Forthcoming
***Capitolo Unico***

Genere: Commedia/Romanzo
Categoria: Non classificata
Valutazione: Sconsigliata a nessuno, grossomodo adatta a tutti.
Restrizioni: I personaggi di Lena e Julia appartengono a Lena Katina e Julia Volkova

La neve si posava silenziosamente sulle strade, dopo aver ricoperto gli edifici e le persone che andavano in giro senza un ombrello. Anche quel pomeriggio, subito dopo la fine delle lezioni, lei decise di seguirla. Questo fatto si ripeteva ormai da più di un mese, eppure lei era sempre là ad osservarla
con la stessa determinazione, sempre da lontano. Era come se le sue gambe si fossero auto-programmate, ripetevano giorno per giorno lo stesso percorso, si fermavano sempre negli stessi angoli e tremavano nella stessa maniera ogni volta che l’assaliva il timore di essere stata scoperta. Ad ogni modo era qualcosa molto più forte di lei, che doveva fare a tutti i costi per rendersi garante di quel minimo di contentezza e gioia che provava solo guardandola. E le giornate trascorsero senza che se accorgesse.

Negli ultimi periodi l’aveva sfiorata il pensiero di farsi conoscere, ma non sapeva da che parte cominciare. “Ehi Ciao! Io sono quella che ti ha spiato negli ultimi quaranta giorni, se ogni tanto sentivi come una sensazione di ‘occhi che ti puntano’, beh, ero io non ti preoccupare.. se se, come no”, si disse una volta, frattanto che passeggiava nel bagno delle ragazze nella scuola.

E ora era di nuovo là, dietro di Lei, che seguiva ogni impronta che questa lasciava nella neve. Fino a che la vide oltrepassare la cancellata della sua villetta e scomparire. Sospirò e prese la via del suo quartiere, neppure stavolta era riuscita ad avvicinarsi. Di certo doveva complimentarsi con sé stessa per la scaltrezza nell’inventare scuse con i suoi genitori. Non era facile spiegare in modo convincente perché ogni giorno arrivava con venti minuti di ritardo rispetto al fratello quando andavano alla stessa scuola con gli stessi mezzi.

“Ciao pà! Ciao mà! Sapete chi ho incontrato oggi? Nientemeno che la professoressa di educazione fisica delle medie!” (la ragazza sapeva benissimo che questa prof si era trasferita in un’altra città), disse piena d'entusiasmo mentre si slacciava le scarpe da ginnastica, che poi lasciava in disordine accanto alla scarpiera.

“Non ci sono, risparmia il fiato, mezza calzetta..”, in casa c’era solo il fratello di un anno più grande che l’accolse con il suo solito sfottò.

“Meglio così.. guarda, oggi non mi va di sentirti, fatti un panino perché io ho da studiare pesante per domani”, ribatté lei puntando la sua camera.

“Come?? Guarda che mamma ha detto che in cucina è già tutto pronto devi solo muovere il sedere e accendere il gas, e datti una mossa mezza calzetta, che ho fame!”, replicò lui infervorato.

La sorella: Ti ho detto che devo studiare, datti da fare tu per una volta, rompi******ni
Il fratello: Ah sì? E io racconto il tuo segreto a mamma e papà, poi vediamo che ca**ate ti inventi!
La sorella: Non ti conviene – salì le scale fino al piano di sopra e camminando aggiunse – se ci tieni alla tua collezione di video games

Il fratello: Che ca**o stai dicendo??! – raggiunse la sorella e le agguantò la manica del maglione

La sorella: Tra i tuoi ‘Final Fantasy’ c’è uno spazio vacante – il ragazzo sgranò gli occhi, sembrava quasi in lacrime

Il fratello: Dov’è!? Che ci hai fatto!?!?
La sorella: Per ora è al sicuro, e lasciami! – liberò il braccio – Se lo rivuoi indietro devi farti i ca**i tuoi, tutto qui.
Il fratello: Brutta-

La sorella: Stai zitto prima che ci ripenso e lo regalo a qualcuno – entrò nella sua stanza e tutto tacque nella mezzora che trascorse lì dentro a pensare alla ragazza dei suoi sogni.

Dopo questa mezzora il fratello le bussò alla porta comunicandole che era pronto in tavola. Sembrava che per una volta nella vita si era dato da fare sul serio. “Con le ‘buone maniere’ si ottiene tutto”, ironizzò lei mentre scendeva in sala da pranzo.

***

Dopo un pranzo veloce, oddio, il fratello si era impegnato al suo meglio ma era riuscito a combinare poco. “Certo che non sei buono neppure a buttare la pasta, povera tua moglie.. se ti capiterà mai di incontrarla”, disse la sorella.

“Non rompere Lena!”

Lena: Fai il bravo e ti restituisco il tuo ‘gioiello’ – si ritenne abbastanza soddisfatta visto che stavolta non l’aveva chiamata mezza calzetta – sai dove sono andati?

Il fratello: Di chi parli? – prese il piatto dove aveva mangiato e lo ripose nel lavandino insieme a quello della sorella – se ti riferisci a mamma e papà sono dal dentista, nostro padre si è fatto venire un ascesso con una granita.

Lena: Chissà come gli è venuta l'idea della granita con questo freddo.. bah, pensi faranno tardi Boris?
Boris: Ma che ne so, dammi una mano a lavare i piatti
Lena: No

Boris: Str***a
Lena: Cog***ne
Boris: Deficiente
Lena: Imbecille
Boris: Finocchia!
Lena: Hhhhhhh broccolo!
Boris: Vaff.. ok finiamola qui! Sembra che hai sei anni invece di sedici
Lena: E tu dovresti essere il bravo fratello maggiore.. vabbè và, ti do una mano, però poi mi accompagni da lei.

Boris: Ma devi sempre ricattare??
Lena: Tu non mi lasci altra scelta, sei cattivo – imbronciò le labbra con un mezzo sorriso
Boris: Ma piantala, ha parlato la santarella! Ehi! Rivoglio il mio Final Fantasy immediatamente senza neppure un graffio o guai a te!
Lena: Lo riavrai.. stasera
Boris: Adesso!
Lena: Stasera, passami il detersivo
Boris: Quanto mi fai inca**are! No ne hai idea.. – le lanciò il canovaccio.

***

I genitori avvisarono con una telefonata che dal dentista c’era una fila interminabile e quindi che avrebbero tardato più del previsto. Si presentava l’occasione giusta per quello che aveva in mente di fare da un pezzo. Lena convinse il fratello ad andare a casa della ragazza per la quale soffriva pene d’amore. Cercarono di non parlarsi durante la strada, questo per non litigare, comunque la villa di questa Lei non era tanto lontano da dove abitavano loro.

“Deve essere una smorfiosa piena di soldi”, arguì Boris ammirando la villa da cima a fondo. Una costruzione
di tre piani in stile antico, con il tetto ricoperto di neve che dava un gran bell’effetto. “Che ne sai tu!?”, dibatté la sorella, “A scuola si comporta gentilmente, è sempre disponibile ad aiutare gli altri”.

Boris: Ma tu ci hai mai parlato oltre a spiarla?
Lena: No..
Boris: Ecco, ho sempre ragione io
Lena: Stai zitto, siamo venuti fin qui apposta per conoscerla
Boris: Tu sei venuta qui per conoscerla, perché a me non me ne frega niente, e leviamoci da qui davanti, sembriamo due idioti per la gente che passa – infatti stavano parlando con il naso rivolto alla villa.

Intanto, nella villa

Un distinto maggiordomo, con una paio di baffetti neri che spuntavano lateralmente da sotto al naso, si agitava dalla guardiola; là dov’era il principale settore di controllo dei sistemi di sicurezza di tutta la villa. “Padroncina! Padroncina! Venga qui per favore!”, chiamò.

E arrivò una ragazzina brunetta, con un taglio medio-corto, vestita in pantaloncini corti e una maglietta sudaticcia, perché stava facendo qualcosa tipo aerobica, “Hai chiamato Fred?”

Fred: Ci sono due tipi sospetti davanti l’ingresso principale, sono ragazzi della sua età, forse li conosce.. venga a vedere – le indicò lo schermo della telecamera

“No.. non li conosco.. aspetta! La ragazza coi capelli rossi l‘ho già vista”, disse lei.
Fred: Allora chiamiamo la sicurezza – e sull’ultima parola sentirono suonare il campanello – vado ad aprire

Fuori la villa

Lena: Perché c**o hai suonato??!! Io non sono ancora pronta!
Boris: Non mi va di rimanere qui in eterno ad aspettare che tu ti decidi! – la spinse verso il cancello, nella loro direzione stava arrivando il custode con due sorveglianti

Lena: Ca**o..
Boris: Beh.. allora io torno a casa
Lena: No! – gli afferrò il giaccone – aspetta un momento..
Boris: Fifona

Fred: Desiderate?

Boris: Mia sorella vorrebbe parlare con una sua amica – a Lena, sottovoce – come si chiama?
Lena (era arrossita): Julia, vorrei.. ecco.. posso parlarle..?

Fred: Certo, ma chi devo annunciare?

Boris: Lei si chiama Lena – spinse la sorella più avanti mentre lei lo insultava mentalmente – ci vediamo sorellina, cerca di tornare prima di mammina e papino.

Così il fratello l’abbandono nelle mani del maggiordomo coi baffetti. Fred condusse cortesemente la giovane ospite in casa. Appena dentro lei si guardò intorno, a seguire le pareti tra la soffitta e il pavimento le venne un capogiro. “Dove sono finita?”, si chiedeva disperata.

Fred: Attenda in salotto, la signorina la raggiungerà presto.

Il salotto era grande più o meno quanto la sua intera casa, tra tappeti e quadri di 3 metri x 5 si sentiva come in un museo. “Povera me..” mormorò. E restò lì per circa dieci minuti, con gli occhi chiusi. “Meglio che non penso a niente, ho una voglia matta di scappare dalla finestra”.

La brunetta arrivò dopo essersi cambiata in un paio di jeans e una camicia molto larga, tanto per star comoda, “Salve”

Lena saltò dal divano dove aspettava persa nei suoi pensieri: Ciao.. io sono Lena.. forse ci siamo viste a scuola
Julia: Sì mi ricordo di te, sei la ragazza che mi ha tirato la palla da basket in faccia nella palestra, durante la partita – sorrise
Lena: È stato un incidente! Ti chiedo ancora scusa – stava riacquistando quel colorito rossastro sulle guance.

Julia: Calma, ti credo.. era un modo per farti capire che mi ricordo di te – andò a sedersi accanto a lei e Lena schizzò all’angolino più estremo del divano – ehi tranquilla, com’ è che sei così nervosa?

Lena: Non sono nervosa – tra sé – sto solo trapassando
Julia: Allora, ripartiamo dall'inizio, ciao, cosa posso fare per te?
Lena: Volevo.. io .. volevo, chiederti una cosa
Julia: Avanti, chiedi pure – si avvicinò un altro pochino

“Pensa a qualcosa alla svelta!”, si ripeteva in mente la rossa, “Per caso conosci il rappresentante di classe dell’ultimo anno? Vi ho visti parlare insieme”

Julia: Ah.. ho capito, vuoi che te lo presento?
Lena: No.. ecco, mannaggia!
Julia: Hum?
Lena: Devo andare! – si alzò in piedi
Julia: Aspetta, sei strana, ma cos’hai? – le sfiorò una mano – hai le mani sudate, stai male?

Lena (a mente): Vorrei sparire, sotterratemi!

Julia: Fred! – il maggiordomo sbucò alla porta del salotto
Fred: Ai suoi ordini

Julia: Una cioccolata calda per me e la nostra ospite, grazie
Fred: Subito

Lena: Io non voglio disturbare, meglio che me ne vado, cioè è ora che.. è ora – la bruna la tirò giù sul divano, stavolta erano molto vicine, tanto che i loro fianchi combaciavano.

Julia: Resta, non sentirti a disagio per questo – indicò gli ornamenti e la stanza in generale – per la mia famiglia ha un valore affettivo, altrimenti l’avremmo già venduta, non ti immagini le spese che richiede

Lena: Immagino, da me i miei si lamentano sempre per le spese della casa, e non è neppure la decima parte della tua – spostò lo sguardo sulle sue scarpe.

Julia: Ti piacerebbe restare qui per qualche giorno? Non ho molte amiche sai, sarei contenta se tu diventassi un ospite fissa

Lena la fissò negli occhi per un momento: Non ci credo che non hai amiche, tutti quelli che conosco farebbero a gara per esserlo

Julia: Già, e secondo te cosa gli interessa davvero, me o.. credo tu sappia la risposta, quelli non sono gli amici che vorrei, tu invece sembri una ragazza sincera

Lena: Invece non lo sono! – a mente – hhhhhhhhhhm voglio uscire da qui! Ma perché riesco a dire solo fesserie!!

Julia: Ma che dici? – diventò molto seria

Lena: Non mi importa niente del rappresentante di classe..

Julia: E allora che ci fai qui?

Lena (inspirò e trattenne il fiato): Sono qui solo per te, mi sono presa una cotta spaventosa per te, non mi si legge in faccia?! Dicono tutti che quando uno è innamorato glielo si legge in faccia! E tu invece niente, non ti sei mai accorta di me a scuola  – Julia spalancò la bocca

Julia: Un momento-

Arrivò Fred con un vassoio e la bruna smise di parlare: Suggerirei di aggiungerci una goccia di latte, questo cacao di importazione francese è al 100%, lo zucchero può guastare l'aroma se...

Mentre Fred spiegava i dettagli del cacao di origine francese, Lena non sapeva dove nascondersi, sollevò un cuscino del divano sistemandoselo sotto al collo e appoggiandoci il mento. Julia invece la osservava divertita, “Sembra una bimba che è stata appena rimproverata..”, pensò.

Fred: … Allora? Posso procedere?
Julia: Con che?
Fred: Con il latte
Julia: Sì, certamente. A te va bene Lena? - la ragazza rossa acconsentì senza alzare gli occhi.

Il maggiordomo versò del latte nelle tazze e si voltò per andarsene: Con il vostro permesso

Lena: Che ore sono?

Fred: Le quattro e un quarto, Miss
Lena: Devo andare! – balzò in piedi e corse al fianco di Fred – mi accompagna all’uscita per favore?

Julia: Un momento, io e te non abbiamo ancora chiarito, portala qui Fred!

Il maggiordomo guardò prima la ragazzina rossa che lo supplicava di non costringerla a rimanere e poi la padroncina che non aveva mai visto così impetuosa. “Ehm.. io non vorrei essere coinvolto, possibilmente”.

La bruna si avvicinò a Lena e questa si nascose dietro al maggiordomo in imbarazzo, il quale sosteneva
tra le mani un vassoio dalle discrete dimensioni.

Julia: Che fai, prima mi dici quelle cose e poi scappi!? Allora te le sei inventate!
Lena, sempre riparandosi dietro a Fred: Non le ho inventate!
Julia: Andiamo Fred, spostati! – l’uomo davvero non sapeva che fare

Lena: La prego mi faccia uscire! – implorò di nuovo

Julia: Ok, te ne vuoi andare? E vattene, nessuno ti trattiene più.. tanto lo sapevo che finiva così, finisce sempre così, nessuno vuole essere mio amico – chinò la testa

La giovane dai capelli rossi lasciò l’uniforme del maggiordomo e si fece avanti, “Scusami..”, in quel momento si ritrovò tra le braccia della bruna senza poter far nulla.

Julia: Presa! – scoppiò a ridere
Lena: Ah! Hai fatto finta! Non vale!

Fred (tossicchiando): Beh, io adesso andrei.. con il vostro permesso.. – uscì in fretta dal salotto e tirò un sospiro di sollievo.

Julia: Però sei stata tu a venire! Perché ora vuoi scappare? Non puoi arrivare qui, dire che mi ami e poi filartela via, per me sono argomenti importanti – disse lasciando la nuova-temporanea amica.

Lena: E’ troppo per me.. non sono preparata a tutto questo, quando si trattava di restare a guardarti da lontano era diverso, non so neppure dove ho trovato il coraggio per arrivare fino a qui

Julia: Allora eri tu! Io credevo fosse il mio angelo custode.. quella sensazione di protezione arrivava da te

Lena: Adesso non esageriamo, io spiavo e basta – tornò a mettersi seduta. Julia si sedette accanto a lei e le strinse una mano.

***

Una casa, 5:15 p.m.

In soggiorno davanti alla tv accesa, con una consolle collegata, c’era Boris con il joystick in mano più concentrato che mai. “Muori! Crepa! Beccati anche questo super attacco!!”, sbraitava alla tv. All’improvviso la porta all’ingresso si aprì e poco dopo si richiuse. I genitori erano tornati.

“Uhfm..uhmf..”, tutto quello che diceva il padre.

“Siamo a casa!”, annunciò la madre, “Ragazzi! Fatevi vedere!”

Boris incurvò il collo verso l’ingresso e salutò brevemente, “Ciao”, mise in pausa il video game. Vedendo il padre stava per scoppiare a ridere,
Ma che ti ha combinato il dentista? Sembri un criceto con un chilo di noci in bocca..”

La madre: Lena dov’è?

Boris: É a casa di una sua amica, qui tutto tranquillo, tutto apposto
La madre: E chi le ha dato il permesso a tua sorella?!
Boris: Io, sono il fratello maggiore, e in vostra assenza-

Il padre lo colpì con un schiaffetto dietro la testa, dato che non riusciva a parlare.

Boris: Ahio! Che maniere..

La madre: Ora che torna dovrà fare quattro chiacchiere con me questa ragazzina!

Boris sbuffò e riprese la sua partita. Un istante dopo il padre infastidito gli staccò la corrente alla consolle.

Boris (crollando sulle ginocchia): NOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!! Non avevo salvatooOOO! NOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!! PERCHÉEEEE!!!!!!!

***

Nella villa invece, 6:00 p.m.

Julia e Lena passeggiavano per mano nel lungo corridoio della villa, “Però non è giusto, io non ti conosco affatto, non so niente di te, mentre tu sai tutto di me”, parlò la bruna.

Lena: Se vuoi ci possiamo vedere, così ci conosciamo meglio.. ti và? – Julia sorrise e annuì.

Fred arrivò alle loro spalle: Scusate, ma penso sia ora che la nostra ospite torni a casa – rivolgendosi a Lena – se avessi una figlia della vostra età non le permetterei di andare in giro a quest’ora, quindi la farò accompagnare a casa.

Lena: Non si preoccupi, io abito molto vicino, e poi conosco a memoria la strada – disse arrossendo di nuovo.

Julia: Posso accompagnarti a piedi?
Lena: Ma non è necessario - sorrise

Fred: Andate a piedi, vi faccio seguire a distanza da due sorveglianti
Julia: Magnifico – ruotò gli occhi contrariata

Per strada, pochi minuti dopo

Lena: Ma i tuoi genitori dove sono?
Julia: Restano fuori per stasera
Lena: Così tu sei tutta sola in quella casa enorme..
Julia: C’è sempre Fred con me e poi oggi ci sei stata anche tu.. puoi venirmi a trovare quando vuoi
Lena: Ok, ci penserò – prese la mano della nuova amica – almeno ora siamo amiche, meglio di niente.. – disse malinconicamente

Julia: Dammi un po’ di tempo, fino a poco fa non sapevo nemmeno il tuo nome.. però ti posso assicurare che mi piaci molto – Lena si fermò e l’abbracciò, restarono così per alcuni secondi.

“Che strazio”, disse uno dei due sorveglianti che camminava dietro, quello biondo. “Speriamo che si sbrigano, sto morendo dal freddo”

“Pure io, stessa cosa”, disse l’altro dai capelli rossi, saltellando sul posto. Finché le due finalmente ripresero a camminare.

Lena: Che strana situazione – bisbigliò all’altra – a raccontarla non mi crederebbero
Julia: Speriamo che non sia solo un sogno – sussurrò

Lena: Vuoi un pizzico?
Julia: No, vorrei un bacio - la rossa rabbrividì - un bacio vero, da una persona che prova realmente qualcosa per me – Lena si paralizzò sul marciapiede innevato.

“Aridagli!”, esclamò di nuovo il sorvegliante biondo, appoggiandosi al muro della strada, esasperato.
“Chissà che avranno da fermarsi ogni due minuti”, disse l’altro accendendo il ricevitore collegato al microfono (quasi invisibile) che indossava la bruna sul cappotto. Un oggettino della sicurezza di cui lei ignorava l’esistenza.

Lena: Vuoi davvero che ti baci, ma tu prima hai detto che-
Julia: Va bene, lasciamo stare quello che ho detto prima, io ci credo ai colpi di fulmine

Lena: E se poi dopo ti fa schifo? Io mi sentirei peggio di un ‘usa e getta’
Julia: Ma dai! Ehehe..
Lena: Ecco vedi, non sei seria, non hai capito io come sto messa per colpa tua, sto fuori di testa da più di un mese per te, non faccio atro che pensare a te, ogni notte indovina che sogno? Te!

Julia smise di ridere: Sembra che ti dispiaccia..
Lena: E cavoli! Se sta per finire come penso mi dispiacerà eccome!

Julia: Ma io non ho detto niente.. volevo solo un bacio..

“E baciala così ce ne torniamo a casa!!”, strillò il tipo dai capelli rossi, “..ops..”

Julia: Voi!! Come ca**o fate a sentirci da laggiù!!!!

“M***a!! Mi ha distrutto l’orecchio”, il collega gli staccò gli auricolari appena in tempo, prima che la bruna li raggiungesse.

***

E quando finalmente raggiunsero la casa della rossa erano ormai le sei e mezza di sera. Julia non era convinta del super-udito decantato da uno dei sorveglianti, ma in quel momento aveva altro a cui pensare. E davanti al portone della rossa non sapeva come esprimerlo.

Lena: Ciao, ci vediamo a scuola – Julia avvicinò sbrigativamente il viso al suo e le accarezzò le labbra con le sue.

Nello stesso momento, i due sorveglianti dietro si scrollavano la neve dalle spalle e si ridevano in faccia a vicenda. “Pensa un po’ se ci capiterà di farle da scorta al suo primo appuntamento”, disse il biondo. “Brrrrr, mi porterò una stufa portatile visto che le piace tanto stare per strada sotto la neve”, rispose l’altro.

Lena non voleva più separarsi a quel punto, e neppure l’altra, sembrava. Che importava se i suoi le vedevano da una finestra o che qualche vicino scrivesse sui muri della città cose poco gradite sul suo conto. No no, questo le importava. “Julia.. ci possono vedere”, così dicendo la rossa si tirò indietro.

Julia: E allora? Ci hanno già viste – lei si riferiva ai due sorveglianti
Lena: Dio, spero di no, dobbiamo vederci da sole. Rimandiamo a domani, a scuola
Julia: Hum, però io avrei preferito-

Lena le lasciò un bacetto veloce sulla guancia e corse in casa prima che la bruna continuasse a parlare. I due sorveglianti riaccompagnarono una Julia molto frastornata alla villa. Per la prima volta dopo una sacco di tempo poteva esclamare
Che giornata!”.

***


La mattina dopo, casa di Lena, 7:32 a.m.


“Fratellino, il tuo adorato video game è tornato al suo posto tale e quale a prima”, sorrise al ragazzo appena sveglio che mostrava due occhiaie da paura.

Boris (strofinandosi il viso): Uhm..
Lena: Ore piccole?

Boris: Ho dovuto recuperare dall’ultimo salvataggio, avrò dormito tre ore.. – la sorella scosse la testa e ritornò a spegnere la luce nella stanza, il fratello superava ogni limite, “Certo che sei esagerato a volte”

Boris tornò sotto le coperte: Tu non capisci, è una questione di principio, io non riesco a dormire bene se non lascio le cose apposto

Lena: Le cose apposto sono altre.. Ca**O i compiti!!!!!!!! Speriamo che non mi interroghi!

La ragazza corse in camera sua e si vestì in fretta, ma aspettò fino alle otto e dieci prima di farsi vedere dai suoi, uno dei tanti modi che conosceva per passarla liscia, “Ciao! Vado di fretta! Ci vediamo più tardi”, urlò dall’ingresso ai suoi in cucina.

La madre: Aspetta un attimo non ci hai ancora date delle spiegazioni per ieri!
Il padre (annuendo): Uhfm humfm

Lena: Scusatemi, a ritorno, promesso! – e uscì fuori. Il fratello faceva fatica a starle dietro, non si reggeva quasi sulle gambe. “Ma che ti corri! Non vedi come sono stanco!!?”

***

A scuola, 8:47 a.m.

Lena: Siamo in ritardo Boris, io entro alla seconda, te che fai?
Boris: Io mi faccio un sonnellino qui da qualche parte per un’oretta, ci si vede.. – si allontanò lentamente, trascinandosi a stento

Lena: Che geniaccio, ce ne vuole di intelligenza per giocare tutta la notte.. meno male che non gli assomiglio affatto

Più tardi, dopo la seconda, terza e quarta ora, durante la pausa pranzo, Lena e la bruna si appartarono in un angolino isolato.

Lena: Ti ho portato una cosa – disse scavando nel suo zaino, tirò fuori una specie di diario – ecco.. tienilo tu, così te lo leggi
Julia: Cos’è?
Lena: Tutti i miei pensieri per te – mormorò abbassando la testa
Julia: Oh.. grazie, che coincidenza, io volevo dirti una cosa – sussurrò poche parole nell’orecchio della rossa e questa cominciò a piangere quasi istantaneamente

Lena: Non ci credo – e si asciugò il viso
Julia: Come sei diffidente, me lo sono scritto sulla maglia – si scoprì il cappotto e mostrò un ‘I love you Lena’ in rosso sulla felpa bianca

Lena sorrise mentre diventava rossa: Anche io ti amo, lo sai
Julia: Sì ma non quanto me – si sporse per darle un bacio gentile
Lena: Io di sicuro da molto prima - mormorò sulla labbra della compagna che rise e la strinse a sé.

Che spiegazione dare ai genitori? Nessuna. Julia si presentò a casa della neofidanzata come l’amica da cui era stata a studiare. La cosa finì lì senza troppe domande. Lena divenne assidua frequentatrice della villetta della sua ragazza. Per quanto imbarazzante, Fred dovette mediare più volte con i genitori della rossa per farla restare a dormire là, omettendo i particolari, cose di cui non volle mai essere informato dalle due ragazze.
 
FINE

(Completata il 23/12/2004)

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