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Nel
cielo sovrastante il Mar Baltico, in un elicottero che non doveva
trovarsi lì per il comando, ma in un’aviorimessa.
Vlad si trovava nell’abitacolo di pilotaggio dell’elicottero. Per arrivare in Germania non ci voleva moltissimo tempo, tuttavia l’arrivo lo preoccupava più di tutto il resto. Aveva saputo qualcosa che le due forse non immaginavano ancora, il motivo per cui il comando cambiava la loro destinazione di continuo. Sapeva che Helen Davidson era ricercata da un gruppo di specialisti che non lavorano per qualsiasi persona. Ed era davvero una strana impressione quella di viaggiare in un elicottero militare, Lena sentiva come una sensazione di vertigine che nasceva dall’ansia di una possibile e imminente collisione col suolo. Non era il volo in sé che temeva, era già salita su aerei in passato, ma quello che poteva succedere nel loro caso, in quella situazione. Venire bersagliati da chi la voleva morta. Julia: Lena, dammi la mano – le tese un braccio amichevolmente e l’altra le strinse forte la mano Lena: Grazie.. non pensare di me come una fifona.. non capisco cosa mi sta succedendo, ho già viaggiato in aereo.. Julia: Dopo questi ultimi giorni, io al tuo posto avrei già dato di matto – sorrise lievemente e Lena ricambiò Lena: Dobbiamo finire un gioco se non sbaglio e, sempre se non sbaglio, tocca a te Julia: Non sbagli.. allora.. che potrei chiederti.. mhmm.. – sogghignò Lena: Cerchiamo di non fare domande esagerate.. Julia: Ci sono! Cosa pensi di me? Ricorda che devi dire la verità - puntualizzò Lena: Bene, è una domanda mooolto generica, quindi risponderò che sei un tenente affidabile e lodevole, però anche una ragazza sfacciata, un po’ troppo permalosa- Julia: Va bene! Ho afferrato il messaggio! Grazie per la sincerità ma tagliamo corto! Vai, è il tuo turno.. Lena ridacchiò: D’accordo, quinta e ultima per me.. quante Helen conosci? Julia: Solo una Lena: Ah.. quella che conosco anche io? – stava diventando rossa Julia: E no! Le domande sono finite per te. E questa è la mia ultima.. – Lena aspettava che parlasse con il batticuore, chissà che cosa le poteva mai chiedere – ..qual è il tuo cartone animato preferito? Lena restò a bocca aperta per due secondi, poi rispose: La rosa di Versailles [Lady Oscar, qui in Italia] Julia: Bella scelta, si capisce che sei una che va sul classico Lena: E il tuo? Julia: Basta domande Lena.. – si stirò la schiena - ..ma se vuoi mi puoi abbracciare Lena: Ah sì? E perché? Julia: Perché ho sonno.. – posò la testa sulla spalla della rossa - ..sono tanto stanca, notte… Vlad: Non ti preoccupare Lena, Julia fa sempre così con tutti! – strillò dall’abitacolo dopo averle adocchiate un istante. Julia sollevò la testa: Vlad, te l’ha mai detto nessuno che sei uno str***o! Vlad: Ci sei sempre tu a ricordarmelo! – scoppiò a ridere Julia: Non dimenticarti che sono un tuo superiore!! Vlad: Comandi tenente! Ahahahah!! Julia: Non gli crederai spero? – chiese alla rossa Lena: E perché dovrei credere a te invece? Julia: Perché non è vero! Vlad: Chissà perché ti scaldi tanto! Scherzavo Lena, la verità è che questo povero tenente è- La bruna intervenne chiudendo lo sportello che separava l’abitacolo dalla cabina passeggeri. “Ma che str***o!”, pensò rimettendosi seduta accanto all’altra. Julia: Non ascoltarlo.. cerca di riposare invece, una volta in Germania si ricomincia… Lena: Julia, l’unico modo per difendersi dalle calunnie è dire la verità, non cambiare argomento Julia: Di che parli..? No e! Non mi dire che stai ancora pensando a quello che ha detto quello scemo?! Che adesso che scendiamo gli faccio capire a calci nel c**o che non deve scherzare sulla mia vita! Lena: Quindi scherzava? – sorrise buffamente Julia: Sì, punto. E adesso lasciatemi dormire! – si voltò dal lato opposto, poggiò un braccio dietro la testa e chiuse gli occhi.
***
In una
sala riservata dell’industria High-Tech
‘Chip-Evolution’, ore 16:13 p.m.
Monroe osservava attentamente un monitor al plasma posto nel mezzo della parete frontale a lui. Un operatore specialista stava lavorando scrupolosamente alla tastiera di un computer fornito di un processore d’avanguardia. Operatore: Ho le ultime foto catturate dalle intercettazioni del nostro satellite, signore. Monroe: Mostramele L’operatore fece scorrere le foto sul monitor: La donna che stiamo cercando è salita a bordo di un elicottero d’assalto e trasporto, Mi-35M, circa due o tre ore fa e si trova attualmente in volo, dalle coordinate del Mi-35M sembra che si stiano dirigendo verso la Germania. Monroe esaminò attentamente l’ingrandimento delle foto del velivolo scattate dal satellite, “Chi c’è a bordo con lei?” Operatore: Un’altra persona più il pilota Monroe: Allerta la squadra, che siano pronti a partire appena li vedremo atterrare. Viva è meglio, ma morta non fa troppa differenza, quindi che non si perdessero in futili manovre. Operatore: Passerò loro le disposizioni signore.. se preferisce posso inviare un nostro Stealth ad occuparsene immediatamente, prima che atterrino. Monroe: No, dobbiamo agire con estrema cautela ora. Per terra è più sicuro e più adatto per prenderla viva.
***
Le nuvole si spostavano rapidamente sopra di loro, sembrava si fosse alzato il vento all’improvviso. La giovane dai capelli rossi, un po’ arruffati ma sempre brillanti sotto i fasci luminosi del sole, si stringeva le mani per fermare il tremore. Sospirò profondamente, la bruna pareva riuscire a dormire con tutto l’insopportabile ronzio del motore delle eliche, “Doveva essere proprio stanca”, pensò. Vlad avvistò la linea di confine. Avvisò che erano arrivati. Il tenente si stirò i muscoli e si voltò verso la rossa, “Tutto apposto?”, lei le rispose annuendo. Beeb beep Beep beep “Risponda tenente! Dove si trova?!” “Che tempismo comandante! Siamo in Germania” “Sento un rumore di elicottero tenente..” “No si sta sbagliando, è la ferrovia” “..avete fatto in fretta, comunque, si diriga con l’obiettivo alla caserma principale del settore nord-est, un gruppo di ufficiali è giunto lì per voi, vi stanno aspettando” “Comandi”, rispose freddamente. “Chiudo” Lena: Nuovi ordini? Julia: No, sempre il solito comandante ca**one e sempre la stessa meta.. dai Vlad, datti una sbrigata a portare questo giocattolone a terra! Caserma tedesca settore nord-est! Vlad: Non lo chiamerei giocattolone dato l’arsenale su cui hai posato il deretano per tutto il viaggio! Dieci minuti dopo potevano di nuovo toccare il suolo. Vlad scese per primo, poi aprì il portello posteriore e le altre due lo seguirono in una caserma militare come tutte le altre. Un gruppo di ufficiali, con delle divise simili alla sua ma diverse da tutti gli altri militari del luogo, li attendeva in fondo ad un lungo corridoio. Lena prese la mano della bruna appena li vide e questa gliela strinse per rasserenarla. Prima di avvicinarsi troppo alla portata visiva di quegli ufficiali che attendevano, Vlad rallentò, “Io devo andare Julia, non saprei che rispondere se mi domandassero la ragione della mia presenza” Julia: Ok, grazie per essere venuto al volo – sorrise senza voltarsi dagli uomini davanti a lei. Vlad: Niente di speciale tenente.. – rise – ciao Lena, buona fortuna e auguri per il meglio – colpì la spalla della bruna e tornò indietro. Lena: Grazie.. Uno degli ufficiali, quello che le vide per primo avvicinarsi, alzò una braccio per salutare in modo informale, cominciò a camminare verso di loro: Julia lasciò la mano della rossa: Tenente K45, III unità ‘Target’ russa – si dispose sull’attenti “Leutnant K120”, indicò poi a turno gli altri tre, “Kapitän T23, Leutnant K129 e Sergeantmajor J45 della VI unità Target tedesca. Vi aspettavamo tra qualche giorno, siete in anticipo”, affermò il tipo che gli era andato incontro con uno spiccato accento moscovita. Julia tralasciò le spiegazioni e indicò l’altra ragazza, che appariva un po’ stonata, sembrava si trovasse materialmente in un altro luogo, “Miss Helen Davidson” “Lena Katina”, rettificò invece la rossa Julia: Ehm.. – sussurrò – lascia stare Lena, quello è il tuo nome adottivo Lena: È il nome che compare sul mio certificato di battesimo, è il nome che risulta sul mio diploma. Julia: Lascia stare ora ti prego..! – sussurrò Leutnant K120: Uhm.. felice che siate arrivate senza troppi problemi – spostò lo sguardo su di Lena - Miss, venga con me, c’è un letto per lei nella camerata femminile della caserma, l’accompagno, prego – fece un gesto con il braccio di seguirlo Kapitän T23 (si avvicinò alla bruna): Report.. rapport Leutnant K45 “Ecco un altro che ha studiato lingue da un bigattiere.. nemmeno sono arrivata che già chiede il rapporto.. tutti uguali questi superiori”, pensò la bruna strofinandosi i capelli. Lena: Ci vediamo poi? – domandò ansiosamente alla bruna prima di seguire l’ufficiale Julia: Certo – ammiccò, e la rossa si voltò per camminare dietro al miliare – fidati! – aggiunse Lena si girò indietro senza fermarsi, accennando un sorriso con una scintilla negli occhi. Kapitän T23: Con noi è al sicuro Julia: Lo so signore, ma non la lascerò, non la lascerei nemmeno se foste padreterni – l’ufficiale rimase metà offeso e metà divertito da quella risposta.
***
Leutnant K120: Si riposi se ne ha bisogno, nessuno le darà fastidio qui Il tenente tedesco lasciò l’enorme stanza. Lena si coricò su un letto senza togliersi gli abiti. Non poteva scacciare l’idea dalla testa di essere stata abbandonata di nuovo da una persona di cui si fidava. Un soldato donna entrò pochi minuti dopo, “Salve” Lena si mise seduta sul letto in un attimo: Salve.. forse non dovrei essere qui Soldato: Ma no, cosa dice.. lei è nel posto giusto al momento giusto – tirò fuori da una tasca un filo trasparente, luccicava, sembrava lenza da pesca. Lena: Come dice prego? – cominciò ad alzarsi dal letto, considerando la distanza che la separava dalla porta Ma dalla porta entrò un’altra donna con la cassetta del pronto soccorso e un uniforme da crocerossina, “Scusate, la signorina forse ha bisogno di qualcosa?”, chiese alla rossa, “Ma lei chi è? La sezione femminile oggi è in escursione, qui non dovrebbe essere rimasto nessuno..”, parlò alla donna soldato davanti a lei. Soldato: Io sono.. naah, non ha importanza – afferrò il collo della crocerossina tra la lenza, in un istante delle gocce di sangue rigarono il contorno di una ferita circolare. Lena agì d’impeto e urtò con forza la donna soldato, scagliandola contro la porta, ma non riuscì comunque a liberare in tempo la povera infermiera. Questa era a terra, non emetteva un fiato. Lena si accasciò accanto alla crocerossina senza vita: Come hai potuto!! Lei non c’entrava nulla! Che tu sia maledetta!!! – urlò trattenendo le lacrime Il soldato si rimise in piedi: ..non preoccuparti per lei, ora è il tuo turno… - chiamò qualcun altro con un piccolo microfono dietro l’orecchio e si sistemò in modo tale da bloccare l’unica uscita a disposizione di quella immensa stanza.
***
Kapitän T23: Lei tenent non si fida di noi, potrei offendermi per quest Julia: Non si tratta di questo signore, io sono molto legata a lei, so che non avrei dovuto permetterlo, ma oramai non posso farci nulla Kapitän T23: Capisc Julia: Dov’è la camerata femminile? Kapitän T23: Ci sono dei cartelli, li segua, da quella part – indicò il corridoio che avevano imboccato la rossa e l’altro tenente pochi minuti prima Julia: Grazie signore.. la prego.. non riferisca al mio comando che sono ancora qui Kapitän T23: Quest non posso farlo.. poche ore per fare quello che deve, poi sapranno ugualmente se rest ancora qui Julia annuì, poi iniziò a camminare, “E ti pareva.. sempre i minuti contati io..”, meditò… …dopo cento metri lungo il corridoio Beep beep “Tenente K45, Sono in ascolto” “Torni alla base, è in congedo per due settimane” “Signore, permette che torni prima a casa? Sono molto stressata” “Accordato, dopo quello che ha fatto si merita un po’ di ferie, si ricordi di passare per il rapporto” “Grazie, sempre ai suoi ordini comandante” “A presto, chiudo” Julia chiuse la ricetrasmittente: Rapporto rapporto.. però ogni tanto è meno ca**one del solito.. Leutnant K120: Salve collega, dove ti stai dirigendo? – s’incrociarono a metà strada Julia: Ah, salve, andavo da Helen Leutnant K120: Allora seguimi Julia: Non è che mi sono persa.. – lui continuava a farle strada – ..tanto per fartelo sapere… Arrivati a breve distanza dalla porta, videro chiaramente che era socchiusa. Julia si precipitò, assalita da una pessima sensazione. Sembrava ci volesse una vita per arrivare a toccare quella porta e spalancarla. “Dio..”, sussurrò osservando la pozza di sangue che circondava la testa dell’infermiera. Non vide alcun altro. Julia: Un’altra uscita! – afferrò il bavero collega – dov’è un’altra uscita!! Leutnant K120: Da questa parte! – la ragazza lo liberò e si avviarono di corsa verso un montacarichi – non conosco perfettamente questa caserma ma credo che debbano essere passati per forza da qua per eludere le sentinelle..! “Non ti arrendere Lena, stiamo arrivando a darti una mano…”, pensava la bruna correndo più che poteva, seguita a stento dal collega che doveva guidarla.
***
Lena veniva spinta a camminare da un uomo mentre l’altra donna soldato procedeva in testa. Provò a toccare la sua arma sotto il maglione che indossava, doveva solo aspettare l’occasione giusta per usarla e credere di avere abbastanza fegato per farlo. Stavano uscendo da uno scarico merci e, approssimativamente, pareva si trovassero al di fuori della caserma. Era una strada spaziosa, ad un lato della quale si trovava una discreta fila di casse merci di 1,2 m² l’una che fiancheggiavano la caserma mentre dall’altro lato si scorgeva la città. Lena individuò un aeromobile su una pista di fortuna, che in realtà era difatti quella lunga strada urbana che proseguiva per decine di metri, se avessero voluto decollare, dovevano sperare che nessuna automobile la intralciasse.
Parte
II
“Ora o mai
più”, disse a mente la giovane dai capelli rossi
impugnando la sua pistola, non poteva far nulla una volta
salita su quell’aereo, quella era l’ultima chance a
disposizione. Finse di aver un crampo alla gamba e si
accasciò, “La mia
gamba…”
Uomo: Cammina! – le afferrò il maglione, sollevandola, e proprio allora lei si voltò e fece fuoco, l’uomo cadde a terra, non vide dove l’aveva colpito e se l’aveva colpito, in quel momento non le interessava, rivolse rapidamente l’arma contro la donna. “Pagherai per quello che hai fatto!”, urlò al soldato che riserbava comunque un’espressione gelida.
***
Leutnant K120: Uno sparo! Julia: Lena! – corse fino a vedere la sagoma della rossa in piedi, con la pistola stretta tra le due mani puntata su una di quei bastardi, e poco più in là un Vulcanair P68C, un aereo degli ultimi modelli in circolazione. Il tenente tedesco afferrò la sua pistola d’ordinanza e la bruna stava già tenendo di mira l’altra donna con la sua, intanto che si avvicinava sveltamente. Lena indietreggiò senza voltarsi, aveva udito una voce familiare. Ma l’uomo a terra non era affatto fuori combattimento come pensava un secondo fa. Costui le agguantò la caviglia trascinandola giù. Julia: NO! .. K120 resta qui e chiama rinforzi!! Leutnant K120: D’accordo, ma ripariamoci! Dove pensi di andare da sola!! – osservò un paio di altri individui scendere dall’aereo e correre contro di loro Julia: Chiama rinforzi, ORA! – corse verso la sua amica La donna soldato le sparò due colpi, mancandola. Continuò a sparare, costringendo la bruna a trovare riparo dietro ad alcune di quelle casse là vicino. L’uomo si impadronì della pistola delle rossa e trascinò la ragazza verso l’aereo. L’altro gruppo di individui aprì un fuoco di copertura consentendo ai tre di salire a bordo indisturbati, l’uomo con la ragazza e la donna vestita da soldatessa. Julia: Dannazione!! – alzando gli occhi notò che diverse di quelle casse, disposte in colonne non proprio allineate e non troppo lontane l’una dall’altra, si trovavano adiacenti alle mura della caserma e arrivavano fino a fianco al Vulcanair. La bruna si arrampicò sulla cassa di legno dietro cui si stava riparando, poi su quella di sopra e poi su un’altra quasi perdendo l’equilibrio, un volta in piedi sulla terza cassa, “Oh ca**o..! Speriamo..”, mormorò guardando giù, attese un attimo e poi saltò sulle colonne di quelle che seguivano orizzontalmente, finendo col raggiungere l’obiettivo. Dall’alto, lontano dalla vista dei nemici, saltò infine su una delle ali dell’aero e cominciò a sparare sull’ala ininterrottamente finché questa si lacerò e precipitò al suolo rumorosamente. Uomo: Maledetta figlia di p*****a!! Ci ha staccato un’ala!!! – prese una pistola e sparò in direzione del tetto del velivolo. Uomo 2: Ci penso io a farla fuori!- afferrò un mitra Lena picchiò accanto al finestrino: Julia vattene da là sopra!!! – strillò prima che l’uomo scese dall’aereo con il mitra Donna: Uccidiamola! Viva o morta non fa differenza!! Il tipo ferito alla spalla, quello a cui aveva sparato Lena, fissò un istante la rossa che dava l’impressione di non essere così spaventata da lui come immaginava, poi disse alla donna soldato, “Portala fuori e falle un bel buco sul suo bel faccino, poi torna a prendere un set di ordigni, dobbiamo ripulire le tracce”. La donna trascinò giù dall’aereo la ragazza che cercava di liberarsi incessantemente. L’uomo col mitra girava intorno al velivolo in cerca del tenente, sembrava sparita. “Dove ca**o ti sei nascosta!!” La donna si affacciò dal portello dell’aero: Lascia stare! Uccidiamo il bersaglio e torniamo!! Sta per arrivare l’esercito! Uomo 2: NO! La voglio morta quella bastarda!!! Portami il bersaglio! La donna gli consegnò la rossa, “Sbrigati!”, esclamò agitata. Uomo 2 (parlando senza rivolgersi a nessuno in particolare): Tenente del ca**o!!! Ora mi diverto con la tua amica!! Se vuoi resta pure nascosta a guardare!! – consegnò il mitra alla donna – tienila sotto mira e se tenta qualche mossa falsa sparale, e se quella bastarda che ha distrutto l’aereo salta fuori, spara! – ordinò fissando rabbiosamente la ragazza dai capelli rossi. Lena stava vacillando, ciò nonostante non voleva dargli la soddisfazione di vederla tremare come una foglia alla sua mercè. L’uomo prese un coltello, un altro Athame, e lo avvicinò al viso della giovane dai capelli rossi, e proprio facendo ciò si accorse di un riflesso letale sulla lama, poteva vedere limpidamente l’immagine della bruna, in piedi sull’aereo che puntava una pistola alle sue spalle. L’uomo si voltò velocemente, contemporaneamente un colpo perforò il cuore della donna col mitra, e lui ebbe il tempo di lanciare il suo pugnale micidiale, conficcandolo nella regione femorale della gamba sinistra del tenente, prima che un altro proiettile gli penetrò nella fronte. “AHgh..!”, Julia precipitò giù dal tetto dell’aereo, “JULIA!”, Lena si mosse giusto in tempo per sorreggerla e frenarle la caduta. Pochissimo tempo dopo arrivò finalmente una truppa di soldati dalla caserma e circondò il Vulcanair. Quando controllarono l’interno non c’era più nessuno, né il pilota, né l’uomo ferito, né altri. Lena strinse l’altra ragazza: Vado a cercare aiuto!! Non ti muovere!! Julia: Non ci tengo a muovermi.. – ansimò poggiando la testa sulla spalla della rossa – ..però se mi porti in infermeria non mi lamento.. Lena: ..mi hai spaventata.. non sai quanto – disse abbracciandola ancora più forte Leutnant K120 (si avvicinò a loro): Le sezioni Target non ammettono atti d’eroismo.. dovresti saperlo – parlò alla bruna, considerando la sua ferita Julia: Ehi.. credevo ti fossi perso cercando i rinforzi.. – pronunciò sorridendo Leutnant K120: Scusa se ci ho messo tanto, c’era uno dei loro che non mi mollava un attimo, ho dovuto farlo fuori con una scarica di dieci proiettili, meglio curare subito quel taglio.. – la buna chiuse gli occhi affannosamente.
***
Kapitän T23 (appuntò su un foglietto): Abbiamo una vittima, un infermiera assassinata nella camerata femminile, e tre ostili uccisi, due dal Leutnant K45 della III unità russa e l’altro dal nostro Leutnant K120. Completare il rapporto con i dati mancanti e spedirlo in Russia immediatamente. – allegò l’appunto al fascicolo e lo consegnò ad un sergente.
***
Infermeria, caserma
tedesca – 9:03 p.m.
Il suono lieve del vento che soffiava sui vetri delle finestre, niente luci al di là di una piccola lampada, la temperatura era all’incirca sui 18° C, “E si vede che vogliono risparmiare sul riscaldamento”, pensò la bruna ancora prima di aprire gli occhi, ovunque immaginasse di trovarsi. Vlad era seduto accanto a lei e la vide muoversi, “Jul, bella dormita eh?” Julia: Vlad? Che ci fai ancora qui? Vlad: Ti spiego tra poco, come te la senti la gamba? Julia si mise seduta sul letto: Un po’ dolorante, sopportabile.. Lena? Vlad guardò l’orologio sul mobiletto vicino al letto: Mi chiedevo quanto ci avresti messo a chiedermi di lei.. due minuti scarsi.. hehehehe.. Julia: Non puoi rispondere e basta!? – lamentò diventando rossa Vlad: Le ho dato il cambio un’ora fa, sta riprendendo fiato.. quando le ho chiesto perché faceva questo per un militare che a mala pena conosceva ha detto che doveva ricambiarti il favore, perché tu l’avevi fatto prima per lei.. – la bruna sgranò gli occhi - ..ma io non penso fosse tutto qui, per me anche lei si è affezionata.. Julia: Aiutami ad alzarmi Vlad: Un attimo, ascoltami prima, devo dirti una cosa importante, appena sono atterrato alla base con il Mi-35M, il comando mi ha contattato dicendomi che dovevo venire a prenderti. Il tuo incarico l’hai svolto, devi tornare con me, non vogliono che intralci il programma, hanno saputo della tua impresa di poco fa.. non gli è piaciuta, anche se hai salvato l’obiettivo da morte certa.. tzs, comando ingrato.. Julia sollevò le coperte, aveva solo un paio di pantaloncini corti e la sua canottiera, a parte una fasciatura alla gamba che le impediva di piegarla, “Ti ho già detto come la penso e quello che farò.. avvicinami le stampelle per favore” Vlad: Vuoi essere destituita!? E cosa pensi di fare al momento!? Conciata così!? Julia: Vlad, non farmi ripetere, sono esausta di tutta questa storia, non ho il tempo né la voglia di stare a parlare.. quegli assassini ci stanno addosso come dei fo**uti sciacalli, bisogna agire subito.. aiutami ti prego, le stampelle.. Il compare raccolse i due arnesi vicino alla porta, “Te le darei in testa”, sorrise. Julia: Si romperebbero – sorrise anche lei Vlad: Già.. zuccona.. andiamo, ti aiuto io
***
E l’altra ragazza riposava su una poltrona, ci era abituata a quel genere di giaciglio, capitava spesso anche a casa sua di trascorrere notti intere su di una poltrona, ma forse a casa stava un po’ più comoda di adesso, “..non andartene ti supplico.. non lasciarmi.. ti prego..”, mormorava nel dormiveglia. Julia era arrivata lì accanto a lei, insieme a Vlad. Aveva ascoltato e aveva capito che la rossa doveva tenere davvero molto a quella Monique, la stessa persona che ora il tenente non poteva evitare di disprezzare, anche solo per il fatto di non averle ricambiato un così grande amore. Vlad: Scusa, vi lascio – la sua piccola ricetrasmittente emetteva quei segnali di una chiamata in arrivo – spero non sia il comando, in caso contrario dovrò inventare una diavolo di scusa per fargli credere non so che diavolo di cosa.. Julia: Dì loro che non mi hai trovata, che sono sparita, tanto non ho intenzione di tornare finché lei non sarà al sicuro – dettò, e si sedette sul bracciolo della poltrona che cullava il sonno della giovane dalla chioma rossa, e posò le stampelle là vicino. Vlad: Allora vado – rispose alla chiamata strada facendo, allontanandosi dall’infermeria femminile della caserma. “..no aspetta..! ASPETTA!”, gridò la giovane rossa sobbalzando dalla poltrona. Oramai era sveglia. Il tenente le stava molto vicino e la guardava con apprensione. “Lena, era un sogno”, l’altra le gettò le braccia al collo, trascinandola sulla poltrona, sul suo grembo. Lena: Sembrava così autentico.. che ti avevo perduta, che eri rimasta uccisa da loro.. Julia: Oh.. mi spiace.. non immaginavo di essere io la causa del tuo incubo.. Lena: Non parlare.. stringimi.. La bruna la abbracciò, nelle sue possibilità, aveva sempre una gamba che non poteva controllare al cento per cento. Rimasero così in silenzio, lasciando che il tempo scorresse, senza noia. I ricordi del tenente tornarono indietro al primo incarico che le era stato affidato quando era ancora all’inizio… Si trattava di proteggere un giovane adolescente di buona famiglia, confinato in un avamposto che doveva salvaguardarlo da possibili attentati o rapimenti mentre suo padre concludeva un’importante transazione commerciale, un’operazione scomoda a diversa gente abietta, che già una volta aveva tentato di rapire il ragazzo per piegare la volontà del padre. Ragazzo: Julia, tu sei single, io sono single, perché non ci fidanziamo? Julia: Aww, sono molto lusingata dalla tua proposta ma al momento non me lo posso permettere un fidanzamento, sono in servizio - disse sorridendo Ragazzo: Non me la racconti, non sarà per l’età vero? Anche se ho quindici anni non vuol dire che non sono un uomo! Julia: L’età non è tutto, del resto ho solo tre anni in più di te, è solo che non mi è permesso intrecciare relazioni con gli obiettivi, almeno non quando le operazioni sono in corso Ragazzo: Allora promettimi che quando tutto sarà finito io e te ci fidanzeremo Julia: Prometto che ci penserò… Il giorno dopo, l’avamposto saltò in aria con un’esplosione causata da un missile terra-aria lanciato da centinaia di metri di distanza. Il padre del ragazzo concluse in tempo la transazione per la sua azienda, ma il figlio non sopravvisse. Il soldato scelto Julia A375 si ritrovò con una spalla contusa e un braccio fratturato, ma ne era uscita viva miracolosamente insieme ad altri due della sua unità. Poi tornò a casa per la convalescenza, con un elevato senso di colpa, più forte di tutto il resto, anche se c’era poco che lei poteva fare per evitare la tragedia, tuttavia giurò che da quel giorno la vita degli altri era al primo posto, mai più avrebbe mancato un obiettivo, meglio la sua morte che sopportare quella degli altri. “Sei stata tu quella che ci ha abbandonati!”, le urlò il fratello dalla sala ricevimenti della scuola in cui insegnava, c’erano loro due soli. “Guarda come ti ha ridotto il tuo magnifico lavoro!”, continuò puntando il dito sul braccio e la spalla fasciata della bruna in abiti ordinari. Julia: Che senso ha la nostra vita se non facciamo qualcosa di buono per il mondo e per gli altri? Questo è quello.. – aveva gli occhi lucidi – ..è quello che io avrei dovuto fare, proteggere la vita degli altri.. quel ragazzo era così giovane.. “Perché sei qui Julia? Se il tuo lavoro è l’unica cosa che ti gratifica, cosa cerchi dalla tua famiglia?!? Sempre se per te io e i nostri genitori lo siamo ancora, o lo è diventata la tua pistola!?? E adesso ti presenti qui, dopo mesi di silenzio.. non sapevamo neppure se eri viva.. e ti permetti di farmi la morale!! Come se quello che faccio io, nostra madre e nostro padre sia una cosa così inutile paragonata alla tua vita!!”, continuò lui Julia: No! Non ho mai pensato questo! Insegnare è meraviglioso, è importante, è necessario! Nessuno dice il contrario.. se sono qui, è solo perchè volevo rivedervi, se non l’ho fatto prima è perché non credevo che mi avreste accolta a braccia aperte dopo la mia scelta.. ma voi siete la mia unica certezza, la mia vita non lo è.. e non lo sarà mai.. sono venuta adesso perché sono ancora viva.. Uscì dalla sala e poi dalla scuola, si allontanò senza voltarsi, il fratello la guardava dalla finestra con le lacrime che gli annebbiavano la vista, ma non trovò il coraggio per chiamarla e dirle che le voleva bene.
Vulcanair P68C - da
www.maxtac.it
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