Un bacio sotto il vischio by Giul

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Note della fiction:

Ragazzi e ragazze, questa Fan Fiction non è mia ma è stata scritta dal mio tesoro Volk85 che però ha chiesto a me di postarla! Quindi è lei l'autrice, io mi occupo solo di metterla su! ;)

Note per questo capitolo:

Allora ragazzi e ragazze, pronti a questo primo Capitolo? Fatemi sapere cosa ne pensate, il mio tesoro Volk85 che è l'autrice di questa Fiction è curiosa di leggere le vostre opinioni! :)

A: John Katina

Da: Yulia Volkova

Data : 19 Novembre

Oggetto: Quanto tempo!

Ciao, John. Ho inserito il tuo nome in Google e ho trovato la tua e-mail. Vedo che non vivi più a San Pietroburgo … Peccato. Sarò là a Dicembre per decidere se avviare uno stabilimento per la produzione di HC-3 e pensavo di farti visita. Ho molti bei ricordi dell’anno passato con la tua famiglia. Spero che tu stia bene.

Yulia

 

 

A: Yulia Volkova

Da: John Katina

Data: 20 Novembre

Oggetto: RE: Quanto tempo!

Yulia! Come te la passi? Santo cielo quanto tempo è passato! Otto anni? Ovviamente ho seguito la tua scalata alla vetta della Holocorp, quindi so più cose di te di quante tu ne sappia di me. Immagino che  tu sia stanca di sentirti paragonare a Bill Gates, ma d’altra parte… I miei complimenti, hai fatto un gran lavoro nell’alta tecnologia. Per i miei studenti i monitor olografici sono già la cosa più normale del mondo. Insegno alla Rollins di Jaroslavi. A San Pietroburgo è rimasta solo mia sorella: purtroppo i miei non ci sono più. Papà è mancato sei anni fa e la mamma due. Mettiti in contatto con Lena quando passi di lì. Ha iniziato un’attività di catering un anno fa e lavora sempre senza mai concedersi un attimo di tregua. Portala fuori e falla divertire un po’.  Sarai anche la ragazza di maggior successo di quest’ultimo secolo, ma non credo che tu abbia dimenticato come ci si diverte. Lena invece si. Sarai ancora nei paraggi per Natale o tornerai subito a Mosca? O magari andrai a far visita ai tuoi? Io non pensavo di tornare a casa.

 Ormai Lena non fa più nulla per Natale, ma se decidessi di restare, potrei raggiungervi, insieme a Masha e ai ragazzi. Ho un cugino che ha una casa sul lago e ci sarebbe spazio per tutti. Adesso ho lezione, ma mi raccomando, fatti sentire. I miei migliori auguri.

John

 

 

Lena svoltò nel vialetto di casa sua sulla 63® strada, premette il telecomando ed entrò nel garage a due posti. Era decisamente cotta. Aveva passato tutto il giorno a faticare per i Rozov , i clienti più pignoli della città, e senza nemmeno poter contare sull’aiuto di Vlad, lo studente che aveva assunto come aiuto e che si era preso una settimana per preparare i suoi  esami.

Era sempre così in quel periodo dell’anno: la gente sentiva il clima natalizio e aveva solo voglia di festeggiare anziché lavorare, e a lei toccava passare da ritmi di lavoro già pesanti a ritmi decisamente infernali. Inoltre, quest’anno Lena aveva deciso di affiancare una nuova proposta alla normale offerta del servizio di catering: la preparazione di una cena di lusso a casa del cliente accompagnata dai biglietti per un balletto o un concerto. Incluso nel pacchetto era previsto anche il trasporto in limousine con dessert post-spettacolo.

Brillante, se era lecito farsi i complimenti da sola, e lei aveva deciso che se li meritava, poco ma sicuro. Con un po’ di fortuna un giorno avrebbe avuto un ufficio vero e si sarebbe levata di dosso il marchio della ragazza tanto carina con un piccolo lavoretto in proprio, tanto carino anche quello, e una pacca condiscendente sulla schiena e un pizzicotto sulla guancia.

Chefs-Tonight sarebbe stato tutto fuorché carino. Chefs-Tonight  sarebbe diventato un impero! I suoi piatti sarebbero stati venduti in tutto il mondo e le sue ricette sarebbero state recensite dalle riviste più in vista del settore. Sarebbe diventata la versione femminile di Ivan Leonov, l’uomo che era riuscito a piazzare il suo cibo da gran gourmet in ogni supermercato del paese.

Lena scese dal camioncino e prese con se la cartelletta di cuoio, un regalo che si era fatta l’estate prima per festeggiare il decimo cliente.

Premette il tasto per abbassare la porta del garage; era una giornata non freddissima, considerato che era quasi inverno, sui 5-6 gradi e con una nebbia umida che impediva di vedere distintamente le case al di là della strada.

S’incamminò verso la porta, il rumore dei passi più forte del solito nell’aria spessa e immobile. Entrò in casa, si levò le scarpe e si trascinò nella stanza sul retro che la sua assistente usava come ufficio.

 

Lena: “Ciao Stefanie. Ci sono messaggi?” notò l’alberello di Natale in miniatura sulla scrivania dell’impiegata “ Carino”.

Stefanie: ”Com’è stato tornare in prima linea?” sorrise dietro l’ologramma sospeso sulla scrivania, da cui stava consultando le richieste dietetiche di una nuova cliente.

Lena:”Tremendo. Come tornare a scuola. Il padre è un tipo da carne e patate, la madre è una fanatica della dieta Atkins, il figlio non mangia verdure e la figlia non tocca nessun alimento di origine animale. Infatti hanno assunto noi.” Gli occhi verdi erano gonfi e arrossati, la pelle normalmente rosea era pallida, come se non avesse dormito da giorni e i lunghi capelli rossi raccolti in una semplice coda.

Stefanie: “Infatti” sbadigliò, prese quattro post-it rosa dalla scrivania e li porse a Lena.

Lena: “Qualche nuovo incarico?” sbuffò esasperata “Alexandra ha chiamato di nuovo?”

Stefanie: “Tre volte nell’ultima ora. Ovviamente la poveretta spera ancora che torniate insieme”

Lena: “ Be, bisogna concedergli che sa essere insistente. Che altro?”

Stefanie: “Quattro chiamate in risposta all’annuncio che abbiamo messo su Sentinel, cinque chiamate per l’offerta cena più spettacolo e tre e-mail”

Lena: “Niente attraverso il nostro sito web?”

Stefanie: “No”

Lena: “ Okay” diede un’occhiata agli altri messaggi, uno da parte di un’associazione che chiedeva una dimostrazione di cucina per bambini a rischio. Come se avesse tempo… “Tutto sommato, il bilancio è positivo. Dì di no all’associazione e manda loro 5.000 rubli”

Stefanie: “D’accordo” sbadigliò ancora, coprendosi colpevolmente la bocca. “Scusa, è questo tempo, alle quattro e mezza fa già buio e la nebbia serve solo a peggiorare le cose”

Lena: “Secondo me  è la tua stufa portatile, ha un effetto soporifero” sorrise

Stefanie: “Sarei un pezzo di ghiaccio senza” si sfregò le mani “Tu, invece, devi essere stata un’eschimese in un’altra vita”

Lena: “Il freddo fa bene”

Stefanie: “A proposito, ha chiamato anche una sconosciuta, ma non ha lasciato messaggi. Una voce pazzesca, profonda, praticamente da brivido. Ha detto che voleva farti una sorpresa”

Lena: “Ah” corrugò la fronte. E chi diavolo poteva essere? “Sicura che non fosse uno scherzo?”

Stefanie: “No, non sembrava”

Lena: “mmh, va bene probabilmente è un’altra poveretta che non capisce il significato delle parole E’ FINITA” scoppiarono in un fragorosa risata.

Lena andava in cerca di qualcuno che la soddisfasse sessualmente, che le tenesse compagnia per un po’, e che togliesse il disturbo al momento giusto, permettendole di tornare al suo amato lavoro. Entrò nel suo ufficio, con le pareti color crema e i mobili in acero, costosa concessione alle sue scelte economicamente  moderate.

Il telefono squillò e lena lasciò che fosse Stefanie a rispondere. Una sconosciuta dalla voce profonda… Marina aveva smesso di chiamarla da quando si era trasferita in un’altra città. Anja… forse ma si erano lasciate in termini amichevoli. Alessia idem.

 

Stefanie:  “Lena, è tua cugina Linda”disse passandole la chiamata

Lena: “Oh, no” prese il telefono controvoglia. O sua cugina aveva altre domande sulla cena del party aziendale di suo marito, che Chefs-Tonight avrebbe preparato, oppure, come ogni anno, stava per arrivare il fatidico invito: Vieni alla nostra festa di Natale?.

Il che era molto carino da parte sua, ma Natale era uno di quei rari giorni in cui Lena non voleva saperne né di feste né di elaborati manicaretti. La sua idea di Natale era restarsene a letto tutto il giorno, guardare film alla TV e mangiare porcherie.

Lena: <Ciao Linda>

Linda: <Lena! Come vanno gli affari?>

La voce di Linda trillava sempre pimpante come se stesse per scoppiare a ridere, o come se avesse appena finito di farlo, e Lena non riusciva proprio a capire come sua cugina riuscisse a trovare qualcosa di divertente in ogni secondo della giornata.

Lena:<Gli affari vanno a gonfie vele, grazie> tagliò corto sapendo che linda non era a caccia di dettagli <E come stanno Evan e i bambini?>

Dopo descrizioni particolareggiate di ogni figlio, inclusi attività, vestitini,aneddoti e parole appena imparate, Lena decise che non ne poteva più.

Linda: <… e Lawrence se ne stava lì seduto, tutto sporco di yogurt e …>

Lena:<Linda, mi spiace davvero interromperti, ma ho una chiamata sull’altra linea a cui devo assolutamente rispondere c’è qualcosa di particolare che volevi chiedermi a proposito della cena aziendale di Evan?>

Linda rise come se Lena fosse la persona più buffa che avesse conosciuto <oh, no. Volevo solo invitarti alla nostra festa di natale, il 25 alle 16.00. per quell’ora i bambini saranno…>

Lena: <Oh, Linda, mi spiace ma il 25 è proprio un giorno infernale per me>

Linda: <Ma è Natale! Non dovresti lavorare, dovresti passarlo circondata dalle persone che ami e che ti amano, come fanno tutti>

Lena: <Mi spiace moltissimo, ma proprio non posso>

Linda: <Lena, io mi preoccupo per te, sempre a pensare al lavoro. Noi siamo la tua famiglia, è con noi che dovresti stare>

Lena: <Non preoccuparti per me. Starò benissimo davvero>

Linda ridacchiò <Non c’è modo di convincerti? Detesto pensarti tutta sola in un giorno così pieno di gioia>

Lena: <Fidati starmene tutta sola è l’aspetto del Natale che preferisco>

Linda sospirò <E  va bene, ma se cambiassi idea sai dove trovarci. Tanti auguri di buone feste da parte di tutta la famiglia>

Lena: <Grazie. Ricambio di cuore> e riagganciò la cornetta.

 

Stefanie: ”Vado a casa” disse comparendo sulla porta del suo ufficio e lasciandosi andare a un ennesimo sbadiglio “ci vediamo domani. Mi raccomando, riposti, hai l’aria letteralmente esausta”

Lena: “Sono un po’ stanca, ma credo che sopravvivrò. Buona notte” la salutò, poi si mise comoda a leggere la rubrica economica del giornale finché non fu interrotta dallo squillo del telefono.

Sbuffando sollevò la cornetta.

Voce: <Ciao, sono Alexandra>

Lena: <Ciao, Alexandra>

Alexandra: <Ti ho chiamata in un momento poco felice?>

Lena: <Mi conosci, sono sempre impegnata>

Alexandra: <Già>

Lena: <Che c’è?> le chiese mantenendo un tono di voce distaccata

Alexandra: <Io… Come stai?>

Lena: <Vuoi qualcosa?>

Alexandra: <Mi chiedevo, magari se ti fa piacere, potrei…>

Lena: <Alexandra> appoggiò la testa alla mano

Alexandra: <Potremmo vederci per un caffè, tutto qui>

Lena: <No>

Alexandra: <Voglio solo>

Lena: <Ci siamo già passate. Ormai abbiamo raschiato il fondo del barile>

Alexandra: <non sto cercando di tornare con te. Ti chiamo da amica. Ho …>

Lena: <Spiacente> riagganciò la cornetta, vagamente nauseata dal proprio atteggiamento. Aveva provato a essere gentile. A questo punto le rimaneva solo la scortesia pura e semplice, o almeno così le sembrava.

Sfogliò di nuovo il giornale, ma senza trovare nulla di interessante. Lo piegò, lo infilò in una busta e si connesse a internet, in cerca di eventi locali a cui partecipare per ampliare la lista dei clienti della Chefs-Tonight. In quel momento qualcuno bussò alla porta. Infastidita si alzò e andò ad aprire.

Una donna sui 35 anni dal volto rotondo e gentile le sorrise in modo affabile.

Donna: ”Buonasera, lena”

Lena sbatté le palpebre “Buonasera”

Donna: “Sono Kathy, la tua vicina. Abito dall’altra parte della strada”

Lena: “Kathy, scusami. Ero soprappensiero e … stavo pensando al lavoro e avevo la testa…” fece un gesto sconsolato

Kathy: “Ti capisco. Sto facendo il giro del vicinato per raccogliere fondi da elargire alla ricerca sul cancro. Mi chiedevo se avessi un po’ di tempo…”

Lena la interruppe “Tutto tranne  il tempo, entra pure vado a prendere il libretto degli assegni”

Kathy: “Grazie. Pensi di venire al party della vigilia dell’isolato?” il sorriso le si spense quando vide l’espressione vuota di Lena “Abbiamo spedito gli inviti il mese scorso”

Lena: “oh… Mi dispiace, ma sono impegnata per quel giorno”

Kathy: “Peccato, è un modo molto carino di incontrare e conoscere i propri vicini”

Vero, se avesse voluto conoscere i propri vicini quello sarebbe stato un bel modo.

Lena: “Ne sono sicura”

Staccò l’assegno e lo porse a Kathy, tra i prolungati ringraziamenti di quest’ultima.

Tornata in ufficio. Lena prese i curriculum vitae inviati da alcuni studenti del college di San Pietroburgo. Se il programma cena più spettacolo decollava, avrebbe dovuto assumere altri aiutanti, il che le avrebbe permesso di passare più tempo a espandere il giro d’affari della Chefs-Tonight.

Il campanello suonò di nuovo. Lena andò ad aprire augurandosi che si trattasse solo di una lettera o di un pacco da ritirare senza dover interagire con qualcuno. Invece… niente pacco.

Un mucchio di bambini, probabilmente del vicinato, che stavano intonando, o meglio stonando una terribile versione di Frosty The Showman. La prima strofa si rivelò anche sopportabile, ma non appena attaccarono la seconda Lena li ringraziò e chiuse la porta.

A quanto pareva la privacy era una chimera quella sera. Tornò in ufficio per sbrigare della corrispondenza e rispondere ad alcune e-mail, poi cominciò a sentire un certo languore.

Un’ora e mezza più tardi, con i fogli sparsi davanti a sé sul tavolo della cucina, Lena aveva fatto fuori i resti di una zuppa e di un sandwich di pollo alla griglia avanzati dalla sera prima. Nel frattempo, aveva abbozzato un paio di idee su un menu per diabetici e alcune ricette a basso contenuto di carboidrati.

Sparecchiò, e stava già per rimettersi al computer quando ricordò di non aver ritirato la posta. Uscì dalla porta sul retro mise la spazzatura nel bidone e si incamminò per il vialetto che conduceva sul davanti, ritrovandosi avvolta in una nebbia così fitta che non si vedeva quasi nulla, eccetto la luce fioca dei lampioni.

Un silenzio quasi irreale era rotto solo dall’eco dei suoi passi, che risuonava in maniera esageratamente forte. A sentire le previsioni la temperatura doveva subire un brusco abbassamento nei prossimi giorni, ed era prevista anche qualche nevicata.

Improvvisamente si alzò una brezza gelida. Lena incrociò le braccia sul petto, sfregandosele per riscaldarsi. Si preparava una notte da brividi.

Si passò una mano tra i capelli e si chinò sulla cassetta delle lettere quando intravide un’ombra scura alle sue spalle riflettersi sul battente di ottone della porta.

Lena si voltò di scatto… Niente.

Tornò a concentrarsi sulla posta – depliant, un altro depliant, un altro ancora…- quando un fruscio la distrasse.

O se l’era immaginato? C’era qualcuno che la stava osservando? Aveva l’impressione distinta di avere un paio di occhi fissi su di sé.

Si voltò di nuovo e non vide nulla. Eppure…

 

 

Lena.

 

 

Si portò una mano la petto, il cuore che batteva all’impazzata. Per un istante le era persino sembrato di sentire mormorare il suo nome. Stava dando i numeri?  D’accordo, tutta quella nebbia metteva i brividi, ma arrivare a sentire le voci… E poi, chi diavolo poteva decidere di aggirarsi intorno a casa sua a mormorare il suo nome nell’oscurità? Un fantasma? Figurarsi. Con tutta probabilità si trattava di uno scoiattolo o del cagnolino di qualche vicino.

Si infilò la mazzetta dei depliant sottobraccio e proprio in quell’istante notò qualcosa di assai poco piacevole: la porta di casa era aperta. Solo di una fessura, ma pur sempre aperta. Il cuore cominciò a batterle più forte; deglutì a fatica.

Doveva esserci una spiegazione. Stefanie era stata particolarmente distratta nelle ultime settimane, magari aveva lasciato la porta aperta.

Entrò lentamente nell’ingresso e si guardò attorno con circospezione. Niente, nessun rumore. Controllò ogni stanza.

Ancora niente.

Okay, a questo punto non poteva che essere stata Stefanie. Quanto ai fruscii, la nebbia le aveva giocato qualche brutto scherzo, tutto qui.

Decise di accendere il bizzarro caminetto, eredità della precedente proprietaria della casa. A prima vista sembrava un normale camino, ma a uno sguardo ravvicinato le piastrelle ornamentali  rivelavano coppie intente… ad attività non proprio innocenti.

Per quanto stravaganti, Lena le adorava.

Accartocciò dei fogli di giornale, aggiunse della carbonella e un ciocco e abbassò il riscaldamento. Si mise in pigiama, si lavò i denti e prese con se due riviste di cucina da leggere davanti al camino.

Dopo sei articoli mediamente banali, la brezza gelida di poco prima si era trasformata in un vento vero e proprio che faceva scricchiolare le finestre e si insinuava nella fessura sotto la porta. Lena rabbrividì.

La forza di quel vento ululante e impetuoso le faceva solo desiderare di seppellirsi sotto una montagna di coperte e cuscini come quando era piccola. I temporali non le creavano il minimo problema, idem le grandinate.

Ma l’infuriare del vento la terrorizzava.

Non appena i fuoco del camino si spense. Lena si ritirò al piano di sopra. Ormai anche il vento si era acquietato un po’, e d’improvviso le parve di udire un rumore sinistro sotto la finestra. Rise nervosamente.

Adesso il suo fantasma aveva anche delle catena’

Il vento riprese a soffiare con forza, accompagnato questa volta da un ululato.

“oh, per tutti…” Lena si avvicinò alla finestra. Tutti quei rumori sembravano la colonna sonora perfetta di un film dell’orrore. Scostò la tenda, determinata a trovare una spiegazione razionale.

Ecco! L’ululato era di Elsa, il cane dei vicini. Quanto alle catene… guardò in strada.

Ehi aspetta un attimo! Lena strinse gli occhi a fessura e premette la fronte contro la finestra. Qualcuno stava cambiando la ruota della sua auto dall’altro lato della strada. Rimase a guardare per un po’. Portava un elegante cappotto scuro, quasi insolito per una zona dove tutti indossavano giacconi sportivi e abbigliamento casual.

I fari di un’auto gli illuminarono il viso per un istante e Lena mise a fuoco i lineamenti: era una ragazza, profilo minuto, capelli neri scompigliati dal vento.

Aveva un’aria vagamente familiare.

Rimase a guardare mentre l’auto proseguiva la sua corsa, quando la ragazza alzò la testa proprio nella sua direzione. Lena sussultò nascondendosi di lato. C’era decisamente qualcosa di familiare ma proprio non avrebbe saputo dire cosa. Magari l’aveva incontrata durante qualche cena… ubbidendo a un impulso, spense la luce nella stanza e abbassò le tapparelle abbastanza da tornare a guardare senza essere vista.

La ragazza mora non c’era più. Sparita. Dissolta.

Era meglio tornare a letto.

Stava per mettersi comoda quando sentì il campanello suonare, seguito dal rintocco del battente sulla porta.

Note di fine capitolo:

Grazie a tutti per aver letto il Capitolo 1, recensite in molti!!! :) Spero vi piaccia!!! :D :)



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