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Russia,
Target, pieno giorno
“Lei sergente è un’emerita delusione, avevo fiducia in lei”, parlò il comandante dalla sua poltrona. Vlad gli stava davanti, in piedi, con gli occhi fissi sul pavimento e senza emettere un fiato. “Se per caso dovessi scoprire che sta reggendo il gioco a K45.. se ne pentirà per il resto dei suoi giorni. Lasci qui il suo tesserino di riconoscimento, è sospeso temporaneamente finché non chiariremo i fatti”, poi il comandante lo invitò a lasciare l’ufficio con un’irritante gesto della mano. Il sergente uscì e chiuse la porta. Sospirò. Una delle colleghe, H102, gli andò in contro con un’espressione preoccupata, “Guai?” Vlad: Sì, soprattutto per Jul H102: No.. qualcosa di grave!? Vlad: Rischia grosso.. si è messa a fare di testa sua, ha tagliato fuori il comando totalmente H102: Non è possibile, lei è sempre stata onesta, seria, corretta! Vlad: Lo so, ma stavolta c’è qualcosa di così importante per lei che non vuol sentire ragioni.. non so se quello là dentro – accennò l’ufficio del comandate con la testa - ha creduto alla mia storia.. il capitano della caserma tedesca gli ha parlato prima di me, praticamente pensano che Julia ha sequestrato il bersaglio.. H102: Tu cosa pensi che le succederà? Vlad: Non lo so…
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Los
Angeles, 11:56 a.m., Studio Baltimore
La giovane dai capelli rossi sedeva intorno alla lunga scrivania rettangolare, con una tazza di caffellatte alla sua destra e i documenti, che forse avrebbero segnato il destino della sua vita, sotto ai suoi occhi. “Da ciò che si evince dal testamento, tu sei l’unica erede vivente dell’intero patrimonio dei Davidson, questo comprendeva anche la maggioranza delle quote azionarie dell’industria di tuo padre..”, spiegò Peter alla ragazza, seduto di fronte a lei. Lena: E Monroe? Come mai adesso è lui il presidente? Peter: Perché.. perché ha acquistato le azioni di tuo padre appena dopo la sua morte, ad un prezzo stracciato.. e perché il testamento che hai tra le mani non è servito purtroppo ad impedirlo, tu non c’eri, nessuno poteva provare che eri davvero ancora viva. Ti abbiamo cercato per tutto questo tempo.. adesso il valore di queste carte è l’esatto opposto di venti anni fa. Lena bevve stizzosamente dalla tazza: Tutto questo non è giusto – posò la tazza – chi diavolo è davvero Monroe?! Cosa pensa di ottenere!? Peter: A saperlo, credevo fosse potere ma.. temo peggio, se è lui che ti sta dietro vorrà impedirti di riaprire- Il tenente K45 entrò bruscamente nello studio impugnando la sua pistola, “Uscite!!”, afferrò un braccio della rossa e la issò dalla sedia, “Peter, chiama Mery! Loro sono qui!”, corse in giro a chiudere tutti gli scuri delle finestre al primo piano. Lena: Che succede Julia! Chi sono qui!? “Loro”, disse la bruna togliendo la sicura alla sua pistola. Meryl era appena scesa dal piano superiore, con una cesta di vestiti tra le braccia, non aveva ancora capito bene che stava succedendo, finché la bruna corse alle scale e le prese la mano, lasciando cadere il bucato, “Sbrigati Meryl, dovete andare via!”, esclamò Julia. Peter sollevò il suo bastone: Aspetta un momento, ragioniamo, non possiamo chiedere aiuto? Julia affrettò Meryl e Lena verso l’ingresso, poi spinse anche Peter, “Non c’è tempo, li ho visti mentre ritornavo dal market, saranno qui a minuti, tu non li conosci come me, sono assassini!! Non si fermano davanti a nessuno!” Lena: D’accordo – uscì fuori l’appartamento, Peter le passò le chiavi dell’automobile posteggiata in garage ma la ragazza le rifiutò – io non verrò con voi, è me che cercano e ci separeremo adesso Peter: Ma Lena!! Non puoi rischiare!! Julia uscì per ultima, accompagnando Meryl che era piombata in un profondo stato di panico, “No, Lena ha perfettamente ragione invece”, affermò la bruna, poi passò i documenti a Peter, “Tienili, conservali, ci penso io a lei.. promesso.. e ora via tutti e due!!” Lena e Julia osservarono l’automobile allontanarsi sulla strada. Il tenente passò la sua pistola alla rossa e tirò fuori la 9mm dalla tasca dei mimetici dietro la caviglia. “Paura?”, domandò la bruna, cercando di sorridere. Lena: Un po’ – fissò la pistola – forse è meglio se tieni tu questa più potente e mi dai l’altra, io non sono tanto abile Julia: La tua mira è buona, con quella avrai più colpi a disposizione, e poi.. - posò un bacio sulla canna della 9mm - ..io ho il mio salvavita, hehehe.. Lena l’abbracciò con forza, “Ti amo” Julia: Lo so, ma io te lo dirò dopo.. – sorrise
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“È questa la casa, finalmente..”, riferì un uomo armato, all’interno di un furgone che conteneva una decina di persone, tutte con coltelli e armi da fuoco. “Monroe pretende che troviamo la gente a schiocco di dita, come se le foto del satellite servissero ad identificare pure le carte d’identità..”, parlò un secondo. “Già.. non ci serve a niente la foto di un formicaio se non conosciamo i nomi di ogni fo**u*a formica che si vede muoversi..”, concluse il primo, prima di aprire lo sportello del furgone e scendere. Il gruppo si riunì e si avvicinò alla casa. La porta era chiusa, “Sfondiamo”, il tizio in prima fila fece fuoco con un silenziatore ma quel portone robusto non si mosse, né dischiuse. Riprovò, ma un compagno gli bloccò il braccio, “Basta così, tanto non serve a niente, ci vuole qualcosa di più forte”. “Ca**o! Proviamo con una finestra!”, suggerì sempre il primo. Ma proprio allora videro l’ombra di un profilo umano davanti ai loro piedi, e dalla lunghezza, chiunque fosse doveva trovarsi molto in alto. Il tenente si sporse dai sei metri di tetto della casa, “Questa è violazione di domicilio!”, sparò alla mano del tipo che tentava di sfondare il vetro di una delle finestre al primo piano. “È quel tenente!! Fuoco!!!”, ordinò un altro. La bruna si riparò dalle raffiche di proiettili accovacciandosi sulle tegole del tetto, “Me**a! Non immaginavo fossero così tanti! Non è stata una buona idea quella del tetto..” Lena: Ti ho pregata io di non coinvolgere altre persone.. giù in strada sarebbe stato pericoloso per altri innocenti, e ora lascia che ti aiuti! – fece per sporgersi ma l’altra la tirò giù con lei Julia: Non ti muovere! Non sollevare la testa! Mai! Solo la pistola.. – infilò la mano nella tasca anteriore dei mimetici e riprese la ricetrasmittente, con le sue batterie – tieni Lena, chiama Vlad, 108.11! Lena accese il dispositivo e contemporaneamente trattenne la bruna per il braccio, quando questa stava per alzarsi, “Tu che vuoi fare!!??” Julia: Tranquilla.. – con la 9mm in mano, strisciò verso il margine del tetto – ..gli spari sono diminuiti.. voglio vedere che stanno facen.. - c’era la bocca di un lanciarazzi puntata sul tetto proprio dove si trovavano loro – OH CA**O.. Alzati Lena!! Quando un’esplosione pazzesca distrusse quasi completamente la tettoia della residenza Baltimore, le due ragazze, che non avevano fatto in tempo a mettersi completamente al riparo, vennero scagliate dall’onda d’urto parecchi metri dietro la casa. “Questa volta non possono essersi salvate!”, disse uno di loro, mentre i compari nascondevano in fretta il lanciarazzi nel furgone, quasi certamente la polizia sarebbe stata lì nel giro di attimi, “Recuperiamo i corpi ragazzi, veloci!!” Sul retro, in mezzo ad un mucchio di frammenti di laterizi ed una discreta nube di fumo grigiastro, c’erano le due ragazze distese a terra, un paio di metri distanti l’una dall’altra. Lena riprese i sensi ed iniziò a tossire dalla nebbia scura che le stava invadendo le vie respiratorie. Si mise seduta faticosamente, asciugandosi poi un rivolo di sangue che le scorreva dal naso. Ruotò la testa ovunque fino a quando non vide chi cercava, però il tenente non si muoveva. Voleva portarla via da lì, al sicuro, se mai un posto sicuro fosse esistito. “Julia!”, chiamò accostandosi a lei a carponi. “È pericoloso restare qui!”. Le sollevò appena la testa, non vide tracce di ferite, solo delle macchie scure di cenere. Ma c’era del sangue lì per terra, sotto di lei. Sembrava una ferita al basso ventre. La bruna si sforzò di riaprire gli occhi, le pizzicavano dalla polvere, “Ehi..”, mormorò, dopo un secondo cambiò espressione, tentò di mettere in guardia la compagna dall’uomo alle sue spalle che stava per colpirla. Ma non vi riuscì per tempo. “Signore? Le abbiamo entrambe, la figlia di Davidson sta per essere trasportata sul furgone, il tenente è qui ai miei piedi..”, informò il tipo mente colpì con un calcio lo stomaco della bruna ancora a terra sofferente, “La giustiziamo subito .. come dice? Vuole anche lei?? Ma aveva detto di .. ok, ok, ho capito signore, arriviamo.”, chiuse il telefono. “È il tuo giorno fortunato!”, strillò il tipo colpendo il mento della ragazza con un altro calcio. Tra i detriti là a terra, la piccola ricetrasmittente era ancora attiva e in funzione… “ … Lena! Jul!! … Maledetti bastardi… ”
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Peter e Meryl viaggiavano in una Cadillac Seville con i suoi 240 km/h di velocità massima; in realtà apparteneva a Baltimore junior, il figlio l’aveva lasciata in consegna al padre durante il periodo della sua vacanza in Italia. Peter non si sarebbe mai sognato di salire su un bolide simile se non per estrema urgenza. Meryl: Sono preoccupata per loro Peter: A chi lo dici.. – stette un po’ a riflettere – ..forse dobbiamo contattare la Target, chissà se Julia è riuscita a chiedere aiuto.. Meryl: Ha ragione, è vero.. ma dove stiamo andando adesso? Peter: Oh.. andiamo alla nostra residenza in campagna, quella dove trascorrevamo le estati passate.. Meryl: Quella vecchia villetta disabitata da più di dieci anni?? – si voltò verso di lui che guidava concentratissimo. Peter: Ehm, sì quella.. perchè? Meryl sospirò: Perchè è disabitata da anni Peter, almeno spero.. non vorrei trovassimo qualche sorpresa.. Peter: Ehehe.. una famigliola di topolini? Meryl: Topi, ragni, randagi, baraccati, polvere, disordine, senza luce né gas.. che io sappia, lei Peter è un bel po’ di anni che l’aveva dimenticata.. - sorrise Peter: Ah già, le tasse accidenti.. andiamo in albergo, ho le mie carte di credito Meryl, tranquillizzati.
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Target,
Russia, stesso momento
“Il tenente K45 è in pericolo! La prego comandante!! Ho bisogno di essere riabilitato! ”, comunicò Vlad al suo superiore urgentemente. “E lei come fa a saperlo? E poi non si scordi che stiamo parlando di una ribelle”, replicò lui con tutta calma, una calma talmente odiosa per il giovane sergente che gli stava di fronte che quasi avrebbe voluto alzare le mani. “Ha cercato di contattarmi, lei e l’obiettivo sono in pericolo di vita, vuole essere responsabile della loro morte!?”, gettò la sua ricetrasmittente sulla scrivania del comandante. Sul display si leggeva la frequenza dell’ultima ricezione. “Non ha fatto altro che proteggerla fino ad oggi, l’ha solo protetta, anche se a modo suo..”, affermò Vlad con le lacrime agli occhi. “Vedremo”, il comandante alzò il telefono e chiamò la III unità, “Il vostro tenente è nei guai, organizzate una squadra di recupero immediatamente”, ordinò. “Grazie signore”, disse il sergente. “Una volta che K45 avrà riportato qui il suo c**o polemico e ribelle, faremo i conti!”, concluse l’altro. H102 bussò una volta ed entrò senza attendere il permesso, “Los Angeles! Ho rintracciato Julia, fate in fretta!” “Bene! Grazie! Andrò con la III unità comandante”, Vlad salutò rispettosamente il suo superiore ed uscì. “Qui ognuno fa come gli pare..”, il comandante scosse la testa e si alzò da dietro la scrivania, “E lei H102?” “Io?”, chiese lei. “Sì, sembra molto legata al tenente K45, che fa? Mi chiede il permesso o parte anche lei senz’ordine?” “Io non posso essere utile se non nella mia postazione di telecomunicazioni comandante, come lei mi ha ordinato sin dall’inizio, ognuno deve mantenere il suo posto perchè le cose funzionino”, chiarì. “Meno male, almeno una ha ascoltato le mie parole il giorno durante la presentazione dell’accademia alle reclute”, esultò il comandante.
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Sembrava una prigione medievale, con dei mattoncini di cemento che davano forma alle quattro pareti che componevano la stanza, invece là dentro c’era anche un monitor piatto allocato su una delle pareti che emetteva degli sfarfallii luminosi, come se fosse fuori uso, interrotto, ed era anche la sola cosa dalla quale proveniva un po’ di luce. C’era un odore sgradevole sui suoi abiti, un misto di sangue, sudore e fumo. Delle manette di metallo le bloccavano le mani, e quindi le braccia, dietro la schiena, non poteva neppure tamponare l’emorragia della sua ferita che le infliggeva delle fitte assai dolorose. La schiena poggiata contro una delle pareti di mattoncini, i capelli incollati sul viso umido che toccava a terra per metà; tuttavia stringeva i denti, si stava sforzando al massimo per raggiungere il suo ferretto ‘magico’ che teneva in una delle tasche laterali dei mimetici. Qualcuno entrò rumorosamente nella stanza e accese le luci, “Allora tenente? Ti è passata la voglia di ficcare il naso in cose molto più grandi di te?”, domandò sarcasticamente una voce. La bruna sospese ogni movimento, aprì gli occhi debolmente e cercò di sollevare la testa per guardare in faccia il proprietario di quella voce; era un uomo sui cinquanta, alto e magro, capelli neri e corti, ed una strana pistola in una mano, un modello che non aveva mai visto. Julia: Perché sono ancora viva..? “Perché mi potresti servire.. forse” Julia: Non penso proprio, sporco assassino..! “Si vedrà chi dei due ha ragione, lo so che Lei si fida di te, potresti sapere dove ha nascosto quei documenti.. considerato che la signorina non vuole parlare.. per ora” Julia: Quali documenti? – riprese a cercare il suo ferretto senza farsi scorgere, sapeva bene di che documenti parlava, forse però poteva convincere del contrario quel tipo minaccioso che si stava spostando al centro della stanza, ad una dozzina di metri di fronte a lei. “Sai cos’è questa?”, puntò la pistola verso il tenente che a stento era riuscita a mettersi seduta, appoggiandosi al muro, intanto che alle sue spalle cercava di liberarsi adoperando il suo piccolo arnese sulle manette. Julia: Una .. spara supposte..? Avrei tanta voglia di usarla su di te in questo preciso momento.. “Mi avevano detto del tuo senso dell’umorismo .. come vuoi, passiamo subito ad un esempio pratico”, e così l’uomo fece fuoco una sola volta. Dalla canna di circa venti centimetri partì un proiettile seguito da un altro, con circa 0,15 secondi di ritardo dal primo. Il primo perforò un punto della parete di mattoni, il secondo centrò il medesimo punto causando un’esplosione nel raggio di 50 cm; il tutto avvenne ad una distanza di poco più di un metro dalla ragazza, che venne investita da alcuni dei frammenti esplosi. Julia: Ca**o..!! “Hai presente quelle armi che si vedono in certi videogames, quelle che non sarebbero mai consentite dalla legge? Questa pistola ha un caricatore di 60 proiettili per 30 colpi”, spiegò lui orgogliosamente, “Davidson non valeva niente, non ha saputo riconoscere la meraviglia di una tale potenza in un’arma così piccola, capace di sparare 2 proiettili contemporaneamente, con una forza così esplosiva.. non si può paragonare a nulla.. no ad una mitragliatrice e no alle cartucce più potenti in circolazione adesso..” Julia: E lo scopo..? – c’era quasi riuscita a liberarsi, con tutta la posizione scomoda e il resto, incluse le parole fastidiose del fanatico che gironzolava idolatrando la sua pistola “Fare qualcosa che gli altri mai farebbero.. ho già dei compratori, non è cosa facile realizzare un’arma che provoca una morte rapida, se non istantanea, in qualsiasi parte del corpo si colpisca”, rispose con un sorriso spregevole.
*Flashback*
Sul tetto della residenza di Baltimore, poco tempo prima dell’arrivo del commando spedito da Monroe. Lena aveva appena terminato di salire le scale che davano là sopra insieme alla sua compagna. Era una brutta giornata, si vedevano nubi su nubi all’orizzonte. Julia si sedette sulle tegole, ed aiutò l’altra a scendere accanto a lei, il vento autunnale si fece sentire tutto d’un tratto anche in quella città. “Ascoltami, ti devo dire un cosa importante..”, parlò la bruna stringendo la mano dell’altra, “..non lasciare che si servano di me contro di te”, disse guardandola in viso gravemente. Lena: Di che parli? – strinse anche lei le loro mani Julia: Per loro, io e te, dobbiamo essere solo un tenente ed il suo obiettivo da proteggere.. non voglio che si approfittino dei nostri sentimenti per farti del male.. non voglio che tu ceda per salvarmi.. capisci? Lena: Sì.. – l’abbracciò – ma non potrei accettare a nessun costo di perderti, farei qualsiasi cosa per evitarlo.. Julia: Ecco appunto, è questo che mi preoccupa, non voglio assolutamente! Promettilo! Lena: Non posso.. mi dispiace, non potrei mai.. tu non lo faresti.
*fine
flashback*
“Allora Helen? Ti è tornata la memoria o vuoi che cominciamo a passare ai fatti?? Guarda che basterebbe ucciderti per risolvere tutto”, affermò Ashford alla giovane seduta davanti a lui, con due uomini che le puntavano due pistole alle tempie. Lena: Lo avreste già fatto Ashford: Non metterci alla prova, sei qui per una ragione specifica, devi dirci chi posside quei documenti, ma non credere che tu sia l’unica soluzione, possiamo scroprirlo anche in altri modi. Lena: La verità è che avete paura che crolli la vostra facciata onesta, quella dell’industria di mio padre, e che vengano fuori tutte le vostre sporche manovre che ci sono dietro.. Ashford: Chi altro sa di te?! A chi hai consegnato quei documenti!? RISPONDI!! Lena: Non ho niente da dirti! Assassino! Traditore!!! Ashford: Assassino forse, ma traditore?? – si avvicinò verso la rossa - .. chi avrei tradito, sentiamo Lena: Mio padre – disse rabbiosamente Ashfod: Oh no, io non sono il suo socio ragazza.. quello è Monroe, è lui il traditore.. – afferrò i capelli di Lena – io sono quello che l’ha tolto di mezzo, e avrei tanto voluto bruciare quei dannati documenti se li avessi tenuti tra le mani un solo istante, se solo avessi saputo che tu saresti ricomparsa un giorno.. Lena: Sei stato tu!?! Ashford: Esatto, quell’imbecille di Monroe ha avuto pietà di una neonata, doveva ucciderti quando poteva invece di darti in adozione!! Ora non avremmo tutti questi problemi! E adesso parla se non vuoi finire come lui o come quell’idiota di tenente che ti stava dietro come un segugio! Lena: Che è successo a K45?!?? Ashford: Non so se è ancora viva, era ridotta molto male.. hahaha!!! Lena avvertì una stretta al cuore ed impallidì, il cuore le batteva furiosamente. Lentamente abbassò la testa, non esisteva più nulla e nessuno a darle forza se Julia non c’era più, poteva anche arrivare a desiderare la morte, se non fosse stato per l’assassino di Davidson; morire di sua mano sarebbe stato come uccidere suo padre una seconda volta. Ashford: Dunque?!? Cos’è!? Non ribatti più?? Ho farse ragione?!? HAHAhaha! – la giovane non ebbe la forza di trattenere le lacrime - .. ma come..? ora non è il momento per le tue stupide lacrime!! Voglio i nomi di tutti quelli che ti hanno vista e riconosciuta da quando sei atterrata!! SUBITO! La mente della ragazza dai capelli rossi vagava in altri luoghi, era tutto come ovattato intorno a lei, ogni suono, ogni voce, ogni grido.
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Vlad si era appostato nei dintorni del grattacelo, la ‘Chip-Evolution’ non era così difficile da trovare visto e considerata la sua fama decennale. Quello che era difficile, era proteggere Baltimore, che li aveva contattati e possedeva qualcosa di importante per l’obiettivo, e allo stesso tempo difendere l’obiettivo stesso. Non aveva a disposizione una grande squadra. “III unità ascoltate, quindici di voi con me, dieci degli altri dovranno raggiungere Baltimore, qui ci sono le coordinate del luogo”, diede ordine Vlad e passò un foglio ad un soldato. “Noi rivogliamo il nostro tenente”, affermò un altro della squadra, “Faremo qualsiasi cosa, signore” Vlad: Andiamo a riprendercelo allora – lanciò il segnale ai quindici scelti della squadra e cominciarono a muoversi.
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K45 si era liberata delle manette alla fine. “Ehi.. tu!”, disse lei sempre rimanendo nella stessa posizione. “Che vuoi!?” Julia: Che sei venuto a fare qui da me, se non vuoi uccidermi..? E mi piacerebbe sapere dove mi trovo.. “Credo che questo sarà l’utimo posto che vedrai, e basta domande..”, puntò la pistola su di lei, “Alzati e cammina, sono venuto a prenderti”, le indicò l’uscita della stanza con la canna della pistola, “Muoviti!” Julia: Sei cieco!!? Non vedi che ho un buco nella pancia?? Mi sto dissanguando.. come ca**o faccio a camminare! “Non importa, camminerai lo stesso, alzati!!” La bruna si tirò su, trascinandosi e strusciando sul pavimento e sulle pareti. Con le mani dietro la schiena, che reggevano le manette che sarebbero cadute altrimenti, si avvicinò all’uomo. “Cammina avanti a me”, ordinò lui. E il tenente zoppicò verso l’uscita, cercò di avvicinarsi al tipo il più possibile, oscillando e barcollando di proposito in quella direzione, “Non ce la faccio..”, mormorò la ragazza crollando sulle ginocchia. “Alzati!!”, lui insisteva a puntarle la pistola addosso, “Muoviti!!!”, si avvicinò a lei per tirarla su e proprio a quel punto questa lo colpì violentemente al volto con le manette. L’uomo cadde a terra, la bruna si impossessò rapidamente della pistola che lui a stento reggeva, il tipo si toccò il viso sanguinante, “Maledetta..! Lo sapevo che-”, prima che potesse concludere la ragazza lo colpì nuovamente con un calcio alla testa, lui perse i sensi. Julia: Scusa tanto bastardo! – la maglia della sua divisa era macchiata di sangue e bagnata, preferì togliersela ed abbandonarla là sulla faccia del tipo steso a terra, restando con la sua canottiera nera di sempre. La ferita le faceva male, tuttavia si asciugò il sangue sulle labbra che fuoriusciva da un taglietto ed uscì da lì dentro con quella micidiale arma tra le mani.
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A quell’ora della mattina, le persone frequentavano tutti i locali aperti al pubblico dell’industria che era considerata una delle più d’avanguardia degli ultimi tempi; tra elettrodomestici, computers, periferiche, tecnologia mobile, processori ed impianti vari, c’era da perdersi in tutti quei metri quadri. Vlad si fece largo, con un permesso speciale, nel reparto dove venivano organizzati e costruiti i nuovi progetti, nell’industria vera e propria insomma. “Siete troppi, non posso farvi entrare tutti!”, rimproverò l’addetto alla sicurezza della sala, “Non mi interessa se vi manda l’esercito o il governo!” Vlad: Fatti da parte o sarà peggio per te – intimò, chiamando con la mano gli altri quindici a seguirlo. “Non potete!! È abuso di potere!! Avviserò la sorveglianza!!”, continuò il tizio di prima sempre più irritato, Vlad si voltò e gli assestò un pugno, spedendolo al tappeto, “Questo è abuso di potere.. andiamo ragazzi, il nostro tenente è qui dentro da qualche parte, ne sono certo..” Non c’era molta gente, qualche operatore al pc e altri chimici ed ingegneri sparsi un po’ ovunque. Il sergente con la squadra vide una porta d’accesso chiusa dall’interno, forse automaticamente. Afferrò un tipo che camminava per il colletto della camicia, “Dove arriva quella porta?!” “Al p-piano i-n-terraro signore!”, balbetto l’altro. Vlad: Bene, dobbiamo scendere là sotto, come si entra? “Io n-n-on conosco la pa-parola d’ordine, è un luogo riservato a-ai dirigenti!” Vlad: Portami una fiamma ossidrica, al resto ci pensiamo noi…
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Il tenente K45 si reggeva l’addome inferiore con un braccio e la pistola con l’altra mano. Camminava lentamente rasentando i muri, con le antenne drizzate verso ogni singolo, piccolo suono che udiva. Qualche passo in più e si ritrovò davanti ad una specie di poligono, ma non somigliava molto a quelli che era abituata a vedere. C’era un lato circondato da un vetro spesso un paio di centimetri, quasi certamente antiproiettile, dei bersagli a forma umana di uno strano materiale metallico, tutti perforati in diverse zone. L’altro lato, era occupato da monitor e tastiere. Vide dei disegni che raffiguravano dei modelli di origine della pistola che impugnava, e di test balistici. “Ci staranno lavorando da anni..”, pensò la bruna osservando la quantità immensa di documentazione. Ma là non c’era nulla che poteva servirle, e non c’era traccia di Lena. Dove poteva mai essere piuttosto, avrebbe potuto girare per ore, ammesso che avrebbe resistito con quella ferita, in tutto l’edificio senza ottenere risultati. Non c’era neppure una finestra per orientarsi. Sembrava si trovasse in qualche tunnel. A parte le luci al neon, là sotto non c’era un’anima e non s’intravedeva un solo raggio di sole penetrare da alcuna parte, anche se era pieno giorno. La ragazza si asciugò il sudore dalla fronte col dorso della mano e si strofinò i capelli umidi con il calcio della pistola, “Dove sarai Lena..?”. Strinse la ferita e riprese a camminare fuori la sala. “Fermati!”, minacciò una voce familiare dietro di lei, “Tieni su le mani!” Julia si voltò lentamente con le braccia alzate, “Vlad, brutto idiota, mi preso è un colpo!!” Il ragazzo biondo abbassò subito la pistola, “Julia!! Dio mio non ti avevo riconosciuta!!”, corse ad abbracciarla. Julai: Ahia!! Fai piano..!! “Tenente!”, esultò un soldato “Tenente!”, e un altro “Tenente!!”, e un altro “Tenente K45!”, e un altro “Tenentee!!!”, e ancora un altro Julia: Ehi ragazzi..! Che ci fate qui..? – sorrise appoggiandosi a Vlad “Siamo venuti a prenderla Tenente”, disse un altro ancora, “Che le hanno fatto!!?” Julia: Nulla di serio.. ma non è questo l’importate ora, vi prego, aiutatemi a ritrovarla! – si rivolse alla sua vecchia unità, e quello non era un ordine da ufficiale ma soltanto la supplica di una ragazza innamorata. |