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Di nuovo
in Infermeria, caserma tedesca – 03:03
a.m.
“Julia?” “Sì?” “A cosa pensi?”, domandò la rossa mentre le accarezzava leggermente il braccio sinistro e la mano. Erano distese sullo stesso lettino dove si trovava il tenente qualche ora fa, nella stessa camera dove Vlad le aveva parlato del comando e dove lei aveva espresso quanto le fregava se il comandante la rivoleva in Russia. Julia: Penso che è ora di andarcene Lena: Ma non ci dovevamo fermare in Germania..? Julia: Cambiamento di programma, si torna alla tua vecchia casa, in America – posò una mano sul viso della rossa e le accarezzò la guancia – è l’unico modo per rintracciare qualcuno che sa della tua esistenza.. magari l’avvocato di tuo padre, se è ancora vivo.. devo parlare con Vlad.. Scese dal letto, cominciò a slegarsi le bende che immobilizzavano la gamba. L’altra la guardava preoccupata, “Non toglierle è troppo presto, la cucitura potrebbe cedere”, le disse. Julia: Non possiamo aspettare che si rimargini del tutto.. – scoprì la ferita, quel tipo di coltello era molto tagliente, veniva chiamato spesso il ‘coltello della strega’ perché veniva utilizzato appunto da queste durante gli incantesimi, la lama penetrava nelle carni anche senza pressione, ma le era andata abbastanza bene - ..Lena i miei vestiti per favore, sono là sulla sedia… Così, con l’aiuto di Lena, bloccò le labbra del taglio con del cerotto farmaceutico, gettò via gli shorts e si rivestì lentamente della sua divisa. “Mio nonno diceva che le cose si devono fare nel momento in cui si possono fare, mai rimandare a dopo quello che puoi fare adesso..”, raccontò la bruna mentre inseriva i proiettili DOT50 nel caricatore della sua automatica. Lena: Mi dispiace averti causato tutto questo.. potevi lasciarmi qui e andartene.. in fondo- Julia: Non voglio più sentire frasi simili. E adesso.. – si alzò in piedi dal letto - ..muoviamoci Lena: Ti aiuto.. – la sostenne per un braccio Julia: Non ti preoccupare, devo farcela da sola.. – l’altra la lasciò senza discutere Lena: Già, tu sei fatta di marmo, dimenticavo.. – sorrise - .. sei sicura che non hai bisogno di me? Julia: Certo che ho bisogno di te, ma non in questo senso.. dai.. non dirmi che ancora non hai capito che ti sto ‘girando intorno come un satellite’, in caso contrario comincio a pensare che sono un fiasco totale.. Lena: Sappi che non mi dispiace affatto essere al centro dei tuoi pensieri.. Vlad entrò nella stanza senza bussare, chiamare o altro. “Jul! Ca**o ci fai in piedi!” Julia: Non vedi? – si infilò la pistola dietro la schiena, tra la cintura dei mimetici e la canottiera – Mi preparo, andiamo via da qui, il comando è una sola nel campo della tattica, non gli affiderei neppure un pesce rosso Vlad: Jul.. – chiuse la porta dietro di sé - ..devi avere la testa piena di neuroni ubriachi che si scontrano l’un l’altro, ma ti rendi conto che questa è insubordinazione!! – infuriò Julia: Puoi dire quello che vuoi, non c’è altra soluzione, nessuno può reggere così a lungo, prima o poi ci riusciranno a.. prenderci.. l’unica opportunità è che l’accompagni in America, qualcuno che conosceva la famiglia Davidson forse potrà aiutarci a capire.. io non so che altro fare, ma non ti lascerò Lena.. Lena si era commossa, tanto da non riuscire a parlare. Julia: Ehi che fai? – andò ad arruffare le lunghe ciocche rosse – che ti piangi? Mica sono morta? – parlò sorridendo, la rossa l’abbracciò Vlad ruotò gli occhi: Che razza di situazione.. aprite bene le orecchie, ora vi dirò quello che mi ha riferito H102, quelli dell’organizzazione che ci stanno dando la caccia posseggono un sistema di spionaggio satellitare d’alto livello, forse perfino troppo futuristico per la sicurezza del mondo intero.. possono seguire ogni mossa, anche vederci starnutire, di giorno o di notte, qualsiasi atmosfera ci circondi, ovunque possiamo essere. Sto parlando di un sistema costato miliardi di dollari. Sto parlando di un intelligence che possono permettersi solo i pezzi grossi.. Julia: Me*da.. – lasciò la rossa che si strofinava gli occhi sul polsino della maglia di lana che indossava- ..un momento, perché hai detto ‘ci stanno dando la caccia’, tu che c’entri? Vlad: ..ho deciso che vengo con voi per darvi manforte, credevi che ti lasciassi nei guai boccalona? – incurvò le labbra a metà tra un sorriso e una smorfia. Julia: Vlad, ti ringrazio, ma come tuo superiore ti ordino di tornare alla base, non voglio altri scrupoli, non si può tornare indietro da adesso in poi Vlad: Al diavolo i tuoi ordini, arrestami pure per sedizione! Julia: Non verrai con me! Non discutere! Vlad: Sì invece! Julia: No che non verrai! Vlad: Sì! Julia: Che stupido testone.. Vlad: Proprio come il mio tenente preferito – strizzò l’occhio alla bruna Lena stava ridendo per conto proprio, senza essere notata dai due che bisticciavano.
***
In
Russia invece, 6:50 p.m.
Iya, il marito ed i figli si erano sistemati temporaneamente (almeno ci speravano che fosse temporaneamente) a casa della nonna. Sembrava passato molto più tempo da quando era iniziata tutta la storia, la polizia non cavava un ragno dal buco ovunque cercasse tracce. Il marito di Iya le aveva raccontato di quell’unica telefonata, ma lei si era convinta che c’era qualcosa di più tremendo dietro, la sorella non aveva mai fatto stupidaggini, tanto meno sparire dalla circolazione senza spiegazioni. E poi, la loro casa distrutta, quell’incidente alla sua auto che non sembrava un incidente. “Mi dispiace, ancora non ci sono novità signora, ma la chiameremo noi appena ne avremo, cerchi di stare tranquilla”, le disse un agente al telefono. Iya: Lo so, ma come faccio ad aspettare senza sapere assolutamente nulla di cosa sia capitato a mia sorella..! E se le vogliono fare del male!? E se la costringono a fare quello che vogliono?! “Proveremo ancora, stia calma”, l’agente si congedò al telefono.
***
In Germania non era ancora sorto il sole, fuori la caserma c’erano i soliti sorveglianti nelle loro rispettive postazioni, sembrava tutto tranquillo. Un autocarro non troppo grande, sbucato dall’interno della caserma (da un deposito) si avvicinò lentamente al cancello d’ingresso e chiese autorizzazione per uscire. “Indagine in corso”, disse Vlad, col suo nuovo berretto della divisione tedesca, al tizio che gli aprì i cancelli senza fare contestazioni.
*Flashback*
Julia: Ecco il programma; dato che ci spiano ventiquattro su ventiquattro non possiamo muoverci a piedi senza far prima perdere le nostre tracce, se ci hanno sempre individuato sino ad ora era perché sapevano dove entravamo e quando uscivamo, sapevano che mezzo usavamo e fino a quando ce ne servivamo Lena: Come una specie di reality show tipo ‘grande fratello’.. Julia: Proprio così, quindi da qui dentro dobbiamo uscire senza farci riconoscere, ci serve un automezzo di copertura, qualcosa che ci protegga in modo che non si possano accorgere facilmente di noi Vlad: Un autocarro! Un pick-up da trasporto, lasciamo il cassone scoperto senza telo, così non immagineranno che ci sono tre persone a bordo Julia: Buona idea Vlad, dobbiamo arrivare all’aeroporto a tutti i costi…
*fine
flashback*
Sul sedile di fianco a Vlad c’era Lena, anche lei con i capelli raccolti sotto un berretto militare identico al suo. “Pensi che non ci sia pericolo per lei? È ferita..”, chiese la rossa intanto che si allontanavano dalla caserma. Vlad: No, assolutamente, guarda che K45 è piuttosto forte malgrado le apparenze, e poi avrai notato che non è un ‘peso massimo’, la cinghia reggerà senza difficoltà.. avrei preso volentieri il suo posto, ma Julia ha voluto così perché sa di essere facilmente riconosciuta da quei bastardi Lena: Speriamo.. non sono tranquilla.. Sotto al pick-up, sorretta in vita e alle caviglie da alcune cinghie robuste di cuoio, c’era la brunetta che viaggiava col sedere a quindici centimetri da terra. Si reggeva con i muscoli delle braccia ad un appiglio di fortuna, “Ma come mi è saltato in mente..” si ripeteva. Se si voltava, anche solo per una manciata di secondi, a guardare la strada che scorreva come un fiume sotto di lei, non poteva evitare una sensazione di nausea. Poi Vlad prese una buca, “..uhgm.!! Spero non manchi molto..”, farfugliò Julia. L’idea era questa, portare il pick-up in qualche luogo, dove il satellite spia non poteva arrivare, e lì sviare l’attenzione di chi guardava, nel caso li stessero seguendo malgrado tutta quella messa in scena. L’unico posto che gli venne in mente, dove un carro come quello era normale che si fermasse, era un luogo per fare rifornimento carburante lungo la strada. Così il pick-up entrò all’interno di un box insieme ad altre automobili ordinarie di civili. E lì Vlad scese in fretta insieme a Lena, Julia slegò le cinghie e uscì da lì sotto con un viso pallido e nauseato. Vlad: Adesso che vuoi fare? Julia tirò un sospiro: Tu rientra nel pick-up e fatti un lungo giro, casomai fermati in un’altra caserma della zona, per non destare sospetti. Poi torna alla base tedesca e infine torna in Russia e riferisci al comando che non mi hai trovata. Io e Lena vedremo di uscire da qui dentro con un’auto a nolo, sperando ci siano.. Vlad: Facendo così non potrò più aiutarvi Lena: Hai fatto già tanto Julia: Sì.. devi tornare alla base, declina ogni coinvolgimento con me.. Vlad annuì: E va bene testona, buona fortuna.. sai dove chiamarmi se c’è bisogno, 108.11 Julia: Grazie – abbracciò l’amico, il quale poi salutò Lena con una bacio sulla guancia mentre la bruna guardava ovunque evitando di soffermare gli occhi su loro due, e poi si separarono. Una volta che Vlad se n’era andato, Julia afferrò la mano della rossa e andò a domandare se là dentro c’era la possibilità di prendere un’auto in prestito, per fortuna il tizio a cui chiese masticava anche un po’ d’inglese. “Non noleggiamo auto, se ti interessa c’è un usato a buon prezzo, ma sei nell’esercito?”, le disse il tizio. Julia: No, mi piace vestirmi così, fa chic.. – strizzò l’occhio e il tipo scoppiò a ridere seguito a ruota anche da lei - ..eheheh.. però avrei una certa urgenza “Devi solo firmare un paio di documenti e sarà tutto apposto, solo cinque minuti”, continuò lui sorridendole. Julia: Grazie, ne parlo con la mia amica e decidiamo.. – si spostò e poi disse a Lena - ..non posso lasciare tracce, tanto meno firme, e non credo che il credito sulla mia tessera sia ancora accessibile ora che la mia missione si è conclusa.. ho soltanto i miei fondi di riserva che ci serviranno dopo Lena: Che facciamo allora? Julia: La solita cosa.. – si avvicinò, zoppicando leggermente, ad una vecchia Ford posteggiata vicino l’esterno del garage e tirò fuori il suo magico ferretto dai mimetici – Lena, tieni gli occhi aperti.. avvertimi se qualcuno viene o guarda da questa parte.. Lena: Ti prego fai in fretta..! Julia non ci impiegò che pochi secondi ad aprire lo sportello di guida dell’auto, “Vieni, diamoci una mossa”, chiamò l’altra una volta entrata. Lena: Come va la tua gamba? Julia: Ce la faccio, non ti preoccupare Lena: Come possiamo uscire da qui dentro senza che ci vedano Julia?! Julia: Facile, usciamo da qui molto rapidamente, possibilmente senza dare nell’occhio.. – mise in moto l’auto, fece marcia indietro e poi schiacciò l’acceleratore Si infilò in coda per far benzina dietro un camion che trasportava automobili, appena vide che si stavano avvicinando al distributore alla sua destra, tagliò sulla sinistra, di fianco al camion che le stava davanti, lo sorpassò in modo che le facesse da scudo per non essere vista, oltrepassò la piccola area di marciapiede che delimitava il distributore dall’autostrada e poi si mischiò alle altre auto che circolavano.
***
US,
industria ‘Chip-Evolution’ – 10:23
a.m.
C’era un’ala rigorosamente vietata, dove potevano accedere solo determinate persone, si trovava nel piano interrato dell’immenso edificio. Monroe ed Ashford erano lì in quel preciso momento, intenti ad osservare con entusiasmo quello che si vedeva al di là di un vetro antiproiettile. “Vedo che il progetto procede molto bene”, disse Monroe. Ashford: Esatto, e pensare che quell’idiota di Davidson non voleva neppure sentirne parlare.. Monroe: A proposito di Davidson.. la figlia si dovrebbe trovare ancora in quella caserma della Germania, sempre ammesso che non abbiamo perso le sue tracce.. ma la prenderemo di sicuro prima o poi, ci puoi giurare Ashford si allontanò dal vetro e camminò, seguito dal compare, verso l’ascensore, “Raccomanda la massima urgenza a quelli della squadra, non vorrei che tutto questo che abbiamo costruito crolli sotto i nostri piedi e ci trascini in uno strapiombo Monroe: Ci sono scarse probabilità che ciò avvenga, e l’unica minaccia sarà presto eliminata…
Strada extraurbana, ancora in
Germania
Lena: Come si scrive aeroporto in tedesco? Julia (al volante della Ford): Flughafen, l’unica parola che mi ricordo, sai com’è.. viaggiando.. Lena: Hehehe.. allora alla prossima curva svolta a sinistra, abbiamo passato un cartello dove diceva Flug qualcosa.. sì insomma, a sinistra.. Julia: Grazie – sorrise Lena: Da quanto tempo conosci Vlad? Julia: Noo.. ti prego non dirmi che ti piace Vlad adesso.. – fece una smorfia di esasperazione Lena: E che ci sarebbe di strano..? – si mise a ridere senza farsi scorgere dall’altra che si voltò verso di lei con un’espressione languida – hahahaha.. non hai capito un’acca come al solito, dai raccontami, volevo sapere qualcosa di voi due, non ho mai avuto un’amicizia come la vostra.. sono gelosa della vostra intesa.. – e così dicendo allungò il braccio e pizzicò giocosamente la guancia della bruna Julia era impegnata a svoltare a sinistra alla curva: Ahio.. d’accordo, non mi interrompere però Lena: Vai serena che non apro bocca Julia: Allora ascolta… “Vlad era un obiettivo della sezione Target, nel senso che il governo ci aveva ordinato di proteggerlo da certi che gli volevano male perché sapeva troppo di alcune cose. Lui è un esperto informatico, e a quel tempo si occupava di smantellare organizzazioni criminali scoprendone eventuali brecce attraverso la rete. E quindi lavorava in un settore specifico della sicurezza internazionale. Io e lui ci siamo conosciuti un anno fa, quando mandarono la mia unità per proteggerlo, dato che era saltata la sua copertura in seguito ad una fuga di notizie interne. Non ne conosco appieno i dettagli, comunque, dopo una notte insieme- Lena sussultò sul sedile: Cosa?!? Julia: HahaHAHAHahaha.. Niente di quello che pensi.. recupera Lena, recupera.. – le ventilò aria con la mano destra – heheh.. allora, dicevo- Lena: Se non stessi guidando ti farei passare io la voglia di prendermi in giro..!! Julia: Whoww io non ho detto nulla di male, sei tu che pensi solo a quello! – e la rossa diventò ancora più rossa - ..però non vedo l’ora che mi farai vedere..! – colpo di tosse di Lena – Dunque, dicevo… …dopo una notte insieme a chiacchierare, il signorino Vladimir – ironizzò - decise di mollare il suo posto ed unirsi alla Target se ne sarebbe uscito vivo. E per sua fortuna così è stato. Beh, è entrato direttamente come sergente, e siamo stati nella stessa unità per molti mesi, fino a quando io sono avanzata di grado.” Lena: E come mai? Che impresa avrai mai compiuto..? – subito dopo quella frase notò una macchia di sangue trasparire dal tessuto dei mimetici della bruna, proprio lì dov’era il taglio – Julia! La bruna accostò la Ford ad un angolo della strada, “Scusami.. spero tu sappia guidare.. credo dovrai darmi il cambio..”, il taglio iniziava a bruciare e a pulsare sempre più intensamente, segnale che l’effetto dei sedativi stava consumandosi. Lena: Fammi vedere, togliteli – slacciò la cintura dei mimetici Jula: Aspetta..! Immagina se qualcuno ci vede.. ehehe.. Lena: Sai quanto m’importa! La tua ferita è la mia priorità in questo momento! E fammi vedere, non fare la bambina! – le tirò i mimetici fino scoprirle le gambe Julia: Ca**o! Fa male..!! Lena si avvicinò al sedile di guida e si mise in ginocchio per spostarsi ed osservare meglio: Un’estremità del taglio si è riaperta.. mi servirebbe garza e cerotto.. Julia: Guarda nella tasca laterale dei miei pantaloni, in alto a destra .. ne ho portato un po’ con me.. Lena: Sì, ci sono.. – tirò la mano dalla tasca con quello che le serviva, poi iniziò a fasciare la gamba - ..scusa se ti faccio male ma devo bendarla abbastanza stretta.. Julia: Fa niente, posso.. ahi.. sopportare.. Lena: Resisti ancora due minuti, poi ti darò un premio.. – sorrise Julia: Davvero? Allora.. una caramella.. ahio..! O una gomma, o un po’ di gel per i miei capelli.. no questo non ce l’abbiamo.. ahia..! Allora una birra, o un- Lena terminò di applicare il cerotto: O forse un bacio? Julia: ..o un.. – alzò il viso per guardarla - che hai detto? La ragazza dai boccoli rossi chinò il capo su di lei e la baciò lievemente sulle labbra, accarezzandole con le sue per diversi secondi. Quando Lena si fece indietro la bruna portò un braccio dietro la nuca di lei e ricambiò il gesto imprimendoci tutta la sua passione. Un uomo si sporse dal finestrino della sua auto e fischiò loro un paio di volte sorridendo e strombazzando il clacson. Lena: Accidenti..!! – schizzò al suo posto, abbandonando la bruna che la guardava estasiata Julia: Da brividi.. – sorrise largamente – ..al momento sono a corto di fiato, ma data l’urgenza.. te la senti di darmi il cambio..? “Sì..”, era davvero imbarazzata, tuttavia scambiò il suo posto e si mise al volante, “Ascoltiamo qualcosa?”, domandò, chissà che non poteva alleggerire il rossore sulle sue guance. Julia: Perché no.. – e la compagna accese l’apparecchio e si sintonizzò su una stazione. Radio:
…if there’s one thing I
hang onto,
that gets me through the night.
Julia: La conosco questa! –
iniziò a tenere il tempo con la gamba
buona
I, aint gonna do what I don’t want to, Im gonna live my life. Shining like a diamond, rolling with the dice, Standing on the ledge, show the wind how to fly When the world gets in my face, I say, Have A Nice Day Have A Nice Day Take a look around you, nothings what it seems We’re living in a broken home of hopes and dreams Let me be the first to shake ya helping hand Everybody, brave enough to take a stand I knocked on every door, on every dead end street Looking for forgiveness What’s left to believe? Ohhh, if there’s one thing I hang onto that gets me through the night I aint gonna do what I don’t want to Im gonna live my life Julia prese a cantare il ritornello con la radio: Shining like a diamond! Rolling with the dice! Standing on the ledge, show the wind how to flyy!! When the world gets in my face I SAY, have a nice day!! Have a nice da-a-ay!! Lena scosse la testa sorridendo: Ti piace Bon Jovi? Julia: Certissimamente! Lena: Anche a me! Julia: Perfetto, stiamo già uno a uno in affinità! Meglio di così!
***
Russia, a casa della consuocera, la madre adottiva di Lena si trovava in cucina con la figlia maggiore, non aveva saputo nulla fino al giorno prima. La madre: …vorrei sapere perché non ci avete avvisato subito di quello che sta succedendo!! Tuo padre si è sentito male, non sai quanto ho dovuto insistere per farlo rimanere a casa! Iya: Cosa ha avuto?! La madre: Un malessere.. subito dopo che tu ci hai chiamati e detto di Lena.. l’ho convinto a restare con la nostra governante.. Iya: Non potevo avvisarvi prima, a dire la verità non dovevo avvisarvi affatto.. la polizia ci ha chiesto di mantenere il totale riserbo fino a quando non si fosse fatta luce sul rapimento e su altre circostanze ancora poco chiare, per non mettere in pericolo noi e Lena.. lei ha chiamato una sola volta, ha parlato con mio marito dicendo che non poteva tornare e di non coinvolgere i giornali, non ha risposto a nessun altra domanda La madre: Iya.. c’è una verità che non conosci, spero tua sorella abbia ricevuto quel pacco dove le spiegavo ogni cosa.. per me è molto difficile parlarti di questo.. – sospirò – Lena in realtà non è tua sorella.. – Iya spalancò la bocca - ..tu avevi sei anni quando incontrammo quelle persone, avevano i documenti, il certificato di nascita.. avevano scelto come doveva chiamarsi.. e avevano scelto noi come la sua nuova famiglia, ci dissero che la bimba era figlia di assassini e quello era un modo per proteggerla, non potevamo rifiutare quella povera creatura...
***
Dopo ancora quaranta minuti la Ford si fermò al parcheggio dell’aeroporto. Lena scese e camminò fino all’altro lato dell’automobile per aprire lo sportello ed aiutare la bruna. “Grazie, ora posso vedermela io, non ti preoccupare.. pare che non sanguini più.. sempre grazie a te”, le disse il tenente sorridendo e l’altra arrossì per l’infinitesima volta, la bruna si accorse di questo, lo interpretò come una reazione disagevole. Julia: Forse per me quel bacio ha significato molto più di quanto tu intendevi – disse timorosamente Lena: Io intendevo che ti amo – sussurrò, ma era stato un sussurro deciso – mi sono innamorata di te tenente K45 – le disse guardandola negli occhi, le sembravano più scintillanti quegli occhioni blu, di quella stessa scintilla rassicurante che vide quel giorno poco lontano in cui s’incontrarono. “Non mi aspettavo questo adesso.. n-non immaginavo..”, farfugliò la bruna, poi chiuse lo sportello e si spostò di due passi fissando gli occhi sull’asfalto, finché si girò di nuovo verso la rossa che pareva agitata e confusa, “..Lena io mi sono innamorata sin dall’inizio, lo so per certo..”, la rossa tirò un sospiro, il tenente proseguì, “..ma tu sei davvero convinta di quello che hai detto?”, dicendo questo le posò una mano sul viso, “Guarda che non mi devi niente, quello che ho fatto per te lo rifarei da capo, ma non illudermi ti prego”, concluse. Lena: Non è mia abitudine dire ti amo al primo che passa.. ho un carattere difficile, a volte insopportabile.. forse è per questo che Monique è andata via, volevo essere troppo presente nella sua vita, ma ti prometto che non ripeterò lo stesso errore due volte.. – la mano della bruna le asciugò una lacrima che le scivolò sulla guancia - ..diamoci una possibilità per favore – afferrò la vita del tenente e l’abbracciò. Julia le accarezzò la chioma rossa e le bisbigliò all’orecchio, “Io non vorrei trascorrere un solo istante della mia vita senza te al mio fianco, senza vederti o parlarti anche solo di stupidaggini, e adesso che l’ho provato, non riuscirei a resistere senza poterti baciare.. – e le baciò la guancia e poi le labbra. Qualche tempo dopo giunse il momento di riprendere il programma, il tenente riferì alla compagna che dovevano noleggiare un aereo privato, e non ci impiegarono molto a trovarne uno disponibile. Julia ci mise ancora meno a concludere che se ne sarebbero andati tutti i soldi che teneva da parte. “Dove di preciso?”, domandò il pilota frattanto che contava le banconote dell’anticipo. “Stati Uniti, California, Los Angeles”, disse la bruna. “È un bel viaggio, penso si possa fare in circa sei ore”, replicò il tipo riponendo la somma nella tasca destra della giacca.
***
Una volta sull’aereo cominciarono a pensare a cosa ne sarebbe seguito, l’unica cosa certa di cui la bruna era a conoscenza era il nome dell’industria di Davidson, ‘Chip-Evolution’, il che non era di grande aiuto, e quello dell’avvocato, Peter Baltimore. Lena intanto stava considerando che, di quelli che volevano ucciderla, non se ne vedevano più tracce da un bel po’ di ore e questo era rinfrancante. Quel velivolo poteva trasportare un totale di dieci passeggeri incluso il pilota e il copilota, nel caso in cui ci fosse stato, in quella occasione non c’era. Le due ragazze si erano sedute in fondo, occupando gli ultimi due sedili che si affiancavano sulla fila del lato sinistro. Pilota: Decolleremo tra trenta secondi, tutto apposto là dietro? Lena: Sì Julia: Qui pure, vai! – prese la mano della compagna – presto sarà finita questa storia.. Lena tirò verso di sé l’altra ragazza e l’abbracciò, “Cerca di dormire qualche ora, ci penso io a fare la guardia stavolta” Julia appoggiò la testa sul petto della rossa e chiuse gli occhi, “Sai che in questa posizione potrei desiderare di non risvegliarmi mai più..”, disse beatamente. Lena: Ti risveglierò con un bacio allora.. Julia: ohh.. hai scoperto il mio punto debole.. a quello non resisterò.. Quando arrivarono a Los Angeles era tarda serata. Il tipo con il suo aereo privato ritirò il resto della somma e si dileguò in un lampo. Alla bruna nelle tasche erano rimasti pochi euro, forse appena sufficienti per pagare una stanza in un qualche albergo. La donna di un motel vicino l’aeroporto offrì loro l’unica stanza libera che disponeva, con un letto a doppia piazza, “Mi dispiace siete arrivate tardi, non ho di meglio”. Le due entrarono nella camera e subito il tenente si liberò della pistola che si era portata dietro per tutto il giorno, posandola temporaneamente su un comò. “Vado a rinfrescarmi”, comunicò la rossa entrando nel bagno. La bruna guardava il letto pensierosa, “E adesso?”. Non si rese conto del tempo che scorreva, Lena uscì dal bagno, senza alcunché tranne una misera asciugamano. Il tenente era rimasta di nuovo senza fiato, corse in bagno, “Vado anch’io a rinfrescarmi!”. “Che si vergogni? ”, pensò la rossa infilandosi sotto le lenzuola e spegnendo la luce. “Ma guarda tu.. che scema, proprio adesso ti metti a tremare come una bambina?!”, si ripeteva infuriata davanti lo specchio in bagno, “Sarà perché questa è quella che stavi aspettando da tutta la vita.. e hai paura che qualcosa vada storto”, attestò una voce dentro di lei. Quando finalmente trovò il coraggio di uscire da lì dentro, trovò la camera avvolta dal buio, “Lena?” “Sono a letto, scusa se ho spento, non immaginavo ci mettessi tanto..”, riaccese la lampada sul comodino. Julia: Se vuoi io posso dormire qui per terra – propose sedendosi sul bordo estremo del letto per slacciarsi gli anfibi - .. se pensi sia più adeguato Lena: Neanche per sogno, però, se sei tu che non vuoi starmi troppo vicina, il discorso cambia Julia: Figurati, per me- La rossa la tirò lungo il letto per la cintura dei mimetici, “Quante parole, quanto fiato sprecato”, pronunciò, per la prima volta vide il tenente così smarrita da farle tenerezza. “Siamo adulte, no?” Julia: Ecco, appunto di questo volevo- Lena le stava slacciando la cintura, “Ti aiuto io..” Julia: Non hai mica bevuto?? Lena: Mai stata così sobria – lanciò la cintura sul pavimento e le afferrò la canottiera, la bruna fece una faccia allarmata - ..Julia, cosa c’è? Sono io, quella che si è innamorata di te, quella che desidera fare l’amore con te.. Julia: Scusa.. ho solo timore di non essere all’altezza dei tuoi desideri Lena: Julia.. – scosse la testa – ..cosa vuoi che desideri più di te? Julia: Un’esperienza a tre – la rossa sollevò un sopracciò – scherzavo.. hehe.. La bruna si tolse i mimetici, tirò via l’asciugamano che custodiva le nudità di Lena, e la baciò intensamente. E quello che avvenne dopo segnò l’inizio di una possibile nuova vita per entrambe, anche se allora non lo sapevano ancora. Trascorse del tempo indefinibile, poi tutto tacque. Loro erano adagiate sul letto, di profilo l’una di fronte all’altra. Le gambe intrecciate, non un solo spiraglio d’aria che penetrasse fra di loro, Lena che circondava i fianchi della bruna con un braccio e che le accarezzava la base del collo con l’altra mano, con il capo sulla spalla di lei dove lasciava di tanto in tanto un bacio solitario. E Julia che le stringeva la schiena e le ricambiava quei baci riservandoli al viso lentigginoso. La notte svanì poco tempo dopo, quella che stava sorgendo sarebbe stata una giornata decisiva. Athame ![]()
Il
brano è : Have A Nice Day di Bon Jovi
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