Apri gli occhi by VsyaMoaLubov
Summary: Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

La fan fics è tradotta dallo spagnolo, l' autrice si firma Follen Kat, per chi volesse l' indirizzo del suo sito è questo..

http://www.geocities.com/macosta73/index.htm


Categories: t.A.T.u. Characters: Altri, Julia, Lena
Generi: Romantico
Avvertimenti: Nessuno
Challenges:
Series: Nessuno
Chapters: 8 Completed: SƬ Word count: 12373 Read: 41742 Published: 29/05/2007 Updated: 08/08/2007
Capitolo 1 by VsyaMoaLubov

Apri gli occhi..

Yulia

Un' altra volta giorno, apre gli occhi e si sveglia, nell'angolo del soffitto, vede un piccolo ragno muoversi, in un'altra epoca si sarebbe allarmata per l'animale, ma ora non lo fa. Sospira profondamente e si alza in totale assenza di pensiero. Si sente molto sola, sono più di cinque mesi che lasciò Leonid che afflitto aveva già smesso di cercarla. Ripensava e cercava di giustificarsi al ricordo quel buon ragazzo che l'adorava e che avrebbe dato tutto per lei, allora la colpevolezza l'assaliva in quel momento.

Perché non aveva potuto corrispondergli? Molte volte si domandava la ragione di questo impedimento, ma finiva sempre rispondendosi con la stessa cosa "... è un buon ragazzo, ma nient'altro." Allora davanti a questa certezza, tentava disperatamente di cooperare con la loro relazione, ingannando sé stessa per voler credere che Leonid era l'uomo che il destino le aveva riservato. Ma alla fine, la verità, i suoi sentimenti, vera e tagliente veniva a galla, non poteva amarlo, stava solo ferendolo, e la colpa in lei fece che anticipasse quello che doveva accadere. Una rottura dolorosa per i due ed il rimorso solo per lei.

Seduta nel letto, passò la sua mano sul viso e si rese conto che non aveva nessun motivo per alzarsi quella mattina, ma doveva farlo perché non poteva assentarsi un giorno di più al Ministero, perché i licenziamenti erano all'ordine del giorno. Il gattino del calendario gli indicava che oggi era un'altra volta venerdì. "Venerdì"... soffocò un sospiro. Il fine settimana era arrivato con le sue notti di festa sfrenata. Era stanca dei bar e discoteche, ma riconosceva che finiva sempre frequentando quei posti, per far tacere la solitudine che gli urlava dentro, e riempire benché fosse momentaneamente, quel vuoto installato nel suo petto.

Si rendeva conto che nelle notti del fine settimana lei era un'altra, qualcuno di completamente sconosciuto, che non riconosceva benché si guardasse di fronte lo specchio. Ed era in quelle notti che si perdeva completamente nell'euforia dell'alcool, nei ritmi violenti della musica o nelle braccia di qualche sconosciuto senza nome né ricordi. Allora arrivavano le mattine dove sentiva il corpo dolere e l'opprimente sensazione del niente che abbracciva ogni aspetto della sua vita. Allora impotente piangeva riconoscendo che la paura della solitudine, la spingeva ad uscire tutte quelle notti in una ricerca costante, e che ritornava invariabilmente sconfitta, sentendo che questo si era già convertito in un circolo vizioso, che prometteva sempre di rompere, ma nel quale tornava sempre a cadere.

Ma ora, in questo momento non voleva continuare a pensare a ciò, si doveva sistemare e seguire con la routine di tutti i giorni. Un lavoro che era un rimedio momentaneo e dove si sentiva sprecata, ma sapeva anche che doveva sopportare, perché in questi giorni di crisi era molto difficile trovarne uno, cosicché doveva sopportare ed aspettare a che la situazione migliorasse un po', e poi allora cercare qualcosa che fosse all'altezza delle sue aspettative.

Senza rendersi conto si trovava già seduta di fronte alla sua scrivania, la sua mente girovagava in posti lontani, dove si mischiavano tristezze e bei ricordi. Il rumore che la gente provocava lavorando intorno a lei, faceva che i suoi sensi scivolassero in un lento torpore.

Fu allora che ascoltò molto lontana la voce di Alexandra che cercava di riportarla al presente.

A- "Ci vieni questa sera?", domandava per ricevere un monosillabo per risposta. Non l'aveva vista sedersi di fronte a lei.

A- "Allora stasera vieni?" tornò a domandare la sua collega.

Y- "Mmm... No, non credo Alexa, sono molto stanca" rispose con sincerità, si sentiva finita.

A- "Yulia Volkova, eravamo d'accordo!"

la rimproverò la sua amica

A-"Dai, non possiamo mancare, inoltre promisi ad un' amica che andremmo" Allora la giovane la guardo con un'espressione di disappunto

Y- "Perché l'hai fatto? Se sei tu quella che s'è impegnata, allora vai da sola e cerca in futuro di non includermi senza prima domandare."

Davanti all'acida risposta la sua amica non sapeva come reagire, perché Yulia di solito, non si rifiutava d'andare a far casino, ed era sempre lei quella che organizzava le migliori uscite, quelle che finivano con l'alba e con le energie di tutti. Ora invece si negava, non voleva uscire, stava succedendo qualcosa.

A- "Dai vieni, che ti costa" insistè Alexia "anche se è per poco tempo, vengono Domey, Marko e Yagor; sai che Yagor ti adora, sarebbe molto crudele da parte tua lasciarlo da solo" concluse la sua frase con uno sguardo malizioso.

Y- "Alexandra sai che mi disturba molto che organizzi le mie uscite senza consultarmi prima!" rispose Yulia in tono di rimprovero, ma Alexa non le lasciò concludere la frase

A-"Bene, allora fallo solo per me ho moltissima voglia di andare, se? Per favore" dirigeva a Yulia un sguardo supplicante e il migliore dei suoi sorrisi che sapeva disarmerebbe le difese della sua amica.

Y- "Sai... a volte rompi..." rispose Yulia davanti all'attacco, per abbozzare un bonaccione sorriso, "sai perfettamente che quando chiedi così le cose, non posso negarmi!!"

Alexandra fece un piccolo salto di gioia davanti alla risposta e si disegnò sul suo viso un'espressione di trionfo davanti alla sua impresa. Con entusiasmo si alzò dalla sua sedia e diede un piccolo bacio nella guancia a Yulia che dimostrava d'essere infastidita, ma in fondo si sentiva felice per gli stratagemmi che la sua amica inventava pur di farla uscire a ballare quella sera. Riconosceva che Alexia era completamente affascinante quando voleva.

Allora pensò che magari quella serata, non sarebbe come le altre, quelle che temeva.

Y- "Ora vattene" gli disse dandogli una soave manata nella spalla, per dopo riprendere il suo lavoro.

Terminato il giorno salutò Alexandra che gli ricordò l'ora, alle undici si vedrebbero nel bar.

A-"Passo a prenderti?"

Y-"No, ci vediamo là"

Preferiva portare la sua macchina, perché così potrebbe andarsene in qualsiasi momento volesse, soprattutto se le cose incominciavano a prendere una piega spiacevole.

Arrivò a casa completamente finita, ignorava la ragione di quello stato di stress che l'opprimeva, perché nel Ministero di Musica il suo lavoro non la pressava tanto da ridurla ad essere così.

Allora si tirò pesantemente di spalle nel suo letto, osservò per un momento il piccolo ragno nel soffitto, svolgere il suo lavoro con squisita efficienza, rimanendo poco dopo profondamente addormentata. Allora incominciò a sognare gente e visi conosciuti; fu un sogno inquieto, perché in questo sentiva che tutte queste persone la fissavano, alcune con curiosità, altre con disprezzo; il gesto delle seconde la fece svegliare allarmata. Lo spiacevole malessere che sentiva sempre quando qualcuno la fissava, si manifestava nel suo sogno; in realtà non sapeva il perché ma il sogno ultimamente diventava sempre di più ricorrente. Aprì gli occhi per notare che il tramonto aveva già dipinto la città, annunciando coi suoi colori, l'irrimediabile passo alla notte del venerdì... Quella che tanto temeva.

Una sensazione di premura l'incominciò a sequestrare, voleva finire d'un colpo con questo venerdì e l'obbligo imposto per la sua amica. Allora come spinta per una molla, si incorporò del letto per dirigersi verso il suo guardaroba, da dove estrasse alcuni pantaloni neri, un top di simile colore e la giacca di cuoio che tanto gli piaceva. Lasciò i vestiti sul letto e si mise al bagno, automaticamente aprì l'acqua della doccia per lasciarla correre, fino a che il vapore caldo innondò completamente il posto, portandosi nella nebbia l'implacabile riflesso della sua immagine nello specchio. Entrò lasciando che il liquido l'inzuppasse completamente, per alcuni brevi minuti lasciò che il getto dell'acqua cadesse a piombo sulla sua testa, mentre lei inclinava la sua vista verso le piastrelle del suolo. Allora si gustò il suo bagno, senza notare che il tempo, come l'acqua, fluiva scivolando nello spazio; quando l'acqua cominciò a perdere la sua calda temperatura, fu allora che notò che era passato già molto tempo da quando incominciò a farsi la doccia. Rapidamente chiuse l'acqua, rimase immobile per un momento, immobile, come se questa azione fosse in simbiosi col perpetuo movimento del mondo. Inconsciamente stava posticipando la sua partenza.

Si vestì rapidamente, gli rimanevano ancora due ore, per finire di prepararsi. Si pettinò accuratamente i suoi capelli, affinché acquisissero l'apparenza d' essere spettinati. Applicò l'ombretto sulle palpebre, per sottolineare quei di per sé bei occhi. Un tocco di rossetto, solo un pò per delineare con un purpureo colore le labbra. Profumo nel collo, petto e polsi. Pronta, le chiavi nella giacca, dopo aver chiuso l' appartamento. "Ahh vedremo che passerà" sospira non molto convinta accendendo la sua automobile.

Elena

Apre gli occhi e lascia scappare un singhiozzo. Victor l'aveva lasciata definitivamente il giorno prima lasciandola completamente distrutta. Era esattamente un mese che l'aveva scoperto nel suo letto con un'altra donna, e lei, completamente succube di lui aveva perdonato questo tradimento, perché Victor era la ragione totale della sua esistenza, l'amava con tutta l'anima fino ad un punto illogico, dove lei era un piccolo asteroide girando nell' orbita di un grande astro che finirebbe per schiacciarla con la sua forza di gravità. L'amava, anche se era cosciente che lui era un uomo incapace d' amare. Non era la prima volta che lo sorprendeva in cose del genere, ma anche così l'amore che sentiva per lui, accecava la sua razionalità, negando quello che alla luce del sole, era una dichiarazione del poco valore che lei rappresentava nella vita di quest' uomo.

V-"Vado via... durante la settimana raccoglierò le mie cose" furono le uniche parole che Victor pronunciò all' inizio di quella settimana. Elena non poteva credere a quello che stava ascoltando, allora bisbigliò con un filo di voce.

E-"Perché?" al quale non ebbe risposta, perché alla fine dei conti a lui non interessava dare nessuna spiegazione del suo abbandono, voleva solo sparire dalla sua vita. Allora lei, umiliandosi al massimo supplicò che rimanesse sapeva che non l'amava, ma non voleva che l'abbandonasse, perché la vita senza di lui non era niente. Victor in silenzio l'ascoltava, mentre l'osservava con totale indifferenza, come chi guarda per strada qualche pedone sconosciuto. Allora lei crollò in un pianto quando se ne andò, per uscire dalla sua vita.

Ma quella mattina, mentre apriva gli occhi, l' essere stata lasciata le cadde sopra come un terribile peso. Si incorporò pesantemente nel letto e collocò il viso tra le mani, le sue palme si inumidirono, perché lacrime silenziose avevano cominciato a scivolare sulle sue guance. Le asciugò col dorso della mano, mentre si dirigeva verso il bagno, dunque, doveva prepararsi, ora più che mai doveva lavorare per allontanarsi dal ricordo di Victor. Occupare il tempo libero era uno dei consigli che Elena dava sempre ai suoi pazienti, ma ora quelle parole sembravano insensate, e finalmente scoprì il significato del viso che alcuni di loro facevano quando lei diceva frasi simili. Potè comprendere che è molto facile dire parole quando non si soffre, allora i suoi consigli e raccomandazioni risuonavano vuoti nella loro mente.

Uscì dal suo appartamento senza fare colazione e con un gran dispiacere nell'anima. Si muoveva verso la sua auto, non desiderava andare a lavorare, ma rimanere in casa implicava che ogni minimo dettaglio lo ricordasse, voleva dimenticarlo anche se combatterlo fosse estremamente doloroso. Arrivando all'ufficio, Saskia l'aspettava

S-"Buon giorno dottoressa" salutò, Elena rispose al saluto con un mormorio mentre entrava nell' ufficio privato seguita dall'assistente che elencava gli appuntamenti del giorno.

Tra la lista dei pazienti che Saskia leggeva, ascoltò un nome, E-"Alexandra Fakchia, deve venire oggi?" domandò

S- "No dottoressa, ma ha chiesto se potevamo anticipare l'appuntamento"

E-"Quella Alexia..." sorrise con svogliatezza "cosa le sarà successo!?" pensò, poi concluse dando alcune indicazioni alla sua segretaria. Momenti dopo si trovava aspettando che arrivasse il suo primo paziente, e così trascorse il giorno, un giorno nel quele non aveva voglia d' ascoltare i problemi altrui, che in confronto ai suoi, sembravano minimi. Ora lei era quella che doveva essere ascoltata, compresa, confortata, ma doveva seguire nel suo lavoro, perché così potrebbe dimenticarsi anche solo momentaneamente di Victor.

S-"Dottoressa?, Si sente bene?" riuscì ad ascoltare da Saskia che si trovava di fronte a lei con una cartelletta nella mano ed un'espressione di preoccupazione.

E-"Sì, grazie. Mi spiace, che cosa mi dicevi?"

S-"Che la signorina Fakchia è quì" rispose dandole la scheda di Alexia.

E-"Bene, dille che tra qualche minuto la ricevo" disse entrando nel piccolo bagno privato. Mentre si lavava le mani osservò il suo riflesso, aveva un aspetto terribile. Rinfrescò il suo viso con un pò d' acqua, respiro profondemente, tornò a guardrsi e pensò "andiamo avanti", mentre ritornava alla sua scrivania. Sopra la cartella di Alexia, una storia che conosceva molto bene.

Alexandra Fakchia, violinista, figlia minore di una famiglia di 5 persone, tutti musicisti, genitori ultra conservatori, incominciò a frequentare il suo ambulatorio due anni prima, conflitti di identità sessuale e crisi di accettazione cose tra l' altro già superate. Le sue visite ormai non riguardavano la terapia, ma erano visite di un' amica. Alexia era l'unico che aveva oltrepassato la barriera paziente-terapista che Elena per etica imponeva nella sua professione, ma lei ormai la considerava come una delle sue poche amiche.

A-"Ciao mia cara amica pazza!" Disse con un sorriso Alexia entrando.

E-"Ciao mia cara amica megalomane e viziata!" rispose Elena.

E-"Che cosa ti porta qui?"

A-"Niente perchè? A parte che per parlare con la mia migliore amica, devo pagare una consultazione! Stai sempre qua dentro, e non rispondi mai al telefono, allora ho detto a me stessa, " espresse con sommo entusiasmo la giovane.

E-"Ahi Alexia, se sapessi" disse Elena con un' espressione di tristezza.

E-"Victor se n'è andato" disse prima di scoppiare in un pianto. Alexandra non l'aveva mai vista piangere, cosa che d' istinto, le fece abbandonare la sua sedia per offrirle un abbraccio di consolazione.

A-"Non piangere Lena, non ne vale la pena" le diceva mentre passava la sua mano per il rosso capello, "non voglio suonare crudele in questo momento, ma molto tempo fà ti dissi che qualcosa così sarebbe successo."

E-"Ma... Perché Alex?, perchè mi ha lasciato?"

A-"Perché è un burino che è abituato a ricevere tutto da te senza dare niente in cambio"

E-"Lo so, sono una stupida, è... che l'amavo come non hai un'idea"

A-"Scusami Elena, ma siamo sincere, chissà all' inizio sì l'amavi, ma alla fine non era più amore, bensì dipendenza quello che tuo sentivi per lui"

E-"Non essere tanto dura con me, anche se ammetto che hai ragione"

A-"È la verità, non ti voglio ferire, ma sai che lui non ti ha mai amata"

E-"Ed ora... Che cosa faccio?" esclamo la rossa in totale disperazione.

A-"Come che cosa fai? Il mondo non è finito solo perchè quest' uomo è andato via, né il tempo si è fermato. Sei una bella donna, affinché soffra per un insignificante tipo del genere. Quello che devi, fare è continuare a vivere, ringrazia l'ignorante di Victor per averti lasciato libera" concluse Alexia mentre le sosteneva il viso con entrambe le mani.

A-"Cosicché mia cara amica, dobbiamo celebrare questo avvenimento straordinariamente ."

E-"Celebrare, ma..."

A-"Niente di ma, domani è venerdì ed andiamo a divertirci" l'interruppe tagliente e continuando dicendo "inviteremo Domey, alcuni amici e Yulia, che sia o no d' accordo" finì con un'espressione orgogliosa che fece ridere volentieri a Lena.

E-"Molto bene, sarà come vuoi tu"

A-"Allora domani passo da te alle dieci... E non uscire con qualche scusa per non venire" sentenziò Alexia.

E-"Sarò pronta... Alexandra... Grazie" disse Lena con gli occhi pieni di lacrime.

A-"Non hai niente per cui ringraziare frignona!" rispose l'altra strizzando l'occhio.

A-"Ti saluto, ci vediamo domani. Ah! Di sicuro mando il conto della mia terapia alla tua segretaria" disse facendo una linguaccia.

E-"Vattene, matta" rispose Lena con un umore migliore.

Distrarsi era una buona idea, Alexia commentava inoltre sempre di come si divertiva ad uscire il venerdì sera. Andrebbero a prendere Domey, la compagna di Alexia, alcuni amici e la famosa Yulia, quell' amica che Alexia menzionava sempre, e che per sentiva, sembrava essere molto interessante. Allora sospiro profondamente e ricapitolò le parole della sua cara amica, "sei una donna molto bella" aveva detto, ora dovrebbe crederlo.

"The Full"

Alexia passò puntuale a raccogliere Lena, Domey l'accompagnava, si vedevano tanto felici che per un' istante Lena sentì qualcosa d' invidia, cosa che di per sè la lasciò sorpresa, chissà era nostalgia per il suo ex, sì, era quello, o chissà era qualcosa di più, indefinibile in questo momento. La giovane guidò per rotte che Legna ignorava completamente, fino ad arrivare alla meta "The Full", un'ambiente conosciuto per la musica frenetica che rimbombava nell'interno, era un posto alla moda in quel momento. Fuori dalla porta si estendeva una lunga fila di persone che aspettavano ansiose d' entrare.

Parcheggiarono il veicolo e scesero. L'euforia di Alexia cresceva avvicinandosi al posto ed in totale eccitazione trovò tra la gente Yulia, Marko e Yagor che aspettavano loro. Rapide presentazioni per poi dirigersi verso l' entrata, dove un uomo della sicurezza domandò se avevano riservato un posto all' interno. Alexia rispose in modo affermativo. Dentro li aspettava un tavolo per sei, vicino alla pista da ballo.

"Non sta male" pensò Lena sul posto, mentre osservava con cura intorno a se. In quel momento sentì uno sguardo inquisitorio dall' altro lato del tavolo, la scomodò, perché ora lei era l'oggetto di studio e non l'osservatrice. Allora decise di respingere l'aggressione immaginaria, sostenendo lo sguardo su quei occhi azzurri che brillavano per l'effetto della luce nera, dando un aspetto soprannaturale al viso di Yulia. Lena non immaginò mai la risposta di questa dopo averla scoperta mentre la osservava. Nel momento in cui la fulva gli restituiva sfidante lo sguardo, Yulia incominciò a curvare le sue labbra fino a formare un sorriso civettuolo che subito disarmò Elena. Se la luce fosse stata normale, nel pub, tutti avrebbero potuto notare che un tremendo rossore copriva il viso di Lena, non lasciandole altra opzione che corrispondere a quel sorriso con un gesto simile.

Rapidamente terminò il primo giro di vodka, e chiesero un' altra bottiglia, tutti, ad eccezione di Yulia ed Elena, bevevano velocemente. Yulia non beveva per principio, stava combattendo i suoi demoni del venerdì e Lena seguiva con lo stesso sorso da due ore e mezza, non gli piaceva bere. Il trascorrere della notte unito alla vodka fece che l'allegra compagnia del gruppo se ne andasse. Quello che si notava di più era Yagor, o meglio gli approcci che tentava con Yulia erano come sempre respinti da quest' ultima, e allora sotto gli effetti dall' alcool, l' affascinante ragazzo, si trasformava in un spiacevole essere che rimproverava a Yulia la sua mancanza di interesse.

Ya- "Volkova!" gridò Yagor trascinando già la voce per l'alcool "perché non bevi?!"

Y-"Questa notte no, Yagg, sto bene così"

Ya-"Cammina Volkchise, bevi con me, ti voglio bene, non mi lasciare bere da solo" diceva il giovane mentre tentava d' abbracciarla.

Y-"Non voglio Yagor, capisci?"

Ya-"Che cosa? Yulia Volkova non beve con la plebe, o magari non beve con gli uomini?"

Y-"Vai a quel paese Yagor" disse Yulia prima di alzarsi, l'odiava quando si metteva così, per quello che decise di fermarsi ad un lato del balcone, per non ascoltare le idiozie che Yagor diceva.

Lena osservava attenta la situazione, automaticamente la sua solidariètà era per la giovane, l'uomo non doveva parlarle così, se lei non voleva bere, perché obbligarla. Dal tavolo poteva guardare la minuta figura appoggiata al balcone del bar, non era contenta, il suo viso era serio, ed era piuttosto taciturna, era come un piccolo gattino in mezzo al traffico della strada. Vedendola così, non poteva far concordare l'immagine di Yulia che Alexia aveva stampato nella sua mente. Sentì compassione in quello momento, ma restò sorpresa, da Yulia, la stava guardando. Dal bar fece un gesto simpatico verso il tavolo, facendo che Lena sciogliesse una risata, Yulia imitava alla perfezione il viso di soffocato di Yagor, mentre faceva la pantomima dell'impiccato tirando fuori la lingua. Lena continuava ridendo della trovata, allora Yulia l'invito con un gesto ad unsi a lei al bar. La fulva accettò, e volle alzarsi, ma una mano la fermò per il polso, allora sentì era tirata verso il basso, da un ebbro Yagor che con alito alla vodka domandava balbuziente, mentre tentava goffamente di prenderla per la vita...

Ya-"... e tu bella rossa dove vai?"

E-"Ora vengo, vado un attimo da Yulia"

Ya-"No!, con quella no" esclamò aggressivo "rimani qui con me, Lena" aggiunse in tono dolciastro mentre stringeva con forza il polso della giovane

E-"Lasciami!" gemè Lena quando l' uomo fece un tentativo di baciarla.

Yulia osservava tutta la situazione dal suo posto al bar, ed immediatamente sentì che la rabbia traboccava e con passi lunghi si avvicinò fino al tavolo dove Lena cercava di svincolarsi da Yagor.

Y-"Lasciala!" grido forte, Lena la guardò sorpresa, ma l' uomo non la sciolse.

Ya-"A te che t' importa, lesbica?" rispose questo allentando la pressione sulla sua preda. Allora Yulia furiosa propinò un calcio alla sedia di Yagor, facendolo cadere all'indietro di spalle, gli altri che non avevano seguito la scena, si rovesciarono sorpresi vedendo l' uomo steso nel suolo mentre Yulia gli gridava

Y-"Non ti rispondo niente Yagor, tu non sei in te ora, e domani te ne pentirai."

Nel frattempo Lena rimaneva ferma dietro Yulia, non poteva credere che una giovane d' apparenza tanto debole potesse essere tanto forte.

Y-"Questi bene?" ascoltò quello che Yulia le diceva

E-"Sì, ma voglio andare via" Okay, se vuoi ti porto, anch' io me ne voglio andare da questo posto.

Questa Fiction è archiviata in http://www.tatu-ff.net/viewstory.php?sid=38