***Capitolo 7***

Sul sentiero che conduceva alla dimora della chiaroveggente

“Manca molto papà?”, domandò Bree, sempre trasportando tra le braccia la piccola lepre
“Ci siamo, a momenti.. come l’hai chiamata?”, domandò rivolgendosi alla bestiolina che la figlia accarezzava di tanto in tanto

Bree: Non so se è maschio o femmina.. – e sollevò la lepre per osservarle il bassoventre. Il padre fece cenno di consegnarla lui, e poi la esaminò, mentre la piccolina dibatteva le zampe posteriori, infastidita

“Non sta ferma un attimo, ma sembra proprio una femmina.. forse è per questo hahaha..”, la lepre lo colpì lievemente sulla guancia con una delle sue zampette, “Ahio..”

Bree: Dalla a me – la riprese con sé – devi averla spaventata con quelle tue manone

L’uomo sorrise grattandosi il mento, “Non è vero, non sono così grandi”, la figlia ridacchiò, poi lui chiese di nuovo, “Allora, come la chiami adesso?”

Bree: Ci devo pensare, devo pensare a un bel nome

“Siamo arrivati”, affermò poco dopo il padre, “Vuoi andare da sola, o vuoi che venga con te?”

Bree: Vieni anche tu

Quando giunsero a pochi passi dalla porta della dimora dell’indovina, questa venne fuori e tenne la porta aperta per loro, attendendo che entrassero. L’uomo le porse dei soldi, ma la donna li rifiutò.

“Ciò che volete conoscere è protetto da un sortilegio che io non posso infrangere, ci sono cose che non possono essere svelate, non insistete”, parlò la donna.

Bree: Ma chi?! Chi mi ha fatto questo!! Perché!!!?

“Una persona ha fatto uno scambio, con buoni propositi in mente”, pronunciò fermamente l’indovina.

“Ma cosa si può fare? Non fa altro che straziarsi tutto il giorno, pensavamo che voi potevate aiutarci!”, intervenne il padre.

Bree chinò il capo, non riusciva a comprendere. Perché doveva accettare qualcosa senza neppure conoscerla o averla chiesta?

“Il sortilegio che ti avvolge non permetterà mai a nulla che possa comprometterlo di avvicinarsi a te, ti proteggerà per sempre, solo il medesimo può annullare lo stesso”, concluse la donna allontanandosi verso l’esterno della casa, per cogliere una mela che cadde dall
albero in quel preciso istante.

La ragazzina castana la seguì fin fuori, con un peso sul petto che la schiacciava da giorni, finché non riuscì più a trattenersi ed iniziò a piangere. La donna parve non voler aggiungere altro. Il padre l’abbracciò, conducendola adagio sempre più lontano dai luoghi della chiaroveggente, la quale rimase a guardarli da lontano. “La catena che ti lega svanirà fanciulla, ma solo quando qualcun altro avrà preso il Suo posto”, disse senza che nessuno l’ascoltasse.

Più lontano, Bree e suo padre ripercorrevano la via verso casa - verso sera

“Figliola, immagina di trovarti da sola, con un’unica strada deserta di fronte a te e l’ignoto circondato da nebbia alle tue spalle. Cosa fai? Retrocedi nell’ignoto o cerchi di proseguire su quella strada malgrado sia deserta?”

Bree: ..vado avanti, provo ad andare avanti.. – si asciugò le lacrime e tentò di sorridere – non è così Neve? – sorrise alla piccola lepre che si agitava tra le sue braccia alla ricerca di una posizione migliore.

“Allora hai deciso, si chiama così?”, domandò il padre allegramente

Bree: Sì, penso che le calzi bene

***

Xel correva impugnando uno dei tre pugnali, stava inseguendo un cerbiatto, una specie più evoluta rispetto a quella originaria. Schizzava come il vento, e lui si sforzava al massimo solo per non perderlo di vista. “Per la miseria!!! Che razza di zampe hai, eh!??!!?”, urlava all’animale che si distanziava un poco alla volta, sempre più lontano.

Ad un certo punto il cerbiatto si fermò di colpo. Cambiò direzione scattando da un lato ancora più velocemente. “No! Fermooo!!!”, strillò il mercenario quasi inciampando per seguirlo.

Un braccio apparve improvvisamente da dietro un albero e afferrò Xel al collo. “Ahhhhufffffffff…”, era una stretta troppo forte, perfino per uno come lui

Ailuj: Eccoti qua – venne allo scoperto da dietro la quercia, sempre stringendogli la gola - sei veloce, ma non quanto il mio amico.. – ghignò osservando il cerbiatto che si allontanava rallentando l’andatura

Xel: LAsciamiiiiii bastarDoooooo! – infilzò il pugnale di cristallo nell’avambraccio dell’entità malvagia. Ma questo niente, come se l’avesse punto un insetto. Anzi, Xel osservò pietrificato come il pugnale di cristallo infilzato nelle carni del ragazzo veniva assorbito lentamente fino a scomparire senza lasciare traccia di alcuna ferita. “Grazie”, sghignazzò Ailuj, “Un po’ di energia in più fa sempre comodo, hahahaha!”, continuò.

Xel: Vuoi rapire anche me bastardo! Sai fare solo questo!!? – si sentiva morire, la morsa intorno al suo collo pressava e strozzava la circolazione della linfa, - ahff..!! Hhhaahhfff..!!!!

Ailuj: Non un fiato, o la tua situazione si aggraverà e ti ritroverai con un pezzo in meno, uh? – sorrise malvagiamente - E adesso ascoltami bene, devi portare un messaggio alla mia sorellina…

***

La Signora era uscita dalla cava, sedeva sulla terra bagnata. La pioggia aveva smesso da un po’ di cadere, ma ormai le nuvole non abbandonavano più il cielo, c’era posto solo per qualche sporadico e sottile raggio di luce che non era neppure sufficiente ad asciugare il terreno prima dell’arrivo di un successivo temporale.

La giovane mercenaria iniziò a tracciare delle lettere nel terreno, così a caso;        J U L I A
poi un attimo dopo provò a scrivere;      A I L U J
e di seguito cominciò a cancellare le lettere in comune;     J U L I A
  A I L U J
“Che diavolo..”, mormorò tra sé, “..sono l’uno l’inverso dell’altro!”

La ragazza bruna arrivò dietro le sue spalle silenziosamente, e Lena cancellò in un lampo i due nomi con la mano, appena in tempo perché l
’altra non li leggesse.

“Cosa c’è Lena..?”, disse l’altra sedendosi faticosamente vicino a lei, reggendosi sulle due braccia, senza piegare i muscoli addominali dove la bruciatura sanguinava ancora, pure se poco.

Lena: Nulla, preoccupata un po’ per tutto e sicura di niente.. chi ha scelto i vostri nomi, per te e tuo fratello?
Julia: Humm, penso mio padre, perché?
Lena: Così, mi chiedevo come mai sono.. lascia stare, fa niente, sono troppo curiosa – sorrise – fammi dare un’occhiata alla tua ferita.. – le tirò su la maglia con estrema prudenza, fino a scoprirle lo stomaco

Era ancora aperta, gocce di sangue vivo venivano giù molto lentamente, “Non puoi stare così, vorrei che avessi ancora quella pozione, che non l’avessi usata tutta per me..”, disse disperatamente la rossa, quasi con rabbia.

Julia: Non ti preoccupare, ci penso io a fermare il sangue – posò una mano sullo stomaco e lo rivesti di un sottile strato ghiacciato – AHHRG! – sentì una fitta pari ad una coltellata, il ghiaccio non poteva aiutarla stavolta

Lena: Sta ferma!! Così non guarirà mai, dovremmo fasciarla.. – così le prese la testa e la poggiò delicatamente sulle sue gambe, in modo che la bruna si distendesse – ..resta immobile, non dovevi spostarti affatto!

Julia: Ahg! .. Non mi sgridare, volevo solo venire da te
Lena: Mi potevi chiamare – disse accarezzandole i capelli – sarei venuta di corsa..

La bruna sospirò e chiuse gli occhi, respirava con difficoltà. La Signora si assicurò che non avesse alterazioni febbrili, e non smise di accarezzarle il viso e i capelli finché questa non si addormentò.

“Signora!! Non ci posso credere!!”, esclamò Riff facendo sobbalzare la giovane dai capelli rossi che non si era accorta della sua presenza.

“Mi è preso un colpo!”, sbottò la rossa, poco prima che il ragazzo la strinse in un mezzo abbraccio, gettandole le braccia al collo senza toccare la ragazzina bruna che riposava all’oscuro di tutto.

***

Più tardi, il cielo sempre velato di nubi grigiastre sembrava mantenere a stento un altro temporale

Xel si affrettava tra la vegetazione come meglio riusciva, sentiva ancora come la presenza delle dita di quell’essere intorno al collo, che lo soffocavano lentamente. Riprese la solita pioggerella fastidiosa, il mercenario stringeva nelle due mani gli ultimi due pugnali che gli aveva donato la ragazza e correva.

Man mano che si avvicinava alla cava udiva delle voci divenire sempre più distinte, ne riconobbe una che non sentiva da qualche tempo. Quando arrivò, Lena era lì davanti, sembrava triste e non ansiosa di compagnia.

Xel: Lé!

Lena: Ah, sei tu Xel, com’è andata..? – parlò fiaccamente senza alzare gli occhi da una pozzanghera che si riempiva di gocce d’acqua poco alla volta. Ma quando rivolse gli occhi al suo vecchio amico, non poté non notare un’abrasione a livello della gola, sembrava che qualcosa di rovente gli avesse avvolto il collo come una fascia – Che ti è successo!?

Xel: Quel bastardo del fratello della nostra amica.. mi ha colto di sorpresa.. – si massaggiò il collo – ..e mi ha detto di dirle una cosa, ma Riff è qui? Mi è sembrato di sentirlo..

Lena: Sì, è dentro con Julia e Antip, sta raccontando loro di Bree e..

Xel: E tu credi che non ci sia posto per te

Lena: Mi sento fuori luogo, non lo so perché, mi sento così e basta.. insomma, che voleva Ailuj? Che devi dirle?

Xel: Camryn exuviae requies.. che diavolo significherà non lo so, spero almeno che Julia lo sappia

Lena: Io posso dirti che Camryn era il nome della loro madre…

***

Julia: Riff, è molto importante per me, dimmelo, non farmi aspettare! – se ne stava sempre distesa a terra, in fondo alla cava, con un cuscino improvvisato dietro la testa.

Riff: Sì, era felice come una bambina quando ha rivisto suo padre e sua madre

Antip: Non ti agitare figliola, rischi di far riaprire la ferita – l’uomo le posò le mani sulle spalle

Riff: Non ti preoccupare, non credo esista una possibilità su cento che possa ricordare quella parte del suo passato – tirò fuori da una tasca l’ampolla dal liquido rosa – questa cosa è davvero efficace

Julia: Riff, quanta pozione rimane?

Riff: Abbastanza direi, forse più della metà – disse scuotendo l’ampolla – perché? A che ti servirebbe adesso?? Su c-cchi v-vorresti usarla??

Julia: Heheheh.. tranquillo, non su di te, su Ailuj. Padre aiutami a tirami su per favore. – Antip l’aiutò volentieri, poi le controllò la ferita

Antip: Per fortuna non sanguina più, ma devi coprirla con una benda

Riff: Ci penso io, ne ho una con me, vado e torno – prima di uscire dalla cava consegnò la pozione nelle mani della ragazza.

Xel: Ciao Riff, bentornato

Riff: Ehi! Xel!! – i due si abbracciarono – mi sembri dimagrito.. e messo male in generale, che mi sono perso?

Lena: Lascia stare

Riff: Signora, Lei ti voleva accanto, perchè sei scappata via? – tirò una sacca giù dal suo cavallo e la lanciò tra le braccia di Xel – qui c’è da mangiare.. – si girò di nuovo verso la rossa – allora? Che ci fai ancora qui?

Lena (fingendo di osservare il cielo): Meditazione.. - Riff le diede una benda e la spinse dentro senza permetterle di ribellarsi – ehi! Che razza di modi! Bastano pochi giorni di autogestione e tutto il rispetto se ne va a gambe all’aria! – disse mentre si allontanava da Riff che pareva divertito

Julia: Lena?

Lena: Ehi.. come va? – la bruna la guardò sorridendo e scrollò le spalle come per dire ‘sto come mi vedi’ – ti ho portato queste, da parte di Riff..

Antip si avvicinò alla Signora: Allora io aspetto fuori

La ragazza bruna prese le bende e si tolse la maglia, rimanendo così svestita dal collo alla vita. Lena si voltò così rapidamente da un’altra parte che rischiò di perdere l’equilibrio, “Se non ti serve aiuto, io andrei fuori..”

Julia: Beh.. magari, se.. – si stava avvolgendo le bende intorno allo stomaco e al seno – ..se mi aiuti a legarla sulla spalla te ne sarò molto grata

La Signora si voltò lentamente, non riusciva a trovare un punto fisso dove stabilizzare gli occhi li spostava freneticamente da un oggetto all’altro, stava arrossendo dall’imbarazzo. “Certo..”

Julia: Avvicinati allora.. perché te ne stai così distante, sembra che ti vergogni, eppure io e te abbiamo per natura lo stesso equipaggiamento – sorrise

Lena si schiarì la voce: ..girati, così..posso..legare..le..estremità..della benda – e così fece, anche se un’operazione così semplice non si mostrò tale, le tremavano le mani senza tregua

Fatto questo, la giovane dai capelli rossi voleva solo uscire da lì e prendere una boccata d’aria che potesse smorzare il fuoco che sentiva dentro l’anima. Però l’altra aveva altri pensieri per la testa.

Julia si infilò di nuovo la sua maglia e si legò i capelli con un laccio strappato da uno degli stracci che aveva attorno a sé. “Lena, avvicinati per favore”, faceva tuttora fatica a muoversi in piedi, andava appoggiandosi contro l’interno terroso della cava.

Lena: No fare sforzi! Mettiti seduta! – comandò la giovane afferrandole un braccio per sorreggerla
Julia: Aspetta un momento – sollevò la mano dell’altro braccio e accarezzò il viso della rossa, che si abbandonò completamente verso quel gesto, involontariamente
Lena: Perché mi stai facendo questo..? – coprì quella mano che le carezzava il viso con la sua – ti prego.. lasciami! – scacciò quella mano e si fece da parte

Julia: Aspetta, perché io non posso più aspettare – cercò di avvicinarsi - non andartene ora, lasciami prima mostrarti quello che sento per te – e la raggiunse abbastanza da stringerla e baciarla

E la giovane dalla folta chioma rossa rispose liberando tutto ciò che aveva custodito con difficoltà fino ad allora. In un breve ma definitivo istante. Ora c’era solo la paura che tutto questo non avesse un seguito. Che come uno specchio di cristallo in bilico, dove bastava solo un soffio più forte per mandarlo in frantumi,
non sarebbe durato a lungo senza un equilibrio stabile.

Si separarono, “Perché adesso? Che senso ha? Non amavi un’altra persona??”, chiese frastornata la rossa.

Julia: Questa persona, adesso, è davanti a me – accennò un sorriso – tu però non ti sbilanci mai, non mi parli se non per disegni di guerra, non mi guardi se non per vedere se sto bene. È stato difficile, ma sono riuscita a capirti lo stesso, vorrei tanto che fosse andata in modo diverso per tutte e due.

Lena sorrise con le lacrime che brillavano dagli occhi, “Ti amo”

Riff entrò nella cava e si frenò all’improvviso, quando vide le due abbracciate in tenere manifestazioni d’amore, arrossì. Ruotò il busto ed uscì alla svelta. Appena fuori, impedì a Xel di ripetere la sua stessa esperienza, “Non puoi entrare adesso!”

Xel: Come?
Riff: No!
Xel: E perché? Mica sarai impazzito?
Riff: No! È occupato, cioè, si stanno cambiando e tu sei di troppo!
Xel: Così si stanno cambiando.. tutte e due assieme? – scoppiò a ridere
Riff: Senti, basta, non si entra nessuno finché non escono loro, chiaro?!
Xel: Ahhh, forse ho capito.. Antip dove vai?

Antip: Volevo riportare gli stivali a Julia, non può camminare senza
Riff: Sì, ma dopo

Julia uscì in quel momento con la rossa che l’aiutava a camminare, “Xel, dille quello che hai detto a me”, parlò Lena.

Xel: Camryn exuviae requies

Antip: Cosa c’entra mia moglie??

Xel: Dovresti domandarlo a quel demonio.. scusa –  scosse la testa e la raccolse tra le mani – non fateci caso, non mi sento tanto bene – e si spostò più in là.

Julia: Ho capito, ci andrò e finirà tutto – si sedette a terra, infialandosi gli stivali donati da Bree
Lena: Dove vuoi andare, non ti reggi in piedi

Xel: La aiuterò io – s
inginocchiò vicino a Julia – tuo fratello può assorbire la tua energia sotto qualsiasi forma sia, non usarla su di lui o non avremo più nulla per difenderci

Julia: Grazie – si appoggiò al mercenario rimettendosi in piedi – andiamo Xel

Lena: Io non resto qui ad aspettare
Julia: Vieni se vuoi amore, ma sappi che io preferirei che tu restassi lontano da tutto ciò che può farti del male – la rossa le strinse la mano decretando la sua decisione

Xel: D’accordo, Riff pensa tu ad Antip, e tornate alla locanda da cui siamo partiti
Riff: Ma bravi, lasciatemi sempre da parte, non sia mai che possa aiutarvi! – ironizzò

Antip: Julia!
Julia: Padre – l’uomo l’abbracciò
Antip: Non mi lasciare figliola, tu e tuo fratello siete la mia ragione di vita
Julia: Lo so padre, non lo dimenticherò

***

Una volta, poco prima del disastro che aveva colpito e modificato quel mondo, vicino dove abitata Antip e la sua compagna, c’era una distesa verdeggiante pressoché disabitata. Completamente controllata dalla natura. E proprio lì c’erano le spoglie di Camryn. Vicino ma non troppo alla loro vecchia casa, lontano ma non troppo da qualsiasi centro abitato. L
ultimo posto dove si cercherebbe tracce di esseri umani.

Quel luogo si trovava al di fuori della mappa che aveva schizzato la Signora tempo prima. Julia proseguiva a memoria, era tanto che non vi tornava, ma a suo tempo non aveva mai mancato di farle visita.

Xel: Fermiamoci per stanotte – posò a terra il corpo addormentato della ragazza dai capelli nivei, non più neri; un modo per risparmiarsi

Lena tirò su la testa della compagna e fece in modo che stesse più comoda. Controllò le bende, non c’erano più macchie recenti di sangue. Tirò un sospiro di sollievo.

Xel si gettò sul terreno esausto, e da seduto accese un fuoco. “Quindi, alla fine, voi due vi siete unite..”
Lena: In matrimonio, ma che dici Xel?! – rise – ci siamo baciate, Lei mi ha baciata
Xel: Tu no?
Lena: Sì, ma quel che conta è che abbiamo parlato.. io non ce la facevo più, stavo andando in pezzi.. – toccò amabilmente i capelli candidi di Julia.
Xel: Almeno adesso non ti sentirò più dire, ‘lei non mi vuole’, ‘come sono triste’, ‘ci separeremo senza che lo sappia mai’ – imitò la voce della rossa
Lena: Non ci provare Xel! Io non ti ho mai detto così! – contrariò
Xel: Sarà.. notte Signora.. hehehehe..

Lena: Bahh! Notte linguacciuto.. – baciò al fronte della compagna – notte amore
 
Julia: Notte – incurvò le labbra in un sorriso divertito, aprì un occhio e vide quanto rossa era diventata la persona che amava infinitamente, e che adesso non diceva una parola ma restava immobile ad occhi chiusi, tremendamente arrossita.

***

Mattina, al di fuori della regione alpha

Ed era là. Arrivati. Una palude al posto delle praterie, un cielo grigio e tenebroso come al solito. “Come ti senti piccoletta?”, domandò Xel scompigliando la testa nivea della ragazzina. “Vitale”, sorrise lei.

Lena: Non vedo altro che acqua e fango, e fango e acqua.

Julia si scostò dagli altri due, che l’avrebbero aspettata, cercando con gli occhi la stele della madre, guardò a lungo ma non la vide.

“Perdi tempo, non c’è più”, parlò la voce roca e stizzosa del fratello.

Julia: Dov’è allora?!

Ailuj: Pufff.. - fece un gesto con le braccia, come per dire svanita, che irritò non poco la sorella - non guardami così, non é colpa mia, prenditela con le forze della natura

Julia puntò la sua mano contro il ragazzo e lanciò cinque punte di ghiaccio, dopodichè corse nella stessa direzione, protetta dall’azione delle lame che sfrecciavano contro di lui.

Il fratello assorbì facilmente tutte e cinque le lame, ma un nanosecondo dopo si ritrovò addosso la sorella. Lei gli immobilizzò le braccia a terra, trasferendo tutta la sua energia, attraverso le mani, per farne un blocco di ghiaccio durevole il tempo necessario per quello che voleva fare.

Ailuj: Sei un’
idiota sorellina, ti stai uccidendo con le tue mani – iniziò ad assorbire l’energia rapidamente, ma non abbastanza da impedire alla sorella di prendere la pozione dalla tasca e stapparla. Poi, con una mano reggeva la pozione e con l’altra congelò il viso del fratello fino al naso, e li la mantenne, mentre con l’altra versava tutto il contenuto rosa nella bocca di lui.

Ailuj si sentiva soffocare: AHHFFGGRRR! – si dimenò con tutta la forza, colpendo con un ginocchio la ferita appena rimarginata della ragazza

Julia: AHRGH! – cadde a terra, rotolandosi sul terreno dal dolore

Lena: JULIA!! – Xel le impedì di correre da lei
Xel: Vado io, non ti muovere!!!

Julia si trascinò sul terreno fangoso, c’era sangue che colava dalla sua bocca. Arrivò accanto al fratello inerme e fermo, con le labbra distanti tra loro per respirare. La ragazza toccò il viso del fratello eliminando il ghiaccio, poi lo stesso per le braccia. Ailuj appariva addormento, forse era finita sul serio.

Lei posò un secondo gli occhi su una delle sue mani, era trasparente. Gocce di sudore le scesero giù dalla fronte e si mescolarono al sangue sul viso. No aveva mai provato tanto terrore nella sua breve vita. “Sto scomparendo, sto scomparendo! Lena! Lena! LENA! No! Noooo..”

Finalmente Xel la raggiunse, “Julia!”,  la ragazza tremava come una foglia, nella sua mente martellava una frase, replicandosi all’infinito.

“Noi siamo entità superiori in un corpo umano che in realtà non esiste perché frutto di arti magiche”

                     “…non esiste…”

                                                                                                                               “…non esiste…”

                                                               “…non esiste…”

                                                                                                             “…non esiste…”

                        “…non esiste…”

                                                                                                                           “…non esiste…”

                                                                      “…non esiste…”

                             “…non esiste…”

Lena: Julia!!! – aveva seguito il suo compagno d’armi, senza ascoltare neppure le sue parole di avvertimento. La abbracciò. “Che succede Julia.. amore cos’hai? Perché stai tremando?!”

Julia sentiva la sua energia defluire, lentamente la stava abbandonando. Guardò le sue mani, erano di nuovo normali, chissà per quanto ancora. “Nulla amore, ho avuto paura di non farcela, ora sto bene”, si alzò e guardò il fratello, “Penso sia finita”.

Xel: La tua ferita peggiora, dobbiamo portarti da un guaritore.. sicura che ora quel demone è innocuo? – puntò il ragazzo disteso

Julia: Sì, credo – si asciugò il sudore gelido sulla fronte

Xel: Va bene, allora tocca a me – afferrò Ailuj e lo posò sulle proprie spalle – sarà meglio per te che non ci crei altri problemi – mormorò al tipo svenuto

Julia: Ti amo Lena, ricordalo sempre
Lena: È incancellabile nel mio cuore, nessuno può portarmelo via – la aiutò a camminare – ce la fai?
Julia: Sì, se mi aiuti sì – si sforzò di sorridere

***

Il giorno dopo, alla locanda – tardo pomeriggio

Una stanza con un solo letto, illuminata dagli ultimi deboli raggi di sole che penetravano tra lo spazio di una finestra aperta, insieme ad un lieve venticello. La ragazza dai capelli color neve giaceva lì, con gli occhi semichiusi. La ferita circolare sullo stomaco era avvolta in nuove bende che le rivestivano completamente il busto avvolgendosi su una spalla, come in precedenza, soltanto che stavolta c’era stata una mano esperta a compiere la medicazione.

Sollevò la mano per toccarsi lo stomaco, non le faceva più male. E quella stessa mano sfumò in trasparenza per due o tre secondi, inviando brividi gelidi alla schiena della ragazza. Se era la magia a darle vita, ora che la stava perdendo per essersi spinta troppo oltre in pochissimo tempo, che ne sarebbe stato di lei?

Lena entrò con una tazza tra le mani, “Ciao”, le sorrise, “Come va?”

Quel ‘come va’ le faceva sempre piacere, “Meglio”, rassicurò Julia, “Ailuj? Si è svegliato?”, chiese.

Lena: Sì, è con vostro padre – sorrise ancora – chiede di te, dice che non gli hai ancora mostrato l’ultima tua opera in legno che hai intagliato per lui

Julia lasciò scorrere due lacrime dagli occhi: È stato tanto, tanto tempo fa.. – sorrise anche lei – gli altri, tutti bene?

Lena: Sì, tutti bene, solo un po’ in pensiero per te

Julia si tirò su leggermente: Lena chiudi la porta e avvicinati

L’altra ragazza fece come le era stato detto, Julia inspirò profondamente e disse,
Vorrei che noi diventassimo un’unica entità stanotte

Lena non capì subito, ma l’espressione della compagna era chiara, sincera e infuocata di desiderio. “Ti amo Lena, lascia che te lo dimostri”.

Lena scosse la testa, “Non lo devi provare, io posso sentirlo, davvero, lo sento ora e l’ho sentito in quella cava”, divenne rossa.

Julia si alzò lentamente dal letto e accostò quasi del tutto la finestra, notò che adesso era il braccio a trasparire, poteva vederci attraverso come se fosse aria. Respirò affannosamente e tornò da Lena, che intanto era di spalle senza più vestiti indosso.

Julia le arrivò molto vicino, posando le sue labbra sulla schiena della rossa che rabbrividiva ad ogni contatto. “Ti amo Julia..”, mormorò la giovane dai capelli rossi abbracciandola e baciandola quasi con disperazione del tempo perduto nei giorni passati.

                           “…in un corpo umano che in realtà non esiste…”

                                                                                                                          “…non esiste…”

                                          “…non esiste…”

“Resisterà ancora, ancora qualche ora ti prego, solo qualche ora.. ti prego resisti solo qualche ora..”, supplicò tra sé la ragazza, fra le braccia della sua compagna in estasi.

***

Ailuj riposava al fianco del padre, sul suo volto un’espressione serena, non più corrugata dalla collera verso una condizione imposta. Era quasi l’alba quando il ragazzo si risvegliò, udendo il suono di una voce, nella sua testa.

Ailuj, non sei impazzito non ti agitare, mi riconosci vero?
Sì sorellina, ma perché mi parli così?
Non fare domande non ho molto tempo; tu sei quella faccia della medaglia sulla quale risplende la luce, tu rimarrai qui, ma io non posso più. Ti chiedo di amare nostro padre come abbiamo fatto da piccoli e di essere felice d’ora in avanti, anche per me. Oggi sei un’altra persona, non prendertela per tutto quello che ti diranno, poiché non è te che incolpano ma colui che faceva del male attraverso la tua immagine. Proteggi tu quelli che amo. Ti voglio bene.

***

Nella camera semibuia, la luce del giorno filtrava attraverso il piccolo spiraglio della finestra socchiusa, il vento spingeva con forza gli scuretti di legno, come se volesse rinfrescare l’aria opprimente in quella stanza.

Lena era distesa sul letto e stringeva delle bende nei pugni chiusi, talmente forte che le nocche delle mani erano prive di circolazione. Piangeva e aveva pianto da molto tempo oramai. Non c’era rimasto più nulla da versare, né dolore, né lacrime.

*Flashback*

Poche ore prima – stesso posto

Julia: Lena, devo andare

Lena: Come? Dove? – aveva appena trascorso la notte più bella della sua vita, ora perché non poteva restare così, perché quella sensazione, perché doveva spuntare qualcosa a distruggere tutto?

Julia: La mia energia si sta esaurendo, io non posso più esistere.. – a quel punto il suo viso era trasparente ad intervalli di tempo brevissimi

Lena: Julia.. - sentiva un nodo in gola terribile, riusciva a malapena a singhiozzare - ..non mi puoi lasciare ora – singhiozzò cercando di toccarla, ma la mano la attraversava, attraversava il vuoto

Julia: Ricorda quello che ti ho detto, è vero Lena. Ricordalo, anche se io non ci sarò più, quello che provo per te esiste davvero.. ti amo – un attimo dopo quelle parole scomparve ai suoi occhi.

*Fine flashback*

FINE

(Completata il 7/03/2005)

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