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***Capitolo
4***
Un piccione zoppicava sul ciglio di una finestrella. Era in una stanza scura, illuminata da una semplice candela. C’era un uomo che stava leggendo le poche righe di un piccolo biglietto e un altro che gironzolava lì vicino, osservando il pennuto. Uomo: E così la Signora ha tradito la nostra fiducia.. luridi mercenari senza patria né onore! – strappò il messaggio più volte – .. ma perlomeno è riuscita a trovarne una, e ora sappiamo dove si trovano. Uomo2: Questo piccione è zoppo – si avvicinò al piccolo volatile e gli spezzò il collo con tre dita, molto facilmente – ecco fatto, ora non soffrirà più Uomo: Ma poteva ancora volare.. – l’altro scrollò le spalle con indifferenza.
***
“…da bambina le piaceva scolpire il legno, non era per niente esperta ma si divertiva come nessun altro. Allora, nelle giornate in cui qualcosa la rattristava, prendeva una tavoletta di legno, un intagliatore e se ne andava sul prato a dar forma alla sua fantasia…”, raccontò Antip a Bree nel corso di quella sera, mentre che gli altri erano ancora sotto shock per quanto stava succedendo. Bree: Mi sarebbe piaciuto conoscerla da bambina – sospirò, sognando ad occhi aperti, immaginando un loro incontro casuale, in circostanze differenti. Antip: Anche a lei e Ailuj, non avevano nessuno con cui giocare…
Poco
lontano da lì, in un’altra
stanza
Lena: Come hanno potuto! Ci hanno fatto spiare sin dal primo giorno! Xel: È tutta colpa mia.. tu non volevi farla entrare nel nostro gruppo, Tanya era una sconosciuta, io invece ho insistito.. Lena: Non prendertela, tu non c’entri. Non è colpa tua se ti eri invaghito delle sue forme o dei suoi capelli dorati – sorrise per sdrammatizzare, però stavolta Xel mantenne la sua faccia scura da colpevole. Julia: Che pensate di fare? Lena: Non lo so, di sicuro andar via.. ho paura che tu, la ragazzina e tuo padre siate in pericolo se rimanete; con tutto il rispetto per la tua energia, non voglio che vi capiti niente per qualcosa di cui io sono la causa Julia: Sei sicura di essere tu la causa..? .. Non preoccuparti per noi, cercheremo un luogo più tranquillo, e poi ho promesso a Bree di aiutarla a trovare i suoi genitori, è tempo di viaggi per me – sorrise lievemente Bree le aveva raccontato che prima di essere stata rapita viveva in un paesino con poche persone; tempo dopo l’assalto a casa sua, venne a sapere, per caso, che la gente rimasta in vita si era dislocata un po’ ovunque. Dei suoi genitori, se erano ancora vivi, non si avevano più notizie, potevano trovarsi in qualsiasi luogo. Ma Julia sapeva dell’esistenza di quella chiaroveggente di cui le aveva parlato il padre tempo addietro, e ricordava dove viveva. Xel: Potete venire con noi fino a che non trovate un buon posto, d’accordo? Sono sicuro che alla Signora non dispiace Lena: Sì per me va bene, se volete Julia: D’accordo, però vi devo chiedere un favore Lena: Certo Julia: Per favore, pensate voi a mio padre e Bree, io devo trovare assolutamente una persona, è molto importante, cercherò di raggiungervi dopo Lena: Posso venire con te? Julia: No, grazie per tutto quello che hai fatto.. devo andare da sola – la giovane dai capelli rossi le prese delicatamente l’estremità della mano destra Lena: Mi hai salvato la vita, non lo dimenticherò – rimasero a guardarsi negli occhi, come senza sapere cosa dire dopo, forse senza voler dire più nulla. Xel stava chiamando la sua vecchia amica da un po’, “Ehi? .. Psss?? .. Ohhh??!”, sembravano non vederlo. Julia: State attenti, non esiste nessun posto in questo mondo dove si può essere certi di stare al sicuro – chiuse la mano stringendo le dita dell’altra, poi la lasciò e andò ad informare il padre della sua decisione. Xel: Ehi Lena! – la giovane non si mosse - Mi avete completamente tagliato fuori, che roba.. Lena sbatté le palpebre: Hai detto? Scusa non ho sentito – Xel brontolò per conto suo, poi mutò espressione in un lampo, trasformandola da risentita a preoccupata Xel: Lena, non prendermi per un’idiota, che sta succedendo tra te e quella ragazzina ‘entità’? Lena gli diede le spalle: Che intendi? Non sta succedendo niente di singolare Xel: Guarda che ci vedo benissimo.. – fece un giro in tondo per ritrovarsi nuovamente davanti a lei - chi vuoi imbrogliare con quegli occhietti dolci, non ti ho mai visto così coinvolta nelle nostre missioni precedenti, hai preso troppo a cuore questa storia.. – la ragazza si voltò ancora – ..capisci che dovremo separaci definitivamente prima o poi – posò la mano sulla spalla di lei. Lena lo guardò con gli occhi lucidi dalle lacrime, il ragazzo sospirò e l’avvicinò per abbracciarla.
***
Nel
mezzo della radura – prime luci del
giorno
La giovane bruna cavalcava da sola. Il rifugio della chiaroveggente si trovava ai piedi di un monte, uno dei tanti che incorniciava la radura, monti che la separavano dalla vallata dove era passata giorni fa con i mercenari. Ma questa volta non c’era tanta strada da percorrere. Spiegò a suo padre che seguire la Signora era il modo più efficace per essere protetti, gli promise di raggiungerlo presto. Bree non era stata facile da convincere a proseguire senza di lei. “Perché non vuoi che ti segua!? No, non capisco!”, le disse esasperata. “Sei più sicura con loro, e poi tornerò talmente presto che non te ne accorgerai neppure”, sorrise Julia alla più giovane. Si era affezionata a quella ragazzina dai capelli castani ad una velocità sorprendente, e non l’avrebbe mai creduto possibile. E non voleva darle illusioni, ma solo certezze. Se potarla con lei significava darle una speranza per rivedere i suoi genitori, non trovare la risposta che cercava poteva distruggere tutte le aspettative. Era tranquilla, l’aveva lasciata in buone mani. “Noi andremo verso est, ci aspetta un clima molto più freddo, però, laggiù staremo molto meglio. Cerca di raggiungerci in fretta”, le parlò Lena, senza guardarla negli occhi, scavò nella sua bisaccia e tirò fuori una piccola mappa che aveva schizzato alla svelta, “La croce è questa casa, il cerchio è dove ci fermeremo”, consegnò a lei la carta, Julia sfiorò la mano della rossa e questa la ritirò velocemente, si separò subito dopo, in silenzio. La bruna non faceva altro che pensare a quella scena, ripetendola nella sua mente, inseguendone il significato. Delle nuvolette di fumo richiamarono la sua attenzione sul sentiero. Sembravano venir fuori da un comignolo bassino e lievemente rivolto all’indietro sul tetto di un piccolo casolare. C’era una capretta che pascolava nell’appezzamento di terreno laterale alla costruzione in mattoni. La ragazza scese da cavallo e legò le briglie al ramo di un albero. Una donna dall’età enigmatica uscì dalla casa e le camminò incontro, “Benvenuta”, con un gesto indicò di seguirla dentro. “Sapete già di me?”, chiese Julia, varcando l’ingresso del casolare. Indovina: Stamattina sarebbe arrivato un viandante. Io aspetto gli altri arrivare, questa è la mia vita, nell’attesa di cedere il posto ad un’altra che verrà più in avanti – mostrò una sedia di legno alla ragazza – le tue domande Julia: Sto cercando i genitori di una persona a me molto cara, una persona che ne ha passate tante e che merita di essere felice La donna la fissò negli occhi per un breve istante e poi pronunciò, “Quella ragazza soffrirà ancora se resterà al tuo fianco. Tu sai a chi mi rivolgo, a colei che per prima ti è stata accanto” Julia: Come!? Perchè!? Indovina: Fai chiarezza nel tuo cuore, non confondere l’affetto con l’amore.. – la bruna la guardò smarrita, quello che la chiaroveggente diceva apriva un ingresso segreto nella sua anima, aveva invaso uno spazio riservato che avrebbe preferito tenere solo per sé - ..le persone che stai cercando, sono vive in un luogo non distante, la loro vita stanno ricostruendo, la figlia nei loro pensieri è ogni giorno presente Julia: Dove? Indovina: Dove il fiume è deviato tra i due monti, ovest della ‘regione α’ Julia: Grazie – lasciò delle monete sul tavolo davanti a lei. Prima di andar via la donna la fermò per dirle un’ultima frase “Guardati da colui a cui appartiene il tuo medesimo riflesso, poiché ha perduto la sua anima e con essa sé stesso.” La bruna si voltò, raggiunse il suo cavallo e andò via. Per strada osservò la mappa della Signora, poi le due ampolle rimaste che portava sempre con sé. “A-Memo.. così mi pare che la chiamò quell’alchimista..”, sospirò fissando la boccetta dal liquido rosa.
***
Verso
Est – il sole stava calando
C’erano degli strati di ghiaccio sulla terra impregnata dalle piogge. L’aria era pungente, filtrava negli spiragli più nascosti degli abiti, per quando uno poteva coprirsi. Lena si preoccupava della piccola castana che sembrava odiare tutto il mondo in quel momento. “Bree, non essere triste”, le disse, ma l’altra non le rispose. Antip: Quanto manca? – intervene tra le due Lena: La strada è quasi finita, spezzeremo per la selva così faremo prima. Antip: Signora, tu conoscevi da tempo quei guerrieri dall’elmo appuntito, non è vero? Ho visto la tua espressione quando avete dato sepoltura ai corpi di quelli che hanno attaccato la mia casa Lena: Sono stati loro a sterminare la mia famiglia, sempre loro a distruggere la mia vita. Io ero fuori con Xel, lui era l’orfanello amato da tutti, passavamo tanto tempo assieme.. quando ritornammo c’era solo fumo e cacciatori di povere vittime da schiavizzare.. così scappammo via Antip: Mia moglie era di quella discendenza.. Lena: Il suo nome lasciava intendere che fosse straniera, non esiste in questa regione.. ma sono convinta che lei era diversa - rassicurò all’uomo Antip: Sì.. perdonami, devo ancora pagare il tuo lavoro Lena: Non pensarci più, non chiedo l’impossibile, so che hai perso gran parte di quello che avevi – l’uomo chinò il capo, si sentiva disdicevole, non voleva apparire come un individuo dai scarsi principi, era in debito e doveva saldarlo in qualunque modo. Xel: Ostili! Guerrieri! E si avvicinano! – diede l’allarme a gran voce Un esercito ben composto avanzava contro di loro, sembrava apparso dal nulla. C’era vapore che si sollevava da terra così come si diffondeva il calore di quella massa che progrediva. Erano sempre i soliti individui, ma mai così numerosi. “Lena!”, urlò Xel, “Stanno arrivando, che fai lì impalata!!” La giovane dalla chioma rossa era rimasta a fissarli mentre si avvicinavano, quasi ipnotizzata. “Non ce la faremo, sono troppi..”, mormorò, “Sono troppi, Riff! Porta vai Bree e Antip!!!”, comandò. Il ragazzo afferrò le redini dei cavalli della ragazzina e dell’uomo e spinse il suo al galoppo. Xel si avvicinò alla rossa, con la spada tra le mani, lei si tolse la veste nera che l’avvolgeva e la lasciò cadere; si liberò i capelli dalla schiena e scoprì arco e frecce. Prese tre di queste, le collocò e tese l’arco. Xel: Sono cinquanta, in cinque file da dieci, dobbiamo chiuderli ad anello o ci faranno a pezzi – Lena annuì, tese l’arco in orizzontale e scoccò le prime tre frecce abbattendo tre nemici. Degli undici mercenari, senza Riff e Tanya, erano riamasti solo in nove. “Non permettetegli di disperdersi!!”, urlò Xel caricando lateralmente una delle fila; tagliò il braccio di uno, incise la schiena di un altro alle sue spalle, fino a quando uno dei nemici lo trascinò giù da cavallo ed ingaggiò un duello. Lena si riparò dietro ad una roccia, usò tutte le frecce che aveva a disposizione, centrando tutti i suoi bersagli. “XEL!!!”; non lo vedeva più. Impugnò la sua spada corta e si fece avanti. “Come diavolo hanno fatto a comparire là davanti a noi!! Sono spettri!!”, strillò uno dei mercenari dimenando la spada davanti a cinque guerrieri nemici. Lo attaccarono tutti insieme, uno gli infilzò la punta del suo elmo nel petto, un altro disse qualcosa in una strana lingua mentre osservava il mercenario morire. Xel spostò il cadavere dell’avversario da sopra di lui. Si rimise in piedi faticosamente e guardò intorno per cercare tracce dei suoi compagni, specie di una. Vide Lena, senza più armi, che cercava di evitare rischiosamente i fendenti di due nemici. Iniziò a correre verso di lei, gridando il suo nome, cercando di attirare loro su di sé; lei era ormai a terra, esausta. Una spada di luce sfrecciò da dietro le spalle di Xel, davanti ai suoi occhi, seguita da una seconda. Entrambe colpirono i due guerrieri che attaccavano la giovane dai capelli rossi e bruciarono dall’interno i loro corpi. “Lena!! Spostati!!!”, le urlò Xel. La ragazza strisciò sul terreno, aggrappandosi qua e là per trovare un appiglio dove sollevarsi. Di fronte a lei si stava avvicinando una volto familiare, ma che trasmetteva segnali oscuri. Finalmente Xel la raggiunse, lei fissava solo quell’immagine luminosa che le veniva in contro. “Julia..?”, sussurrò. “Dove?”, domandò il compagno cercando con gli occhi nella luce intensa, fermandosi ad osservarla. “Sbagliato”, dichiarò una voce aspra e maschile. Lo scontro continuava malgrado l’interruzione. La luce accecante che avvolgeva la figura si diradò lentamente, Ailuj ammirò la battaglia e disse infastidito, “I distruttori di Sidan umiliati da un branco di mercenari bambocci”, con uno sguardo maligno si voltò verso di Lena e Xel, che ancora non sapevano cosa diamine stava capitando. Xel: Lena, dobbiamo andarcene, non mi piace quel tipo, ha negli occhi la voglia di bruciare il mondo Lena: É l’altro gemello, Ailuj Xel: Grazie, questo l’avevo capito da me – prese in braccio la rossa – ce la fai a cavalcare? Lena: Sì, ma non possiamo abbandonare i nostri Xel: Io resterò qui, tu vattene via – chiamò il destriero della ragazza con un fischio, il quale si avvicinò subitamente Ailuj: Qui nessuno va via – lanciò un fascio di luce al cavallo e lo carbonizzò – non so perché mia sorella tiene tanto a te, sei un essere impuro come tutti gli altri, voi.. un misto di codardia e depravazione.. – Xel si avvicinò per proteggere la sua amica, ma il ragazzo, Ailuj, lo investì con un altro raggio luminoso che lo spedì molti metri lontano. Lena: XEEEL!!!! – Ailuj si avvicinò a lei che rimaneva immobilizzata sul terreno Ailuj: Non ti preoccupare, non l’ho ucciso.. risparmio coloro che mostrano del coraggio – sollevò la ragazza per un braccio – e adesso tu verrai con me! Lena: No! – cercò di colpire i ragazzo ma non vi riuscì, sembrava spostarsi come la luce – non verrò con te!!! Ailuj scoppiò a ridere: Voglio svelarti un trucchetto, ragazza.. hahaha – la sua figura si divise in due fosforescenze identiche, e di seguito in molte altre – ..quelle che stai cercando di colpire.. sono solo rifrazioni! – si spostò diradandosi da un’immagine all’altra lasciando scie riflettenti del suo profilo, erano fosforescenze sparse tutte intorno a Lena – per quanto puoi guardare attentamente non mi vedrai.. hahahahahah non hai ancora capito che io sono tutto ciò che ti circonda!! – continuò ancora per poco, finché tramortì la giovane con un moderato colpo alla testa.
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A cavallo, con tutta la velocità consentita dal destriero, la ragazza bruna percorreva il tratto che la approssimava al sentiero tra le montagne, seguiva le tracce del gruppo dei mercenari. Sbirciò di nuovo la mappa, senza fermarsi, percepiva la presenza di un brutto presagio su di lei e chi amava. Il cavallo non reggeva più il suo peso, stava indebolendosi un po’ per volta. La ragazza saltò giù, cominciò a correre, lasciando l’animale dietro di lei che decelerava sempre di più. Pochi minuti dopo, vide qualcuno venire verso di lei. Bree: Julia! Antip: Per fortuna che ti abbiamo trovata! Riff: Devo tornare indietro, avranno bisogno di me, Julia, pensa tu a loro – tirò le redini e si girò Julia: Aspetta! Che è successo?! – la ragazzina castana le gettò le braccia al collo Bree: Quelli con l’elmo a punta! Ci hanno attaccati! – la bruna asserragliò i denti, richiamò energia alle mani Julia: Vengo con te! Riff: No, resta con loro!! – galoppò riprendendo la strada in senso contrario Antip: La Signora non voleva ci accadesse niente, per questo ci ha fatto accompagnare da uno dei suoi, erano troppi.. Julia: Quanti..? – pronunciò con voce tremolante. Bree, vicino a lei, poteva avvertire i battiti impazziti del cuore della bruna Antip: Un esercito
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Gelo, terra e sangue si erano mischiati su tutta la distesa sulla quale si era verificato lo scontro. Dove poco prima si innalzava una nuvola di vapor acqueo, dovuto al surriscaldamento dell’azione, ora c’era un’aria gelida. Riff accorse furiosamente e iniziò a scrutare tra i cadaveri a terra, alla ricerca. “SIGNORA!! XEL!!!! KAEB!! DART!!...”, li chiamò uno per uno con tutto il fiato che aveva. Uno dei guerrieri assalitori pugnalò il muscolo posteriore del suo cavallo. Il giovane, rimasto impigliato, venne schiacciato dall’animale che crollò trascinandolo sotto di sé. “AHhhhha!!”, aprì gli occhi un secondo, il tempo utile per vedere una lama avvicinarsi al suo cuore nello stesso istante, fino a che un braccio la bloccò a mezz’aria. Xel prese a calci il distruttore e lo scaraventò lontano dal ragazzo, raccolse una mazza ferrata vicino ai suoi piedi e colpì l’elmo con tutta la sua forza, lo spuntone dell’elmo si ritorse all’indentro penetrando nel cranio del guerriero. Xel: Maledetti mostri.. – con la stessa mazza finì il cavallo del giovane che stava dissanguandosi, poi si voltò verso Riff, riuscito a svincolarsi dalle briglie e a mettersi seduto – siamo rimasti solo noi.. Riff: La Signora..? – domandò con gli occhi in lacrime Xel si morse le labbra dalla rabbia e dal dolore, “L’ho cercata.. non c’è”. Lanciò a lunga distanza la mazza lurida di sangue.
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Costruzione in pietra –
notte
Non era una prigione, si poteva meglio definire come una stanza con quattro mura, ma senza un tetto. La giovane dalla chioma rossa aveva sopra di lei un tale cielo stellato che ricordava di aver ammirato solo da bambina. Ed ora era là, da sola, senza capirne il motivo. Cosa poteva mai volere da lei Ailuj? Il ragazzo che sembrava padroneggiare la luce in tutte le sue forme, tanto da confondersi in e con essa. “non so perché mia sorella tiene tanto a te…” Non poteva dimenticare quella frase, era come marcata nella sua memoria. Non aveva senso, ma allo stesso tempo poteva significare troppe cose. Cose che lei non conosceva. Forse i due fratelli possedevano menti corrispondenti che trasferivano segnali oltre la loro volontà. “Persa nella tua paura?”, chiese il ragazzo dai capelli corvini con il suo vago sorriso da sfida, mentre la guardava seduto dall’alto di una delle mura che dava forma alla stanza esposta alla notte. Lena chiuse le palpebre e posò la testa al muro, ignorandolo. “Voi mercenari che vivete per combattere, in realtà non valete nulla”, continuò lui, con l’intento di accendere la collera nella ragazza. Lena: Noi non viviamo per combattere, ma combattiamo per vivere, essere superficiale che non sei altro.. Ailuj saltò giù. Atterrò a piedi nudi a pochi passi da lei, “Voi che pensate di disporre della vostra vita, che pensate di controllare la nostra vita..”, si avvicinò ancora, “..voi, e voi soli, che pensate di bastare al mondo, che pensate di vivere una spanna sopra gli altri, voi.. sempre pronti a rivoltarvi l’un l’altro!”, strillò alla ragazza. Lena si trovò con le spalle ad un angolo, costretta a subire tutta l’ira del suo rapitore che dava l’impressione di volere una persona da incolpare per tutte le sue ire personali. Ailuj: Tu hai scelto la tua strada, ma non saprai mai dove condurrà fino a che non sarai arrivata fino alla fine. Io non ho scelto la mia, ci sono nato e sapevo già come sarebbe andata a finire. La rossa tirò fuori il coraggio, se era lì, oramai, perché non risolvere i sui dubbi. Visto che per ora la sua situazione era irremovibile. “Che volevi dire?”, guardò il ragazzo in viso, assomigliava a Julia in tutto, tranne per il colore dei capelli e alcuni lineamenti sottili che delineavano un viso maschile in lui e femminile in lei, “Che volevi dire prima? Che sai di Julia e me?”, ripeté. Ailuj: Siamo liberi solo nei sogni.. dicono.. ma neppure lì se guardiamo fino in fondo.. mia sorella, povera piccola, debole, creatura.. sognava di te al punto di farsi male e non ne era a conoscenza fino a un attimo fa. Lena spalancò gli occhi: Un attimo fa..? Ailuj scoppiò a ridere: L’ho capito sai.. anche tu come lei.. ahahahaha! – catturò parte dei capelli della giovane, senza farle male - .. ma se ti piace lei, allora, devo piacerti anch’io.. o mi sbaglio? Lena ghermì la mano del ragazzo che le reggeva i capelli e la strinse con forza: Di che parli?! Non farfugliare intorno a cose che non comprendi! Oltre all’aspetto non c’è nulla che vi lega! Ailuj: Come vuoi.. – la liberò e, guardandola negli occhi, disse – ..non importa, tu sei qui solo per attirare lei, non so che farmene di te..! Lena: Perché!?! – il ragazzo uscì dall’ingresso della stanza e lo bloccò con una catena luminosa, così come era prima che lui uscisse “Perché!!!?”, continuò ad urlare la ragazza battendo sulle mura inutilmente.
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In un
osservatorio illuminato, nottetempo
“Si vedono le stelle stasera, stelle che brillano come un tempo”, mormorò fra sé un uomo di età avanzata, puntando una lente nelle profondità del cielo; era una lente lievemente conica, incastrata alla bocca di un lungo cilindro di ampiezza variabile. “Forse pronte a piombarvi nuovamente addosso”, minacciò un altro sbucando dall’ombra. L’uomo che adocchiava il cielo drizzò le orecchie al tono di quella voce, volse lo sguardo in quella direzione, “Sidan! TU!! Come osi farti vivo!?!”, strillò al nuovo arrivato. Sidan: Ma come? – avanzò di qualche passo, foggiandosi sotto i chiarori della notte - Dopo tutto questo tempo, ancora non hai imparato a non dare ordini, vecchio!? “UN INTRUS-“, prima di terminare la frase, l’anziano cadde con un foro a livello della guancia sinistra, un foro causato da un fascio di energia oscura che non aveva lasciato altro se non il vuoto. Sidan ritirò la mano ancora incandescente, secondi dopo, tirò su il cappuccio del suo mantello: Ne restano pochi – pensò osservando il cadavere lì per terra. Uno degli uomini che aveva cura dell’osservatorio, uno dei commissionari rimasti insieme ai membri più anziani, aveva assistito a tutta la scena, senza muovere un dito. “Aspetta”, chiamò l’uomo col mantello, mentre questo si avviava in altri luoghi. Sidan: Oh, eccone un altro, felice di non doverti cercare – sollevò la mano contro di lui Commissionario: Aspetta! Io sono dalla tua, prendimi come tuo allievo, ti prego! – la mano dell’altro era ancora sollevata – Io posso dirti dove si trova l’altra gemella! Sidan incurvò un sopracciglio: Come fai a sapere che la sto cercando? Commissionario: Forse non ti ricordi di me, ma io ero qui, ero un apprendista dell’arte delle pratiche magiche, come te prima di me, e come i maestri che stai uccidendo – iniziò a camminare discostandosi dalla traiettoria della mano che lo minacciava, ma questa pareva seguirlo passo passo – In tutti questi anni ho pensato e ripensato.. qual era il motivo, la ragione. Tu hai trasmesso il potere ai due gemelli per mezzo della donna che gli ha dato la vita.. per serviti di loro da adulti, è così? Per te una valeva l’altro Sidan: Ma che acuto, sei andato molto vicino alla verità, però non l’hai capita. Peccato che ora debba ucciderti, saresti diventato un buon oratore Commissionario: Aspetta!! Non vuoi sapere dove si trova la ragazza?!? Sidan: Beh, sei arrivato tardi, io so già dove si trova Julia – dalla mano fiammeggiante scaturì una seconda volta quel raggio che dissolveva ogni cosa che veniva a contatto con esso. Perforò il cuore del commissionario.
***
Quella notte sembrava non avere fine. Avevano raggiunto il luogo che la Signora aveva indicato con un cerchietto sulla mappa che portava con sé la bruna. Era facile smarrirsi in quella zona della regione, il villaggio dove si erano fermati era circondato dai ghiacci. Xel e Riff giunsero molte ore dopo gli altri tre. Sapevano che quella era la posizione prestabilita, e solo seguendo quel percorso si sarebbero ritrovati. Una locanda, un posto dove non si lamentavano di accogliere forestieri di tutti i tipi e a tutte le ore, mise a loro disposizione due stanze, una per le ragazze ed un’altra per i due mercenari sopravvissuti e Antip. Da una piccola finestra filtrava la cedevole luce della notte, Julia contemplava fuori, senza guardare nulla in particolare a parte l’oscurità. Chi si aspettava di vedere davanti, da un momento all’altro, era là da qualche parte, ed era viva. Di questo era certa. Tuttavia, non poteva andare da lei, ed era disperata. Bree arrivò alle sue spalle e chiuse la finestrella di legno. “Julia.. vieni a riposarti”, sussurrò, dopodichè condusse la compagna sul letto dove si sedettero entrambe. Bree: Pensi di nuovo a lei.. – parlò con filo di voce Julia: No.. io non penso.. non pensavo a niente Bree: Non mi dici mai quello che pensi. Ma sappi che si capisce lo stesso, certe volte – sospirò Julia: Ascoltami attentamente Bree, se potessi cancellare tutto, svegliarti come da un incubo e ritrovarti a casa, con tua madre e tuo padre.. lo faresti? La ragazzina castana sorrise leggermente, “Fino a pochi giorni fa l’ho sperato ogni notte prima di addormentarmi”, la ragazza bruna prese l’ampolla che l’alchimista, a suo tempo, aveva etichettato Ante-Memo. La portava sempre dietro, insieme alla mappa e all’altra boccetta sconosciuta. “Ma ora, con te, non potrei.. sarebbe come scegliere tra chi amo di più al mondo.. come se il cielo dovesse scegliere tra il sole e la luna” Julia: Tu lasceresti le cose come sono.. per una come me..? Bree la guardò in viso: C’è una cosa che devo dirti, qualcosa di prezioso, per me.. io.. – la ragazza bruna la baciò immediatamente, senza darle possibilità di finire la frase che lei già conosceva. Ora era lei che dovere decidere e rapidamente. “Se esiste la maniera di eliminare dalla tua memoria quei momenti orribili che hai vissuto, io non permetterò che mandi tutto all’aria per me”, pensò Julia, e sapeva che le sue ragioni non si limitavano solo a quello; c’era quel discorso con l’indovina. E c’era la verità dei suoi sentimenti per l’altra. Separò un attimo le labbra dalla piccola castana, che teneva gli occhi chiusi e sembrava davvero felice, si riempì la bocca di quel liquido rosa e bagnò le labbra dell’altra, facendo in modo che, quanto bastava, penetrasse più in profondità. Un momento dopo, Bree si addormentò tra le sue braccia. Julia: Addio Bree – si asciugò le lacrime che scorrevano sul viso – ..spero con tutto il cuore che sarai felice d’ora in avanti.. più di quanto tu possa esserlo stata con me.. – adagiò delicatamente la ragazzina sul letto e la salutò per sempre con un bacio sulla fronte. |