Apri gli occhi by VsyaMoaLubov
Summary: Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

La fan fics è tradotta dallo spagnolo, l' autrice si firma Follen Kat, per chi volesse l' indirizzo del suo sito è questo..

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Categories: t.A.T.u. Characters: Altri, Julia, Lena
Generi: Romantico
Avvertimenti: Nessuno
Challenges:
Series: Nessuno
Chapters: 8 Completed: SƬ Word count: 12373 Read: 41742 Published: 29/05/2007 Updated: 08/08/2007

1. Capitolo 1 by VsyaMoaLubov

2. Capitolo 2 by VsyaMoaLubov

3. Capitolo 3 by VsyaMoaLubov

4. Capitolo 4 by VsyaMoaLubov

5. Capitolo 5 by VsyaMoaLubov

6. Capitolo 6 by VsyaMoaLubov

7. Capitolo 7 by VsyaMoaLubov

8. Capitolo 8 by VsyaMoaLubov

Capitolo 1 by VsyaMoaLubov

Apri gli occhi..

Yulia

Un' altra volta giorno, apre gli occhi e si sveglia, nell'angolo del soffitto, vede un piccolo ragno muoversi, in un'altra epoca si sarebbe allarmata per l'animale, ma ora non lo fa. Sospira profondamente e si alza in totale assenza di pensiero. Si sente molto sola, sono più di cinque mesi che lasciò Leonid che afflitto aveva già smesso di cercarla. Ripensava e cercava di giustificarsi al ricordo quel buon ragazzo che l'adorava e che avrebbe dato tutto per lei, allora la colpevolezza l'assaliva in quel momento.

Perché non aveva potuto corrispondergli? Molte volte si domandava la ragione di questo impedimento, ma finiva sempre rispondendosi con la stessa cosa "... è un buon ragazzo, ma nient'altro." Allora davanti a questa certezza, tentava disperatamente di cooperare con la loro relazione, ingannando sé stessa per voler credere che Leonid era l'uomo che il destino le aveva riservato. Ma alla fine, la verità, i suoi sentimenti, vera e tagliente veniva a galla, non poteva amarlo, stava solo ferendolo, e la colpa in lei fece che anticipasse quello che doveva accadere. Una rottura dolorosa per i due ed il rimorso solo per lei.

Seduta nel letto, passò la sua mano sul viso e si rese conto che non aveva nessun motivo per alzarsi quella mattina, ma doveva farlo perché non poteva assentarsi un giorno di più al Ministero, perché i licenziamenti erano all'ordine del giorno. Il gattino del calendario gli indicava che oggi era un'altra volta venerdì. "Venerdì"... soffocò un sospiro. Il fine settimana era arrivato con le sue notti di festa sfrenata. Era stanca dei bar e discoteche, ma riconosceva che finiva sempre frequentando quei posti, per far tacere la solitudine che gli urlava dentro, e riempire benché fosse momentaneamente, quel vuoto installato nel suo petto.

Si rendeva conto che nelle notti del fine settimana lei era un'altra, qualcuno di completamente sconosciuto, che non riconosceva benché si guardasse di fronte lo specchio. Ed era in quelle notti che si perdeva completamente nell'euforia dell'alcool, nei ritmi violenti della musica o nelle braccia di qualche sconosciuto senza nome né ricordi. Allora arrivavano le mattine dove sentiva il corpo dolere e l'opprimente sensazione del niente che abbracciva ogni aspetto della sua vita. Allora impotente piangeva riconoscendo che la paura della solitudine, la spingeva ad uscire tutte quelle notti in una ricerca costante, e che ritornava invariabilmente sconfitta, sentendo che questo si era già convertito in un circolo vizioso, che prometteva sempre di rompere, ma nel quale tornava sempre a cadere.

Ma ora, in questo momento non voleva continuare a pensare a ciò, si doveva sistemare e seguire con la routine di tutti i giorni. Un lavoro che era un rimedio momentaneo e dove si sentiva sprecata, ma sapeva anche che doveva sopportare, perché in questi giorni di crisi era molto difficile trovarne uno, cosicché doveva sopportare ed aspettare a che la situazione migliorasse un po', e poi allora cercare qualcosa che fosse all'altezza delle sue aspettative.

Senza rendersi conto si trovava già seduta di fronte alla sua scrivania, la sua mente girovagava in posti lontani, dove si mischiavano tristezze e bei ricordi. Il rumore che la gente provocava lavorando intorno a lei, faceva che i suoi sensi scivolassero in un lento torpore.

Fu allora che ascoltò molto lontana la voce di Alexandra che cercava di riportarla al presente.

A- "Ci vieni questa sera?", domandava per ricevere un monosillabo per risposta. Non l'aveva vista sedersi di fronte a lei.

A- "Allora stasera vieni?" tornò a domandare la sua collega.

Y- "Mmm... No, non credo Alexa, sono molto stanca" rispose con sincerità, si sentiva finita.

A- "Yulia Volkova, eravamo d'accordo!"

la rimproverò la sua amica

A-"Dai, non possiamo mancare, inoltre promisi ad un' amica che andremmo" Allora la giovane la guardo con un'espressione di disappunto

Y- "Perché l'hai fatto? Se sei tu quella che s'è impegnata, allora vai da sola e cerca in futuro di non includermi senza prima domandare."

Davanti all'acida risposta la sua amica non sapeva come reagire, perché Yulia di solito, non si rifiutava d'andare a far casino, ed era sempre lei quella che organizzava le migliori uscite, quelle che finivano con l'alba e con le energie di tutti. Ora invece si negava, non voleva uscire, stava succedendo qualcosa.

A- "Dai vieni, che ti costa" insistè Alexia "anche se è per poco tempo, vengono Domey, Marko e Yagor; sai che Yagor ti adora, sarebbe molto crudele da parte tua lasciarlo da solo" concluse la sua frase con uno sguardo malizioso.

Y- "Alexandra sai che mi disturba molto che organizzi le mie uscite senza consultarmi prima!" rispose Yulia in tono di rimprovero, ma Alexa non le lasciò concludere la frase

A-"Bene, allora fallo solo per me ho moltissima voglia di andare, se? Per favore" dirigeva a Yulia un sguardo supplicante e il migliore dei suoi sorrisi che sapeva disarmerebbe le difese della sua amica.

Y- "Sai... a volte rompi..." rispose Yulia davanti all'attacco, per abbozzare un bonaccione sorriso, "sai perfettamente che quando chiedi così le cose, non posso negarmi!!"

Alexandra fece un piccolo salto di gioia davanti alla risposta e si disegnò sul suo viso un'espressione di trionfo davanti alla sua impresa. Con entusiasmo si alzò dalla sua sedia e diede un piccolo bacio nella guancia a Yulia che dimostrava d'essere infastidita, ma in fondo si sentiva felice per gli stratagemmi che la sua amica inventava pur di farla uscire a ballare quella sera. Riconosceva che Alexia era completamente affascinante quando voleva.

Allora pensò che magari quella serata, non sarebbe come le altre, quelle che temeva.

Y- "Ora vattene" gli disse dandogli una soave manata nella spalla, per dopo riprendere il suo lavoro.

Terminato il giorno salutò Alexandra che gli ricordò l'ora, alle undici si vedrebbero nel bar.

A-"Passo a prenderti?"

Y-"No, ci vediamo là"

Preferiva portare la sua macchina, perché così potrebbe andarsene in qualsiasi momento volesse, soprattutto se le cose incominciavano a prendere una piega spiacevole.

Arrivò a casa completamente finita, ignorava la ragione di quello stato di stress che l'opprimeva, perché nel Ministero di Musica il suo lavoro non la pressava tanto da ridurla ad essere così.

Allora si tirò pesantemente di spalle nel suo letto, osservò per un momento il piccolo ragno nel soffitto, svolgere il suo lavoro con squisita efficienza, rimanendo poco dopo profondamente addormentata. Allora incominciò a sognare gente e visi conosciuti; fu un sogno inquieto, perché in questo sentiva che tutte queste persone la fissavano, alcune con curiosità, altre con disprezzo; il gesto delle seconde la fece svegliare allarmata. Lo spiacevole malessere che sentiva sempre quando qualcuno la fissava, si manifestava nel suo sogno; in realtà non sapeva il perché ma il sogno ultimamente diventava sempre di più ricorrente. Aprì gli occhi per notare che il tramonto aveva già dipinto la città, annunciando coi suoi colori, l'irrimediabile passo alla notte del venerdì... Quella che tanto temeva.

Una sensazione di premura l'incominciò a sequestrare, voleva finire d'un colpo con questo venerdì e l'obbligo imposto per la sua amica. Allora come spinta per una molla, si incorporò del letto per dirigersi verso il suo guardaroba, da dove estrasse alcuni pantaloni neri, un top di simile colore e la giacca di cuoio che tanto gli piaceva. Lasciò i vestiti sul letto e si mise al bagno, automaticamente aprì l'acqua della doccia per lasciarla correre, fino a che il vapore caldo innondò completamente il posto, portandosi nella nebbia l'implacabile riflesso della sua immagine nello specchio. Entrò lasciando che il liquido l'inzuppasse completamente, per alcuni brevi minuti lasciò che il getto dell'acqua cadesse a piombo sulla sua testa, mentre lei inclinava la sua vista verso le piastrelle del suolo. Allora si gustò il suo bagno, senza notare che il tempo, come l'acqua, fluiva scivolando nello spazio; quando l'acqua cominciò a perdere la sua calda temperatura, fu allora che notò che era passato già molto tempo da quando incominciò a farsi la doccia. Rapidamente chiuse l'acqua, rimase immobile per un momento, immobile, come se questa azione fosse in simbiosi col perpetuo movimento del mondo. Inconsciamente stava posticipando la sua partenza.

Si vestì rapidamente, gli rimanevano ancora due ore, per finire di prepararsi. Si pettinò accuratamente i suoi capelli, affinché acquisissero l'apparenza d' essere spettinati. Applicò l'ombretto sulle palpebre, per sottolineare quei di per sé bei occhi. Un tocco di rossetto, solo un pò per delineare con un purpureo colore le labbra. Profumo nel collo, petto e polsi. Pronta, le chiavi nella giacca, dopo aver chiuso l' appartamento. "Ahh vedremo che passerà" sospira non molto convinta accendendo la sua automobile.

Elena

Apre gli occhi e lascia scappare un singhiozzo. Victor l'aveva lasciata definitivamente il giorno prima lasciandola completamente distrutta. Era esattamente un mese che l'aveva scoperto nel suo letto con un'altra donna, e lei, completamente succube di lui aveva perdonato questo tradimento, perché Victor era la ragione totale della sua esistenza, l'amava con tutta l'anima fino ad un punto illogico, dove lei era un piccolo asteroide girando nell' orbita di un grande astro che finirebbe per schiacciarla con la sua forza di gravità. L'amava, anche se era cosciente che lui era un uomo incapace d' amare. Non era la prima volta che lo sorprendeva in cose del genere, ma anche così l'amore che sentiva per lui, accecava la sua razionalità, negando quello che alla luce del sole, era una dichiarazione del poco valore che lei rappresentava nella vita di quest' uomo.

V-"Vado via... durante la settimana raccoglierò le mie cose" furono le uniche parole che Victor pronunciò all' inizio di quella settimana. Elena non poteva credere a quello che stava ascoltando, allora bisbigliò con un filo di voce.

E-"Perché?" al quale non ebbe risposta, perché alla fine dei conti a lui non interessava dare nessuna spiegazione del suo abbandono, voleva solo sparire dalla sua vita. Allora lei, umiliandosi al massimo supplicò che rimanesse sapeva che non l'amava, ma non voleva che l'abbandonasse, perché la vita senza di lui non era niente. Victor in silenzio l'ascoltava, mentre l'osservava con totale indifferenza, come chi guarda per strada qualche pedone sconosciuto. Allora lei crollò in un pianto quando se ne andò, per uscire dalla sua vita.

Ma quella mattina, mentre apriva gli occhi, l' essere stata lasciata le cadde sopra come un terribile peso. Si incorporò pesantemente nel letto e collocò il viso tra le mani, le sue palme si inumidirono, perché lacrime silenziose avevano cominciato a scivolare sulle sue guance. Le asciugò col dorso della mano, mentre si dirigeva verso il bagno, dunque, doveva prepararsi, ora più che mai doveva lavorare per allontanarsi dal ricordo di Victor. Occupare il tempo libero era uno dei consigli che Elena dava sempre ai suoi pazienti, ma ora quelle parole sembravano insensate, e finalmente scoprì il significato del viso che alcuni di loro facevano quando lei diceva frasi simili. Potè comprendere che è molto facile dire parole quando non si soffre, allora i suoi consigli e raccomandazioni risuonavano vuoti nella loro mente.

Uscì dal suo appartamento senza fare colazione e con un gran dispiacere nell'anima. Si muoveva verso la sua auto, non desiderava andare a lavorare, ma rimanere in casa implicava che ogni minimo dettaglio lo ricordasse, voleva dimenticarlo anche se combatterlo fosse estremamente doloroso. Arrivando all'ufficio, Saskia l'aspettava

S-"Buon giorno dottoressa" salutò, Elena rispose al saluto con un mormorio mentre entrava nell' ufficio privato seguita dall'assistente che elencava gli appuntamenti del giorno.

Tra la lista dei pazienti che Saskia leggeva, ascoltò un nome, E-"Alexandra Fakchia, deve venire oggi?" domandò

S- "No dottoressa, ma ha chiesto se potevamo anticipare l'appuntamento"

E-"Quella Alexia..." sorrise con svogliatezza "cosa le sarà successo!?" pensò, poi concluse dando alcune indicazioni alla sua segretaria. Momenti dopo si trovava aspettando che arrivasse il suo primo paziente, e così trascorse il giorno, un giorno nel quele non aveva voglia d' ascoltare i problemi altrui, che in confronto ai suoi, sembravano minimi. Ora lei era quella che doveva essere ascoltata, compresa, confortata, ma doveva seguire nel suo lavoro, perché così potrebbe dimenticarsi anche solo momentaneamente di Victor.

S-"Dottoressa?, Si sente bene?" riuscì ad ascoltare da Saskia che si trovava di fronte a lei con una cartelletta nella mano ed un'espressione di preoccupazione.

E-"Sì, grazie. Mi spiace, che cosa mi dicevi?"

S-"Che la signorina Fakchia è quì" rispose dandole la scheda di Alexia.

E-"Bene, dille che tra qualche minuto la ricevo" disse entrando nel piccolo bagno privato. Mentre si lavava le mani osservò il suo riflesso, aveva un aspetto terribile. Rinfrescò il suo viso con un pò d' acqua, respiro profondemente, tornò a guardrsi e pensò "andiamo avanti", mentre ritornava alla sua scrivania. Sopra la cartella di Alexia, una storia che conosceva molto bene.

Alexandra Fakchia, violinista, figlia minore di una famiglia di 5 persone, tutti musicisti, genitori ultra conservatori, incominciò a frequentare il suo ambulatorio due anni prima, conflitti di identità sessuale e crisi di accettazione cose tra l' altro già superate. Le sue visite ormai non riguardavano la terapia, ma erano visite di un' amica. Alexia era l'unico che aveva oltrepassato la barriera paziente-terapista che Elena per etica imponeva nella sua professione, ma lei ormai la considerava come una delle sue poche amiche.

A-"Ciao mia cara amica pazza!" Disse con un sorriso Alexia entrando.

E-"Ciao mia cara amica megalomane e viziata!" rispose Elena.

E-"Che cosa ti porta qui?"

A-"Niente perchè? A parte che per parlare con la mia migliore amica, devo pagare una consultazione! Stai sempre qua dentro, e non rispondi mai al telefono, allora ho detto a me stessa, " espresse con sommo entusiasmo la giovane.

E-"Ahi Alexia, se sapessi" disse Elena con un' espressione di tristezza.

E-"Victor se n'è andato" disse prima di scoppiare in un pianto. Alexandra non l'aveva mai vista piangere, cosa che d' istinto, le fece abbandonare la sua sedia per offrirle un abbraccio di consolazione.

A-"Non piangere Lena, non ne vale la pena" le diceva mentre passava la sua mano per il rosso capello, "non voglio suonare crudele in questo momento, ma molto tempo fà ti dissi che qualcosa così sarebbe successo."

E-"Ma... Perché Alex?, perchè mi ha lasciato?"

A-"Perché è un burino che è abituato a ricevere tutto da te senza dare niente in cambio"

E-"Lo so, sono una stupida, è... che l'amavo come non hai un'idea"

A-"Scusami Elena, ma siamo sincere, chissà all' inizio sì l'amavi, ma alla fine non era più amore, bensì dipendenza quello che tuo sentivi per lui"

E-"Non essere tanto dura con me, anche se ammetto che hai ragione"

A-"È la verità, non ti voglio ferire, ma sai che lui non ti ha mai amata"

E-"Ed ora... Che cosa faccio?" esclamo la rossa in totale disperazione.

A-"Come che cosa fai? Il mondo non è finito solo perchè quest' uomo è andato via, né il tempo si è fermato. Sei una bella donna, affinché soffra per un insignificante tipo del genere. Quello che devi, fare è continuare a vivere, ringrazia l'ignorante di Victor per averti lasciato libera" concluse Alexia mentre le sosteneva il viso con entrambe le mani.

A-"Cosicché mia cara amica, dobbiamo celebrare questo avvenimento straordinariamente ."

E-"Celebrare, ma..."

A-"Niente di ma, domani è venerdì ed andiamo a divertirci" l'interruppe tagliente e continuando dicendo "inviteremo Domey, alcuni amici e Yulia, che sia o no d' accordo" finì con un'espressione orgogliosa che fece ridere volentieri a Lena.

E-"Molto bene, sarà come vuoi tu"

A-"Allora domani passo da te alle dieci... E non uscire con qualche scusa per non venire" sentenziò Alexia.

E-"Sarò pronta... Alexandra... Grazie" disse Lena con gli occhi pieni di lacrime.

A-"Non hai niente per cui ringraziare frignona!" rispose l'altra strizzando l'occhio.

A-"Ti saluto, ci vediamo domani. Ah! Di sicuro mando il conto della mia terapia alla tua segretaria" disse facendo una linguaccia.

E-"Vattene, matta" rispose Lena con un umore migliore.

Distrarsi era una buona idea, Alexia commentava inoltre sempre di come si divertiva ad uscire il venerdì sera. Andrebbero a prendere Domey, la compagna di Alexia, alcuni amici e la famosa Yulia, quell' amica che Alexia menzionava sempre, e che per sentiva, sembrava essere molto interessante. Allora sospiro profondamente e ricapitolò le parole della sua cara amica, "sei una donna molto bella" aveva detto, ora dovrebbe crederlo.

"The Full"

Alexia passò puntuale a raccogliere Lena, Domey l'accompagnava, si vedevano tanto felici che per un' istante Lena sentì qualcosa d' invidia, cosa che di per sè la lasciò sorpresa, chissà era nostalgia per il suo ex, sì, era quello, o chissà era qualcosa di più, indefinibile in questo momento. La giovane guidò per rotte che Legna ignorava completamente, fino ad arrivare alla meta "The Full", un'ambiente conosciuto per la musica frenetica che rimbombava nell'interno, era un posto alla moda in quel momento. Fuori dalla porta si estendeva una lunga fila di persone che aspettavano ansiose d' entrare.

Parcheggiarono il veicolo e scesero. L'euforia di Alexia cresceva avvicinandosi al posto ed in totale eccitazione trovò tra la gente Yulia, Marko e Yagor che aspettavano loro. Rapide presentazioni per poi dirigersi verso l' entrata, dove un uomo della sicurezza domandò se avevano riservato un posto all' interno. Alexia rispose in modo affermativo. Dentro li aspettava un tavolo per sei, vicino alla pista da ballo.

"Non sta male" pensò Lena sul posto, mentre osservava con cura intorno a se. In quel momento sentì uno sguardo inquisitorio dall' altro lato del tavolo, la scomodò, perché ora lei era l'oggetto di studio e non l'osservatrice. Allora decise di respingere l'aggressione immaginaria, sostenendo lo sguardo su quei occhi azzurri che brillavano per l'effetto della luce nera, dando un aspetto soprannaturale al viso di Yulia. Lena non immaginò mai la risposta di questa dopo averla scoperta mentre la osservava. Nel momento in cui la fulva gli restituiva sfidante lo sguardo, Yulia incominciò a curvare le sue labbra fino a formare un sorriso civettuolo che subito disarmò Elena. Se la luce fosse stata normale, nel pub, tutti avrebbero potuto notare che un tremendo rossore copriva il viso di Lena, non lasciandole altra opzione che corrispondere a quel sorriso con un gesto simile.

Rapidamente terminò il primo giro di vodka, e chiesero un' altra bottiglia, tutti, ad eccezione di Yulia ed Elena, bevevano velocemente. Yulia non beveva per principio, stava combattendo i suoi demoni del venerdì e Lena seguiva con lo stesso sorso da due ore e mezza, non gli piaceva bere. Il trascorrere della notte unito alla vodka fece che l'allegra compagnia del gruppo se ne andasse. Quello che si notava di più era Yagor, o meglio gli approcci che tentava con Yulia erano come sempre respinti da quest' ultima, e allora sotto gli effetti dall' alcool, l' affascinante ragazzo, si trasformava in un spiacevole essere che rimproverava a Yulia la sua mancanza di interesse.

Ya- "Volkova!" gridò Yagor trascinando già la voce per l'alcool "perché non bevi?!"

Y-"Questa notte no, Yagg, sto bene così"

Ya-"Cammina Volkchise, bevi con me, ti voglio bene, non mi lasciare bere da solo" diceva il giovane mentre tentava d' abbracciarla.

Y-"Non voglio Yagor, capisci?"

Ya-"Che cosa? Yulia Volkova non beve con la plebe, o magari non beve con gli uomini?"

Y-"Vai a quel paese Yagor" disse Yulia prima di alzarsi, l'odiava quando si metteva così, per quello che decise di fermarsi ad un lato del balcone, per non ascoltare le idiozie che Yagor diceva.

Lena osservava attenta la situazione, automaticamente la sua solidariètà era per la giovane, l'uomo non doveva parlarle così, se lei non voleva bere, perché obbligarla. Dal tavolo poteva guardare la minuta figura appoggiata al balcone del bar, non era contenta, il suo viso era serio, ed era piuttosto taciturna, era come un piccolo gattino in mezzo al traffico della strada. Vedendola così, non poteva far concordare l'immagine di Yulia che Alexia aveva stampato nella sua mente. Sentì compassione in quello momento, ma restò sorpresa, da Yulia, la stava guardando. Dal bar fece un gesto simpatico verso il tavolo, facendo che Lena sciogliesse una risata, Yulia imitava alla perfezione il viso di soffocato di Yagor, mentre faceva la pantomima dell'impiccato tirando fuori la lingua. Lena continuava ridendo della trovata, allora Yulia l'invito con un gesto ad unsi a lei al bar. La fulva accettò, e volle alzarsi, ma una mano la fermò per il polso, allora sentì era tirata verso il basso, da un ebbro Yagor che con alito alla vodka domandava balbuziente, mentre tentava goffamente di prenderla per la vita...

Ya-"... e tu bella rossa dove vai?"

E-"Ora vengo, vado un attimo da Yulia"

Ya-"No!, con quella no" esclamò aggressivo "rimani qui con me, Lena" aggiunse in tono dolciastro mentre stringeva con forza il polso della giovane

E-"Lasciami!" gemè Lena quando l' uomo fece un tentativo di baciarla.

Yulia osservava tutta la situazione dal suo posto al bar, ed immediatamente sentì che la rabbia traboccava e con passi lunghi si avvicinò fino al tavolo dove Lena cercava di svincolarsi da Yagor.

Y-"Lasciala!" grido forte, Lena la guardò sorpresa, ma l' uomo non la sciolse.

Ya-"A te che t' importa, lesbica?" rispose questo allentando la pressione sulla sua preda. Allora Yulia furiosa propinò un calcio alla sedia di Yagor, facendolo cadere all'indietro di spalle, gli altri che non avevano seguito la scena, si rovesciarono sorpresi vedendo l' uomo steso nel suolo mentre Yulia gli gridava

Y-"Non ti rispondo niente Yagor, tu non sei in te ora, e domani te ne pentirai."

Nel frattempo Lena rimaneva ferma dietro Yulia, non poteva credere che una giovane d' apparenza tanto debole potesse essere tanto forte.

Y-"Questi bene?" ascoltò quello che Yulia le diceva

E-"Sì, ma voglio andare via" Okay, se vuoi ti porto, anch' io me ne voglio andare da questo posto.

Capitolo 2 by VsyaMoaLubov

E- Grazie

A- "Lena, mi spiace moltissimo - disse sinceramente Alexia

E- "Non ti preoccupare Alex, ci vediamo dopo."

Fuori dal pub, l'aria fredda della notte le ricevè, dando loro un pò di fiato, liberandole da quella situazione tanto spiacevole.

Y- "Sul serio stai bene?"

E- "Se, grazie Yulia, non immaginavo che le cose si mettessero così"

Y- "Non ti preoccupare, Yagor è così, l'alcool lo trasforma" diceva Yulia mentre disattivava l'allarme della sua automobile.

Dentro il veicolo disse, mentre estendeva la sua mano a Legna.

Y-"Ora senza rumori, ne ubriachi, sono Yulia Volkova Olegnovna" e fece un sorriso incantatore, come ore prima, quando fu scoperta guardando Lena.

E-"Molto piacere Yulia Volkova, io sono Elena Katina Sergeevna" disse la fulva stringendo la mano stesa di fronte a lei. Entrambe risero per il dettaglio del secondo nome, mentre l'automobile si metteva in moto.

Per un momento si sentì un silenzio scomodo, la strada verso casa di Lena era lunga; due perfette sconosciute all'interno di un' auto, ma entrambe le curiose l'una dell'altra; allora simultaneamente entrambe chiesero qualcosa.

E-"Perdono, dicevi"

Y-"Scusa parla tu per prima"

Entrambe risero dissipando la tensione.

E-"Buono a cosa ti dedichi Yulia?"

Y-"Sono pianista, ma lavoro come docente nel Ministero di Musica e tu?"

E-"Psicoterapista"

Y-"Mmmm..."

E-"O pazza, come direbbe Alexia!" espresse la fulva con un sorriso spettacolare nel viso

Y-"Quella Alexia!" esclamò ridendo Yulia "allora sei psicologa?"

E-"Precisamente"

Y-"E com'è?

E-"Sai capisci molte cose, l'essere umano è una creatura molto complessa, tutti lo siamo. È per quel motivo che ci sono occasioni in cui sento che non servono a niente tutte le mie conoscenze, perché ogni caso è differente, cioè unico, ed ogni caso bisogna trattarlo in modo diverso."

Y-"Mmm... buono a sapersi, chissà forse qualche giorno ti consulto" disse Yulia strizzandole un occhio e concluse "è qui?."

E-"Se moltissime grazie"

Y-"Non c'è da ringraziare"

E-"Come no? Grazie per tutto, per portarmi a casa, e per aiutarmi questa notte"

Y-"Non ti preoccupare Elena, è stato un piacere conoscerti"

E-"Bene allora, buona notte ed arrivederci Yulia" disse Lena mentre stava uscendo dall'auto.

Y-"Ci vediamo, riposa bene, buona notte."

Lena rimase ferma nel marciapiede, osservando come Yulia metteva la marcia, allora inaspettatamente gli fece segni perché si trattenesse, avvicinandosi allo sportello del conducente prese dalla sua borsetta un biglietto.

E-"Ecco, in caso volessi venire ad una mia consultazione" disse offrendolo alla giovane che la guardava completamente estraniata.

Y-"Grazie, qualche giorno ti visiterò" disse Yulia sorridendo senza realmente sapere che dire "ma ora devo proprio andare."

E-"Mi spiace, non ti fermo più, guida con attenzione"

Y-"Grazie, ci vediamo."

E-"Addio." bisbigliò Lena vedendo allontanarsi l'automobile.

Mentre continuava a salire nell'ascensore verso il suo appartamento ricapitolava quello successo nella notte, fino all'addio di Yulia. Sentì un po' di vergogna per il suo impulso, avendola fermarta, Victor diceva sempre che per essere psicologa era molto impulsiva. Victor... ora il suo ricordo diventava una palla di neve che era disposta a sciogliere, perché contrariamente a quello che credette la fulva, pensare a lui non le fu tanto doloroso, si rese conto che quel sapore amaro che l'abbandono di Victor le produceva, andava pian piano dissolvendosi. Dopotutto Alexandra aveva ragione, fuori c'erano un'infinità di possibilità per ritornare a star bene.

La strada verso casa diventava eterna, Lena viveva nel lato opposto dall'ubicazione dell'appartamento di Yulia che guidava per le silenziose strade della Mosca notturna. Molte volte l'aveva fatto, condurre da sola, di sera tra i viali della città, ma questa notte in realtà era un piacere, perché non era ebbra, come tutte le volte che non poteva ricordare come era arrivato a casa; ora guidava senza fretta. Si sentiva sommamente soddisfatta, aveva vinto una piccola battaglia contro lei stessa, non lasciandosi trascinare dai suoi demoni della "notte" del venerdì.

Ricordò il litigio con Yagor, sentì un lieve bruciore; non la ferivano le parole dell'uomo, era piuttosto il suo atteggiamento camaleontico, sotto l'influenza etilica che Yulia sospettava fosse nascosto sotto la maschera di gentilezza di Yagor. Quell'era quello che lo disturbava realmente di lui, ed insultarla di quello modo di fronte a tutti, l'aveva resa furiosa, ma fu la sua impertinenza con Lena quello che fece uscire l'acqua dal vaso. Quella ragazza non avrebbe dovuto essere protagonista del spiacevole episodio, che in un certo senso la stessa Yulia aveva provocato. Si vedeva che la fulva era brava persona e sentì vergogna, quando Yagor fece il tentativo di baciarla. Se, quello era stato il motivo per difenderla, pensava a questo, quando senza accorgersi si trovava già stazionando la sua automobile nel parcheggio dell'edificio dove aveva il suo appartamento. Con la luce del corridoio d'entrata guardò il suo orologio, le tre meno dieci ed lei senza un pizzico di sonno, si era abituato a dormire molto poco.

Entrò al suo dipartimento con uno strano sentimento di felicità che si faceva spazio nel suo petto.

Un altro giorno

I giorni passavano senza fermarsi, quando una mattina aprendo gli occhi, Yulia si rese conto che era più sola che mai.

Questa presa di coscenza l'allarmò, perché erroneamente aveva confuso il cameratismo con l'amicizia, ora intuiva che quelli che considerava amici, erano solo compagni di giochi, che rimanevano distanti grazie alla sua decisione momentanea di allontanarsi per un po' dagli ambienti di festa. Allora l'incertezza attraversò la sua mente; lei era quella che forse aveva un problema, qualcosa che le rendeva impossibile legare con gli altri, che stava rinchiudendola in sé stessa. Qualcosa che stava diventando grande, lasciandola immobile davanti all'apatia radicata nel suo essere. La routine la stava ammazzando con un languido sopore che innarestabile avanzava sempre di più, fino a quasi lasciarla completamente ferita.

Così incominciava un altro giorno, svegliarsi, prepararsi ed uscire al lavoro, rimanere lì con la mente assente, ritornare nel pomeriggio a casa e finire il giorno guardando la televisione con la sensazione di essere finita.

Un altro giorno si avvicinava ed un inverno che le previsioni dicevano essere il più freddo degli ultimi 30 anni.

Prima di uscire dalla sua casa si mise una giacca, benché sapesse che farlo non le toglierebbe la sensazione gelata che sentiva nelle ossa, perché il freddo si era stabilito nel suo interno, mordendo affamato il suo debole coraggio. Ma ancora così lo fece e ripose le sue chiavi in una delle tasche della giacca nera di cuoio, chiuse la porta dietro sé per uscire in strada. Fuori i primi segni del nuovo inverno erano palesi, dunque, gli alberi rimanevano statici nella loro nudità ed un gelato vento percorreva le strade senza trattenersi, spettinando il suo capello.

Introdusse le mani nelle tasche del giubbone cercando qualcosa di caldo, allora sentì vicino alle sue chiavi un oggetto che per la sua forma le sembrava strano, lo prese per identificarlo. Un biglietto. "P.S. Elena Katina Sergeevna." Un segno di entusiasmo lucentezza nella sua mente, era il biglietto che Lena le aveva dato quella notte; Elena, la giovane incantatrice che aveva visto solo una volta, l'ultimo venerdì che uscì di sera, più di tre mesi fa. Per il momento ricordò che quello gli aveva detto che era psicoterapista, e pensò che magari lei potesse aiutarla, non con una terapia, bensì per il semplice fatto che qualcuno l'ascoltasse, doveva parlare disperatamente, ritornare sé stessa, interrompere il ciclo che viveva con qualcosa di nuovo. La chiamerò "questo pomeriggio..." pensò al momento in cui metteva in marcia la sua auto.

Capitolo 3 by VsyaMoaLubov

S-"Ambulatorio della Dottoressa Katina... un appuntamento? Mi permetta, ho libero oggi alle 7 p.m. il suo nome?..." disse la voce della sua interlocutrice nell'altro estremo della linea. Yulia appese l'auricolare, gli tremavano le gambe, cercare aiuto professionale era qualcosa che aveva dovuto fare da qualche tempo, ma solo ora che sentiva d'aver toccato il fondo, aveva il sufficiente valore per farlo. Inoltre sentiva fiducia visto che Lena era una donna, perché considerava che forse lei potesse capire cos'era quello che stava succedendole e potesse aiutarla.

L'ora fissata si avvicinava ed una sensazione inquietante l'avvolgeva, era molto nervosa; due volte stette sul punto di non presentarsi ed uscire fuggendo, ma si impegnò a restare.

Nell'ufficio la ricevè l'assistente della dottoressa.

S-"In un momento la serve" disse.

La giovane occupò un posto nella sala d'attesa, i soffici sedili del sofà l'abbracciarono, sulle pareti c'erano immagini di fotografi famosi, tutte in bianco e nero su un fondo marrone che faceva risaltare il soggetto in maniera straordinaria, nell'ambiente si sentivano melodie, di quelle che si ascoltano negli ascensori degli edifici e di uffici e sul pavimento si estendeva un grande tappeto che attenuava il suono provocato dall'andare e tornare dei passi della segretaria. Per un momento Yulia chiuse gli occhi e tentò di ricordare un ambiente simile a questo, nella sua memoria non potè trovare nessuna immagine che coincidesse col posto.

Allora ascoltò che la porta dello studio si apriva, ed appariva una persona che usciva salutando, mentre chiudeva la porta alle sue spalle. Il cuore accellerò nel suo petto, era il suo turno, perché era molto differente uscire a ballare che venire in vena di paziente con problemi emozionali. Il campanello del telefono le fece saltare.

S-"Signorina Volkova, può passare" ascoltò.

Tutti i muscoli del corpo si tesero e si rese conto che non stava respirando, allora inalò profondamente e si alzò dalla sedia con direzione dello studio. All'interno Lena l'aspettava dietro la scrivania.

E-"Yulia che sorpresa!" fu il ricevimento "la mia assistente mi disse che avevi preso un appuntamento, ma fino a che non vedo......, buono dimmi che posso fare per te"

Y-"Perché allora... dottoressa, io..."

E-"Scusa che se ti interrompo, ma preferisco che mi chiami Elena, o meglio Lena finché tu stia più comoda, prego siediti dove vuoi tu."

Il viso della giovane si accese di un soave rossore, obbedì alla terapista a sedendosi in una delle poltrone di fronte alla scrivania. Lena si sedette al suo fianco, sapeva che era importante infondere fiducia nei pazienti e stando dietro una scrivania non era la migliore forma di farlo. Yulia si inquietò con la sua presenza tanto vicina, "Lena" si vede spettacolare pensò in quel momento, allora cominciò a raccontare i motivi che l'avevano spinta a chiedere questo appuntamento, la sua necessità di parlare e la sensazione di stare perdendosi in un vuoto. Mentre parlava osservo che la fulva prendeva rapidi appunti in alcuni fogli di una cartelletta che sosteneva sul grembo, Yulia suppose che quell'era l'inizio della sua scheda clinica, allora si rese conto che con lo sguardo percorreva la figura della psicologa seduta al suo fianco.

Era molto bella, portava i capell raccolti in uno chignon che lasciava scappare alcuni riccioli biricchini che, civettuoli si posavano sulle sue spalle; vestiva una sobria ma elegante blusa bianca ed una gonna non molto corta, ma con un profondo spacco che lasciava vedere quella coscia bianchissima quando accavallava la gamba.

Nell'aria si percepiva un certo aroma di spezie, Yulia suppose che forse era il profumo che Legna usava, stranamente questo odore sovraccaricava i suoi sensi.

In quel momento incominciò a sperimentare un miscuglio di sensazioni opposte che vagavano tra la vergogna e l'eccitazione, le dava pena guardarla così, ma contemporaneamente godeva vederla di traverso. Un acceso rosso si posò sul suo viso quando si rese conto che Lena la guardava divertente nella sua cospicua osservazione; nuovamente era stato scoperta, ma in questa occasione lei non aveva il controllo della situazione, perché giocava in casa della fulva. Allora tentò di concentrarsi sul suo racconto e continuo parlando della sua situazione, fino a che il soave suono di un allarme la fermò.

Y-"Mi spiace, mi sono allungata troppo "

L-"Non ti preoccupare Yulia, quello è un bene, ma disgraziatamente ho un altro paziente. Voglio che tu venga di nuovo, così iniziamo alcune dinamiche, perché in questa prima sessione non ho avuto l'opportunità di comunicare con te, ma nella prossima lavoreremo assieme, ora passa dalla mia assistente e prendi un appuntamento per la prossima settimana" disse mentre l'accompagnava alla porta.

Y-"Sta bene. Molte grazie... è che in realtà non so che dire.."

L-"Grazie a te per venire e non devi dire nient'altro, ti capisco perfettamente" concluse Lena offrendo la sua mano in sincero addio "stammi bene, ci vediamo tra una settimana."

Y-"Altrettanto, grazie, e arrivederci"

Lena ritornò al suo studio, Saskia fece passare il seguente paziente mentre annotava Yulia nell'agenda degli appuntamenti quando il telefono incominciò a suonare.

S-"... se dottoressa" affermò, dopo appese l'auricolare e finì di annotare l'appuntamento.

Allora Yulia incominciò a cercare nella sua borsetta il portafoglio.

Y-"Quant'è?" domandò mentre estraeva alcune banconote.

S-"Niente signorina"

Y-"Ma come?" rispose molto sorpresa.

S-"Per quel motivo chiamò la dottoressa, mi ha lasciato l'incarico di dirle che l'aspetta la prossima settimana, e che non si preoccupi per gli onorari"

Yulia non sapeva come reagire, allora si sentì profondamente addolorata perché non gli aveva permesso di pagare?, una domanda che la perseguirebbe tutto il tempo.

Capitolo 4 by VsyaMoaLubov

Sessioni

L'inverno trascorreva lentamente e le visite all'ambulatorio continuavano con regolarità una volta alla settimana, creando un sottile legame in entrambe le ragazze, perché Yulia, come Alexandra aveva fatto, stava attraversando la linea paziente-terapista che Lena imponeva sempre a se stessa. A poco a poco in ogni sessione si conoscevano di più, perché c'erano occasioni in cui le carte si rovesciavano, e Lena riceveva una terapia, che Yulia le concedeva.

Dentro il suo quaderno Lena annotava i progressi che la sua paziente faceva, erano lenti ma ogni volta avanzavano un pò di più. Negli appunti descriveva l'apparente impossibilità di Yulia di stabilire una relazione duratura, perché secondo le parole di questa, i suoi amori non sorpassavano i sei mesi, un lasso di tempo sufficente a far ritornare le sue ormai conosciute sensazioni di vuoto. Lena supponeva che il motivo principale di questa situazione, era che la giovane sentiva paura di sé stessa, paura infondata, perché Lena era convinta che Yulia possedeva una personalità impressionate, ma che lei di sicuro ignorava. Ora il compito era, che Yulia si convincesse di quanto valeva, e lasciare da parte quella corazza che le serviva a proteggere i suoi sentimenti.

Un pomeriggio alla fine di una sessione Lena fece una piccola nota sulla scheda, "estremamente appassionata" scrisse, stavano parlando di un ex-compagno di Yulia. Lei commentò che quel ragazzo era delicato, quasi femminile e raccontò senza nessuna inibizione tutti i dettagli della sua relazione con lui.

Mentre Lena l'ascoltava, incominciò a percepire una sensazione calda che percorreva il suo corpo man mano che il racconto diventava più intenso, fino a quasi arrivare ad un punto che la sensazione diventava piacevolmente scomoda per la fulva. Yulia rimaneva incosciente dell'effetto che la sua storia produceva a Lena e continuava col suo racconto senza omettere nessun particolare, mentre la sua voce a momenti si sentiva più roca, diventando di una sensualità estrema, eccitando sempre di più l'animo della sua ascoltatrice. Quando Yulia finì di parlare trovò Lena in un atteggiamento molto strano, con la respirazione agitata e la voce interrotta; gli domandò che cosa gli succedeva, ma ricevè solo risposte evasive e con l'impressione che la sessione finisse una buona volta.

Lena non domandò più nulla.

L-"Bene... credo che per oggi è tutto" bisbigliò Lena, la giovane dagli occhi azzurri assentì con la testa guardandola ancora con dubbio, Lena era molto strana. Salutò ed uscì dall'ambulatorio, a sua volta con un anormale sentimento che l'invadeva.

Quando Yulia uscì salla studio, la fulva rapidamente entrò nel bagno, si guardò allo specchio, il suo viso era rosso; inumidì le mani per rinfrescare il collo; le parole della piccola ragazza l'avevano eccitata, tornò a guardare il suo riflesso, la sua immagine sorpresa gli diceva: "Che cosa passa?", allora sorridendo incominciò ad analizzarsi.

Lei era una creatura sensuale che stava passando un lungo periodo di astinenza, e naturalmente le chiacchierate di questo tipo sparavano a mille le sensazioni nella sua pelle, se era quello. Ma perché era stato precisamente la storia di Yulia quella che aveva provocato questo effetto? Era abituata ad ascoltare dai suoi pazienti cose simili, senza presentare nessuna reazione, allora pensò a Yulia e nei progressi del suo trattamento, immediatamente pensò che la sua reazione colpirebbe la fiducia che era riuscita a stabilire con lei.

"Domani mi scuserò" pensò mentre scriveva la nota nel quaderno degli appunti riposto nella cartelletta.

Guardando per la finestra si poteva vedere la lenta discesa dei fiocchi di neve, che uno ad uno andavano ad accumularsi in un bianco tappeto sulle strade.

Quello giorno era iniziato particolarmente freddo dunque la nevicata era iniziata all'alba e per mezzogiorno continuava ancora con la sua lenta caduta. Quando Yulia arrivò dal lavoro vide che l'accesso all'edificio degli appartamenti si trovava parzialmente bloccato per la neve, situazione normale alla fine di novembre a Mosca, in fondo alla via il suono di risate richiamò la sua attenzione, a circa duecento metri da dove si trovava, un gruppo di bambini godeva del primo giorno di ferie di inverno, erano coperti fino al naso da grandi cappotti. Faceva freddo ma l'energia dell'infanzia faceva permetteva loro di non sentirlo, l'unico segno che poteva segnalare la temperatura erano le rosse guance dei piccoli guerrieri arrossate per il freddo, soldati che lottavano in una battaglia bianca, tra grida e risate. La scena contagiò Yulia e un lieve sorriso si posò sulle sue labbra, mentre percorreva la strada con passi vaccillanti.

L'appartamento la ricevè con un'aria calda, si sentiva bene, perché ultimamente le cose erano migliorate in maniera notevole, pensò a Lena, grazie a lei si sentiva per la prima volta dopo molto tempo tranquilla, era come avere trovato qualcosa che sentiva d'aver perso, qualcosa che le era estremamente necessario, aveva ritrovato se stessa e Lena era stata il pezzo fondamentale in questo processo.

Ma qualcosa nella sessione del giorno anteriore l'aveva inquietata, l'atteggiamento della fulva non concordava col suo usuale modo di fare, fino a che in un determinato momento le sembrò tagliente; "chissà non avrei dovuto contarle quello" pensò.

Ma erano temi che avevano già toccato in precedenza senza nessun problema, ma ora sembrava che tali argomenti avessero scomodato la sua terapeuta.

Y- "Vedremo cosa passerà" disse all'aria mentre preparava una zuppa calda, per calmare la sua fame.

Sempre in questo periodo dell'anno si slegava dentro lei una fame vorace.

Si mise a tagliare alcune patate e le collocò in una pentola, dopo aver aggiunto un pò di brodo, aggiunse qualche pezzo di carne e condì con delle spezie. Qualche minuto dopo si liberavano aromatiche essenze che invadevano il posto, il profumo era delizioso; preparò del thè, dopo servì la zuppa in un piatto.

Y-"Come diceva mia nonna, non c'è niente come una buona zuppa per riscaldarsi!" disse e si sedette per consumare il suo pranzo.

Si sentì un po' sola, le sensazioni prodotte dal silenzio erano fattori che doveva superare, mentre mangiava il telefono incominciò a suonare, si sorprese, non aspettava nessuna chiamata, finì il boccone che aveva in bocca e si alzò per rispondere.

Y-"Pronto" ascoltò Lena dall'altro lato della linea.

L-"Yulia?"

Y-"Se, chi parla?"

L-"Ciao sono Lena, come stai?"

Y-"Bene grazie, sono sorpresa dalla tua chiamata, succede qualcosa?

L-"No niente, mi domandavo solo se hai qualcosa da fare questo pomeriggio"

Y-"Questo pomeriggio? Nulla, ma perché me lo chiedi?"

L-"Vorrei invitarti a prendere un caffè"

Y-"Un caffè? Con questo clima, è che... sta facendo moltissimo freddo e non vorrei uscire, ma ti propongo un'altra cosa, perché non vieni a prenderlo qui?"

L-"Ahi Yulia, non ti disturbo, non è che interrompo qualcosa? "

Y-"Non interrompi nulla ragazza, niente mi piacerebbe più di una tua visita"

L-"Bene allora ci vediamo lì, dammi solo un'ora più il tempo per arrivare"

Y-"Allora ti aspetto"

L-"In un'ora sarò da te, in realtà non ti disturbo?

Y-"No, non ti preoccupare. È... se ti muovi, puoi ancora accompagnarmi a mangiare"

L-"Sta bene, tra un momento sono lì"

Y-"Ci vediamo"

Capitolo 5 by VsyaMoaLubov

Poco dopo Lena arrivò all'appartamento, si sentiva nervosa perché era la prima volta che visitava la casa di Yulia, ora lei era quella che dubitava se stava bene vederla al di fuori dell'ambiente controllato del suo ambulatorio ed in un ambito più personale. I battiti del suo cuore assordavano i suoi uditi quando suonò il campanello dell'edificio.

Y-"Tra un momento arrivo" ascoltò per il citofono, il freddo faceva si che il meccanismo della porta di accesso si bloccasse, allora Yulia non aveva altro rimedio che scendere ed aprirle la porta. Quando arrivò notò che Lena era molto pallida, fuori aveva incominciato a nevicare di nuovo facendo che la temperatura esterna scendesse bruscamente in maniera immediata. Allora le baciò le guance e le trovò gelate.

Y-"Passa, passa che ti congeli!" disse con gran preoccupazione.

Una gradevole sensazione percorse il corpo della fulvo entrando nell'appartamento, perché il posto aveva una temperatura molto calda, allora si spogliò del pesante cappotto, dei guanti e del berretto che copriva la sua testa, lasciando che il rosso capello si liberasse dalla sua prigione. Yulia servì una tazza di thè, alla quale l'aggiunse un po' di liquore.

Y-"Così ti scaltdi prima" le disse porgendo la tazza, Lena incominciò a bere, in realtà le faceva molto bene quella bibita, ne aveva bisogno. Mentre beveva diede un rapido sguardo al luogo, le sembrò molto più interessante della prima impressione, ora l'appartamento le sembrava molto grande, arredato con un gusto squisito che gridava il nome di Yulia in ogni dettaglio.

Y-"Lascia che ti mostri la mia tana" espresse orgogliosa la proprietaria osservando la curiosa espressione nel viso dell'altra, allora prendendola della mano la condusse per l'appartamento, "... come vedrai il posto non è molto grande, ma è sufficiente per me, sala e sala da pranzo le conosci già, ora vieni, guarda ho due stanze ma una l'uso come studio, lì ho il mio piano ed una pila enorme di carte ed appunti dei miei alunni del Ministero, ora questa è la mia camera, è un pò più piccola dell'altra stanza, ma mi piace, ha una vista stupenda del parco, per quel motivo l'ho scelta, inoltre il bagno comunica con entrambe le stanze e non c'è necessità di fare il giro dal corridoio per entrarci. Ora ti mostrerò un territorio che non domino molto bene, perché ti renderai conto di ciò vedendolo, che è quasi inesplorato... La cucina, è che non l'utilizzo molto, ma non muoio di fame e l'acqua non mi si brucia. E qui donna, finisce il giro del mio palazzo"

L-"È affascinante la tua <tana>" espresse sinceramente Lena, "E... é da molto che vivi qui?"

Y-"Sì da quando vivo da sola che sarà circa quattro anni; ma passiamo alla sala per essere più comode"

Così fecero, Lena aveva portato con sé una bottiglia di un esotico liquore fabbricato con grani di caffè, deliziosa eredità di terre sud-americane, di selve, montagne e caldo. Yulia scherzò sull'origine della bibita e ringraziò per il presente mentre lo serviva in due piccoli bicchieri, dopo colloco un vassoio con biscotti al seme di papavero che stranamente che formava la combinazione ideale. Mentre bevevano, conversarono, ma terminato il primo bicchiere di liquore, si slegò un scomodo silenzio che nessuna delle due riusciva a sciogliere, fino a che, finalmente Lena, si decise a farlo.

L-"Yulia, ti domanderai perché sono venuta, considerato il mio atteggiamento durante la sessione di ieri. Dovevo darti una spiegazione..."

Y-"Non ti preoccupare" l'interruppe "io capisco, non hai niente da spiegare, inoltre è piacevole aver ricevuto una tua visita. Spero solo che questa non sia una <visita della mia psicologa>" rispose ridendo.

Legna si allarmava ogni volta che Yulia rideva, portava una risata pulita, sincera e contagiosa che disgraziatamente fuggiva delle sue labbra, ma quando lo faceva, il suono cantarino che si produceva invadeva completamente i sensi delle persone che l'ascoltavano, incitandoli a ridere con lei.

Così passarono un giorno stupendo perché ormai non esisteva più la barriera paziente-terapista, dove parlarono di tutto, da temi senza importanza, fino alle grandi dissertazioni del pensiero astratto. Fu una chiacchierata che poteva superare facilmente qualunque numero di ore in terapia in un ambulatorio, perché ora era la fiducia di un'amicizia totale era quella che parlava. Ma come in ogni cosa, arrivò il momento dell'addio, senza rendersene conto era già mezzanotte, il pomeriggio l'avevano passato eccellentemente.

 

Tormenta

Allora Lena salutò, Yulia l'accompagnò fuori; la nevicata si era trasformata in una tormenta che il vento lanciava in forti raffiche, una grande quantità di neve.

Y-"Non puoi andare via così" grido Yulia perché il vento soffocava la sua voce "rimani stanotte, è pericoloso che guidi con questo tempo." Lena accettò, la sua amica aveva ragione, non poteva condurre in una notte come questa, chissà forse in mattinata il temporale si sarebbe calmato, allora ritornarono al caldo dell'appartamento.

Tremavano di freddo, i pochi minuti che passarono fuori furono sufficienti affinché i loro corpi cercassero disperatamente un pò di caldo, in un tremore involontario. Entrarono e si servirono immediatamente il liquore al caffè per ritrovare l'energia persa.

Arrivò l'ora di dormire, Yulia prestò un pigiama molto largo a Lena e si vestì col suo, dopo ci fu la routine di tutti i giorni, giro a controllare le porte, chiudere il gas e lavarsi denti e viso. Faceva molto freddo malgrado il riscaldamento centrale stesse lavorando alla sua massima capacità, allora cercò in un armadio quella pelle d'orso, ricordo di un'epoca passata e lascito di sua nonna.

A Lena gli sembrò molto comica la scena, una minuta Yulia coperta da un'enorme pelle d'orso che ancora, nonostante fosse in piedi, strisciava per-terra.

Y-"Vedrai che delizia" disse la giovane collocando la pelle sul letto a mo' di coperta. La frase scosse Lena, sapeva che era imperativo dormire giunte per conservare il caldo, ma ancora così un lieve nervosismo si fece spazio attraverso la sua mente. Si misero nel letto, spensero le luci e per alcuni minuti continuarono le risate, provocate da qualche commento giocoso.

Capitolo 6 by VsyaMoaLubov

Finendo alla fine con un "buona notte riposa bene... anche tu, a domani."

La stanchezza di un giorno agitato li vinceva in un sonno tranquillo, mentre fuori il vento gelato fischiava per le strade.

Fu durante l'alba che Lena si svegliò allarmata, a causa di un sogno inquietante; piccole gocce di sudore si erano formate sulla sua fronte; al suo fianco giaceva addormentata Yulia, accoccolata vicino al suo corpo. Le coperte che la coprivano erano scivolate del letto. La giovane si alzò accomodare le coperte, coprendo la dormiente, che all'opinione del caldo, rilassò il suo corpo, allora Lena si assicuro che non ritornassero a scivolare.

Quando tornò a reclinarsi il suo cuore seguiva agitato per il sogno che l'aveva svegliata. Non era che fosse stato uno brutto o al contrario un incubo, bensì quello che l'aveva scossa era il fatto che era stato troppo reale ed estremamente piacevole.

Sognò che in una stanza in penombra, un scintillante sguardo di un azzurro intenso la osservava in ogni gesto, in quello momento non poteva identificare il padrone di quegli occhi che non perdevano un solo dettaglio della sua persona. Lei si sentiva completamente nuda e tentava disperatamente di coprirsi con le mani per il pudore, "perché ti copri se sei bella?", ascoltò nel suo sogno quella voce tanto familiare mentre la penombra andava dissolvendosi in una luce abbagliante. Quando i suoi occhi si adattarono, potè scoprire chi la guardava, era Yulia, che come lei si trovava nuda e si avvicinava, troppo, in silenzio con uno sguardo da seduttrice. Quando stette di fronte a lei, col dorso della mano incominciò ad accarezzarle il mento, il collo e le spalle, mentre la pelle di Lena nel suo sogno, si rizzava rispondendo a quel magnifico tocco. Yulia continuava con la sua discesa in caduta libera per il corpo della fulva che tentava di controllare inutilmente la respirazione perché tutto il suo corpo vibrava con ogni carezza.

Yulia pian piano, avvicinava il suo viso a quello di lei e con le labbra sfiorava appena le sue mentre univa sempre di più il suo corpo a quello di Lena, il sogno era tanto vivo che poteva percepire il tiepido caldo della pelle di Yulia fondersi con il suo ed una sensazione di caldo che si staccava dal suo cavallo, saliva dappertutto, sequestrando interamente tutti i suoi sensi. Allora nel sogno, Yulia la guardava fissamente agli occhi per dopo baciarla, in un bacio umido e profondo, di quelli in cui si arrende l'anima e si perde completamente la nozione di essere se stessi, perché in quel bacio non erano più due persone, ma una sola fusa. Poi con le sue mani, Yulia cercava nella sua pelle, accarezzava con le dita il rosso capello per poi, subito dopo tracciare tratti arabeschi sul corpo. Lena sentiva un tale piacere nel suo sogno che presto le note orgasmiche si stavano sentendo, fu in quel momento che si svegliò col corpo teso di desiderio e l'anima allarmata.

Yulia dormiva accoccolata al suo fianco con quell'indifesa apparenza e con un pò di freddo, in nessun modo somigliava alla Yulia del suo sogno, ma sapeva anche che questa immagine poteva essere ingannevole. Allora Elena sentì vergogna dei suoi istinti, prima di tutto Yulia era sua amica ed anche una sua paziente "è stato il vino", si giustificò per negare, che realmente si stavano facendo spazio in lei sentimenti fino allora sconosciuti. Mentre i battiti recuperavano lentamente il loro ritmo, Lena volle smettere di pensare lasciandosi portare nelle braccia di Morfeo aiutata dal suono di una soave musica prodotta dalla respirazione tranquilla della sua compagna di letto. Così dormì per il resto dell'alba, in assenza di sogni.

La mattina si svegliò, al suo fianco non si trovava ormai Yulia, ma l'aroma di caffè appena fatto usciva dalla cucina. Si sgranchì, nonostante tutto aveva dormito molto bene, allora si alzò per cambiarsi e mettersi i vestiti del giorno anteriore. Poi l'odore del caffè la guiderebbe fino alla cucina, dove Yulia preparava una semplice colazione: pane tostato con burro, fette di formaggio frutta secca e caffè.

Y-"Hey, buon giorno" salutò appena vide la fulva "come hai dormito?"

L-"Bene grazie" rispose deviando lo sguardo verso una finestra, non poteva guardarla negli occhi, non dopo quel sogno "ha smesso di nevicare?"

Y-"Se, credo che smise durante l'alba, perché lo spazzaneve lavora da un bel pò, e sono già riusciti a sgombrare la strada" informava Yulia mentre le serviva una tazza di caffè fumante.

L-"Grazie, ne avevo proprio bisogno!" esclamò Legna "e.. a te come va, cioè come dormisti?"

Y-"Come mai, donna!, ho dormito tutta la notte, era da molto tempo che non riuscivo a dormire così" espresse Yulia con un sorriso nel viso che fece arrossire Lena solo a guardarla, perché Yulia quella mattina era straordinariamente bella.

L-"Yulia... vorrei ringraziati per la tua ospitalità"

Y-"Di nulla, non potevo permettere che te ne andassi via ieri sera, era pericoloso e non mi avrei mai perdonato se ti fosse passato qualcosa solo per non averti fermarto"

L-"Bene, ma ad ogni modo molte grazie, poche persone avrebbero fatto questo"

Y-"Lo sai, per quel motivo siamo amiche" disse Yulia estendendo la sua mano verso la fulva che la prese e senza potersi reprimere diede un abbraccio alla minuta giovane in quel momento si sorprese davanti a tale gesto, non se l'aspettava, ma quasi immediatamente corrispose. L-"Molte grazie, mia cara amica" bisbigliò Legna all'udito di Yulia che sentiva uno scuotimento interno con quelle parole tanto vicine alla sua pelle e tanto cariche di sentimento. L'abbraccio duro pochi secondi ma entrambe sentirono che si era prolungato per un'eternità, inconsciamente nessuna delle due voleva separsi dalle braccia dell'altra, allora un falso pregiudizio fece si che si sciogliessero, le guance di entrambe traboccavano di un rosso acceso, e risatine nervose occuparono il posto del silenzio.

L-"Bene Yulia, credo che sia ora d'andare via" disse Lena quando le risate cessarono "altrimenti non lo farò mai"

Y-"Sta bene, ti accompagno alla tua macchina"

Giochi

Fuori lo splendore del sole sulla neve, concedeva una luce esagerata in strada, faceva freddo ma era sopportabile, niente comparato alla temperatura della notte anteriore, ora la via era calma e sui marciapiedi si accumulavano bianchi monticelli lasciati dallo spazzaneve al suo passaggio. Yulia accompagnò a Lena fino al suo veicolo, le due toglievano la cappa di neve si era formata sul cofano e sul parabrezza; mentre lo facevano Yulia formò con le sue mani una piccola palla e giocosamente la lanciò ai piedi della fulva che contracambiò, iniziò così tra loro una guerra di lanci falliti e false persecuzioni, erano due ragazzine che godevano dei piaceri invernali, una inseguiva e l'altra fuggiva, ogni tanto le carte si invertivano.

Quando fu il turno di Lena ad essere inseguita, fu raggiunta da Yulia che con l'enfasi della corsa, perse l'equilibrio molto vicino alla fulva. Entrambe caddero sulla neve e tra grida e risate incominciarono a lottare. A Lena sembrava incredibile che Yulia fosse tanto forte nonostante essere più piccola di lei; l'aveva imprigionata con le spalle contro il suolo, era montata a cavalcioni su di lei e la teneva fortemente con le mani, rendendo inutile qualunque tentativo di Lena per muoversi. Allora per un momento Yulia, potè osservarla. Il suo capello rosso contrastava in maniera impressionante col bianco del suolo, le guance erano colorate dallo sforzo, gli occhi si trovavano socchiusi con un'espressione divertente e le labbra rosse lasciavano vedere in un sorriso quei denti perfetti. In quell'istante un pensiero passò per la mente di Yulia, desiderava intesamente baciarla, non poteva trattenersi, solo quando stette a pochi centimetri dal suo viso si trattenne.

Lena era completamente sorpresa, perché essendo immobilizata da Yulia aveva potuto vedere come l'espressione nel viso della giovane si trasformava da uno infantile e giocherellone ad uno più serio e travolgente, simile a quello del suo sogno. Quando vide che questa avvicinava le sue labbra, desiderò intensamente baciarla, allora il suo cervello ordinava al suo corpo che lottasse per liberarsi, ma quest'ultimo si rifiutava di ubbidire, la sua pelle desiderava quello bacio che Yulia non osò dare. Entrambe rimasero in silenzio, guardandosi senza muoversi; predatore e preda catturate in un lasso di spazio-tempo sospeso.

Capitolo 7 by VsyaMoaLubov
Author's Notes:
Scusate se ho tardato un pò..

Si guardavano con gli occhi molto aperti, con sorpresa nei loro visi.

L-"Yulia... io... devo andare via" sussurrò Lena.

Immediatamente l'altra la sciolse per incorporarsi ed aiuto la fulva ad alzarsi.

Y-"Mi spiace" mormorò a bassa voce, si sentiva rossa in viso, il cuore le batteva furioso nel petto e dovette fare gran provvista di forza, perché le gambe le tremavano, era come se in un attimo fossero deventate di lana e non potessero sostenere il suo peso. In silenzio si diressero verso l'automobile.

L-"Ti vedrò in consultazione?" domandò la fulva

Y-"Ti chiamo io" rispose la giovane in completo stato di confusione. Elena baciò entrambe le guance in segno di addio, Yulia rimase immobile guardando come il veicolo si allontanava per la strada, nella sua mente c'erano una marea di sentimenti.

"Che cosa sta passando" pensava Lena mentre conduceva la sua automobile per l'innevata Mosca; un bel pò d'idee tormentavano la sua mente, era per caso vero che Yulia stava per baciarla? o era solo la sua immaginazione, dovuta al sogno fatto quella stessa notte, la cosa certa era che smetteva di pensare a lei e si scopriva a desiderare che arrivasse il giorno della sessione settimanale per vederla. Era una strana inquietudine quella che sperimentava, un miscuglio di emozioni contrarie che potevano portarla della risata al pianto in un batter d'ali, aveva paura di accettare quella parola che vagava nella sua mente, ed inconsciamente voleva ignorare, quella che poteva definire quello che stava sentendo. Non andava bene, o era quello che credeva, sentiva che era arrivata troppo lontano; sapeva che Yulia si fidava completamente di lei, ma come mai si stava generando questo miscuglio di sentimenti ed emozioni dentro lei, se era stata sempre sicura delle sue preferenze, perché sentiva che tutte le sue convinzioni in questo momento erano rivoluzionate completamente.

Improvvisamente azionò con forza i freni del suo veicolo; il quale vagò incontrollato per il viale, di fronte a lei si trovava un camion fermo, a non più di duecento metri, al quale si avvicinava pericolosamente. Senza pensarlo girò con tutte le sue forze il volante dell'auto, cambiando la direzione solo di qualche grado, sufficiente per schivare di alcuni metri il camion ed andare a finire contro una montagna di neve accumulata dall'altro lato della strada. Quando l'automobile si fermo, guardò spaventata il retrovisore, era livida, le sue mani rimanevano ancora afferrate fortemente al volante, immediatamente sentì una nausea terribile che l'obbligo ad uscire rapidamente dal veicolo. Poco mancò affinché vomitasse tutto il contenuto del suo stomaco, ma l'aria fredda le calmò l'impulso, allora pianse, ma non per lo spavento dell'incidente, bensì per la certezza di quello che aveva scoperto. Amava Yulia e non poteva più negarlo al suo cuore.

Dopo aver scaricato tutta la tensione col pianto, si sentì un po' più sollevata, ora doveva vedere se la sua automobile aveva qualche danno, si era rotto solo un fanale, non era niente, considerando quello appena successo, il veicolo avrebbe potuto disintegrarsi e lei morire all'interno. Quando rimise in moto le doleva moltissimo la spalla destra, lo sforzo fatto per controllare l'automobile era stato molto forte, era un vero tormento azionare la leva del cambio, e la strada per casa sembrava eterna. Arrivando chiamò la sua segretaria

L-"Saskia, ciao, cancella tutti gli appuntamenti di oggi, ho avuto un incidente... Sì, in sto andando all'ospedale per farmi visitare... no, sto bene, non è niente grave... ti chiamo domani, se grazie, ciao."

Il dolore era sempre più forte mentre andava al pronto soccorso, aveva il braccio completamente immobile; le chiesero di togliersi la maglia, allora potè vedere come la sua spalla era livida e deformata per la dislocazione delle ossa nell'articolazione. Non c'erano fratture ma la lesione era eccessivamente dolorosa, lo seppe quando i medici tornarono a collocare nel suo posto la sua spalla, facendo che gridasse con tutte le sue forze, perché in quell'istante preciso il dolore era stato più intenso, da quando aveva avuto l'incidente. Quasi immediatamente sentì un lieve sollievo, dopo la controllarono dalla testa ai piedi, a parte la spalla ed un ematoma nel viso, non presentava altre lesioni. Uscì dalla sala con una fasciatura sostenendo il suo braccio.

Apri gli occhi

Ritornando al suo appartamento Yulia cercò di dimenticare le immagini che giravano nella sua mente; compulsivamente lavo le cianfrusaglie, pulì e e ripulì il posto, infine si sedette di fronte al piano nello studio a rivedere una composizione che rimaneva incompiuta da molto tempo. Era inutile, Lena era presente nei suoi pensieri, non poteva smettere di vedere quegli occhi verdi che la guardavano con stupore, quelli che si socchiusero nel momento in cui l'andava a baciare; era quasi sicura che Lena voleva ricevere quel bacio, il cuore glielo diceva, e non poteva mentirle. Chissà forse si sbagliava quello che sentiva per la fulva, chissà era solo ammirazione o gratitudine, ma no, per la prima volta nella sua vita sapeva con certezza, non aveva dubbi, aveva aperto gli occhi, gli occhi della sua anima, era amore quello che sentiva. Mentre pensava, premeva alla rinfusa i tasti nel piano, quasi poteva ascoltare alla sua coscienza gridandole, ordinandole che chiamasse Lena che parlasse con lei che non perdesse l'opportunità, che non avesse paura.

Con decisione prese il telefono al suo fianco, segnò il numero che tante volte avevano composto, come i -tuu tuu- della chiamata si facevano sentire, il suo cuore si accellerava in vertiginosi battiti, non era ritornata indietro, era già ora.

S-"Ambulatorio della Dottoressa Katina" ascoltò la familiare voce di Saskia al telefono.

Y-"Ciao sono Yulia Volkova, potrei parlare con la dottoressa?"

S-"In questo momento non c'è, se vuole può lasciarle un messaggio"

Y-"Tarderà ad arrivare?" domandò ansiosa la giovane.

S-"Quello che passa è che un momento fa mi ha telefonato per avvisare che aveva avuto un incidente e che andava all'ospedale"

Y-"Incidente?! Quando, cos'è successo?" gridò Yulia "in che ospedale sta?"

S-"Non me lo ha detto, ma suppongo che sia la clinica Nieyev, è dove si reca sempre, ma disse che non..." non potè completare la frase perché Yulia aveva già tagliato la comunicazione ed usciva come un razzo dall'appartamento.

Quando arrivó alla clinica si diresse all'accettazione, effettivamente Lena si era racata lì, ma non le diedero maggiori informazioni, perché non si trattava di un parente. Furono inutili le sue suppliche, perché l'ospedale aveva l'obbligo della privacy, per proteggere i pazienti. Tutto era tanto assurdo, "proteggere" i pazienti, da che cosa, si domandava Yulia.

Tornò a richiamare Saskia per chiedere il numero personale di Lena, o il suo indirizzo; la risposta che ricevè fu simile a quella ottenuta all'ospedale non "sono autorizzata per darle quell'informazione", allora Yulia la supplicò facendo uso di qualunque risorsa che aveva. Saskia senza sapere che fare, si commosse per l'angoscia della giovane, allora decise di darle il numero, sapendo che con questa azione, poteva essere licenziata. Yulia la ringraziò, ma gli fece un'ultima richiesta, l'indirizzo esatto, aveva dimenticato come arrivare, era andata là solo una sola volta, quell'occasione quando conobbe Lena, ed allora non aveva prestato la sufficiente attenzione, per riconoscere la strada. Per il tono di voce col quale chiese quest'ultimo, a Saskia non rimase più rimedio che cedere e pregare perché la dottoressa non si arrabbiasse con lei.

Come un flash Yulia uscì dal posto, aveva quello che le serviva, partì con l'indirizzo verso l'appartamento di Lena; ora si sentiva più tranquilla, perché sapendo che si trovava già in casa, ma in ogni caso era preoccupata. Non poteva credere che questo fosse successo, chissà forse era sua la colpa dell'incidente, Lena sembrava scossa quando la salutò. Non voeva continuare a pensare quello, sapeva che in parte era certo. Così percorse la strada che incominciò ad essere familiare, tra un pò sarebbe giunta a destinazione.

Capitolo 8 by VsyaMoaLubov

Una sensazione la percorse, doveva vederla, assicurarsi che stava bene; quando arrivò, suonò il campanello, la porta si stava chiudendo lentamente mentre un inquilino stava per uscire dall'edificio, situazione che la mora non si lasciò scappare. Sapeva dove dirigersi, quarto piano, premè i pulsanti dell'ascensore con ansia, una luce illuminava in ordine crescente i numeri nella sbarra posizionata sulle porte di acciaio dell'elevatore che tardava eternità a salire, Yulia allora tornava a premere i pulsanti. Impaziente davanti alla lentezza optò per le scale, non poteva aspettare più; arrivando al quarto piano sentiva che i polmoni le scoppiavano, faceva fatica a respirare, dopo avere forzato il suo corpo di quella maniera. Nella sua mano stringeva fortemente la carta dove momenti prima, aveva scritto la direzione, "interno B" lesse nella nota inumidita dal sudore del suo palmo.

Bussò alla porta, aspettò qualche secondo ma erano ore per lei, tornò a bussare.

L-"Arrivo subito..." sentì Lena dall'interno "chi è?" chiese avvicinandosi.

Y-"Sono io, aprimi"

*Yulia* pensó mentre il suo cuore accellerava tutto d'un colpo. Sicuramente era venuta a sapere dell'incidente.

Y-"Stai bene?... Lena dobbiamo parlare, è importante" diceva la giovane dietro la porta. Quelle parole significavano solo che il tempo delle confessioni era arrivato "per favore Lena, lasciami entrare" ripetè Yulia, per alcuni momenti non ascoltò niente, ma dopo il suono della porta che si apriva le fece sentire un rovesciamento nel petto.

L-"Passa" bisbigliò la fulva.

Chiudendo la porta sentì come la piccola donna si abbracciava delicatamente al suo corpo, non voleva ferirla.

Y-"Avevo paura che ti fosse successo qualcosa di grave; ti ho cercato all'ospedale non mi hanno detto niente, dovevo venire, parlare con te di quello che accaduto questa mattina" disse mentre cullava il suo viso nel petto di Legna che rimaneva immobile davanti all'atteggiamento di Yulia.

L-"Sai Yulia... grazie per essere venuta, ma in questo momento mi fa molto male la spalla e vorrei dormire" disse mentre si separava dal delicato abbraccio.

La mora non riusciva ad assimilare quello che aveva ascoltato, né voleva credere nel freddo tono col quale era stata pronunciata questa frase, capì solo che stava chiedendole col suo atteggiamento che andasse via.

Y-"Sta bene ma voglio solo dirti qualcosa che magari mi farà male in futuro. Ti amo, ora lo so, o meglio, l'ho sempre saputo ma mi rifiutavo di crederlo; mi sei piaciuta da quella prima notte, quando ci siamo conusciute, quando mi hai scoperto mentre ti guardavo, e quando senza sapere perché, ti ho difeso da Yagor. Poi ho incominciato a cercarti, e ad innamorami e senza rendermene conto ti sei messa nella mia anima talmente tanto che non c'era il benchè minimo spazio vuoto, la mia necessità di te è cresciuta a tal punto che la relazione che avevamo per me non era più sufficente, ma l'ho occultata, non volevo perderti. So anche, che dicendoti questo è molto probile che tu non voglia più vedermi e non ti incolpo, ma dovevo farlo perché sentivo che il cuore mi esplodeva nel petto e l'unica spiegazione del perchè lo faccio ora, è che questa mattina ho visto nei tuoi occhi, la stessa cosa che vedo in me tutti i giorni. Ma... Se tu me lo chiedi, uscirò dalla tua vita e non tornerò a vederti, perché quello che meno voglio è alterarti"

Rimase in silenzio, aspettando la reazione di quei occhi verdi che vivevano inchiodati nella sua mente. Da questi iniziarono ad uscire lacrime, un scuotimento interno smosse Yulia, aveva provocato il pianto nella donna che amava.

Y-"Vado via Elena, non fu mio intenzione farti soffrire in questo modo. Addio" disse la giovane prima di baciare la guancia sulla quale una lacrima scendeva lentamente.

Lena rimase assorta osservando come la piccola figura si perdeva dietro la porta dell'ascensore; dentro lei, cresceva enorme la commozione prodotta da quella confessione. Stava male, come mai in vita sua, ma non le doleva il corpo bensì l'anima, per non avere avuto il coraggio di fermare Yulia, né il valore di esprimerle a sua volta i suoi sentimenti, che l'amava come non l'aveva mai sentito per nessuno. Era rimasta lì sola, ad un tratto nella sua mente, la coscienza le gridò *Apri gli occhi!! anche tu la ami, non lasciare che vada via* Che cosa fu quello che l'aveva fermata, paura?, cos'era quello che temeva, sapere che Yulia l'amava o paura di se stessa?

Non aveva ragione d'aver paura, ora sapeva che Yulia l'amava. Uscì correndo dell'appartamento, la fortuna stava dalla sua parte, l'ascensore aspettava con le porte aperte, era come se il destino l'aiutasse finché potesse raggiungere quell'anima abbattuta che se ne stava andando. Vide come la piccola figura coperta da un cappotto nero usciva dala porta di accesso. Corse deliberatamente sapendo che questo le provocherebbe un gran dolore.

L-"Yulia, Aspetta!!" gridò quasi senza alito, col viso decomposto per il dolore. La voce fermò improvvisamente la giovane che alzò lo sguardo dal suolo senza crederlo, lentamente girò su s stessa per rispondere alla chiamata; nel suo petto quella piccola scintilla di speranza che credeva per un momento estinta, si accese come una fiamma che bruciava tutto.

Quando era girata completamente, potè vedere che la fulva estendeva il suo braccio sano mentre lo supplicava non andare via.

L-"Per favore, non mi lasciare" con la voce quasi soffocata dall'emozione. Con passi titubanti Yulia avanzò fino a trattenersi quasi di fronte a lei, a non più di un metro del suo amore abbastanza che col solo estendere la sua mano, avrebbe potuto toccare quella che rimaneva tesa nell'aria aspettandola. Negli occhi azzurri si poteva vedere la sorpresa per l'azione presa da Lena, ma doveva sentire le parole, quella che le dicessero che non stava sognando che era vero che la fulva l'aveva fermata, come in quella prima volta.

L-"Mi spiace molto, sono una pagliaccia, non sapevo cosa dire e non ho scuse. Avevo paura di quello che sento, di quello che ho scoperto di me, di dirlo a voce alta, Yulia... Ti amo. Rimani, rimani nella mia vita, non mi abbandonare che senza di te non la mia vita non ha senso."

Il viso di Yulia passo da un tono ombroso ad uno completamente sereno, avanzò un passo ed intrecciò le dita con quelle che aspettavano. Attrasse Lena verso lei mentre la guardava fissamente agli occhi, allora curvò le sue labbra in un bel sorriso.

Y-"Lena... La mia Elena, ti amo" disse fondendo le sue labbra con quelle di lei. Fu un bacio che entrambe anelavano e che si era dissolto nella mattina per le loro mutue paure, ora questo rinasceva con una passione veemente, risultato di tutta la tensione vissuta quel giorno e in quelli anteriori.

L-"Andiamo" disse Lena guidando Yulia di ritorno all'appartamento, la strada fu piena di baci e carezze ansiose.

Arrivando al posto l'intensità delle carezze diventava maggiore, i vestiti disturbavano, il mondo disturbava, erano ora solo loro due manifestandosi amore nella forma più semplice ed in maniera gentile. Ora per la prima volta si conoscevano completamente, arrendendosi senza intoppi. Mentre Yulia baciava Lena, un fugace pensiero attraversò la sua mente, *l'amore è semplice, così deve essere, devi solo sentirlo, l'amore è Lena, la mia amata Elena* la fulva si lasciava accarezzare, come lo fa un'alga nella corrente, si lasciava portare e come nel suo sogno, godeva, ma ora era reale. Pensava come era possibile il sentire un piacere così, forse Yulia come donna conosceva il suo corpo e sapeva come premere i bottoni che accendevano la sua eccittazione. Ad ogni carezza sulla sua pelle, era come se migliaia di soldati passassero andando per le strade facendo rimbombare tutto, impedendo di sentire niente che non fosse la sua respirazione, la sua voce chiamandola, i suoi propri sospiri innondando la sua camera. Non poteva credere che qualche giorno avrebbe potuto arrivare a sperimentare tale piacere. Yulia era appassionato, lo sapeva, sapeva anche che la sua passione poteva essere sfumata di ansietà e tenerezza, si sentiva protetta, e come mai prima, realmente amata.

Da parte sua Yulia voleva manifestarlo col suo corpo tutto quello che non poteva dire con parole e che realmente non doveva pronunciare; farle l'amore, quello, poteva fare solo quello, abbandonarsi sé stessa per donarsi interamente a lei, perché Lena era la sua padrona e lei non esisteva più. Questa piena conoscenza del suo amore per lei cancellava tutta la sua anteriore esistenza, finalmente aveva trovato terreno fermo dove basare la sua vita. Con le sue mani percorreva la bianca pelle, mani di artista che tiravano fuori al piano le più sublimi melodie, da Lena, come se fosse un strumento e stesse interpretando una bellissima canzone, che si sentiva nell'aria con sfumature colorate di sospiri profondi, respirazioni interrotte e ti amo sinceri. Yulia si concentrava su darle piacere, questa volta lo farebbe in maniera soave per paura di ferirla, quando Lena sarebbe guarita, le insegnerebbe tutto quello che sapeva, ma ora non c'era motivo di correre, aspettava loro una vita davanti.

Quando il momento si avvicinava per la fulva, una scossa partì dentro di lei procurando, un'estasi che la lasciò senza fiato, nella sua vita non aveva mai sentito qualcosa di simile, in quell'istante Lena si rese conto che era stata incompleta fino in quel momento. Yulia era il pezzo mancante in questo puzzle che era la sua vita. Allora un gemito scappo delle sue labbra.

Il ritmo delle respirazioni lentamente tornò alla normalità per entrambe, fino a quasi essere un solo respiro tranquillo. I loro corpi rimasero uniti in un abbraccio che questa volta, non si scioglierebbe, si erano trasformate in una sola anima per amarsi fino dove porterebbe loro questa vita. Yulia e Lena, due esseri che avevano aperto gli occhi in questa vita, si erano guardate ed ora avevano la certezza che si appartenevano.

Ora sempre giunte.

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