finestra): Allora ci si vede domani, tra un po’ mi portano quella schifosissima cena, non vedo l’ora di cucinarmi da solo Neon: Tu sai cucinare? Nil: Non ci vuole poi tanto a fere meglio di certi posti Neon: Allora vado – gli lanciò una caramella – conservale per il dopo cena, così ti aggiusti la bocca Nil: Neon? – l’altro si fermò – Grazie di tutto, sei una persona rara – Neon diventò rosso e abbassò gli occhi – dimenticavo una cosa, quella tuta ti sta bene, sei carino Virginio, ti chiederò un appuntamento prima o poi – ridacchiò Neon sorrise un secondo, poi gli alzò il dito medio ed uscì; in quella occasione non immaginò affatto che Nil aveva pronunciato seriamente ogni singola parola.
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Alcune settimane dopo, 5:02 p.m. Piscina Vilen: Juliaaaaaaa!! Ho paura tirami fuori!!!!!!!!!! – la brunetta lo guardava dal bordo della piscina pubblica, con un accappatoio sul braccio Julia: Coraggio Vilen! Ti arrendi subito? Non aver paura, hai detto che volevi imparare a nuotare Vilen: Io ho paura dell’acqua!!!!!!!!! Vieni anche tu!!!!!!!! – il bambino scappò dall’istruttore e annaspò fino al bordo vasca. Quello era un corso solo per bambini, dove non facevano eccezioni. Così Julia si portò via il piccolo che non la smetteva più di lamentarsi. Vilen: Non ci torniamo più ti prego Julia (al volante): Come vuoi, altre scelte? Vilen: La Boxe! Julia: Altra scelta? Vilen: Football europeo! Julia: Aggiudicato! Mezzora dopo arrivarono. Parcheggiò l’auto nel garage e salì in casa insieme a Vilen. Sentirono delle voci in salotto. Il padre della bruna e la fidanzata che si prendevano un the. “Ciao Vilen”, disse l’uomo, senza blocchetto. Vilen: Ciao nonnino – baciotto al nonno Lena si alzò e salutò Julia con un bacio, “Ciao Amore”, prese in braccio il figlio, “Allora che hai fatto in piscina?” Vilen: Niente, non mi piace Julia: Lasciamo che faccia qualcos’altro, se lo rende felice – Lena sorrise e portò il bambino a cambiarsi, Julia si sedette con suo padre – ciao papozzo.. vorrei sapere che racconti a mamma quando vieni da noi Padre: Chi racconta niente, ormai non ci parliamo quasi più, esce spesso e rincasa tardi, credo che veda qualcuno e penso pure di sapere chi.. non so se ricordi quel pretore di cui ti voleva appioppare il figlioccio Julia sospirò: Povero papà, se vuoi venire a vivere qui non c’è problema – gli strinse la mano Padre: Per ora ce la faccio, grazie dell’offerta, Gaiya sta per tornare dal viaggio di nozze, mi ha spedito questa cartolina dalle Maldive – c’erano poche parole – poverina, non sa nulla, meno male che ora ha una sua vita Julia: Resta qui stasera, anzi, resta fino a domani, fa****o la mamma e il pretore Padre: Julia, non dovresti usare codesti termini in casa con un bambino.. però stavolta te lo concedo.. senti, visto che siamo soli, tu e Lena avete approfondito la conoscenza poi? Julia: Papà! Che domande fai?! Padre: Domande da padre, non voglio sapere i dettagli, solo se la vostra relazione funziona bene Julia: Sì funziona bene, c’è l’amore, ed è tutto ciò che conta Padre: Ragionevole, ma per essere sicuro dovrei chiederlo anche a Lena Julia: No! Padre: Era un’ipotesi.. ti aiuto a preparare la cena? Julia: Magari, che suggerisci? Padre: Una pizza, così sarà contento Vilen Julia: Andiamo Due ore di pasticci in cucina e Lena e il bimbo videro portare in tavola, dai due completamente infarinati, la cena; ossia delle pizze deformi ma ben lavorate. Più tardi, sistemato il ‘quasi suocero’ nella stanza degli ospiti, Lena rimboccò le coperte al figlio, nella cameretta all’ultimo piano e gli lesse tre pagine de ‘La collina dei conigli’, più o meno quanto bastava per farlo addormentare. Lena aveva un’inclinazione profonda verso l’arte antica, infatti quella era stata la sua scelta di arredamento per gran parte della casa, soprattutto la camera da letto che condivideva con la fidanzata. Quando entrò la vide che sedeva sul letto, sotto le coperte, indossando solo della biancheria che intanto sfogliava le pagine della sua agenda… Lena: Troppi impegni? – disse cominciando a cambiarsi Julia: No, tutto il contrario, sarà perché ho appena cominciato Lena: Il lavoro arriverà presto vedrai, sei un tipo svelto e diretto, se ne accorgeranno anche i tuoi clienti Julia: Grazie.. così mi fai arrossire Lena: Per una volta facciamo cambio Julia: No no, mi fai arrossire se non ti metti subito qualcosa addosso Lena si guardò e vide che non aveva quasi niente a coprirla, anche stavolta le guance si infiammarono all’istante. Si nascose sotto le lenzuola. Julia: Siamo troppo timide.. – posò l’agenda sul comodino e spense la lampada Lena: Che strano, a questo punto non dovrebbe più succedere, forse non abbiamo ancora avuto abbastanza contatti Julia: Proviamo, vieni più vicino – la rossa le infilò un braccio sotto il collo e posò la testa sulla sua spalla - ..notte amore Tre minuti dopo Lena: Tuo padre è a dieci metri da qui, pensi ci sentirebbe? Julia: Non penso, casomai glielo chiedi domani mentre andate in ufficio…
FINE
(Completata il 2/11/2004)
Un
ringraziamento a:
Amusis,
Cris,
Giulia,
Maty,
Thomas e tutti
gli altri visitatori *Grazie *
"Gravity
Of Love" - Enigma
"O Fortuna velut Luna" [O Fortune like the Moon] Turn around and smell what you don't see Close your eyes .. it is so clear Here's the mirror, behind there is a screen On both ways you can get in Don't think twice before you listen to your heart Follow the trace for a new start What you need and everything you'll feel Is just a question of the deal In the eye of storm you'll see a lonely dove The experience of survival is the key To the gravity of love "O Fortuna velut Luna" [O Fortune like the Moon] ---Whispers--- [Woman : The path of excess leads to The tower of Wisdom] [Man : The path of excess leads to The tower of Wisdom] ---------------- Try to think about it ... That's the chance to live your life and discover What it is, what's the gravity of love "O Fortuna velut Luna" [O Fortune like the Moon] Look around just people, can you hear their voice Find the one who'll guide you to the limits of your choice But if you're in the eye of storm Just think of the lonely dove The experience of survival is the key To the gravity of love. "O Fortuna velut Luna" [O Fortune like the Moon] *Italiano* "O Fortuna velut Luna" [O Fortuna, come la Luna] Girati e senti l'odore di quello che non vedi Chiudi gli occhi ... é così chiaro Qui c'é lo specchio, dietro c'é uno schermo Puoi entrare in entrambe le direzioni Non pensare due volte prima di ascoltare il cuore Segui le tracce per un nuovo inizio Quello di cui hai bisogno e ogni cosa sentirai È solo una domanda del patto Nell'occhio del ciclone vedrai una colomba solitaria L'esperienza é la chiave della sopravvivenza Della gravità dell'amore "O Fortuna velut Luna" [O Fortuna, come la Luna] ---Sussurri--- Donna: Il sentiero dell'eccesso conduce alla torre della saggezza Uomo: Il sentiero dell'eccesso conduce alla torre della saggezza -------------- Prova a pensarci... Questa é la chance di vivere la tua vita e scoprire Che cos'é, cos'è la gravità dell'amore "O Fortuna velut Luna" [O Fortuna, come la Luna] Guarda intorno le persone, puoi sentire le loro voci Trova l'unica che ti guiderà ai limiti della tua scelta Ma se sei nell'occhio del ciclone Pensa solo alla colomba solitaria L'esperienza é la chiave della sopravvivenza Della gravità dell'amore "O Fortuna velut Luna" [O Fortuna, come la Luna] |