One Of Nobody
***Capitolo Unico***

Genere: Romanzo/?
Categoria: Non classificata
Valutazione: Sconsigliata ai minori di 13 anni.
Restrizioni: I personaggi di Julia e Lena appartengono a Julia Volkova e Lena Katina.

Istanbul, Turchia - una domenica di fine Luglio, 10:25 a.m.

In quella zona c’era un bar che restava aperto per mezza giornata anche durante i festivi. Era uno di quei locali che nelle stagioni calde predisponeva dei tavolini all’aperto per invogliare i clienti a fare una sosta e bere qualcosa di fresco, appunto perché da quelle parti la temperatura non scherzava.

Un ragazzo andava avanti e indietro con un vassoio; si fermò solo un attimo per sbottonarsi la camicia, appoggiando il plateau sul tavolo più vicino, stava squagliando dal caldo. Una delle clienti che sedeva proprio lì alzò la testa dal telefono e fissò il tipo attraverso un paio di occhiali da sole mentre masticava una gomma. “Sorry”, disse lui rimuovendo il vassoio per ritornare nel bar. La ragazza rimase stabile in quella posizione per un po’, continuando a masticare la gomma ormai divenuta amarognola, fino a quando una goccia di sudore le corse giù dalla tempia. La asciugò con una mano e in seguito si tolse gli occhiali per levar via il sudore dalla fronte. I capelli bruni le si erano appiccicati sul collo. Gli occhi chiari non le permettevano di alzare la testa più di tanto senza una dovuta protezione, quindi per guardare la strada un istante risistemò gli occhiali sul naso.

Riportò l’attenzione al suo cellulare e riprese a comporre il messaggio lasciato in sospeso. “Dove cavolo sei finita?”. Quasi mezzora di ritardo, un po’ troppo dal suo solito. Quando il cameriere le passò di nuovo accanto, lei parlò, “Portami qualcosa di ghiacciato, in fretta per favore”. Adoperò un inglese pungente. Lui annuì leggermente e continuò il suo giro.

Passò ancora del tempo, il cameriere arrivò con la sua bibita ghiacciata ma ancora nessuna risposa al messaggio inviato. Si alzò per andarsene e allora vide scendere da un taxi colei che attendeva, una giovane dai capelli incandescenti sotto i raggi del sole; capelli che a stento si contenevano sotto un cappellino. La bruna cambiò espressione quando vide uno sguardo completamente sconosciuto sul viso della sua ex-compagna di scuola. Freddo, non più amichevole e accogliente come il giorno prima.

“Ma dove diamine eri finita?”, domandò la bruna con il suo solito fare, ignorando la frecciata d'ira lanciata dagli occhi dell’altra, di un verde senza speranza.

“Sono venuta solo a dirti poche parole, cancellami pure dalla lista delle tue amiche, non voglio più vederti, non voglio che mi telefoni, non voglio che mi parli, non voglio che.. – mandò giù la voglia di piangere –  non esisti più per me, va******lo Julia!

La bruna era rimasta a bocca aperta e scioccata per tutta la durata di quelle frasi che la ferivano da parte a parte. Si tolse gli occhiali e sbatté le palpebre, “Ma che ti ho fatto Leny!?!”

Lena: Non mi chiamare così! Non voglio più sentire la tua voce! Ti detesto! – si voltò furiosamente e sollevò un braccio al taxi con cui era giunta, la bruna le afferrò quello stesso braccio e la girò verso di lei, “Mi spieghi che ca**o è successo!?!?”, la rossa tirò via il braccio dalla sua presa e per poco non trascinò la bruna sul terreno.

Lena: Vi ho viste ieri sera! - sbraitò sulla faccia della compagna, Julia continuava a non capire – siete proprio due st***ze, chi è il prossimo, uh?!!

Julia: Ma che hai visto!? Di che ca**o parli!? Me lo dici una buona volta!!!!??? – Lena camminò velocemente verso il taxi e salì, la bruna la seguì per qualche metro poi si fermò – lo sai cosa sei??!! Sei una pazza esaurita!!!!! – il taxi era già partito.

“Ci ha viste.. tsz.. ma che ca**o ha visto!?!?”, parlava da sola. Poi le tornò in mente qualche frammento della serata precedente e spalancò gli occhi. Un secondo dopo iniziò a ridere fino a cadere sulla sedia del tavolino perché le ginocchia non la reggevano. “Ahhahahah.. è gelosa!!! Yes!”, il cameriere le toccò un braccio con la mano, “È tutto apposto? Vuole che chiami qualcuno?”, domandò preoccupato, sempre il lingua anglosassone.

Julia si asciugò le lacrime a furia di ridere: .. tutto ok! – pagò l’ordinazione e corse via. Per strada ancora sorrideva come una fuori di testa, finché le venne in mente un’altra cosa - Ca**o!!!! È se fosse gelosa di Nadya??!!!!! Nooooooooooooooo!!!!!!!!”

Di corsa arrivò all’hotel dove alloggiava il suo gruppo di amici. Non era tanto lontano da lì. Arrivò fuori la camera dove dormiva insieme a Nadya, un’altra ex-compagna di classe. “Nadya!”, aprì la porta. La sua amica era solo in slip, sveltamente coprì la parte superiore con una maglietta ”JULIA VATTENE FUORI!!!!!”

La bruna scappò fuori, “Sono tutte pazze nevrotiche oggi..”, ansimò tra sé. Cinque minuti dopo bussò alla medesima porta. “Posso adesso?”, una voce annoiata rispose ”Avanti”.

Julia: Ti devo chiedere una cosa, ieri sera.. – l’amica bionda si scagliò pesantemente sul suo letto, ora vestita con un paio di blue jeans e una canottiera

Nadya: Non mi parlare di ieri, tu quando bevi diventi una squilibrata! Che schifo! Non ci posso pensare che ci siamo baciate!

Julia: Quanto la fai lunga – borbottò – ..e non abbiamo fatto nient’altro vero?
Nadya: Certo che no! – si scandalizzò – stamattina ti saresti svegliata a calci nel c**o!
Julia: Va piano con le parole!! Che co****na che sei.. anche tu avevi bevuto, non scaricare tutte le colpe su di me! La prossima volta vai a farti fo***re da qualcun altro – così attestando uscì e chiuse rumorosamente la porta.

***

In una stanza dello stesso hotel, 1:56 p.m.

Lena sospirava sul letto stringendo una guida turistica della città tra le mani che leggeva e sfogliava, più sfogliava che leggeva. “Questa vacanza è stata un idea di m***a..”, bisbigliò. La ragazza che divideva la stessa camera con lei sorrise intanto che ammirava il panorama dalla finestra.

Ragazza: Di già.. siamo arrivati solo l’altro ieri, Istanbul non è come te la immaginavi?
Lena: Che c’entra la città! È la comitiva che mi sta sulle scatole
Ragazza: Oh, e chi sarebbe?
Lena: Lasciamo perdere, non vedo l’ora che passi questa settimana del ca**o per tornare a casa e non vederla mai più!
Ragazza: Julia, ho capito.. – la rossa si girò sul letto e infilò la testa sotto al cuscino - ..sono anni che ti ripeto che devi dirglielo o lei continuerà o comportarsi così da libertina e ti farà soffrire

Lena: Lalalalalala non ti sento, non ti sento! …  - tra sé – Perché le ho detto quelle cose maledizione!! Adesso chissà che le frullerà per quella zucca vuota, già si crede di essere al centro del mondo.. – bofonchiò, poi tirò il cuscino all’altra ragazza - Mi accompagni a fare un giro Valery?

Valery (dopo aver preso il cuscino al volo): Certo, chiamiamo anche i maschietti?
Lena: Fa come ti pare
Valery: Ma come sei acida.. va bene, non chiamiamo i ragazzi – la rossa balzò giù dal letto e prese la giacca

Lena: Ho cambiato idea, esco da sola – andò via

Valery: Lena! Santo cielo che lunatica!
 
La rossa sempre più agitata scese di corsa tutte le scale fino all’uscita dell’hotel, doveva fare qualcosa o la rabbia le sarebbe scoppiata dentro. “Al diavolo tutti!”, disse ad alta voce senza rendersene conto, le persone vicino a lei la guardarono senza comprendere il significato di nessun termine per sua fortuna, tranne una che parlava la sua lingua dalla nascita.

Julia: Con chi te la vuoi prendere adesso, uh!? – si fermò davanti a lei, bloccandole il passaggio – Ti cercavo, devo chiarire un paio di cose con te – Lena la scansò bruscamente con un’occhiataccia e la bruna la spinse allo stesso modo scaraventandola sul corrimano dell’ultima rampa di scale.

Lena: Vattene! Ti ho detto che non voglio che mi parli!!!!!!
Julia: Qui c’è gente, ora vieni con me – le catturò un polso – ..senza fare la scema, così magari riusciamo a parlare civilmente
Lena: Lasciami! Non mi toccare! Lo vuoi capire che non ti voglio vedere!!! Lasciami andare! – gridò cercando di strappare il braccio dalla mano della compagna

Julia: Hai bisogno di un medico, il caldo ti ha stoppato la trasmissione dei neuroni.. ti senti bene?
Lena: Vaff-

Prima di pronunciare l’ennesima offesa la bruna le piazzò l’altra mano sulla bocca, la rossa non perse nemmeno un secondo e l’azzannò imprimendoci abbastanza forza.

Julia: Ca**o!!!! – si allontanò da lei soffiando aria sulla mano ferita – Ma che diamine ti prende!?? Io dicevo per scherzo, ma tu sei impazzita sul serio.. e non ce nè ragione, mi vuoi ascoltare!

Lena era rimasta rincretinita sull’ultimo gradino della scalinata. Per quale ragione l’aveva fatto? Sapeva solo che in quel momento voleva ferirla in qualunque modo. “Scusa..”, sussurrò, poi corse fuori in strada.

Julia si portò la mano alla bocca, le faceva ancora male. “Ma perché è cambiata così?”, si domandava. Neanche l’avesse morsa una tarantola. Forse poteva chiedere a Valery, la compagna di stanza della rossa.

Nella stanza delle ragazze…

Julia (in piedi nella stanza, passeggiando senza sosta): Dai racconta, perché si è così inviperita.. non lo capisco
Valery (seduta sul letto): Mah, che vuoi che ti dica.. ogni tanto sniffa quella roba, aspetta.. come la chiamano.. zucchero a velo.. - ridacchiò

Julia: Voglio aiutarla, ma ho bisogno di capire, lo so che con te si è confidata
Valery: Se te lo dico diventa pure peggio di adesso.. non posso
Julia: Almeno dammi un indicazione
Valery: Problemi di cuore, e ho detto tutto

Julia: ..ah.. ok.. allora tiriamo le somme.. io + Nadya + problemi di cuore di Lena in*****ta.. = .. Nadya è una smorfiosa snob, non le può piacere.. perciò resta solo una cosa.. è cotta della sottoscritta.

Valery: Ohh, stupefacente, complimenti ci sei arrivata, vuoi un orsacchiotto o un sacchetto di zucchero a velo? – ancora a ridere

Julia: No grazie ..ahia.. - la mano le sanguinava un pochino
Valery: Che hai fatto? Non c’era abbastanza da mangiare giù al ristorate?
Julia: Mi ha morso.. Lena mi ha morso.. - sorrise
Valery: Ohhh.. deve essere proprio arrivata all’ultimo grado per staccarti la mano a morsi.. ah, io non ti ho detto niente chiaro?

Julia annuì, prima di andare via, “Che resti tra noi, anche io sono innamorata di lei, e non da oggi”.

***

Ponte del Bosforo, 7:45 p.m.

L’aria era piacevolmente fresca, c’erano altri turisti, altra gente che faceva due passi e le camminava vicino chiacchierando e ridendo allegramente, mentre lei non faceva altro che sospirare e sospirare e ancora sospirare. Aveva rimpianto ogni minuto di quella vacanza; stava accarezzando l’idea di mollare tutti e sparire per far ritorno a casa, in Russia. “Come se non ne avessi avute già abbastanza di delusioni. Ma come mi è saltato in testa di venire qui con lei!” strillò al vento.

Julia: Parlavi di me? - Lena si girò, la guardò cinque secondi, si staccò dal bordo e cominciò a camminare lungo il ponte, lontano da lei – ti fermi un attimo?! Mi hai fatto girare per ore, adesso basta!

Lena: Lasciami sola – e non smise di camminare intanto che la bruna la seguiva allungando il passo

Julia: Non sono in collera con te.. dai non scappare
Lena: Sai quanto mi frega.. - si morse le labbra, lo stava facendo di nuovo, era più forte di lei
Julia: Ti avviso che sto perdendo la pazienza.. stiamo al 40%
Lena: Va******lo – tanto peggio
Julia: ..30% - affrettò ancora di più l’andamento
Lena: Ma che vuoi!? Non vedi come sono intrattabile e pazza.. sì pazza!
Julia: Ti fermi..
Lena: Va via!
Julia: 20%

Lena si bloccò tutto d’un colpo: Ne ho abbastanza di te e di tutti i tuoi flirt! Rimbalzi da uno all’altro come una molla.. non voglio un’amica come te, VATTENE!

Julia: 0% .. – incastrò la rossa tra il margine del ponte e sé stessa, non aveva scampo, a patto che non cominciasse a menare le mani, lì le cose si sarebbero complicate.

Lena la fissava dritta negli occhi, stava per piangere: Va via.. non ce la faccio più a far finta di niente.. come a scuola.. come alla tua festa.. come per tutte le volte che ho guardato altrove per non vedere e non sentire

Julia: Lena, come facevo a saperlo io?? Che vuoi da me, che ti legga nel pensiero!?? Se solo lo avessi detto sin dal principio io e te saremmo, tu e io potevamo.. tutto quel silenzio in tutto questo tempo

Lena: Adesso è tardi, io e te camminiamo su due strade che non si incontreranno mai – scoppiò in lacrime voltandosi verso il fiume, le braccia dell’altra le stringevano ancora i fianchi

Julia: Mi vuoi lasciare? – posò la fronte sulle spalle dell’amica – ..ancora prima che possa dimostrarti quello che sento per te? – la rossa non la finiva più di singhiozzare

Lena: Tu non smetterai mai di farlo, sei così e basta.. – si soffiò il naso - io non ci voglio entrare in una storia a metà, dimentichiamo tutto.. cancella la giornata di oggi.

Julia si scansò: Allora non vuoi sentire quello che avevo da dirti? – Lena non le rispose - E sia.. mi sbagliavo.. tu sei molto più insensibile di me Leny..

Lena si girò lentamente, ma non c’era nessuno dietro di lei.

***

La bruna corse per la strada che conduceva all’hotel sfiorando lo sfinimento. Cosa voleva davvero Lena? Tutta quella scenata per poi nemmeno volerla ascoltare. Tutto tempo perso. Era diventata una bambina capricciosa che non voleva accettare un giocattolo che non era più uguale a prima, che era diventato differente solo per lei. Si era stancata senza nemmeno darle l’opportunità di mostrarsi realmente. Che superficiale. Pensava Julia, e non guardava la strada. All’improvviso un urto violento e poi non sentì più nulla.

***

Lena era appena entrata nella sua camera d’albergo ma Valery non si vedeva. Strano. Non era una ragazza che usciva spesso, specie a quell’ora. Era diventato buio, Lena non vedeva l’ora che fosse di nuovo mattina, altri pochi giorni e non si sarebbero più viste. Il cellulare che aveva lasciato in camera prese a suonare.

Lena: Sì?
Valery: Lena, una disgrazia, siamo tutti in o-spedale, Ju-lia ha avuto un inci-dente – parlò spezzando le parole

La rossa ascoltò fin lì poi scaraventò il telefono sul letto e uscì di corsa. L’ospedale, l’ospedale. In che direzione doveva andare. Al più vicino. Un quarto d’ora dopo, arrivò a vedere uno dei suoi compagni fuori l’edificio del centro medico più vicino. Le mani sul viso non erano un buon segno.

Lena: Dov’è? – chiese con il cuore che le scoppiava e le lacrime agli occhi.
Ragazzo: Lena.. vieni con me – le prese un braccio e la condusse a pochi metri da una stanza dove fuori si udiva uno strazio di voci miste a singhiozzi. Tutti i suoi amici erano lì eccetto una.

Valery le andò in contro: Non entrare, meglio che non vedi.. Julia non c’è più – l’altra ragazza era come stordita ma continuò ad avanzare fin dentro dov’era lei. C’era una barella, sopra un corpo coperto da un lenzuolo bianco metà macchiato di sangue. Un medico le impedì di proseguire, “Non guardare, è sfigurata, un camion.. le ruote l’hanno travolta.. quando è arrivata qui non respirava.. non si poteva fare più nulla”.

Lena crollò a terra, le lacrime le scendevano interminabili. Cominciò a rabbrividire dalle convulsioni, il medico accanto a lei chiamò subito un’infermiera che si avvicinò con un tranquillante. “..non è vero.. non è vero..”, sussurrò battendo i denti mentre le donna le iniettava un sedativo.

Un uomo andava avanti e indietro nel corridoio: Non l’ho vista! Non l’ho vista lo giuro! Perchè è dovuto succedere! Povera ragazza.. non l’ho vista…

***

Una settimana dopo, Russia - chiesa 9:10 a.m.

Il parroco parlava e parlava, il conforto al momento era irraggiungibile per quasi tutti quelli lì presenti. Alla seconda fila delle panche c’era la ragazza dai capelli rossi con i suoi genitori. Stringeva a sé un libretto della bruna, uno dei ricordi che i genitori di lei le avevano concesso, poiché sapevano che le due erano sempre state legate.

C’é qualcuno che ha paura di quello che non conosce,
che teme ogni piccola reazione contraria.

C’é qualcuno che non può competere con la sua indole,
che é sconvolto dalla più piccola goccia di pioggia,
che fa di una fiammella un fuoco violento.

C’é qualcuno che vive di fantasia e sogni,
uniche vie d'uscita per cui valga la pena esistere.

C’è qualcuno che fa della felicità un’utopia
solo per poterla vivere davvero nell’immaginario.

C’è un mondo dove vive questo qualcuno,
un posto abitato da alcuno in particolare,
un luogo dove nessuno si accorgerà mai di esso.

C’è un qualcuno, ma è solo uno di nessuno.

Le aveva lette già decine di volte quelle righe che marcavano la prima pagina. Perché non lo aveva capito prima come si sentiva in realtà?

“Io ti amo Julia.. perché non sono riuscita a dirtelo? È colpa mia, avrei dovuto farlo prima.. è colpa mia, saresti ancora viva.. è colpa mia.. non credo di poter più andare avanti…”, rammentò a sé stessa durante le parole del parroco, parole che rimbombavano intanto che lei usciva dalla chiesa seguita dagli occhi di tutti gli altri.

Un precipizio, una rincorsa e infine un salto nel vuoto.

*** °°°°°° ***

La luce dell’alba filtrava tra le tendine di una finestra, una ragazza sorreggeva una tazzina di caffé tra le mani mentre ammirava il sorgere del sole. Era un bello spettacolo, ed erano state poche le occasioni che aveva avuto per assistere ad una manifestazione come quella, di solito dormiva fino a tardi o non era ancora a casa.

Da diversi minuti sentiva come dei gemiti provenire dalla camera da letto in cui riposava la sua partner. Non voleva disturbare il suo riposo ma cominciava ad inquietarsi. Posò la tazzina vuota in cucina e tornò in camera. L’altra ragazza stava avendo un incubo, occhio e croce.

Voce: Sveglia Lena.. svegliati – le toccò lievemente un braccio
Lena: AHhhhhhhhhh!!! – balzò sul letto mettendosi seduta reggendosi il petto ansimante – Julia! Julia!

Julia: Sono qui.. non ti agitare, è finito – la bruna le strofinò le spalle gentilmente – ..fai un bel respiro, era solo un incubo, è tutto finito tranquilla

La rossa la guardò fissa negli occhi ed esplose in un pianto liberatorio aggrappandosi alla camicia della bruna che continuava ad accarezzarla.

Lena: ..non hai idea che razza di sogno ho fatto.. orribile – singhiozzò abbracciandola
Julia: Dai è finita su, dimenticalo.. vado a comprarti qualcosa di dolce, va bene?
Lena: No! Non ti muovere di un millimetro – le strinse di più – ..oggi mi devi restare a massimo dieci centimetri di distanza

Julia scosse la testa: Non ti sembra un pochino esagerato? Perché non mi racconti il tuo sogno invece – guardò il suo orologio da polso – tanto abbiamo circa un’ora prima che ci chiamano dallo studio.

Lena: Non mi sento pronta.. forse dopo
Julia: Ok, allora che facciamo?
Lena: Io una doccia, tu non ti muovere da qui, prometti?
Julia: Promesso – sospirò sorridendo

Più tardi, la rossa uscì dal bagno in accappatoio, strofinandosi un asciugamano fra i capelli. Immediatamente si accertò se la compagna aveva mantenuto la sua promessa, infatti la vide sdraiata sul letto con carta e penna in mano. “Che stai facendo?”, chiese Lena entrando in camera.

Julia: Non trovo l’ispirazione per completare un testo che mi frulla per la testa da un po’.. – scese dal letto, passò accanto a lei e le rubò un bacio sulle labbra – io vado di là un secondo, torno subito, promesso

Lena sorrise, finalmente si sentiva più rilassata. Andò a sbirciare il foglio che l’altra aveva lasciato sulle coperte…

C’é qualcuno che ha paura di quello che non conosce,
che teme ogni piccola reazione contraria.

C’é qualcuno che non può competere con la sua indole,
che é sconvolto dalla più piccola goccia di pioggia,
che fa di una fiammella un fuoco violento.

C’é qualcuno che vive di fantasia e sogni…


Sentì corrersi un brivido lungo la schiena, il sangue si congelò. “O mio… Julia, da quando la stai scrivendo questa..?”

Julia arrivò in quel momento e la vide, “Cavolo, non la devi leggere è incompleta!”, la tirò via dalla mano della rossa.
Lena: Forse posso suggerirti quello che viene dopo, ma prima ti devo raccontare alcune cose

Julia: Eh?

Lena: Queste parole erano nel mio sogno – ingoiò a fatica
Julia: Ma dai! Vuoi prendermi in giro – la fidanzata aveva un’espressione troppo seria per giocare – ..o ca**o.. ma è pazzesco, che altro hai sognato Leny?
Lena: Se te lo racconto non esci più di casa – la bruna sbiancò, tutte e due sussultarono quando squillò il telefono – vai tu?

Julia: Vado io – sollevò la cornetta e rispose – ..ciao, come và?

Dieci minuti dopo…

Lena: Chi era?
Julia: Era Valery, ha detto che vorrebbe organizzare una vacanza con tutti i nostri amici delle superiori, simpatica come idea

Lena si paralizzò, cominciò sudare freddo: T-ti hha det-tto ddd-ove? Non è Istanbul v-v-vero?
Julia: Esatto, come fai a saperlo?

Lena: NOO! Mai!!!!!!! Non può essere!!!! Non ne voglio sentir parlare!!!!!!!!!

Julia: Perché!?

Lena: Era nel mio sogno, Istanbul, CA**O!
Julia (si asciugò la fronte umida): Provo a telefonare al nostro amico psicologo..

Lena: Un attimo! – circondò l’altra ragazza con le braccia e scoppiò a ridere – nel mio sogno io e te non stavamo insieme! Siiiii!!!!!

Julia: Perché sei così felice non capisco.. qui siamo diventate come le protagoniste di un horror e tu sembri delirante.. comincio ad avere paura

Lena: Ma no scema, è così semplice, se ‘loro due’ non sono come ‘noi due’ allora le cose non seguiranno a specchio, perciò non ci dobbiamo preoccupare che tu vieni investa dal tir o che io finisca in una voragine come nel sogno

Julia crollò svenuta sul pavimento. Lena la tirò su, “Ehi Jul, non fare così dai..”, la bruna riaprì gli occhi per metà, “Lena.. dì al produttore che ci prendiamo una pausa.. non mi sento di lavorare per oggi.”

Lena: Nemmeno io.. torniamo a letto – così accompagnò la sua ragazza nella loro camera. E per le successive due settimane non si sentì parlare di loro né in studio né da altra parte che non fosse casa loro. Pochi mesi dopo, dalla loro produzione, uscì l’album “Uno di nessuno”.

* FINE *

(Completata il 14/11/2004)

Index