Crashed
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Genere: Fantasy/Romanzo/Action
Categoria: Non classificata

Valutazione: Sconsigliata ai minori di 15 anni per argomenti e varie ragioni.
Restrizioni: I personaggi di Lena e Julia appartengono a Lena Katina e Julia Volkova.

***Capitolo 1***

Esisteva nel tempo e nello spazio, un mondo dove l’arrivo di una tempesta di corpi celesti aveva mutato condizioni atmosferiche e abitudini degli esseri viventi che lo popolavano. Mentre la maggioranza degli esseri umani viveva nel terrore che ciò potesse replicarsi c
era un’altra parte di questi che continuava a combattere solo per distruggere quello che ne rimaneva.

***

Un violento scrosciare d’acqua e folgori batteva la radura. Si poteva udire uno scuretto di una finestra sbattere contro la facciata di legno che dava forma ad un lato di una casa. Picchiava sempre più forte, fino a che si spezzò l’uncino che lo bloccava e lo scuretto volò via spinto dalle raffiche di vento. Un
ombra comparve all’interno della casa, in seguito, un fulmine illuminò la sagoma accanto alla lastra della finestra da dove si era appena staccato un componente. Una figura femminile posò una mano sul vetro e scrutò il cielo in agitazione sopra di lei. Gli occhi smeraldo restavano saldi ad ogni burrascosa ventata che faceva oscillare le pareti di quella piccola abitazione, ad ogni goccia di pioggia che colpiva violentemente la lastra da cui guardava. 

La luce di un lume sopraggiunse alle spalle di colei che sembrava rapita dall’accanimento di un tempo che non aveva mai visto negli anni passati. Sembrava che il cielo si stesse disintegrando in frammenti che precipitavano impetuosi sulla terra. Un uomo con dei ricci capelli neri le porse una fiaccola che reggeva in mano e delineò un segnale con il capo, “Noi siamo quelli fortunati”, disse lei, coprendosi i capelli rossastri con il cappuccio della veste scura che l’avvolgeva. Afferrò la fiaccola e scosse leggermente la spalla dell’uomo, “Come è cominciato finirà, non temere”. L’uomo chinò il capo e si allontanò zoppicando prima di mostrare la lacrima che gli solcava una guancia, “Sia come tu dici”.

C’era un gruppo di individui prossimi all’uscita della casa che attendevano il loro capo, colei dalla veste nera; un’altra manciata era fuori sotto la pioggia, reggevano le briglie di una decina di cavalli. “Signora”, chiamò l’uomo di prima. Lei si voltò verso di lui sorridendo in modo rassicurante. “Se ti capitasse di incontrarli, di vederli.. io sarei felice anche solo di sapere che stanno bene”, continuò lui mantenendo gli occhi ad una misera altezza. Lei inchinò la testa, poi uscì all’esterno, il vento spense la fiamma della fiaccola in un solo soffio. La Signora mormorò qualcosa gettando via l
’arnese divenuto inutile, ma questo non le impedì di raggiungere uno dei cavalli e montarlo, indicando agli altri di fare lo stesso con un distinto cenno della testa.

***

Una costruzione in pietra situata su di un’altura

La tempesta infuriava anche là, la luce non si vedeva, malgrado tutto era appena mattina. Una brace enorme nel bel mezzo di un salone dava colore alle mura e quel calore necessario per non sentire troppo freddo. Non c’era nulla che bruciava all’interno, il carbone restava acceso perennemente allo stesso livello e si alimentava di vita propria. Nel salone, spoglio di altri ornamenti oltre che un tavolo e tre sedie in pietra, c’era qualcuno che girava in lungo e in largo. A prima vista, un ragazzo dai capelli neri corti e disordinati, dagli occhi azzurri appannati dall’aggressività di un viso che altrimenti poteva sembrare puro e cortese. Indossava una maglia priva di maniche, un paio di pantaloni lunghi fino a terra e nient’altro. Possedeva delle braccia molto robuste che al momento adoperava per strappare e spezzare dei ramoscelli di una pianta rampicante che entrava dalla cavità, simile ad una finestra, di una delle pareti di pietra.

“Smettila!”, urlò una voce sconvolta, “Non ti permetterò di distruggere più nulla! Tu ed io siamo già abbastanza!”. Quando si avvicinò all’enorme calderone, unica fonte da cui si percepiva ospitalità nell’immenso salone accerchiato da acredine, si compose il profilo di una giovane fanciulla, in tutto somigliante all’altro ragazzo, anche negli abiti, l’unica differenza erano dei capelli bianchi ondulati raccolti in una coda ed un volto che esprimeva solo profonda tristezza e indignazione. L’altro non si voltò neppure verso di lei, continuò quello che stava facendo.

“Non toccare più quella pianta!”, la ragazza corse a piedi nudi verso di lui e lo colpì con un pugno in pieno volto. Il ragazzo non subì danni seri, il colpo lo fece retrocedere dalla pianta e gli incise un sopracciglio. “Non devi metterti in mezzo sorellina..”, pronunciò prima di ricambiarle lo stesso gesto imprimendoci il doppio della potenza. Lei si schiantò a terra ad un metro dal calderone. Dal naso le cominciò a colare una riga di sangue rosso. Lui le arrivò vicino a brevi passi fino a sovrastarla, infilò un mano nella brace e tirò fuori pezzi di carbone ardente che fumavano tra le dita della sua mano. “Guarda..”, avvicinò il carbone agli occhi della sorella che riflettevano quei bagliori accecanti, “..nulla può farmi nulla, io non proverò mai più niente”. Tirò il carbone nella brace, “Anche tu potresti riuscirci, volendo, peccato che sei così debole.. qua dentro”, si toccò il cuore e sorrise malignamente.

La ragazza si rimise in piedi rapidamente, poi si sfregò il sangue dal naso che gocciolava sui suoi piedi, “Tu non sei così forte come pensi, la vera forza non proviene dalla materia degli elementi-
, un altro pugno la rispedì con la faccia a terra. “Non ripetere le sciocchezze che diceva nostro padre o ti proverò fino a che punto posso essere forte”, dopo aver parlato a quel modo uscì dalla sala, immediatamente il calderone soffocò ogni traccia di fiamma viva.

La ragazza restò stesa sul pavimento, le lacrime si mischiarono al sangue sul viso. “Padre..”, sussurrò gemendo. Passò la mano sulla pietra gelida che componeva il pavimento, toccò un pezzetto di carbone che era caduto dal pugno del fratello, all’istante il frammento si illuminò di una luce candida e prese a cristallizzarsi come una stalattite, lei lo gettò subito lontano.

***

Nella radura, nel mezzo della tormenta

“Signora? Dove ci stiamo recando esattamente?”, chiese uno degli uomini dal volto nascosto in una tela che gli avvolgeva il viso. La pioggia picchiava velocemente e insistentemente su tutti loro, i cavalli manifestavano irrequietezza e disorientamento. Avanzavano in fila per tre, la Signora avanti agli altri, “Cercheremo di trovare quegli esseri prima che vengano uccisi o uccidano. Innanzitutto dobbiamo trovare la persona di cui ci ha parlato Antip, è nel villaggio a ovest, oltre questa distesa”, disse lei senza mutare compostezza. “Scusa Signora, ma noi..”, si girò alle spalle per cercare incoraggiamento negli occhi dei compagni, e lo ottenne, “..ecco, noi ti abbiamo sempre seguito ovunque ma questa volta non sappiamo cosa sta succedendo, vorremmo delle precisazioni.. ecco”, il tipo si ritirò di un pochino dal fianco di lei, come se avesse timore di una rappresaglia. “Xel, stai calmo”, si voltò, “State tutti calmi, non vi sto conducendo all’inferno, fidatevi di me, intesi?”, chiarì lei. “Ma chi sono queste due entità che cerchiamo??”, domandò un altro.

Signora: Ailuj e Julia, e credetemi, me ne hanno dette tante da pensare che siano dotati di uno spirito molto potente.

Xel rabbrividì: Chi sono, in realtà..?

La Signora iniziò un racconto, “..diciannove anni fa, una giovane donna molto bella si unì in matrimonio con un giovane altrettanto piacente e cortese. Erano davvero felici, vivevano nella loro bella casetta coltivando e sopravvivendo dei frutti della piccola terra che possedevano. Un giorno non troppo lontano dal matrimonio la donna rimase incinta. Naturalmente il suo compagno ne fu subito felicissimo. Quando si recarono da un’indovina, apprezzata per la sua chiaroveggenza, per conoscere qualcosa in più sullo stato della donna, ella le predisse che sarebbero stati due gemelli, perfettamente sani..”, si interruppe quando il suo cavallo si impennò davanti una fenditura del terreno causata da una folgore qualche istante prima, “Troviamoci un riparo, non possiamo continuare”

Il riparo non si riuscì a trovare se non tra delle vecchie rovine di quello che una volta era stato un tempio o forse qualche sorta di luogo di culto. Per grazia divina reggeva ancora una copertura sotto la quale proteggersi dalla pioggia che non accennava a diminuire. “Che cielo fosco.. è così da giorni”, sussurrò una dei compagni che accompagnava la Signora.

Xel: Allora? – strizzò il suo mantello accanto un piccolo fuoco che era riuscito ad appiccare – che è successo alla coppia di sposini?

Gli altri si erano disseminati lì attorno, lei sedeva su di un tronco reciso, la sua veste nera piegata ad asciugare insieme alle altre, era rimasta solo una tunica bianca a coprirla. Riprese a parlare, “La prossima nascita dei due gemelli scatenò la rabbia, l’invidia e la rivalsa di un’anima smarrita che, per qualche motivo, odiava i due sposi. Vennero maledetti da un malvagio. Non lo so chi fosse, non mi hanno detto altro. La povera giovane non partorì due bimbi come tutti, ma due creature diverse.. e morì lo stesso giorno.”

Xel: Ha partorito due mostri che l’hanno uccisa?

Signora: No, i due bambini erano di fattezze umane, ma erano profondamente diversi in tutto il resto. E fu proprio questo fatto a maledirli per sempre. Era come se dovessero vivere in un mondo a parte, il padre non riusciva a comprenderli davvero, loro non riuscivano a comunicare con lui quello che sentivano dentro e crescendo la cosa peggiorò di molto. Quando compirono otto anni, arrivò un incaricato e li strappò al padre con la forza, quasi uccidendolo.

“Ma cosa c’entriamo noi con questa storia, tu ci avevi detto che c’era un villaggio da proteggere, da dove saltano fuori i due gemelli??!!”, esclamò un altro.

Signora: Infatti è vero, il villaggio dell’alchimista che stiamo cercando è assediato da saccheggiatori della peggior lega.

Xel: Chi ti ha raccontato tutto questo?
Signora: Il padre dei gemelli, Antip
Xel: Lo zoppo da cui ci siamo riuniti??
Signora: Proprio lui. E adesso – si alzò in piedi – se non vi dispiace cerco di riposare un po’ – perciò si distese vicino al fuoco e chiuse gli occhi. Alcune frasi di una conversazione le riaffiorarono nella mente…

Antip: Loro sono innocenti, non hanno colpa di quello che sta accadendo.. ma la gente qui.. la pensa diversamente, è stato quell’individuo diabolico a causare la pioggia di stelle infuocate, non i miei bambini! Tu mi credi vero??

Signora: Io non posso giudicare quello che non conosco.
Antip: Ma tu mi credi, vero???
Signora: ..penso tu sia sincero

Antip: Grazie - zoppicando si sedette su una seggiola di legno – non riesco più a vivere senza sapere se stanno bene.. chi li guida, se sono felici.. ho sentito parlare molto bene dei mercenari della Signora, ti pagherò con tutto quello che ho, ma ti prego, io devo sapere

Signora: Non mi dovete pagare niente, il mio gruppo è già stato ingaggiato per cercare i tuoi figli.. per ucciderli – l’uomo la fisso con gli occhi sbarrati – aspetta, loro mi hanno detto che sono esseri malvagi, ma se è come tu hai raccontato, e io ti credo, non toglierò la vita a nessun innocente

Antip si sollevò dalle sedia e posò una mano sulla spalla di lei: Ho fiducia in te, l’incaricato che li ha portati via è un’alchimista che vive nella città Della Valle ad ovest, dove finisce la radura; io non sono mai riuscito a parlargli, e adesso la cittadina è assediata dai briganti, ma forse tu ce la puoi fare…

***

Costruzione in pietra, tardo pomeriggio

Un uomo, in un lungo mantello che lo copriva fino al capo, salì i gradini che cominciavano all’ingresso della costruzione e terminavano alla cima di questa. L’uomo si fermò a metà strada entrando in una stanza buia. “Julia”, chiamò lievemente. “Sono qui”, rispose una voce roca dal pianto delle ore antecedenti. “Perché la tua camera è così buia?”, disse lui avvicinandosi al letto dov’era la ragazza. “Preferisco così”, rispose lei.

Uomo: Vorrei parlare un po’ con te – si sedette sul letto – è da tanto che voglio chiederti una cosa, non capisco come mai non vai più d’accordo con tuo fratello, come da bambini

Julia: Lui non è più mio fratello, è cambiato per colpa tua – si girò verso di lui fissandolo con occhi arrossati - io non diventerò come lui, a costo di scomparire da questa terra!

Uomo: E’ triste sentirti dire queste cose, molto triste. Vi ho sempre trattato alla pari, come miei figli

Julia: Tu non sei nostro padre, non ti perdonerò mai di averci separato.. non ti perdonerò mai per aver trasformato Ailuj in un essere insensibile! – saltò giù dal letto e corse via.

Uomo: Chissà perché con lei non ha funzionato.. humm…

La ragazza dai capelli color neve scese i gradini a quattro per volta e giunse di fronte la grande sala. C’era il fratello che si allenava con una spada di luce, il calderone sprizzava scintille come prima, sembrava essere influenzato dai movimenti del ragazzo. “Addio fratello”, disse lei facendosi sentire nonostante i suoni metallici che risuonavano nella sala.

Ailuj smaterializzò la lama dalle sue mani e si concentrò sulla sorella. “Che vuoi dire?”
“Vado via”, rispose lei.

Ailuj: Sai che non puoi farlo, ti ucciderebbero lo stesso giorno – sghignazzò

Julia: Beh.. vedremo, prima avevo un motivo per rimanere, ora non c’è più.. tu non tornerai più quello di una volta. Adesso ho una ragione per partire, voglio ritornare da nostro padre.. addio – parlò un’ultima volta poi riprese a scendere le scale piangendo ma senza voltarsi.

Ailuj: Lui non ti lascerà scappare! – gridò con rabbia.

Uomo: No, lascia che vada. Io non la fermerò. Si accorgerà da sola che non può vivere come una fra tanti, e ritornerà da noi – circondò il ragazzo con un braccio e sorrise.

Julia uscì dalla costruzione per la prima volta dopo anni che aveva vissuto rinchiusa là dentro a chiedersi qual era la sua ragione di vita. Là non aveva trovato nessuna risposta. “I miei capelli..”, pensò, “..danno troppo nell’occhio”. Cominciò a camminare lungo il sentiero che la allontanava dall’altura. Man mano che procedeva i capelli divenivano da bianco a biondo, da biondo a bronzeo, da bronzeo a castano, da castano ad amaranto, da amaranto a nero, e qui cessarono la trasformazione. La ragazza osservò il colore di un ciuffetto sulla fronte e sorrise.

***

Notte, tra le vecchie rovine

“Io sono l’ultima che si è unita alla comitiva e ora che ci penso non so quasi nulla di questa Signora, mi raccontate qualcosa di lei compari?”, disse la donna del gruppo di mercenari mentre si raccoglieva vicino a Xel per sentire meno freddo.

“Sì, dai Xel racconta, tu sei quello che la conosce meglio”, disse un altro.

Xel rivolse lo sguardo sulla figura addormentata della Signora, i suoi capelli vicino al fuoco emettevano sempre un riflesso incantevole, sin da bambina. “Io e lei eravamo compagni di giochi”, sorrise, “Io sono sempre stato più forte di lei quando ci allenavamo nel corpo a corpo, e come ci restava male..”, sorrise, “..ma nel tiro con l’arco e con le armi di precisione non c’era nessuno che poteva superarla, è così che mi ha fregato il ruolo di capo”. Esplose in un risata contenuta per non svegliarla.

“Perchè la chiamano Signora?”, disse sempre la donna, “Per me non è neppure cresciuta abbastanza per quel titolo”

Xel: Voleva un nome diverso per formare una piccola squadra. Lei mi disse che in un mondo come il nostro non si poteva mai stare al sicuro, così lottando per mestiere non avremmo mai smesso di stare allerta, almeno per noi stessi.. dopo che i suoi genitori morirono durante il saccheggio da parte di alcuni individui abietti, che non risparmiarono nessun anima che incontrarono in tutto il villaggio.. era diventato anche un modo per sfogare la sua collera, perché lei era stata una dei pochi che si era salvata, e non poteva sopportarlo

“Ma perché Signora e non qualcos’altro?”, domandò l’altro

Xel: Non ne ho idea, non me l’ha mai detto e io non l’ho mai chiesto. Il punto non è il nome, ma lo scopo che c’è dietro. Un gruppo di mercenari che ricavano appena un mucchietto di monete per tirare avanti non è quello che ci eravamo prefissi di raggiungere, noi volevamo fare qualcosa per non sottostare a nessuno, perché dovete sapere che Lena ed io stavamo per essere comprati come schiavi-

Signora: Non pensi di aver detto già abbastanza? – Xel spostò di colpo la testa verso una roccia, era diventato rosso, molto probabilmente lei aveva ascoltato quasi tutte le sue parole, era arrivata vicino a lui e lo fissava dall’alto in basso, lei in piedi lui seduto.

Xel: Dannazione, mi hai fatto salire il sangue alla testa! Devi sempre apparire all’improvviso?!

Signora: Si vede dalla tua faccia.. non ricordo di averti dato il permesso di raccontare della mia vita..

Donna: Scusa capo, abbiamo chiesto noi di parlarci di te, lui non c’entra – la signora si voltò e tornò al suo giaciglio in silenzio. “Accidenti e te Xel, hai la lingua più lunga di un camaleonte..”, bisbigliò coricandosi.

Xel: Fiuuuu.. credevo facesse peggio – mormorò.

***

Sempre notte, al termine di una stradina nel querceto spuntarono i bagliori di una cittadina

Julia non aveva mai camminato così tanto in tutta la sua vita, la stanchezza non la preoccupava, la sensazione di libertà che sentiva la ripagava di tutto quanto. Tutti quegli anni sprecati tra quelle mura senza un vero motivo, con la convinzione delle parole di quell’uomo, il quale ripeteva a lei e Ailuj che al di fuori di quella protezione di pietra li avrebbero uccisi perché non li avrebbero mai compresi. “Voi avete due braccia, due gambe e due occhi come me, come tutti gli altri, dov’è tutta questa diversità? Io non la vedo”, le disse una volta il papà per tranquillizzarla da piccola, la ragazza sospirò. Chissà suo padre dov’era in quel momento e che stava facendo.

Appena superato il confine della cittadina, iniziò a cercare negli occhi delle altre persone il più piccolo segnale di pericolo, di offesa. Camminando notò che davanti una bottega stava accadendo qualcosa, si avvicinò dietro la piccola folla che si era creata per vedere. C’era un tipo che con un frustino lanciava sferzate ad un povero girovago, vestito di stracci, inginocchiato a terra, che si copriva il volto con le mani, “Basta! Basta! Noo! Basta..!”, gridava, “Ti insegnerò io a non rubare lurido cane bastardo!”, urlava invece il padrone della bottega dibattendo il frustino.

Il povero girovago aveva tutta una spalla lacerata dalle sferzate, la schiena macchiata di sangue, ma questo non tratteneva l’altro nel continuare. La ragazza che osservava la scena in disparte richiamò involontariamente una fredda luce bianca su entrambe le mani, scappò via prima di agire d’istinto, in difesa della povera vittima.

Quando si fu allontanata abbastanza, si voltò e vide che un paio di braccia compassionevoli aiutavano il pover’uomo a camminare via dalla bottega. Ritirò la luce dalle sue mani fino a farla scomparire, sperava che nessuno oltre a lei se ne fosse accorto. Doveva stare più attenta. Chissà se esisteva un angolo per lei dove poteva riposare finché non fosse di nuovo giorno. Era ancora a piedi nudi e stavano cominciando a farle male su quel terriccio ricoperto di sassi.

Passò vicino a un carro senza cavalli, che forse stavano ristorandosi in qualche stalla, “Beati loro, almeno hanno un posto dove stare”, pensò lei. Una voce sottile giunse dall’interno del carro, “Vuoi passare la notte con me?”

Julia si fermò e guardò in direzione della voce, in quel carro c’erano circa una decina di giovani donne. La voce che le aveva parlato apparteneva ad una fanciulla castana poco più giovane di lei. La ragazza bruna sollevò un sopracciglio, “Come?”

Ragazza: Vuoi dormire con me stanotte?
Julia si avvicinò: Come hai detto?
Ragazza: Sei sorda per caso?
Julia: No, ma come fai a sapere che sto cercando un posto per dormire?

Ragazza: Forse perché non ti ho mai vista prima, ma rispondi alla domanda, ti supplico dì di sì..
Julia: Se insisti, grazie.. non sapevo proprio dove andare

La ragazza castana saltò giù dal carro e afferrò la mano della bruna. “Seguimi allora!”

“Dove stai andando Bree!!! Torna subito dentro o ci saranno problemi!!”, urlò una seconda voce dal carro

Bree continuò ad avanzare stringendo la mano dell’altra ragazza, “Se mi cercano digli che sono già occupata stanotte!!”

Julia si fermò improvvisamente, “Ehi senti, non ti mettere nei pasticci per me, posso trovare un’altra sistemazione”

Bree: Nei pasticci?? – scosse la testa – Se non vengo con te dovrò andare con qualche vecchio bavoso che mi tratterà come una pezzuola usata, tu sembri diversa da quelli che vivono qui, sembri gentile, che è una cosa rara da queste parti

Julia allargò gli occhi, poi chiese, “Perché dovresti andare con chi non vuoi, non capisco”
Bree: Per vivere, sono povera, ho solo me e me.. e preferisco venire a letto con te, piuttosto che con chiunque altro qui intorno
Julia: Io non.. – quando capì il senso del discorso arrossì - ma, ma io pensavo.. – non sapeva che dire - ..io non ho niente – rivoltò le tasche cercando di dissuaderla
Bree: Non importa, sei più carina quando arrossisci, andiamo, che hai da perdere..? - sorrise

Così la portò in una specie di rifugio. Era una tranquilla capanna su un albero. “Io vivo qui, quando non lavoro”, disse la più giovane, “Tu sei la prima persona che ci porto.. ma come mai vai in giro così?”, indicò i piedi scalzi della bruna.

Julia: Dove stavo io non mi servivano calzature, ma credo che adesso dovrò abituarmici – scrollò le spalle. Bree iniziò a spogliarsi davanti a lei, senza la minima vergogna, al contrario Julia si faceva sempre più indietro.

Bree: Hai paura? – disse sorridendo dolcemente
Julia (di nuovo rossa): Penso che non dovremmo – Bree si avvicinò a lei e le posò una mano gentile sulla guancia, “È la tua prima volta? O avresti preferito essere con qualcun altro? Forse sei promessa..”, disse la castana indietreggiando.
Julia: No, cioè non posso, t-tu sei tanto carina, ma sento che è sbagliato

Bree: Sta tranquilla, lascia fare a me – disse sottovoce prima di riavvicinarsi e posarle un leggero bacio sulle labbra.
Lentamente fece in modo che si avvicinassero al letto fino a sedersi e sdraiarsi. Terminò di togliersi le vesti, poi si sistemò sopra la bruna che non poteva arrossire più di quello che era diventata. “A-a-aspetta! Perché lo stai facendo? I-io non posso pagarti”, balbettò Julia cercando di spostarsi da lì sotto.

Bree le sussurrò in un orecchio, “Per la prima volta sento che potrebbe essere come avrei voluto che fosse, non importa se non puoi pagare”, raccolse il viso della bruna tra le mani e sorrise guardandola negli occhioni azzurri spaventati, “Non aver paura”.

Poco dopo l’alba del giorno seguente

Nella capanna sull’albero si udì il cinguettio di qualche uccelletto che aveva il nido là intorno, si poteva dire un vicino di casa. C’era una coperta di lana grezza sul letto che ricopriva le due ragazze abbracciate. Una di loro era sveglia da un po’, Julia si reggeva su un gomito e di tanto in tanto osservava l’altra dormire. Non le era mai successo di addormentarsi e risvegliarsi con qualcuno accanto, adesso che l’aveva sperimentato sapeva che d’ora in avanti ne avrebbe sentito la mancanza. La piccola ragazzina castana si stringeva a lei come una bambina, anche se durante la notte aveva dimostrato di essere tutt’altro che innocente. Julia sorrise ripensandoci un secondo, poi lentamente tirò via un braccio dalla vita dell’altra e scese dal letto in silenzio. Raccolse i suoi abiti e si vestì in fretta. Ritornò accanto alla figura addormentata e le lasciò un bacio sulla guancia. Bree si svegliò da lì a poco.

Julia le sorrise appena aprì gli occhi.
Bree (sorridente): Ciao – si strofinò gli occhi – ma è presto.. che ci fai già vestita..? – brontolò

Julia: Devo andare, sono in ritardo di undici anni
Bree: Hum!?!
Julia: Pensavo se.. ti piacerebbe venire con me?

Bree la guardò seriamente, lasciò cadere la coperta che reggeva e l’abbracciò: Sei sicura?
Julia: Sicura

Bree: Non immagini nemmeno quanto sia felice che me l’hai chiesto, stavo morendo di paura quando hai detto che dovevi andare..
Julia: E perché?

Bree: Perché forse non l’hai ancora capito, ma tu mi piaci molto

***

La Signora e il suo gruppo erano già a cavallo lungo la distesa verdeggiante ancora prima che il sole irradiasse quel lato della terra. Il tempo era decisamente migliorato. Xel scelse di tenere la bocca chiusa per il resto del viaggio, salvo qualche eccezionale emergenza, tipo quella che stava per succedere, “Capo, un cinghiale ci sta caricando!”, disse Xel frettolosamente. Un esemplare di taglia forte si stava dirigendo alla massima velocità contro di loro. In pochi istanti, la Signora sciolse arco e frecce da dietro le sue spalle, sotto la veste nera, puntò una freccia all’animale e scoccò. Nel girò di tre secondi, il cinghiale arrestò la sua corsa e stramazzò a terra.

“Un bel pranzo in vista”, disse uno dei compari.

Xel e l'altra donna cavalcarono fino alla bestia stesa a terra, aveva una freccia conficcata nella testa, “Un centro perfetto, come al solito”, bisbigliò Xel, poi sfoderò una lama e dissezionò alcune parti dell’animale.

“Woaw.. che colpo da maestra!”, esclamò la donna.

Signora: Voi due! Sbrigatevi con le provviste, dobbiamo arrivare entro oggi! – urlò da lontano.

I due caricarono il necessario sui cavalli e ritornarono in formazione. Lena riusciva a scorgere la fine della radura in una vallata. Non mancava molto. 


“Come quando vi guardate allo specchio: il riflesso siete voi, ma voi non siete il riflesso”
- Hokyo Zanmai, Gemme di saggezza Zen -

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