Parte I  Parte II

***Capitolo 3***

La giovane dai capelli rossi non era uscita per cenare, non si era spostata dalla sua cabina per tutto il pomeriggio durante il primo giorno di viaggio. Erano circa le 8:30 di sera, era a letto, udì all’improvviso una voce da fuori la porta, “Lena, sono io, sto entrando..”

Lena: Entra
Julia chiuse la porta: Ti ho cercata nell’altra sala, sei rimasta qui per tutto il tempo?
Lena: Sì, non mi va di uscire fuori
Julia si gettò sul suo letto: Sapessi.. ho incontrato un uomo fuori di testa e sua figlia poi.. un tormento..

Lena: Ti sei divertitO? – scherzò – sei carino, così elegante, avrai fatto colpo
Julia: DivertitA per niente!

Lena tornò seria: Julia, ti devo dire una cosa..
La bruna si avvicinò a lei, sedendosi sull’altro letto: Dimmi
Lena: Ho paura di diventare paranoica, ma sento rumori ovunque, da quando sono qui dentro, mi è successo più di una volta di sentire cigolii vicino alla serratura..
Julia le posò una mano sulla spalla: Quel marinaio? Dov’è? Doveva venire da te
Lena: Non lo vedo da quando siete usciti da qui tutti e due
Julia: Come sarebbe!?

Lena: Credevo foste assieme!
Julia: No! Maledizione! – prese il soprabito della rossa e glielo posò sul letto – andiamo a cercarlo, vieni con me, non ti lascio qui da sola

Uscirono sul ponte. Nessuno in giro. Si udiva solamente il fragore delle onde del mare in collisione con lo scafo e il rumore del propulsore. “Dove si trovano gli alloggi dell’equipaggio?”, domandò Lena intelligentemente. La bruna le gesticolò di seguirla, così scesero nella stiva. Il tenente accese un accendino per illuminare le scale che dirigevano verso il basso, e l’altra le camminava dietro. Arrivarono di fronte ad un portello, la prima ad avanzare girò il sistema di blocco e aprì il portello. Lena iniziò a respirare affannosamente, si guardò intorno nella sala macchine illuminata da lampade di massimo 40 watt dal riverbero giallastro, “Julia?”

Julia: Sì? – rispose sottovoce
Lena: Ma che stiamo facendo qua sotto? Non c’è nessuno.. a parte lo strepitio del motore

La bruna arrestò i suoi passi, “Aspetta, sento qualcosa..”, subito a Lena venne la pelle d’oca.

Julia: Sembra un gocciolare costante, lento.. qua vicino  - si mosse tra il complesso di ingranaggi, la rossa le andava sempre dietro.

Ancora pochi passi in avanti e assistettero a qualcosa di inesplicabile e raccapricciate, qualcosa a cui una persona debole di stomaco non poteva assistere senza esternare danni collaterali
. Delle gocce di liquido rosso piovevano dalle dita di una mano il cui braccio, immobile, era semi-intrappolato fra gli incastri di un meccanismo inattivo. Si vedeva questo braccio sporgere lateralmente e nient’altro, sembrava quasi facesse parte del congegno in cui era prigioniero.

Lena sgranò gli occhi impietrita, il tenente a corto di fiato si domandava chissà quale orrore si nascondeva dall’altro lato della scena, se quel braccio era tutto ciò che rimaneva di un essere umano oppure c
’era ancora speranza, finché una mano le afferrò il polso e la fece sobbalzare sul posto, si voltò e vide la rossa che la stava tirando dal lato opposto. “Vieni via, non proseguire!”

Julia: Ma qualcuno dovrà farlo prima o poi.. tu puoi rimanere qui, non mi devi seguire per forza
Lena: No!
Julia: È il mio lavoro Lena, e adesso me lo devo tenere, ho scelto io di vivere così, ho avuto l
a possibilità di scegliere.. altrimenti ora sarei dietro ad una cattedra in qualche scuola, ad insegnare ad una ventina di bambocci moccoloni, come mia madre e come mio padre e come mio fratello.. - quasi le veniva da ridere - ..e con tutto il rispetto, quella non è la mia vita

Lena ascoltò senza capire davvero di che scelta parlasse, aveva il sospetto
che non si trattava solo di lavoro; le liberò il polso rabbiosamente e si voltò in direzione dell’uscita della stiva, distante dal tenente che intanto si avvicinava a quel braccio. Mai una volta che le persone che l’affiancavano si fidassero del suo senso del pericolo. Poi qualcosa di freddo le toccò una guancia, un attimo dopo si rese conto di avere il gelido metallo di un’arma da fuoco che le premeva parte del viso. Una figura schizzò fuori rapidamente da dietro un marchingegno là vicino e sorrise cupamente.

“Cammina verso di me senza fiatare o siete morte”, parlò la voce roca del tipo. Quando Julia udì il suono di una voce estranea, era troppo tardi. “Voltati da questa parte tenente! Credevi non ti riconoscessi vestita da damerino..?”

Julia si girò: Sei uno di loro?!

“Poco importa chi sono.. non ci rivedremo più”, continuò lui.

Juia: Può darsi, io di certo non verrò a cercarti all
inferno.. – con la coda dell’occhio osservò brevemente che la mano inerme di prima stava muovendosi, le si gelò il sangue.

Lena: Cosa vuoi da me..? – pronunciò con un filo di voce all
’uomo dietro di lei

Il tipo alzò l’arma sino al collo della ragazza e le strinse la vita con l’altro braccio, fissando attentamente i movimenti del tenente, anche solo il suo respiro. “Voglio la tua vita Helen, e grazie a te avrò anche quella del tenente”

Julia si spostò di un passo alla sua sinistra e l’uomo premette la pistola contro il collo della rossa finché questa gridò. “Non ti muovere tenente, getta tutte le tue armi o lei muore subito”

E la bruna sollevò le mani in segno di resa,
mosse lentamente la mano sinistra alle sue spalle fino a raggiungere, afferrare e lasciar cadere la sua 9 mm, spingendola poi dietro di sé con un piede.

Uomo: Tutto lì?

Julia: Tutto qui, puoi perquisirmi se non mi credi – sollevò di nuovo le mani

Uomo: Non ci penso neppure, ti credo sulla parola, ora in ginocchio – la bruna obbedì, inginocchiandosi davanti agli occhi della rossa, che scintillavano di un verde intenso, forse paragonabile all’ultima fiammata di una candela che va spegnendosi.

Uomo: Addio tenente – sparò un colpo, ma non aveva previsto il tempestivo slancio di Lena, una gesto che spinse l’uomo a terra insieme a sé stessa ma che deviò notevolmente la gittata del proiettile, infatti strusciò appena il tenente.

Julia era a terra inerte, tuttavia, c’era un’altra mano che impugnava la sua 9 mm.

“Finirai in pasto agli squali! Sicario di me**a!”, esclamò il marinaio sparando e centrando il torace dell’uomo che teneva la rossa in ostaggio.

Uomo: Tu eri morto… - spasimò esalando l’ultimo respiro, Lena scattò in piedi e si allontanò dal cadavere, fissando la bruna che stava rialzandosi da terra con una riga di sangue che le scorreva lentamente lungo il viso.

Il marinaio
si raccolse al petto l’altro braccio straziato proprio dagli incastri di uno degli ingranaggi del motore che avviava il battello, Ho finto.. bastardo, avresti dovuto controllare meglio..

Julia: E meno male che hai solo fatto finta.. – Lena le porse una stoffa
Lena: Stai sanguinando
Julia: Non solo io – osservò il braccio sfregiato del marinaio
Lena: Lo so, ma a lui non basterà un fazzoletto.

Marinaio: Non vi preoccupate, è una ferita meno seria di quello che sembra e che dura il tempo di una notte, domani starò meglio. Filiamo subito, prima che scenda la cavalleria qua sotto, con tutto il rumore che abbiamo fatto

Julia prese la stoffa dalle mani della giovane rossa e si asciugò il sangue, con l’altra mano la abbracciò, sembrava ancora scossa. “Grazie per avermi protetta..”, sorrise appena, “..questo vuol dire che almeno un po’ ci tieni a me..”, Lena arrossì. “Esci prima tu e vai di corsa in cabina, io aiuterò lui”, concluse la bruna, poi le sfiorò
il mento tremolante con un bacio.

***

Il tenente e il marinaio si liberarono del corpo, scaricandolo nelle fredde acque del Mar Baltico. “Voi non potete più rimanere qui, vi calerò una lancia, andrete via subito, stanotte”, disse il marinaio intanto che Julia gli fasciava accuratamente il braccio con i mezzi del pronto soccorso a disposizione sul battello.

Julia: Devo avvisare il comando
Marinaio: Lo farò io, ti fidi no? Vi ho appena salvato la vita in fin dei conti.. e ci stiamo parlando in modo confidenziale mi pare
Julia: Già.. sono in debito con te
Marinaio: Allora raccogliete le vostre cose, io parlo col timoniere, gli spiegherò di un’operazione militare che non potrà intralciare..
Julia: Come vuoi

Erano le 10 di sera oramai e quella cabina continuava, dopotutto, ad essere perseguitata da strani, piccoli rumori indecifrabili. Quando la bruna vi entrò lei sussultò dal letto su cui sedeva. “Mi hai spaventata..”

Julia: Scusa se non ho bussato, ma credevo che ti infastidisse – iniziò a raccogliere le sue cose in giro
Lena: Che stai facendo?
Julia: Andiamo via, preparati
Lena si sollevò dalle coperte fiaccamente: E dove?
Julia: Non lo so, ma qui non è sicuro – si tolse di dosso quegli abiti che aveva trovato ridicoli sin dal primo istante indosso a lei e si rivestì dei sui mimetici, della sua canottiera e maglia nera

Lena: Quanto tempo abbiamo? – domandò fissando il pavimento

Julia: Poco – considerò di non possedere più un’arma efficace, cosa a cui doveva rimediare in fretta. La 9 mm era solo un salvavita, ed era tutto lì il suo armamento.

Lena: Sai cos’è che mi urta i nervi più di tutto? Che io e te siamo arrivate fino a qui solo per scappare da ‘non so come si chiamano’ che vogliono vedermi morta, e guarda un po’ chi si è imbarcato con noi?! Come hanno fatto??!

Julia: Adesso dobbiamo solo andarcene – prese la mano della ragazza, senza ulteriori commenti, e uscì dalla cabina per risalire sul ponte.

Il marinaio era lì ad attenderle. “Sbrigatevi!”, afferrò la vita della giovane dai capelli rossi, la sollevò e la calò in una barca a remi legata al battello che fortunatamente manteneva una velocità molto bassa, non poteva di certo fermarlo senz
’ordine. “A poche miglia da qui c’è il porto di Stoccolma, trovatevi una sistemazione temporanea e attendete ordini”

Julia: A poche miglia.. spero siano davvero poche
Marinaio: Prendi questa bussola, non ti puoi sbagliare.. - con un temperino graffiò un margine della bussola e gliela consegnò - ..ho segnato la rotta che dovete mantenere, assicurati che lago non sballi
Julia:
Grazie di tutto
Marinaio: È mio dovere collega

Julia: Non conosco il tuo nome..
Marinaio: Tenente Josh K32
Julia gli strinse una spalla: Sono in debito con te

Si calò anche lei nella piccola barca e afferrò un remo, poi guardò la rossa che si stringeva le braccia per ripararsi dal freddo, i suoi jeans, il suo maglione e le sue scarpe da ginnastica erano tutto ciò che dovevano proteggerla da una temperatura inferiore ai 12° C.

Lena fissò lo sguardo su di lei in ricambio: Che c’è?
Julia: L’altro remo
Lena: Lo vedo, allora?
Julia: Prendilo e segui i miei movimenti
Lena: Ah..

***

Vogando e vogando giunsero all’attracco portuale di Stoccolma. Era buio pesto e faceva un freddo cane. “Sono stanchissima!”, farfugliò Lena strascicandosi fuori dalla barca.

Julia: Ora cerchiamo una pensione.. – abbandonò la lancia da qualche parte, in mezzo alle chiglie dei grossi pescherecci, e poi si avviò con la rossa verso la città.
Lena: Sono le cinque di mattina Julia
Julia: Dici che è tardi?
Lena annuì: Non vale la pena cercare una sistemazione, chissà dove ci manderanno..
Julia: Ok, giusto, allora andiamo in spiaggia.. chiamo subito il comando

Trovarono un angolino tranquillo, lontano dalla scogliera. Lena si sedette sulla sabbia e il tenente in piedi lì vicino con la sua piccola ricetrasmittente tra le mani:

“Tenente K45, passo”
“La ricevo tenente”
“Mi passi il comandante è urgente”
“Attenda”

Julia allontanò la ricetrasmittente dal viso: Figurati se quel panzone è già sveglio..
Lena: Non ti piace il tuo comandante?
Julia: Poco.. molto poco – riavvicinò l’apparecchio alla bocca

“Comandante? È in linea?”
“Tenente! Perché ha chiamato!!?”
“Scusi tanto se l’ho svegliata signore”
“Parli! Che le serve!”
“Siamo a Stoccolma, vorrei i nuovi ordini al più presto, non possiamo vagabondare per la città come turisti”
“Dovete arrivare in Germania! Mi chiami solo quando sarete in Germania dannazione!!”
“Ok, ma la Germania è lontana, non può mandare un elicottero?”
“No! È impossibile! C’è il rischio di essere intercettati e abbattuti! Lei è stata addestrata a cavarsela in tutte le circostanze! Chiudo!”

Julia chiuse la ricetrasmittente: E Vaff***ulo!
Lena si era addormentata, accoccolandosi sulla sabbia umida. La bruna si inginocchiò vicino a lei e la strine a sé, “Non ti preoccupare Lena, ci difenderemo da tutti, ci proteggeremo da sole”.

***

Industria High-Tech ‘Chip-Evolution’, US, ore 8:43 a.m.

Nella sala principale delle riunioni amministrative, si erano appena abbozzate le nuove collaborazioni esterne che avrebbero partecipato al nuovo assetto dell’organismo industriale. Le maggiori quote azionarie non appartenevano più a Davidson, dopo la sua morte erano passate meccanicamente nelle mani del socio a lui più prossimo. “Così è tornata a galla la storia dell’esistenza della legittima erede, la figlia del defunto capo scomparsa molti anni fa”, disse un certo Mr. Monroe. Il socio più prossimo di cui si parlava prima.

Uomo: Sì, infatti, purtroppo abbiamo scoperto solo da poco tempo che c’è una sezione speciale dell’esercito che le sta dietro. Ho mandato una squadra dalla ragazza appena abbiamo individuato la famiglia che l’ha adottata, non conoscevamo la sua precisa ubicazione. Non è facile riconoscerla dopo tutti questi anni, anche con tutti i mezzi disponibili, abbiamo avuto conferma di averla trovata solo da pochi giorni

Monroe: Ashford, credevo non fosse più un problema, era stata adottata, giusto? Le sue radici erano perdute, come mai adesso salta fuori che l’esercito la sta ancora cercando?
Ashford: L’avvocato di fiducia di Davidson ha conservato un testamento dove si specificano le ragioni che hanno separato la famiglia dalla piccola ancora in fasce. E che quindi nessun certificato di adozione più valere a confronto, considerato che la bimba non é stata mai abbandonata o non riconosciuta.
Monroe: Dopo tutti questi anni.. ancora un ostacolo..
Ashford: Pare, purtroppo.. l’esercito la sta cercando dall’apertura del testamento, circa 20 anni fa quindi, e noi non ce ne siamo resi conto. Vent’anni ci hanno impiegato.. nessuno poteva immaginare che la bimba era finita in Russia, che la città dove è cresciuta è piena di ragazzine dai capelli rossi e gli occhi chiari e che nessuna di queste si chiama Helen Davidson
Monroe: Nessuno a parte noi..
Ashford: Alla fine l’hanno trovata prima loro, stando alle informazioni della nostra squadra, c’è un certo tenente K45 che la protegge.. che ha già messo fuori gioco una decina di membri della nostra squadra..
Monroe: Hai detto K, ahh.. non ci voleva.. ho capito di che sezione militare si tratta…

Parte II

Porto di Stoccolma, erano circa le 7:00 a.m.

Lena: Monique.. perché..! Monique.. – vagheggiava nel sonno, aggrappandosi alla bruna già sveglia da pochi minuti prima, appunto dall’inizio del suo vagheggiare alquanto rumoroso.
Julia: E meno male che non stavi con nessuno..! – mormorò liberandosi dalla rossa e stirandosi la schiena, per poi alzarsi dalla sabbia – ..accidenti a me! Potevo capirlo prima..!

Lena si risvegliò: Con chi parli? –
rimettendosi in piedi, spolverò la sabbia dai jeans e fissò il tenente
Julia: Con nessuno in particolare, tu però avevi molto da dire ad una certa Monique, almeno voglio sperare che sia una lei, non so se un lui potrebbe sopportare un nome del genere.. – si mise a ridere

Lena ridiventò rossa: Monique.. è storia passata
Julia: Non mi devi spiegazioni – avvicinò la ricetrasmittente alla bocca ma prima di connettersi aggiunse - ..qualcosa mi dice che è diventata ‘storia passata’ solo perché siamo in questa situazione e vuoi il mio totale zelo..

Lena: Non sono quel tipo di persona IO, e poi cosa c’entra? Mica stiamo insieme noi due??

“Tenente K45, passo”
“Dica tenente”
“Vorrei parlare col sergente H120, è urgente”
“Lo sto cercando tra le frequenze, attenda”

Lena: Perché chiami ancora il comando? – chiese tanto per sentire una risposta qualunque che le indicasse lo stato emotivo
della bruna dal tono di voce
Julia: Ho bisogno di contattare una persona – disse reggendo la ricetrasmittente all’orecchio e ammirando il mare che rifletteva le prime luci del giorno
Lena: ..guarda che è vero, Monique è stata importante, ma è storia passata..
Julia: Davvero Lena, non mi devi spiegazioni, ci sono cose più urgenti a cui pensare

“Tenente? Trovato! Si sintonizzi sulla frequenza 108.11”
“Grazie è stata eccezionale”
“Niente, per lei questo e altro”
“..ok.. chiudo”

La bruna si sintonizzò sui 108.11…

“Sergente H120, comandi”
“Sono io Vlad, ho bisogno del tuo aiuto, il comando vuole che conduca una ragazza in un dato luogo, ma io non riesco a spostarmi senza incontrare qualcuno che vuole assassinarla”
“Dimmi che posso fare per te”
“Dobbiamo incontrarci, mi servono munizioni, armi, ma più di tutto mi serve una persona fidata con un buon mezzo di trasporto”
“Io non sono in missione Julia, sono libero, dimmi dove e arrivo in un battito di ciglia”
“Stoccolma, un piccolo lido a circa trecento metri dall’attracco dei pescherecci al porto”
“Sto arrivando”
“Mi raccomando, non dirlo a nessuno”
“E il comandante?”
“Fan**lo il comandante!”
“Hehehe.. ricevuto, chiudo”

Lena: Che succede allora?
Julia: Ho chiesto rifornimenti ad un amico fidato.
Lena: Sei in collera con me?
Julia: No
Lena: Uhmm.. sei diversa da ieri però, c’è qualcosa che io non so?
Julia: Ci saranno migliaia di cose che non sai, e che probabilmente non so neppure io, però so che siamo in un brutto pasticcio, almeno qui non ci piove
Lena: Mi piacevi di più prima, sei troppo seria adesso, mi stai facendo preoccupare
Julia: Non ti capiterà niente, niente di peggio di quanto ti è già successo – sorrise
Lena: Sai che consolazione… Non capirò mai perché ti sei scelta un lavoro simile, la vita non conta niente per te?

Julia: Lena, Confucio dice, ‘il lavoro è onore, l
onore è lavoro; lavora con onore e onora il tuo lavoro’, e io amo il mio lavoro, specie quest’ultima missione – ammiccò un occhio alla rossa

beep beep
beep beep

“Tenente K45, comandi”
“Sono sempre io, vedrò di atterrare con un Mi-35M tra breve, base aerea militare di Stoccolma, sono in incognito per loro, quindi top secret, acqua in bocca, zitto e mosca”
“Aww.. d’accordo, ti aspettiamo, grazie”
“Nulla, chiudo Jul”

Lena: Ricorda che sto ancora aspettando la mia arma, basta farmi attaccare senza potermi difendere!
Julia: Accordato, ma piantala di parlare di armi ai quattro venti!
Lena: Uwhooo! Non ti inca**are!
Julia: Facciamo un giochino mentre aspettiamo il sergente, ti va?
Lena: Che tipo di giochino?
Julia: Una specie di gioco domanda-risposta dove non si può mentire, noi le tagliamo a 5, credo non ci sia tanto tempo da attendere
Lena: Ok, chi comincia?
Julia: Comincia tu, fammi una domanda qualsiasi, spara
Lena: Mhhhmm..
Julia: Entro la mattina..
Lena: ..mhhhmm.. quanti anni hai?
Julia ruotò gli occhi: Che domanda originale, venti
Lena (linguaccia): Sembri più immatura rispetto alla tua età
Julia: Pensala pure così per ora, adesso tocca a me. Dimmi, quante storie sentimentali hai avuto?
Lena: Domanda troppo personale, non rispondo
Julia: Devi, è la regola, non dovevi iniziare allora
Lena: Storie vere, un paio
Julia: Solo due..
Lena: Già, è così strano?! Ma guarda te!
Julia: Non intendevo quello, vai, tocca a te
Lena arrossì leggermente prima di chiedere: Sei vergine?
Julia rispose tranquillamente: No, pesci
Lena: Ah.. io bilancia
Julia: Ecco la mia seconda domanda, tre caratteristiche del tuo tipo ideale?
Lena: Difficile.. – sorrise – vediamo.. le tre cose più importanti.. sincerità, fedeltà e tenacia. Tocca a me, che diavolo significa quel K45?

Julia: K sta a tenente, come H sta a sergente, come A sta a soldato scelto, come T sta a capitano, e via discorrendo. Il numero 45 è il mio numero d’ordine, io sono il quarantacinquesimo tenente insignito.

Lena: Ora è più chiaro
Julia: Sì, ma non devi raccontarlo, è un codice strettamente riservato, te l’ho detto perché devo fede al gioco
Lena: Prometto di tenerlo per me fino alla morte – sorrise alzando la mano
Julia: Bene.. la mia terza domanda, cosa provi davvero per la tua Monique?
Lena: Lo fai apposta.. posso dirti che al momento i miei sentimenti per lei sono in bilico nel limbo di amore e odio. Ma come ho già detto prima, oramai è storia passata, finita, chiusa.
Julia: Storia chiusa per te o per lei?
Lena: Questa è un’altra domanda, non fare la furba
Julia: Ok, non ci sei cascata.. è il tuo turno
Lena: Il nome della tua ultima fiamma?
Julia: Ultima in che senso? Ultima o ultima ultima?
Lena: Che bambina che sei.. ultima ultima
Julia: Helen

Beep beep

Lena: Come Helen!?! Quante Helen conosci?! – la bruna sorrise, scrollò le spalle e rispose alla ricetrasmittente:

“Eccomi
“Ehi Jul K45!”
“Ci sono parla!”
“Girati, sono dietro di te”

Un ragazzo dai capelli color miele si stava avvicinando alle loro spalle con una borsa medio-grande a tracollo, in mimetici, maglia e anfibi neri. “Vlad, finalmente”

***

Così si sistemarono temporaneamente in una pensione non troppo distante dal porto. Richiesero una sola stanza, dove Lena poté riposare nel letto mentre Julia e Vlad parlavano fra loro del comando, affacciati da un piccolo balcone con vista sul porto.

Vlad: Una volta in Germania sarà la sezione tedesca ad occuparsi della sua scorta, l’ho saputo da H102, la nostra compagna che si occupa delle ricetrasmissioni, hai presente?
Julia: Sì, la conosco.. comunque non mi interessa quello che faranno gli altri.. non la lascerò
Vlad: Sarà protetta ugualmente, anche con loro
Julia: Non la lascerò, non finché non sarà davvero al sicuro
Vlad: Ti sei troppo affezionata, lo sai che l’insubordinazione non ti farà avanzare di grado
Julia: Non la lascerò ammazzare da quelli.. non le ho ancora insegnato a sparare.. e non le ho ancora detto quello che le voglio dire.. adesso non è il momento, ma voglio essere sicura di poterlo fare un giorno
Vlad: ..se vuoi, intanto possiamo andare al poligono
Julia: Non c’è tempo per il poligono.. – asciugò una lacrima prima che le scorresse sul viso, rientrò in camera

Lena sonnecchiava ancora, stavolta sembrava abbastanza serena. Il tenente s’inginocchio accanto al letto e rimase in silenzio per diverso tempo. “Un giorno sarai al sicuro, lontano da qui, e da me forse, e quando arriverà non dovrai più temere nulla”, mormorò sicura di non essere ascoltata da nessuno oltre che da lei stessa. Appoggiando le braccia sopra il copriletto e poi la testa sulle braccia, si assopì.

Vlad: Uhhm… - incrociò le braccia contemplando il letto. Scrisse qualcosa su un foglietto e lo appuntò sullo specchio nella stanza, “Vado a fare un giretto di controllo qui sotto”.

Due ore dopo, le ginocchia di Julia si erano anchilosate. La ragazza si svegliò proprio a causa del senso di indolenzimento che travagliava le sue gambe. Lena continuava a dormire tranquillamente. “Ahhu..!!”, scese col sedere sul pavimento, poggiò la schiena contro le assi di legno laterali e distese le gambe, “Ahhh..!”

Julia: Vlad? – notò il biglietto allo specchio, ma non le andava di camminare fino a li, così sbottonò una delle tasche dei mimetici e tirò fuori un piccolo binocolo - ..vediamo un po’ che c’è scritto.. boh, chissà che giro starà facendo.. – ripose il binocolo e prese la ricetrasmittente, sintonizzandola su una comune stazione radio.

Radio: Cosa significa ecologia? Cos’è una nicchia ecologica? Cosa studia un ecologista? Allora, partendo dall’inizio, e per dirla breve, l’ecologia studia le relazioni fra fattori biotici e abiotici e viceversa. Se volessimo, ad esempio, collocare la specie umana in un ecosistema; cos’è un ecosistema? L’ecosistema è l’unione dei fattori abiotici, cioè tutto ciò che si trova al di fuori di un organismo, e di quelli biotici, cioè l’organismo stesso; diremmo quindi che, l’uomo fa parte di una popolazione, che sarebbe l’insieme di tutti gli individui di una stessa specie che vivono in un medesimo ambiente, all’interno di una comunità, che a sua volta è un’insieme di popolazioni, che vivono in un ecosistema. Quindi, possiamo dire che, un’ape è un fattore biotico, tutto ciò che la circonda, la natura, il vento, l’aria, la luce, sono fattori abiotici. Una nicchia ecologica rappresenta la totalità degli adattamenti di una specie nel suo ambiente…

Julia: Sì abbiamo capito, basta ecologia.. – cambiò frequenza e in quel momento la porta si aprì cigolando sgradevolmente, fin quando Vlad la richiuse, sempre cigolando.

Vlad: Come va la guardia cagnolino? – sbeffeggiò
Julia: Bau bau! Woof woof!

Radio: Senti questa! Senti questa! Nel ‘69 guardavo una VHS erotica mentre stavo sfilando il vestito della mia ragazza che fissava una posizione del kamasutra in un manga hentai. Buahahahahahh!!

Vlad: Ma che ca**ate stai ascoltando??
Julia: Saranno pure ca**ate, ma almeno fanno ridere, le stron**te che dici tu invece no
Vlad: Ehi Jul, sta calmina.. sei troppo suscettibile, è successo qualcosa?
Julia: Niente – si alzò in piedi, infilò la ricetrasmittente in tasca – sono stanca di questa giornata, non vedo l’ora che tramonti

Vlad: Mi dispiace ma non posso più rimanere con voi, devo riportare l’elicottero prima che si accorgano che l’ho sottratto dal rodaggio, ho appena il tempo di accompagnarvi in Germania, svegliala.

Lena: Non ce n
’è bisogno, voi che discutete siete una buona sveglia.. – sbadigliò, scese dal letto e prese una bottiglia d’acqua che teneva lì vicino per bere un sorso – .. Julia, la mia arma?

Julia: Eccola.. – nella borsa che aveva portato Vlad, prese una pistola, applicò un silenziatore, poi prese un giubbotto antiproiettile e lo sistemò ad un angolo, l’opposto a dove si sistemò lei – ..ma devi prima imparare ad usarla

La bruna la chiamò verso di lei con un cenno della mano sinistra. Quando Lena le arrivò abbastanza vicino le posò l’arma tra le mani. “Impugnala con tutte e due per adesso”, si spostò di lato alla rossa che teneva l’arma tra le dita, era pesante, gelida e scintillava sotto la luce del sole.

Julia: Un dito indice sul grilletto, scegli se il destro o il sinistro. Con l’altra mano rinforza l’impugnatura. – si spostò dietro di lei che seguiva alla lettera i suoi consigli.

Vlad uscì fuori il balcone, restò a guardare da lì per sicurezza.

Lena: E ora?
Julia: Ora metteremo alla prova la tua mira – ruotò la giovane dai capelli rossi in direzione del giubbotto antiproiettile, che aveva sistemato sullo schienale di una sedia non di legno – osserva il mirino, osserva l’angolo di proiezione, osserva il rapporto-distanza tra te e il tuo bersaglio e spara quando ti senti sicura

Lena: Mi sento pronta – sparò verso il giubbotto e centrò la linea mediana di questo, perfettamente
Julia: Brava, credevo friggessi lo specchio
Lena la colpì con il gomito all’indietro e sorrise, soddisfatta di sé, “Però voglio riprovare”
Julia: Uhm.. bene.. ma solo un’altra volta

Lena sparò il secondo colpo e il proiettile terminò vicino al primo. “Complimenti!”, esultò Vlad, “Non male non male, anche se sei troppo vicino al tuo bersaglio”, aggiunse.

Julia: Va bene così – riprese la pistola dalle mani della ragazza e tolse il silenziatore, poi la restituì a lei – da adesso puoi usarla in caso di pericolo, ma io ti auguro lo stesso di non doverlo mai fare

Lena: Grazie – la bruna annuì
Julia: Si riparte Lena, preparati ad un bella escursione tra le nuvole.

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