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***Capitolo Unico***

Genere: Commedia/Romanzo
Categoria: Non classificata
Valutazione: Sconsigliata ai minori di 14 anni.
Restrizioni: I personaggi di Lena e Julia appartengono a Lena Katina e Julia Volkova
Una città, ore 22:16, un centinaio di metri lontano da un locale

Un gruppetto di cinque ragazzi appena ventenni gironzolavano là intorno senza sapere cosa fare davvero delle ore che avevano ancora a disposizione prima di tornare ognuno a casa propria. C’era già una moderata presenza alcolica che gli circolava nelle vene, ma quella era la loro serata, e avevano deciso di divertirsi sul serio.

Ragazzo: Dicono che quello è il locale più trendy della città.. – puntò col dito indice una disco davanti a loro - ..che ne pensi, ti attira l’idea?
Ragazza: Non molto, abbiamo bevuto già abbastanza – fece una smorfia e poi scoppiò a ridere – tu ti senti un po’ attratto da quel posto Simon? – continuò a ridere battendo le mani sulle spalle di un altro tipo che stava vomitando chino su di un povero albero.

Ragazza2: Mandiamoci Julia, lei non ha ancora eseguito il rito d’iniziazione della banda!

Julia: Ehi! – si strofinò furiosamente il palmo della mano sinistra su una delle due guance rossastre – perché mi hai nominata!? Che c’entro io?! Sono fatti vostri i riti!

Simon: No Julia! Clare ha ragione! Avrei una cosa in mente.. – a ridere pure lui - ..buhauhah.. aspetta però che te la dico..! AHahahaha..

Julia: E sarebbe? – picchiò l’amico con una sberla sulla spalla
Simon: Ahia! – cercò di toccarsi il punto dove l’aveva colpito - Fai male con quelle ca**o di mani! Mi chiedo se non sei adatta per fare la scaricatrice di porto!!

Julia: Scusami tanto mammoletta! Che esagerato! .. La tua idea era?

Simon si aggiustò la camicia: Una prova che devi superare – disse indispettito
Julia: Tutto qui? Io chissà che mi credevo, sono un genio io, non temo niente, dimmi

Ragazza: Ehi gente, Lorenz sta vomitanto pure le budella, farà appassire il povero abete..
Lorenz: Ca**o parli a fare.. dammi ..una mano invece..
Ragazza: Col cavolo di dò una mano..

Clare: Portalo a casa Nika, restiamo noi due con Julia – così aiutò la compagna a caricare l’amico in auto e poi li salutò.

Julia: Dì! .. E dimmi!!
Simon: Un attimo! E che ca**o!! Allora, entro stasera devi riuscire a portarti a letto una di quelle ragazze che sono là dentro
Julia posò le mani sulle ginocchia dal ridere: Ahahahaha.. mi fa crepare dalle risate ogni volta che apri bocca!! Ahahhah..!!
Simon: Allora? Ci stai o no?
Julia: ..ahhaha.. non è cosa per me, ma potrei provare.. quanto mi date se ci riesco?

Clare: Un calcio in c**o! Non è una scommessa, devi farlo e basta!
Simon: Per l’appunto!

Julia: Woho.. ok, ci sto, ma se non mi riesce niente storie

Clare: Se non ci riesci diciamo ai tuoi genitori che ti sei ubriacata e che poi hai baciato il barman, huahahah!!
Julia: Che ca**o.!??
Simon: Giusto, ora và, muovi un po’ il c**o, vedrai che qualcuna ti segue .. buahahahhh..
Clare: HAHAahahahh..

Julia: Brutti st**zi pezzi di me**a.. amici.. puah! ******* ******** ****** *****! – non si era accorta di quanto fossero ubriachi i suoi amici, allo stesso modo in cui non si era accorta di quanto fosse alticcia lei stessa.

Così si sistemò il top, i jeans, e con i suoi stivaletti camminò fin fuori l’ingresso del locale. Lì c’era un bell’imbusto di un metro e novanta e passa che la guardava attraverso un paio di occhiali scuri. “Vuoi entrare?”, chiese il tipo.

Julia: A che ora chiudete? – domandò mostrando un finto poco-interesse
Tipo: All’una circa

“Ho meno di due ore e mezza..”, pensò la ragazza accarezzandosi le ciocche brunastre dalla fronte fino al collo, “Ok bello, vedrò di farmi un giretto là dentro, se c’è posto”, puntò il pollice verso l’ingresso e sorrise vagamente.

“Prego”, le disse lui scansandosi, liberando l’accesso.

“Vai JUL! Spassatela se ne sei capace!!”, le strillò Simon da lontano oscillando le braccia e sorridendo.

Julia: Cog**one.. – mormorò entrando nel locale

***
Disco-played Plazma “Lonely”
(file audio compatibile con Internet Explorer, Firefox, Opera)



L’interno era simile ai locali che aveva già frequentato, l’atmosfera un po’ diversa ma al momento non sapeva descriverla a parole. Al di là di quanto pensava, era un posto molto variegato, con una fascia di età non corrispondente. Poco lontano dall’ingresso riconobbe un suo vecchio professore del liceo con la moglie ad un tavolo, e sembravano allegri.

Julia: Cavoli, sembra si divertano.. – sospirò - ..d’accordo, cerchiamo qualcuna.. ma perché sono entrata qua dentro..?  – scosse la testa come per scrollarsi di dosso uno status di persona che non combaciava affatto con la Julia di sempre.

Girò a vuoto per diversi minuti, con la musica a tutto volume che le rimbombava nelle orecchie, vide una bionda, che subito considerò piuttosto carina, ballare da sola al centro della mischia. Rimase ad osservarla per un po’ appoggiando i gomiti all’indietro su un lato del bancone.

Minuti dopo, la bionda si stufò di ancheggiare e tirò dritta verso di lei, ma in realtà fissava il barista dietro al bancone. “Un cocktail, scegli tu”, chiese col fiatone.

Julia: Salve
Bionda: Salve – sorrise – ci conosciamo?
Julia: Può essere – sorrise anche lei – serata solitaria?
Bionda: Un po’ di relax per ciascuno, lui a casa con i suoi e io qui da sola.. – il barista le porse il suo cocktail, e lei ringraziò - ..a ballare e a cercare di passare una bella serata
Julia: Buona fortuna con questo Lui, spero sia un bel tipo.. – salutò e si scostò sospirando - ..ma che ca**o mi è preso.. poteva andare, lo sapevo che poteva andare!– mormorò tra sé

Ore 11:00 p.m., stesso locale

Un suono segnalò l’arrivo di un messaggio sul cellulare...

Voglio le prove Ju, non credere che basti la tua parola. Usa la fotocamera. Simon

Julia: Fo**iti Simon.. – digitò esattamente quelle parole di rimando

Vide un’altra ragazza, una bruna come lei, e poi una giovane dai boccoli rossi in minigonna che l’accompagnava a braccetto. Bloccò gli occhi su quest’ultima. Le seguì con lo sguardo fino a che queste si sedettero da una parte.

“Vuole ordinare qualcosa?”, le domandò il barista a cui lei aveva fatto compagnia per tutto il tempo con la sua silenziosa presenza.

Julia: Un.. ma che ne so.. fai tu, grazie

Il barista sorrise e le portò un’aranciata. “Chissà che impressione gli ho dato”, guardò il barista sorridente che le aveva portato il bicchierozzo di aranciata. E poi riprese ad osservare le due tizie di poco fa che chiacchieravano dei fatti loro.

“Lena? La vedi quella tipa che ti fissa dal bancone?”, chiese la ragazza dai capelli scuri all’amica

Lena: Mica fissa me! – arrossì abbassando gli occhi sul tavolino

“Fissa proprio te, l’hai già vista prima?”, continuò l’altra

Lena sollevò di qualche centimetro di occhi e la osservò un secondo o due, “Nah..”

“Forse le piaci”, insisté l’amica, “Vorrei sapere come diavolo fate a riconoscervi così a prima vista!”, aggiunse spiritosamente.

Lena: Ma che sei scema Victoria?! – era diventa rossa fino al collo
Victoria: Perché non vai a prendere qualcosa da bere? – propose toccandole il gomito col suo
Lena: Ti vuoi divertire con me stasera, ti ho capita.. bell’amica!
Victoria: Io dico che le piaci, vuoi scommettere?
Lena: Ma non è vero..! – e dopo altre due spintarelle verbali, si alzò poco convinta di quello che doveva fare e sotto il costante incitamento della sua amica, si avvicinò al banco del bar

Julia: Cacchio! – finì la sua aranciata appena si vide venire accanto la ragazza che adocchiava da un po’ – coraggio Julia! – disse a sé stessa

Lena fece il suo ordine al barista, e intanto che attendeva sbirciava la tipa bruna a venti centimetri da lei che sembrava parlasse da sola.

Julia: Salve
Lena: Sera
Julia: Ahem.. sei libera?

Lena rimase confusa e arrossita, non le usciva una sola parola dalle labbra.

Julia: Come non detto.. - pagò in fretta il banco e si voltò, quando la rossa si scosse all’improvviso.

Lena: Un momento.. sono libera, anche se non ho capito bene in che campo tu intendi – sorrise nervosamente
Julia: Vorrei portarti in un posticino carino, se ti va.. se sei interessata a me come io lo sono a te..

Lena iniziò a credere che la sua amica forse aveva visto giusto, “Sì, aspettami un secondo che avviso la mia amica, faccio in un attimo..”, portò le bibite al tavolino rapidamente

Victoria: Allora!?
Lena: Dice che le interesso! – e sembrava addirittura troppo contenta
Victoria: Hai visto!? Che ti dicevo!
Lena: Devo andare Vic!
Victoria: Ok, divertiti, ma stai attenta! – riuscì a dirle prima che l’altra corse via

00:20, un ristorante carino sulle rive di un laghetto artificiale

Julia: Scusa se non mi sono presentata subito, sono Julia
Lena: Io Lena, è un posto magnifico questo.. – guardò intorno, c’era un’aria rilassante e serena - ..ti ringrazio per l’invito, però questa è la prima volta che seguo qualcuno di cui non conosco neppure il nome, io non sono così, non farti strane idee.

Julia: Tranquilla, non sei la prima che porto qui, non ho mai ucciso nessuno giuro! Sono tutte tornate a casa tranquillamente.. – era una balla, cioè era una balla che aveva portato lì altre ragazze, ma al momento lo sapeva solo lei - .. a me piacciono luoghi del genere, un po’ lontani dalla città.. – allungò il braccio e prese la mano dell’altra ragazza che se la ritirò via subito.

Lena: Anche a me.. ma forse non era il caso di disturbarti, e poi è tardi.. non so che mi sta accadendo stasera, io non.. – si toccò il petto, aveva il cuore che batteva a 120 - ..non hai idea di come mi sto sentendo adesso..

Julia: Spero sia qualcosa di bello.. – aggiunse accarezzandole di nuovo la mano, stavolta la rossa non la ritirò. “..ma che ca**o sto facendo..?!?”,  di nuovo quella voce nella sua testa, ma in che modo poteva fermarsi adesso senza passare per pazza?

Trascorse del tempo, tra una cenetta improvvisata, un brindisi e poche parole in mezzo ad un’infinità di sguardi rivelatori. Lena non riusciva a capire qual era il motivo vero per cui aveva seguito una sconosciuta in quel bellissimo posto, forse perché voleva sfidare la sua timidezza per una volta o forse perché c’era qualcosa di intrigante in quella ragazza di fronte a lei che le impediva di dire di No.

Da’altro canto, Julia non sapeva che ca**o stava facendo, come le suggeriva continuamente la piccola vocina della sua ragione, ma lentamente andava affievolendosi, “Vieni a casa mia”, parlò con una certa sicurezza, e chissà da dove le era venuta fuori.


Lena non le rispose, restò a fissare il tavolino in silenzio. “Ecco, io non credevo.. sì insomma..”, tentò un approccio di frase, ma, ancora, le parole non le venivano. Si alzò dalla sedia, “Scusami!”, e fuggì.

Julia: Aspetta! Me**a.. – lasciò dei soldi sul tavolo velocemente, non vide neppure quanti, e poi la seguì, la rossa era ‘scappata’ sulle rive del lago ed era piena notte, se non fosse stato per dei lampioni che ne illuminavano il margine, poteva finire a far compagnia ai pesci.

Lena (tra sé): Ohww.. mi sta seguendo, allora.. forse dovevo pagare la mia parte prima di andarmene, accidenti! Certo che non me li scelgo io i guai! Vai a dare retta a Vic!!

Julia: Fermaaa!!

Lena: Scusa!! – si fermò di colpo, la bruna l’aveva quasi raggiunta, infatti, non appena questa si girò, lei le sbatté contro

Julia: Ca**o! – per fortuna non caddero sul terreno umido e freddo, restarono piuttosto in una posizione di bilanciamento poco stabile, la bruna circondò la vita della nuova amica con entrambe le braccia e la tirò verso di sé, per impedirle di cadere all’indietro come la torre di Pisa – ferma Lena, ferma!

Lena: E dove vuoi che vada adesso! – anche lei le stringeva le spalle, in un certo modo avevano trovato un punto di equilibrio stabile.

Julia approfittò del momento di estrema vicinanza: Allora, ci vieni da me? Credevo ci fosse un feeling tra di noi, appena ti ho vista ho creduto fossi quella giusta per me

Lena le lasciò le spalle e si allontanò di due passi, “Verrò, a dire il vero non sono tranquilla, ma non so perché sono corsa via così come una stupida, non ha davvero senso visto dove ci troviamo, ho voluto seguirti io e io soltanto, Vic non c’entra un bel niente..”

Julia: Vic?
Lena: Non importa – la prese la mano e sorrise – andiamo

La bruna la accompagnò felicemente per la stradina di ritorno verso il loro tavolo, il pensiero del rito, della prova, di Simon, Clare e gli altri stava svanendo poco alla volta.

***

“Mi sono appena trasferita qui, non badare al disordine e alle cose ancora impacchettate”, spiegò Julia intanto che varcavano la soglia di un appartamento al secondo piano, “A guardarla da dentro è più piccola di quella che può sembrare da fuori, ma per me da sola è sufficiente”

Lena: E’ carina, con un’inverniciatura fresca e vivace verrà splendida – sulle pareti c’era un po’ d’intonaco grigiastro e terribilmente datato.

Julia scomparve in cucina per qualche minuto e ritornò con due bicchieri di vino bianco ,“Vuoi?”

Lena annuì. La bruna accese lo stereo ad un volume abbastanza silenzioso, scelse un cd new age classico, “E adesso? Non ho idea di cosa ci si faccia con una ragazza..”, si preoccupava Julia mordicchiandosi le unghie della mano, seduta sul divano, mentre la rossa si stava rilassando contemplando il suo bicchiere di vino già mezzo vuoto.

“Julia?”, si voltò verso di lei con sguardo sereno
“Sì?”, e la bruna invece stava già innervosendosi
“Non capisco una cosa”
“Ah.. che cosa?”, l’ansia stava salendo
“Come mai hai scelto me? Se eri in cerca di un’avventura, beh, non capisco perché proprio io..”
“Te l’ho detto, ho sentito che tu eri quella giusta per me”, parlò, poi si strofinò via una gocciolina di sudore dalle sopracciglia.
“Per un notte? Ero giusta per te da portare a letto per una notte e via?”, quell’espressione serena di poco fa si stava guastando
“No! Non l’ho mai pensato!”
“Allora sono giusta per cosa, Julia?”, e posò il bicchiere ora vuoto su uno scatolone ancora imballato.

“Per me”, disse la bruna e le strinse la mano, “.. e va bene, te lo dirò”, sospirò, c’era terrore adesso sul viso della rossa, “Tu sei la prima ragazza che mi interessa sul serio, non cerco solo un’avventura di una notte Lena, a meno che non sia quello che tu preferisci”

Lena la fissò a lungo negli occhi blu, sembrava sincera, avvicinò le labbra alle sue e le sussurrò, “Ti saprò dire, dopo..”, disse con una punta di insolenza e la baciò, inaspettatamente, Julia ricambiò quel bacio senza alcuna esitazione.

***

La mattina dopo, 9:40 a.m.

Le serrande della finestra erano abbassate quasi a zero, entrava giusto un po’ di luce dagli spiragli qua e là nella stanza, da sotto la porta ad esempio. Julia si risvegliò appioppandosi un modesto schiaffo sulla fronte, lì dove sentiva un prurito, pensò a qualche insetto che non aveva voglia di vedere.

“Ahaa ..”, a quel punto si accorse che la testa le faceva già male per la semi-sbornia della serata precedente. “Ahhhhh.. ca**o..!”. Alla sua sinistra c’era una matassa enorme di capelli rossi. E si vedeva solo quella, ma era più che sufficiente per renderle l’idea.

Per fortuna la giovane che divideva il suo stesso letto, completamente nuda, era ancora assonnata. La bruna le coprì delicatamente le spalle con le lenzuola, “Spero non si svegli tanto presto, giusto il tempo per pensare a qualcosa”, farfugliò la bruna mentre scendeva silenziosamente dal letto, doveva infilarsi qualcosa addosso, acciuffò dei vestiti dal cassettone nella camera ed uscì, richiudendo la porta, sempre in silenzio assoluto.

Entrò in bagno e si vestì alla svelta di un paio di jeans consumati e una maglia di tessuto leggero. Dal bagno, in pantofole, raggiunse la cucina e preparò del caffé, in estremo silenzio, sedendosi infine al tavolo. Fissava la tazzina evaporare e raffreddarsi, ma in realtà aveva lo sguardo fisso nel vuoto. Non era facile riordinare le idee con la testa che martellava dolorante.

Quando il campanello suonò all’improvviso, lei balzò dalla sedia e rovesciò la tazzina sul tavolo, “Fan**lo!”, si precipitò ad aprire per evitare che una certa addormentata si svegliasse.

Simon: Ciao Julia! Che ci fai ancora in pantofole?!
Julia: Zitto! – gli tappò la bocca con la mano, chiuse la porta con l’altra silenziosamente, e poi spinse l’amico in cucina, sempre strizzandogli le labbra chiuse – Non fiatare – intimò severamente.

Simon: Ma che diavolo ti prende..!
Julia: Niente, che vuoi!? Che ci fai qui così presto??
Simon avvicinò il suo cronografo al naso della brunetta: Guarda un po’ l’ora?

Julia: E chi se ne frega che sono le dieci, ho dormito pochissimo stanotte.. – sbadigliò – sono a pezzi, tu non puoi capire..

Simon: Allora? Com’è andata? Sei riuscita a portartene una a casa o sei andata tu con qualcuna? Vogliamo sapere se hai superato la prova, ti diamo 60 a 40
Julia: Che st***zi che siete, ness-

“Allora per questo ero quella giusta..”, parlò Lena accanto alla porta della cucina, con solo un enorme T-shirt presa in prestito dal cassetto della bruna e gli slip, aveva gli occhi velati di lacrime e al contempo colmi d’ira.

Simon: Però, carina! – incurvò le labbra

Julia: Non hai capito, aspetta Lena.. – la rossa le si avvicinò in fretta e la colpì con un potente manrovescio che la spinse di una passo indietro e le girò il viso dall’altro lato.

Simon: Aglio..!

Julia si toccò le labbra, sanguinavano lievemente, ma restò con gli occhi rivolti al pavimento ruvido, “Vattene Simon, VATTENE!!”, gridò. Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte, capì che qualcosa non era andata come aveva immaginato.

Lena: Come ho potuto essere così ingenua, mi stavo innamorando di un aspide.. – corse in camera a raccogliere i suoi vestiti, asciugandosi le lacrime dal viso man mano che rientrava in possesso delle sue cose.

Julia si avvicinò alla porta della sua camera, “Lena, aspetta, lasciami parlare prima”

Lena: Io non voglio sentirti.. ho già sentito troppo – finì di raccogliere tutto e si guardò intorno, non voleva lasciare alcun segno della sua presenza – và pure a vantarti con i tuoi amici..! – singhiozzò passando di fianco alla bruna.

Julia: Fermati! – le bloccò un braccio con forza – devi ascoltarmi prima, poi puoi andartene se vuoi

Lena: Lasciami, mi stai facendo male – rispose freddamente
Julia la lasciò: Solo poche parole, per favore..

Lena rimase ferma ad attendere e la bruna capì che aveva solo quella occasione per chiarire, e doveva farlo velocemente.

Julia: All’inizio era stato così, per gioco, ma poi non stavo affatto fingendo
Lena: Spiegati meglio
Julia: Tu sei la prima, è vero ho mentito, non c’è stata mai nessuna ragazza nella mia vita, almeno fino a ieri sera – Lena sollevò la testa ed ispirò profondamente – quello che voglio dire in breve è che, a parte questo, per me è stato tutto vero, compresa stanotte.

Lena: Il tuo amico ha detto-
Julia: Lascia stare quello che ha detto Simon! Lui non è dentro di me, non sa quello che provo.. per te. Non ho mentito quando ti ho detto che sei quella giusta per me, tu sei l’unica ragazza che potrei amare molto più di un’amica, molto più di una sorella, come nessuno altro insomma

La rossa le si riavvicinò lentamente e asciugò con le dita quella piccola riga di sangue che colava dal taglio sulle labbra della bruna. “Ti fa male?”, domandò con i suoi occhioni gonfi e affranti.

Julia: Un pochino – sorrise e la tirò a sé con le braccia, abbracciandola – ricordami di non farti mai arrabbiare..

Risero entrambe.

***

Una larga piazza nel centro città, 4:50 p.m.

Simon sedeva su un muretto: Sapessi!! Julia ieri notte s’è portata a casa una che ci va giù pesante di botte!!! Per me gliele ha suonate!!

Clare era in piedi di fronte a lui: Ma no!! Come può essere??

Lorenz masticava un hotdog: Ma di che parlate? – nessuno gli prestò attenzione e lui riprese a masticare, in attesa che Nika ritornasse con qualche drink.

Clare: Noi si faceva per gioco ieri sera, quella babbea ci ha presi sul serio! Speriamo non si sia messa nei pasticci.. tu però potevi anche aiutarla! – fissò l’amico

Simon: Macchè! Mi ha buttato fuori!

Julia: Ciao str**zi – disse trattenendo a stento le risate, tanto più che Lena le stringeva la mano perchè si vergognava di Simon e di tutti gli altri, immaginava chissà quali discorsi che avrebbero potuto fare su di lei.

Simon scese dal muretto, squadrò bene la rossa senza avvicinarsi troppo, forse non era prudente infastidirla.

Julia sollevò un sopracciglio: Ca**o guardi!?
Simon: Niente!

Lena: Salve..

Julia scansò Simon bruscamente e disse, “Lei è Lena, la mia ragazza, volevo farle conoscere i miei ‘amici’ , spero di non dovermene pentire”

Lorenz: Ciau.. – masticando, le tese la mano

Lena: Ciao, piacere
Lorenz: Piacere pure qui, vuoi? – le offrì un altro hotdog che teneva in tasca, la ragazza dai capelli rossi rifiutò oscillando una mano e sorridendo

Julia: Ok– indicò con l’indice i suoi amici - quella biondaccia là è Clare, il bacherozzo più basso di me è Simon.. laggiù di corsa sta arrivando Nika e l’altro si è presentato da solo

Lorenz: E aggiungerei che ho fatto bene.. ahahhuahuahh

Nika: Non ti strafogare! – passò al volo una coca a Lorenz

Lorenz: Grazie bella – ammiccò

Nika: Scroccone – gli fece una smorfia

Julia: Va bene, parentesi ‘amici’ chiusa, andiamo Lena – la tirò via – come hai potuto vedere da te, sono tutti dei perditempo

Clare: Aho!
Simon: Ca**o dici!
Lorenz: Beh.. chomp.. sgronf.. Lena, fatti rivedere mi raccomando

…tap, tap, tap…

Lena: Non sono così male i tuoi amici, dai
Julia: Un po’ str**zi ma tutto sommato c’è di peggio, e poi devo ringraziare loro se ti ho conosciuta
Lena: Allora devo farlo anche io – sorrise

***

Passarono le settimane, le sere che trascorrevano insieme non si contavano più. Si contavano invece le poche volte che la bruna si trovava in compagnia dei suoi amici insieme alla sua ragazza, non che non lo volesse, ma se aveva occasione di restare con lei da sola, la rendeva molto più contenta.

3:02 p.m., davanti al college

Lena: Victoria mi ha passato due biglietti per una prima spettacolare al cinema, ti va stasera?
Julia: Certo!
Lena: Vengo a prenderti alle otto, ok?

Julia si sistemò lo zaino sulla spalla e intrecciò la mano con la compagna, “Alle otto”

Lena: Ah, mi dimenticavo di dirti che Vic ti vuole conoscere, dice che non si fida finché non parla con te .. hehehe!!

Julia: E perché?? Chi le hai detto che sono??
Lena: Ma lei già ti ha vista, la tizia che era con me quando ci siamo incontrate, forse non le hai fatto una buona impressione
Julia: Tu e lei non potete immaginare come stavo quella sera – si fermò vicino alla fermata del bus numero 16

Lena: Oh, con questo vuoi forse dire che in atre circostanze non mi avresti avvicinata!?

Julia: Nooo, voglio dire che sarebbe stato sicuramente meglio se ci fossimo viste in un altro posto, un’altro giorno, cominciare da zero come buone amiche e poi finire così abbracciate – strinse la rossa a sé – senza cercare il perché di tutto, ma volere che non finisca mai

Lena le accarezzò le labbra con le sue, poi sussurrò, “Se ti dicessi che ti amo..?”
Julia: Direi che fai bene.. – la rossa inclinò la testa con sguardo interrogativo – ..perché ti amo anch’io

Da lontano, qualcuno si stava affrettando verso di loro e le stava chiamando, “Ragazze! Ragazze! E Staccatevi un attimo!”

Julia: Che voce aspra, ma chi è??
Lena ruotò gli occhi: È Vic..

Victoria le raggiunse e mostrò loro qualcosa,”Guardate un po’ qua”, teneva un altro biglietto del cinema nella mano destra, “Quando si dice la fortuna, la mia seduta all’estetista è stata cancellata e avevo un terzo biglietto in più”

Lena: Già, che fortuna
Julia: Così tu sei Vic

Victoria: Vic?? Chi è Vic!?? Io non mi chiamo Vic, ma V-i-c-t-o-r-i-a! E andiamoci piano con i nick, non ci conosciamo neppure

Lena: Io ti chiamo Vic da quando ci siamo incontrate a scuola! – sottovoce a Julia – e tu che ti lamentavi dei tuoi amici, non sai com’è Vic..

Julia: Sto cominciando a capire..

Victoria: Cosa?? Che dite?? Che bisbigliate?!? Lena, vieni ti devo parlare in privato – trascinò il braccio dell’amica lontano dalla fidanzata – ora la stresso ben bene, così vediamo che grado di resistenza ha, e di conseguenza se sarà una brava ragazza che ti tratterà bene

Lena: Non mi sta bene come piano, a me piace così com’è, risparmia le forze è una ok..

Victoria: Sì ma no si sa mai – ritornò accanto a Julia – dunque, tanto per parlare, che ne pensi della raccolta differenziata?

Julia: Ahm.. – Victoria la prese sotto braccio e cominciò a camminare

Victoria: E della legalizzazione delle droghe leggere?? Non mi dirai che non t’interessi di queste cose!?

Lena: Vic!! Lasciala in pace!! Non starla a sentire Julia
 
Julia: Ahem.. io dovrei prendere il bus, è tardi

Victoria: Prima devi dirmi cosa faresti se qualcuno avesse da ridire sui tuoi gusti in campo sentimentale

Julia: Direi che non sono ca**i suoi..

Il bus numero 16 passò dì là almeno tre volte prima che la bruna riuscì a salirci. Quella sera al cinema, Julia e Lena non si presentarono, al loro posto mandarono Lorenz e Nika, un modo per evitare le domande assillanti di Vic e dedicarsi ad altro.

Al cinema, durante l’intervallo del primo tempo…

Victoria chiese ai due nuovi amici di Lena, così si erano presentati, “Che ne pensate dei gay?”

Lorenz e Nika si guardarono in faccia, “La stessa cosa degli etero”, disse Lorenz.
Nika: Ti va una pizza Lorè?
Lorenz: Ci puoi giurare
Niak si alzò e prese la mano del ragazzo: Ok, andiamo, è stato un piacere.. Victoria…
Victoria: Ehi, dove andate il film sta per iniziare

Lorenz: Poi ce lo racconti..! Meno male che Julia ci ha avvisato ...
 
FINE

(Completata il 18/10/2005)

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