Parte I  Parte II

***Capitolo 8***

Stavano proseguendo in quella specie di labirinto, che era l’interno della ‘Chip-Evolution’, quando il sergente si fermò per occuparsi di tamponare, alla buona, l’emorragia della ragazza, “Una scheggia ti ha tagliato di fianco, ci sono dei lembi di tessuto lacerati..”, spiegò lui esaminando la ferita da vicino, “Risparmiami i dettagli Vlad, mi viene la nausea..”, disse lei, “..hehe, nulla di grave comunque, a parte il sangue che stai perdendo, mettici questo sopra.. è un cerotto emostatico”.

Strada facendo Vlad spiegò all’amica del comando e di quello che stava accadendo. “Baltimore ha riferito che forse un uomo di nome Steve Monroe è il responsabile di tutto ciò che sta accadendo ad Helen. Quando ho sentito quell’esplosione, ho temuto non ci fosse più speranza per voi, ma poi qualcosa mi ha fatto cambiare idea.. questa”, passò la ricetrasmittente alla bruna, “È la tua vero?”

Julia: Sì.. l’avevo data a Lena.. doveva chiamarti..
Vlad: Infatti mi ha chiamato.. ed ho sentito quello che hanno detto quei bastardi attraverso la connessione delle nostre ricetrasmittenti, mentre vi portavano via.. sapevo che eravate ancora vive..

Julia: Per fortuna.. – sorrise leggermente – ..io lo sono, ma non so che farei senza di lei, se le avessero fatto qualcosa non so cosa sarei capace di fare..
Vlad: È viva anche lei, stai tranquilla, in fondo se vi hanno portate fin qui vuol dire che c’è qualcosa sotto che gli impedisce di uccidervi

Julia: Detto così suona poco rassicurante..

***

“È inutile.. non ho nulla da dirvi”, espresse la rossa senza sollevare gli occhi dalle mattonelle grigie del pavimento laccato. Ashford si massaggiò le mani l’un l’altra frettolosamente, come se si fossero intirizzite. L’uomo era rimasto solo con la ragazza, le guardie spedite fuori a fare da guardia alla porta, chissà che da solo non aveva più possibilità di convincerla a parlare.

Ashford: Vedo che vuoi raggiungere tuo padre in fretta.. lo capisco in fondo, tu dopotutto non hai più nessuno della tua famiglia in vita.. non capisco invece come mai vuoi ambire all’eredità di Sean K. Davidson, ne hai fatto a meno fino ad ora, no? Non sapresti neppure mandare avanti lindustria. Hahahahahah…

Lena: Non ho paura di lei o di Monroe.. – sollevò il capo – mi uccida o vada all’inferno e mi lasci in pace! NON TRADIRÓ LA FIDUCIA DI NESSUNO! E non ha importanza per quanto tempo mi terrà qui dentro..

Ashford: E va bene, ne riparliamo più tardi, ma non aspettarti che ti usi la stessa gentilezza

“Non vi dirò nulla..”, mormorò la giovane rossa, raccogliendosi lentamente il viso tra le mani, “Questa sono le mie ultime parole, NULLA, ZERO…!!”

“Oh, e invece lo griderai quello che voglio sapere, vedrai che saprò convincerti”, e con un ghigno meschino, l’uomo abbandonò la stanza, “Chissà se almeno Monroe ha avuto successo…”

Ordinò ai due sorveglianti fuori la porta di controllare la stanza all’interno e all’esterno, uno dentro e l’altro fuori.

“Signore, purtroppo c’è una squadra speciale dell’esercito che si è introdotta nell’edificio prepotentemente”, riferì uno dei due.

“La Target?!?”, chiese Ashford improvvisamente agitato.

“Sospettiamo di sì, signore”, affermò l’altro.

“Non vogliamo che ci rimetta tutta la nostra missione! Informa gli altri di proteggere il nostro progetto, non possono farsi avanti senza un mandato!! Potete respingerli!! Se ne occuperanno i nostri avvocati poi!!”, sbraitò il boss.

***

La squadra della III unità vagava lungo gli interminabili e bui corridoi che celavano il lato oscuro della ‘Chip-Evolution’. Non si erano ancora imbattuti in nessuno, né udito rumori che facessero pensare a qualcuno che si aggirava là da qualche parte.

Vlad: Senti Julia, dobbiamo separarci per fare più in fretta, cinque dei soldati con me, gli altri dieci con te, questo posto è immenso e torvo.. mi mette l’ansia

La bruna annuì, contò con l’indice sette dei soldati e con la mano fece cenno loro di seguirla, “Sette sono sufficienti, tieni gli occhi aperti Vlad”, disse al sergente.

Vlad: E tu fa attenzione.. lo sappiamo con chi abbiamo a che fare..

Julia sollevò la pistola che aveva sottratto al tipo in precedenza, “Questa mi tornerà utile, forse..”

Vlad: E cos’è??
Julia: Uno dei modelli che stanno fabbricando nel livello sotterraneo di questa industria
Vlad: Tu guarda.. sono dei trafficanti d’armi!
Julia: Io non so dove vogliono arrivare, ma tutto questo l’hanno costruito distruggendo la vita di una persona per bene, sottraendogli tutto ciò che di più caro possedeva, fingendosi amici.. non devono sfuggire alla giustizia.

Vlad: Non scapperanno, ormai non hanno più speranza
Julia: Lo spero, ci vediamo poi
Vlad: Sì signore! – salutò l’amica sorridendo e rapidamente portò i suoi otto soldati a segure la corsia che si apriva dinanzi a loro.

Il tenente invitò gli altri sette a seguire una diramazione sulla sinistra, e proprio dopo cinque secondi si udì l’eco dei passi di almeno altre due persone che si avvicinavano verso di loro, parevano di corsa.

La bruna tirò fuori la pistola e puntò la canna in sua difesa, comparvero due individui in giacca e cravatta, ma dalla stazza confacente ai bodyguards. “Fermi!”, intimò lei, ma quei due stavano sfoderando le loro pistole.

La ragazza ricordò che l’arma che stringeva possedeva un contro-effetto esplosivo se i due proiettili terminavano nello stesso punto, e non desiderava affatto fare a pezzi esseri umani, anche se nemici. Fece fuoco una volta spostando la pistola velocemente di lato, con la speranza di deviare il rettilineo su cui viaggiavano entrambi i proiettili, bastava anche solo qualche centimetro.

Una delle cartucce perforò e trapassò la gamba di uno e l’altra strusciò la coscia del secondo, finendo chissà dove.

“Dov’è la ragazza!??”, chiese afferrando il collo del tipo a terra che si stringeva la ferita di striscio, intanto che il compare si dimenava dal dolore.

“Quale ragazza..?”, rifece lui.
“Helen Davidson! Dov’è!?!?”, insisté furiosamente il tenente.
“Non la conosco..”
“..la conosci questa, vero?”, mise la canna della pistola sotto il naso del tizio, “Vuoi che ti faccia scoppiare il cervello??!”
“Aspetta!!”
“Allora??”
“Un attimo! Sto pensando..!”
“Ti aiuto io a pensare in fretta ..”, sparò a mezzo metro di distanza dalla testa del tipo, i proiettili seguirono un brevissimo percorso e fecero saltare in aria parte della parete, le cui schegge si conficcarono in parte sul viso dell’uomo e sul braccio tenente che aveva esposto per proteggersi.

“È qui!! Non sparare!! Non sparare!!! Cerca nelle stanze più avanti!! Non sparare ti prego..!”, supplicò il tizio coprendosi il volto con le mani.

“Se hai mentito.. verrò a prenderti, lo giuro”, minacciò la bruna e poi corse a cercare la sua ragazza con il resto della squadra.

***

“Monroe! Pezzo d’imbecille!!”, Ashford sollevò il complice per le braccia, non rinveniva ancora, “Svegliati!! Hai lasciato fuggire il nostro unico lasciapassare!!”, e a furia di scuoterlo, l’altro rinvenne a seguito di un lieve attacco di tosse.

Monroe: Che è successo..?
Ashford: A me lo chiedi!?!? Te la sei lasciata scappare, con tutto che era ferita!! Possibile che tu non riesca a portare a termine nulla fino in fondo!?!?
Monroe: Ah.. quella.. – si sforzò di sorreggersi sulle gambe – ..non era così ferita come sembrava.. ha preso la FE-2

Ashford: Che cosa!?!?!!! NO!!! Dannazione!!!
Monroe: Possiamo sempre riprendercela.. cosa abbiamo da perdere oramai..? – si asciugò il sangue dal viso con la maglia che aveva lasciato la ragazza, prima di riconoscerla e scagliarla lontano
Ashford: Tutto.. cerchiamo di non perdere le nostre vite, possiamo sempre ricominciare da qualche altra parte

Monroe: Questo significa che dobbiamo eliminare ogni testimone, a cominciare dalla figlia di Davidson, i Baltimore, sperando che non abbiano consegnato quei dannati certificati a terzi.. e prima di tutti questa fo**u*issima tenente della Target.. che ora starà girovagando qui intorno..

Ashford: Probabilmente sta cercando il suo obiettivo, non avevo mai visto prima una tale dedizione.. potrebbe scappare e salvarsi la pelle.. ad ogni modo, se sta cercando Helen, sappiamo dove trovarla…

***

Aveva perso il conto di quante camere aveva varcato la soglia, senza trovare chi cercava. Davvero l’idea di tornare dal tipo di prima, e fargli vedere cosa capita a chi dice menzogne, le aveva sfiorato la testa un paio di volte, eppure non sembrava aver mentito, anzi, le era apparso sinceramente spaventato per la sua vita.

“Tenente, c’è un sorvegliante davanti la prossima porta”, avvisò uno della squadra che si era sporto al di là di un muro arcuato che segnava la fine di un andito e l’inizio di un altro, il quale seguiva lungo una differente direzione.

Julia: Dove di preciso?

“Appoggiato di spalle al cardine destro.. pare stia parlando con qualcuno al cellulare”

Julia: Ho bisogno che me lo porti qui, vivo

“Sì signore”

Il soldato attese il momento opportuno ed oltrepassò la curva entrando nel campo visivo del sorvegliante alla porta, qualora questo avesse alzato il capo e si fosse girato alla sua destra, invece di discutere al cellulare e nel contempo ammirare le sue scarpe.

Quando gli giunse abbastanza vicino, il militare della Target circondò il collo del sorvegliante con il braccio destro e piazzò l’altra mano dietro alla nuca del tipo. Iniziò a comprimere il collo del malcapitato con i muscoli delle braccia, “Non fiatare o ti spezzo il collo”, minacciò il soldato, prima di trascinarlo, in quella posizione, dove si era appostata il resto della squadra e il tenente.

Julia si chinò e portò rapidamente la FE-2 contro la fronte del prigioniero, “Chi c’è là dentro!?! .. chi è in quella stanza a cui facevi la guardia!??!? Sbrigati a parlare!!”, minacciò, il soldato della Target allentò leggermente la presa per permettergli di rispondere.

“Non so chi sia..!! È una ragazza-”, il tenente colpì l’uomo alla testa con il metallo robusto e lucente della nuova arma, saputo quello che più le interessava non era il caso di tirarla per le lunghe.

“Andiamo”, comandò la bruna. La vista le si era affievolita di poco, sembrava non distinguere chiaramente le ombre dei suoi compagni sotto la povera luce che illuminava le corsie che stavano attraversando già da diverso tempo.

“Tenente, lasci andare noi avanti, lei è ferita e affaticata”

Julia: No – si rimise in piedi e si spostò oltre la curva, avvicinandosi alla porta – ..magari non ci sarà neppure bisogno di sparare.. – bussò tre volte, stranamente qualcuno le aprì senza porre domande

La ragazza catturò il collo della camicia del secondo sorvegliante, che ancora non si era reso conto che non era il suo collega, non ebbe modo neanche di aprire bocca che si ritrovò faccia al muro in un nanosecondo.

***

Vlad e gli altri otto proseguivano facendo ritorno verso l’ingresso per continuare dal lato opposto da cui erano partiti. All’improvviso una scarica di proiettili investì il gruppo, degli uomini con indosso delle mantelle grigiastre avanzavano verso di loro. Il sergente ordinò di aprire il fuoco ai sei rimasti ancora in piedi, “Formazione difesa 009!!!”

Uno della Target si inginocchio su una gamba e si servì di un fucile a pompa per neutralizzare quasi tutti gli ostili, o così sperava, che crollavano uno dietro l’altro.

Il sergente vide con orrore due uomini farsi largo tra i cadaveri a terra, sembravano civili, armati della stessa pistola che le aveva mostrato K45, “GIÙ!! STATE GIÙ!!”

Monroe: Non servirà.. – adoperò l’arma micidiale su tutta la squadra che tuttavia continuava a difendersi, due proiettili sparati a rotazione per dieci volte provocarono un disastro, l’effetto era simile all’esplosione di un ordigno.

Ashford: Basta! Prima che ci crolli tutto addosso! Sono tutti morti, fermo
Monroe: Siamo sicuri..? – osservò il fumo diradarsi, sempre con la FE-2 in pugno; del sangue macchiava le pareti squarciate da fenditure consistenti, non c’era nessun movimento
Ashford: Tu! – spinse uno dei suoi con la mantella grigia, l’unico che era rimasto in vita - Vai a controllare!

L’uomo si avvicinò cautamente al groviglio di macerie e corpi dilaniati. “Qui sono tutti cadaveri.. è qualcosa di stomachevole..”, si distanziò, una smorfia di disgusto sulle sue labbra. Vide il fucile a pompa là a terra, doveva essere ancora carico; pensò di portarlo via, ma sembrava che la tracolla si fosse attorcigliata con le dita di uno della Target.

Il suddetto soldato strinse le dita e riprese la sua arma in un secondo, sparando al tipo accovacciato davanti, che venne spinto dall’onda d’urto del proiettile decisamente lontano, Monroe sparò come di riflesso al colpo che aveva udito, facendo così esplodere la testa del suo subordinato. E non vide neppure il proiettile sparato contro di lui che gli trapasso il cuore e continuò fino ad impiantarsi nella spalla di Ashford, dietro di lui.

Il soldato fece fuoco una seconda volta, giusto in tempo per impedire una controffensiva. Ashford schizzò contro il muro in un lago di sangue. Il soldato buttò via il fucile e chiamò i suoi compagni, nessuno rispose tranne il sergente H120 che respirava ancora. “Sergente!!”, il soldato sollevò la testa del suo superiore dal pavimento e lo appoggiò delicatamente al muro, cercò dove era ferito. C ’era un foro al centro dello sterno, ci poteva guardare attraverso, era terrificante.

Vlad: È andata.. è finita.. mi dispiace solo.. di non aver mai chiesto.. - chiuse gli occhi - .. cosa voleva significare…

*Flashback*

“Sono tenente!!! Sono tenente Vlad!!!”, la ragazzina bruna saltò in braccio al suo migliore amico. “Ehi!? Cos’è tutta questa foga? Guarda che prima o poi ti raggiungo anche io!”, sorrise il ragazzo ondeggiando allegramente la sua amica tra le braccia.

Vlad: Però la prossima volta pensaci bene prima di gettarti tra le fiamme per un politicante di me*da come quello, ti sei fatta un mese d’ospedale e non t’è venuto a trovare nemmeno una volta!

Julia: Lo so, ma c’eri tu e H102, chi meglio di voi per farmi stare meglio – disse sorridendo, lasciò le spalle del compagno e tornò a posare i piedi per terra

Vlad: A me non va di preoccuparmi ogni volta che te ne gira una per la testa, ti ho vista che andavi dietro alla figlia di quel bastardo che non meritava niente

Julia: E tu credi che io l’abbia fatto per lei?? – domandò con un’espressione un po’ delusa

Vlad: No?

Julia: Vlad.. la vita di una persona è sempre una buona ragione per darsi da fare, io potevo salvarla e l’ho fatto
Vlad: Sì ma..
Julia: Ascolta, mettiamola così, io sono stata una possibilità per quell’uomo, la sua seconda chance, anche se non è dei migliori, non sta a me poi presentare il conto.. dovevo essere lì, a quell’ora, in quella casa, in quel giorno, per fare qualcosa-
Vlad: Scopare con la figlia hahahaha.. – la ragazza gli pestò un piede – Ahu!!

Julia: Ti sto parlando seriamente! Perché non mi capisci?? Ti sto dicendo che la mia vocazione è salvare chi ha bisogno, non giudicare, e non voglio niente in cambio. Il comando ha detto che sarei stata più utile come tenente, così ho accettato, ma non ti nascondo che mi fa piacere...

*fine flashback*

Vlad: ..quel ‘sempre in prima fila’..
“Tenga duro sergente, non è finita!”, Vlad smise di respirare poco dopo. Il soldato prese il berretto del sergente e glielo posò sul capo. Del resto, sapeva da subito che non avrebbe potuto sopravvivere.



Lena sedeva immobile sulla stessa sedie ormai da ore, con le mani nei capelli che non aveva neanche più voglia di allontanare dal viso e dagli occhi. Sentì un rumore, un tonfo che fece tremare il pavimento per qualche istante, sembrava che un sacco di un ottantina di chili fosse caduto da qualche parte di fuori.

“Avrei voluto rivederti..”, mormorò.

Julia: Chi?

Lena tirò su la testa faticosamente e socchiuse gli occhi cercando di focalizzare meglio la figura che era appena entrata e si stava facendo avanti. “Sei tu..?!”, si alzò e lasciò cadere la sedia, acciuffò la bruna tra le braccia e la strinse, le posò la testa sulla curva tra il collo e la spalla, “Stai bene!?”, Julia si aggrappò al girovita della rossa, “Abbastanza, tu?”

Lena: Ora meglio, molto meglio – sfiorò la ferita al fianco della bruna, sentì il sangue inumidirle le dita - ..hai bisogno di cure e di un medico
Julia: Dopo, adesso dobbiamo uscire da qui dentro – si spostò di poco e accarezzò le labbra dell’altra con le sue – ti avevo detto che non potevo resistere senza baciarti..

“Tenente?”

Julia: Un momento.. – liberò dai capelli il viso lentigginoso della rossa – fatti vedere.. basta occhioni tristi Lena, tra poco tornerai a casa

Lena: E tu verrai con me, vero? – c’era una sottile paura in quella domanda
Julia: Non subito, ma verrò, dopo qualche giorno al fresco probabilmente.. hahaha.. ah.. ti amo

Lena si asciugò una lacrima al volo. Stava per rispondere ma l’altra lo impedì con un altro bacio e le sussurro all’orecchio, “Lo so”.

“Tenente!?”

Julia: Eccomi, eccomi.. ce la fai a camminare?
Lena: Certo
Julia: Allora usciamo – le prese la mano e l’accompagnò fuori

C’era il sorvegliante steso a terra, proprio vicino la porta, che stava riprendendo i sensi; un soldato lo stordì nuovamente con un pugno, “Andiamocene tenente, la ricetrasmittente di H120 non dà segnale.”

Julia: Devo trovarlo, non lo posso abbandonare qua dentro
Lena: Vengo anche io

Da lontano si stava avvicinando l’unico superstite dell’altra squadra con il suo fucile a pompa imbracciato. “Tenente!”

Julia: Che è successo??

“Tutti uccisi tenente.. quei maledetti e le loro pistole di satana! Ci hanno trucidati come carne da macello!”

Julia provò un brivido gelido: Vlad..?

“È rimasto ucciso tenente..”

Lena: Noo.. – toccò la spalla della bruna che aveva iniziato a tremare – Julia..

Julia: Andiamocene!! Via da qui! – le lacrime le scorrevano profusamente, e non poteva farci niente.

***°***

Baltimore sorseggiava del the in veranda, Meryl era di fronte a lui con il quotidiano tra le mani, leggeva i necrologi, le lacrime le rigavano entrambe le guance. “Mi dispiace molto Meryl..”, parlò l’avvocato.

Meryl: Almeno ora avrà un po’ di pace.. – replicò la donna rileggendo il nome della persona che aveva tanto amato, era passato così tanto tempo che le sembrava di averla incontrata in un’altra vita – ..le dispiace se vado a riposarmi? Non mi sento molto bene..

Peter: Va pure Meryl, e non preoccuparti per me

“Papà?? Che diavolo hai combinato alla mia Cadillac???”, arrivò il figlio con un viso crucciato.

Peter: Ah.. oh.. scusami Guy.. – il figlio si lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, come rassegnato ad andare in giro con l’auto strusciata sulle fiancate – si può rimediare?

Guy: Sì papà, possiamo – sorrise – domani dobbiamo andare alla ‘Chip-Evolution’, c’è la riunione amministrativa per il nuovo presidente, e noi siamo diventati soci di Helen Davidson... – consegnò una lettera al padre

Peter lesse la lettera restando molto sorpreso riga dopo riga, “È un peccato che Helen non abbia voluto rimanere qui in America.. sarebbe stata al suo legittimo posto, dovrebbe essere lei il presidente”

***

Mosca, Target, 9:23 a.m.

Nell’ufficio del comandante c’era il generale della sezione stessa stavolta. Un uomo pluridecorato, che si faceva vedere poco o niente, al massimo in qualche occasione estremamente delicata. Quando la bruna si presentò nell’ufficio, non si aspettava più nulla di buono.

Julia: Tenente K45, comandi – era trascorso qualche giorno ma si vedevano ancora i segni dell’ultimo scontro, un cerotto sul mento, un altro sul sopracciglio, e camminava reggendosi il fianco.

Generale: Venga avanti – prese alcuni documenti – lei è destituita dalla Target di ogni sezione, di ogni paese, di tutto il mondo in sintesi!

Julia: Sì signore..

Generale: Non verranno presi provvedimenti più gravi solo per l’esito positivo della missione, non possiamo permetterci nessun ribelle, qui alla Target sono in gioco vite umane. Liberi il suo ufficio, lasci qui il suo equipaggiamento e la sua tessera d’ordine.

La ragazza si tolse la pistola e la posò sulla scrivania, davanti al Generale, tirò fuori la sua tessera da una tasca dei mimetici e infine la sua piccola ricetrasmittente. “Devo spogliarmi qui della divisa?”, domandò con una nota di sarcasmo.

Generale: Nel suo ufficio – rispose freddamente

La bruna percorse velocemente il tratto di corridoio fino al suo ufficio, si poteva dire che era stato quasi sempre vuoto. “Fine della carriera..”, disse fra sé, aprendo l’armadietto che custodiva alcuni abiti ordinari rimasti chiusi lì dentro da mesi.

Si tolse la divisa e la sistemò al posto degli abiti. Svuotò i cassetti con quel poco che vi aveva lasciato e prese un temperino. Andò fuori la porta e staccò la targhetta col suo nome e grado, “Addio K45..”, sospirò, “..e bentornata Volk, almeno ne è valsa la pena”, e su questo non aveva dubbi.

“Posso parlarle un secondo?”, la ragazza addetta alle telecomunicazioni le si avvicinò.

Julia: Certo, non essere così formale, non sono più un tuo superiore
H102: Per me lei resterà sempre il tenente più fantastico di questa sezione
Julia: Mi fai arrossire.. – sorrise
H102: La posso abbracciare?
Julia: Non devi chiederlo..

La ragazza bionda, con gli occhiali, le gettò le braccia al collo, e scoppiò in lacrime, “Non sarà più la stessa cosa senza di te.. senza Vlad”

Julia: Verrò a trovarti, o possiamo vederci qualche volta, ok? – le accarezzò la schiena per calmarla
H102: Sì, certo, sarei felicissima

Julia: Va bene allora, a prestissimo Ches, ti chiamo io.. – le strizzò un occhio.

Infine uscì dalla sezione senza voltarsi mai indietro. In fondo c’era stata solo pochi anni, si domandava cosa sarebbe stato più difficile adesso, cercarsi qualcos’altro da fare o farsi conoscere dalla famiglia adottiva di Lena. Forse era il caso di aggiungere anche i suoi di genitori. Poteva scommettere che avrebbero fatto i salti di gioia a saperla fuori dalla Target.

“Ma se pensano che mi rinchiuda in una qualche classe di mocciosi rompiballe se lo sognano..”, pensava camminando lungo le strada innevate di Mosca.

***

“Ahhhhhh!! Basta!! Smettetela!! Non vi sopporto più!!”, urlò Iya ai due bimbi pestiferi che litigavano quasi 24 ore su 24, la donna stava decidendo di sistemarli in stanzette separate, dato che il nuovo appartamento (contributi Helen Davidson) era molto più spazioso del precedente; poteva tranquillamente accogliere sette o otto famiglie. Lena era riuscita a convincere i genitori a trasferirsi da loro. Di spazio non potevano certo lamentare.

Leon: Io voglio stare di là!! – si impuntò il bambino
Stefy: No! Non vale!! Perché sempre lui deve vincere!!! – mollò un calcio di tacco al fratellino dietro di lei

Leon: AAHHIA!! – qualcuno lo prese tra le braccia

Lena: Poverino, fa tanto male?
Leon: Hhuuahaah..!!! – piagnucolò
Lena: Cattiva Stefy, gli hai fatto male

Stefy: Lui è cattivo.. mi fa sempre i dispetti – ribadì dondolando su sé stessa

Lena: Ora stop, fate pace e comportatevi da bravi fratelli.. – il campanello della porta suonò una volta, la rossa si sentì un po’ intimorita, ma solo per un istante, scosse la testa per scacciare i cattivi pensieri e scese insieme al bambino ad aprire

Julia: Salve – un mazzo di fiori, quasi più grande di lei, tra le mani – si può?

Lena: Vieni, entra pure – il bambino cominciò a ridere, gli sembrava così buffa

Julia: Ciao gnomo, ti faccio così ridere?

Leon: Hehehe.. – la zia lo fece scendere e prese l’enorme mazzo di fiori dalle mani della bruna, ora il bambino fissava la straniera in un altro modo.

Julia: Che c’è? – Leon si nascose dietro la zia, e la bruna lo seguì – andiamo, ti faccio paura adesso?

Leon le fece la linguaccia. “Fa così con chi non conosce ancora.. poi vedi che diventa..”, disse Lena, la bruna la baciò, e lei si tirò subito indietro, “Meglio di no davanti a lui”, indicò il nipotino con gli occhi.

Julia: E ti pareva.. dov’è tua madre?
Lena: Tornerà stasera, è fuori con papà, sanno che resti per cena – il nipotino giocherellava con le dita della zia che reggevano la sua manina.

Julia: Volevo invitare anche Ches, si sente un po’ giù da quando io e Vlad non ci siamo più.. poi non mi è sembrato il caso, se dobbiamo parlare di tutto il ‘viaggio’ con i tuoi..

Lena: Quando si terranno i funerali? Vorrei venire, sarò sempre in debito con lui per tutto quello che ha fatto..

Julia: Domani

Iya arrivò da un’altra stanza insieme a Stefy, “Ehi, salve Julia, Lena non fa che parlare di te da giorni”

Julia: Davvero..? – diventò rossa – e cosa dice di me?
Lena: Non ti riguarda – sorrise furbamente
Julia: E no! Mi riguarda eccome! – la prese per mano, come al solito – Ora mi racconti tutti i pettegolezzi che fai sul mio conto..! – la tirò via, alla ricerca di una stanza vuota in quella casa enorme.

Trovò un salottino al secondo piano e chiuse la porta, “Volevo stare un po’ sola con te”, sussurrò posando le labbra sul collo della compagna.

Lena: L’avevo capito.. mi sei mancata in questi giorni – le accarezzò la schiena sotto il maglione con le dita affusolate, e ogni volta la sentiva rabbrividire.

Julia: Lena.. -  si sentì tirare per i pantaloni - ..vuoi farlo qui..? – di nuovo una brusca tirata ai jeans – ok, me li levo, ho capito..

Lena: Uhm? Che dici..? – le sue mani erano entrambe impegnate sotto il maglione

La bruna abbassò la testa e vide una bimba con dei riccioletti rossi da bambolina. “Che fai a zia?”, chiese con aria burbera la bambina.

Lena: Stefy, che ci fai qui, non eri giù con la mamma?
Julia: Ma guarda, una bimba che ti somiglia in modo pazzesco.. - si inginocchiò - .. ciao, che facevo a zia? Qualcosa che le piace molto – disse sorridendo alla piccola che la fissava senza capire.

Stefy: Tu ti volevi togliere i vestiti – continuò la piccola

Lena: Vieni Stefy, stiamo divagando qui.. tu non la conosci Jul, è capace di interrogarti su una cosa per ore finché non cedi.. andiamo ad aiutare mamma in cucina.. – portò la bambina in cucina.

Julia: Quanti gnomi ci sono in questa casa..?? – le squillò il cellulare, non sembrava neppure appartenerle quel trillo che ripeteva la melodia di un brano hip hop scalcinante, era tanto affezionata la vecchio beep beep della ricetrasmittente, tuttavia doveva rispondere lo stesso…

“Comandi!”
“Non prendere per il c**o tuo fratello”
“Scherzavo.. perché chiami, di solito mi rimproveri solamente, ho fatto qualcosa?”
“Niente, per ora.. hahaha.. papà ti ha trovato un posto di lavoro”
“Non sono interessata, non sono capace di insegnare, lo volete capire una buona volta!?!?”
“E chi ti ha nominato la scuola!?!? Ho detto solo lavoro!”
“Ti ascolto..”
“Guardia del corpo”
“Di che genere?”
“Personale, una certa Helen Davidson cerca una guardia del corpo personale a tempo pieno..”, lo sentiva ridere in sottofondo.
“Che sfotti?? Ma quando mai?! Lena non cerca guardie del corpo!”
“Chiediglielo, pensava di farti una sorpresa.. e fatti vedere a casa ogni tanto, devi conoscere la mia futura moglie.. e dobbiamo parlare di tante cose noi due, ciao”, attaccò.

La bruna si stava infuriando, una delle cose che odiava erano le macchinazioni alle sue spalle, non le sopportava assolutamente. “Lena!!!”

L’ex tenente afferrò la mano della rossa e la portò fuori dalla casa, “Che storia è questa della guardia del corpo!?! Perché non ne hai parlato con me invece di mettere in mezzo la mia famiglia!?”

Lena sembrava mortificata, Perdonami, credevo ti facesse piacere.. ne ho parlato prima con loro per mettere d’accordo tutti, non volevo assolutamente intromettermi, scusami!, sembrava sul punto di piangere.

Julia si pentì subito delle parole che aveva appena pronunciato, si avvicinò, le toccò una guancia con due dita, “Scusa tu.. è solo che non sapevo niente, insomma, non immaginavo che ti servisse una guardia del corpo”

Lena: Baltimore me lo ha consigliato per la mia sicurezza.. è solo che io ti avrei preferito con me invece che là fuori.. ma non devi farlo per forza.. prometto che la prossima volta ne parlerò prima con te, di qualsiasi cosa si tratti.. non litighiamo ti prego

Julia: Litigare?? Non è successo niente.. se ti serve qualcuno che ti protegga lo farò io, giorno e notte – sorrise e l‘abbracciò - ..anche se non mi va tanto giù di essere pagata da te..

Lena: Puoi anche farlo gratis.. – accennò un sorrisetto
Julia: Mhmmmhmh.. dammi un bacio e affare fatto – avvicinò le labbra la viso della rossa e chiuse gli occhi - ..bacino, bacino…

Lena rise e le pizzicò una guancia, “Quanto sei bambina, superi perfino i miei nipoti”, la bruna si imbronciò, rimase così senza aprire gli occhi finché non arrivò il suo tanto sospirato bacino.

***°***

Pochi anni più tardi la ‘Chip-Evolution’ non esisteva più, era divenuta un semplice centro commerciale secondo la decisione unanime di tutti gli azionisti; decisamente meno popolare ma sicuramente più autentico. Se il sogno di Sean Kane Davidson era una visione futuristica della tecnologia mondiale, a quello avrebbero pensato tutti i fondi di Monroe & soci recuperati dalle numerose banche sparse nel mondo.

FINE

Completata il 18/09/2005


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