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***Capitolo
3***
Bree stringeva le braccia intorno alla compagna come se ne valesse della sua vita, non si stava accorgendo di nulla e nemmeno l’altra, troppo persa in quel momento. Un istante dopo si sentì qualcuno chiamare il nome di Julia. Lena uscì fuori dal nascondiglio e si portò più avanti, verso di loro. Al suono del suo nome Julia si separò dalla piccola ragazzina e fissò la rossa come un’eventuale prossima avversaria, “Allontanati Bree”. La ragazza castana arretrò di qualche passo. Lena: Niente paura, voglio solo farti qualche domanda Julia: Come conosci il mio nome? Lena: Conosco tuo padre, Antip.. e poi i tuoi veri capelli sono famigerati Julia: Uhg!! – solo allora vide il colore delle sue ciocche, capì che si stava indebolendo, non poteva più mantenere un colore artificiale – mio padre non manderebbe mai dei mercenari a cercarmi! Lena: Invece è stato proprio lui a dirmi di cercarti. Ha espresso il desiderio di vedere te e tuo fratello, Ailuj dov’è? Julia: Lui non c’è e non tornerà mai a casa, quel maledetto di Sidan gli ha cambiato la mente! L’ho perso per sempre.. – contenne le lacrime come meglio era capace – ..tu cosa vuoi veramente da noi?! Avevo già intenzione di tornare da mio padre, rimanetene fuori tu e i tuoi compagni.. vieni Bree, andiamocene, la Signora ci ha prese in giro sin dal primo istante – fissò Lena un attimo – non è così? C’è una taglia sulla mia testa, lo so benissimo! E se vuoi attaccarmi fallo ora! Bree: Non dire scemenze Julia! – agguantò la mano della ragazza dai capelli nivei e supplicò a Lena con le lacrime agli occhi – ti prego, lasciaci andare, lei è molto importante per me, non farle del male Lena: Io non voglio fare niente a nessuno! – rispose seccamente – Per favore, voglio solo rispettare il patto con tuo padre, che posso fare per guadagnare la tua fiducia? Julia rimase in silenzio prima di pronunciare, “Il vero nome di mia madre, non lo conosce quasi nessuno, e se mio padre ti ha raccontato davvero di noi, dimmi qual è.” Lena: Camryn – sorrise – o almeno così si pronuncia, Antip mi ha confidato che non si sarebbero potuti sposare se lei non lo avesse cambiato, i genitori di lui non avrebbero mai approvato. Doveva cambiare identità per via del disonore che accompagnava la stirpe di assassini di cui era figlia, ma tua madre era molto diversa, era una giovane dall’animo puro.. ecco perché lo teneva nascosto, questo mi ha raccontato. Julia rilassò i muscoli del viso ed eliminò ogni traccia di contestazione verso il capo dei mercenari.
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Quando arrivò il momento di dare delle spiegazioni anche al resto della comitiva, la Signora narrò i fatti per quelli che erano, senza cambiare nulla. Tanto Xel aveva assistito all’intera scena, sebbene restando da parte, e poteva darle una mano a chiarire la faccenda con tutti gli altri. Avevano trovato una delle due entità e non era affatto malvagia. Chissà se questo era un bene o un male. Quel monaco le aveva parlato chiaramente e non sembrava privilegiare le seconde opzioni, ora doveva cercare una maniera per rifiutare il lavoro senza provocare uno scontro. Una specie di presentimento le aveva suggerito di non adoperare nemmeno una moneta dell’anticipo consegnatole, pertanto la cosa ritornava a suo favore. Lena: Si ritorna al punto di partenza! Dobbiamo andarcene subito, sellate i cavalli! – con due calci disperse le tracce del falò appena spento. Montò sul suo cavallo e chiamò,”Tanya! Monta dietro di me e lascia il tuo cavallo alle due ragazze”. Tanya non fece commenti. “Stavolta cambiamo strada”, disse la Signora, si voltò verso le due nuove compagne che si erano sistemate sul cavallo senza dire una parola, “Julia, vieni avanti con noi, non restate indietro” Quando si avvicinarono Lena consegnò un mantello alla ragazza dai capelli chiari, “Copriti con questo, nascondi i tuoi capelli”, e l’altra si mimetizzò molto bene. Xel: Da che parte? Lena: Per le montagne, senza attraversare la radura facciamo prima, arriveremo dall’alto – Xel annuì, tirò le briglie e si piazzò al lato destro della signora, mentre al sinistro c’erano le ultime due arrivate.
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In un altro posto –
calare del sole
In una taverna c’erano tre persone che discutevano sedute ad un tavolo. Una di queste ordinò da bere. L’oste servì del vino e restò temporaneamente ad attendere altre richieste, subito venne scacciato bruscamente con una frase scortese, “Vattene! Sono cose private!”, l’oste non se lo fece ripetere. Uomo1: Pensate che l’abbiano trovati? Sono passati dei giorni.. Uomo2: La nostra spia si farà sentire presto se ci sono nuove notizie. La commissione vuole il mondo libero da quei due demoni e ci riuscirà a qualsiasi costo Uomo3: La Signora mi è sembrata molto sospettosa quando le ho esposto i fatti, chissà se ci si può fidare di lei e dei suoi tirapiedi Uomo2: Aspetteremo, per ora. L’importante è non perdere le loro tracce – detto questo, sollevò una piccola gabbietta con un piccione viaggiatore. Scrisse un messaggio e lo allegò alla zampetta del volatile, infine lo lanciò da una finestrella della taverna.
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Il gruppo di mercenari più le due ragazze salì molto in alto, da dov’erano potevano ammirare l’intera vallata. Sembrava perfino che potessero sfiorare il primo strato di nuvole grigiastre che stava ricoprendo il cielo ancora una volta. Comunque d’ora in poi c’era solo discesa, con un po’ di fortuna sarebbero arrivati prima del temporale. Bree si decise ad aprire bocca, mormorò all’orecchio della compagna davanti a lei, “Julia, io non mi fido di queste persone, potrebbero essere chiunque per quanto ne sappiamo, anche dei malviventi” Julia: Voglio fidarmi di loro Bree, devo fidarmi di loro – una goccia di pioggia le cadde sulla mano che impugnava le redini – una possibilità la meritano tutti Bree: Spero che non dovremmo pentircene - strinse le braccia intorno all’altra ragazza Ogni tanto Lena rivolgeva lo sguardo in direzione delle due, con la coda dell’occhio. Non poteva fare a meno di chiedersi perché correvano voci maldicenti sul conto dei due gemelli. Lei non ne vedeva traccia alcuna, almeno nella sorella. “E poi chi ama davvero non può assolutamente essere malvagio”, pensava. Le due giovani vicino a lei davano l’impressione di provare un sentimento profondo verso l’un l’altra. Tanya: Il tempo non reggerà capo, siamo sulla cima di un monte.. questo non aiuta affatto Lena: Io dico che prima che si scateni il pandemonio saremo giù dall’altra parte Xel: Mi fa piacere sentire che sei sempre così ottimista, ma quanto vuoi scommettere che non ce la facciamo ad arrivare neppure a metà della discesa? Lena: 100 monete d’oro – nemmeno un secondo dopo, lanciò il cavallo lungo il pendio, era un destriero addestrato da lei in persona, conosceva tutto di lui, anche con quale zampa partiva al galoppo Xel: Ehi! Io non ce l’ho 100 monete! – urlò dietro di lei, cercando di superarla Lena: Non importa! Tanto le detraggo dalla tua parte la prossima volta che ci pagano! Tanya: Signora.. non è che potresti rimandare la scommessa ad un altro giorno, magari quando io non sono dietro di te?! Lena: Calma, so quello che faccio Tanya: Dicono tutti così! – si aggrappò con forza la vita della signora e nascose la testa dietro la sua schiena Il resto dei mercenari non poté fare altro che seguirli, ma di certo più ad agio. Sapevano che la Signora era molto saggia malgrado l’età, e sapevano che discendere un monte quando piove corrisponde ad un rischio molto elevato. Soprattutto se si tratta di un monte frastagliato d’argini. Il cavallo della Signora rallentò verso la fine del pendio, cominciò a piovere. Sì voltò indietro e vide che il suo gruppo era a pochi passi da lei. Le due ragazze in disparte. “Ho perso”, le disse Xel scrollando la testa, “Non ci poso credere, la tua solita fortuna” Lena: Se preferisci chiamarla così.. ci siamo tutti? Xel: Sì, Gleb è rimasto un po’ indietro all’inizio, però adesso lo vedo che sta scendendo con tutti gli altri; deve essere dura per lui.. troveremo un villaggio che lo accoglierà, un posto dove quei maledetti criminali non si sono fatti vivi per distruggere Lena: Hai ragione.. ancora non si fidano di noi – disse guardando verso le due giovani mentre Julia si toglieva il mantello per coprire le spalle della sua piccola compagna dai capelli castani. Xel: Già, ma quando arriveremo sarà tutto diverso, potrà rendersi conto da sola della veridicità delle tue parole. Adesso, per prima cosa, dobbiamo trovare un riparo, ormai è buio e poi piove Tanya: Sai che novità - ironizzò
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Stavolta non aveva trovato un riparo migliore di un bosco, laddove la pioggia cadeva con meno impetuosità poiché la fitta vegetazione tratteneva il grosso dell’acqua che veniva giù. Niente fuoco per riscaldarsi, c’erano solo frasche marce là attorno. “Sempre peggio”, mormorò Xel sedendosi accanto ad un tronco mezzo bagnato, “..al diavolo..”, chiuse gli occhi per cercare di riposare. Anche gli altri si erano arrangiati come potevano. Julia: Senti freddo? Bree: No sto bene, grazie – sorrise mentre l’altra le avvolgeva il mantello più stretto Quando Bree si addormentò Julia le diede un bacio sulla fronte e si alzò. Decise di far due passi nel bosco, non troppo lontano dalla compagna. Pensava a suo fratello, pensava a suo padre e a quanto sarebbero stati felici tutti e tre, se ne avessero avuto la possibilità. Lena: Come và? – l’altra non rispose ma si fermò davanti a lei Julia: Mi seguivi? Lena: No, chi te lo fa credere? Quando capirai che non sono tua nemica.. Julia: Non sei neppure mia amica Lena: Vorrei, se tu me lo permettessi – fece qualche passo in avanti verso di lei – lo so che sei spaventata, ma ti giuro che io non sono contro di te.. è vero, mi hanno ingaggiata per ucciderti ma- Julia rimase impassibile: Lo sapevo.. Lena: Ma non lo farò, tuo padre è una brava persona, e anche tu, non sei malvagia come mi hanno raccontato, per favore.. – le tese una mano Trascorse qualche istante poi la giovane dai capelli nivei la prese fra la sua. Una tiepida luce celeste avvolse entrambe le loro mani, la stessa luce che appariva quando richiamava la sua energia ma differente allo stesso tempo. Lena: Woh! Cos’è?! – non sapeva se tirare via la mano o restare immobile per timore di successive reazioni Julia (sorridendo): Un test, diciamo che l’hai superato Lena: Che tipo di test?? – ritirò la mano e la osservò per qualche secondo Julia: Io posso leggere nella tua mente – Lena divenne pallida – nel senso che la mia energia è capace di riconoscere chi dice il falso, è solo una piccola percezione, ma basta e avanza Lena: Perché non l’hai fatto subito? – disse accarezzandosi la mano involontariamente Julia: Perché non ne avevo le forze, ora – i capelli mutarono seguendo la consueta sequenza fino a nero – ho di nuovo la mia energia ad un buon livello. Notte Lena. La ragazza ritornata bruna riprese a camminare, la rossa la fissò allontanarsi tra gli alberi. C’era qualcosa che le suscitava un profondo interesse verso quella ragazza. Julia rifece il giro che l’aveva distanziata dalla sua compagna e la ritrovò esattamente come l’aveva lasciata, “Ti voglio bene Bree”, mormorò accarezzandole la fronte e adagiandosi accanto a lei per abbracciarla. La notte trascorse lentamente. Da lontano la Signora rivolgeva saltuariamente gli occhi su di loro giacché non poteva dormire anche se poggiava la schiena sulla sella del suo cavallo, posizione che in altre circostanze non le avrebbe impedito di riposare. Il viaggio si stava concludendo.
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Nel bosco –
mattina
Impiegarono solo qualche minuto per raccogliere ciò che avevano, prima di rimontare a cavallo e riprendere la strada. Lena tirò fuori due mele dalla sua sacca e le lanciò alla bruna, “Non avete toccato niente da ieri”, disse ammiccando un occhio. Julia le sorrise e consegnò una mela alla sua compagna e l’altra la tenne per sé, salì a cavallo e aiutò la castana dietro di lei. Xel: A me niente? – ridacchiò Lena: Non dirmi che hai già fatto sparire tutto il resto del cinghiale? Xel: Guarda che siamo in parecchi – brontolò – ..ma dov’è Gleb? Lena si guardò intorno e lo vide che correva verso di loro, con un piccione tra le mani. “L’ho trovato in una pozzanghera, sembra ferito”, disse lui. Tanya: Con il tempo di ieri notte è probabile Xel: E allora? Dobbiamo portarcelo appresso? Gleb: Se non vi dispiace Lena: Ma sì, tanto un piccione in più non fa differenza Gleb: Credo sia un piccione addestrato, non ha avuto paura di me quando mi sono avvicinato.. sembra proprio che abbia una zampetta rotta.. Alcuni minuti a cavallo erano tutto quello che li separava dalla casa di Antip. La ragazza bruna era sempre più agitata man mano che si avvicinavano, chissà come avrebbe reagito suo padre quando sarebbe arrivata. Forse il tempo non l’aveva cambiato; se aveva chiesto aiuto a dei mercenari doveva essere proprio disperato dal desiderio di rivedere lei e suo fratello. Ma Ailuj non aveva fatto altro che disprezzarlo negli ultimi anni, lo aveva messo da parte così facilmente, tutto il contrario di lei. Mentre pensava a questo, notò da lontano uno strato di fumo che saliva verso il cielo. “Scendi Bree!”, strillò. Bree: Come?! Perché!? Julia: Scendi e resta qui, laggiù sta succedendo qualcosa di pericoloso! – fece scendere la compagna e lanciò il cavallo al galoppo senza avvertire gli altri. Lena: Ehi! Aspetta! – cominciò ad inseguirla – Xel resta qui con gli altri! – ordinò ai compagni Un centinaio di metri più in là c’erano un gruppo di quei saccheggiatori dall’elmo acuminato che avevano appena dato fuoco alla capanna di legno di Antip. Julia: PADRE! L’uomo era a terra con una ferita sulla spalla che sanguinava abbondantemente. La ragazza spinse più velocemente il cavallo e puntò una mano circondata da un’aura bianca verso gli aggressori, lanciò attraverso le dita cinque cristalli di ghiaccio dalla punta tagliente, ognuno grande quanto un pugnale, che andarono a colpire i punti vitali di cinque assalitori. Questi crollarono a terra istantaneamente. Altri due riuscirono a scappare. Antip: Julia.. – mormorò senza forze, poi svenne. La figlia saltò giù dall’animale e corse da lui, cercò di tamponare la ferita con la mano, congelò il sangue che vi usciva. Lena arrivò pochi istanti dopo, scese da cavallo e strappò la sacca dalla sella. “Julia!”, rovesciò il contenuto della bisaccia vicino al padre della ragazza, “Ho delle bende”, disse. Ma la bruna era più interessata alle tre ampolle che aveva già visto altrove. Julia: Da dove vengono queste? – le osservò tutte e tre attentamente Lena: Erano nella bottega dell’alchimista Julia era in lacrime: Con questa potrà guarire molto più velocemente – stappò una delle tre boccette, scongelò la ferita dell’uomo e versò parte del contenuto sulla ferita. Lena vide il taglio cicatrizzarsi sotto i suoi occhi. “Accidenti.. ”, sussurrò. La ferita si chiuse del tutto, Julia poggiò delicatamente la testa del padre sull’erba e riprese fiato. “Durante quei pochi giorni che siamo stati con lui io ho studiato il suo lavoro. Sono felice che le hai portate con te”, disse la bruna abbracciandola. Lena: Oh.. figurati, io non sapevo neppure cosa fossero.. però, forte il giochino con i cristalli – cambiò discorso, dato che si stava sentendo in imbarazzo e non poteva lasciarsi soggiogare emotivamente per un abbraccio. Julia la lasciò e sorrise: Non è un gioco Lena: Già, lo immaginavo – sospirò guardando la capanna in fiamme – ..riusciresti a bloccare le fiamme? Julia: Posso rivestire di ghiaccio tutta la casa.. – si alzò in piedi – ..il fuoco si estinguerà Dicendo così formò una sorta di calotta intorno alla casetta. Le fiamme non sopravvissero a lungo. Tutto sommato quella capanna era recuperabile. Julia cadde a terra sul sedere, “Non ho mai fatto uso di tanta energia così spesso..” Lena: Riposati cercheremo di accamparci e poi decideremo il da farsi – raccolse le tre pozioni – ..queste, forse è meglio che le tieni tu – la bruna annuì, poi si sdraiò sull’erba e chiuse gli occhi, i capelli erano tornati bianchi. La Signora restò ad ammirarla fino a che anche tutti gli altri le raggiunsero, stanchi di attendere. Bree si affrettò vicino alla sua amica e si accorse che stava dormendo, “Che le è successo?” Lena: Era un po’ stanca.. sta solo riposando non preoccuparti Xel si avvicinò al suo capo: Beh, ormai il nostro compito è concluso – la capanna emetteva ancora fumo – credo che la nostra ricompensa sarà spirituale anche stavolta. Lena: Meglio di niente Xel: Meglio di niente..
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Ripartire da zero, era quello che voleva più di ogni cosa, ricominciare da capo con i suoi figli. Antip sapeva dell’esistenza di un certo malvagio di nome Sidan, ma non immaginava lontanamente qual era il vero scopo per cui tutta la storia era cominciata. Era un mistero celato a tutti, nessuno sapeva niente davvero, le voci si trasportavano da una bocca all’altra della gente e si perdevano in un mare di inganni. “Perché Ailuj non è con te?”, chiese l’uomo appena sveglio, temendo il peggio. Si trovava sul letto nel suo vecchio alloggio scampato alle fiamme. La figlia seduta accanto a lui, che gli sorreggeva una mano. Julia: Lui.. non è riuscito a liberarsi, io sono scappata Antip: Lo andremo a salvare noi allora.. Julia: No padre, per ora non è possibile.. non so dove si trova – mentì all’uomo che piangeva e la stringeva tra le braccia, come da bambina Antip: Non sai quanto ho atteso questo giorno, il mio sogno prima di morire era rivedere voi due, salvi Julia: Ma io lo sono sempre stata.. qui dentro – si toccò il petto – perché il mio cuore è rimasto con te, non ho mai smesso di volerti bene e non accadrà mai, questa è la mia salvezza.. non perdere la mia anima La piccola Bree riposava su un giaciglio di coperte, un posticino provvisorio che si era organizzata con quello che aveva intorno. In un’altra stanza utilizzabile della capanna, Lena e Xel stavano ragionando sui commissionari. “…ora dovremo spiegare”, disse Lena, “Oppure, potremmo restituirgli l’anticipo per mezzo di qualcuno e sparire da qui per un po’”, suggerì Xel.
Fuori, nei pressi della
capanna - sul retro
Tanya: Gleb, come sta il piccione? Gleb: Starà meglio fra un po’ di giorni, sono sicuro che guarirà perfettamente – sorrise mentre sistemava il pennuto all’interno di un piccolo canestro – guardandolo bene ho trovato questo foglietto minuscolo che portava legato ad una zampetta, è scritto in codice, non ci ho capito niente Tanya: Fa vedere – prese il foglietto e lo fissò attentamente – hhm, è in codice hai ragione, però.. – tirò fuori i suoi due sai cromati e li infilzò con una velocità non comune nel collo di Gleb impedendogli di emettere un solo grido – ..qualcuno è capace di decifrarlo, qualcuno come me.. – estrasse le armi e un fiotto di sangue sprizzò dai due fori, Gleb era già morto – ..mi dispiace, non avrei voluto ma nessuno doveva sapere... Dopo aver pulito le lame, trascinò il cadavere di Gleb in un angolo nascosto dietro la capanna e l’abbandonò là.
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La Signora ordinò a Xel di riunire il gruppo e preparare i cavalli per la partenza, si rese conto che era giunta l’ora di salutare l’uomo e la ragazza. Entrò dov’erano Julia e suo padre, “Scusate, ma noi non possiamo più fermarci qui”, parlò con un velo di tristezza che trasportava la sua voce. Inizialmente Julia non disse nulla, continuò a fissare suo padre che era di nuovo assopito. Lasciò la mano dell’uomo e si alzò lentamente, senza far rumore. “Parliamo fuori”. Così uscirono entrambe. Lena: Non voglio nessun compenso, volevo solo dirti addio Julia: Perchè addio? Lena: Perché non credo ci rivedremo più, per lo meno non tanto presto – spostò gli occhi al pavimento, un attimo dopo Tanya entrò dalla porta e si avvicinò alle spalle della rossa Tanya: Allora? Che avete deciso? Niente più missione? Lena si girò: No, la missione si è conclusa qui – distinse qualcosa di diverso nello sguardo della donna Tanya: Capisco.. – con la stessa velocità di prima conficcò un saio nello stomaco della rossa – la mia missione si concluderà in questo stesso posto! – e infilzò la lama più a fondo Julia: NO! Perché l’hai fatto!!? – serrò i denti dalla rabbia, ma Tanya ignorò ogni parola e sollevò l’altra arma per infliggere un secondo colpo all’ex-capo che la fissava con un volto afflitto non solo dal dolore fisico Julia scansò Lena e portò rapidamente la mano sul volto della donna, congelandole il viso in poco più di un secondo, finché questa squassò a terra. Tirò su Lena e la sistemò accanto alla parete di legno. “Aspetta, torno subito, resisti!”, le disse mentre l’altra stava chiudendo gli occhi, la mano che usava per bloccare la ferita era ricoperta della linfa rossa che stava perdendo. La ragazza si precipitò dove teneva le tre pozioni, prese quella che le serviva e tornò in fretta da Lena. Stappò la boccetta e versò gran parte del suo contenuto sulla ferita della rossa, mentre questa perdeva sangue dalla bocca. Il resto del liquido verde voleva che lo bevesse per rimarginare il danno anche dall’interno, “Coraggio Lena, apri la bocca, devi mandarlo giù!”, ma la Signora pareva non averne le forze, provava un dolore lancinante, tutto ciò che le usciva dalle labbra erano lamenti contenuti. La ragazza da capelli nivei si riempì la bocca del liquido e lo fece penetrare tra le labbra all’altra con un bacio profondo, soffiandole la pozione fin giù nella gola. Si allontanò solo dopo essere certa che il respiro dell’altra giovane fosse ritornato nella norma. Lena: ..sono viva – Julia sorrise fiaccamente e le accarezzò i capelli, gesto che riaccese il colore sulle guance della giovane dai rossi capelli, e l’altra se ne accorse, infatti poco dopo si scansò e facendo leva sulle ginocchia si rimise in piedi. Si era creato uno strano clima intorno a loro. Qualcosa di pericoloso. A spezzare l’atmosfera arrivò di corsa una Bree molto spaventata. Bree: Cosa è successo?! Ho sentito delle grida – Tanya era a terra con la testa rivestita da un massiccio cristallo di ghiaccio Julia: Qualcuno non era quella che sembrava.. e qualcosa mi dice che ha a che fare con me la sua improvvisa trasformazione.. vuoi che la lasci così? - domandò alla Signora Lena scosse la testa debolmente, “..quanto pensi possa resistere?” Julia: Massimo entro stasera, credo.. - tirò un sospiro molto profondo - vieni con me Bree vorrei farti conoscere mio padre.. – prese per mano la castana e si allontanò insieme lei. Girò la testa all’indietro per un istante e vide che la Signora la guardava discretamente mentre cercava di riattivare il suo organismo muovendo le gambe e le braccia. Nonostante il prodigio della pozione parte della sua essenza l’aveva perduta in ogni caso. A poco a poco comparve Xel da dietro la porta di legno, di ritorno dai suoi compiti, con un semplice sguardo al volto della sua amica, che a malapena si sorreggeva sulle gambe, comprese che qualcosa di spiacevole era accaduto: Ma che ti è capitato? Sembri stravolta.. Lena: Tanya ha tentato di uccidermi Xel: Cosa?!! – e finalmente vide il corpo della donna, dal viso ghiacciato, che giaceva immobile a terra Lena: Julia mi ha salvata.. posso giurare che quella ragazza non ha nessun segno di quel male con cui la ingiuriano Xel: Che ne facciamo di lei? – colpì la donna a terra con un calcio rabbioso Lena: Aspetta! Devo parlarle, voglio sapere perché!
***
Verso il tramonto, davanti la
capanna semi-danneggiata di Antip
Tanya era legata al tronco di un albero, seduta. Con lentezza si stava riprendendo, quando riaprì gli occhi vide qualcosa che la spaventò a morte: Che mi venga un colpo.. tu dovresti essere morta! Lena era in piedi davanti a lei, Xel e Julia al suo fianco destro e sinistro, “Si direbbe di no”, affermò la Signora con disgusto, “L’unico motivo per cui respiri ancora è perché voglio conoscere il nome di chi ti ha mandato”, continuò. Riff (avvicinandosi): Signora, abbiamo trovato il cadavere di Gleb, era nascosto nel fienile sul rovescio della capanna Xel: Dannata! Sei stata tu non è vero!?! – Tanya abbassò gli occhi Lena: Rispondi! Chi ti manda! – la collera impregnava ogni parola Tanya: Non parlerò è inutile, sono addestrata a non tradire e poi non vi servirebbe saperlo, la vostra sorte è già segnata, come quella di questo mondo che cade in rovina giorno per giorno, come quella di voi demoni! – ringhiò fissando Julia, fino a che Lena la colpì con un schiaffo Lena: … Julia, per favore congelale una gamba – disse estraendo la spada La ragazza nuovamente bruna si chinò e toccò la caviglia della donna sprigionando una luce bianca e dando forma ad una superficie di ghiaccio tutto intorno alla gamba. Tanya sbiancò dall’orrore, non sentiva più l’arto sembrava non facesse più parte del suo corpo. Lena: Basterebbe un colpo molto forte per frantumarla.. oppure potrei farla a pezzi con la mia spada, cosa ne dici? Tanya: E-era il mio lavoro i-io non-n potevo rifiutare! Xel: Parla dannazione! Tanya: La commissione voleva assicurarsi che tu mantenessi i patti – sussurrò, un secondo dopo una fiamma surreale avvolse la donna riducendola in cenere sotto gli occhi degli altri. Sai: armi bianche, generalmente utilizzate in coppia ![]() |