Parte I  Parte II

***Capitolo 6***

Los Angeles, California, Motel presso laeroporto – 7:08 a.m.

Raggi di luce, che irradiavano i piedi del letto, filtravano dalla finestra sette metri di fronte la porta della stanza. Si udiva il rombo degli aerei che decollavano come se fossero a pochi passi da quel motel, e si sentivano delle voci alterate provenire dal pianerottolo di sotto, ma questo non le disturbava affatto.

Le due si erano svegliate quasi contemporaneamente, e si trovavano nella medesima posizione in cui si erano addormentate, abbracciate, “Sei bella Lena, anche ora appena sveglia”, le mormorò la bruna col sorriso sulle labbra.

Lena: Non puoi più farmi arrossire, oramai ho esaurito la carica – le fece la linguaccia allegramente
Julia: Sicura? Perché qui sul nasino io vedo un colorito rosa e anche qui sulle guance – le accarezzò le guance con l
indice della mano destra - sembri una bambola di ceramica.. la mia bambola

Lena le posò un bacino sulle labbra: Ti amo
Julia: Anch
io – contraccambiò il bacio e poi sollevò le lenzuola per alzarsi – dobbiamo alzarci

Lena: Lo so purtroppo.. – nascose il viso sul cuscino, come per protestare

Julia cominciò a vestirsi della biancheria intima, volata giù dal letto la sera prima, “Non ho idea di come troveremo l
avvocato di tuo padre.. conosco solo il suo nome”, sinfilò i mimetici e controllò la ricetrasmittente che aveva disattivato, togliendone le batterie, appena prima di lasciare la caserma tedesca, “Meglio non buttarla via, chissà il comando cosa starà pensando di fare di me..”, sussurrò intanto che terminava di indossare il resto dei vestiti, che anche stavolta iniziavano ad essere poco puliti.

Lena: La tua gamba?
Julia: Non sanguina più, e se non è successo stanotte, sto apposto – arrossì

Lena scese dal letto, coprendosi con le lenzuola: Quanto tempo abbiamo? Pensavo di farmi una doccia..
Julia: Temo dovrai rimandare, andiamo via subito, non voglio più brutte sorprese.

***

Nonostante l
autunno, la città di Los Angeles era ancora piuttosto calda. Lena si tolse il maglione, legandoselo in vita, e rimase con una maglia abbastanza leggera, il tenente non si scompose invece, la sua uniforme, benché malconcia (incluso lo strappo nei mimetici presso la sua ferita), rimaneva sempre il suo abbigliamento preferito, e poi era ben attrezzata solo con quella divisa.

Julia non era certa che l
industria ‘Chip-Evolutionera legata alla fonte da cui partivano quegli assassini che le perseguitavano, ma qualcosa le suggeriva di starne alla larga. In tasca aveva solo una moneta da cinquanta centesimi, “Non possiamo neppure entrare in un internet point per fare ricerche online..”

Lena: Perché non andiamo in biblioteca?
Julia: A fare che? Non mi sembra il momento di mettersi a leggere..
Lena: Ma lì forse possiamo trovare un Pc collegato alla rete, senza dover pagare spero..
Julia: Non ci avevo pensato! – acciuffò la vita della rossa e la trascinò verso di sé per baciarla
Lena: Piano! Così ci vedono! – sorrise imbarazzata
Julia: E che importanza ha.. – un altro bacio – che ci guardino pure gli altri se vogliono

Ma gli altri non stavano certo a pensare a loro due, ognuno era indaffarato per proprio conto a quell
ora della mattina, chi per correre in ufficio, chi a scuola e chi ad aprire bottega.
Chiesero ad un passante il percorso per la biblioteca più attigua, e questo con cortesia, “Ci siete abbastanza vicino”, indicò loro la via e le salutò.

Entrarono nell
edificio diversi minuti dopo, si tenevano per mano, era divenuto un gesto talmente spontaneo che quasi non se ne rendevano conto. Quella era una biblioteca pubblica a dir poco enorme, ci si poteva perdere là dentro, per fortuna trovarono subito quello che stavano cercando. La bruna si sedette davanti ad un monitor e avviò una ricerca secondo i criteri ‘albo, ordine, avvocati, Los Angeles. La rossa osservava lo schermo, in piedi di fianco a lei.

Lena: Trova una lista con tutti i nomi degli avvocati..
Julia: La sto cercando..
Lena: Devi metterlo tra virgolette o non lo troveremo mai..
Julia: Se sei così pratica vieni a farlo tu.. – dicendo così la tirò sulle sue ginocchia – dai, fammi vedere genietto .. – le sussurrò giocosamente all'orecchio mentre l
altra rideva

Lena: Scusa.. – e riavviò la ricerca, e dopo poco - Peter Baltimore, 120ma strada, civico 87, studio legale Baltimore.. però, ha uno studio tutto suo, se la deve passare bene..

Julia: Il mio genietto.. – le posò un bacino sul collo, poi scrisse su di un foglietto i dati dell
avvocato e lo infilò in tasca.

Allontanandosi dalla biblioteca, con la monetina da 50 cent tra le dita, con cui giocherellava, il tenente e la sua compagna intrapresero la via che conduceva allo studio legale. Si fermarono alquanto spesso a controllare la strada su una mappa della città che si erano procurate in biblioteca.

Julia: Sei stanca?
Lena: No, la tua gamba?
Julia: È ok, e non preoccuparti sempre di questa cavolo di gamba, guarda, posso addirittura saltellare - così fece un paio di salti sul posto
Lena: Sta ferma! Lasciala in pace finché non guarisce come si deve!

Julia ruotò gli occhi: Siiiii.. il tuo faccino però mi dice che sei stanca.. – accarezzò il viso arrossato e contratto della rossa
Lena: Sto bene amore, vedi? - indicò il civico della strada - Ci siamo, questa è la 120ma – disse lasciando un bacio sulla mano che le carezzava il viso

Julia: Un ultimo sforzo allora…

Giunsero davanti ad un vecchio portone in legno massello, di tre metri di altezza per quasi due di larghezza, indubbiamente robusto, con una piastrina metallica accanto, ‘Studio Legale Baltimore'.
Il tenente bussò al campanello lì di lato, un attimo dopo, una domestica in grembiule aprì e le fece accomodare direttamente nello studio. Non c
era nessuno oltre a loro, tuttavia attesero poco.

Un uomo oltre la settantina; capelli grigiastri, occhi azzurri, piuttosto alto, dalla postura eretta malgrado il peso degli anni e un viso limpido marcato da limitati segni del tempo; si avvicinò a loro da dietro, sorreggendosi con il supporto di un bastone, “Chi siete?”

Lena: Helen Davidson

L
uomo rimase sbalordito, impallidì enormemente, tanto che il tenente temette gli venisse un infarto o qualcosa di simile.

Julia: Si metta seduto, le spiegheremo – cedette a lui la sua sedia, la più vicina all
ingresso dello studio

“Non è uno scherzo di pessimo gusto, vero..??”, blaterò lui sedendosi pesantemente su quella sedia

Julia: Tenente K45, sezione Target, le dice niente?

“Sì… sì…”

Julia: Bene, le dobbiamo raccontare una storia tipo le mille e una notte in chiave moderna…

***

Stessa città, ‘Chip-Evolution', 8:18 a.m.

Al telefono…

“Qui non c
è traccia di nessuna giovane donna russa dai capelli rossi e occhi chiari”, riferì un informatore, “Ho controllato ogni angolo della caserma, anche le camerate femminili, niente e nessuno che le assomigli..”, continuò.

“Sicuro??!”, chiese l
operatore

“Sì signore, qui non c
è né lei né quel tenente che le sta incollata”

“Controlla ancora!!”, ordinò l
operatore e chiuse il ricevitore.

Monroe osservava gli ultimi scatti del satellite sulla caserma tedesca, nulla di ciò che vedeva catturava il suo interesse, anzi, ogni immagine non faceva altro che accrescere la sua ira, “Quella dannata bastarda!! Come è riuscita a sfuggirci!??”, sbraitò.

Operatore: Non riesco a capire signore.. sono desolato

Monroe: Non me ne fo**e un ca**o delle tue fo**u*issime scuse!! Voglio che la trovi immediatamente!! E dai ordine di sparare a vista a quel tenente!!! Morta!!! Deve essere MORTA!!

Operatore: Come desidera signore.. come desidera..

Monroe lasciò la sala controllo in preda alla furia, stringeva i pugni con forza, nulla poteva smorzare l
impeto di collera che gli stava invadendo l’anima, “Non devo perdere il controllo.. tutto questo è troppo importante..”, si disse mentre scendeva nel settore riservato, al piano interrato.

Ashford: Novità?
Monroe: No.. le abbiamo perse.. per adesso…

***

“Ne avete passate tante.. ma questa volta siete arrivate nel posto giusto”, l
avvocato si sollevò dalla sedia e andò ad aprire le ante di vetro di un piccolo armadietto, si mise a cercare tra vecchie pratiche impolverate e cartelle datate…

Lena (sottovoce, alla compagna): Cosa credi stia cercando?
Julia (anche lei sottovoce): Non so.. forse qualcosa di importante..

Entrò la domestica con un vassoio e del caffé caldo, “Prego ragazze.. lei Peter? Ne prende?”, domandò gentilmente.

“Grazie Meryl, ne ho preso già”, Baltimore tirò fuori la testa dall
armadietto con dei fogli ed una busta chiusa tra le mani, “Qui cè tutto quello che tuo padre amava di più al mondo”, consegnò la busta tra le mani di Lena, la ragazza strappò un bordo e vide subito una foto, limmagine di due persone che tenevano una carrozzina con una bimba di pochi mesi. Sembravano davvero felici. Poi notò anche la lettera che accompagnava la foto:

    
“Dear Helen,

La ragazza ringraziò mentalmente la sua odiosa docente di lingue per una volta…


Innanzitutto, ciao, io sono colui che forse in altre circostanza avresti chiamato papà. Immagino che se stai leggendo queste parole, se io non l
ho portata via a Peter, significa che non sono sopravvissuto abbastanza a lungo per ritrovarti, rivederti e cambiare il tuo e il mio futuro. Sappi che queste righe non potranno mai esprimerti nemmeno lombra dellamore che io e tua madre volevamo darti, non ci proverò neppure, spero con tutto il cuore che te lo riserverà qualcun altro al posto nostro.

Peter Baltimore ha in custodia il tuo certificato di nascita e tutto ciò di cui avrai bisogno, probabilmente vi sarete già conosciuti se stai leggendo questa lettera.

Tua madre voleva che un giorno tu sposassi un principe, qualcuno che sarebbe stato degno di te. Forse sei ancora piccola per pensarci adesso, o forse ti sei già innamorata di una splendida persona (spero!), ma ricorda che io e tua madre vorremmo solo saperti felice allo stesso modo in cui lo siamo stati noi, magari di più! Ti vogliamo bene, sempre te ne vorremo. Perdonami, ma non riesco a scrivere pensando a te come se non dovessi più rivederti, non perderò mai la speranza di strappare questo foglio io stesso un giorno.

Una cosa importante figlia adorata, Monroe, la mia spalla di fiducia, ultimamente mi sembra cambiato, da quando ha incontrato un uomo che ha troppe idee belliche per la testa. Io mi fido di lui, ma tu non fidarti troppo dell
ingenuità di tuo padre, credo vogliano portare avanti un progetto che farà del male al mondo intero, con o senza di me.

Sean Kane Davidson”

Lena sollevò lo sguardo dal foglio che stringeva, la bruna vicino a lei non vide gioia o rabbia nei suoi occhi, soltanto rammarico, forse per ciò che non aveva mai saputo.

Julia: Allora? Tutto ok? – si stava preoccupando del silenzio della compagna

Lena: Mi volevano bene.. mentre io vivevo la mia vita felicemente, c
erano due persone allaltro capo del mondo che soffrivano per me…

***

Russia, centrale di polizia, 6:43 p.m.

“Smettete di fare ricerche su di lei, non intromettetevi!”, urlò al telefono una voce dittatoriale
“Dobbiamo proteggere quella famiglia! Come possiamo se non riusciamo a sapere neanche chi ha manomesso il serbatoio dell
automobile perché voi insabbiate le prove!! Tutti gli indizi portano a dei professionisti! E diavolo scopriremo chi sono!!!”, ribatté lispettore con pari impeto.

“La smetta di gettare tempo dalla finestra, quell
episodio è stato un malinteso, le due ragazze si somigliano, per questo hanno tentato di uccidere anche la sorella, ma ora non ve né più intenzione, dite loro di stare tranquilli, ci stiamo occupando noi di reperire la sorella”, spiegò la stessa voce.

“Lei chi si crede di essere per dare ordini a me!!?”
“T51, Target, governo, in due parole top-secret, in parole povere, se vi ritrovo tra le palle vi sbatto dentro per intralcio alla giustizia! Le arriverà una comunicazione ufficiale entro la serata.”

L
ispettore riattaccò la cornetta rabbiosamente. “Cinici idioti!! È facile per loro tagliarci fuori! Quando noi abbiamo gente che si lamenta di non essere abbastanza protetta!!”, strepitò nel silenzio del suo ufficio.

“Che accade ispettore?”, un
agente aveva sentito la voce furente del suo capo, non era un buon segno.

“Nulla di nuovo, i pezzi grossi non voglio che ficchiamo il naso nei loro cupi affari. Caso Katina chiuso”, l
ispettore chiuse con forza un cassetto della sua scrivania.

“Cosa diciamo alla famiglia?”, proseguì l
agente.

“Già.. cosa diciamo.. che le indagini sono state trasferite ad un
altra unità, più.. più efficiente di noi”, sospirò lispettore stropicciando tra le dita il comunicato ufficiale appena ricevuto via fax. Quel ‘più efficiente si evinceva dalle parole che comparivano sul foglio.

“Ma ispettore.. noi eravamo a buon punto..”

“Lo so, ma questo a loro non interessa, sono troppo occupati a seminare feromoni per marcare il loro dannato territorio”, metaforizzò.



‘Chip-Evolution’, 9:34 a.m., nell’ala riservata al personale specializzato

“Finalmente..”, sussurrò Monroe ammirando il metallo lucente di una particolare pistola che teneva fra le mani come un gingillo di valore senza uguali, “..è perfetta..”.

Ashford: Ancora non è stata ufficializzata, si dovranno fare test su test prima di renderla famosa nel campo dei professionisti

Monroe: Qual è il margine di pausa?
Ashford: Siamo intorno ai 0,2-0,1 secondi – sorrise soddisfatto del nuovo record
Monroe: È perfetta.. ma l’impugnatura va affinata ancora un po’.. – osservò la pistola metallizzata in tutte le direzioni, la puntò contro la testa del complice – è un’ottima arma amico
Ashford: Non è carica.. ma non mi piace lo stesso sentirmi nel mirino di un oggetto del genere, mettila giù

Monroe: Certo, niente paura, la stavo solo controllando.. – accennò un sorriso

***

“Chi è questo Monroe?”, chiese Lena mentre tentava di massaggiarsi le tempie per lenire quel senso di pressione che vi avvertiva. “È l’attuale presidente della ‘Chip-Evolution’, ma perché lo chiedi?”, replicò Baltimore.

Lena: Mio.. padre, ha scritto che stava perdendo fiducia in lui riguardo qualche progetto a cui era contrario.. qualcosa di pericoloso per il mondo intero, ha scritto..

Julia: Mhhmm..

“Così ti ha scritto di lui in quella lettera.. allora doveva esserne davvero preoccupato.. mi domando perché non ne abbia parlato con me a suo tempo..”, aggiunse l’avvocato.

Julia: Sarà forse perché non ne era sicuro
Baltimore: Sì.. forse, era da lui un simile comportamento.. non accusava mai neanche uno dei suoi dipendenti..

Lena: Ma adesso? – la bruna le prese una mano e la strinse
Julia: Risolveremo Lena, sta tranquilla

Trascorsero le successive ore della mattinata in salotto, si dissero molte cose. Baltimore si offrì di accompagnarle a pranzo fuori, “Accettate senza troppe cerimonie ragazze, per me è un immenso piacere averti conosciuta Helen, non lo avrei mai creduto possibile oramai.. e anche lei tenente, per tutto ciò che ha fatto.. ma posso darti del tu?”

Julia: Come vuoi avvocato, basta solo che non mi chiami figliola, non sai quante volte l’ho sentito durante i corsi d’addestramento alla Target – scrollò le spalle.

***

Nel tardo pomeriggio, Meryl riordinò la vecchia stanza degli ospiti, era rimasta inutilizzata un’infinità di tempo. Si trovava nel piano sovrastante lo studio legale Baltimore. L’avvocato aveva vissuto là con la moglie e il figlio, fino a quando quest’ultimo si sposò e si trasferì in un appartamento non troppo distante dai genitori. “È mio figlio che mantiene lo studio aperto”, raccontò Peter, “Io non esercito più oramai, già da molti anni”.

La moglie del vecchio Baltimore l’aveva lasciato da una quindicina d’anni; non era morta, si era semplicemente innamorata di un altro, così Lei disse al marito il giorno in cui iniziò a preparare i bagagli e ad impacchettare le sue cose; partì la sera dello stesso giorno di quella rivelazione e scomparve dalla sua vita. “Per fortuna nostro figlio aveva superato i diciott’anni quando si scatenò il finimondo della nostra battaglia legale. Lui scelse di rimanere con me, e non fu un colpo così scioccante, sono io, più che altri, che restai traumatizzato dalla donna che amavo.”, proseguì Peter, stava raccontando di sé alle due ragazze, e, in un certo qual modo, stava liberandosi di un peso.

Erano tutti e quattro in sala da pranzo, davanti ad una buona cena preparata in casa dalla gentile e sempre disponibile Meryl, era già consuetudine di quella casa che questa rimanesse a tavola con l’avvocato, facendogli compagnia, sebbene fosse solo una domestica.

Lena: Mi dispiace tanto..
Peter: Non dispiacerti.. delle cose che non funzionano è meglio liberarsene subito se non è possibile ripararle.. il nostro matrimonio arrancava già da tempo prima di quel giorno..
Julia: E non ti sei più risposato? - Lena la guardò come per dirle di far silenzio - Che ho detto..?
Peter sorrise: Non ne ho mai sentito la necessità.. o non ho più incontrato nessuno.. ma non sono mai stato solo, Meryl è qui con me da.. da molto tempo

Meryl: Trentadue anni, signore – comunicò sorridendo dolcemente, intanto che sparecchiava la tavola – è facile lavorare per lei Baltimore, è sempre stata una brava persona

Peter: Ti ringrazio Meryl, le tue parole sono sempre un’enorme gioia per il mio cuore

Lena: Lascia che ti aiuti – raccolse il suo piatto e quello della bruna lì vicino
Meryl: Non è necessario cara, lascia pure a me i miei doveri – rispose, sempre col suo sorriso impareggiabile
Lena: Insisto, vorrei aiutarti, dopotutto siamo piombate così all’improvviso, senza avvisare..
Meryl: Allora, grazie – insieme alla rossa si diresse in cucina

Julia: Tuo figlio? Ti viene a trovare mi auguro..
Peter: Certamente, e poi lavora nel mio stesso studio, ieri lo avreste incontrato qui a quest’ora, è partito per un viaggio con la sua famiglia, è andato in Italia.
Julia: Oh, è perché tu non li hai accompagnati?
Peter: Non lo so, me lo avevano chiesto di andare con loro ma ho preferito lasciarli da soli, è l’unica vacanza in un anno e forse volevano un po’ di intimità, chissà che non diventi nonno finalmente.. hehehe..
Julia: Hahahaha.. già..
Peter: Ma sai.. il punto è che non volevo lasciare Meryl da sola, lei non ha nessuno.. mi sarei sentito terribilmente in colpa, è sempre stata comprensiva e premurosa nei miei confronti..
Julia si avvicinò all’avvocato con la testa: Le hai mai chiesto se.. insomma.. tu sei ancora un bell’uomo, lo sai?
Peter: Hohohoho.. e tu sei una ragazza che non ha peli sulla lingua, lo sai?
Julia: Scusa.. non volevo sembrare un’impicciona che parla a mitraglietta.. – arrossì
Peter: Oh no, non fraintendermi, mi piace la sincerità nella gente, non mi piacciono invece le persone ipocrite e ciniche che ti parlano alle spalle.. se hai qualcosa da dirmi, dimmelo senza troppi giri di parole
Julia: Idem
Peter: Però è giusto quello che hai detto, del perché non le ho mai parlato di noi.. prima di tutto, io non sono più tanto giovane, diciamo pure che non lo sono da diverse decadi, e Meryl, una domenica sera che sedevamo insieme davanti al camino mi ha confessato un triste segreto, di aver amato profondamente una persona nella sua giovinezza e di averla persa per sempre

Julia: Povera Meryl..
Peter: Sì, la dolce Maryl si era innamorata di una sua compagna di college e questo mandò all’aria i rapporti con la sua famiglia
Julia: Non avrei mai immaginato.. sono proprio un’idiota a parlare a vanvera..
Peter: Tu non potevi sapere.. la giovane amata da Meryl ricambiava i suoi sentimenti, purtroppo vennero divise dalle famiglie, a quei tempi l’anticonformismo veniva visto come una forma di anarchia e punito severamente, anche se si trattava di membri della stessa famiglia
Julia: Che è successo a loro due?

Peter: Meryl è stata cacciata di casa e l’altra ragazza.. beh.. non lo so perchè, ma è finita in una clinica per malattie mentali, è rimasta lì per molto tempo, Meryl non ha più saputo dov’è finita, o stata mandata..
Julia: Dio mio, è orribile.. – il sangue le ribolliva – come hanno potuto!
Peter: Shhh! Non gridare ti prego, non dovevo raccontarlo a nessuno
Julia: Stai tranquillo, io non sono nessuno.. – parlò sottovoce
Peter: È una battuta per caso? – sollevò le folte sopracciglia
Julia: Era per dire che non sono una di quelli che raccontano i segreti della gente.. ora capisco questo affiatamento fra di voi.. avete entrambi un forte dolore da sopportare, e vi aiutate a vicenda
Peter: È così.. in un certo senso.. ma senti un po’, perché hai fatto tutta questa strada per una sconosciuta? Non lo capisco.. a parte gli ordini che hai ricevuto dal tuo comando, c’è qualcosa in te che mi dà da pensare..
Julia: Lena non è una sconosciuta.. per me è al primo posto nella lista delle cose più importanti
Peter: Si intuiva qualcosa tra di voi.. – disse allegramente – giurerei che saresti piaciuta a Davidson…

***

Al telefono…

“Mr Monroe?”
“Che c’è?”
“Uno dei nostri che tiene sotto controllo l’aeroporto più vicino alla caserma tedesca mi ha appena riferito che due persone, che corrispondono in pieno alla descrizione dei due bersagli che cerchiamo, hanno noleggiato un aereo privato”, riferì l’informatore.
“Per dove?!!”
“Non ci crederà, stanno venendo proprio a Los Angeles, anzi, è molto probabile che siano già atterrate”
“Meglio così.. evidentemente stanno cominciando a capire. Tienimi informato, trovale”
“Sicuro signore, a presto”, riagganciò.

Il presidente non rimise giù la cornetta, invece compose un altro numero e attese, “Sono io, abbiamo trovato quei documenti?”, chiese. “Non ancora presidente, stiamo rovistando in tutto l’appartamento, dei certificati che ci ha detto neppure l’ombra, per fortuna sono andati in vacanza, Baltimore e consorte, ho evitato di spedirli all’altro mondo”, raccontò la voce dall’altro capo del filo.

Monroe: Abbiamo bisogno di quei documenti, dannazione!! Quelle sono le uniche fo**u*e prove che riconoscono la figlia di Davidson, possono incastrarci!!! Devi trovare quei documenti prima di lei!! – riattaccò con collera.

Ashford si fece avanti nell’ufficio: Riferisci ai tuoi informatori che Baltimore il vecchio non è ancora morto, e digli anche che il figlio frequenta principalmente lo studio paterno più che il proprio a casa sua.

Monroe lo guardò come per chiedere il perché non avesse parlato prima se ne era a conoscenza. “Credevo fossi più sveglio, tu e i tuoi uomini”, rispose Ashford, sembrava avesse letto i suoi pensieri.

***

Residenza di Peter Baltimore, stanza riservata agli ospiti

Saranno state all’incirca le dieci di sera laggiù, col fuso orario si sentivano un po’ stranite, sicuramente qualcosa a cui una buona dormita poteva rimediare, per recuperare le energie spese, forse…

Ciononostante, le due ragazze avevano avvicinato i due letti singoli e stavano concedendo tutte loro stesse alle correnti della passione ancora una volta. Indeterminati momenti dopo, si fermarono per riprendere fiato e contatto con la realtà. A Lena ritornarono alla memoria alcune parole di Meryl, “Si vede quello che provate, è evidente, i vostri occhi si parlano senza che voi lo facciate”“So bene come ci si sente”. La bruna iniziò a posare lievi baci sulle spalle nude della compagna, questa teneva il viso sul cuscino e le braccia sotto, con l’addome sulle lenzuola celesti. “Julia.. hai esaurito tutte le mie forze..”, sussurrò con un filo di voce, sorridendo debolmente. “Ma dici sul serio?”, la bruna era tremendamente compiaciuta, “Perché io ho ancora voglia di te”, a tal punto si spostò sopra di lei accarezzandole i fianchi sensualmente, fino a voltarla verso di sé continuando a baciarle il collo e le altre zone erogene della fidanzata che aveva imparato a conoscere…

Lena: Julia..!!
Julia: ..sarà che proprio non riesco a dormire quando siamo insieme, nello stesso letto, così vicine… - le sussurrò, riprendendo da dove aveva lasciato.
Lena: Aspetta..!! Non staremo facendo troppo rumore? – parlò frettolosamente scompigliando le ciocche brunastre dell’altra ragazza

Julia: Sicura..? – così dicendo avvicinò il viso alla rossa e le coprì completamente la bocca con la sua.

***

Il mattino seguente, 10:20 a.m., Los Angeles era malinconicamente nuvolosa

“Pensi abbiano dormito bene? Le ho sentite parlare fino a tardi..”, disse Peter, mentre leggeva il suo quotidiano.

Meryl: Non lo so signore.. non credo però che dormire fosse il loro primo pensiero – rise allegramente
Peter: Ah.. spero almeno si siano riposate.. Meryl, perché non mi chiami mai per nome? Mi fai sentire un matusalemme..
Meryl: Scusate Peter, ora che lo avete chiesto espressamente, lo farò volentieri
Peter: Sarei molto felice anche se non mi chiamassi signore, dopo tutti questi anni, basta formalità, per me sei una di famiglia

Lo sguardo di Meryl si addolcì ancora di più, “Grazie Peter, non immagina quanto significa questo per me”.

Peter: Ho raccontato a Julia la tua storia, non me ne volere troppo, non lo so perché l’ho fatto ma era come se.. non so spiegarlo.. sentivo di metterla in guardia su qualcosa.. sarà un sesto senso..

Meryl: Non importa Peter, forse ha fatto una buona cosa, può fargli capire che bisogna sempre rendere conto agli altri di qualsiasi cosa finché ci sono intorno, che non basta amarsi per essere felici, come diceva Sartre, ‘L’inferno sono le altre persone’, ahimé, purtroppo spesso è vero.. - sospirò

Baltimore increspò le sopracciglia, “Sartre era un po’ contraddittorio Meryl”, sorrise, “Non è il caso di prendere la vita con filosofia, lasciamo quelle macchinosità a chi le concepisce”, riprese a leggere il suo quotidiano, e anche Meryl sorrise lievemente.

***

Intanto, ad uno degli attracchi portuali della Germania nord-est, i cinque giorni di viaggio del battello erano terminati. Marianna non si dava pace, dov’era finito il suo bellissimo? Dapprima l’aveva preoccupata l’idea che fosse caduto in acqua, poi uno dell’equipaggio le assicurò che era stato un viaggio privo di imprevisti, salvo un temporaneo inceppamento degli ingranaggi, nella sala macchine. Allora la giovane bruna, una volta sbarcata attese uno ad uno tutti i passeggeri, “Se è a bordo dovrà pur scendere!”, rifletteva lontana dalla sua famiglia che stava organizzando la loro sistemazione in città.

Marinaio: Chi cerchi ragazzina? Ti posso aiutare? - domandò con le braccia conserte
Marianna: Un ragazzo, alto così – fece un gesto con la mano – moro, bello, elegante, affascinante.. è sparito da giorni!
Marinaio: Ah lui..? Non è sparito, è dovuto scendere su una lancia a metà strada
Marianna: E perché??!!
Marinaio: Perché due non fanno tre - sorrise
Marianna: Che!?!? – si stava innervosendo
Marinaio: Non prendertela, è dovuto tornare d’urgenza nella sua patria, un grave problema di famiglia
Marianna si intristì: Spero di incontrarlo di nuovo un giorno...


indietro    indice    avanti