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***Capitolo
5***
La notte non era ancora terminata, ciò nonostante, come avveniva di recente, Riff era in viaggio alla guida di un piccolo carretto, diretto ‘dove il fiume è deviato tra i due monti, ovest della regione α’. E c’era parecchia strada da fare considerato da dove era partito. Comunque non era solo, c’era Bree con lui e sembrava dormire di sogni sereni. “Solo questo, ti prego! Portala dai suoi genitori”, l’aveva implorato la bruna in condizioni disperate. Il giovane mercenario, non riuscì a rifiutare, e poi non ne aveva neanche ragione. Senza la Signora e i suoi compagni, non esisteva più nulla. “Dì loro che ha perso i suoi ricordi per molto tempo, ma che non li ha mai dimenticati.. dì loro che lei gli vuole bene, non devono domandarle nulla.. digli che riprendessero le loro vite da dove sono stati interrotti, abbandonando il passato”, spiegò Julia. “E io come faccio a farmi credere, potrebbero prendermi per un demente o per..”, pronunciò Riff, senza finire ciò che aveva in mente. “Puoi dire che..”, prese la boccetta dal liquido rosa che aveva in mano, “Potresti usare questa su di loro”, mormorò la ragazza, ma poi, “No, non sarebbe giusto. Riff, dì loro la verità.”, consegnò la pozione nelle mani del ragazzo, “Eccola, portala con te, mostragliela e raccontagli tutta la storia. Ti prego solo di non fare il mio nome, è spesso associato a demoni e creature maligne”. “Perché non vieni con me?”, chiese Riff “Lena. Devo trovarla, è viva”, rispose lei, e il giovane annuì tristemente, era convinto che la sua Signora non l’avrebbe più rivista. Ma forse la ragazza bruna diceva il vero. Riff guardò alle sue spalle un momento, gli parve di udire dei fruscii, vide che la ragazzina dai capelli castani non accennava a svegliarsi, ed era quello che sperava, che non si svegliasse durante il viaggio ma solo una volta arrivati. “Vorrei sapere come glielo spiego ai suoi genitori…”, sospirò.
***
Nella locanda dove erano rimasti Xel, Antip e Julia si affacciò la luce del giorno. La ragazza era sdraiata sul letto, là dov’era Bree qualche tempo prima. Con gli occhi chiusi, sentiva i pensieri del suo gemello scontrarsi con le barriere della sua mente. Man mano che divenivano più insistenti e fastidiosi, la bruna decise di ascoltarli, per la prima volta da quando si erano separati. “Finalmente, pensavo sapessi che è qui, perché non ti decidi ad arrivare? Hai paura di me sorellina?” Julia corrugò le sopracciglia, “Come hai potuto fratello! Xel aveva ragione! Cosa volete da me maledizione!! Volete che venga a cancellarvi!?! Lasciala andare subito! Non c’è bisogno di lei per ricattarmi!!!” “Ma sul serio?”, ironizzò il fratello, “Allora posso ucciderla, non mi serve più” “Non osare avvicinarti a lei!!! O ti giuro che IO ti ucciderò senza pietà!” “Bene, vediamo se ne sei capace, perché, vedi sorellina, io e Sidan non permetteremo mai che tu segua una strada differente dalla nostra, l’unica alternativa è la morte” “Guai a te, guai a Voi, se le fate del male!” “Ah, ma è una fissazione, pensi solo a lei, hai capito cosa ti ho detto prima?” “Vai all’inferno” “Ti conviene muoverti, la tua amichetta mi sta urtando i nervi .. potrei mandare qualche distruttore a farle compagnia, così non pensa più a fuggire, sì, penso farò così” “Che distruttori!!!!! Non toccarla!!!”, saltò giù dal letto, il sudore le scendeva sulla fronte, anche in mezzo ad un territorio circondato dai ghiacci. “Arghhhhhh!!”, richiamò energia, i capelli assunsero il loro colore naturale, “Ailuj, falle del male e non ci sarà più luce per i tuoi occhi!”, promise a sé stessa. In quell’istante il padre bussò alla porta. La ragazza non rispose, cercò solo di controllare al meglio le sue mani, dove l‘energia stava collassando. Toccò una sedia in legno e la rivestì di massicci cristalli di ghiaccio. Calmò il suo respiro agitato ed andò ad aprire. Antip: Tutto bene? – vide i capelli biancastri della giovane che andavano assumendo un colore sempre più vicino al nero. Julia: No padre – l’abbracciò e crollò sulle ginocchia, stringendo le mani dell’uomo – perdonami, ti ho mentito Antip: Su cosa Julia?! Non fare così.. – l’uomo iniziò a spaventarsi Julia: Ailuj.. io so dov’è, non volevo che tu sapessi che essere malvagio è diventato. Ti ricordi di Sidan? Colui che ti disse di essere un curatore per la mamma quando era incinta? – Antip disse di sì, stava rabbrividendo – Dopo, pochi giorni dopo, che l’alchimista ci portò via da te, per consegnarci all’ordine magico dell’osservatorio, incontrò il suo maestro, Sidan, e ci lasciò a lui. Erano d’accordo contro la commissione dell’osservatorio che voleva uccidere me e mio fratello, eravamo un pericolo, e anche un capro espiatorio per il terribile disastro della pioggia di stelle. Ma soprattutto perché eravamo un esperimento di magia oscura, proibita. E la commissione non poteva permettere che qualcuno divenisse troppo potente, specie se si trattava di uno di loro che aveva tradito tutte le regole. Antip aiutò la figlia a rimettersi in piedi ed andarono a sedersi sul letto: Cosa ne ha fatto di voi quel maledetto demonio.. Julia: Ha cominciato ad insegnarci a controllare la nostra energia, ci diceva sempre che le persone comuni ci odiavano perchè eravamo differenti, che dovevamo restare nascosti su quella cima isolata. Quelle parole per me non significavano niente, ma Ailuj si è lasciato contaminare giorno dopo giorno dal potere che crede sia concentrato tutto nelle sue mani. Antip: Non possiamo abbandonarlo, ci sarà un modo per ricondurlo sulla strada giusta, devo parlargli! Julia: Non servirebbe, padre, ha rapito Lena.. la Signora, solo per costringermi ad andare da lui. Non voglio pensare cosa potrebbe arrivare a fare. Forse uccidermi. Antip: ..Julia, come fai a sapere tutto questo, da quanto ne sei al corrente?! Julia: Pochissimo tempo. Aveva qualcosa da riferirmi, in quei momenti i riflessi della mente di Ailuj hanno invaso la mia per pochi istanti, è stato come ascoltare quelle parole dalla bocca di Sidan.. sono un tutt’uno col male Antip: Verrò con te Julia: Resta qui padre, è un posto sicuro per adesso Antip: No, verrò con te – accarezzò il viso della figlia, con gli occhi che luccicavano dalle lacrime Xel: Bene, era quello che volevo sentire – disse sul ciglio della porticina di legno, aveva ascoltato ogni cosa – perdonate l’intrusione e la franchezza, ma questo Ailuj mi sa di folle, non mi va quello che ha fatto a Lena, e perché poi rapire lei? Julia: Perché, a volte, i sogni riflettono i sentimenti nascosti alla ragione, io non ho barriere nei miei sogni.. – chinò il capo – ..lui sa cosa provo per lei Xel: Tu ami Lena – sorrise ad Antip che li stava fissando senza capire, poi si voltò verso la bruna che era diventata rossa – allora è meglio che la troviamo in fretta, muoviamoci, le nuvole stanno oscurando il cielo.
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Costruzione in pietra –
che, come detto in precedenza, era su di una cima isolata dal resto del mondo
Ailuj: Lena? Hai mai sentito parlare dei distruttori? – domandò sogghignando dall’alto di una delle mura della prigione La ragazza dai capelli rossi sentiva freddo, la sua veste bianca si stava inumidendo e non aveva altro per coprirsi. Si era seduta in un angolo, per riparasi il più possibile dai venti e dalla lieve pioggia che aveva iniziato a scendere dal cielo nuvoloso. Era stanca, con le mani rossastre per tutti i tentativi di fuga. Non c’era modo di arrampicarsi su quella superficie, e come se non bastasse quell’individuo andava a trovarla troppo spesso. Ailuj: Allora? Vuoi che te ne mostri qualcuno? – alle sue spalle c’erano cinque guerrieri armati di spada ed elmo acuminato, gli fece segno di avvicinarsi – sai Lena, sono un po’ piatti di cervello, ma Sidan ha pensato di scegliere una stirpe di barbari primitivi, molto primitivi.. ahahhah.. perché vivono oltre i confini di questa regione e sono adepti dello sterminio di massa. Sidan ha promesso loro tutto ciò che vogliono in cambio della fedeltà, ed indovina un po’ cosa vogliono? I desideri di voi sudici, avidi e depravati comuni mortali.. siete tutti uguali.. Con una frase pronunciata nella lingua sconosciuta, “Niente armi, sarebbe troppo facile”, che caratterizzava quei guerrieri, Ailuj saltò giù dall’alto della prigione e sciolse la catena luminosa con un tocco leggero delle dita. I cinque soldati disarmati entrarono nella prigione e il ragazzo sigillò l’unico accesso, ritornando alla sua postazione preferita, in alto alla prigione. “Coraggio, voglio divertirmi!”, strillò in quella strana lingua. Lena, apparentemente noncurante di tutte quelle chiacchiere, scattò in posizione eretta e si distaccò dall’angolo. I cinque la circondarono, due alle spalle, uno per ogni fianco e l’ultimo davanti a lei. Quest’ultimo il primo ad attaccare, si scaraventò su di lei senza tecnica, si era lanciato come un macigno, la giovane afferrò l’avambraccio del tizio e lo scaraventò sui due alle sue spalle. Il guerriero al suo lato destro le sferrò un pugno che lei riuscì ad evitare, ma non vide l’altro alla sua sinistra che, attaccando allo stesso modo, colpì la sua schiena. Ailuj: Oh, finalmente sei finita giù! La ragazza, spinta dalla rabbia, si alzò subito, stavolta avanzò con l’intenzione di uccidere. Con il taglio della mano sinistra, colpì con tutta la forza la gola di uno di loro e poi, con tutte e due le mai, urtò con estrema efficacia il livello temporale della testa di un’altro. Entrambi terminarono a terra e non si rialzarono. Ailuj: Uohw!! Come accidenti hai fatto!? - si stava divertendo sul serio. Uno degli altri tre guerrieri le bloccò la vita da dietro, stringendola in una morsa letale. Lei si dibatteva muovendo ogni parte di sé per svincolarsi. Il tipo era grosso, Lena saltò schiacciandogli ambedue i piedi, il tipo grosso si accasciò lievemente, e lei non perse tempo, si voltò di scatto picchiando il gomito sul viso del tipo con una retro rotazione del busto. Uno dei due rimasti centrò la ragazza ancora alle spalle con un calcio, spingendola nuovamente a terra. Arrivò anche l’altro e le affondò un pugno nello stomaco, “Sei forte, ma non ce la fai più”, disse il tipo, parlando inaspettatamente nella sua lingua, “Anche noi siamo in grado di apprendere”, e la colpì di nuovo rotolandola sul pavimento in pietra. I due la bloccarono a terra e uno le strappò parte della tunica bianca. “Fermi, ora basta!”, ordinò il ragazzo nella loro lingua. Lena frantumò il mento del tipo sopra di lei con un calcio e si dispose a distanza dall’altro, rapidamente. Il cuore le batteva a mille, si aggiustò la veste, respirava affannosamente ma non poteva ancora abbassare la guardia. Anche l’ultimo, cioè, l’unico che ancora si muoveva, non faceva un passo verso di lei. Ailuj sbatté le mani alla ragazza, “Brava, non immaginavo fossi così in gamba”, con un cenno della testa comandò all’ultimo guerriero di ripulire la prigione dai corpi degli altri, vivi o non, per lui non valevano nulla. “Finiscili!”, decretò di seguito sempre allo stesso. Ailuj: Ah, Lena, la tua Julia sta arrivando, penso ti faccia piacere, no? Per ora puoi rilassarti .. hehehe.. – saltò giù dall’altro lato. La pioggia si manteneva sottile e poco densa. “Amore mio..”, mormorò la rossa raccogliendo i suoi abiti per non perdere quel po’ di calore che aveva, le lacrime vennero giù dal suo viso arrossato una dopo l’altra.
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Xel pagò l’oste della locanda con tutti i suoi risparmi, e insieme con il carretto comprato da Riff, ora non aveva più nulla. “Chi l’avrebbe mai detto che sarei diventato un mercenario senza una moneta in tasca”, “Facciamo i mercenari”, imitò la voce della rossa sottolineandola con una certa enfasi, “Tzs, io volevo fare il fabbro, quello sì che è un lavoro.. senza di te Lena.. ora non ha più senso”, si sfregò gli occhi bagnati dalla pioggia e anche da qualcos’altro. Julia prese la mano del compagno e la strinse, “Scusa per tutto quello che stai passando per colpa mia” Xel: Tzs, noi siamo quelli fortunati.. figurati gli altri – sorrise scompigliando i capelli bruni della ragazza, erano sciolti e imperlati da gocce d’acqua. Julia cercò di sorridere altrettanto; non era facile. Il padre raccolse in un sacco poche cose necessarie, un fiaschetta d’acqua e alcuni viveri. Zoppicando salì a cavallo, la figlia dietro di lui e Xel sull’altro. La bruna osservava la terza ampolla dal liquido trasparente. Non riusciva a ricordarne l’uso, se mai ne fosse venuta a conoscenza, forse non l’aveva mai vista; ed era indecisa se liberarsene o continuare a portarsela dietro. Non se n’era accorta prima, ma l’ampolla brillava, il liquido al suo interno non era stabile come le altre due, sembrava rimescolarsi in continuazione, come se stesse ribollendo. “Che diamine sarà?”, mormorava la bruna reggendosi con un braccio alla vita del padre e tenendo la boccetta nella mano libera, senza staccarci gli occhi. Decise di fare un tentativo, aprirla. “Che c’è Julia? Perché ti agiti così tanto?”, chiese il padre e si voltò per guardare alle sue spalle, dove la ragazza si muoveva senza posa. “Non riesco ad aprire questa cosa..”, rispose lei mentre tirava il tappo all’ampolla. Xel: Dai a me – si avvicinò – dicono poi che i muscoli non servono, puah.. Julia: Stai attento non so cosa potrebbe fare – raccomandò seriamente al tipo che l’aveva già tra le mani. Xel: A me sembra acqua – tirò via il tappo – hai visto? Niente di così pericoloso – riconsegnò la pozione alla bruna e sorrise. E la ragazza puntò un occhio sulle labbra della boccetta per guardare all’interno. C’era sempre quello strano ribollire. “Secondo te perché gorgoglia in questo modo?”, chiese a Xel Xel: Non so, che ne pensi di ritapparla e gettarla via? Potrebbe anche essere un veleno.. Antip: Sì, Xel ha ragione, buttala via Julia: Mhmm.. e se invece fosse utile? – continuava a fissarla – potrei provare ad usarla, su qualcosa Xel: Non mi piace quest’idea Antip: Nemmeno a me – fermò il cavallo. La bruna scese e il padre le andò dietro – ti dispiace così tanto lasciarla e dimenticartene? Julia: No.. però.. – sbuffò Xel saltò giù anche lui: La curiosità Antip, tua figlia è accecata dal desiderio di sapere Julia: Ma no.. va bene, la butto via – sollevò l’ampolla, e stava per versarla a terra quando Xel le afferrò il braccio al volo e prese la pozione Xel: Aspetta, forse è meglio darci un’occhiata da vicino. Ahem.. comunque, voi allontanatevi Julia: No, non posso permettertelo Antip: Oh ma andiamo! La smettete tutti e due! – così dicendo strappò via l’oggetto conteso tra le mani di Xel e lo ritappò. E così facendo alcune gocce zampillarono fuori dal piccolo contenitore di vetro e finirono a terra, sui massi, e altre sulla punta dello stivale di Antip. Tutti e tre si mossero in fretta e si bloccarono a fissare quelle gocce, senza respirare. Dopo pochissimo tempo le gocce finite a terra disintegrarono i sassi in minuscoli frammenti. In seguito ad un secondo di terrore, tutti gli occhi si spostarono sullo stivale di Antip, quest’ultimo se lo strappò via con tutta la forza che aveva in un istante e lo lanciò in aria, non toccò mai più terra. Si dissolse. Antip si sedette sulla strada zoppicando, non credeva a cosa era appena successo. “Per la miseria!”, esclamò Xel e poi esalò un sospiro. “Padre stai bene?”, domandò la ragazza accovacciandosi accanto all’uomo. Antip: ..sono ancora tutto intero figliola - La boccetta era intatta nelle sue mani, con il tappo al suo posto.
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Seguendo la riva del fiume -
Notte
Riff aveva provato decine di discorsi lungo tutta la strada. Nessuno di quelli gli pareva adatto. “Signori, vi ho riportato vostra figlia, non fate domande! Discrezione gente! Discrezione”, immaginò di dire. Scoppiò a ridere. “Ma quanto sono idiota..”. Proprio allora, si udirono dei movimenti all’intero del carretto. Bree si stava svegliando. “..dannazione, e se si ricorda tutto lo stesso??!”, pensò lui che osservava la ragazza stiracchiarsi e aprire gli occhi. “Che dormita.. non mi ricordo nemmeno quando mi sono coricata, sembra una vita fa”, disse lei serenamente. Riff fermò il carretto: Ehilà, ciao piccolina, finalmente sei sveglia! – disse allegramente lui, era troppo sperare che si svegliasse a casa dei suoi. Bree: E tu chi saresti?? Riff: Ma quanta gliene hai data di quella roba Jul..? – farfugliò preoccupato – io sono.. ma come!? Non ti ricordi? Io sono Riff! Bree: Scusa ma non mi ricordo! E perché non sono a casa mia!? I saccheggiatori!! Tu sei uno di loro, è così!?!? – tentò di trovare un punto per scendere dal carro Riff: Macchè!!!! Noooo! Io non ho niente a che vedere con quegli sporchi assassini!!! – prese gentilmente il braccio della ragazza – io ti sto accompagnando a casa, dai tuoi genitori, e non temere per quei bastardi, sono andati via da un pezzo Bree: Ma tu chi sei? Riff: Io sono Riff, te l’ho detto – la castana si sedette vicino a lui Bree: Raccontami, perché l’ultima cosa che ricordo è mia madre che grida e mio padre che cerca di difendermi dai briganti che vogliono portarmi via Riff: Esatto! E a quel punto entro in gioco io! Solo che tu hai perso una gran parte di avvenimenti e adesso devi aver pazienza e non farti prendere dal panico, un po’ alla volta, per cui, io sono.. ma davvero non ti ricordi più nulla oltre a quello? Bree: No. È grave? Riff: Non proprio – sospirò, poi pensò di cambiare argomento – cioè.. è normale che i tuoi ricordi siano rarefatti, diciamo che eri sotto una specie d’incantesimo Bree: Ma perché non me l’hai detto prima? Aspetta! – sgranò gli occhi Riff: Che c’è!?? – iniziò a sudare Bree: Ho forse dormito per mesi?? Riff: Sì, è così esatto.. ah, meno male, vedo che questo l’hai capito Bree: E devo sapere qualcos’altro? Riff: Sì ehm.. no no, tutto qui il grosso della storia Breee: Tu che ruolo hai nella storia? Questo mi sfugge ancora Riff: Io, sono un amico, a m i c o, hum? Bree: Perché mi sembra che stai dicendo un mucchio di stupidaggini?? – il ragazzo impallidì, lei gli strinse una mano e guardò attentamente intorno a loro - Dove mi stai conducendo veramente? Riff: A casa tua, che in realtà sarebbe la nuova casa che i tuoi genitori hanno costruito dopo che hanno distrutto la vostra, è tardi e vorrei arrivare presto, dato che si è fatto buio ed è pericoloso Bree: Hai ragione, da che parte si và? Riff: Davanti a noi – a mente – Julia aspetta che ci rivediamo e poi vedrai…
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Osservatorio - notte
fonda
Non c’era un solo lume a far luce in tutte quelle camere. Un uomo, che vestiva come un monaco di quei tempi, era in cima alla costruzione e indagava nel cielo stellato, appoggiato sul bordo di un poggiolo dell’osservatorio, frattanto che accarezzava le piume di una colomba. Ogni piccola cosa che brillava in quello spazio immenso gli appariva nuova e rischiosa contemporaneamente. “Sai a cosa penso?”, parlò una voce alle spalle dell’uomo. Uomo1: Che pensi? Uomo2: Che siamo rimasti solo noi due qua dentro, la commissione è stata eliminata dal seguace ribelle e traditore Uomo1: Traditore come il nostro compare, era disposto a passare dalla parte del maligno, e poi io odio chi fa del male agli animali. Non mi dispiace di averlo perso. Uomo2: Credo che non debba averla vinta quel Sidan. Tanya ha fallito, ed è stata uccisa per questo. Adesso tocca a noi, dobbiamo uccidere quei due demoni.
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Lena era sonnolenta nel solito angolo, malagevole, umido e freddo della sua prigione. Su quella cima, là dov’era quell’ammasso di pietre che dava forma ad una struttura, il vento soffiava più di altri luoghi, gelido per chi, come lei, era costretta a rimanere immobile per via della fiacchezza che non poteva più combattere. Il ragazzo saltò giù da lei e la coprì con una coperta, senza svegliarla. Rimase là a guardarla per un bel po’. Passarono i minuti e le ore, fino a quando si levò il sole. La giovane tentò di aprire gli occhi che le pizzicavano, le lacrime si erano asciugate sul viso e avevano lasciato tracce del loro passaggio sulla pelle. Dopo un po’ mise a fuoco, sotto i primi raggi di luce,il profilo del ragazzo seduto davanti, poggiato al lato opposto di dov’era lei. Sembrava dormire. La ragazza si tirò su sveltamente, lasciando cadere la coperta. Raccolse tutte le sue forze e si avvicinò a lui con l’intenzione di spedirlo al diavolo. In silenzio, arrivò ad un passo dal suo nemico, quando Ailuj sollevò le palpebre e la guardò con i suoi occhi azzurri. Ailuj: Salve – si stirò le braccia, ignorando lo sguardo ostile della ragazza – niente nuvole oggi – disse levando il naso verso il cielo. Lena notò allora la coperta per metà arrotolata intorno alla sua gamba. La prese e la gettò sul volto del ragazzo, “Resti comunque quello che sei, non fingere di essere diverso”. Ailuj: Pensala come ti pare, non me ne importa – all’improvviso avvertì una sensazione, c’era una presenza familiare nelle vicinanze – è ora Lena: Per cosa!? – si fece indietro urtando il muro dietro di lei Il ragazzo afferrò le braccia della rossa e le immobilizzò ad una delle mura, bloccandole per mezzo di anelli di luce che si conficcarono in parte nella pietra. “Ora dai l’impressione di una prigioniera a tutti gli effetti” Lena: Che stai facendo!?! A che serve!?!? Come diavolo facevo a scappare!?!? Perché anche questo adesso!?! Ailuj le parlò a pochi centimetri dal viso: Perché voglio che Lei mi odi con tutta la sua energia. Lena: Julia?! Ailuj: Sì, Lei è qui vicino, da qualche parte.. – sorrise alla giovane diffidente.
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Infatti, a dieci minuti a cavallo da quella costruzione, i tre che si erano messi in viaggio il giorno precedente, potevano scorgere il picco della cima dove appariva poco a poco l’edificazione in pietra. “Ci siamo padre”, disse la bruna stringendo la vita dell’uomo, “È su quell’altura che tutto è cominciato” Xel: Era ora, speriamo finisca prima di stanotte, è da un’eternità che non dormo decentemente Julia: Xel, sei sempre così? Xel: Così come? Julia: Così.. guardate là! – indicò gli ultimi due commissionari che cavalcavano contro di loro – chi sono? Xel: Non importa chi sono, la domanda è, cosa vogliono da noi – levò la spada dal fodero Antip: Di certo non vogliono parlare! – i commissionari attaccarono subito, ma non usavano armi, sfortunatamente. Xel venne colpito da qualcosa di invisibile e tagliente come una lama che gli ferì un fianco, “AH!” Antip: Che diamine era!! Xel: Un maledetto colpo di fortuna! Julia: No Xel, magia – la ragazza scese dal cavallo e si spostò di lato, puntando le dita verso i due cavalieri nemici e richiamando energia sotto forma di coltelli di ghiaccio Uno dei commissionari si difese con uno scudo trasparente, ma l’altro, quello vestito da monaco, non fece in tempo. Cadde con il cuore trafitto. “No!!!”, gridò il compare. “È finita per te!! Ti ucciderò!!!”, urlò poi alla bruna. Antip: Julia, scappa! – si dispose in difesa davanti alla figlia Xel: Vai a prendere Lena, ci pensiamo noi qui!!! – la ragazza esitò a muoversi – Sbrigati!!! Non preoccuparti per il tuo vecchio, lo difendo io!! “Grazie!”, Julia si tolse gli stivali di Bree e corse al massimo della sua velocità verso la sua vecchia dimora, Xel e il padre si interposero fra lei e il commissionario. Il mercenario deviò una sfera infuocata diretta alla ragazza con il busto della sua armatura metallica e poi rotolò sull’erba in seguito alla spinta del colpo. Antip: Xel, che hai fatto!! E meno male che mi dovevi difendere! Testone!!!!!!! Xel: Zitto tu.. – ansimò, tirandosi di nuovo su – sapevo che mi avrebbe protetto! - colpì la sua armatura metà incenerita. Commissionario: Vediamo se riuscirà a proteggerti un’altra volta! – pronunciò una formula e nella sua mano si formò lentamente una sfera infuocata Xel: Per la miseria! Il commissionario sollevò la sfera per lanciarla con tutta la collera che poteva imprimerci, un attimo dopo un foro grosso quanto un pugno spiccò nel mezzo della sua testa. Il corpo privo di vita resisté pochi attimi prima di precipitare dal cavallo, sul terreno. Xel: Per la m- Antip: Piantala di ripetere quella frase! Non vedi in che situazione ci troviamo!!?? “Credevo fossero finiti questi bacucchi piantoni con le manie di persecuzione”, affermò Sidan camminando verso Xel e Antip che lo fissavano, il primo senza capire un’accidenti, l’altro con occhi colmi d’odio. Antip tirò la spada dalle mani del mercenario e la puntò contro Sidan: Pagherai per aver maledetto i miei bambini!!!!!!! Sidan: Maledetto?? Benedetto casomai! Ma li hai visti bene!!? Guarda cosa sono capaci di fare! Volevi che diventassero dei semplici e deboli esseri come te!?!? E quando si uniranno in un unico essere non ci sarà creatura al mondo che dovranno temere! Antip: Chiudi quella lurida bocca!! – lasciò cadere la spada e acciuffò la pozione, lanciò quella con forza, centrando la fronte del malvagio davanti a lui. Il vetro si frantumò ed il liquido investì Sidan. Sidan: E che diamine sarebbe questa roba?! – disse, annusando le sue vesti – topicida?? Ahahah.. – e continuò a ridere. Xel: PER LA MISERIAAA!!!!! – afferrò un braccio di Antip e lo trascinò lontano correndo all’impazzata, mentre il pover’uomo che zoppicava non riusciva a tenere il passo. Sidan si sgretolò sotto i raggi del sole, circondato da una smisurata aura demolitrice, poco dopo aver compreso l’effettiva potenza della pozione. |