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Lena se ne stava sdraiata nel letto su di un fianco, con il viso incantato verso la finestra spalancata, ad osservare le luci del giorno che si attenuavano un po’ alla volta. Si chiedeva quando, e se, avrebbe rivisto sua sorella, i suoi adorati nipotini e anche suo cognato. “Monique.. non credo affatto che tu stia sentendo la mia mancanza.. anche se io non posso fare a meno di pensarti.. che stupida illusa sono stata..” Quando l’altra venne fuori dal bagno, dopo essersi vestita, la rossa teneva gli occhi chiusi. “Ehi?”, parlò adagio la bruna sedendosi vicino a lei che sembrava riposare. Lena: Cosa c’è? Julia: Vuoi sentire il resto della storia..? O se preferisci rimandiamo a domani, devi essere esausta Lena: Raccontami adesso, voglio sapere – si voltò verso di lei, rivolgendo gli occhi in quelli azzurri del tenente Julia annuì e si sistemò accanto a lei, con le mani tra la testa e il cuscino, una gamba fuori dal letto e l’altra piegata, che di poco strusciava vicino all’accappatoio della rossa. E contemplò la soffitta: “Il tuo nome, quello vero, quello che i tuoi veri genitori hanno scelto alla tua nascita, è Helen. Il tuo padre naturale era il presidente di una colossale industria High-Tech, tua madre naturale era una contessa..” Lena: Sono morti..? Julia: Sì – sfilò una mano da dietro la testa e la posò sull’altro lato del letto, accarezzando i capelli rossi – mi dispiace dovertelo dire proprio io.. un mese dopo la tua nascita, la famiglia di tuo padre venne ininterrottamente minacciata di morte, specie della tua. I tuoi nonni furono uccisi da un emissario, un killer come quello che hai incontrato stamattina. I tuoi genitori non volevano perderti, ma volevano proteggerti con ogni mezzo. Così ti affidarono ad un uomo di cui si fidavano ciecamente, doveva portarti al sicuro fino a quando non saresti potuta tornare. Purtroppo quell’uomo non tornò più, fu trovato morto ammazzato di botte il giorno dopo.. forse volevano simulare un’aggressione per sviare le tracce del tuo rapimento.. Lena: E io dovrei credere a tutto questo Julia: ..tua madre morì avvelenata da una cameriera che scomparve nel nulla lo stesso giorno, e tuo padre rimase da solo per un anno.. poi si uccise, così si disse, ma la realtà potrebbe essere molto diversa. E di Helen non si seppe più nulla per oltre vent’anni.. Una sezione speciale dell’esercito è stata informata del tuo rapimento, ci hanno messo un po’ ma alla fine ti hanno trovata, d’altronde era come cercare una singola persona in tutto il mondo partendo da misere tracce. E sembra che altre persone ti stiano cercando, forse le stesse di tanti anni fa. Non sono stata informata d’altro, sono un semplice tenente in fondo, non un capoccione.. La bruna scese dal letto e frugò tra alcuni documenti che teneva conservati in una delle tasche dei mimetici. “Questa è la foto dei tuoi genitori, e questa è una foto tua.. davvero molto graziosa”, disse sorridendo mentre le posava le foto sul letto. Lena osservò quelle foto attentamente, quel piccolo neo che spiccava dietro la sua schiena, il portamento dei suoi genitori fotografati in un giardino a lei sconosciuto, tutto troppo lontano dai canoni della Lena che era stata fino ad allora e che probabilmente continuerà ad essere. Julia: Capisco che non è facile, capisco anche che forse mi odierai adesso, ma io sto solo eseguendo gli ordini del comando.. forse la verità dovrai chiederla ai tuoi genitori adottivi, ne sapranno di più di me, spero… Lena sembrava interessarsi solo delle foto al momento, nient’altro delle parole che pronunciava l’altra. Beep Beep Beep Beep BEEP BEEP Julia si scansò di qualche passo e andò verso la finestra, rispose: “Comandi” “Tenente, ecco i nuovi ordini: Oltrepassare il confine Russo e raggiungere Helsinki entro domani mattina alle 10:00” “Ho bisogno di credito sulla mia tessera signore, è quasi esaurito” “Le monete?” “Smarrite in uno scontro” “Tutte?!! Tenente! Ha idea del loro valore?!” “Lo so, mi dispiace” “TENENTE!!!” “Comandi!” “…Ricaricheremo il suo credito stavolta. Chiudo!” Julia: Che tirchio.. Lena: Che succede? Julia: Nulla di importante, avevo delle monete d’oro neutrali, valevano in tutti i paesi.. beh le ho perse, hehehe.. prima di arrivare da te ho fatto diversi incontri, alcuni molto fastidiosi, lo stesso motivo per cui ho finito i proiettili DOT50 La rossa le porse le foto. Julia: Tienile, ti appartengono. Domani si riparte, meglio riposare.. – si gettò sull’altro letto e chiuse gli occhi Lena: Grazie per avermi salvato oggi. E scusami per le mie crisi di nervi.. da stamani mi sembra di stare vivendo la vita di un’altra persona Julia: Non fa nulla, posso capire, avrai tutto il tempo che ti serve per inquadrare la situazione - sorrise - buona notte Lena: Buona notte – chiuse la finestra, si tolse l’accappatoio, si infilò una lunga camicia (tra i vestiti che Julia aveva richiesto per lei) e poi sotto le lenzuola. Erano da poco le 22:30 quando la bruna guardò l’orologio da polso dalle lancette fosforescenti, l’avevano svegliata i lamenti della rossa che forse stava facendo un brutto sogno. “Lena, Lena..”, disse senza muoversi. Julia: Lena… – dopo averla chiamata altre quattro volte si alzò per andare da lei. Si sedette sul letto e le toccò una spalla, alla fine Lena si svegliò. “Sei tu!?” Julia: Sono io, sta calma.. mi sembravi in preda al panico - Lena si mise seduta coprendosi con le lenzuola. Julia: Ti porto un po’ d’acqua, ok? Lena: Grazie.. Julia uscì dalla porta lasciandola socchiusa, prese l’ascensore e scese al bar nella grande sala al pianoterra. Indossava i suoi soliti mimetici più la maglia riconsegnatale dalla rossa, ad ogni modo il barista la osservò incuriosito mentre lei gli chiedeva una bottiglia d’acqua. Intanto Lena era sempre più agitata dalle reminescenze del suo incubo, del tutto incentrato sull’individuo camuffato dalla lunga coperta grigiastra. Si alzò dal letto e prese una bottiglia di vino, poggiata sul ripiano inferiore del carrello lasciato dal room service. “È di questo che ho bisogno adesso..”, mormorò stappando la bottiglia. Il tenente tornò appena in tempo per assistere alla scena, la sua protetta si era scolata poco meno che mezza bottiglia, “No! Che ca**o stai facendo!”, corse da lei tentando di strapparle la bottiglia ma quest’altra la scacciò con una forte spinta. “Lasciami berEEE..!!”, continuò ancora con un paio di sorsi… Julia: Stupida! Dopo ti sentirai peggio!! – con un rapido strattone riuscì a sottrarle il vino dalle mani. Guardò la bottiglia da vicino, più di metà era andata. “Pazzesco..”, mormorò la bruna, e invece l’altra piagnucolava come se le avessero tolto un oggetto prezioso dalle mani. Ma poi ancora, Lena mutò stranamente espressione, assumendone una mai vista dal tenente in tutte quelle ore assieme, “Vieni qwuii..”, si spostò sul letto e diede tre colpetti con la mano sullo spazio che aveva lasciato vacante. Julia tornò a posare la bottiglia sul fondo del carrello, “Vuoi che dormo con te? Comprendo se hai paura dopo quel brutto sogno..”, asserì. Lena annuì lentamente e stirò le coperte con le braccia. Julia: E va bene.. - accettò coricandosi lì di fianco a lei, ma sopra le coperte. Lena: Ma così mi bloochi i moviimenti..! – rimproverò Julia: Spiacente, sei ubriaca e questo è il massimo che mi posso avvicinare – si voltò dall’altro lato e chiuse gli occhi – buona notte. Lena: Vorrà dire che mi sposssto iiio.. credevo di piacertiiii.. ssei una bugggiardA..! – borbottò sollevando le coperte dal suo lato e abbracciando la bruna. Julia: Lena.. – tolse il braccio della rossa da dietro le sue spalle – ..smettila! Domani ci dobbiamo alzare pre- Una mano della rossa si infilò al di sotto della sua canottiera, accarezzandole una zona dove la pelle era molto sensibile. Julia si lanciò giù dal letto, nonostante la rossa le tirasse la maglia quasi strappandola. Lena: Mi hai presooO in giro!!! Julia: Piantala! Non sai che dici!! Sei ubriaca!!! Lena la inseguì giù dal letto, poi iniziò a sbottonarsi la lunga camicia, la fissava, ma senza guardarla davvero. Oramai la ragione le veleggiava da tutt’altra parte. Julia: No e.. no e! NO E! Non ti avvicinare..!! – si coprì metà viso con una mano e camminò indietro alla cieca – ..torna a letto Lena, da brava! “CEeerto che ci torno, tu vieni con me però!”, la giovane sbronza dai capelli rossi avanzava verso di lei, accorciando i pochi metri che le dividevano, che dividevano un letto dall’altro. Lena: Adesso non sono abbastanza sexxxy per te?! – si fermò giusto ad un passo dal tenente, guardandola con gli occhi verdi annebbiati dall’alcool. Julia ne approfittò per afferrarla e scaraventarla sul letto dietro di lei, poi in fretta tirò la coperta dall’altro e la gettò sulla rossa che si lamentava e farfugliava frasi sconnesse. Dopo altri dieci minuti di lamenti si addormentò e smise di dibattersi, cosicché l’altra poté finalmente allentare la presa che l’immobilizzava sotto la coperta. Diverse ore dopo, il tenente crollò addormentata ad un angolo del letto, là vicino a Lena.
***
Hotel
Homega, 7:34 a.m. – Reception
Uomo accanto al bancone: Vorrei reclamare un episodio di schiamazzi e oscenità a danni del sottoscritto. Receptionist: E quando si è verificato l’episodio? Uomo: Ieri sera, fino alle 23 circa, non sono riuscito a prendere sonno per colpa loro! In un’altra stanza del medesimo hotel, erano scoccate le 7:40 da una manciata di secondi. Tutto taceva, fin quando la piccola ricetrasmittente ricominciò ad emettere quei segnali… Beep beep Beep beep Il tenente infilò automaticamente una mano nella tasca e tirò fuori il dispositivo senza aprire gli occhi, pigiò il pulsante a memoria: “Comandi..”, rispose assonnata “Tenente! Dove si trova?!” “..uhm.. a letto” “TENENTE!”, la bruna si tappò l’orecchio “Comandi!” “Si muova immediatamente! Ci sono dei cambiamenti da apportare al programma!” “Sono sveglia”, si mise seduta e si sfregò il viso sulla coperta Lena si stava smuovendo, aprì un occhio e vide: I) il tenente seduta pressoché tra le sue gambe, II) che la camicia che indossava era quasi del tutto sbottonata, III) sembrava che avesse dormito su una bancarella del mercato della domenica, IV) provava un dolore martellante alla testa. Intanto Julia proseguiva lo scambio di informazioni con il suo comando senza far caso: “Helsinki non va più bene, si diriga verso Tallinn, ci sarà un battello ad attendervi, ha circa 3 ore di tempo” “Ma che mi cronometra?” “TENENTE!” “Ricevuto!” “Chiudo!” Lena: Julia.. Julia: Ciao, come ti senti? Lena strattonò la coperta e scaraventò l’altra giù dal letto: Togliti subito da lì! Julia: Ahia! Che ca**o ti ho fatto!? Lena: Che ci fai sul mio letto!! – si toccò la fronte - Ho mal di testa.. Julia: Così impari a bere! – urlò alzandosi dal pavimento – e se dovesse ricapitare ti giuro che ti ammanetto e ti imbavaglio!! Lena: Sarebbe davvero un bel modo di proteggermi.. – ironizzò - E cosa avrei fatto poi? – chiese ingenuamente, mentre si massaggiava le tempie doloranti Julia: Lo vuoi proprio sapere? – e si avvicinò al letto – Lo vuoi sapere davvero?? Lena inarcò le sopracciglia: Non avrò mica cercato di ucciderti..? Julia: Avevi una voglia sfrenata di toglierti i vestiti, ti lascio immaginare il perchè! E poi ero io quella..! Lasciamo stare va.. Lena: Seeee, non ci credo – arrossì bruscamente Julia: Accetto il fatto che hai dei problemi al momento e che sei scombussolata, infuriata e tutto quanto, ma perché te la devi prendere con me!? Ca**o!! .. Meglio se lasciamo cadere le vicende di questa notte. Ci dobbiamo muovere, il comando mi ha riferito nuovi ordini, vestiti, io ti aspetto fuori – uscì e sbatté la porta. “Non posso aver fatto quello che dice..!”, pensò mentre scendeva dal letto, e camminando diede uno sguardo veloce all’altro di letto, era tutto uno squasso tra le lenzuola e il materasso che sporgeva al di sotto. “Mi pare di essermi coricata su di quello.. come ho fatto a finire su questo di Julia..? Non sono sonnambula..”, constatò sempre più arrossita.
***
Una casa
privata, Mosca, 9:00 a.m.
Uomo: Mamma, mi dispiace se abbiamo fatto irruzione in casa tua senza avvisare, non sapevo dove portarli – l’uomo spinse leggermente i due bambini verso la nonna Nonna: Non preoccuparti, poveri piccoli.. – prese per mano i nipotini – ora vi porto una bella torta, andate a vedere i cartoni alla TV intanto, così vi distraete L’anziana li lasciò davanti la porta del soggiorno, entrò e accese il televisore, scegliendo un programma adatto a loro. Leon e Stefy si guardavano a vicenda senza dire niente. Il padre era di nuovo al telefono, discuteva con il suo capo per ottenere una pausa d’emergenza dal lavoro. Stefy: Stanno facendo Duffy.. – indicò il televisore
Parte
II
Le due
scesero alla reception, il tenente con un volto crucciato e
l’altra con le guance arrossate. Julia consegnò
velocemente all’addetto
la sua
tessera magnetica e attese il saldo del conto.
Receptionist: Lo sa che la sua carta di credito è davvero unica? Non credo di averne mai viste così Julia si guardava in giro di tanto in tanto, “È una nuova tipologia”, guardava le persone, quello che facevano. Il receptionist le restituì la tessera, “Lo sa che il cliente nella stanza affianco alla vostra si è lamentato di aver sentito dei ‘rumori’ stanotte? Che avete fatto lei e la sua amante?”, si avvicinò e le sussurrò all’orecchio, “Qualche giochino sadomaso?” Julia gli afferrò il colletto della camicia e lo tirò verso il bancone: Come ha detto scusi?! Receptionist: Che diav.. Non ho detto nulla!! Mi lasci! – la bruna lo lasciò di colpo, poi acciuffò la mano di Lena e si avviò verso l’uscita. La rossa, che aveva sentito tutta la conversazione, ebbe l’ennesima conferma di quello che aveva combinato quella notte. “Scusami, perdonami”, mormorò. Julia: Di che parli?! – chiese stizzosamente, quella mattina aveva sbalzi pesanti di umore Lena: Scusa! Non berrò mai più! Julia sorrise leggermente: Fa nulla, e poi.. non è che mi sia dispiaciuto più di tanto.. Lena: Lo sapevo! Non vale la pena scusarsi con una come te! – il tenente si fermò e le poggiò una mano sulla spalla Julia: Scherzavo, non parliamone più, intesi? Lena: D’accordo… Tanto per dirla tutta, avrei scommesso che tu eri un tipo da approfittarsi della situazione, non prendertela Julia: Nooo, e perché mai dovrei prendermela!? Mi stai solo dicendo che sono senza scrupoli in fin dei conti, e io dovrei prendermela?? Continua che non mi offendo! Io sono fatta di marmo, sia dentro che fuori.. dì pure tutto quello che pensi! – disse sarcasticamente accelerando il passo e lasciando la rossa indietro. Lena: Scusami! Io.. Julia: Lasciamo stare ho detto!!! D’ora in avanti solo rapporti di lavoro, basta cercare di diventare amiche! Tanto con te mi ritorna tutto contro come un boomerang!! Lena: No! Daiii scusa! – le tirò un orlo della maglia e l’altra iniziò a camminare più velocemente – Eddaiiii perdonami! Non dicevo sul serio!! Lo giuro!!! Julia: Non giurare per sciocchezze. Lena: Mi perdoni? – sussurrò Julia: ..ma sì, ho avuto a che fare con gente molto peggio, posso sopportare anche le malpensanti come te Lena: Ok.. siamo pari – disse con una pacca sulla spalla della bruna crucciata, poi la osservò un attimo e scoppiò a ridere – Ahahaha!! Che faccia strana che fai quando ti arrabbi!
***
Presero un taxi, sostarono brevemente a San Pietroburgo e dopo venti minuti superarono il confine per l’Estonia. Allo scadere delle tre ore erano giunte alla meta designata. “Tenente K45, rapporto” “Siamo qui a Tallinn” “Perfetto, ora ascolti bene cosa deve fare: Dirigetevi al borgo medievale, verso la costa, un battello è lì ad attendervi, non ce ne sono altri oggi, si riconosce facilmente. La parola d’ordine è ‘Chimera’, la risposta, ‘Artiglio del diavolo’. Ci sono domande?” “Dove ci porta il battello?” “Le verrà comunicato a bordo, altro da chiedere?” “Posso contestare le parole d’ordine?” “No. Chiudo” Julia: Andiamo Lena, si riparte – la prese per mano e si avviò al porto Lena: Dove si va di preciso? Julia: Non lo so ancora, ma non ti preoccupare, se abbiamo fortuna gli uomini che ti cercano non ci troveranno qui. Lena: Voglio una pistola! – gridò, dimenticandosi di stare camminando su una strada pubblica con non poche persone. Julia: Aehm! – vide che un gruppo di marinai le stavano osservando - Non gridare..! Ti pare il luogo adatto..! Lena: Voglio potermi difendere, dammi un’arma! – insisté Julia: Ho capito! Ma ne parliamo dopo! Possibile che tu non abbia un briciolo di accortezza?! Lena non le diede ascolto, guardò altrove piuttosto: È quello il battello? – indicò un’imbarcazione attraccata, diversa dalle altre e alquanto solitaria Julia: Sembrerebbe.. – andò avanti per parlare col timoniere – ..chimera Timoniere: Che? Julia: Niente, non fate caso, ho sbagliato persona, scusate Un marinaio si avvicinò alla bruna: Artiglio del diavolo? Timoniere: No, la ragazza ha detto chimera – disse all’altro Julia: Non si preoccupi.. – salutò il timoniere e tirò da parte il marinaio, sottobraccio, sussurrandogli – ..chimera Il marinaio era un uomo sul metro e ottanta, occhi scuri, capelli bruni pettinati con la classica riga a ¾, “Artiglio del diavolo, ti aspettavo K45, dov’è la ragazza?”, la bruna indicò la rossa alle sue spalle e l’uomo annuì, “Salite a bordo e seguitemi.” Julia: Vieni Lena… - chiamò la rossa che sbirciava intorno all’imbarcazione.
***
In
una cabina del battello, poco dopo che questo aveva levato
l’ancora
Marinaio: …allora, ricapitoliamo, il tenente K45 per adesso non esiste, la signorina sarà un sua amica che l’accompagna per tutto il viaggio e lei tenente diventerà uno studente di lingue che va nell’Europa dell’ovest appunto per ragioni di studi. – indicò con un dito Lena – Lei è l’amica – e indicò Julia con un altro dito – lei è lo studente di lingue, chiaro? Julia: Non ho capito bene, perché io dovrei diventare Lui..? – domandò nervosamente Marinaio: Perché la signorina difficilmente potrebbe passare per un uomo, mentre lei.. – il tenente lo guardò minacciosamente - ..così non darete nell’occhio, e deve cambiarsi, la divisa la metta via finché non attracchiamo in Germania Lena: Germania?? Marinaio: Esatto, lì riceverete altre disposizioni dal comando Julia: Quanti giorni dura il viaggio? Marinaio: Circa cinque, si renderà conto che questa imbarcazione non è una nave con motore da crociera e che l’abbiamo scelta per evitare che veniate attaccate spostandovi per terra Lena si ritirò da parte mentre i due parlavano, “Non voglio andare così lontano..”. Julia: Lena? Ti senti bene? Sei pallida.. non mi dire che soffri il mal di mare..? Sarebbe un guaio.. Lena: Non so per quanto ancora posso continuare così Julia, senza fare altro che scappare, la mia famiglia.. mi staranno cercando, saranno preoccupati, mi sento in colpa da morire.. – iniziò a piangere La bruna la abbracciò, “Se li chiamassi ti sentiresti meglio?” Lena: Certo che sì, che domande.. Julia: Allora lo farai con la mia ricetrasmittente, e Dio ce la mandi buona.. rischio di perdere il posto ma non voglio più vederti così triste – Lena le baciò una guancia come segno di riconoscenza – ..ehm.. dunque, sai, questo apparecchietto può ricevere sia onde radio che funzionare come un semplice telefono, sempre su una linea criptata. Dammi un numero di cellulare.. Lena: Quello di mia sorella – riferì le cifre e la bruna chiamò Julia: .. non è attivo, risponde la segreteria Lena: Quello di mio cognato allora…
Mosca, appartamento della
nonna - 3:00 p.m.
Stefy riconobbe il trillo del cellulare del padre, saltò dal divano, afferrò il telefono da sopra un mobile e saltellò dal padre: Papà! Papà! L’uomo rientrò dalla terrazza e prese il telefono dalle manine della figlia. “Lena! Dove diavolo eri finita!!? Ho chiamato la polizia!!” Lena: Scusatemi, è una storia troppo lunga da raccontare al telefono, ma non posso tornare, voi come state? “Iya è in ospedale, c’è mancato poco che morisse!”, così il cognato le raccontò gli ultimi fatti avvenuti alla loro famiglia nei successivi cinque minuti di conversazione.
***
All’interno di una cabina, casualmente con i soliti due lettini. Su uno di questi stava sdraiata la giovane dai capelli rossi, studiava una cartina geografica della Germania, ma mentre osservava città per città, ripensava che le ragioni per cui la sua famiglia stava rischiando di essere uccisa scaturivano da lei medesima. Iya era in ospedale, i suoi nipoti forse sconvolti per tutta la vita, il cognato che le rimproverava giustamente di essere sparita senza lasciare tracce, i suoi genitori che le avevano nascosto una verità fondamentale. E lei che non sapeva neppure come faceva a trovarsi su quel battello, con un tenente-ragazzina dal cognome che assomigliava al codice di serie di un elettrodomestico… Ma che almeno aveva l'aria di volerla proteggere a tutti i costi, anche da sé stessa…
Sul
ponte dell’imbarcazione, 6:35 p.m.
Vicino al bordo del battello, il marinaio stava chiarendo le ultime raccomandazioni al tenente ‘in borghese’ che stava quasi esplodendo dal disagio che provava; non faceva altro che ticchettare nervosamente le dita da qualche parte. Marinaio: Guardi, a bordo non ci sono molte persone per fortuna, però stia attenta ai suoi gesti, al tono che usa, ai discorsi che fa, al modo in cui cammina.. Julia: Ho capito, dannazione..! Ma perché a me..!!? Marinaio: Probabilmente, se lei fosse stata un uomo l’avrebbero fatto vestire da donna.. – e ricevette in cambio un’altra occhiataccia dalla bruna - ..non se la prenda troppo collega, sono gli incerti del mestiere.. Una ragazzina sedicenne, seduta ad un tavolino lì all’aperto insieme ai genitori ed il fratellino, osservava da un pezzo con un certo interesse il ragazzo in pantaloni, camicia, giacca, cravatta e con i capelli luccicanti dall’eccesso maniacale di gel, che discuteva con un marinaio di chissà che cosa, si domandava lei curiosamente. Julia: Lo sa cosa sto pensando in questo momento?? Marinaio: No Julia: Che mentre io sto facendo l’idiota conciata così, davanti a tutti per giunta! Lena è senza scorta! Marinaio: Già, ha ragione, vado io – colpì leggermente la schiena del tenente e tornò sotto coperta - niente ca**ate Dopo aver farfugliato qualcosa di offensivo al marinaio, che se n’era appena andato, si voltò dall’altro lato e vide quella ragazzina che si stava alzando, “No e..”, pensò la bruna vedendola dire qualcosa ai suoi genitori, poi di seguito la vide camminare verso di lei, “No e!!”, pensò ancora frattanto che la ragazzina le si avvicinava sempre di più. La ragazzina si spostò i lunghi capelli neri che cadevano sulla sua blusa dietro la schiena, “Ciao”, salutò con un sorriso appena accennato. Julia: Ciao – gravò la voce, si girò subito verso il mare Ragazzina: Non ti va di conoscerci? Julia la guardò in viso, “Ma guarda se mi doveva capitare anche la mocciosetta di turno!”, brontolò fra sé, prima di dire, “Se ne hai voglia, il tuo nome?” Ragazzina: Marianna! – esclamò entusiasta Julia: Io, Juliannnnnn.. molto lieto Marianna: Who! Piacere mio Juliannnn – rise e le strinse la mano – che fai di bello qui tutto solo? Julia: Ammiro il mare.. tu invece ti stai annoiando, indovinato? Marianna: Prima sì, chiunque si annoierebbe a sentir parlare i miei genitori degli affari loro – e la ragazza si appoggiò sul bordo proprio accanto a ‘Julian’ Julia: Beh.. – fece finta di guardare l’ora ma notò di non avere un orologio, dato che l’aveva lasciato in cabina, così finse ancora di accomodarsi il polsino della camicia, così facendo staccò per sbaglio uno dei gemelli, questo cadde sul ponte e rotolò per un metro sotto gli occhi esterrefatti del tenente – ma ca**o..!! – mormorò Marianna: Aspetta.. – lo raccolse lei – te lo rimetto apposto io – disse sempre sorridendo, afferrò quindi il braccio del ‘ragazzo’ – sta calmo! Sei così agitato.. se ti muovi non ci riesco Julia: Grazie.. – mormorò un’altra frase incomprensibile Marianna: Uhm? Julia: Niente Marianna: Ecco, finito, ti lascio non aver paura, però sei troppo timido.. Julia: Paura di che..? Timido io? – qualcun altro si stava spostando verso di loro - ..mi sembra che tuo padre stia venendo qui – infatti l’uomo stava avanzando rumorosamente proprio da quella parte Marianna: Nooo.. che rompipalle Uomo: Marianna! Non dare confidenza ai vagabondi!! Julia: Ehi! Marianna: Ma papà! Smettila! Ogni volta a farmi fare brutte figure! – si nascose dietro al ‘ragazzo’ L’uomo afferrò un braccio di ‘Julian’ e lo scaraventò da parte: Sta lontano da mia figlia! Julia: È pazzo.. – affermò senza alterarsi L’uomo tentò di colpire il ‘ragazzo’ con un pugno ma lo mancò, rischiando di finire in mare dallo slancio Marianna: Papà!! Che ca**o!!!?? – si voltò per cercare soccorso, ma oltre a loro tre non c’era anima viva, tutti scomparsi quando si cerca aiuto. Il padre della ragazzina cercò ancora di colpire il ‘vagabondo che molestava la figlia’, ma questo sviava ogni attacco semplicemente scansandosi, l’uomo sembrava un po’ brillo. Julia: Mi sta stancando, la smetta! Uomo: Zitto!!! Marianna: Papà sei un coglione! Lui e io non abbiamo fatto niente!! Uomo: Zitta!!! Julia: Io me ne vado – iniziò a camminare per scendere alla sua cabina Marianna: Aspetta! – le afferrò un braccio – non mi puoi lasciare con mio padre!! È fuori di sé! Julia: E io che posso farci? Sbucò la moglie da sotto coperta: “Marianna! Caro! Ma cosa fate ancora qui? È ora di cena!” Uomo: Con te facciamo i conti dopo! Julia: Sì signore! - ironizzò Marianna lasciò il braccio e le strizzò un occhio, “Ci vediamo bellissimo, non sparire” Julia li vide scendere sotto coperta, sospirò. Era ora di andare a controllare come se la passava una certa rossa. |