|
***Capitolo 6***
Julia arrivò all’ingresso della costruzione, poteva già percepire la vicinanza della giovane dai capelli rossi, insieme alle sue sensazioni e i suoi battiti allarmanti. Spazzò via, con una scarica di lame taglienti, l’unico distruttore che le intralciò il passaggio. “E muoviti, guarda che ci stiamo annoiando” “Bada a te Ailuj!!!” “Sì sì, ho capito, ma vieni a dirlo anche alla tua focosa amica” Spalancò impetuosamente le porte della grande sala, il calderone sprizzava calore come sempre, ma non c’era nessuno. Uscì da lì e corse nelle altre camere, neppure là trovò anima viva. Cercò allora nell’ultimo posto che rimaneva, oltre alla sommità della costruzione. La camera senza tetto che Sidan utilizzava per prevenire danni alle pietre della struttura in occasione dei suoi esperimenti. Ailuj era vicino a Lena, sempre bloccata dagli anelli di luce, “È molto vicina. Fammi un ultimo favore Lena, chiama il suo nome!”, avvicinò le sue labbra alla ragazza e la baciò, sebbene lei si sforzasse di trattenere la testa lontano da lui. La catena luminosa che impediva l’acceso alla camera mutò colore, da arancio a celeste, poi si spezzò. Julia spalancò l’ingresso con le mani cariche di energia bianca. Ciò che videro i suoi occhi fu insopportabile. Il ragazzo si separò dalla rossa e incontrò lo sguardo della sorella. Lena: Julia! Ailuj: Alla fine sei arrivata – la bruna scattò verso di lui e lo colpì con un pugno, il ragazzo cadde a terra, nondimeno si rialzò in un attimo - ..ahahaha, chi vuoi ferire adesso? Me o tuo fratello? Julia corse da Lena e toccò gli anelli che subirono la medesima sorte della catena. “Ascolta, la via è libera, esci in fretta e fai attenzione”, sussurrò alla rossa, poi la spinse verso l’uscita della camera e concentrò la sua attenzione sul fratello. Ailuj: Ti senti meglio adesso che hai liberato la tua damigella, ops.. mercenaria? Julia: Dove vuoi che andiamo, io sono stanca di te e di tutto questo – posò i palmi delle mani sulle mura e riaccese la sua energia bianca rivestendo di ghiaccio pietra per pietra, “Che il ghiaccio corroda e inghiotta queste mura maledette”. Il fratello la osservava divertito. Ailuj: Brava, stancati per bene, sarà più facile del previsto, ahahahahah… - si allontanò intanto che alle spalle si innalzava un gigantesco blocco di cristallo che terminava in un apice e che risplendeva sotto la luce del giorno. Lena era uscita sì, ma restò ad osservare ogni cosa da lontano con un ansia soffocante, paventava quel momento da tempo. “Julia!” Ailuj: Sì, insisti, forse ti ascolterà, o forse è troppo stupida da capire che sta esaurendo parte delle sue forze .. hehehehe.. – tempo di dire questo e vide la sorella venirgli incontro, con i capelli color neve, mentre alle sue spalle si scorgeva la vegetazione spiccare e specchiarsi sul cristallo che ora circondava le parti integranti della vecchia costruzione. Julia: Fine della storia, sei rimasto tu e il tuo mentore, anzi, penso tu sia rimasto solo Ailuj: Ohh, ora sicuro ti sentirai più forte.. – ironizzò sogghignando – ..parli di Sidan, non sento più la sua presenza, purtroppo devo darti ragione.. dannazione, questo cambia molte cose – iniziò a camminare intorno alla sorella – ora dovrò riorganizzarmi.. Julia: Sei una bestia, non piangi nemmeno colui che giudicavi un padre e un maestro.. Ailuj: Lui un padre? Sei una stolta sorellina, non hai capito che noi due siamo soli, nessuno è nostro padre, lui ci usava, io usavo lui, lui insegnava e io apprendevo, lui era contento del suo esperimento e io dei miei poteri. Lui voleva un’anima da avvelenare con la magia oscura e io gli ho regalato la mia in cambio di quello che sono.. e non puoi negare che ti sono superiore, Julia Lena: Perché vanti giudizi sui noi ‘poveri esseri comuni’ se tu sei anche peggio? Guardati, così attaccato ai desideri terreni più ignobili. Il potere, il potere sugli altri, sei un millantatore! Julia: Dice il vero fratello – il ragazzo oscurò il volto. Tracce di collera soverchiarono il suo sorriso da sobillatore – sei un debole individuo, proprio come tutti gli altri Ailuj avanzò di due passi verso la sorella: Io e te non possiamo coesistere, siamo incompatibili per antinomia.. se io sono potente tu cosa sei? – spinse la sorella a terra – se io sono calore, tu cosa sei? – si accovacciò vicino a lei - Sidan voleva unire te e me in una sola entità, ha studiato la formula per metà della sua vita, a che scopo secondo te? Julia: Perché era malato, chiaro Ailuj: Anche quello, può darsi, ma il punto è, se noi due eravamo destinati ad essere una sola persona, ora siamo come le due facce di una moneta incastrata negli abissi del tempo, dove la luce si rifletterà solo su un lato, l’altro è condannato all’oscurità per sempre – si voltò rapidamente dietro di sé, dove avvertì l’approssimarsi di fonti vitali. Xel: Forse era il caso di rimanere da parte fino alla fine dei giochi – il mercenario si fermò, scese da cavallo e aiutò Antip a fare lo stesso. Antip: Ailuj! Cosa stai facendo?! – zoppicò in direzione del figlio Ailuj: Andatevene o andrete distrutti come avverrà di lei se non fuggirà.. – indicò Lena – ..così tu non sarai legata più a nessuno.. – guardò la sorella – ..come me, vedremo poi se rifiuterai ancora di seguire la mia strada Julia: Ti volevo bene fratello.. – trattenne le lacrime e lo fissò con disprezzo puro – ma se farai loro del male, ti prometto che tirerò fuori tutto ciò che è malvagio in me, fino a che diverrà l’arma che ti distruggerà Lena: No! Non fare quello che vuole! Non capisci che vuole che tu l’odi!? Ailuj: Stai parlando troppo rossa – lanciò un fascio di luce e disintegrò l’albero dietro al quale si riparava la ragazza dalla chioma rossa. Xel corse a sollevare la sua compagna d’infanzia e la portò lontano dalla traiettoria di quel ragazzino esaltato. “Non è il caso di fare dell’eroismo Lena, lascia che se la vedano tra fratelli”, bisbigliò all’orecchio di lei. Lena: Come posso Xel, potrei non rivederla mai più! Antip si avvicinò al figlio, ignorando l’atteggiamento intimidatorio ed estraneo del ragazzo, “Figlio, perché stai facendo questo? Lui non c’è più, vieni via con noi, siamo ancora in tempo”, supplicò l‘uomo. Il ragazzo non si fece raggiungere né da quelle parole, né dal padre che l’amava e che tentava di avvicinarsi per abbracciarlo. “Io non sono tuo figlio, e neppure Julia, benché finga di esserlo. Noi siamo entità superiori in un corpo umano che in realtà non esiste perché frutto di arti magiche”, sorrise malignamente e si rivolse alla sorella, “È così facile da capire.. ma tu la pensi sempre allo stesso modo, sei così imperfetta, proprio come loro”, si voltò e corse via molto velocemente. Julia: Stai scappando!!! Torna indietro!!! Ailuj: Verrò a trovarti per l’ultima volta, sorellina, molto presto! Julia: NO! La faccenda finirà adesso!! QUI!! – lanciò un cristallo di ghiaccio contro di lui Ailuj fuse quella lama con un fascio di luce, “Cos’è tutta questa fretta?”, sghignazzò. “E va bene! Visto che hai tanta voglia di farla finita, andiamo, vieni avanti!!!”, indietreggiò lentamente fissando la sorella e sorridendo. Lena: Aspetta Julia!! Potrebbe portarti in un tranello!! Julia: Non vincerà lui, Lena, oggi è l’ultima volta che sentirete parlare dei gemelli maledetti! La giovane dai capelli rossi la raggiunse e le agguantò un braccio, “Fermati! Non puoi contro di lui, non riuscirai ad ucciderlo e lui ne approfitterà..”, disse con gli occhi appannati. Julia la guardò attentamente, le vesti strappate, il viso in parte livido e spossato, ma sempre quella espressione decisa che si esprimeva senza parole. Julia raccolse il viso dell’altra tra le mani e fissò negli occhi: Questa storia deve finire Lena, qui, oggi Lena: Neanche se te lo chiedo in ginocchio!? Per favore! Ailuj: Non hai più fretta? – blaterò camminando come annoiato Julia: Abbi cura di te, e se puoi occupati di mio padre, se io non potessi più farlo, XEL! Allontanatevi!! Via tutti!!! – spinse la ragazza tra le braccia di Xel e avanzò velocemente verso il fratello Lena: Che vuoi fare Julia!!!!! Lasciami XEL! Xel: Ti lascio! Ma tu resti qui con noi! Non possiamo fare nulla, non è cosa per noi, io non lancio fulmini dalla bocca e tu neanche che io sappia!!! Come pensi di difenderti!!! Vuoi fare da bersaglio!!?? – la ragazza abbassò la testa quando le lacrime iniziarono a venire giù Antip: È dura stare a guardare senza far nulla.. io non potrei sopravvivere alla morte di uno di loro Xel: Strano vecchio, perché il tuo figlioccio sembrava sereno a levarti di mezzo
Qualche decina
di metri più in là
Ailuj: Come pensi di superarmi? – rifrazioni della sua immagine si spostavano rapidamente davanti agli occhi della ragazza – attenta sorellina, tu non conosci la mia vera potenza Julia: Invece sì – richiamò l’energia bianca sulle punte di tutte e dieci le dita, non c’era da mirare, poteva solo sperare che almeno un colpo centrasse l’obiettivo dominante, doveva calibrare bene l’energia che rimaneva, c’era poca possibilità di colpirlo, quindi adoperò un attacco leggero. Ailuj: Avanti! La prima mossa a te! – dieci cristalli taglienti sfrecciarono contro le rifrazioni un istante dopo quelle parole – perfetto, era ora.. – il ragazzo assorbì l’energia bianca dentro di sé dissolvendo le lame La sorella rimase impressionata ma non tanto, “Immaginavo un tiro mancino, fratello” Ailuj: Perché era così debole il tuo attacco, che triste.. questo è tutto quello che sai fare? Devo insegnarti tutto da capo.. – lanciò contro di lei un fascio di luce distruttivo Lei lo bloccò con uno scudo di ghiaccio originato con ambedue le mani. Il ghiaccio dello scudo si fuse esattamente nel mezzo, una piccola scia luminosa lo trapassò e le strusciò un lato del mento, bruciandolo. Ailuj: Allora? Non sei in grado di assorbire la mia forza? Baah, poverina, avresti potuto se solo non fossi così debole ed irrazionale.. Julia: Parli troppo! Posso anche cancellarti un po’ per volta!! – puntò il pugno chiuso verso una delle rifrazioni e lasciò che un cristallo, grande e lungo quanto il braccio, sfrecciasse in quella direzione.
***
Da tutt’altra parte, dove l’atmosfera era decisamente più tranquilla, il carretto con Bree e Riff concluse il suo viaggio. Poco distante dal fiume, ai piedi di uno dei monti che si concatenavano, c’era un’unica casetta con il comignolo acceso. Un uomo dai lunghi capelli biondastri spaccava legna proprio davanti a loro. Sembrava a pezzi, si asciugò il sudore su un panno e senza accorgersi di altro fece ritorno in casa. Nello stesso momento uscì una donna dai capelli castani raccolti in una treccia, e con un secchio, “Manca l’acqua, vado al fiume un momento”, disse all’uomo intanto che si dirigeva dove aveva detto. “Mamma!! Mamma!!! Mamma!!!!!”, strillò Bree non appena riconobbe il volto della donna. Si lanciò giù dal carro impetuosamente, quand’ancora si stavano avvicinando. “Attenta!”, rimproverò Riff piazzando le mani ai lati del carretto che stava vacillando, “Questa cosa avrà un centinaio d’anni!” La donna posò il secchio a terra lentamente, sollevò la mano sugli occhi, per difenderli dai deboli raggi del sole, per scoprire se stava immaginando tutto o… Donna: Bree.. – mormorò con le labbra che le tremavano Bree: MAMMA!! – la ragazzina corse quanto più veloce poteva verso di lei, finché le gettò le braccia intorno alla vita. Il padre venne fuori un attimo dopo, attirato da quella voce. E vide. C’era la sua bambina, ed era esattamente come la ricordava l’ultima volta, il tempo sembrava non essere trascorso per lei. “BREE!!”, abbracciò la moglie e la figlia, “Papa!!”, chiamò la ragazzina, sfilando un braccio dalla vita della madre e afferrando anche il padre. Riff guardava da lontano, la pozione aveva funzionato, anche se non riusciva a capire bene fino a che punto. Lui non conosceva bene quella ragazzina, non poteva dirlo con certezza. “Sembrano felici.. adesso”, disse scuotendo l’ampolla dal liquido rosa, “Almeno tu sei servita a qualcosa di buono”, aggiunse. Dopo diversi minuti, i tre si separarono e Bree indicò Riff ai genitori con un dito. A quel punto lui iniziò a preoccuparsi, “Che avete da fissarmi tutti??”, pensò fra sé, “No! Non venite qui! No!!”, pensò ancora, guardando dovunque ma non verso i tre che si stavano avvicinando. Bree: Riff! Loro sono mio padre e mia madre! Vogliono ringraziarti!! Riff: Ma non è necessario, vedete, io ora devo scappare, cioè, devo andare ad aiutare alcuni amici nei guai Donna: Non potremo mai ringraziarti abbastanza. Uomo: Però possiamo darti qualcosa per il viaggio - la donna tornò in casa per prendere delle provviste per il salvatore della sua piccola Bree. Bree: Non puoi rimanere con noi un altro po’? – chiese lievemente malinconica Riff: Grazie ma.. i gemelli sono ai ferri corti e i miei più cari amici sono da soli in una guerra che è diversa e peggiore di tutte le altre che hanno affrontato Uomo: I gemelli, capisco, che sciagura per il nostro mondo Riff: Beh.. – pensò di non aggiungere altro, nonostante volesse difendere la sua amica dai capelli nivei - .. devo andare ora, verrò a trovarti Bree, se vuoi, se vi fa piacere Bree: Ma certo!!! – la ragazzina afferrò la camicia di Riff per tirarlo giù e dargli un bacio sulla guancia. La madre ritornò con una sacca tra le mani che consegnò a ragazzo, “Non è molto, ma ti può aiutare durante il viaggio” Riff: Grazie, ah.. scusate, vi spiace se lascio questa carretta qui? La trovo piuttosto scomoda, vorrei arrivare al più presto Uomo: Sicuro, pare un tantino vecchiotta.. è molto antica Riff: Potete farne ciò che volete. – sciolse le briglie del cavallo e montò su – Arrivederci!!! – dopodichè si allontanò al galoppo. Bree: Ciao!!! – salutò con il baraccio – mi mancherai AMICO! Uomo: Ha parlato dei gemelli, spero che prima o poi non saranno più un pericolo Donna: Già Bree: Quali gemelli? Io non ricordo nulla di questi che nominate.. Uomo: Due entità malvagie, uno dai capelli come la pece e l’altra candidi come la neve – la figlia rimase a pensarci su, investita da una confusa sensazione di assenza dentro di lei.
***
Sul colle,
giorno
Ailuj ricompose la sua energia nella forma originaria, ricollegando le rifrazioni, e afferrò il cristallo con le mani. I capelli si alternavano da nero a rosso nel tentativo di assimilare anche quella potenza. La sorella ne approfittò, lanciò un secondo cristallo, della stessa grandezza, con l’altro braccio. Ailuj: Dannazione! – appellò tutte le sue forze per deviare il cristallo che stringeva tra le mani ed evitò il secondo colpo per un soffio. Crollò sul terreno per riprendere fiato. Julia si avvicinò a lui, senza concedere nessuna tregua, lo colpì con un calcio allo stomaco, “Per quello che hai fatto a Lena!” Il fratello ruzzolò sull’erba, lei proseguì l’assalto. Rivestì i sui pugni di rigido cristallo e sferrò quelli al volto e all’addome dell’altro. “Ti detesto!”, gridò lei, mentre che lui sorrideva sprezzantemente, senza neppure preoccuparsi più dei colpi che raggiungevano il suo viso. Finché bloccò le braccia della sorella. Ailuj: Basta così. Non ti accorgi che i tuoi colpi sono troppo deboli paragonati al mio livello? – la spinse lontano con un’onda di luce lanciata da una mano, che la centrò in pieno, e si sollevò da terra con l’altra, strofinandosi poi il viso per levar via le tracce di sangue che rimanevano. Dopodichè scomparve, dirigendosi molto velocemente lontano da quei luoghi. Julia era sdraiata sull’erba, quasi senza forze, “Stai scappando..”, mormorò osservando il cielo che di nuovo si stava annuvolando. Poi vide un’ombra oscurarle la visuale, di un stazza considerevole, che l’afferrò per la maglia e la tirò su, caricandosela sulle spalle. Xel: Andiamo a cercarci un riparo Lena: Molto presto starai meglio – disse apprensivamente, e le sfiorò la mano che penzolava dalla schiena di Xel. Xel: Peccato che hai congelato quel vecchio torrione di pietra, ci si poteva proteggere là dentro dalla pioggia.
***
Altrove nella
regione, dove la pioggia era ancora domata dai venti
“Bree! Vieni a mangiare qualcosa!”, chiamò la madre dalla finestra della loro casa. “Come è cambiata.. dice che sta bene, ma penso non sia più la stessa di una volta” Il padre fissava la figlia attraverso una finestrella, lui la conosceva più di chiunque altro, bastava uno sguardo per capirla al volo e per comprendere che qualcosa non andava, molto prima della moglie. “È diventata grande, ed ha imparato a tenere per sé i suoi tormenti, come la maggioranza degli adulti. E non c’è nulla di più sbagliato”, disse lui. Pochissimo tempo dopo, la figlia entrò in casa. “Il cielo sta cambiando, i piccoli animali non hanno vita facile di questi tempi..”, tra le braccia aveva una giovane lepre selvatica, forse troppo giovane per sopravvivere da sola in quel mondo, quando la ragazza incontrò gli occhi inquisitori dei suoi genitori, aggiunse, “..l’ho trovata ai piedi di un ceppo, aveva paura, dovevo portarla via.. può rimanere qui?” “Certo figliola, c’è dell’erbetta che dovrebbe fare al caso suo, la mangia l’erbetta? Non sono esperta in materia..”, chiese la madre sorridendo. Bree: Sì, andrà benissimo – e sorrise anche lei. Il padre le si avvicinò, posandole una braccio intorno alle spalle, “Troviamo una sistemazione per il tuo amichetto” Donna: Sì ma fate alla svelta o la zuppa sì fredderà L’uomo l’accompagnò in una specie di ovile, costruito da lui stesso, che dava sul retro della casa. Là iniziò cercare, tra resti di legname, qualcosa di adatto per la piccola lepre, e intanto osservava la figlia. Lei sorrideva sempre di meno. Il padre si rese conto che non possedeva più l’allegria e la gioia di poche ore prima, per un attimo aveva sperato che il tempo non le avesse intaccate malgrado gli avvenimenti disastrosi degli ultimi anni. Uomo: Cos’hai Bree? Hai detto che hai perduto i ricordi degli ultimi tempi, allora cosa ti affligge? C’è qualcosa che non ci hai detto? Bree: Mi sento come se avessi una catena invisibile avvinghiata intorno alla caviglia, che mi impedisce di andare avanti. E nonostante non sia reale, non riesco a liberarmene. Uomo: Bree, io e tua madre vogliamo che tu torni ad essere la ragazza spensierata di una volta, e per qualsiasi ostacolo a questo, io farò ogni cosa per combatterlo. La lepre si stava assopendo tra le braccia della ragazzina, proprio quando una cesta, che faceva all’occasione, ruzzolò ai piedi dell’uomo, “È perfetta”, disse lui raccogliendola e sorridendo, e Bree accennò un sorriso lì di seguito. Uomo: Sai, ho sentito parlare di un’indovina che non ha mai fallito un colpo da quando ha iniziato il suo mestiere, pensi che dovremmo farle visita? Chissà che non possa fare chiarezza per la falla nei tuoi ricordi. Non abita proprio nei dintorni, però se ti può aiutare.. – la ragazza annuì mestamente mentre accarezzava la lepre.
***
Sul colle
– giorno
Pioveva. Era un temporale di quelli che seguivano a ruota per ore. Di ridosso alla vecchia costruzione in pietra cristallizzata, c’era una cavità causata dallo smottamento spontaneo di un lato del colle dovuto alle piogge incessanti. Non era uno dei posti migliori, ma sempre meglio che restare in ammollo sotto quei goccioloni. Xel: Viviamo nelle macerie di un mondo che continua a cadere a pezzi.. Antip: Un giorno le cose cambieranno, è come se tutto intorno a noi si stesse assestando per ritrovare l’equilibrio perduto durante quella pioggia di stelle Un po’ più indietro, sul fondo dell’incavatura, c’erano le altre due ragazze. “Deve farti molto male”, disse la rossa sotto voce, mentre osservava accuratamente la bruciatura circolare sull’addome della sua amica distesa a terra. “Un po’..”, mormorò questa senza aprire gli occhi. “Cercherò di portarti dell’acqua fresca”. Così stracciò un lembo delle sue vesti già a brandelli e si diresse verso l’uscita. Antip: Come sta? Lena: Non troppo bene – sporse lo straccio all’esterno, in modo che si imbevesse di pioggia Xel si avvicinò a lei, che non aveva quasi più nulla a coprirle le spalle, si tolse la maglia e la passò alla sua vecchia amica, “Mettila”, la ragazza sorrise e se la infilò lentamente. Xel: Ti ha toccata quell’essere? - Lena scosse la testa – ..sono felice di rivederti, stai bene? Lena: Sì – gli strofinò un braccio, sorridendo, e poi tornò dentro con lo straccio zuppo d’acqua. Lena arrivò da Julia, le sollevò di nuovo la maglia e coprì l’ustione con lo straccio bagnato, subito l’altra spalancò gli occhi ed emise un grido soffocato di dolore. “Scusa”, disse la rossa. Julia: No, grazie.. – richiuse gli occhi e cercò con la mano quella di Lena, e la Signora non la fece attendere un attimo, intrecciò le dita della sua mano destra con la sinistra dell’altra. E Julia si addormentò in quella posizione. Quando si risvegliò, non sapeva se era giorno o notte, vedeva solo un cielo tenebroso al di fuori del loro riparo. Lena era accanto a lei, e sembrava troppo stanca per svegliarsi da un momento all’altro. Però le loro mani continuavano a restare legate. Recuperata un po’ di energia, cambiò ancora il colore dei suoi capelli in corvino. E accarezzò quei capelli rossi. Ad un tratto riconobbe lo sguardo del mercenario puntato su di lei, si girò verso di lui. Xel: Che facciamo adesso? Julia: Al momento non mi riesce di pensare a nulla Xel: Proprio a nulla? Julia: Si accettano consigli Xel: Io e te, senza di loro.. – spostò gli occhi prima su Lena e poi su Antip, appisolato là vicino - ..possiamo risolvere la questione Julia: Tu devi restare con loro, per difenderli Xel: Credi a me, la Signora si sa difendere bene anche da sola – la bruna sorrise Julia: D’accordo Xel: Allora a tra poco, vado a cercare qualcosa da mettere sotto i denti, mi sembri deboluccia ora come ora, e credo che tu abbia bisogno di energie Julia: Tu mi sembri affamato invece, e mal equipaggiato per andare a caccia – si tirò un po’ su, posizionandosi mezza seduta, con la mano libera diede origine a tre pugnali di ghiaccio, e li passò a lui – vanno più veloce del metallo, fidati, non serve tanta forza per lanciarli Xel: Per la miseria.. ma non è che mi si sciolgono davanti ad una bestia inferocita? Julia: Cristallo perenne Xel: Hum? Julia: Non si scioglieranno mai Xel: Grazie – giocherellò abilmente con le lame – però, niente male ragazza, mi piacciono Julia: Di nulla - Lena si mosse nel sonno, stringendo il braccio della bruna. Xel: Non sono affari miei ma.. che hai intenzione di fare con lei? Julia: Parlarle Xel: Non credo che ci sia tanto da dire, tu vuoi lei e lei vuole te, una bella casetta e un po’ di felicità Julia aggravò l’espressione: Lei vuole me? Xel: È così. È innamorata. Julia: Sarebbe una bella favola Xel: Realtà, non favola.. una favola sarebbe trovare un cinghiale vivo e in buono stato con questo tempo del diavolo – si accostò alla bruna e le accarezzò i capelli – dille alla svelta quello che le devi dire – così andò via, e nel momento che uscì delle piccole gocce d’acqua gli caddero sul petto nudo – splendido.. – sussurrò sarcasticamente, constatando che non aveva smesso di piovere. Una voce irruppe nei pensieri della bruna “Non rilassarti troppo, non abbiamo ancora finito io e te. Sei ancora in tempo per passare dalla mia parte” ……… “Non rispondi?” ……… “E va bene, fai come credi” Lena: Julia? Julia!? – si era messa seduta e la fissava, senza lasciarle la mano Julia: Sì? Lena: Ti senti meglio? Julia: Sì, grazie a te.. - la rossa si sgranchì la schiena - ..senti Lena, dov’è che torni una volta che hai svolto le tue missioni? Hai una casa, un posto fisso? Lena: No, l’unico posto fisso che abbia mai avuto era la casa dove sono nata, mio padre e mia madre sono morti per mano dei distruttori, e la mia casa non esiste più. Io e gli altri ci fermiamo, fermavamo, un po’ qua e un po’ là. Ma che è successo a Bree? Perché non è con noi? Julia: Lei è tornata a casa Lena: ..tu l’ami vero? Julia: Sì.. – attese la reazione della rossa, questa pareva tranquilla, però la mano che teneva tra la sua la tradì, tremò - ..come una sorella.. – e sorrise Lena: Ah Julia: ..perchè amo un’altra persona – e un’altra scossa alla mano Lena: Oh Julia: E tu invece? Raccontami, c’è qualcuno? Lena: No – disse velocemente, e sempre velocemente si alzò da terra, lasciandole la mano – sai dov’è finito Xel? Julia non perse comunque il suo sorriso: Fuori a caccia Lena: Con questo tempo, si prenderà un malanno quel testone! Antip: Uhhhh.. la mia gamba – lamentò stirandosi sul terreno, la figlia si tirò su faticosamente e camminò verso di lui Julia: Posso fare qualcosa? Antip: No figliola, ti ringrazio, devo solo muoverla un po’. La tua ferita? Julia: Meglio, la Signora si è occupata di me per tutto il tempo – Lena arrossì, scostandosi più lontano per non farsi vedere.
***
Riff era appena ritornato alla locanda. Zuppo dalla pioggia. Il locandiere lo riconobbe al volo, “Ragazzo! C’è un messaggio per te, da parte dei tuoi amici. Hanno detto che devi raggiungerli a quella.. come si chiama.. quella cosa di pietra che sta sul colle, da quella parte insomma”. Indicò una direzione e detto ciò tornò rapidamente nella locanda poiché si stava bagnando. |