***Capitolo 2***

Nella piccola capanna sull’albero non c’era mai stata tutta quella confusione come quella mattina, Bree stava rivoltando ogni angolo per cercare qualcosa che aveva messo da parte molto tempo prima. “Ma dove li avrò messi..?”, si chiedeva mentre sollevava tutto quello che le capitava fra le mani.

Julia la guardava seduta sul letto a gambe incrociate: Che cerchi?
Bree: Un paio di stivali.. eccoli! – erano finiti sotto un mucchio di stoffe alla rinfusa – sai qual è il vantaggio di vivere in un posto piccolo come questo?
Julia: No
Bree: Che alla fine si trova sempre tutto. Tieni, provali, dovrebbero andarti bene

Julia: Sei sicura? Posso rimediare anche così per ora
Bree: Assolutamente no, non vorrai ferirti camminando?? Mi domando come hai fatto fino ad oggi.. – la ragazzina castana afferrò una gamba della bruna e le infilò uno stivale – perfetto! Ti stanno
Julia: Va bene, faccio da me non ti preoccupare, ehm.. grazie

Julia si sistemò entrambi gli stivali di cuoio e provò qualche passo per impratichirsi, “Hum.. camminavo meglio prima, ma se è per non essere diversi”, sospirò

Bree: Diversi? Che intendi?

Julia: No nulla.. sei pronta ad andare? Sei davvero convinta di voler venire con me?

Bree guardò da ogni parte nella piccola capanna e poi disse, “Sono convintissima, anche se mi mancherà un pochino questo posto. Sono stata fortunata a trovare una capanna abbandonata su un albero”. Detto così poteva sembrare che le dispiacesse, Julia si imbronciò leggermente, ma l’altra ragazza le sorrise un attimo dopo e corse ad abbracciarla.

***

Della Valle, ovest – giorno

La Signora e i suoi si avvicinarono prudentemente all
’entrata del villaggio. Quella piccola cittadina non aveva alcuna protezione, né barricate né fortificazioni; tutto il contrario di quello che si aspettava. “Troppo tardi.. avranno messo la città a ferro e fuoco”, bisbigliò Xel al capo che al momento era troppo distratta da altri pensieri…

*Flashback*

Un commissionario bussò alla porta della camera di una modesta locanda. Lena spense la candela sul tavolo e si accostò alla porta, da uno spiraglio vide la figura sospetta di quello che appariva essere un monaco. Aprì lentamente.

Commissionario: La Signora?
Lena: Sono io, perché mi avete fatto venire fino a qui?
Commissionario (entrando): Perché ho un lavoro per voi. È un compito difficile, ma se riuscirete, non dovrete più preoccuparvi per tutta la vita.

Lena: Ma non mi dite – pronunciò sarcasticamente - di che si tratta?
Commissionario: Siate seria, perché quello che sto per dirvi lo è fin troppo – Lena sbuffò - ..esistono due creature dall’aspetto umano venute al mondo sotto la maledizione di un malvagio. Dopo la loro nascita è accaduto il sortilegio che tutti conosciamo, quell’infernale pioggia di stelle sulla terra

Lena: Non ho per niente voglia di sentirne parlare – intimò
Commissionario: Non sono qui per perdermi in chiacchiere, ci hanno informati che colui che ha generato le due creature vive intorno questa zona, ecco perché vi ho chiesto di incontrarci qui, andate da lui e fategli sputare dov’è andato l’incaricato che ha nascosto quei due piccoli fenomeni abnormi, trovateli e uccideteli!

Lena: Perché mi dovrei fidare di quello che dite?
Commissionario: Pensiamo che voi e i vostri possiate avere successo ora che finalmente sappiamo dove si nasconde il loro padre.. qui c’è un anticipo – consegnò una sacca di monete d’oro nelle mani della ragazza - non ve ne pentirete

Lena: Staremo a vedere – lasciò cadere la sacca sul tavolo, era abbastanza pesante

Commissionario: Fate il vostro lavoro e ce ne saranno altre dieci per voi e i vostri uomini

Poco dopo, seguendo le istruzioni di colui che sembrava un monaco, Lena arrivò davanti ad una graziosa casetta di legno. I suoi compari l’avrebbero raggiunta presto. Nell’attesa cercò di accorciare i tempi. Tirò fuori la spada e bussò alla porta con qualche colpo d’elsa. Dopo un minuto, aprì un uomo dai capelli ricci e gli occhi tristi e vuoti. La ragazza abbassò la spada. “Antip?”, e lui annuì. Il cielo si stava oscurando di nubi grigiastre, stava arrivando un temporale.

*Fine flashback*

“Ormai non ci possiamo fare più niente, non sento nessun suono, sembra una città morta”, disse la donna. “Speriamo che questo alchimista sia ancora vivo”, aggiunse Xel. La signora scese da cavallo e affidò le briglie al suo vecchio compare, “Aspettate qui e fate attenzione”.

Xel: Perché? Tu dove credi di andare da sola?
Lena: So badare a me da parecchi anni.. stai in guardia, mi raccomando – tirò fuori la spada e si intrufolò nel villaggio senza permettergli di ribattere.

Superò diverse case bruciate dalle fiamme; alcune ancora emettevano fumo. Non c’era nessuno in vita, solo dei cadaveri in pessime condizioni. “Che bastardi”, mormorò lei continuando ad avanzare. Cominciò a correre per non avere davanti agli occhi troppo a lungo quelle visioni orride.

“Aiuto..!”, gemette all’improvviso una voce affaticata.

Lena seguì il richiamo di quella voce e arrivò accanto ai rottami di una casa. Guardando con attenzione vide le gambe di un uomo che strusciavano sul terreno. “Aiuto..”, mormorò la voce sempre più fievole. “Dimmi come posso aiutarti”, enunciò lei.

“Ehi!!! Ti prego non scappare! Sono incastrato qui sotto, non riesco a muovere un braccio! Mi fa un male bestia!”, esclamò la voce.

Lena: Sta calmo, adesso ti tiro fuori – si spostò in cerchio intorno a lui per cercare l’angolo migliore dove far leva, sollevo la prima asse di legno e vide che un’altra, tre volte più grande e spessa, schiacciava metà busto e tutta la spalla destra di un uomo sui quarant’anni. “Ho bisogno di aiuto, torno subito, promesso”, affermò la ragazza.

Uomo: NO! Ti scongiuro non andartene!
Lena: Tornerò, fidati – ripercorse in fretta tutta la strada fino al confine della città. Quando Xel e gli altri la videro pensarono subito a qualcosa di ostile.

Xel: Che è successo?! – avvicinò le briglie del cavallo a Lena, nel caso ci fosse la necessità fuggire alla svelta
Lena: Scendi Xel, ho bisogno della tua forza, c’è un unico superstite ma è rimasto intrappolato

Così, arrivati sul posto, Xel iniziò a tastare l’effettiva robustezza di quella enorme tavola. “Sei tornata davvero.. grazie”, disse l’uomo a terra. “Io mantengo le promesse”, replicò Lena e sorrise.

Xel: Aiutami, forse ho trovato un buon punto – la ragazza lo raggiunse, spostandosi alle spalle del superstite, vicino al compare, afferrò un vertice dell’asse rettangolare - al mio due solleviamo insieme, ci sei?

Lena: Ci sono

Xel: Fai forza sulle gambe, non sulla schiena, cerca di accovacciarti un pochino
Lena: Va bene, allora comincia
Xel: Uno.. e due! – sollevarono l’asse di mezzo metro – veloce Lena! Non ce la faccio a tenerla a lungo, tiralo via da sotto, veloce!

La ragazza lasciò la presa e afferrò l’uomo a terra trascinandolo da sotto la tavola, mentre questo gridava dal dolore.

Alcuni minuti dopo, mentre che Xel era andato in cerca dell
’occorrente per una medicazione, la Signora iniziò a formulare una serie di domande al tipo che si stava riprendendo; benché avesse un braccio e una spalla dislocata, ma a rimettere questa apposto se ne era occupato Xel in persona, con un tocco molto poco gentile che però aveva funzionato.

Lena: Chi è stato a distruggere tutto?
Uomo: Non lo so, sono arrivati e hanno incendiato tutto e ucciso tutti.. è stato terribile
Lena: Come erano vestiti? Hai notato qualche segno particolare, che lingua parlavano?
Uomo: Hai ragione, non parlavano la nostra lingua e portavano un elmo con una punta tagliente sulla fronte

La ragazza si alzò da terra: So di chi parli, solo loro potevano compiere un’azione così bassa, solo quei dannati bastardi.. conoscevi un alchimista che viveva qui?

Uomo: Sì, tutti lo conoscevano, quando riuscì a tramutare una spada in oro puro divenne molto famoso, però io non mi sarei affidato a lui per nessun motivo, era una persona bieca e solitaria
 
Lena: Perché dici era?
 
Uomo: Suppongo sia morto quando hanno distrutto il suo laboratorio.. è successo qualcosa là dentro

Lena: Dannazione...

*** 

Julia e Bree camminavano lontano dalla piccola capanna. “Dammi retta se ti dico che non c’è nulla di buono in questo posto”, disse la più giovane girandosi un attimo per guardare alle sue spalle, “Tu dove sei diretta esattamente?”

Julia: Da mio padre, è passato un sacco di tempo dall’ultima volta che l’ho visto
Bree: Io i miei non li vedo da quando sono stata rapita.. – la bruna si fermò
Julia: Come rapita? Chi ti ha rapito??
Bree: È successo quattro anni fa, assaltarono la nostra casa e portarono via me e tutto quello che gli poteva servire e poi l'hanno bruciata. Non so neppure se li hanno lasciati in vita.. – afferrò il braccio dell’altra ragazza e iniziò a piangere - ..poi, lo stesso giorno, mi vendettero ad una carovana che trasportava schiavi, e così sono arrivata da queste parti, un posto da dove quelli non hanno più deciso di spostarsi

Julia abbracciò la piccola ragazzina che piangeva silenziosamente, “Non piangere Bree, ti assicuro che se sono ancora in vita li rivedrai presto, li cercheremo”, ed era come un giuramento, pensò ad un modo per cambiare rapidamente argomento, “Vuoi vedere una cosa?”, domandò sollevando il mento della ragazza, e questa annuì asciugandosi gli occhi, “Però prometti di non spaventarti”

Bree: Che cos’è? – mugugnò singhiozzando
Julia: Guarda.. – si sciolse i capelli, dopo un secondo sfumarono da nero a grigiastro e poi a bianco. Bree li fissava con gli occhi spalancati.

Bree: Come hai fatto..?
Julia: Questo è il vero colore dei miei capelli – affermò con un tono preoccupato, forse doveva aspettarsi una di quelle reazioni tremende che aveva tanto sentito minacciare dall’uomo che aveva cresciuto lei e suo fratello.

Bree: Sono molto belli – era rimasta stregata dalla luminosità degli occhi azzurri della compagna in contrasto con quella chioma bianca mossa come da leggere onde d’acqua.

Julia: A-adesso v-vuoi lo stesso venire a-ancora con me? – sussurrò balbettando

Bree: Certamente – sorrise e prese il viso della ragazza e avvicinò le labbra alle sue per un bacio - ..certo che voglio ancora venire con te, sei la persona più bella e gentile che mi sia capitata di incontrare negli ultimi tempi, e questi - toccò i capelli di Julia - non fanno che aumentare il tuo fascino - sorrise

Julia strinse le braccia intorno alla vita dell’altra: Oh Bree, tu sei una piccola eccezione, tanti altri mi avrebbero allontanata
Bree: Tanti altri che non meritano considerazione, è risaputo che gli uomini tendono a temere quello che non comprendono, ma quelli che non si sforzano neppure di farlo .. non vanno calcolati per niente

Julia: Sono felice di averti incontrata - sospirò
Bree: Non sai quanto lo sia io – le strinse una mano – andiamo, abbiamo tanta strada da percorrere, però forse è meglio che fai tornare i capelli come li avevi prima, per sicurezza.

***

Lena corse dov’erano i resti del laboratorio, non trovò niente all’infuori di boccette frantumate e rottami vari. Alcune ampolle si erano mantenute integre, tre per essere precisi. La ragazza le raccolse e le portò fuori con sé. A quel punto le ricerche si erano interrotte, senza l’alchimista non aveva idea di come raggiungere le due entità che stava cercando.

Xel aveva sistemato l’unico sopravvissuto sul suo cavallo, dietro di sé, dopo avergli fasciato il braccio fratturato con una stecca. La Signora ripose le ampolle nella borsa legata alla sua sella: “Per adesso ci conviene trovare un rifugio dove lasciare il nostro amico”, disse rivolgendosi a tutti gli altri.

Uomo: Grazie infinite, senza di voi sarei morto – strinse molto forte le braccia intorno alla vita di Xel, un modo come un altro per dimostrare la sua gratitudine

Xel: Mi stai facendo male!
Uomo: Scusa, comunque il mio nome è Gleb
Xel: Tanto piacere Gleb, ritieniti fortunato di aver incontrato i mercenari della Signora – e Gleb rimase scioccato da una simile rivelazione, dei mercenari... Chissà se gli era andata poi tanto bene come credeva un secondo prima.

***

Tramonto, in riva ad un fiume

Era un fiume molto ampio, non se ne vedeva la fine da qualunque dei due lati si guardasse. “Non c’è niente di meglio per rilassarsi”, mormorò Julia all’altra ragazza. “Da piccola mi stendevo spesso sull’erba per non pensare a niente, per me è come una sensazione particolare che libera da tutti i pensieri, anche se per poco”, continuò chiudendo gli occhi. Dopo aver infilato qualche ramoscello su una piccola fiamma che stava crescendo, anche Bree si sdraiò sull’erba. Il cielo era di un rosa sbiadito, ma presto scomparve ogni traccia di colore quando le nuvole cominciarono ad addensarsi sempre di più. “Mi abbracci per favore?”, bisbigliò la ragazzina castana avvicinandosi alla bruna. Senza indugio, questa la accostò al suo fianco sigillandole la schiena con le braccia.

Julia: Credo che ricomincerà a piovere molto presto – il vento era divenuto irregolare e soffiava più velocemente
Bree: Dove possiamo andare? – disse nascondendo la testa tra il collo e la spalla dell’altra

La ragazza bruna si alzò insieme alla compagna. Dove si trovavano in quel momento non erano affatto al sicuro, afferrò la mano di Bree e suggerì, “Dobbiamo tornare indietro, possiamo fermarci nel paesino che abbiamo superato poco fa, prima di arrivare al fiume”.

Bree: D’accordo, ma facciamo in fretta – così le prese la mano e corse lungo la stessa strada che le aveva condotte laggiù – forse se ci sbrighiamo riusciamo anche a trovare una stanza libera..!

Quando arrivarono la pioggia cadeva giù a goccioloni. Entrarono
all’interno di una taverna senza smettere di correre. Non appena furono oltre la soglia, il cadavere di un uomo piombò tra le braccia della bruna. Lei lo lasciò scivolare a terra mentre la compagna si coprì il volto con le mani, cercando di non gridare dal terrore.

Julia osservò il foro sulla testa dell’uomo a terra, dopodichè notò che c’era un altro individuo armato di un pugnale dentato, con un elmo dalla strana punta sporgente. Una punta macchiata di sangue, probabilmente del tipo che le era crollato addosso.

In fondo alla taverna una decina di persone, un paio di donne e alcuni contadini, restavano in silenzio mentre lo sconosciuto rinfoderava il suo pugnale pronunciando parole in una lingua mai sentita prima.

“Andiamo via ti prego..”, mormorò Bree con urgenza all’orecchio della compagna. Dopo pochi metri dalla taverna, le due ragazze avvistarono una mezza dozzina di uomini
con gli stessi elmi micidiali che avanzavano verso di loro. Intanto la pioggia continuava a battere da ogni parte.

Julia trascinò Bree per mano, sempre di corsa, tagliando sul lato sinistro della strada. Dovevano aver attirato la loro attenzione, perché sembrava proprio che le stessero inseguendo. La bruna lasciò la mano dell’altra, si abbassò e la posò sul terreno bagnato, e in quel momento, la mano emise una luce bianca formando una spessa lastra di ghiaccio che ricoprì gran parte della strada. “Andiamo!”, riafferrò al mano della castana, che la fissava completamente sbalordita, e si allontanò con lei fino a che non vide più nessuno alle loro spalle.

Si ritrovarono dall’altro lato del paesino. Bagnate dalla testa ai piedi. “Chissà chi erano”, disse Julia, “Dei dannanti briganti”, affermò la più giovane con una voce tremolante. Julia si arrampicò in cima ad un albero, “Scendi è pericoloso con questa pioggia!”, strillò Bree. “Un momento, voglio solo vedere se ci stanno ancora venendo dietro”, rispose l’altra. E li vide che avevano aggirato la strada congelata, ma che le seguivano ugualmente. In un certo senso non le dispiaceva che quelli avessero scelto di venire dietro a loro anziché distruggere il paese.

Julia saltò giù dall’albero: Dobbiamo andarcene Bree o ci raggiungeranno - Bree la fissò strofinandosi le braccia per infondersi un po’ di calore, “Ho paura Julia


La ragazza bruna si avvicinò a lei, l’abbracciò e congiunse le labbra alle sue. “Non ci prenderanno, perché io so nascondermi molto bene”, confermò poi, cercando di sorridere.

***

“È proprio un tempo da cani!”, enfatizzò Xel osservando il cielo dalla bocca di una grotta. “Proprio così”, replicò Gleb che non si separava da lui un attimo. Gli altri mercenari si erano seduti là dentro ad attendere la notte, e soprattutto che il tempo mutasse di nuovo.

Lena: C’è un paesino qua vicino vero Gleb? Mi sembra di scorgere delle luci laggiù – indicò col dito una zona sotto di loro
Gleb: Sì, ci abitano circa venti famiglie, lo conosco bene, è tutta gente onesta
Lena: Quindi, ti troveresti bene con loro?
Gleb: Sì.. penso di sì

“Signora! Ci sono due persone che si stanno avvicinando, non riesco ancora a distinguerle”, disse un compagno, Lena sollevò il cappuccio della sua veste nera ed impugnò la spada. “Vado a controllare, voi state pronti ad intervenire”.

Xel:
È insopportabile quando dice così

La ragazza scese silenziosamente lungo un pendio e si fermò giusto alle spalle delle due figure. “Fermi!”, strillò. Sotto ai grossi rami di un albero secolare, dove la pioggia giungeva soltanto a piccole gocce, c’era la giovane bruna che scattò in piedi davanti alla rossa con sguardo minaccioso, mentre tentava di nascondere dietro di lei la presenza della piccola ragazza dalle ciocche castane che colavano acqua insieme ai loro abiti.

Julia: Chi sei?! Non ti avvicinare!

Lena abbassò la spada, in fondo aveva trovato solo due ragazzine spaventate: Non temete, non voglio avvicinarmi più di così

Bree: Perché sei armata? – la ragazzina domandò tutta tremolante
Lena: Per sicurezza, visto che girano molti brutti ceffi qui intorno
Julia: Ma adesso non c’è nessuna minaccia, puoi anche andartene
Lena: Ehhhhh, come siamo nervosi.. se venite con me, qua sopra c’è una grotta dove potete proteggervi dalla pioggia, ci sono già dei miei amici

Julia: Niente da fare – si accostò un pochino alla rossa – possiamo cavarcela anche da sole

Lena la guardò attentamente, c’era qualcosa negli occhi della brunetta che poteva ghiacciarle il sangue nelle vene con un solo sguardo, ma ritentò di nuovo, “Tua sorella sta tremando, sei sicura che non volete venire con me?”

Julia abbracciò la compagna, non poteva negare che aveva bisogno di un posto asciutto immediatamente o rischiava di ammalarsi. “Va bene.. veniamo”

Lena: Seguitemi

Risalirono il pendio, Bree quasi non si reggeva in piedi, si affidò completamente all’altra ragazza che l’aiutò a camminare sostenendola con un braccio. “Resisti, ci siamo quasi”, la incoraggiava la bruna ad ogni passo.

Là c’era troppa gente, Julia sapeva che la sua presenza poteva diventare molto pericolosa, allo stesso tempo si sentiva colpevole per aver trascinato la piccola Bree con sé. “Ci sono dei vestiti asciutti per voi”, Xel passò degli abiti nelle mani della bruna. Questa condusse Bree in disparte dagli altri e sostituì la veste bagnata della ragazzina con una asciutta, di seguito l’accompagnò vicino al fuoco; un piccolo falò attizzato dai mercenari poco prima.

Gleb (sorridendo): Allora ragazze, quali sono i vostri nomi? – le due nuove arrivate restarono in silenzio, Bree si stava assopendo tra le braccia dell’amica e la bruna li guardava uno per uno con diffidenza.

Lena: Lasciale in pace, devono essere stanche, c’è tutto il tempo per parlare, ma non adesso
Xel: Già, tanto per ora viene giù che è una bellezza – ironizzò gettando un’occhiata alle nuvole grigio scuro
Gleb: Non volevo essere scortese.. – camminò di nuovo vicino a Xel - è proprio una pioggia infernale, il raccolto subirà dei danni...

Cinque ore dopo, la grotta era ancora illuminata dal tepore di una fiamma accesa, c’era qualcuno che si adoperava affinché non si spegnesse. Julia riposava come poteva, seduta con le spalle sulla pietra che componeva la grotta e stringendo sempre la sua piccola amica non più infreddolita ma serenamente addormentata. Tuttavia lei non riusciva a tenere gli occhi chiusi per troppo tempo, al contrario di tutti gli altri che, chi in un modo chi in un altro, potevano dormire; all'infuori della rossa, che si occupava del fuoco e nel contempo teneva sott’occhio la situazione.

Lena sedeva nei pressi del fuoco e guardava verso di loro occasionalmente. “Grazie per averci condotte qui”, disse la bruna spezzando il monotono ticchettio della pioggia, “Prego”, replicò l’altra sorridendo ma continuando a fissare le fiamme. E dopo quelle parole, tornò il solito frastuono del temporale fino che non ci fu solo silenzio e la tenue luce dei raggi solari.

“Mi sento le ossa fracide con tutta quest
’acqua! Potrebbe addirittura spegnere il fuoco dell’inferno!”, la prima frase che pronunciò Xel appena sveglio. Alcuni minuti dopo, anche il resto del gruppo era in piedi. “Xel, devi accompagnare Gleb al villaggio, là sarà al sicuro”, disse Lena senza perdere tempo.

Gleb: Non vi preoccupate Signora, non c’è fretta
Lena: Preferisco che andiate ora Gleb. Xel, Tanya e Riff ti accompagneranno e sarai al sicuro – i tre ubbidirono subito; lei si voltò verso le due ragazzine che se ne restavano da parte, sempre abbracciate – voi due, dove andate di preciso?

Bree si schiarì la voce e disse, “Stiamo tornando a casa”.

Lena: È molto lontano da qui? Perché c’è una schiera di saccheggiatori in zona, per voi due sole.. beh.. avete capito insomma, è imprudente

Julia: Faremo attenzione – prese Bree per mano e si diresse verso la sommità del pendio, dove sboccava la grotta – ..grazie per il soccorso
Lena: Vi spiace se facciamo un po’ di strada assieme? Giusto per farci compagnia a vicenda

Bree guardò la bruna, non ricevette nessun segnale, allora decise per entrambe, “Se facciamo la stessa strada..”
Julia: Noi andiamo a nord

Lena si sedette a terra: Anche noi, allora aspettiamo che tornino i miei amici e poi si parte - Per lei una direzione valeva l
’altra. Tanto per ora non sapeva dove proseguire le ricerche.

***

Attraversando la strada allagata dall’ultimo acquazzone

Gleb era un po’ giù di morale, dopotutto si stava affezionando, però l’idea di sapersi lontano da pericoli lo rinfrancava in maggior misura. “Ci siamo ragazzi, ringraziate ancora la Signora da parte mia”, annunciò appena vide le porte del paesino. Xel stava per dire qualcosa quando dalla cittadina uscì un contadino armato di forcone che camminava verso di loro urlando,”Via! VIA!”

Riff, un mercenario poco più che ventenne, sorrise e alzò le braccia davanti al contadino, “Noi siamo venuti in pace”.

Contadino: Allora tornatevene da dove siete venuti! – puntò il forcone verso di lui
Riff: Ohhuww! - dovette retrocedere
Gleb: Che ne è stato della vostra insigne ospitalità?
Contadino: L’ospitalità non ce la possiamo più permettere in un mondo di m***a come questo! E adesso via! Andatevene! – con una mano richiamò altri venti uomini armati di archi e spade, puntati contro di loro.

Tanya: Cosa vi è successo? Che cosa vi ha fatto cambiare idea?
Xel: Lascia perdere Tanya, guardalo in faccia, è accecato dall’ira, non c’è verso di comunicare, torniamo indietro

Gleb: Io non riesco a comprendere, voi eravate sempre così generosi con tutti – uno degli uomini armati lanciò ai suoi piedi un elmo con un aculeo sulla fronte e disse, “Prova a pensarci”.

Contadino: D’ora in avanti ogni straniero non sarà più il benvenuto, le nostre porte saranno chiuse! – si voltò e fece ritorno con gli altri dentro la cittadina, sprangando le porte dall’interno.

Xel: Sono arrivati anche qui
Riff: A quanto pare

Tanya: Torniamo, pare che dovrai restare ancora insieme a noi Gleb

***

Nel frattempo, alla grotta, le due nuove arrivate gironzolavano lì intorno, il resto del gruppo si era sparpagliato nel raggio di una decina di metri e Lena teneva d’occhio la castana e la bruna a distanza. Quando udì per caso alcune parole di uno strano discorso, fingendo di occuparsi dei cavalli si spostò sempre più nelle vicinanze di Bree e Julia che passeggiavano appena fuori la grotta.

Bree: Come hai fatto a formare quella lastra di ghiaccio? Perché continui ad evitare l’argomento!
Julia: Shhh! Non strillare, è difficile da capire, è una cosa di cui sono capace sin da bambina
Bree: Quanto volevi aspettare prima di dirmelo..?
Julia: Non sapevo come dirtelo
Bree: Così me l’hai fatto vedere.. sono contenta che hai scelto il momento giusto - sorrise
Julia: Che rimanga tra noi due Bree, nessuno dovrà saperlo oltre a te.. - le prese la mano -  ti senti davvero pronta a camminare? Ieri mi hai spaventata

La ragazzina castana si sporse in avanti e baciò la compagna, poi le parlò ad un centimetro dalle labbra, “Sì, me la sento, se ci sei tu con me”.

“Così la ragazzina con la coda sa dar vita al ghiaccio.. e di sicuro non sono sorelle”, pensò la rossa osservandole di nascosto. Xel arrivò alle spalle della rossa, lei sobbalzò e si girò verso di lui, “Che c’è!!?”, disse irritata. “Niente, volevo solo avvisarti che Gleb rimane con noi per ora, perché.. ma quelle due ragazzine che stanno facendo così appiccicate? ..ohhh.. una cosa del genere non l’ho mai vista prima”, dichiarò lui lasciando in secondo piano quello che doveva dirle.

Lena: Che cosa non hai mai visto, eh!? Due persone che si baciano, o due ragazze che si baciano!? Che ti è preso?? Non immaginavo fossi diventato così-

Xel afferrò le spalle della rossa e ruotò la ragazza verso la coppia davanti a loro. Tra i rami degli alberi, da dove lei stessa prima stava spiando, vide lentamente i capelli della bruna scolorire in un bianco candido. “Julia…”, sussurrò lei quasi senza fiato.

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