Upside Down
***Capitolo Unico***

Genere: Romanzo
Categoria: Non classificata
Valutazione: Sconsigliata a nessuno, a grandi linee adatta a tutti.
Restrizioni: I personaggi di Julia e Lena appartengono a Julia Volkova e Lena Katina.
Note: Per chi non avesse mai sentito parlare di Xena, vi consigliamo di visitare questo sito:
http://www.xandrella.com/xena.htm - è stata riportata una piccola frazione di dialogo dell’episodio intitolato “L’oro del Reno” (il titolo qui in Italia)

Nel salotto di un appartamento della quinta circoscrizione, di una città nell’est Europeo, c’era un sofà abbastanza grande proprio nel mezzo e, a circa tre metri di fronte a questo, una TV accesa.

TV: Al tempo degli Dei dell
Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una terra in tumulto: il genere umano invocava il soccorso di un eroe, per riconquistare la libertà. Arrivò Xena, linvincibile principessa guerriera, forgiata dal fuoco di mille battaglie… La lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo…

Su quel sofà sedeva a gambe incrociate una ragazzina tredicenne, con i capelli biondi a caschetto e due occhi turchini, dall’espressione furbetta che lasciava molto da riflettere.
“Ma dov’è il telecomando!”, strillò questa con una voce alterata alla sua amica là affianco che masticava una gomma, “Perché accidenti si sente così basso!!”, proseguì cercando di afferrare il telecomando della tv da dentro un angolino del sofà, proprio vicino a dove sedeva lei.

“perché tu non ci senti a più di un metro dalla tua faccia! E non alzare così tanto!! Sorda!!”, sbraitò l’amica e le strappò il telecomando dalle mani.

“Stai zitta! Chi è sorda!!? La vogliamo mettere sui difetti!?!? E va bene, Lena piscialletto!”, si difese questa rientrando in possesso del comando a distanza.

“Cheee??!! Ancora questa storia!!? Ti ripeto che era acqua del rubinetto quella che si è rovesciata sulle lenzuola!! Ritira subito quello che hai detto!”, si infuriò l’altra dai riccioli ramati che cascavano di poco sulle spalle e risaltavano un faccino lentigginoso impreziosito da due occhi smeraldo.

“Sei una frolloccona! Ci stiamo a perdere tutto l’inizio della puntata!!!”, ribatté la biondina, alzando ancora di qualche tacca l’audio, senza degnare di un’occhiata l’altra ragazzina che sbuffava innervosita, dopodiché si sistemò in linea diretta con il televisore, quasi come se volesse bucare lo schermo.

Diversi minuti dopo (dalla TV)…

Olimpia: Xena non aveva bisogno dell’anello. E’ una grande combattente. Probabilmente la migliore
Brunilde: Le vuoi molto bene, vero?
Olimpia: E’ la mia migliore amica. La conosco come conosco il mio cuore
Brunilde: Un’amicizia come questa è qualcosa da invidiare
Olimpia: Ha il suo prezzo, come tutto
Brunilde: Un prezzo che ti piace pagare
Olimpia: Sì
Brunilde: Per lei lo stesso?
Olimpia: Spero di sì

Lena: Wow, hai sentito Julia?.. – si voltò verso l’amica, ma lei era troppo presa dallo schermo per renderle conto – ..uffa
Julia: Non rompere Lena, devo vedere se dicono anche quello che voglio sapere da più di cinque serie.. – dicendo così si avvicinò allo schermo.

“RAGAZZE! Venite ad aiutarmi!!”, chiamò un uomo con una cassa di birre tra le mani, che si accingeva a varcare la soglia di casa in una posizione scomoda e pericolosa.

Julia: NO! Proprio adesso ca**o!

Uomo: JULIA! Cosa hai detto!!?
Julia: Nulla! Nulla zietto, eccomi, arrivo in un battito! – ma prima di scappare via si rivolse alla compagna – tu non ti muovere, poi mi devi raccontare i dettagli!
Lena: Sì, vai tranquilla – sorrise pazientemente

***

Nel tardo pomeriggio, dopo che le riserve dello zio erano state sistemate al loro posto nella dispensa, il tipo chiuse il furgoncino e insieme alla biondina rientrò definitivamente in casa. “Pel di carota resta a cena?”, domandò lui sorridendo. “Perché non glielo chiedi..”, ansimò la nipote, intanto che iniziava a salire
a fatica le poche scale dell’ingresso, lievemente piegata sulle gambe, “Io non ne ho le forze.. sono troppo stanca..”

“Senti Carota! Resti a cena!!?”, gridò l’uomo dal corridoio. Dopo un attimo di silenzio si sporse in salotto e vide la ragazzina addormentata sul sofà, con la TV accesa. L’uomo le si avvicinò e la sollevò come uno dei tanti sacchi che aveva scaricato dal furgone fino a un momento prima.

Zio: Julia – spinse la porta aperta della cameretta della nipotina, questa era sbracata sul letto, appena sentì del rumore ruotò la testa verso la porta – ti lascio Carota qui, dormiva così male su quel divano, ci manca solo che le viene la scoliosi, non voglio sentire lamentele dai suoi, specie quando se la prendono con me.

Julia: Eh..? – con un filo di fiato
Zio: Scansati un po’ – spostò un braccio della nipote e lasciò cadere sul letto la ragazzina dai riccioli rossi, grossolanamente, perché anche lui aveva le braccia troppo stanche, tanto che Lena andò a cozzare la testa con quella della sua amichetta.
Julia: Ahio.. – non le andava neppure di strillare
Zio: Vi lascio riposare – uscì velocemente dalla stanza e la chiuse.

Lena: Ca**o è stato!? – si strinse la testa fra le mani e balzò seduta, senza aprire gli occhi, poi si lasciò ricadere sulle lenzuola colpendo involontariamente con il gomito lo stomaco della biondina.
Julia: UHh.. cough! – e mentre Lena si riassestava nel sonno l’altra strisciò giù, sul tappeto accanto al letto, e lì rimase per le successive due ore.

“Oooh! Sveglia! Ragazzeeeeeeeeee è pronta la cena!”, chiamò lo zio, “Cena, si fa per dire”, pensò sorridendo mentre preparava un paio di toast.

Lena si svegliò per prima e, scendendo dal letto, senza accorgersene, atterrò sulla pancia della compagna. “Julia! Che ci fai qua sotto?”, scoppiò a ridere.
La bruna si destò all
’improvviso, un secondo dopo increspò le sopracciglia e saltò sul letto afferrando la rossa. “Adesso basta! Vendettaaaaaaaaaaaaaaaaa!”, e cominciò a solleticare tutti punti deboli dell’amica fino a farle uscire le lacrime dalle risate.

Lena: Nooooo!! Ti ..pregooo!!!!
Julia: Sì invece, e
poi tocca anche allo zio!

Zio: È Pronto!!

Julia: Arriviamo! – saltò giù dal letto e corse in cucina senza farsi raggiungere dall’amica completamente esausta che tentava di acciuffarle un braccio per renderle lo stesso servizio.

Zio: Ma che stavate facendo? – servì loro i toast
Julia: Giocavamo
Lena: Non finisce là.. preparati – borbottò affannosamente

Zio: Senti Carota, tuo padre quando passa?
Lena gli fece una smorfia, poi guardò l’ora: A momenti
Julia: Hehehehehe... – sbriciolava dappertutto e rideva
Zio: Jul, non mi sporcare la cucina per favore, tua zia ci tiene
Lena: Che cavolo ti ridi! - colpì l
’amica con il gomito

Ma alla biondina, invece di controbattere, lampeggiò qualcos’altro per la testa: Mi devi raccontare l’episodio di oggi!
Lena: Domani a scuola, rompi*****oni..

***

Una settimana dopo, a casa dello zio di Julia – 1:50 p.m.

I genitori della ragazza erano ritornati. Portavano notizie solo al 50% buone. Un trasferimento forzato da parte dell’azienda dove lavorava il padre della biondina (fratello dello zio che l’aveva ospitata), e un aumento di stipendio per ripagare il disagio che comportava il trasloco e tutto il resto. La ragazzina andò in bestia alla notizia. “NO! Non ci vengo! Non posso!!!”, e corse fuori dalla casa dello zio. “Non ci posso andare con loro!”, strillò in faccia allo zio che l’aveva seguita per calmarla.

Zio: Ehi ragazzina, non è colpa dei tuoi genitori, la vita è così.
Julia: Io voglio che la mia vita rimanga così com’è! - strinse i pugni rabbiosamente
Zio: Per ora non puoi, accettalo, sei grande.
Julia: Noo.. come lo dico a Lena, mi odierà.. - singhiozzò
Zio: Non ti preoccupare di Carota. Capirà.
Julia: Tu non puoi immaginare come si comporterà, è troppo testona.. voglio almeno salutarla
Zio: Non farlo, meglio se la chiami quando arrivate nell’altra città
Julia: Ma perché??!
Zio: Perché è meglio. Per te e lei. Dà retta a me. – così la riaccompagnò a casa a preparare le valigie. E tempo dopo, da una cabina di un grill sull’autostrada, visto che non poteva resistere fino all’arrivo, supplicò i suoi di usare il telefono.

Julia: I miei si trasferiscono in un’altra città, oppure licenziano mio padre, mi mancherai, mi soffocherà tutto quel tempo che trascorrerò da sola - disse tutto dun fiato
Lena: E’ uno scherzo vero? È uno scherzo, è così??
Julia: Lena..
Lena: Su queste cose non devi! Tu sei la mia unica amica.. non puoi!!!! - iniziò a singhiozzare.
Julia: Non piangere Leni.. io non posso farci niente! Ti chiamerò tutti i giorni.. smettila di piangere! - ripeté mentre si asciugava gli occhi.

“Andiamo Julia, saluta”, parlò il padre alle sue spalle.

Julia: Ciao Leni, ci sentiamo, ti voglio tanto bene
Lena: Aspetta! Ti voglio bene anch’io! Ti registrerò tutte le puntate, promettimi che verrai a vederle qui da me! .. Julia? Julia!? - ma la biondina non le rispose più.

Julia: Papà, perché diamine..!?
“Scusa, ma è davvero tardi!”, esasperò lui riattaccando la cornetta al suo posto, “La chiamerai un altro giorno”

***

Le due amiche d’infanzia, che poche volte si erano separate sin dall’asilo, si erano salutate l’ultima volta da un telefono. Trascorsero alcuni mesi. Si sentivano spesso per telefono, si raccontavano le loro giornate, e del tempo che passava, anche se non era sempre facile stare mezzora al telefono fisso senza spazientire i genitori. E tirarono avanti così per un intero anno, finché un giorno, quando la biondina ricompose il numero della sua migliore amica…

Voce: Mi dispiace, questo numero non corrisponde a chi ha detto, la pregherei di non riprovarci ancora, grazie
Julia: Ma come! Fino all’altro ieri era giusto!
Voce: Senta signorina, le ripeto che questo è uno studio legale!
Julia: Non è possibile.. – farfugliò, poi attaccò e ricompose il numero per la terza volta

Voce: Studio Legale del Dr.-
Julia: NO!
Voce: Ancora lei!? Ma la vuole smettere di chiamare! – e riagganciò

Gettò via la cornetta e si coricò sul letto, fissando la soffitta della sua stanza per ore ed ore a cercare spiegazioni che non trovava. Si passò le mai tra i capelli strofinandoli nervosamente, che erano più lunghi rispetto ad un anno fa. Già doveva soffrire per non poterla vedere, ora non poteva sopportare di non poterle neppure parlare.

Accese la TV per distrarsi. Passò qualche minuto a fare zapping, ma i suoi pensieri battevano sempre alla stessa porta. In quei 365 giorni aveva incontrato molte persone, nuovi compagni di classe, nuovi insegnanti, ma non aveva lasciato avvicinare nessuno più di tanto. Nessuno doveva, o poteva, prendere il posto della sua unica amica. Rifiutava di uscire con chiunque la invitasse, sembrava aspettare continuamente, giorno per giorno, che le cose tornassero ad essere quelle di prima. Non voleva che niente e nessuno si mettesse in mezzo. Questo, almeno da parte sua. A Lena consigliava di fare tutto il contrario, “Esci, non startene in casa a vegetare!”, “Divertiti Lena, la vita è una soltanto!”

Scese dal letto, si mise in ginocchio per cercare la cornetta del telefono, finita da qualche parte là sotto alla rete. Trovò il filo e tirandolo afferrò il ricevitore. Prese la sua agendina e digitò le cifre di un altro numero.

Voce: Pronto?
Julia: Zio, sono Julia, ti devo parlare assolutamente!
Zio: Julia! Come state? Sono mesi che non vi sento!
Julia: Lena, zio! Lena! Che è successo al suo numero??!! Puoi andare da lei a vedere? Sono preoccupata, al posto suo mi risponde una segretaria bifolca di uno studio legale!
Zio: Ho capito, uno di quei momenti dove non vuoi che ti facciano domande.. okay, attacca, ti chiamo io tra quindici minuti, il tempo di attraversare la strada e controllare

Trascorsero venti minuti, poi altri cinque e altri dieci ancora. La biondina ritelefonò allo zio, nessuno le rispose. “Andiamo zio!! Rispondi!!!”, ma niente da fare, risuonavano solo squilli a vuoto.

Più tardi, quella sera, erano a tavola per cena lei e i suoi genitori, e finalmente squillò il telefono. Julia si alzò dalla tavola, “Vado io!”, arrivò con il fiatone fin dentro la sua stanza, non le andava di rispondere dall’ingresso.

Julia: Pronto!
Zio: Che velocità!
Julia: Su parla! Non farmi aspettare!
Zio: Scusa se non ti ho chiamata prima, ma la faccenda è stata più lunga del previsto
Julia: Allora!?!
Zio: Non abitano più lì. Nessuno sa niente di loro.
Julia: CHE??!!!!!!!!! Che storia questa!!??? Dov’è finita la mia LENA?!!!!
Zio: La coppia che abitava sopra di loro mi ha detto che ha visto dei strani militari entrare nel loro appartamento, più di una volta
Julia: Ma che significa!??! Dove sono!???
Zio: Non lo so, mi dispiace Julia.

La ragazzina crollò a terra e abbandonò il telefono. Restò seduta vicino a le letto, con le mani nei capelli. Si scervellava senza sosta. “Julia vieni a finire la tua cena!”, ordinò la madre da fuori la porta.

Julia: Non ho fame.. – sussurrò
La madre: Mi hai sentita!?
Julia: Non ho fame!! – le lacrime fluivano sul suo viso anche se lei non piangeva di sua volontà, c’era troppa rabbia con cui fare i conti in quel momento. Collera verso tutto il mondo.

***

Circa cinque anni dopo, Arkansas (US), 10:11 p.m.

Un palco all’aperto, alcune migliaia di spettatori. Luci disseminate un po’ ovunque davano colore alla folla che si sfrenava insieme alla musica di una rock band. Tra i presenti c’era gente di età mista, per di più unita solo dalla passione per la musica, e proprio lì in mezzo c’era anche un gruppetto di ragazze, una delle quali guardava fisso sul palco. Aveva visto un profilo conosciuto, ma non ne era certa.

Ragazza1: Che peccato, questo era l’ultimo pezzo!
Ragazza2: vero.. non ho proprio voglia di tornare al college! Tu che ne pensi Veronica, ce la facciamo a fare un salto al locale del tuo ragazzo? - scoppiò a ridere
Veronica fissava ancora il palco, ma rispose lo stesso: Non è il mio ragazzo, lo racconta in giro, ma non è vero, mi odia piuttosto, e non me ne frega un ca**o di lui. Piantatela con questa storia, ok?
Ragazza2: Ok, allora andiamo alla disco qua vicino..

Intanto sul palco gli strumenti avevano smesso di suonare da pochi minuti, seguiti a ruota dagli applausi. “Grazie!!!”, gridò il vocalist posando la sua chitarra. Poi proseguì con i ringraziamenti per la sua band:

“Dayton al basso!”, applausi, “Toky alle percussioni!”, applausi.

Ragazza3: Che figo questo Toky!! Devo assolutamente prendermi un suo poster!!!!!!! - urlò saltellando come una pazza.

“Mavik alla chitarra acustica!”, applausi, “E il nostro ultimo acquisto! Julia alle tastiere!”, in principio ci furono meno applausi e più commenti tra la folla, ma poi il battimani la spuntò.

Veronica fissava il palco con la bocca spalancata. Le sue tre compagne le tiravano le braccia. “Vediamo se riusciamo a farci firmare un autografo! Muoviti Veronica!! Non farti tirare!!!”

Veronica: Andate voi, mi gira un po’ la testa, vorrei sedermi.

Ragazza1: Resto con te, sei così pallida – le accarezzò una guancia
Veronica: Non ti preoccupare, vai con loro, sto bene, voglio solo sedermi un po’, vai! Tranquilla! – sorrise, portandosi dietro le orecchie le lunghe ciocche rossastre che cadevano sul viso. Si sedette su un muretto là vicino e infilò le mani nelle tasche laterali dei jeans.

“Non è detto che sia lei.. può essere una coincidenza, poi questa qui è bruna”, pensò mentre osservava la folla disperdersi e alcuni tecnici che sgombravano il palco, “Ma devo saperlo, assolutamente!”, pensò ancora, prima di camminare verso i tizi che spostavano gli strumenti sul palco.

Veronica: Scusate, è possibile avere qualche informazione sulla band?
Tipo1: E a noi le vuoi chiedere? - si scocciò
Veronica: Mi chiedevo così..
Tipo2: Salta su! – disse tendendole la mano, e la ragazza la afferrò senza perdere tempo – sai, io li seguo da un po’ di tempo, che ti interessa?
Veronica: Julia, la tastierista, da quanto tempo suona con loro?
Tipo2: Sarà un mese, è brava, è stata la migliore del provino.. prendi questa scopa – pass una vecchia scopa alla ragazza e si avvicinò a lei, sussurrando – fai finta di spazzare il palco o quelli dietro faranno storie.. – indicò gli altri tecnici con il pollice – ..chiedi pure ragazza.. – sorrise spostando i microfoni mentre lei lo seguiva con la scopa

Veronica: Da dove viene lei?
Tipo2: Chi io?
Veronica: No, Julia
Tipo2: Russia

Veronica rabbrividì: Quanti anni ha?

Tipo2: Vediamo.. diciannove, ma come mai tutto questo interessamento? – si voltò verso la ragazza, ma c’era solo la scopa per terra – Prego! Non c’è bisogno che mi ringrazi! – strillò il tipo, poi scosse la testa.

Veronica corse lungo la corsia del backstage, verso le tende dove si trovavano i camerini. C’era troppo vociferare e non sapeva dove stava andando, ma udì il suono melodico di un piano che proveniva da qualche parte molto vicina, e poi una voce che subito riconobbe…

Da dove sia venuta, io non so,
la voce del tuo cuore
sar magicamente discesa da lassù,
dal mondo dell'amore
ricordo di una notte,
che non finiva mai.

Sbirciò da dietro una tenda, c’era lei, da sola. Le dava le spalle, e davanti a lei una tastiera, sembrava stesse cantando soltanto per sé…

Concerto, di un mare senza te
che suona e ti riporta a me.

Giorni sul lungomare insieme a te
bruciavi pi del sole
e gli occhi tuoi nel vento come i miei
in cerca dell'amore,
ombre di una pineta
e un prato per sognare.

Veronica si sporse in avanti, ascoltando solo quelle note e quella voce, era molto diversa da come la ricordava, ma aveva comunque mantenuto una sfumatura familiare.

Concerto, di un mare senza te
che suona e ti riporta a me.

L'estate senza fine, poi finì
e si gel il mio cuore
la terra che girava intorno a noi
si allontanò dal sole
ricordo di una notte,
che non finiva mai.

Concerto, di un mare senza te
che suona e ti riporta a me.
Concerto…

Julia abbandonò la tastiera e si girò. “Reggy?”. Delle ciocche nere le coprivano in parte gli occhi, non vide subito chi c’era là davanti. E non era Reggy. Rimase immobile e confusa solo per un attimo.

Veronica: Julia
Julia: Lena..?
Veronica: Sì – pronunciò con le lacrime agli occhi, frattanto che scorrevano numerosi secondi di silenzio.

Julia: No, non sei lei, lei non mi avrebbe abbandonata – si girò dall’altra parte e strinse gli occhi per non piangere. L’aveva riconosciuta al primo sguardo.

Veronica: Sono io Julia! Sono io!! Non è stata colpa mia!! – pianse aggrappandosi alla vita dell’altra ragazza, che non accennava a voltarsi – eravamo in un programma di protezione testimoni! [sistema di sicurezza adottato dalla polizia di stato nei confronti di testimoni o pentiti, che pu variare a seconda della gravità di rischio in cui questi si trovino] Ho dovuto cambiare vita in un giorno Julia.. tu non puoi sapere cosa abbiamo passato.. – pianse

Julia: Programma di protezione.. assurdo.. – si voltò e fissò dritta negli occhi la sua amica ritrovata – è la verità? – l’altra annuì silenziosamente.

Lentamente si abbracciarono e restarono così vicine a lungo. “Veronica!”, chiamò una delle sue amiche, “Che ci fai abbracciata alla tastierista??”, continuò.

Le due si separarono, “Veronica?”, pensò Julia guardando in direzione delle altre tre ragazze.

Ragazza2: Allora? Vi conoscete?
Veronica: Sì, ci conosciamo – sorrise
Ragazza1: A te tutte le fortune! – si rivolse poi a Julia – ci fai l’autografo per favore? Manca solo il tuo

Le tre ragazze scansarono Veronica e circondarono la tastierista tendendole un pennarello. E questa non si tirò indietro, siglò tre cd con la mano leggermente tremolante dalle emozioni.

Veronica: Guarda queste.. li avete visitati tutti, qui la sicurezza fa cilecca.. – mormorò

***

Il giorno dopo, su una panca al parco vicino alla stazione, 4:00 p.m.


“La sera dopo l’ultima volta che ci siamo parlate al telefono, hanno assassinato un boss a pochi metri dalla mia casa. Io l’ho visto in faccia l’assassino, e l’ho visto bene, ero proprio davanti a lui. È fuggito prima che la polizia arrivasse, ma i suoi occhi non li scorderò mai, nel modo che mi fissavano. Ero la prossima. Dopo un identikit rilasciato alla centrale, parlarono a miei di questo programma, era obbligatorio dato che la mia testimonianza era cruciale. Così cambiarono tutti i nostri nomi, e ci spedirono in un altro continente, con un’altra vita. I primi tempi furono orribili ma alla fine dovetti rassegnarmi.”

Julia gettò via la cicca di una sigaretta e si strofinò i capelli corvini. “Siamo state sfortunate”, sussurrò fissando il vuoto. L’amica le accarezzava le spalle, “Tu che ci fai qui?”

Julia: Un giorno ho sentito che Reggy stava cercando uno, o una, in gamba con le tastiere, e io non vedevo l’ora di scappare dalla casa dei miei. Così ho fatto il provino ed è andata… Ti ho cercata Lena, per molto tempo.. ora capisco perchè quel commissario non mi dava speranze quando facevo il tuo nome.

Veronica: Mi dispiace.. è da tanto che qualcuno non mi chiamava Lena – sorrise e strinse le braccia intorno alle spalle della bruna – ..i tuoi capelli, perché li hai tinti?

Julia: Per voga, e poi basta con le pettinature da bimbetta – si spettinò ancora di più, nervosamente.

Veronica: Quanto tempo rimarrete? – doveva chiederlo prima o poi, anche se aveva paura.
Julia: Domani si parte. Noi non siamo molto famosi, giusto un po’ qui e un po’ là, Reggy dice che non c’è modo migliore dei concerti dal vivo per farsi conoscere, e non gli do torto.
Veronica: Come poso fare per rivederti? Ci sono delle cassette che dobbiamo guardare insieme o l’hai dimenticato? – imbronciò le labbra
Julia: No, magari torneremo qua prima di Natale.
Veronica: Natale è fra cinque mesi
Julia: Lo so, ma Veronica vive qui da più di cinque anni senza di me, non sentirà la mia mancanza

Veronica: Smetti di parlarmi in terza persona, tu mi sei mancata sempre, adesso che posso fare per farti restare? Ammesso che ci sia qualche possibilità..

Julia: Non posso separarmi dalla band, tu però potresti venire un mesetto come me in tour?

Veronica rimase a pensarci su, poi disse: E dopo? Che faremo? Separarmi da te dopo un mese.. dopo tutto il tempo che siamo state divise, tanto vale lasciare le cose così allora..

Julia: Hai ragione – si alzò dalla panca – tanto vale dimenticarti di oggi e di me

Veronica: Se ti dicessi che ti ho sempre amata, molto più di un’amica, ti farebbe capire che non sarei mai riuscita a dimenticarti, anche se non ti avessi più
vista per tutto il resto della vita. Dimenticarti è impossibile.

Julia: Lena, risparmiami le frasi di circostanza, salutiamoci e facciamola finita!

Veronica: Quale circostanza!? È la verità! Stupida! Dì che piuttosto non vuoi sentirle frasi così, perché io ero la tua amichetta d’infanzia e basta! Che ti dà fastidio che io possa provare qualcosa di più forte! Dì che non t’importano i miei sentimenti!! Dimmi la verità come ho fatto io con te!!! – si alzò anche lei, furiosa, delusa e addolorata.

La bruna cedette alle lacrime, afferrò la braccia della rossa e la tirò a sé, baciandola con impeto. “Da dove sia venuta, io non so.. la voce del tuo cuore sarà magicamente discesa da lassù, dal mondo dell'amore”, canticchiò dopo all’orecchio di Veronica. “Tutto il tempo senza di te è stato come una notte che non finiva mai”, proseguì stringendola più forte.

Veronica ricambi lo stesso abbraccio e le asciugò le lacrime: E' una bella canzone Julia, ti ho sentita ieri sera mentre la cantavi

Julia: Oh.. – arrossì – non mi aveva mai sentito nessuno cantare

Veronica: Sei libera stasera o hai impegni?

Julia la prese per mano e iniziò a camminare: Non ho impegni, e poi il prossimo concerto è tra due settimane in Messico, pensi che possa rimare qui fino ad allora?

Veronica: Ne sarei felice

Julia: Ok, per la prossima volta verrai tu con me, un po’ per ciascuno – sorrise
Veronica: Affare fatto - incurvò le labbra sorridendo.

FINE

[ Titolo e Autore della canzone riportata: "Concerto" - Alunni Del Sole (1973) ]
(Completata il 9/04/2005)

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