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Autore: AngelTaty
Genere:
One shot- Romantico
Età minima consigliata: 13 anni
Restrizioni: Le t.a.T.u appartengono solo a se stesse. Questa storia è scritta per puro diletto e non ha fini di lucro. Vietato riprodurre senza l’esclusivo consenso dell’autrice.Tutti i fatti ora narrati sono frutto della mia mente e quindi non sono realmente attendibili.
Note:
La storia dell'airone è della bravissima Caska che con le sue storie mi ispira sempre.Alla fine come siparietto ho messo un testo dei Negramaro tutti i diritti riservati del caso.

Capitolo Unico
 
< Non dire sciocchezze…> una voce femminile irrompeva nella sala silenziosa
< Lo sai che non è così > l’uomo si accese una sigaretta, assaporò la nicotina come se fosse aria pura. Ironico, il colpe di tosse lo fece trasalire.
< Ed invece è così!!> la donna spinse di lato le lenzuola e si alzò con stizza ed uscì dalla stanza
L’uomo finì la sua sigaretta e quando si girò sorrise. Una piccola figurina trotterellava con in braccio un orsacchiotto.
< Papà… La mamma dov’è?>
< E’ in bagno amore…> poi prendendola in braccio continuò con un espressione dolce senza slegare gli occhi dai suoi < Lo sai che ore sono?>
La piccola di risposta sbadigliò e stropicciandosi un occhio si abbracciò ancora più forte al padre < Ho sonno…>
< Andiamo a nanna allora..>
< Voglio stare qui con voi…>
< Lo sai che non puoi >
< Ti prego…>
l’uomo sospirò e la guardò severo < E va bene ma solo questa notte promesso?>
< Promesso > e l’uomo accoccolò la figlia contro di se mentre prendeva sonno.
La moglie rientrò poco tempo dopo e lo guardò alzando un sopracciglio. Abbracciò la figlia e parlò al marito sottovoce < Domani sono fuori tutta sera per lavoro..>
< Va bene >

Yulia uscì presto. Abbracciò la figlia. Baciò di fretta il marito che le sorrise.
< Ti preparo la cena?>
< Farò tardi non preoccuparti mangerò qualcosa dove capita…>
Inforcò le chiavi della macchina e scese le scale veloce. Qualcuno poteva anche azzardare che fosse ansiosa di andarsene da quella cosa. Forse era davvero così. Pigiò sull’acceleratore e si diresse verso lo studio.

< Che ne pensi di questo materiale?>
< Penso sia vuoto…> Yulia guardava i fogli ma i suoi occhi erano assenti
< Grazie tante…> Lena prese i fogli e li lanciò nel cestino con un centro perfetto < Apprezzo la tua sincerità per lo meno…>
Yulia si decise di prestarle attenzione e la guardò intensamente. < Scusa è che certe volte non mi va a genio nulla…>
Lena sogghignò e le accarezzò i capelli cortissimi. < Lo so… Tanto non piaceva nemmeno a me quel testo…>
Quel dolce massaggio scosse Yulia dai suoi malumori. Si sentiva in pace ad ogni tocco che le accarezzava la cute. Leggera e lieve, la sua mano, non cambiava mai.
Poi la rossa si staccò e si sedette sulla scrivania di Yulia.
La mente della mora era affollata di ricordi. La stessa scrivania di quella sera in cui, complice lo spumante per festeggiare l’uscita del nuovo album, si erano lasciate andare in un tripudio di passione. A quel punto Yulia sorrise, al pensiero che dopo quella sera iniziarono a farlo una volta al mese, poi una volta alla settimana e nell’ultimo periodo era quasi un appuntamento fisso.
Quel profumo, che Lena aveva sulla pelle, aveva il potere di confonderla. Farla scivolare in quello che ormai era una certezza. Lei l’amava, l’amava perdutamente. O forse no?
Lena la guardava con un sorriso malizioso. Appallottolò un piccolo foglio di carta e lo lanciò sul volto della mora che la guardava interrogativa trattenendo un sorriso.
Era quello che più la rendeva felice. Quel giocare, quel perdersi in momenti unici dove il resto del mondo scompariva senza lasciare traccia. Quel perdersi nel tempo.
Le piaceva quando la stuzzicava e stressava finché non levava la maschera.
Le piacevano quei piccoli giochetti che sapevano di complicità.
La facevano ripensare a quel rapporto fatto di vaghi doppi sensi, contrasti e sguardi che si corteggiano; a quella sotterranea corrente di desiderio che era corsa fra loro tempo addietro, ma dalla quale non avevano però mai e poi mai attinto.
Agli approcci solo immaginati.
All’aria satura d’eros che le pressava quando restavano a casa da sole quando erano più piccole e acerbe.
Alla voglia che stagnava, soffocata e soppressa, terrorizzandola.
< A che pensi?>
< Che sei splendida…>
Lena arrossì e accavallò le gambe mostrando uno spacco nella gonna non indifferente. Yulia si sentì stuzzicare i sensi.
Si alzò dalla sedia e si avvicinò lenta verso la rossa che si avvicinò alle sue labbra e poi si ritrasse schiacciandole l’occhio. < Devo andare…>
< Che hai da fare di così urgente?>
< Yuri..>
A quel nome la trasse di più a se e insinuò le labbra sul corpo formoso dell’altra.
< E’ meglio che vada…> disse Lena in un sospiro
A quelle parole Yulia corrugò la fronte con una rabbia sorprendente ma Lena la ignorò.
Aprì la porta per uscire quando Yulia la chiamò. Istintivamente si fermò ma non si voltò. Sentì le labbra di lei caldissime sul collo.
< Andiamo a fare un viaggio io e te… Una settimana tutta per noi…>
Lena scoppiò a ridere, si l’idea le piaceva.
< Accompagnami in centro così durante il viaggio ci mettiamo d’accordo sulla meta…>
< Agli ordini signora!>

Mezz’ora dopo la mora insinuava una mano fra la coscia della rossa, mentre con l’altra reggeva il volante e il vento che penetrava dai finestrini accarezzava i loro volti
< L’invito era serio?> disse Lena accarezzando la mano della mora
< Certo che si! Andiamo in Italia?>
< Lo sai che è fantastica non ti direi mai di no..>
< Allora Roma!>
< Scordatelo!>
< E che c’è a Roma che non va?>
< L’ho già vista…> sbuffò Lena
Appena arrivarono in centro Yulia parcheggiò. Scese e guardò la rossa d’altro capo della vettura
< Allora… Venezia!>
< Si può andare…>
< Può andare?> Yulia era più che sarcastica.
< Va benissimo…> le schioccò un bacio veloce e la guardò intensamente.
< Di a Pascha che è per lavoro…>
Yulia si irrigidì. Sentendo nominare il marito in quella circostanza i sensi di colpa iniziarono a farsi sentire tremendamente. E la piccola? Chi l’avrebbe tenuta?
< Vuoi tirarti indietro?> Lena era più che ferita.
< E a Yuri che dirai?>
Lena alzò le spalle e le fece una linguaccia. Yulia scoppiò a ridere < Ti passo a prendere alle 6 di domani mattina… Prenoto tutto io…>
La rossa non rispose, e corse verso una figura lontana. Nessuno a quella distanza avrebbe riconosciuto il ragazzo della rossa, ma non Yulia… quei contorni seppure infinitamente lontani li aveva impressi nella mente. “La gelosia è una gran brutta bestia” ammise a se stessa la mora, ma una chiamata sul cellulare la fece distrarre dai suoi pensieri irosi.
Casa.
Yulia sospirò forte e rispose.


< Devo andare per lavoro una settimana a Venezia…>
< Tu e Lena?>
< Si io e lei, cerchiamo un po’ di ispirazione…>
< Va bene, io e la piccola ce la caveremo >
< Sei sicuro?>
< Certo…> e la baciò con passione assaporando le sue labbra. < Umm… Channel n°5…>
Yulia tremò, quel profumo era di Lena. Lei non metteva mai profumi troppo forti; e lui lo sapeva troppo bene. Le facevano venire le vertigini, ma quella fragranza sulla pelle di Lena era una vertigine molto piacevole per Yulia.
< E’ un periodo che te lo sento sempre addosso…>
< Da quando sei un esperto di profumi?>
Pasha sorrise e guardò Yulia dolce. < Dovresti dire a Lena di darsi una controllata da quando siete nello stesso studio vieni a casa sempre con questo profumo…>
< Già dovrebbe darsi una controllata > disse fermamente Yulia che afferrò per la vita il marito come per cercare di cancellare in lui ogni dubbio.


Lena e Yulia si stavano addormentando lentamente in quella stanza poco soleggiata in piazza San Marco.
Lena osservava il soffitto.
Un vaso di orchidee sul comodino. Un profumo acre che spargevano per la sala.
Yulia lentamente si stava assopendo.
Lena si sporse sul comò, e colse un’orchidea dal vaso che vi stava sopra.
L’acqua da cui il fiore stava bevendo gocciolò in piccole perle sul corpo nudo della donna.
Ne accarezzò per un attimo gli spessi petali bianchi con un dito.
La sbronza le stava entrando nella fase malinconica, che sarebbe poi sfociata in quella vulnerabile ed infine nell’emicrania. Le succedeva sempre.
< Mi sposo…>
< Cosa?> Yulia sussultò. Quella cosa non se la sarebbe mai aspettata. Non così presto per lo meno.
< Yuri mi ha chiesto di sposarlo la settimana scorsa ed io ho accettato. Non avresti mai lasciato Pasha per me e io ero stanca di aspettarti… Non posso aspettarti per tutta la vita Yulia…>

Yulia guardava disperatamente le orchidee e il vaso di un porcellana sul comò oltre la testa della donna che le era accanto.
Odiò la parte di se che era tentata di voltarsi, baciarla, scoparla e prometterle che avrebbe lasciato suo marito per lei.
Un pigolio irrazionale dettato più dall’egoismo che dal sentimento.
Lena era la sua amante.
Non poteva diventare la moglie di un altro.
Ora che diritto aveva un altro di andare, sposarsela e costringerla a spartirla?
Non la rese partecipe di nessuno di questi pensieri.
< Si, mi sembra giusto >
< Spero che questo non cambi quello che c’è fra di noi…>
Yulia non rispose.
Cosa c’era fra di loro?
Tanto splendido sesso.
Tanto desiderio.
Tanta complicità.
Una buona dose di empatia.
Il principio degli opposti che si attraggono.
Sinceramente non sapeva se questo avrebbe potuto o meno cambiare.
Visto il silenzio che pervadeva la stanza Lena si lasciò ad una confessione più che azzardata.
< Ti confesso che da una parte ho sempre pensato che prima o poi avresti scelto di stare con me, perché mi amavi…Ma evidentemente mi sbagliavo >
Yulia prima di rispondere inspirò forte. Distingueva chiaramente il profumo di lei da quello delle orchidee.
< No, non ti sbagliavi. Io ti amo, Lena >
< Sul serio? >
< Lo sai che è così…>
Yulia abbassò gli occhi < Ma è di loro che ho davvero bisogno >
Lena si strinse al petto di lei.
< Si, questo lo so bene >
< Allora è meglio se smettiamo di frequentarci >
< Se è questo che vuoi…>
< Non è quello che voglio ma mi sembra la soluzione più corretta, inoltre non so se riuscirei a spartirti con Yuri, sapendo che lui ha dei diritti su di te…>
< La gelosia… E’ una brutta bestia..>
< Lo so…>
Il silenzio tornò sovrano.
< E tu?>
< Cosa?>
< Mi ami?>
< Questo non te lo dirò mai Yulia Volkova me lo porterò nella tomba!>
Yulia rise < Allora facciamo in un altro modo lo ami?>
< No, ma lui si, e questo mi basta…>
Lena tornò a guardare le orchidee malinconica.
Yulia si stava assopendo di nuovo. < Non ti ricordano gli aironi?>
< No! facciamo l’amore?>
< Non mi va ora…>
< Allora lasciami dormire…>
< C’è una storia che ho sentito tempo fa…>
< Immagino che ora me la racconterai…> disse seccata l’altra
< Parla di un cacciatore che sparò ad un airone che riposava a terra con la sua compagna.
L’uccello colpito a morte cadde, ma la femmina che soffriva per la morte del compagno non tentò nemmeno di andarsene via. Rimase in piedi cercando di coprire con il suo corpo quello del compagno morto, senza muoversi minimamente. Sembrava che l’airone avesse gli occhi rossi come se fossero gonfi di lacrime per la sofferenza di aver perso il compagno della sua vita…>
< Ma perché questa storia??>
< Perché mi hai fatto bere troppo e ora sono malinconica! E lasciami finire!>
Yulia grugnì l’altra la ignorò.
< Il giorno dopo il cacciatore pentito tornato al laghetto trovò morta anche la femmina. Il suo corpo era adagiato su quello del compagno morto il giorno prima. In preda ai rimorsi di coscienza il cacciatore seppellì i due aironi nella stessa tomba, insieme. Finalmente erano uniti anche nella morte, in eterno…>
< Non riesco a capire il senso del perché tu mi abbia raccontato questo…>
< Non puoi capirlo perché hai bisogno di loro Yulia, ci sarà un giorno che saremo come quei due aironi… Me lo sento…>
Yulia tremò ma fece finta di addormentarsi. Sentì Lena piangere sul suo petto. Quando essa si addormentò Yulia osservò istintivamente le orchidee. Si in quel momento si sentiva proprio come quei due aironi.

Si scambiarono la promessa che avrebbero ancora fatto qualcosa insieme. Ma entrambe sapevano che sarebbe stata l’ultima volta. Tutto il viaggio di ritorno fu nel più completo silenzio.
Appena scesero dall’aereo si baciarono e scelsero due strade differenti.
In Lena l’immagine dei due aironi si stabilizzò nella mente mentre guardò scomparire la mora da dietro le porte.
“Ti aspetterò Yulia… Gli aironi scelgono un solo compagno per tutta la vita, noi c’eravamo già scelte… Alla fine ci stiamo solo cercando ancora”

< Bentornata amore…>
< Ciao Pasha > e abbracciò la figlia che corse da lei.
< Vado a farmi una doccia…>
< Certo non preoccuparti noi prepariamo la cena… E togliti quel profumo che hai addosso…>
Il profumo di Lena.
Sarebbe mai bastata una doccia per mandarlo via?


Fine?


Nuvole e lenzuola- Negramaro


[….]

Ore che lente ed inossidabili attraversano il silenzio del mio cielo
E si nascondono ad un tratto dietro nuvole che straziano il sereno
Le senti riaffiorare quando tutto
Tutto
Sembra aver trovato il giusto peso
Aver la voglia di rubarle al tempo per potergli dare un altro senso ancora

Stringimi allora fra nuvole e lenzuola
Non dire una parola
Non farlo mai per ora
Abbracciami ancora fra nuvole e lenzuola
Non dire una parola
Non dire una parola

[…..]


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